Carogne calibro 20

Per una mia ricerca che sta richiedendo molto più tempo del previsto (e che ormai non faccio in tempo a pubblicare prima della fine dell’anno), mi è capitato di vedere uno di quei film con Clint Eastwood che da tempo giustamente rimangono sotto il tappeto, per non rovinare l’aura mitologica di un autore che in più di cinquanta film prodotti in carriera non può averli azzeccati tutti. Infatti negli anni Settanta ne ha sfornati diversi quanto meno discutibili (chi ha detto Filo da torcere?), ma per fortuna i suoi fan attuali di solito l’hanno conosciuto con Million Dollar Baby (2004) quindi non vedono appannato il loro mito.
C’è da dire che Clint ha sempre prodotto film poi distribuiti dalla Warner Bros o MGM, fra le case più oscurantiste di sempre, quindi è difficile che vedrete in TV o su piattaforma qualsiasi film pre-Duemila che non abbia “Callaghan” nel titolo.

Appena reso famoso da Sergione lo Scopiazzone come versione occidentale di Mifune, Clint Eastwood si è dimostrato subito uno che ci sta stretto nei panni dell’attore e vuole fare tutto nel cinema, e mettere bocca su tutto. Se c’è da portare il caffè al regista, lo si porta come dice Clint. Mi piace sempre ricordare di quando negli anni Ottanta la Warner andò a bussare da lui e, con il cappello in mano, chiese il permesso di pubblicare dei romanzi originali con protagonista Callaghan, e Clint magnanimo ha dato il permesso solo a patto che non “bruciassero” eventuali buone storie filmiche.
Insomma, anche se i crediti riportano Michael Cimino alla regia e alla sceneggiatura, è difficile che in un film costruito scena per scena su Clint Eastwood, con lui protagonista di ogni fottuto fotogramma, con lui alla produzione mediante la storica casa Malpaso, il nostro “straniero senza nome” non abbia messo bocca, visto che è noto per mettere bocca ovunque e in qualunque occasione.

Sto parlando di Thunderbolt and Lightfoot, uscito in patria il 22 maggio 1974 e finito sul tavolo della censura italiana nell’ottobre successivo, con un titolo leggermente “acchiappone”. Come li traduci in italiano quei due nomi perché abbiano un senso, visto che il film un senso non ce l’ha? Il distributore così ha deciso che l’unico modo di vendere un film del genere era truffare gli spettatori: un anno prima è uscito in Italia Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, qui c’è lo stesso attore protagonista, ecco pronta la soluzione: Una calibro 20 per lo specialista.
La cosa assurda è che non li si può accusare di truffa, perché davvero a fine film appare un cannone calibro 20, e davvero Eastwood interpreta uno specialista in rapine, quindi tecnicamente è addirittura un titolo giusto!

I protagonisti sono i due giovani matti che fra una smagliatura e l’altra di una sceneggiatura matta riescono persino a tentare una rapina in banca: i loro nomi non li sappiamo, ma i loro nomi di battaglia li trovate in cartellone, Thunderbolt (Clint Eastwood) e Lightfoot (Jeff Bridges).
Applausi al doppiaggio italiano, che affronta il difficile compito di rendere nella nostra lingua (quando ancora la nostra lingua era l’italiano) i due nomi dei protagonisti, che quindi diventano Artigliere e Caribù.

Jeff, tu sei giovane, devi farti le ossa, quindi ti chiami Caribù, ma non dirlo a tuo padre

Sono due criminali, anche se di entità diversa. Clint è un esperto di banche anche se ora si dedica a fingersi prete per truffare fedeli, mentre Jeff è decisamente uno sbandato, senza fissa dimora né altro sogno nella vita se non delinquere per il gusto di farlo.
I due si scontrano per caso e subito fanno coppia, controvoglia. All’inizio i vent’anni di differenza si fanno sentire e lo stagionato Clint non ne vuol sapere del giovanile Jeff, ma poi la comunanza di vedute illegali li spinge a girare il Paese totalmente liberi da qualsiasi trama, sceneggiatura o anche solo logica socratica: lo definirei un “Film delle Libertà”.

