Se una notte un personaggio (3)

Continua la settimana dedicata al gioco letterario attraverso i media, dove Vasquez ed io ci alterneremo a raccontare cosa succede quando un personaggio interagisce con il proprio autore, e magari poi… comincia a prendere vita.
L.


Se una notte d’inverno un personaggio
(parte terza)


Camilleri e Stephen King

di Vasquez

Sulle discussioni tra l’autore e i suoi personaggi Andrea Camilleri ci scrive su un racconto, non di certo memorabile, ma comunque curioso, contenuto nella raccolta Gli arancini di Montalbano.

La raccolta si compone di venti storie, compresa quella che le dà il titolo, con le classiche inchieste del commissario, quasi tutte trasposte in TV (ad esempio Il gatto e il cardellino), un’indagine per Catarella (Catarella risolve un caso), un racconto epistolare (Salvo amato…Livia mia…), tutte assolutamente nello stile e nella lingua dell’affabulatore siciliano.
Fino ad arrivare a Montalbano si rifiuta.

“Sì ma…io ho messo Matthew McConaughey in un ipercubo! vorrà pur dire qualcosa, no?”

Durante un interrogatorio, l’irreprensibile Fazio non si comporta come al solito. Il vice-commissario Augello fa di peggio, per strappare la confessione a un sospettato, tanto che Montalbano lo apostrofa: «Mimì, sei nisciùto pazzo?»
Rimuginando su come redarguire i suoi uomini il giorno dopo, Montalbano chiude la sua giornata, e mentre va casa si imbatte in un’aggressione con rapimento: due uomini contro una donna. Riesce a seguirli fino ad una casa in collina che aveva sempre creduto disabitata. Entra di soppiatto, e trova i due completamente presi dal loro macabro banchetto: lavorando di fino col coltello si dividono brani di polpacci e i bulbi oculari della ragazza…

Con la vista annebbiata dalla rabbia, il commissario si dirige alla sua auto nel cui cofano tiene sempre una tanica di benzina, intenzionato a dare fuoco a tutto.
Poi ci ripensa, e usando una tessera telefonica raggiunge una cabina e compone un numero…

“Salvo, dici che lo possiamo chiamare macàri noi?”

Gli risponde un uomo anziano intento a battere sulla macchina da scrivere, in una tarda nottata romana, a cui chiede spiegazioni:

MONTALBANO: «Montalbano sono. Che fai?»

CAMILLERI: «Non lo sai che faccio? Sto scrivendo il racconto di cui tu sei protagonista. […] Perché mi hai telefonato?»

MONTALBANO: «Perché non mi piace questo racconto. Non voglio entrarci, non è cosa mia […]»

CAMILLERI: «Salvo, sono d’accordo con te.»

MONTALBANO: «E allora perché la scrivi?»

CAMILLERI: «Figlio mio, cerca di capirmi. Certuni scrivono che io sono un buonista, uno che conta storie mielate e rassicuranti; certaltri dicono invece che il successo che ho grazie a te non mi ha fatto bene, che sono diventato ripetitivo, con l’occhio solo ai diritti s’autore… Sostengono che sono uno scrittore facile, macari se poi s’addannano a capire come scrivo. Sto cercando d’aggiornarmi, Salvo. Tanticchia di sangue sulla carta non fa male a nessuno. Che fai vuoi metterti a sottilizzare?»

“Va be’ Salvo, c’ho provato, dai…”

Anche se il racconto s’intitola Montalbano si rifiuta, a me sembra piuttosto che a rifiutarsi qui sia l’autore, stanco del suo personaggio che vuole invece semplicemente continuare ad essere fedele a se stesso. Ma tenendo presente tutte le altre storie di Montalbano che Camilleri ha tirato fuori da allora, direi che alla fine in ogni caso ad averla avuta vinta è stato Montalbano. E questa storia rimane una prova, semmai ce ne fosse stato bisogno, della grande autoironia del Maestro.

«Vai allora. Ci sono altri mondi oltre a questo.»

Un altro autore che si è inserito nella sua opera è Stephen King, che non si è accontentato di un suo scritto qualsiasi, scegliendo per questa operazione la sua opus magnum: la saga della Torre Nera.

