Book of Boba Fett su “Empire” (2021)

A dieci giorni dall’uscita del primo episodio di “The Book of Boba Fett“, è il momento giusto per prepararsi all’evento sapendone di più, direttamente dalle parole dei suoi autori.

Traduco questa “intervista cumulativa” apparsa sull’ultimo numero della rivista di cinema “Empire” (uscito a inizio dicembre ma datato gennaio 2022) dove il giornalista è andato a parlare con tutti i padri della nuova serie: è stata un’esperienza utile, perché il mio entusiasmo (che altri chiamano hype) stava crescendo troppo per questo evento e aveva urgente bisogno di una doccia gelata…

Se “The Mandalorian” portava nella Galassia lontana lontana uno stile derivato fortemente dal western/chanbara (cioè i due nomi con cui americani e giapponesi chiamavano le stesse storie), per “The Book of Boba Fett” si cambia totalmente genere e si passa alle storie di mafia: questo “Gomorra Fett” scende così tanto nella scala del mio entusiasmo che posso finalmente riprendere fiato ed aspettarlo con giusto un po’ di curiosità.


Most Wanted

di Ben Travis

da “Empire”
n. 396 (gennaio 2022)

Le notizie sulla sua morte erano decisamente esagerate.
L’iconico cacciatore di taglie di Star Wars è vivo e vegeto,
e come dimostrerà “The Book of Boba Fett”
c’è un signore del crimine sotto l’armatura

Dave Filoni ricorda il momento in cui giocò per la prima volta con Boba Fett. Era il 1979, non molto tempo dopo che il personaggio aveva debuttato in forma animata nello “Star Wars Holiday Special”, e un anno prima che il cacciatore di taglie con armatura mandaloriana facesse il suo debutto dal vivo ne L’impero colpisce ancora. Con l’entusiasmo per il seguito che si stava già avvicinando alla velocità della luce, i giocattoli di George Lucas e Kenner lo stavano facendo impazzire, rilasciando il figurino di Boba Fett come omaggio “postale”: si doveva semplicemente inviare la prova d’acquisto di altri quattro figurini di Star Wars e, dopo un’attesa tormentosa, il nuovo giocattolo più bello della Galassia lontana lontana sarebbe stato tuo. Alla fine è arrivata la taglia del piccolo Filoni di cinque anni. «Eravamo tornati da un viaggio di famiglia nella Pennsylvania centro-settentrionale e questa piccola scatola bianca era lì, nella posta», ricorda. «Mentre mi chiedevo cosa fosse, lo aprii ed era Boba Fett».

Per alcuni fan il giocattolo è stato una delusione: i problemi di sicurezza dell’ultimo minuto riguardo ai bambini che mettevano a rischio i propri occhi significò che il figurino con il lanciava-razzi non poteva più lanciare nulla, ma al piccolo Filoni non importava. «Probabilmente era meglio che non lo facesse, ma mi è stato permesso di tenerlo, all’epoca, ed è stato semplicemente fantastico». Dal momento che nessuno sapeva cosa avrebbe fatto Boba Fett nel film di imminente uscita, l’immaginazione del ragazzo che sarebbe cresciuto fino a diventare il Padawan di George Lucas, e alla fine a controllare il proprio angolo dell’universo di Star Wars, ha cominciato a galoppare. «Non sapevi molto su di lui», dice Filoni, che ha diretto le serie animate “The Clone Wars” e “Rebels” prima di passare alle serie dal vivo. «A parte Vader, la linea di giocattoli aveva stormtrooper e i bizzarri alieni della cantina, ma non c’era davvero un altro cattivo degno di nota, quindi Boba Fett era la chiave di volta».