In un “Film delle Libertà” facciamo il cazzo che ci pare

Ad inseguire Clint, e quindi ora anche Jeff, ci sono Stanlio e Ollio cattivi, cioè due volti notissimi come George Kennedy e Geoffrey Lewis impegnati a fare le macchiette che non fanno ridere: sembrano essere usciti freschi freschi da un testo teatrale di Beckett, sembrano Vladimiro ed Estragone di Aspettando Godot senza però averne lo spessore.
I due cialtroni cadono, ansimano, fanno le boccacce, si menano, hanno l’asma, dicono stupidate e sono quindi perfettamente in linea con un film chiaramente figlio di sostanze allucinogene.

«George, ho paura!» «Mmmmmm stupìdo!»

A circa metà film qualcuno butta Cimino sotto la doccia e gli fa notare che questa storia dovrebbe andare da qualche parte, che un’ora di totale vuoto con due personaggi che parlottano di minchiate è troppo pure per gli anni Settanta. Va be’, dice Cimino, buttiamoci dentro una rapina.
Così ora i due eroi criminali e i due buffoni che li inseguono si uniscono tutti per fare una rapina cialtrona, quindi degna del film, con robe che non meritano alcuna attenzione.

Dopo aver sparato cazzate per più di un’ora, ora sparano altro

Nell’ultima parte del film, che sembra durato dieci ore per la vuota noia totale che avvolge ogni singolo fotogramma, i due eroi stanchi e sporchi dopo la rapina finita in vacca devono recuperare un vecchio bottino, sepolto dove ora è sorta una piccola scuola. E qui storco la bocca. Ma allora l’ho visto, ’sto filmaccio, magari da ragazzino, quando Clint passava più spesso in TV.
I due si avvicinano con modo sussultorio e ondulatorio alla scuola, parlano con la tizia che la gestisce e studiano un modo per recuperare la refurtiva… Oh, questa cosa me la ricordavo benissimo, troppo bene al confronto del resto, che invece ero convinto di vedere per la prima volta. Credo che alla prima visione, da ragazzo, mi sia annoiato così tanto da aver cancellato tutto il film ma poi per motivi misteriosi mi è rimasta impressa solo questa scena.

Per motivi ignoti, è l’unica scena che ricordavo della prima visione del film

Un momento… Mentre il film finisce nel peto che è, si fa strada un pensiero… quei due buffoni protagonisti sono… due sporche carogne!

Sono convinto che al momento di concepire questa robetta inutile l’autore (che ufficialmente è Cimino ma per me c’è lo zampino, anzi lo zampone di Clint) abbia molto bene in mente il film francese di Jean Herman, scritto dal regista stesso insieme a Sébastien Japrisot: stessa tecnica, stesso stile, stessi personaggi, addirittura alcune situazione identiche. Anche la noia è la stessa, ma certo di diversa consistenza.
Uscito in patria nell’iconica estate del 1968, Due sporche carogne (Adieu l’ami) guarda caso arriva negli Stati Uniti nell’agosto del 1973 (fonte: IMDb), giusto un anno prima dell’uscita della sua versione… calibro 20.

I soldati della Legione Straniera tornano dall’Algeria e appena sbarcati conosciamo i due più carogna di tutti, due allergici ai nomi esattamente come saranno Clint e Jeff. C’è il dottorino dalla faccia d’angelo, che poi sapremo chiamarsi Dino Barran (Alain Delon), stanco della sua missione umanitaria e desideroso di fare soldi in fretta, e c’è “papà”, poi noto come Franz Propp (Charles Bronson), che segue fedelmente il testo di una futura canzone scritta da Lucio Dalla per gli Stadio: «Grande figlio di puttana, ma che amico per me». È a lui che è rivolto il titolo del film, “Arrivederci amico”.