Non è facile per me parlare di questa saga rimanendo obiettiva. L’ho amata come fosse stata una persona, gli anni bui fino al quel gennaio 1998 quando vidi finalmente nella vetrina della libreria la copertina de La sfera del buio li ho trascorsi portando con me i primi tre libri della saga ovunque andassi, e il mio preferito era Terre desolate che si concludeva con il “RE” di tutti i cliffhanger.

Prima edizione italiana de Il Miglio Verde, pubblicato in 6 puntate con periodicità mensile
da aprile a settembre 1996: io ero in prima fila in edicola tutti i mesi

Non sono stata la sola a soffrire per il ritardo di questa pubblicazione. Lo stesso King nella prefazione alla prima parte de Il miglio verde, Le due bambine scomparse, racconta:

«[…] ci arrivano ogni settimana decine di lettere rabbiose con la richiesta del prossimo romanzo della serie della Torre Nera […]. In una busta c’era una Polaroid di un orsacchiotto di peluche in catene con un messaggio composto con ritagli da titoli di giornali e copertine di riviste: FAI PUBBLICARE IMMEDIATAMENTE IL PROSSIMO LIBRO DELLA TORRE NERA O L’ORSO MUORE.»

Il ritardo nella stesura del seguito di Terre desolate, ha fatto diventare l’attesa della conclusione della saga un vero thriller, più terrorizzante di tutti i libri di zio Stevie messi insieme.

Il 19 giugno 1999 un minivan travolge Stephen King durante la sua sgambata quotidiana per digerire. La notizia è dappertutto. Lo scrittore è ricoverato in condizioni critiche. Non si sa se ce la farà.

Viene generalmente definita come una saga western-fantasy, ma la magia vi è presente solo in minima parte, e per me è sempre stata una saga di fantascienza-western, una storia post-apocalittica alla Mad Max, o anche Hardware se vogliamo, e forse anche un po’ di Dimensione Alfa: tutto va in malora, i Grandi Antichi non fecero il mondo, lo rifecero usando la tecnologia al posto della magia, ma le batterie si vanno esaurendo, ci sono i robot, di cui alcuni veramente fuori di testa, personaggi con poteri ESP, mondi paralleli, epicità come non ne avevo mai incontrata, cazzutaggine fuori scala, e la Torre, perno di tutti i mondi.

Un esempio dei robot
che si possono incontrare sulla via per la Torre

Roland Deschain di Gilead, protagonista assoluto della saga, incontra Stephen King di Bridgton una prima volta nel 1977 ne La canzone di Susannah sesto libro della saga, insieme a Eddie Dean di New York, che si fa qualche domanda:

«Dio abitava in Kansas Road, a Bridgton, nel Maine? Sarebbe dovuta essere un’ipotesi folle, ma non era così.
Non folgorarmi, pensò Eddie e svoltò a ovest. Devo tornare dalla mia amata, perciò, ti prego, non mi schiattare con un fulmine, chiunque o qualunque cosa tu sia.
“Cazzo che fifa”, mormorò.»

“I robot del mio Interstellar sono molto più belli!”

Poco più avanti assistiamo all’incontro, sempre attraverso gli occhi di Eddie:

«Portava occhiali con grosse lenti inserite in un’austera montatura nera. […] Era alto e pallidissimo come Roland. Eddie notò senza autentica sorpresa che Stephen King “somigliava” a Roland. Data la differenza d’età non li si sarebbe mai potuti scambiare per gemelli, ma padre e figlio? Sì. Facilmente.
Roland si toccò tre volte la base della gola, poi scosse la testa. Non fu abbastanza. Non funzionò. Affascinato e con una punta di orrore, Eddie guardò il pistolero inginocchiarsi tra i vivaci giocattoli di plastica e posarsi la mano chiusa contro la fronte.
Hile, tessitore di storie”, salutò. “Viene a te Roland Deschain della Gilead che fu e con lui Eddie Dean di New York. Vorrai aprirti per noi, se noi ci apriremo per te?”»

Christopher adesso basta! Non c’e bisogno che minacci di strangolarci,
lo sappiamo tutti che il Protagonista ce l’hai solo tu!