Nel frattempo, altrove negli Stati Uniti, anche i giovani Jon Favreau e Robert Rodriguez stavano aspettando con impazienza il debutto sul grande schermo del più eccitante nuovo arrivato di Star Wars. Rodriguez ha regolarmente messo in scena battaglie epiche con i suoi giocattoli e ha nascosto Boba nel suo banco di scuola, mentre Favreau ricorda ancora il crescente clamore. «Ero andato fuori di testa per la corsa all’accumulo, per l’eccitazione e la curiosità», dice.

L’eccitazione, purtroppo, non poteva durare. Nel 1983 arriva Il ritorno dello Jedi e la figura una volta considerata come il (secondo) personaggio più tosto della Galassia – la cui notorietà di cacciatore di taglie era ampia, la cui armatura sembrava inarrestabile e che non si era tirato indietro davanti a Vader – è uscito di scena come un idiota. Solo 34 minuti dopo l’inizio, un’accidentale sollecitazione del jetpack da parte di Han Solo ha mandato Fett a dimenarsi nelle fauci spalancate del Sarlacc con un urlo comico, per essere lentamente digerito per i successivi mille anni. O no. Perché, come ha chiarito la seconda stagione di “The Mandalorian”, un misto di Favreau e Filoni, il cacciatore di taglie non è più morto.

Il capitolo 14, The Tragedy, diretto da Robert Rodriguez, ha riportato Boba in vita, sfregiato dalla battaglia e assetato di sangue – e ora si lancia nella sua serie in streaming su Disney+, “The Book Of Boba Fett”, ambientata nello squallido ventre di Tatooine. Insieme, il trio di autori sta riportando Boba fuori dagli schemi, supervisionando la tanto attesa rinascita della figura d’azione. E questa volta, è di dimensioni reali.

Sebbene Boba Fett sia stato per più di quarant’anni un giocattolo di alto livello – un fantastico oggetto da collezione, con un’armatura impressionante – non è mai stato molto di più. Ma c’era sempre la sensazione che potesse esserlo. Nei romanzi e nei fumetti “Legends”, non più canonici, è sopravvissuto al Sarlacc. [Veramente era sopravvissuto già nei fumetti canonici approvati da Lucas! Vedere qui. Nota etrusca] George Lucas lo voleva nella serie “Star Wars: Underworld”, annunciata nel 2005 ma poi soppressa. Il videogioco “Star Wars 1313”, annunciato nel 2012 e poi cancellato, avrebbe avuto un giovane Boba Fett che combatteva feccia e malvagità nel sottosuolo di Coruscant. E dopo che la Disney acquistò la Lucasfilm quello stesso anno, abbondarono le voci su un film di Boba Fett, prima con la regia di Josh Trank (che se ne andò a causa di divergenze creative), e poi di James Mangold. «Non c’era praticamente alcun progetto in corso», afferma il presidente della Lucasfilm Kathleen Kennedy. «Non siamo mai andati molto lontano con Josh, francamente, perché non abbiamo mai sviluppato nulla di specifico con lui. E Jim Mangold non ha mai lavorato a una storia di Boba Fett», chiarisce lei dalla Sicilia, sul luogo delle riprese dell’Indiana Jones 5 di Mangold.

Ma mentre quelle conversazioni non si sono mai tradotte in qualcosa di concreto, il potenziale era innegabile. «Ho parlato con George abbastanza spesso riguardo la popolarità di Boba Fett», dice Kennedy. «Tutti nella comunità dei fan hanno sempre avuto un grande amore per questo personaggio. E quando Jon Favreau è arrivato e ha iniziato a lavorare con Dave in “The Mandalorian”, il personaggio di Boba Fett è stato qualcosa di cui abbiamo iniziato a parlare fin dall’inizio».

