Antitrust (2021) SYNAPSE Pericolo in rete

E se facebook l’avesse inventato Bill Gates? Per fortuna i pessimi sceneggiatori l’hanno fermato.

Antitrust esce in patria praticamente all’inizio del nuovo millennio, il 12 gennaio 2001.
Riceve il visto italiano il 4 maggio successivo ma in realtà già il giorno prima lo si trova in cartellone in un cinema italiano, con il titolo S.Y.N.A.P.S.E. – Pericolo in rete.

Esce in DVD Medusa almeno dal 2002, ristampato nel 2013.

Scrittine informatiche a caso

Per parlare ai “giovani d’oggi” sarebbe servito un “giovane d’oggi”, ma non è così che ragionano le grandi major hollywoodiane: solo gli adulti stagionati possono parlare ai gggiovani.
Nel marzo del 2000 la MGM deposita il copyright della sceneggiatura di Antitrust firmata da Howard Franklin, un ex giovane che era apparso fra gli sceneggiatori di film famosi anni Ottanta, come Il nome della rosa (1986) e Chi protegge il testimone (1987). Il (non più) ragazzo è in gamba e adoro il suo L’uomo che sapeva troppo poco (1997), semi-inedito in Italia, ma finché si tratta di parodiare stili cinematografici di decenni passati va bene: scrivere qualcosa di stringente e bollente attualità è un altro paio di maniche.

«La più grande società produttrice di software del mondo è infatti accusata dall’Antitrust – e da venti Stati americani – di pratiche monopolistiche e di concorrenza sleale.

In un memoriale depositato nelle mani del giudice Thomas Penfield Jackson, gli avvocati sostengono che “in base alle conclusioni del tribunale, le parti civili potranno chiedere che vengano presi provvedimenti atti a ripristinare le regole di libera concorrenza e a impedire che Microsoft possa violare ancora le regole”.»

Queste parole, apparse sul sito la Repubblica.it l’8 ottobre 1998, ci ricordano che gli ultimi anni del XX secolo sono stati caratterizzati dalla demonizzazione di Bill Gates, l’asso-piglia-tutto che non faceva sopravvivere le piccole aziende, e contro il quale l’unica soluzione sembrava essere l’open source, cioè programmi liberi e gratuiti che Bill non potesse comprarsi.
Oggi sembra preistoria, ma all’epoca era roba che accendeva gli animi, e curiosamente nessun cospirazionista ha mai notato che queste polemiche hanno fatto esplodere il fenomeno di Linux: e se fosse stato tutto un gomblotto?

Scherzi a parte, il mio sospetto è che Howard Franklin sia rimasto colpito dalla guerra dell’Antitrust contro Bill Gates e abbia buttato giù una sceneggiatura sull’argomento, intuendo che fosse una roba di scottante attualità.
Franklin aveva ragione a metà: era sì un argomento caldo (un mese dopo l’uscita del film la Microsoft depone in tribunale sul caso dell’Antitrust)… ma in positivo, non in negativo.

Se i gran lunga migliori Truman Show (1998) e EDtv (1999) ci hanno insegnato qualcosa, è che denunciare un brutto andazzo serve a farlo piacere ancora di più dal pubblico: se fai notare che il re è nudo, la gente dice “Evviva il re nudo”.
Capisco che Franklin quando ha venduto il suo copione non poteva sapere che la lotta contro il Grande Fratello sarebbe finita con la gente che adora il Grande Fratello, quindi attaccare l’informatica invasiva sarebbe servito solo a far adorare l’informatica invasiva, ma non è di questo che incolpo l’autore: lo incolpo di una ingenuità disarmante.