Delon: Hai una parola?

Bronson: No.

Delon: Ma posso fidarmi?

Bronson: (annuisce)

Il rapporto fra i due è immediatamente conflittuale, perché il giovane dottore, che cammina a fatica con tutte le donne che gli si buttano ai piedi, non vuole saperne dell’“amicizia” che invece lo stagionato Propp cerca, lui che è uno scarto di carogna e le donne le usa come bambole per truffare i ricconi.

Due irresistibili carogne…

D’un tratto torno bambino, quando non esistevano “bollini rossi” e film come questo passavano in prima serata. D’un tratto Bronson porta ad una festa una donna-bambola, tirata da fili e spogliata da ricchi vogliosi, prima che Propp li peli a dovere lasciandoli fregati. I film con Bronson erano sacrosanti a casa mia, quindi sin da quando ho memoria li ho visti in TV, e al piccolo Etrusco questa scena con la donna-bambola nuda è rimasta impressa. Per carità, è un castissimo nudo di spalle e a distanza, data l’età del prodotto poteva andare molto peggio (o meglio), ma di sicuro oggi non sarebbe trasmesso in prima serata. Infatti è uno dei tanti film non trasmessi affatto.

Curiosamente questa scena mi è rimasta impressa sin da bambino

Il rapporto tra Delon e Bronson verrà ricopiato identico da Eastwood e Bridges. Forte differenza di età, forte differenza nello spessore morale eppure tendenza a stringere amicizie durature. Ma soprattutto, e il cinema vive anche di questo, figaccioni per donne di ogni età. Giovane, delicato e sensuale Delon per le ragazze, vissuto, rude e roccioso Bronson per le signore. Situazione ricreata identica per i due attori americani, con le dovute modifiche del gusto dell’epoca.
Non stupisce che tutti e quattro gli attori trovino motivi del tutto fumosi per rimanere a torso nudo per lunghe scene.

Vènghino, signore, che abbiamo la sagra del manzo!

Esattamente come i due futuri imitatori, Delon e Bronson si ritrovano a dover gestire un “colpo” molto più difficile del previsto, con parecchi imprevisti e risvolti, un’occasione per passare in rassegna tutti i capisaldi del genere noir anni Sessanta. Tutta roba ignota a Clint, che segue la sua via – cioè “Io so’ Clint e voi non siete un lazo” – e fa un tipico film alla Eastwood, dove lui è il faro morale, il motore dell’azione e il sole attorno a cui i pittoreschi satelliti ruotano intorno.
I poteri di Delon e Bronson invece si annullano e si moltiplicano a stare in coppia, a recitare i rispettivi ruoli in perfetta sintonia discordante. Loro due in coppia creano una somma, Eastwood e Bridges una sottrazione.

Scusa, Alain, mi sto allenando a fare il giustiziere della notte

Sia Una calibro 20 per lo specialista che Due sporche carogne sono film datati, temo anche invecchiati maluccio, ma è chiaro che il primo sia nato direttamente dal secondo. In entrambi i film c’è una scena dove uno dei due bellocci – Bridges nel primo, Bronson nel secondo – ha un incontro ravvicinato con una donna nuda e, raccontandolo, si sente chiedere più particolari da un personaggio secondario, con la faccia imbambolata a pensare alle nudità femminili. Una scena identica che mi fa pensare ancora di più a come l’americano abbia ripreso (male) il francese per riproporre lo schema “carogne a torso nudo” anche in patria.

Tra parentesi, per finire, temo che il montaggio del film americano sia parecchio pastrocchiato, visto che diverse scene iniziano e non finiscono o il contrario: facile che la distribuzione nostrana non fosse pronta per la “libertà creativa” di Cimino/Clint e abbia sforbiciato più del dovuto.