In particolare, la prima anticipazione del glorioso ritorno di Boba Fett è arrivata alla fine del quinto capitolo di “The Mandalorian”, The Gunslinger, scritto e diretto da Dave Filoni – un’aggiunta fortuita all’episodio, non presente nella sceneggiatura originale. I suoi ultimi secondi hanno visto la mercenaria ferita Fennec Shand (Ming-Na Wen) condannata a morte lenta su Tatooine. Invece, una figura misteriosa con familiari passi squillanti le offriva la salvezza. «Fennec doveva morire in quell’episodio», conferma Favreau. Ma durante le riprese, hanno visto più potenziale nel suo personaggio. «Ci siamo detti: “Oh, potrebbe essere salvata. Ma nel caso, da chi?”». Dato che quell’episodio ha riportato gli spettatori a Tatooine – casa del temuto Sarlacc – cinque anni dopo le vicende del Ritorno dello Jedi, i due di autori si sono imbattuti velocemente nella risposta. Scatta l’aggiunta di una scena extra. «Le uniche persone che lo sapevano erano i fan più attenti, perché abbiamo inserito così poche informazioni», afferma Favreau.

Era abbastanza. I maestri Jedi sapevano esattamente cosa significasse e, come avevano previsto, Boba Fett si è effettivamente presentato nella seconda stagione. Ciò che nessuno ha capito, tuttavia, è stato che la stagione si sarebbe conclusa con un’anticipazione per la serie spin-off super-segreta “The Book of Boba Fett” – una scena dopo i titoli di coda in cui Fett e Fennec entrano nel palazzo di Jabba del Ritorno dello Jedi, ora gestito da un letargico Bib Fortuna. «Sembrava qualcuno che fosse diventato un po’ troppo bramoso del potere che stava costruendo, quasi “jabbesco”», spiega Filoni di Fortuna. Prima che il pubblico potesse riavvicinarsi, Fett ha spodestato il signore del crimine Twi’lek e ha preso il trono per se stesso. Un colpo potente per la tanto attesa storia solista di Fett. «L’ho scritto, quindi immagino che mi sia uscito dalla testa», dice Favreau. «Ma sono davvero io a portare un’idea al [regista del finale della seconda stagione] Peyton Reed, e Dave, Robert e Bryce [Dallas Howard]. L’ho inventato io, ma tutti dicevano: “Ok, potrei farlo, potrei farlo”. Peyton avrebbe ampliato l’idea e avremmo pensato a chi sarebbe stato al Palazzo».

Il prologo era fissato. Ora inizia finalmente la storia di Boba Fett.

Per quanto “Empire” possa ricordare, non era esattamente evidente che Boba Fett volesse essere un gangster. Infatti, quando un giovane Boba è apparso nel 2002 in Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni («Prendilo, papà!»), e ha rivelato di essere il figlio clone del suo padre cacciatore di taglie Jango Fett (oltre che base genetica per l’intero esercito di cloni della Repubblica), era più preoccupato che la testa di suo padre venisse tagliata via da Mace Windu che denotare aspirazioni criminali. Ma non è mai troppo tardi per un cambiamento di carriera negli anni del crepuscolo, e dopo decenni di caccia alle taglie e alcuni anni di deserto post-Sarlacc (nessuno sa come la serie racconterà la sua fuga – «Non posso dire niente», ride Kennedy, «Jon mi ucciderebbe!»), Boba Fett è pronto per iniziare a fare offerte che non possono essere rifiutate. Perché, mentre “The Mandalorian” attingeva alle storie di samurai che originariamente hanno ispirato Lucas, “The Book of Boba Fett” si rifà ad un altro genere hollywoodiano secolare: le storie di mafia.

Boba e Fennec che si impossessavano del palazzo di Jabba non era solo una questione “logistica”, un esproprio immobiliare nel quartiere emergente di Dune Sea di Tatooine: era una dichiarazione di intenti. «C’è un vuoto di potere», spiega Favreau, «perché Jabba non c’è più. Jabba era chiaramente un leader molto forte, di cui la gente aveva paura e che sembrava governare con il pugno di ferro. Elimini un personaggio del genere dall’ecosistema di Tatooine e puoi raccontare una storia di gangster».