È però anche possibile non sia ingenuità ma autentica vigliaccheria, che gioca sulle facili paure del pubblico generico per spacciare un film moralista da due soldi. Cioè la stessa identica operazione che fa James Ponsoldt quando ricopia questo film, identico, con il suo The Circle (2017), con Tom Hanks che fa il nuovo Bill Gates, cioè Steve Jobs. (I gggiovani ormai non ricordano più Gates, quindi tocca volta per volta aggiornare i falsi dèi.)
La trama è identica, ma quel che peggio la “morale” è identica, se però Antitrust aveva il vantaggio di essere troppo “avanti” per poter azzeccare la trama, il secondo è solo volgare qualunquismo da venditore porta a porta.

Il regista Peter Howitt dà indicazioni a casaccio, tanto qui è tutto vago

Milo Hoffman (il giovane Ryan Phillippe) è l’archetipico genietto del computer “da garage”: avete mai sentito qualcuno che abbia fatto qualcosa in ambito informatico al di fuori di un garage? Mai. Giusto per mettere subito in chiaro il totale asservimento ai luoghi comuni di questa vicenda.
Non ci viene spiegata la genialità che rende Milo irresistibile, anche perché dall’inizio alla fine del film Milo non farà una mazza di niente a livello informatico: si vede proprio che lo sceneggiatore è uno “che ne mastica” di computer.

Milo è un morto di fame, si capisce dal monitor modello “sarcofago”

Essendo Milo il più grande genio di non si sa cosa, finisce nel mirino del magnate Gary Winston, chiaramente la versione filmico-cattiva di Bill Gates. Data la particolare svogliatezza di Tim Robbins nel ricoprire questo ruolo macchiettistico, ipotizzo che l’attore – notoriamente appassionato di denuncia sociale e politica – abbia accettato solo per poter “graffiare” il gigante informatico che all’epoca si avvertiva particolarmente opprimente.
Questo Gates/Winston ripete per tutto il film che vuole la creatività dai suoi dipendenti, ma evidentemente non la richiede dal proprio sceneggiatore, visto che la banalità in serie è tutto ciò che esce dal suo personaggio.

Tim Robbins nella parodia cattiva di Bill Gates

Winston chiama Gates a lavorare per lui così lo solleva dalla sua dimensione di poveraccio, con il monitor a modello “sarcofago”, e lo porta in Google ante litteram, perché da sempre il luogo comune vuole i “creativi” lavorare in ambienti pittoreschi, con distrazioni ovunque: è noto che si lavora meglio quando si è distratti.

Qui lavoriamo tutti come ci pare: è il Lavoro delle Libertà

Assolutamente irresistibile sbirciare la scrivania super-tecnologica di Milo, e vedere come nel 2000 in cui è stato girato questo film la tecnologia da sogno del cinema non fosse così diversa da quella che avevamo in casa, anzi.

La fanta-scrivania di un’azienda miliardaria

Oggi quello scatolone dietro il monitor lo bollerei subito come “gruppo di continuità” (ne ho uno molto simile ma decisamente più piccolo) ma visto che siamo nel 2000 forse è il corpo del PC, non saprei. Quelle tastiere con “aggiunta multimediale” ricordo che le vidi anche nei negozi italiani ma non ho mai voluto provarle, visto che le reputo solo un complicarsi inutilmente la vita per avere zero migliorie.
Quella scatola violacea sulla sinistra l’avevo subito identificata con uno zip o jazz, quei lettori di cartucce a nastro capienti che gli uffici avevano nella metà degli anni Novanta, ma in effetti forse è troppo superata nel 2000, e in un’altra scena viene dimostrato essere un lettore CD.

Sarebbe questa la fanta-tecnologia del 2000?

Io, che non sono nessuno e non ho certo le disponibilità economiche di Bill Gates, già nel 1994 avevo il lettore CD integrato nel computer: perché qui, nel 2000, c’è bisogno di uno scomodo lettore esterno? Il mio sospetto è che sia un altro fenomeno come i futuri iPhone che leggono pen-drive: si rinuncia alla comodità perché non fa figo, poi si torna indietro a cose vecchie e comode spacciandola per scelta figa.
Ma torniamo a spulciare la scrivania di Milo.

