Cinema marziale dallo psicologo (1973)

dalla rivista “Tempo” del 29 aprile 1973

Questa è la storia di un Paese in bilico tra rivoluzione sessuale, rivoluzione culturale, rivoluzione sociale e rivoluzione proletaria, un’Italia del 1973 in cui nessuno si aspettava che in un cinema di Roma proiettassero per la prima volta… mani cinesi piene di dita di violenza!

Disprezzato da tutti, tranne dal pubblico che ne ha decretato un successo fulminante, il cinema marziale in Italia è un fenomeno mai davvero raccontato: è il momento che il Zinefilo si rimbocchi le maniche e trasformi le sue mani… in mani che menano.


Cinema marziale dallo psicologo

Continuo a leggere lo speciale sul cinema marziale apparso sulla rivista “Tempo” del 29 aprile 1973, che fra un atto terroristico e una strage trovava il tempo di demonizzare dei filmetti cinesi marziali che riempivano le sale italiane.

L’articolo viene presentato con le firme di tre giornalisti, Ermanno Libenzi, Morando Morandini e Franco Paoli, ed è diviso in tre parti: è plausibile supporre che ogni giornalista abbia curato una parte. Morandini firma la sua moralità, come abbiamo visto, Franco Paoli firma il suo breve sguardo su alcuni film in arrivo, mentre il terzo articolo non è firmato: che il terzo giornalista, Libenzi, si vergognasse troppo di ciò che aveva scritto? Non me ne stupirei.

Il giornalismo italiano si preoccupa sempre che la violenza nelle opere di intrattenimento possa spingere il pubblico a pericolose emulazioni, ma questa preoccupazione guarda caso non ha mai colpito le opere in cui si beve, si fuma, si gioca d’azzardo, si trattano le donne come schiave, si ruba, si truffa, si picchia e si uccide per vendetta: queste sono tutte cose buone e giuste, che ad imitarle si fa solo che bene. Se un cinese salta per due metri, gridando come una capra, allora il giornalismo italiano trema al pensiero che subito dopo le strade si riempiano di italiani che saltano per due metri, gridando come capre.

Da chi si va quando si ha paura di un comportamento negativo? Da chi studia il comportamento umano: «Cosa dice lo psicologo?» recita il titolo dell’ultima parte del citato articolo.

«L’ondata cinese è già oggetto di esami e di analisi da parte degli studiosi. Abbiamo voluto il parere di uno di questi: ecco dunque l’intervista con Luigi Pagliarani, psicologo sociale, direttore del “Centro Individuo-società”.»

Me li immagino i congressi internazionali di psicoanalisi, a discettare sulla chenupliaphobia: l’essere terrorizzati dall’urlo di Chen!

La chenupliaphobia provoca seri mal di pancia…

La domanda del giornalista (che, lo ripeto, non si firma), è già poco oggettiva: «Come si spiega, a suo parere, il grande successo che gli spettacoli di violenza e di sadismo hanno attualmente?» Parte infatti dal presupposto che il cinema marziale mostri violenza e sadismo, il che non solo è falso ma indica anche quanto i giornalisti del 1973 non avessero visto i film che stavano demonizzando: al massimo avevano visto il più famoso, Cinque dita di violenza, con i suoi cinque secondi di sangue, o più probabilmente si basavano sulla violenza falsamente promessa dai cartelloni pubblicitari. Che erano italiani, non cinesi.

«I pornografi, per difendersi dalle accuse che vengono loro mosse. ribattono affermando che i loro censori sono dei moralisti, degli inibiti, dei parrucconi, incapaci di vedere, nell’erotismo, i valori positivi di riconquista della spontaneità. In realtà noi sappiamo che certe pubblicazioni e certi spettacoli sono pura e semplice pornografia, realizzata a scopo di lucro sulle inibizioni della gente. Se queste inibizioni non esistessero, nessuno si sognerebbe di arricchire i pornografi. La stessa cosa avviene per quanto riguarda gli spettacoli violenti. In nome della spregiudicatezza e del coraggio di rappresentare la realtà della violenza così com’è, si sfrutta un’analoga inibizione: l’inibizione della propria aggressività. Questa potrebbe cominciare a essere una spiegazione del successo di certi film».

La risposta di Pagliarani è lucida e condivisibile, anche se ovviamente non sta parlando del cinema marziale ma di generici spettacoli di violenza, per ricordare una volta ancora quanto i critici dell’epoca discutessero di argomenti che ignoravano, nella storica tradizione del giornalismo italiano.

Segue una interessante discettazione sul rapporto con l’aggressività – che, ci spiega Pagliarani, viene dal latino adgredior che significa “crescere”, quindi un processo naturale e anzi indispensabile di ogni essere umano – e sul fatto che nel 1973 si ha un rapporto molto più disinibito nei confronti del sesso (il ’68 in fondo era ancora fresco) ma non della violenza. Giornalista e psicologo discutono amabilmente ma è chiaro che nessuno dei due abbia mai visto un film marziale, quindi… di cosa stanno parlando?