Farsi accettare come sostituto di Jabba non sarà facile, e con Bib Fortuna privo delle qualità di comando necessarie, Boba non erediterà altro che problemi. «Con chi [Bib] sarebbe stato in affari?» si interroga Favreau, anticipando che rivisiteremo l’insediamento di Mos Espa visto l’ultima volta nella trilogia-prequel. «Come in ogni grande città, ci sono quartieri diversi e dovrà cercare di capire chi ci vive e quale sia la struttura del potere tra le diverse fazioni».

Nel trailer di “Book of Boba Fett”, il cacciatore di taglie dice che intende «governare con rispetto». Dato che pochi secondi dopo ha dovuto spaccare teste, potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi. «Sebbene Boba Fett sia un cacciatore di taglie molto esperto, è nuovo nel gestire un’organizzazione criminale», afferma Favreau, promettendo un personaggio fuori dal suo elemento. «Normalmente non è una matricola, anzi è esperto nella maggior parte dei campi, ma in questo caso sta cercando di salire di livello».

Una figura tranquilla che entra nel mondo criminale con buone intenzioni, solo per scadere nella violenza? Boba Fett potrebbe trovarsi di fronte a una caduta in stile alla Michael Corleone, ma piuttosto che limitarsi a diventare un “The Cloned-father” (o “Good-Fett-as”), Favreau è andato più in profondità con i suoi rimandi. Dal momento che Lucas è stato ispirato da Akira Kurosawa e Clint Eastwood – e dal momento che Francis Ford Coppola e Martin Scorsese erano i suoi colleghi contemporanei – “The Book of Boba Fett” si rifà anche alle storie poliziesche dell’èra del proibizionismo, quelle con protagonisti James Cagney e Humphrey Bogart.

«Questo è uno sfondo mitico e condiviso quanto il Vecchio West o il Giappone medievale», afferma Favreau. «Quindi stiamo entrando in quel tipo di storie in cui puoi affrontare temi universali sullo sfondo di queste ambientazioni consacrate dal tempo. Ci sono regole e personaggi diversi, ma alla fine stai reinterpretando miti e storie che vanno oltre il genere».

Questa frase, però, non è mai stata applicata a Boba Fett: «temi universali». Perché oltre al giovane Boba che ha perso suo padre ne L’attacco dei cloni, non è mai stato raccontato molto del personaggio umano sotto quell’armatura. Il suo stoicismo, la sua mistica, è sempre stata la sua più grande risorsa, la cosa che ha acceso l’immaginazione dei fan. Anche in “The Mandalorian” l’uomo è rimasto un mistero. Ma se lo stesso Boba rimane uno sconosciuto, il volto dietro quella maschera potrebbe essere il più visto nella galassia.

Quando ha firmato per interpretare Jango Fett ne L’attacco dei cloni, più di due decenni fa, Temuera Morrison non aveva idea di cosa avesse ereditato. Non si rendeva conto che assumere il ruolo significava che ogni stormtrooper nel più ampio universo di Star Wars aveva ora la sua faccia. Non sapeva che i fan ora lo avrebbero immaginato come Boba Fett. E non gli era passato per la mente che avrebbe potuto finire per interpretare il suo figlio clone di lì a qualche anno. «Non sapevo niente di tutto questo, ma mi sono divertito moltissimo», dice, indossando ancora la felpa con cappuccio “Book of Boba Fett”. «Penso di essermi divertito troppo, non stavo prestando attenzione. Ero impegnato a cantare sotto la pioggia con tutte le mie sequenze al bagnato ne L’attacco dei cloni».

Negli anni successivi, è rimasto nell’orbita di Star Wars doppiando le battute di Boba nelle versioni DVD del 2004 della trilogia originale e prestando la sua voce ad alcuni videogiochi, ma non è mai tornato alla nave madre. E poi Jon Favreau ha chiamato. «Ho dovuto contenere la mia eccitazione», ricorda del loro incontro, per il quale si è presentato un’ora in anticipo. «Ero solamente il più fantastico cacciatore di taglie della galassia».

