47 Meters Down: Uncaged (2019) Altri 47 metri

Com’è la vostra “situazione frittura” post-natalizia? C’è spazio per una zuppa di squali?

Grazie al blog “Doppiaggi italioti” scopro che nell’ottobre del 2020 sono stato così distratto da lasciarmi sfuggire che la Cechi Gori aveva portato in Italia, in DVD e addirittura in Blu-ray, 47 Meters Down: Uncaged: il seguito ideale dell’evitabilissimo 47 metri (2017).
Se il precedente film era riuscito ad arrivare addirittura nelle nostre sale, questo secondo prodotto della minuscola thefyzz (o The Fyzz Facility) grasso che cola se ha avuto l’onore di essere stampato su supporto fisico, al contrario di tanti altri film che come fantasmi vivono solo su piattaforma, per quello che durano.

Comunque questo 47 metri. Uncaged – perché hanno tradotto solo metà titolo? – lo trovate anche su Prime Video, ma per ora solo a pagamento.

Una saga che non ce la fa proprio a rimanere a galla

La piccola casa di produzione deve aver considerato accettabile il lavoro svolto dal regista britannico Johannes Roberts – esperto in filmacci Z e che ha appena firmato Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021) – tanto da affidargli un altro film di questo che potrebbe benissimo essere un nuovo franchise: non essendoci alcun bisogno di storie collegate, basta buttare due sub in acqua per avere un nuovo 47 meters bello fresco.
La thefyzz è disposta persino a richiamare il co-sceneggiatore Ernest Riera, compagno di merende di Roberts, e i due stavolta devono aver lavorato da svegli (o da sobri), al contrario della loro precedente collaborazione, tutta svoltasi in fase REM.

Poveri squali che cercano una gabbia e non la trovano

Cominciano i titoli di testa subbaqui e a un certo punto noto qualcosa di strano. Passano attori con nomi del tipo Sistine Stallone, Khylin Rhambo e Brec Bassinger… Poi fra i produttori leggo un tizio di nome Terence Hill… Ma cos’è, una parodia, quelle coi nomi farlocchi? Il nostro Terence Hill lo sa che c’è un suo omonimo che fa il produttore?

Comunque abbiamo delle ragazze che sono stufe della solita gita in barca a vedere gli squali, che barba che noia, e così decidono di non dire niente a nessuno e in gran segreto di buttarsi in un buco misterioso, come se non avessero mai visto un film in vita loro. La cosa strana è che scelgono il buco misterioso più frequentato della zona.

Il tipico posto misterioso dove andare a morire ammazzati

Già a dieci minuti di film è chiaro che gli sceneggiatori sono usciti fuori da casa loro con le mani alzate: qui non c’è un copione e i personaggi sono in totale autogestione. E sappiamo come va ogni autogestione: i primi cinque minuti si è tutti fomentati, poi svacca tutto e chi se ne frega. Il copione del film mantiene questa antica tradizione.
Così le nostre giovani subbaque si tuffano in un sito archeologico pieno di statue Maya, statue che stanno lì da migliaia di anni e non cadranno MAI… poi una delle subbaque inciampa e fa cadere tutte le statue. Come si fa ad “inciampare” sott’acqua?

Un sito archeologico millenario spazzato via da un inciampo subbaquo

Scopro che Roberts e Riera gettano le basi per una nuova fisica, per la quale sott’acqua si possa inciampare, scivolare e persino cadere: già solo per questa nuova e spavalda fisica anti-newtoniana vale la pena di vedere il film.
Però è solo una parentesi, il film vero comincia quando una subbaqua dice all’altra che c’è uno squalo dietro di lei. Andiamo, ma chi ci casca? Quante volte durante le vostre immersioni segrete in siti archeologici millenari vi hanno detto la stessa cosa? Se dovessi voltarmi ogni volta che mi dicono che ho uno squalo dietro le spalle…
Non ci crederete, ma lo squalo c’è. Ed è cieco, perché vive nelle profondità di… no, non ce la faccio, è cieco perché i due autori so’ pazzi furiosi.

Lo squalo che non vi vede ma vi assaggia lo stesso

Si sa che gli squali Maya presciolosi fanno gli squaletti ciechi, mettiamola così. Ma tanto si sa che gli squali Maya non hanno bisogno della vista, loro sanno bene che le ragazze negli horror cercano di morire da sole, senza alcun bisogno di dare loro la caccia.
Così inizia una serie di trovate con cui le subbaque cercano di sfuggire allo squalo affamato e, devo dire, le trovate a sorpresa non sono affatto disprezzabili come il prodotto lascerebbe intendere.