Ad un certo punto il giornalista prova la solita “mossa”, cioè il pericolo che gli “spettacoli di violenza” siano imitati da chi vi assiste. E a sorpresa Pagliarani ci dà un’informazione che nessun giornalista ha mai riportato: «sulla base delle ricerche fatte in diversi Paesi del mondo non si è arrivati a una risposta definitiva». Il giornalista si aspettava una filippica su quanto fossero pericolosi questi non meglio identificati “spettacoli di violenza” e invece è rimasto fregato.

«Da tutto quello che abbiamo detto si può concludere che gli spettacoli di violenza potrebbero essere utili, a patto però che fossero fatti con amore, intendo dire con amore verso il pubblico. Altrimenti si cade nel cattivo gusto: cattivo in senso estetico e cattivo nel senso affettivo, cioè che fa male. Un conto è che questo tipo di spettacolo sia concepito come servizio all’uomo, un conto è che sia una speculazione sull’uomo».

Così Pagliarani chiude il suo intervento, senza aver idea di cosa siano i film marziali che hanno fatto nascere quel suo intervento.

L.

– Ultimi post marziali:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Arti Marziali e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Cinema marziale dallo psicologo (1973)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Giornalista e psicologo che discettano amabilmente su un argomento che non conoscono…mi pare che un analogo “schema” si ripeta molto spesso nell’epoca odierna (negli ultimi tempi poi…) su svariati argomenti! 😦 🙂

    "Mi piace"

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ incredibile la velocità con cui i giornalisti consultano gli psicologi al primo accenno di un qualsiasi fenomeno culturale che ovviamente non capiscono, dato che non si informano, e che ovviamente disprezzano, visto che ogni novità è mal vista dal potere costituito che paga loro lo stipendio. Poi però appena i loro datori di lavoro cominciano a fare soldi con quella novità, PUF, per magia scompaiono gli psicologi e ai giornalisti parte la lingua più veloce del West 😀
      In quell’aprile siamo ancora in fase psicologi, poi a luglio muore Bruce Lee e tutto d’un tratto è un gran maestro e ci manca tanto…
      So’ giornalisti, tocca ave’ pazienza 😛

      Piace a 1 persona

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sottoscrivo in pieno la tua analisi, come di consueto, impeccabile e arguta! 🙂

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Discettare amabilmente di argomenti che NON si conoscono è un qualcosa dalle radici antiche, come dimostra la dissertazione del sopra citato psicologo intento a parlare di… di… già, di cosa, visto che il cinema marziale nelle sue conoscenze non è assolutamente contemplato? Come del resto non lo è nemmeno in quelle dell’inesperto penniven… ehm, giornalista, volevo dire giornalista 😛

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non a caso il giornalista non si è firmato, in un rigurgito di amor proprio 😛

        "Mi piace"

      • Conte Gracula ha detto:

        Beh, non credere, a volte ci si attacca pure tra parenti. Faccio un esempio: Mediaset, a fine anni novanta, trasmise un cartone giapponese tratto da un fumetto, intitolato Rayearth. La storia: tre ragazzine del liceo vengono evocate in un altro mondo e ricevono dei poteri magici per salvare una principessa e devono farlo combattendo all’arma bianca e/o su robottoni senzienti magici.
        Su TV sorrisi e canzoni, una psicologa criticò il cartone in un breve editoriale e accennò di a ragazzine armate di fallici spadoni 😂

        Comunque, interessante vedere che il giornalismo brutto stile Iene esiste da molto tempo: fai il bravo esperto e di ahm, che arriva il trenino con la risposta buona buona 😅

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dubito che Rayearth fosse un successo multimilionario internazionale tale da preoccuparsi dei giudizi degli psicologi a comando. Quando è uscito Titanic chiesero a una psicologa di spiegare il successo di Di Caprio fra le giovani e disse che piaceva perché non era sessualmente aggressivo: ogni scusa è buona per chiamare gli psicologi 😀
        Curioso che quando è esploso Tarantino nessuno psicologo abbia avuto nulla da dire sulla violenza. O meglio, nel 1992 c’erano ancora voci discordanti che criticarono pesantamente quei film («Barbarie incipiente» li chiamavano, con mio grande piacere concorde) poi si è visto quanti soldi tiravano su e allora Q è diventato Maestro di Cinema ineffabile, che come Dio se ne può parlare solo per dirne bene. E gli psicologi? E i critici che parlavano di “barbarie incipiente”? E i detrattori? Li potevi trovare tutti sul carro del vincitore 😀

        Piace a 1 persona

  2. Il+Moro ha detto:

    Queste crociate contro la moda del momento hanno sempre successo presso un certo tipo di giornalismo…

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Cinema marziale fascista (1973) | Il Zinefilo

  4. Pingback: [Death Wish] La giustizia privata di un cittadino onesto (1974) | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.