Prima è arrivata la seconda stagione di “The Mandalorian”: se nel precedente film Morrison si è divertito, qui ha dato il massimo. «È stata una meravigliosa opportunità che Jon e Dave hanno messo nelle mie mani», dice. «Quindi volevo sfruttarla al meglio, dandole un po’ di quello che nella nostra cultura chiamiamo ihi». Cosa significa?, chiede “Empire”. «Non ha significato, ma hai presente quando ti si rizzano i peli sulla nuca? Quello è ciò che significa».

Con Morrison che ne porta il peso fisico, spettava a Filoni, Favreau e Rodriguez – quest’ultimo si è unito al duo di “The Mandalorian” come produttore esecutivo, oltre a dirigere più episodi (altri registi di Boba Fett includono Filoni, Bryce Dallas Howard, e nuovi arrivati come Kevin Tancharoen e Steph Green) – per capire chi sia effettivamente Boba Fett, oltre ad essere una statuetta indispensabile.

Nella mente di Favreau, è un personaggio che «ha vissuto una vita molto impegnativa e traumatica», inclusa la perdita di suo padre, un’immagine speculare di se stesso. «Ogni eroe sente la pressione di essere figlio della generazione dei propri genitori», dice. «Quando sei un clone, deve essere esponenzialmente più difficile da affrontare». Per Filoni, il moralmente oscuro Fett si inserisce chiaramente nel lignaggio tematico di Star Wars. «Molti personaggi, persino Darth Vader, oscillano tra chi potrebbero essere e chi finiscono per essere», spiega. «Stiamo tutti facendo delle scelte, ogni giorno. A volte, il modo in cui inizi e finisci la giornata è molto diverso, e quel viaggio è qualcosa che ci piace guardar fare agli altri personaggi».

Per quanto riguarda Rodriguez, si tratta di come combatte Boba. «Si sente più un barbaro che un pistolero», afferma il regista. «Per dire, volevo che picchiasse qualcuno e poi gli sparasse, capisci? Una tecnica barbara. E se è in inferiorità numerica allora usa la guerra psicologica per dimostrare che farà di tutto pur di vincere». Mentre promette «discorsi incredibili» da Boba nella serie, è ancora un personaggio che parla per azioni. «Vedremo molto di più del suo vero personaggio in questa stagione», promette. «E vedrai sicuramente che dovrà passare alla “modalità barbara”».

E, soprattutto, non è da solo. La collaborazione tra il Boba di Morrison e la Fennec Shand di Ming-Na Wen ha significato che due attori il cui tempo nell’universo di Star Wars era originariamente limitato ora sono al centro della scena nella loro serie. Per Wen, che indossa una maglietta de Gli ultimi Jedi mentre parla con “Empire”, significa tutto. «Star Wars ha davvero cambiato la mia vita in molti modi», dice, ripensando ai suoi giorni alla Mt. Lebanon High School della Pennsylvania – dove, per coincidenza, anche Filoni ha studiato alcuni anni dopo di lei. «Mi sono sempre sentita un’estranea. Star Wars mi ha portato in questa tribù di fan, dove tutti condividono la stessa esperienza. Così la Forza è diventata la mia religione. Ero presidente del mio club di fantascienza al liceo. Sì, ero una completa nerd».

Insieme, sono una coppia formidabile. «Temuera e Ming-Na sono una combinazione straordinaria in questa serie», afferma Kennedy. « Mettiamola così: per tutti coloro che amano Boba Fett e il mondo di Star Wars, questo è lo spettacolo perfetto». Tatooine non ha idea di cosa sta per succederle.