Un film che fa le capriole per farsi apprezzare

Il principale difetto del primo 47 metri era il non avere una trama: una volta trovato un soggetto intrigante (due subbaque incastrate in una gabbia sottomarina con squalo intorno) R&R (Roberts e Riera) non erano riusciti ad inventarsi altro, così la noia sonnacchiosa si impossessa velocemente dello spettatore.
Qui invece il duo si fa dinamico, è perfettamente conscio che il pubblico vuole una stupidata con gli squali che si mangiano la gente e sono ben disposti a dargliela… divertendosi però un mondo. Per esempio trasformando l’asfittico e fiacco spunto del “andiamo in un posto che non conosce nessuno, così nessuno potrà aiutarci mentre moriamo” in un modo che possa sorprendere lo spettatore: da quel buco misterioso ci passa parecchia gente, e sempre quando meno te l’aspetti!

Le fantastiche quattro subbaque contro lo squalo Maya

Per carità, i momenti di stanca ci sono e tutti i criteri della Z sono rispettati, ma la sceneggiatura pimpante e la voglia di rovesciare tutti gli schemi più banali per me funziona, e anzi rende questo film migliore del precedente: lì si dormiva per 90 minuti, qui si ride dall’inizio alla fine. A volte per merito degli autori a volte alla faccia loro.
E non guasta avere virtuosismi registici decisamente apprezzabili, non sembra nemmeno lo stesso autore del primo staticissimo film.

«Balliamo? È tanto tempo che non lo facciamo» (cit.)

Quell’uncaged del titolo sin da subito mi ha ricordato uno dei vertici più geniali raggiunti dalla famigerata titolazione italiana.

Nel 1992 la Penta Video, forte del successo riscosso dalla commedia Weekend con il morto (Weekend at Bernie’s, Fox 1989) ma ignara che di lì a un anno sarebbe uscito il seguito ufficiale – Weekend con il morto 2 (Weekend at Bernie’s II, Tristar 1993) – comprando un filmucolo di un’altra casa con protagonista l’attore Andrew McCarthy decise di ribattezzarlo Weekend senza il morto (Only You, 1992). Oggi, in tempi di Covid, purtroppo va diversamente, ma nel 1992 la maggior parte dei fine settimana era senza il morto, quindi quel titolo era un capolavoro di nequizia italiana.
Eppure gli italiani in quel campo sono stati pionieri, visto che qui la produzione americana gira un secondo film privo di qualsiasi legame con il primo se non… l’assenza di una gabbia. Se l’assenza del morto era stata rimarcata dalla Penta Video, qui viene rimarcato l’essere uncaged: tanti film con gli squali sono senza gabbia, ma questo… lo è di più.

Però attenzione, a sorpresa i nostri R&R sono perfettamente consci che stanno prendendo in giro gli spettatori e quindi lo fanno anche nella sceneggiatura, non solo nel titolo.
Mentre scappano nei cunicoli Maya, le subbaque trovano una transenna – cose che nei siti archeologici ne trovi a pacchi – e la incastrano… così che una caverna diventi una gabbia! Capito la strizzata d’occhio? Lo squalo non ci sta e strappa via la transenna: questo film è uncaged, niente gabbie!
In più punti ci sono giochi e rimandi alle gabbie per squali, così da ricordare a tutti il legame puramente ideologico con il film precedente: per me, sono altri punti a favore della bontà del prodotto.

Ora la vorresti una gabbia, eh?

Contro ogni aspettativa e pronostico, mi sono divertito con questo filmaccio senza gabbia, sia per le trovate buone degli autori sia per le loro stupidate: rimane un prodotto di serie Z però girato al bacio e con diverse sequenze molto ben curate, sia a livello di fotografia che di costruzione della scena.
Insomma, sarà la bontà del Natale che ancora mi pervade, ma mi sento addirittura di consigliarvi la visione del film, sempre con le dovute proporzioni.

