[Italian Credits] Il ponte di Waterloo (1940)

Stessa casa di produzione, stesso regista, stesso attore… stesso nonno Enzo!

Nella collezione dell’appassionato non più tra noi scopro la splendida pellicola italiana di un altro classicone, temo decisamente meno noto da noi di Quo Vadis (1951): uscito in patria in piena Seconda guerra mondiale, ecco Il ponte di Waterloo (Waterloo Bridge, 1940), che con il precedente titolo condivide la casa di produzione (MGM), il regista (Mervyn LeRoy) e l’attore: quel Robert Taylor che faceva parte degli eroi collezionati da nonno Enzo, oltre a Stewart Granger, Erroll Flynn e Danny Kaye.

Per una incredibile coincidenza, che scopro solo dopo aver iniziato a scrivere questo pezzo, Il ponte di Waterloo riceve il visto della censura italiana il 19 dicembre 1946, e oggi è il 19 dicembre 2021, 75 anni tondi tondi. Sarebbe da chiedere alla mia amica a che età sia morto nonno Enzo, ma non voglio rovinare l’idea di averlo “in spirito” a guidare questo percorso di riscoperta della sua collezione.

Il 25 dicembre esordisce al cinema Torino… di Torino, ovviamente.

L’11 novembre 1980 nasce Canale5 (dice Wikipedia): un mese dopo, il 15 dicembre, in prima serata va in onda questo film, che in pratica è fra quelli che tengono a battesimo il Biscione, che lo replicherà almeno fino al 1988. La prima apparizione sicura su piccoli canali locali arriva il 4 febbraio 1990, e sabato 16 novembre 1991 finisce nel pomeriggio di Odeon TV: di lì a TelePace, da cui è stato registrato, il passo è breve.

Nata nel 1977 (dice Wikipedia), l’emittente religiosa non aveva certo una programmazione che potesse interessare al giovane me degli anni Ottanta e Novanta, ma ricordo di averci beccato qualcosina: sono quasi sicuro di aver registrato da TelePace il trailer di un film con Van Damme, e se lo ritrovo sarebbe una delizia.

Grazie al fenomenale archivio del “Radiocorriere TV” sappiamo che il film esce in VHS nel febbraio 1987, all’interno di una collezione MGM dal titolo “Classic Collection”, dedicata appunto ai classiconi d’annata: il prezzo di 40 mila lire viene giustamente considerato «eccezionale», visto che all’epoca non esistono ancora le edizioni economiche e le nuove uscite costano parecchio di più. Come abbiamo visto, Quo Vadis esce lo stesso identico mese eppure costa 95 mila lire.

Ristampato più volte in VHS, oggi il film è disponibile in DVD A&R Productions 2012, temo da versione americana.

Uscito negli Stati Uniti il 17 maggio 1940 (la première londinese sarà solo il 17 novembre), questo è in pratica un instant movie, visto che racconta eventi del 3 settembre 1939. In realtà il “trucco” è presto svelato: semplicemente è stato “ammodernato” un testo di molto precedente, cioè il testo teatrale omonimo del 1930 di Robert E. Sherwood, commediografo che con Waterloo Bridge utilizzò proprie memorie della Prima guerra mondiale: le memorie che all’inizio di questo film sono rievocate dal protagonista Roy Cronin (Robert Taylor).

Se da una parte il drammone hollywoodiano fa parte di un’epoca lontana dalla nostra – con la donna che deve licenziarsi nell’istante esatto in cui si sposa, perché una moglie non può lavorare! – dall’altra certe tematiche sociali temo siano ancora purtroppo attuali. (Non dico altro per chi non avesse visto il film.)

Ecco il video dei titoli di testa e coda, finché YouTube non lo cancella:


Titoli di testa


L.

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24 risposte a [Italian Credits] Il ponte di Waterloo (1940)

  1. Cassidy ha detto:

    Altro giro, altro regalo dalla collezione di nonno Enzo, ad esempio questo film mi manca, proprio per questo è l’ennesima chicca ben conservata 😉 Cheers

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  2. Sam Simon ha detto:

    Non visto, ma i film della Golden Age di Hollywood mi affascinano sempre, spero di rimediare presto!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La produzione della MGM è sterminata ma tranquillo, in Italia è stata distribuita così male che solo affidandoti ai pirati puoi recuperare tanti titoli, tutti murati vivi nelle cantine della MGM.
      La cosa ridicola è che la casa ha da poco varato un canale tematico su piattaforma, al che uno pensa: ottimo, vuol dire che finalmente ha aperto gli archivi dove da decenni tiene blindati i suoi film in lingua italiana. Macché, ci trasmette la stessa roba che va in onda ogni mese in TV!