Un tripudio di tecnologia futuristica…

È curioso come quel cellulare Nokia in alto a destra oggi ci sembri un residuato bellico mentre il palmare al suo fianco ai miei occhi sia ancora splendido: sarà che non ho mai avuto un palmare pur sognandolo tanto, quindi mi sembra sempre bello.
Sulla sinistra in alto c’è un immancabile floppy disk, il che è assurdo: nel 2000 con 1,4 mega di archivio ci facevi davvero poco – anche se io ancora nel 2004 giravo coi floppy in borsa, che non si sa mai – mentre vedo diversi porta-CD, sicuramente con molto più materiale.

Il mistero del libro in doppio formato

La parte ghiotta arriva quando scopriamo che Winston regala a tutti i dipendenti una copia della propria autobiografia – a quale lavoratore non farebbe piacere sapere tutto della vita privilegiata del proprio capo super-ricco? – ma non parliamo di un libro di volgare carta…
In basso nella foto vediamo l’audiolibro in cui Winston legge la propria autobiografia, in un gesto di sublime onanismo, e fin qui niente di nuovo: negli Stati Uniti gli audiolibri esistono da sempre, metterli su CD è solo la naturale evoluzione, ma il mistero arriva da quel contenitore nero indicato dalla mano dell’attore.

«La versione elettronica del libro di Gary con tanto di lettore in omaggio»
(electronic copy of Gary’s book with complementary player)

Dunque nel 2000 già c’erano gli eBook “ufficiali”? E come li si leggeva? In quell’astuccio c’è una sorta di eReader rudimentale? Un palmare dove leggere il testo digitale? Purtroppo quell’astuccio non viene aperto quindi rimarremo con il dubbio.
Peccato, perché era l’unica parte davvero interessante del film!

Il Bill Gates cattivo è pronto ad attaccare le vostre sinapsi

Winston è cattivissimo perché se da un lato fa tanta beneficenza e aiuta un sacco di gente nel mondo, dall’altra sta portando avanti il suo piano diabolico di conquista planetaria: vuole lanciare un software che unisca tutte le persone del mondo, permettendo loro di condividere testi, immagini e video… così da rubare loro tutte le informazioni!
Che paura, un software così spaventoso farebbe accapponare la pelle e il mondo dev’essere avvertito di questo pericolo: ora lo pubblico su facebook…

Lo sceneggiatore non poteva sapere che aveva inventato l’universo social con diversi anni di anticipo, e che invece di farci un filmetto inutile poteva investirci e tirar su miliardi, ma la curiosità è che considerava “debole” questa trovata: infatti la storia punta tutto sulla cattiveria del magnate, che ruba ai poveri informatici per dare al ricco se stesso.
Winston infatti spia tutti gli informatici – ma tutti chi? Tutti dove? Non si sa – poi appena scopre che questi hanno trovato un’idea gagliarda va lì e li mena, o li ammazza, e frega l’idea. Il che rende chiaro come lo sceneggiatore Franklin non abbia idea di cosa stia parlando e spari a cacchio. Ah, e perché a Milo lo assume, invece di limitarsi a fregargli le idee e poi menarlo?

La solita inutile informatica figa: ne esistono di altri tipi, al cinema?
Sbaglio o c’è Spawn che fa capolino, in basso a sinistra?

Antitrust è una moralità spicciola da bar, uno spauracchio da agitare davanti a chi non sa neanche cosa sia un computer e quindi sia spaventato dall’informatica, è il solito film che vorrebbe mettere in guardia il mondo ma in realtà gioca vigliaccamente sulle paure del pubblico generico a cui si rivolge, usando argomentazioni demenziali ma tanto non ha alcuna ambizione di veridicità.

La durata di 110 minuti è assurda, visto che dopo venti minuti l’intera storia viene presentata, il resto è tutto un “thriller mozzafiato”, un po’ spy un po’ action, tutto ridicolo, in cui il protagonista deve sventare i loschi piani del magnate diabolico in un rutilante susseguirsi di scene l’una più imbarazzante dell’altra. Sembra un film nato negli anni Sessanta, per qualità di trovate narrative, e in effetti a parte qualche supercazzola informatica niente fa supporre sia ambientato nel 2000.

