Viking Blood (2019) Per un pugno di Vichinghi

Le piattaforme in streaming sono entità evanescenti che rappresentano alla perfezione il moderno pubblico cinematografico: totale indifferenza nei confronti dei film, che vanno e vengono nel battito d’un ciglio e non lasciano niente dietro di sé.
Così faccio appena in tempo a scoprire un nuovo film storico su Prime Video che una scritta mi informa della sua imminente dipartita: con il nuovo anno questo e tanti altri film scompariranno dalla piattaforma. Sarà vero? L’anno scorso ho seguito film che dovevano uscire di catalogo e sono rimasti lì, mentre altri sono scomparsi dal giorno alla notte senza avvertimento. Temo che queste piattaforme facciano il buono e il cattivo tempo, contando sulla totale indifferenza del proprio pubblico.

Nel dubbio se scomparirà o meno con il nuovo anno, su Prime Video dunque mi sono visto Viking – L’anima del guerriero, titolo che la piattaforma affibbia a un prodotto danese inedito da noi in home video: Viking Blood, scritto così pure in danese, ci informa IMDb.

Un altro imperdibile film storico che sta per abbandonare Prime Video

Una scritta ci informa che siamo nella Danimarca del 960 d.C., governata da Gorm il Vecchio: il primo re danese di cui si abbiano prove certe dell’esistenza, mi spiega Wikipedia. Siamo nel periodo immediatamente successivo all’invasione dell’Inghilterra da parte dei danesi, spinti dalla ricerca di nuovi territori per smaltire la sovrappopolazione. Questo aveva significato che in patria erano arrivate ricchezze depredate all’estero, ma era arrivato anche qualcosa di molto più pericoloso: il cristianesimo.

Non c’è vaccino contro il contagio religioso

Com’è facile immaginare, la cristianizzazione dei popoli norreni non è avvenuta in modo uniforme né pacifico, quindi poteva capitare di avere faide nello stesso paese tra cristiani (cioè seguaci della nuova religione) e pagani (cioè fedeli del culto autoctono dei padri). Andiamo, che l’avete già capito come continua la storia…

Uno straniero senza nome arriva in paese e un vecchio gli racconta della faida in corso che spacca la popolazione, al che lo straniero capisce che può guadagnare dai due litiganti.
Anche se è costretto a tagliare molte parti per motivi di tempo e denaro, Uri L. Schwarz presenta la versione danese medievale del solito Yôjinbô (1961) di Kurosawa, che ormai è abituato ad essere rifatto in ogni modo.

Chiamate Kurosawa, che ne abbiamo stanato un altro!

La differenza è che lo straniero non ha la barba di Toshirô Mifune né gli occhi a fessura di Clint Eastwood, la pelata maschia di Bruce Willis o la faccia assente di David Carradine, né tanto meno gli occhi vuoti di Rutger Hauer: no, lo straniero danese… ha il «capello doublefacc» come la signora Pina in Fantozzi contro tutti (1980)!

Ma i danesi medievali preferivano lo sfilatino o tutto il filone?

Il paese è diviso fra il potente Conte Odinsson, rimasto fedele ai culti dei padri, e Gudrun, matrona convertita al cristianesimo. Lo straniero saprà trattare a dovere entrambe i due boss locali così da farli scornare l’un l’altro.

Un film sfocato e buio come la sua trama

Come il 99% dei film storici, anche questo non ha un soldo di budget quindi deve inventarsi cose tristi per sopperire alle mancanze. Se Albert Pyun aveva avuto l’idea paracula di ambientare la sua versione in una piazza, qui Schwarz pensa che infilarsi in un boschetto renda l’idea di un villaggio danese medievale: come tutti i film ambientati in boschetti, anche questo fallisce e sembra solo una roba pezzente.
In nessun momento si ha l’idea di essere in un villaggio, visto che avere due tizi come comparse rende il paese in pratica deserto, e quella mezza casetta che si intravede non ce la fa da sola a dare l’idea di un villaggio. In pratica vediamo due o tre attori in un boschetto, il resto dobbiamo immaginarcelo. E non ne vale la pena.

Il massimo di scenografia che si vede nel film

Come ho già raccontato, il romanzo Piombo e sangue (1929) di Dashiell Hammett è molto lungo e complesso, difficile da comprimere in una sceneggiatura: il lavoro svolto da Kikushima e Kurosawa nell’estrapolare solo uno dei tanti elementi del romanzo ha funzionato così bene che da decenni altri autori continuano a rubare quell’idea. Anche quando fingono (in mala fede) di rifarsi al romanzo originale di Hammett.
Qui il danese Schwarz non ha possibilità di utilizzare neanche il “condensato” di Kurosawa, quindi deve tagliare ancora di più, penalizzando la storia che raggiunge un livello di inconsistenza massimo. Non avendo comparse per inscenare una faida di paese, non abbiamo mai più di tre persone nella stessa scena quindi ciò che si vede non corrisponde a ciò che viene raccontato.

Questo è tutto ciò che si vede della fazione di Gudrun

L’essere una versione spuria del mito di Yôjinbô è l’unico motivo per guardare questo minuscolo e inutile filmucolo finto-storico, che fa di tutto per evitare ogni impegno in qualsiasi campo: non c’è storia, non ci sono combattimenti, non ci sono personaggi, c’è solo qualche vago accenno di tutte queste cose. Anche perché senza soldi è difficile una sontuosa ricostruzione storica.
Se davvero dalla prossima settimana questo film scomparirà da Prime Video non sarà certo un lutto per nessuno, ma se (come me) vi piace stanare sempre nuove scopiazzate da Kurosawa allora sbrigatevi a recuperarlo.

L.