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      • Sam Simon ha detto:

        Questa cosa dei film murati vivi in un’epoca di streaming selvaggio e legale è un mistero vero e proprio… :–/

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il mondo cambia ma non la burocrazia e l’ingordigia: le case sono abituate a farsi pagare tanti soldi per la messa in onda e non hanno capito che sono finiti quei tempi. Così come nessuno va più al cinema, se non il 10% di quelli che ci andavano ai tempi d’oro, così il pubblico televisivo è parecchio cambiato. Invece litigano sui diritti e alla fine qual è il risultato? Tutte le piattaforme sono piene in quantità industriale di filmacci si serie Z, che quelli costano due spicci e te li tirano appresso! 😀
        Ricordo il “casus Disney”, la casa che per tutti gli anni Ottanta si è opposta all’home video: che vogliono questi giovani d’oggi con le loro videocassette? I soldi veri si fanno al cinema. Così rilasciava in VHS le briciole mentre i filmoni li riportava in sala: solo con l’inizio dei Novanta e la nascita delle VHS economiche si è accorta che le montagne di soldi non venivano più dalle sale bensì dalle videoteche, e così nel 1994 finalmente ha fatto quello che avrebbe dovuto fare nel 1984: portare in VHS i suoi grandi classici.
        Oggi le grandi case continuano a non capire che più fai girare più guadagni, che chiedere pacchi di dollari per trasmettere un film di cui non frega niente a nessuno, perché lo ricordano solo i nonni, è un assurdo retaggio di tempi ormai lontani.

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      • Sam Simon ha detto:

        I film anche vecchissimi liberi da copyright e messi a disposizione di tutti da qualche anima pia sono pochissimi, purtroppo. Speriamo che la mentalità del mercato cambi prima o poi!

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      • Pincopallino ha detto:

        ”tutti murati vivi nelle cantine della MGM”

        Ehm…
        https://en.wikipedia.org/wiki/Turner_Entertainment#Background

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non capisco, cosa dovrei leggere? In cosa consiste l’obiezione, se di obiezione si tratta?

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    • Pincopallino ha detto:

      In parole povere: il catalogo della MGM antecedente al 1986 è di proprietà della Warner Bros.

      Quindi è errato parlare di ”cantine della MGM”, semmai della Warner.

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    • Pincopallino ha detto:

      Per quanto riguarda i parossismi dipende, considerando che la MGM controlla ancora il catalogo della United Artists (con alcune eccezioni), ma il catalogo MGM antecedente al 1986 è di proprietà Warner.

      Però ci sono casi come quello della Paramount che quando ha ceduto il suo catalogo di cortometraggi a un distributore televisivo negli anni 50 ha fatto rimuovere il loro logo e nome dai titoli di testa, questo lo si può notare ad esempio nei cartoni di Betty Boop.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che casini, questi passaggi di cataloghi: già molte case (tipo appunto la Warner) fanno girare con il contagocce i propri film, se poi si mettono di mezzo passaggi di proprietà è chiaro che scompaiono tutti dalla circolazione e in TV passa solo Seagal! 😀

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      • Pincopallino ha detto:

        Ma infatti mi chiedevo perché i film dello Studio Ghibli non sono mai arrivati direttamente in TV a differenza dei film di Seagal.

        Che siano obbligati a proiettarli prima al cinema? però questo non spiegherebbe come alcuni film siano usciti direttamente in home video.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chissà quante tipologie di contratti ci saranno, probabilmente è come per l’editoria: ci sono autori che non vogliono essere pubblicati in formato economico, quindi sono meno noti di autori invece ristampati molte volte in economica.
        Di sicuro i film di Seagal costano un euro al quintale, quindi possono riempirci i palinsesti a profusione 😀 Anche se da quando hanno chiuso Spike il loro numero è drasticamente crollato.

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      • Pincopallino ha detto:

        Ma infatti nonostante le collaborazioni tra Hayao Miyazaki e l’Italia come ”Il fiuto di Sherlock Holmes”, i suoi film (a parte ”Lupin III – Il castello di cagliostro”) sono usciti da noi con anni di ritardo.

        Mentre Seagal arriva in anteprima esclusiva.

        Mah.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ci sono accordi dietro troppo strani per capirci qualcosa dal di fuori, sarebbe bello se qualche distributore un giorno raccontasse pubblicamente qualche aneddoto, ma dubito che avverrà.

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      • Pincopallino ha detto:

        Tornando al discorso sui passaggi dei cataloghi, considera che oltre la cessione caotica dei loro cartoni la Paramount voleva vendere addirittura il loro studio di animazione:

        https://cartoonresearch.com/index.php/paramount-cartoons-1957-58-part-1/

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    • Pincopallino ha detto:

      I passaggi di proprietà del catalogo MGM sono nulla in confronto a quelli dei cartoni animati Paramount:

      I corti antecedenti al 1950 sono andati alla UM&M (e quindi oggi sono paradossalmente di proprietà Paramount), Braccio di ferro è andato alla AAP (e quindi oggi è della Warner), il resto dei corti e i diritti dei personaggi sono andati alla Harvey Comics (quindi oggi Universal).

      Un casino:
      https://www.courthousenews.com/court-says-right-to-betty-boop-is-anyones-guess/

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  3. Vasquez ha detto:

    Il film non lo conosco e nemneno la rete “TelePace”, e proprio per questo la chicca è ancora più “chiccosa” 😊

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Grande chicca, grande Lucius e…grande nonno Enzo! 🙂

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