Mettere in guardia dal Grande Fratello ha fatto amare il Grande Fratello, mettere in guardia dal fenomeno social ha avuto lo stesso effetto: due anni dopo questo film nasce MySpace, e il resto è storia.

L.

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21 risposte a Antitrust (2021) SYNAPSE Pericolo in rete

  1. Zio Portillo ha detto:

    Credo di averlo visto secoli fa e poi mai più. Ricordo qualcosa (Tim Robbins capo cattivo) ma ammetto che anche dopo il tuo post non mi si è rinfrescata la memoria più di tanto…

    Molti interessante invece la sceneggiatura che aveva per le mani, anticipando, il social network e la condivisione/unione di tutti, con tutti i vantaggi ma con pure tutti i rischi del caso. Come se lo sceneggiatore avesse per le mani il biglietto vincente del Superenalotto e lo regalasse per comprare un Gratta e Vinci. Perdente…

    Potrei farti mille esempi di “complottisti da bar” perché sono in una chat (Telegram, non Whatapp “perché ci spiano!”) che da un argomento in particolare (le allergie con consigli e rimedi su come prevenirle e curarle) man mano si è trasformata in un covo di complottisti da bar che postano 50 messaggi su 5G, vaccini e scie chimiche (ancora le scie chimiche! Non so se ti rendi conto?) e 1 su tema originale. Ovviamente tutto postato da smartphone con GPS integrato e condiviso su ogni social possibile. Una volta solo mi sono azzardato a far notare a un membro di quelli più vivaci e accesi il controsenso, mi sono beccato sfilze di insulti e “Se non sei con noi, se uno di loro!”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha occhio che ti prendono per un infiltrato 😀
      Il complotto è la forma più semplice di narrativa, perché raggiunge la quasi totalità del pubblico e funziona sempre, essendo basato su una regola geniale: se ne dubiti… “sei uno di loro” 😀
      Il problema è che da grandi case hollywoodiane ci si aspetterebbero sceneggiature uno zinzinino più complesse e argomentate di un complotto da bar, invece proprio nei momenti chiave, quando cioè c’è in ballo un cambiamento sociale epocale, il cinema dà il peggio di sé rincorrendo le pance del pubblico: avrebbe un senso se la cosa funzionasse, ma storicamente non ha mai funzionato, per il cinema, perché è chiaro a tutti che sta solo facendo dello sciacallaggio su fatti di cronaca.

      Il paradosso di Franklin è davvero sorprendente, è come se uno avesse l’idea per un motore ad acqua e invece di investirci su… ci scrivesse una storia!
      Mi immagino lo sceneggiatore quando è esploso il fenomeno social, che lui aveva descritto alla perfezione anni prima: per casa sua echeggiano ancora i tonfi delle capocciate che ha dato al muro 😀

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  2. @bluebabbler ha detto:

    La trama mi è passata dalla memoria, ma ricordo della roba terribile quando inquadravano spezzoni di codice sorgente, con Robbins che commentava “Mmm, geniale…” 😄

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  3. Kukuviza ha detto:

    Ma sai che quelo palmare ce lo avevo? Faceva anche foto abbastanza belle.
    Comunque in effetti sembra un film un po’ datato, ma poi è del 2001 ed è ambientato nello stesso periodo e ci sono i floppy? In effetti visto che in teoria erano nella culla della tecnologia, qualcosa di più advanced lo potevano mettere.
    Il codice html casuale all’inizio fa proprio male…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La sensazione è proprio quella, cioè di un gruppo di autori totalmente digiuni di tecnologia e informatica che vogliono creare un film che parli di un luogo di altissima tecnologia e finissima informatica: avrebbero potuto pagare un consulente per farsi dare qualche dritta, invece hanno buttato lì robe a caso, tanto lo spettatore generico non sa nulla. E’ da questi particolari che si distingue un buon film da una cialtronata 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    Hai beccato il motivo che attirò Tim Robbins, ora sembra un tema più preistorico della roba sulla scrivania del protagonista, però ai tempi era roba che scottava purtroppo gettata via, in compenso cambiando il titolo italiano hanno cercato di trasformarlo in un altro film, senza riuscirci perché piatto era e piatto rimane purtroppo. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi immagino la telefonata: “Tim, c’è da smerdare Bill Gates e la sua cricca”. “Arrivo!” 😀
      Se ci fosse stata una sceneggiatura meno infantile poteva essere un film che analizzava un momento di profondo cambiamento sociale, invece è solo aria fritta che cercava di strappare qualche biglietto ingannando gli spettatori.

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  5. Lorenzo ha detto:

    Eppure io mi ricordo che negli anni 2000 il disco di ripristino di Windows l’avevo ancora su floppy!

    Riguardo a The Circle, lessi il romanzo anni prima che uscisse il film, e il finale del libro è esattamente l’opposto del film – chissà come mai hanno voluto invertire totalmente il messaggio. Troppo pessimista? Eppure negli anni ’70 e ’80 non si facevano di questi problemi, anzi.

    Infine vogliamo citare il gadget che non manca MAI su nessuna scrivania di qualsiasi informatico di qualsiasi film? La tazza 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarà mai esistito un ufficio americano senza tazza? 😀
      Io ho usato tranquillamente i floppy fino almeno al 2004, se non oltre, anche perché se dovevi passare dei file a qualcuno o trasportare roba in ufficio non è che potevi buttar via un CD masterizzato!

      Non conosco il romanzo di The Circle ma il film sembra una fotocopia di questo SYNAPSE, evidentemente le grandi case vogliono che il “messaggio” (parolone) sia sempre così annacquato e ingenuo, così da non dar fastidio.

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      • Lorenzo ha detto:

        In breve il romanzo the Circle parla di una ragazza che va a lavorare da The Circle (cioè Google), e da idealista che era piano piano cambia e alla fine tradisce gli amici e la famiglia pur di far carriera.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh be’, troppo cinico, più accettabile un protagonista che magari ci pensa, a tradire i propri valori per i soldi, ma poi invece “fa la cosa giusta” 😛

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  6. Il+Moro ha detto:

    Molto più interessanti del film sono la “profezia” su Facebook e le scrivanie piene di archeologia informatica, quindi…
    Spawn è lui, ma ammetto di non avere idea di chi siano gli altri due!

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  7. Austin Dove ha detto:

    l’unica informatica che si possa rispettare è Penelope Garcia, le altre sono sono fake e inutili U.U

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    La scrivania di Milo meglio del film in sé!!!
    Detto ciò, avrei fatto, usando la tua azzeccata metafora, come l lemmings andando incontro al putrido destino se…non l’avessi visto, mi pare, ai tempi!
    Quindi, stavolta, a mettermi in guardia sono i residui e non entusiastici ricordi! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      oh, almeno un film questo mese sono riuscito ad evitartelo! 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Giusto uno, non ti abituare troppo bene! 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, l’hai evitato pure a me, molto probabilmente… dico “molto probabilmente” perché non posso escludere al 100% di averlo visto almeno una volta ma, siccome al momento non ne ho memoria e il tuo post delinea un prodotto tutt’altro che entusiasmante, in ogni caso mi sollevi dall’onere di recuperarlo (d’accordo che non ho iniziato poi così presto a maneggiare PC, software e periferiche varie, ma una storia del genere mi sarebbe sembrata sconclusionata pure all’epoca) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente gli autori del film puntavano sui digiuni di informatica, così che i loro chiacchiericci sembrassero chissà che geniale trovata tecnologica, ma temo che questi trucchetti non funzionino come vorrebbero ad Hollywood: non serve essere un esperto per capire che il film ci sta prendendo in giro 😀

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