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

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18 risposte a Carogne calibro 20

  1. Cassidy ha detto:

    Sono sicuro che bastasse Cimino a rendere pasticciata la trama, ma ho sempre saputo che per il regista era uno di quei lavori fatti per entrare nel giro che conta, quindi impossibile che Eastwood non abbia messo becco ovunque. Il parallelismo con il film francese direi che ci sta tutto, Cimino vede, Cimino ripete 😉 Cheers

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  2. Lorenzo ha detto:

    Ahahah, ogni tanto salta fuori il post livoroso 😀
    Ma poi sticazzi anche se la gente non conosce i vecchi film di Clint Eastwood 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per carità, non è certo materia universitaria, ma a volte sono così subissato di odi sperticate a un autore di cui solito sono noti tipo dieci film su cinquanta che mi preme ricordare che Clint sta lì dagli anni Sessanta, e non sono tutte rose e fiori 😛

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      • Lorenzo ha detto:

        Comunque poco tempo fa ho visto su Sky Brivido nella notte (Play Misty for me), primo film da regista di Clint Eastwood. Pensavo che il genere stalker, che tanto amiamo nei thrillerini televisivi, fosse stato codificato da Attrazione fatale: invece già Clint negli anni settanta ci regalava un film totalmente aderente al canovaccio (incontro, infatuazione, respingimento, amante respinta che va fuori di testa, combattimento finale). Chissà se è stato il primo o ce ne sono altri addirittura precedenti.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, notoriamente “Attrazione fatale” è un pesante scopiazzo di quel film di Eastwood, a riprova che Clint aveva idee che funzionavano, quando non partiva invece per frasche in film come questo 😛
        Non so perché non si incacchiò con la Paramount per avergli fregato il film, ma ricordo negli anni Novanta una sua intervista in cui lo raccontava tranquillamente, senza astio. Forse l’ha preso come un debito karmico: in fondo lui è diventato famoso con un plagio (sapendo di esserlo), quindi prima o poi un po’ di scopiazzate gli toccavano 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Addirittura dagli anni Cinquanta, se consideriamo il suo esordio (di cui temo che in genere non si ricordi quasi mai nessuno) nel 1955 in “La vendetta del mostro” del mai abbastanza compianto Jack Arnold 😉
        Quanto a “Una calibro 20 per lo specialista” cosa dire, se non che non è esattamente un film tale da rimanere impresso nella memoria, a parte forse scene singole: io, ad esempio, mi ricordo bene la parte finale del ritrovo del bottino ma, se proprio dobbiamo parlare di ricordi nitidi, questo è quanto… di certo, a conti fatti, ha parecchi debiti d’ispirazione con “Due sporche carogne”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Come attore Clint ha una lunghissima carriera, ma pensavo più al Clint “autore”, quando cioè cominciava a poter mettere bocca anche in altri settori oltre alla recitazione 😛
        Dei due film in questione in pratica ricordavo solo una scena a testa, giusto per dire quanto rimangano impressi.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Post interessante, che svolta con la rimembranza del film precedente, svolta che comunque non coinciderà con visioni, credo, soprattutto del primo! Non mi dispiace Clint, tuttavia…la putridità la apprezzo solo quando è Z di bassa lega DOC, senza “attoroni”! 🙂
    p.s. ahahahahahahaha (niente, i baffi di Forsythe mi perseguitano da ieri!) 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha vedrai che Forsythe vivrà a lungo nella tua testa, impedendoti di pensare ad altro ^_^
      Non mi sento di consigliarti nessuno dei due titoli, sebbene il francese sia decisamente più “colorito”. E’ serie A che si comporta da serie Z, quindi non un bello spettacolo.

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  4. Sandor ha detto:

    I film anni 70 di Clint sono i suoi migliori per me,altrochè brutti noiosi o altre baggianate.
    Questo poi è un capo che vedo sempre con piacere,sarà un pò scoclusionato ma avercene di film pazzi come questo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sui gusti non discuto, e di certo l’essere all’epoca in netta controtendenza con Hollywood è un pregio di Clint, perché faceva film “personali” invece che prodotti in serie, ma proprio non riesco a salvare questo film senza trama e con personaggi ridicoli, privi di qualsiasi spessore, così come altri titoli come “Filo da torcere” e il suo seguito: film privi di qualsiasi sceneggiatura, sono solo scene appiccicate a caso dove c’è Clint che fa Clint e se la comanda. Buon per lui, ma c’è un abisso rispetto a sue produzioni successive.