Attraverso “The Mandalorian”, e ora con “The Book of Boba Fett”, è chiaro che Favreau e Filoni si stanno divertendo nella sabbiera di Star Wars. (Letteralmente: Rodriguez ha rotto lo schermo del suo laptop quando gli sono finiti dentro granelli di “Tatooine”.) Scegliere i personaggi preferiti, i luoghi e i frammenti di tradizioni risalenti a giocattoli fuori produzione e vecchi videogiochi, è stato un lavoro duro, ma anche un gioco: un gioco con i più grandi giocattoli che la galassia ha da offrire.

«La gente ci prende in giro, dicendo che siamo un gruppo di ragazzini che gioca a Star Wars davanti a tutti, e non è poi così lontano dalla verità, devo dire», ammette Favreau. Il loro processo creativo fluido, dice, «sembra molto più simile a essere in una campagna di “Dungeons & Dragons”, giocando con gli amici, o giocando on line. Mi capita solo di avere un gruppo di amici di grande talento che hanno molte idee e immaginazione, e abbiamo enormi risorse a nostra disposizione, perché c’è un pubblico che ci segue».

Di sicuro hanno trovato un compagno di giochi ideale in Rodriguez che, come nel suo episodio di “The Mandalorian”, ha girato le versioni di prova di Boba con i suoi pupazzi e i suoi bambini in costume da Halloween. «Ci sarebbero voluti mesi prima di poter girare a Los Angeles, quindi ho dovuto creare un po’ di pre-produzione casalinga», dice, notando che ne vedremo alcuni estratti nel dietro le quinte della serie. Come sempre, Rodriguez portava la sua chitarra sul set ogni giorno, persino formando una band con Morrison chiamata “Boba Fret and the Strum-Troopers”, le cui magliette sono state distribuite al cast e alla troupe alla fine della produzione.

Per quanto riguarda Filoni, tutta la sua formazione da bambino ossessionato dai suoi giocattoli di Star Wars – che ha aspettato il suo figurino di Boba Fett per posta, tanti anni fa – continua a dare i suoi frutti, visto che il suo angolo di Galassia è in fiore. «È sempre lo stesso universo, di sicuro», dice della connessione tra “Book of Boba Fett” e “The Mandalorian”. «Non so se vuoi chiamarlo “Mandoverse”, o qualunque cosa io e Jon stiamo facendo insieme qui, giocando a Star Wars. ma stiamo curando i rami dello stesso albero». E con Boba che restituisce il testimone alla stagione 3 di “The Mandalorian”, e poi ad “Ahsoka” – un’altra serie spin-off, con Rosario Dawson – sono ben lungi dall’aver ancora finito di giocare. «Sembra che ci siano così tante storie da raccontare, sicuramente non finiremo mai», sorride Filoni. «Jon e io alla fine siamo solo due persone che amano questa roba. Abbiamo il privilegio di poter raccontare storie che pensiamo ci piacciano e che speriamo piacciano ai fan. Si riduce davvero tutto a questo».

Che Boba resti in gioco o torni nella scatola, una cosa è certa: una volta letto il suo libro, sarà molto più di una semplice action figure.


L.

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8 risposte a Book of Boba Fett su “Empire” (2021)

  1. Cassidy ha detto:

    Alla fine i trascorsi di Morrison in “Once Were Warriors” hanno avuto la meglio, era chiaro vedendolo seduto sul trono che sarebbe stato un Boba diverso, mi sta bene che cambi mestiere, spero che non cambi lo spirito da tipo tosto. Grazie per il tuo lavoro di traduzione 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Star Wars, Boba, Jabba, action figures, Sarlacc…amore intenso e incondizionato! 🙂

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  3. Giuseppe ha detto:

    Un Boba Fett mafioso, quindi? La cosa mi incuriosisce, lo ammetto… ma, almeno per il momento, sospendo il giudizio (non voglio crearmi false aspettative, che con il nuovo corso di Star Wars c’è sempre da andare con i piedi di piombo) 😉

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