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15 risposte a Viking Blood (2019) Per un pugno di Vichinghi

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mi hai venduto il film coi “capelli doublefacc” (letta rigorosamente con la voce di Cecco, nipote dello zio Antunello! Fiiiiii (fischio)).
    No, scherzo. Ammetto che non lo guarderò mai… Sorry Prime.

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  2. Fabio ha detto:

    E proprio questo il limite delle piattaforme streaming,il problema non è la loro esistenza,ma il fatto che in quanto a disponibilità di film non sono affatto affidabili e nemmeno duraturi!.Che sia il perfetto simulacro del pubblico attuale non ci sono davvero dubbi al riguardo,non snobbo certo lo streaming che mi garantisce un’abbondante dose di filmacci di serie Z,ma di certo vado parecchio fiero della mia personale videoteca su supporto fisico,tutt’altro che evanescente e sempre a mia disposizione!!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Perfettamente d’accordo. Il concetto di home video è proprio quello di poter accedere ad un “video” da “home”. L’idea che ogni volta che accedi ad una piattaforma qualcosa si è mosso, e un film che magari ti stavi pregustando è scomparso, la trovo assurda. Sono esperienze superficiali, per questo hanno così tanto successo fra quel pubblico generico che da molti anni disertava cinema e videoteche, sancendo la loro fine.
      La cosa brutta è che aumenta la triste moda di non stampare su DVD film che rimangono in una sorta di vita sospesa, e appena scomparsi dalle piattaforme sono in pratica perduti in lingua italiana. Per fortuna ci pensano i pirati a salvarli, visto che i distributori se ne fregano.

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      • Fabio ha detto:

        Vero che i distributori se ne fregano,ma quanto si offendono se scoprono che i pirati osano diffondere le loro “proprietà intellettuali”,anche se magari sono film di qui non gli importa nulla e che lascierebbero tranquillamente a marcire! Un danno che forse era destino che prima o poi arrivasse grazie all’introduzione del “Copyright”!.

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  3. Cassidy ha detto:

    Ancora tirano dentro “Piombo e sangue” come modello, quando è chiaro che vogliano rifare tutti Kurosawa, i cui film sulle piattaforme streaming nemmeno si trovano tante volte, direi che questo chiude idealmente questo brutto cerchio 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se non fosse per la MHE che vent’anni fa ha portato in DVD una secchiata di film di Akira, oggi sarebbe un autore quasi dimenticato, visto che giusto quattro o cinque titoli famosi sono oggi ristampati su supporto fisico. TV e streaming non sanno neanche come si scriva il suo nome…
      Invece di minchiate finto-storiche ce n’è a bizzeffe: triste paradosso…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Non ti gasare troppo ma…non lo vedrò! 🙂
    Più che altro mi hanno stancato i film storici Z di matrice nord-europea, li trovo pressoché tutti talmente vuoti e noiosi da spengere contemporaneamente sia il mio neurone Z che il mio neurone “vicenda storica”. Salvo la citazione della signora Pina e il boschetto rimembrante la mitologica pineta di Ostia, peccato che queste due gioie me le hai date te con la tua garrula recensione, non il film! 🙂
    Off topic “ma fino a un certo punto”: per dimostrati come la Z ben fatta mi attizza ancora, ieri ho visto 47 metri – Uncaged e mi ha pienamente soddisfatto: bella l’ambientazione, divertenti le trovate (anche, anzi, soprattutto quelle che ti fanno ridere per quanto sono pacchiane), pochi momenti di pausa. Boccio solo il finale (immagino, senza fare spoiler, tu intuisca a cosa alludo), davvero troppo esagerato anche per gli standard fin lì tenuti dal lungometraggio, tuttavia…averne di prodottini così sbaraZZini! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti ero pronto a spernacchiare le Sgabbiate (come le chiava Evit) invece a sorpresa ho molto apprezzato il film, e più sparava idee assurde e ridicole e più mi piaceva, proprio perché almeno non ci si annoia mai. Purtroppo avviene l’esatto opposto con il terzo, Great White…

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  5. Giuseppe ha detto:

    A giudicare dal numero di film che scompaiono da Prime Video e dalla velocità con cui succede, forse è meglio cominciare a domandarsi quando scomparirà direttamente Prime Video.. il cui pubblico pagante, per la maggior parte, credo proprio tratti quest’ennesimo remake di “Yôjinbô” (in economica salsa pseudo-vichinga) con la stessa indifferenza riservata nei confronti dell’originale.
    Gente che magari è pure capace di pigliarti per il culo perché a casa tieni ancora orgogliosamente integra la tua collezione di “arcaici” DVD (“non li usa più nessuno”, tipica risposta superficiale di chi il cinema non se l’è mai filato di striscio su NESSUN tipo di supporto)… 😒

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Parole sante! Lo vedi subito quello che ha visto dieci film in vita sua: usa frasi del tipo “ma esistono ancora i DVD? Ormai è tutto in streaming”. Il bello è che lo dicevano pure prima della nascita delle piattaforme 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, ma loro erano già avanti, mica come noi 😀 In particolare, poi, mi han sempre fatto morire quelli che sostenevano di essere contro la pirateria solo per nascondere il fatto di essere dei totali incapaci nella ricerca e nel guado di torrenti (ammesso, e il più delle volte non concesso, che ne conoscessero almeno l’esistenza) 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I miei colleghi sono tutti contro la pirateria e sono tutti abbonati a una qualche piattaforma, poi però vengono da me a chiedere roba, perché quella serie l’hanno tolta dalla piattaforma, quell’altra sta sull’altra piattaforma, quel film è introvabile e via dicendo. Però poi alzano il ditino e sentenziano la crisi del cinema per colpa dei pirati 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, il ditino alzato con relativa inappellabile sentenza (a parole, SOLO a parole) è un classico che non tramonta mai 😂

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