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      • Sandor ha detto:

        Ti sei un po’ fissato sulla sceneggiatura e sulla trama senza senso,e non sono d’accordo,ma tolto questo come ignorare la messa in scena di un Cimino all’esordio che ha già tutto quello che metterà nei prossimi film che spero consideri nella storia del cinema,gli attori sono tutti magnifici,il finale fa stare male dalla bellezza.
        Ognuno la pensa come gli pare ma oggettivamente come si fa a sconsigliare un film del genere ?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Potrei farti la stessa domanda al contrario: come si può consigliare un film del genere? 😀
        Trama e sceneggiatura sono tutto, sono lo spirito di un film. Non stiamo parlando di un filmaccio Z trasmesso da Cielo, stiamo parlando di Clint Eastwood diretto da Michael Cimino: che visivamente sia fatto bene è ovvio, ci mancherebbe pure fosse fatto male!!!
        Il finale non poteva essere altro, è proprio un classico che rasenta la banalità ovvia, anzi una concessione ai canoni hollywoodiani che potevano benissimo risparmiarsi, visto la libertà creativa del film. Molto più emozionante il finale di “Due sporche carogne”, capace di cavalcare i dettami del genere a cui appartiene invece di farcisi trasportare.
        Sono contento che ti piaccia il film, ma dal mio punto di vista – cioè da chi è totalmente immune al suo fascino – non c’è un singolo elemento che arrivi anche solo a sufficienza.

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  5. Sandor ha detto:

    Canoni hollywoodiani far morire il protagonista più simpatico,possiamo chiuderla qui.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto che a te Caribù sia simpatico è un tuo gusto personale: io lo trovo così sgradevolmente negativo che doveva morire già all’inizio 😀
      Agli occhi di Hollywood è un personaggio fuori dal sistema, che lo contesta e lo aggira, è un ladro e un poco di buono, e le regole del noir impongono che il protagonista paghi per tutto ciò che ha fatto, essendo infatti un genere in cui è il protagonista ad essere cattivo. A meno che non si riscatti in qualche modo o a meno che non sia Clint Eastwood 😀
      Le due sporche carogne francesi pagano a loro modo e uno paga di più dell’altro, quindi questo film – che ne è la versione americana – segue lo stesso sistema e uno paga di più. Ma il protagonista del noir deve pagare, perché per definizione è cattivo e a Hollywood i cattivi muoiono. Anche per molto meno!
      Se questo voleva essere davvero un film “libero”, dovevano salvare i protagonisti ladri e truffatori e farli anzi vivere felici, allora sì che sarebbe stato anti-hollywoodiano. Ma col cavolo poi che la Warner Bros glielo distribuiva 😀

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  6. Sandor ha detto:

    Evidentemente siamo agli antipodi su questo film,niente di che naturalmente,il più delle volte sono molto vicino alle tue visioni.
    Sarà che Cimino è un mio pallino e guai a chi me lo tocca .
    Buon lavoro e buon natale con i film di serie z .

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non discuto la regia, discuto la storia. E poi se mi segui lo sai che sono un iconoclasta: non esiste figura importante che non si discuta a prescindere, tutti si mettono in discussione e poi si amano a seconda dei gusti. Mi piace Cimino come mi piace Eastwood, ma entrambi si possono discutere, come si discute di ogni artista. Che sia di serie A o di serie Z: il fatto che la serie A non si tocchi, soprattutto da parte di uno che vede la serie Z, è un giudizio che non fa onore a Cimino stesso, visto che lui stesso è stato colpito da pregiudizi ingiusti.
      Buon Natale anche a te, con film di ogni serie 😉

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