Sapete poi che c’è? Non mi va di uscire dall’acqua… e se affrontassi qualche altro squalo? A domani…

L.

amazon– Ultimi filmacci con squalacci:

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26 risposte a 47 Meters Down: Uncaged (2019) Altri 47 metri

  1. Cassidy ha detto:

    Un film il cui secondo atto è come hai detto bene una sfida alla fisica, da quando le protagoniste si immergono iniziano a comportarsi come le vittime di un qualunque Slasher ambientato all’asciutto, i movimenti che fanno loro e il killer squalo non sono possibili sott’acqua ma loro non lo sanno e li fanno lo stesso. Eppure l’ultimo atto di questa stupidata in qualche modo almeno diverte, ora aspetto il tuo post sul prossimo “47 Squalo che parla”, quello che si chiama con il numero solo qui da noi, per mantenere alta la tradizione italica delle saghe apocrife tipo i vari La casa 5, 6 e 7 😉 Cheers

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  2. Fabio ha detto:

    Ti dirò che anche io mi sono decisamente divertito parecchio con questa stramberia che piglia lo shark movie godereccio di puro intrattenimento e lo frulla con “The Descent”(capolavoro!),inoltre dettaglio da non tracurare in questo caso gli squali c’erano e pure tanti, che spuntavano da ogni buco(di culo)del sito sottomarino! Tanto sangue,tanti squaloni affamatissimi,tante belle ragazze,e il tutto girato davvero con gusto,cosa chiedere di più?.Il primo comatoso “47 Metri” non l’ho aquistato in blu ray,questo “47 Metri-UNCAGED” invece si!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Be’, siamo parecchio lontani dal vero genere “bestiacce goderecce”, per intenderci quello di “Piranha 3D” con più donne nude per metro quadro della storia della commedia americana, qui al confronto abbiamo “suore subacquee” 😀
      E gli squali ne ricordo solo due, o comunque troppo pochi per dare la sensazione di essere finiti in un “covo di squali”, sebbene per creare tensione ne basti anche solo uno.
      Ma di sicuro è molto più divertente questo del suo noiosissimo predecessore, che aveva una buona idea di partenza ma non ha saputo svilupparla a dovere.

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      • Fabio ha detto:

        Di Piranha 3D mi ricordo solo le poppe shakerate con lo splatter,e di certo un branco intero di piranha come piovessero batterebbero qualunque film in fatto di numero di comparse ittiche! Sono anni che ancora non mi decido a guardarmi il suo sequel “Piranha 3DD”,ma probabilmente anche li mi ricorderei solo le poppe che oscurano tutto il resto,eh eh!!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non c’era davvero altro da ricordare di quel film 😀
        Anch’io dovrei vedere il seguito, per aggiungere un nuovo episodio alla mia rubrica sui pesci assassini, ma non ne ho il coraggio 😛

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  3. wwayne ha detto:

    L’ultima volta che il nostro Terence Hill ha prodotto un film (arrivando a indebitarsi fino al collo con le banche pur di racimolare i soldi) gli è andata malissimo: il film in questione (“Il mio nome è Thomas”) incassò la miseria di 55.800 euro. E dire che quando il pubblico può godersi Terence Hill gratis (nei panni di Don Matteo) a vederlo ci sono oltre 6 milioni di spettatori. Quando invece c’è da pagare il biglietto del cinema, soltanto i suoi fan più accaniti sono disposti ad aprire il portafogli. “Il mio nome è Thomas” è l’ennesima dimostrazione che il pubblico della tv e quello del cinema non sono sovrapponibili.

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  4. Evit ha detto:

    Inciampatori subbaqqui! Su zinefilochannel

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  5. Evit ha detto:

    Sapevo che avrei scatenato lo zinefilo. Mi prendo ogni responsabilità e merito 😄

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  6. Evit ha detto:

    47 metri: sgabbiate!

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Sappi che avevo già deciso di vederlo con solerzia nella fase in cui lo criticavi a manetta poi, quando hai cominciato a elogiarlo, per me è diventato un futuribile/papabile film dell’anno! 🙂
    No, via, non esageriamo, ma lo vedrò comunque volentieri, la Z con trovate divertenti è pane per i miei denti (rima voluta!)! Grazie per la solita godibilissima recensione e per lo spunto (pronto a tramutarsi in spuntino…per lo squalo!)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha l’idea “spunto / spuntino” ci sta tutta, visto che gli squali sono ghiotti di turiste sprovvedute 😀
      Sicuramente non è il film dell’anno e anzi è pieno di difetti, ma è proprio per questo che gli sghignazzi sono assicurati e qualche risata te la farai. Cioè un risultato decisamente superiore alla media dei film di squali 😀

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  8. Giuseppe ha detto:

    Ricordo che il primo, dopo un inizio un tantino stentato, aveva avuto il non indifferente pregio di riuscire a farmi sentire costantemente in trappola come le sfortunate protagoniste (e a me va bene, perché in codesti frangenti di tempo per annoiarmi non ne ho)… ma qui c’è il grosso bonus di un demenziale andante che vedo descritto talmente e ghiottamente bene da non potermi proprio permettere di perdermelo 😀

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