Fortunatamente per lui e per noi, grazie alla sua pellaccia, King scampa a quel terribile incidente – non senza conseguenze, tra cui dolorose sedute di fisioterapia – e non solo riesce a finire la sua opera più imponente, ma trova il modo di inserire l’incidente, tal quale come è avvenuto, nell’ultimo libro della saga: La Torre Nera (2004). Descrivendo anche, grazie alla sua incredibile immaginazione («Così fervida!»), quello che succede all’interno del furgoncino che l’ha investito, e non riesco a immaginare che razza di catarsi dev’essere stata per l’autore.

Nel secondo – e ultimo – incontro tra l’autore e i suoi personaggi, che molti di noi lettori conoscono da almeno 15 anni, Roland è accompagnato da Jake, il ragazzo, colui che lo chiama padre.
Il Re, con la sua solita maestria non ci risparmia nessun particolare:

«No, Jake!» urlò Roland. Vide tutto con terrificante chiarezza. Il ragazzo afferrò lo scrittore per la vita un attimo prima che il veicolo blu – non era né un camion né un’automobile, bensì una specie di incrocio tra i due – piombava su di loro in un boato di musica distorta.
Jake ruotò King verso sinistra, facendogli scudo con il proprio corpo, e fu così che il veicolo colpì il ragazzo. Dietro il pistolero, che ora era in ginocchio con le mani rosse di sangue calcate nella terra, la donna del negozio gridò.
«NO, JAKE!» tuonò di nuovo Roland, ma era troppo tardi. Il ragazzo che per lui era un figlio scomparve sotto il veicolo blu. Il pistolero vide alzarsi una piccola mano – non l’avrebbe mai dimenticato – poi sparì anche quella.»

Se le ferite di King sono gravi, quelle di Jake sono fatali, e non ci saranno più mondi per lui.

«Tutte le cose servono il vettore.»

Vien fatto di pensare che lo scrittore abbia volutamente sacrificato uno dei suoi personaggi più amati per avere salva la vita. E sembra quasi che la medesima considerazione sia venuta in mente allo stesso King, tanto che quello che scrive nella sua nota finale al libro conclusivo della saga ha il tono di una giustificazione. Ci parla della sua presenza del libro come un male necessario, visto che molti dei suoi romanzi fanno riferimento al mondo e alla storia di Roland:

«La mia idea era di usare le storie della Torre Nera come una sorta di ricapitolazione, un modo per riunificare quante più possibile delle mie storie precedenti sotto la volta della stessa über-storia. Non l’ho mai inteso come un atto di presunzione (e spero che non lo sia), ma solo un modo per mostrare come la vita influenzi l’arte (e viceversa).»

E comunque, ribadisce zio Stevie, non è che s’inventi queste cose: lui scrive solo ciò che vede.

(continua)


Ringrazio Vasquez per la sua disponibilità e per la sua indagine.
L.

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21 risposte a Se una notte un personaggio (3)

  1. Cassidy ha detto:

    Dietro alla mia copia del romanzo la frase ad effetto era: Roland ed Eddie vanno al creatore. Aggiungono nel vero senso della parola, grazie sapevo che zio Stevie e la Torre Nera sarebbero arrivati. Invece trovo ancora più divertente la critica di Camilleri, un vero spasso 😉 Cheers

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    • Vasquez ha detto:

      Grazie a te 😊
      Quella frase è anche dietro la mia copia de “La canzone di Susannah”. Non so se c’è ancora, nelle nuove edizioni.
      Camilleri era fantastico, i suoi duetti con Fiorello ancora oggi li trovo memorabili.

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  2. Il+Moro ha detto:

    Spassoso il racconto di Camilleri.
    Per quanto riguarda La Torre Nera, tutto il rispetto per le opinioni altrui, ma io l’ho letteralmente detestata dal quarto libro in avanti. I primi tre bellissimi, tra i migliori di King, fino alla parte di Blaine il Mono, poi caduta libera.
    Tutti i libri più moderni di King soffrono di questo problema: probabilmente non c’è più nessun editor che osa dirgli che quello che scrive andrebbe un po’ tagliato, perché usa centinaia di parole per concetti e situazioni per cui ne basterebbe una decina. Il libro occupato quasi interamente da un unico, lunghissimo e noiosissimo flashback è il peggiore. Noia, noia infinita, concetti intriganti annegati in fiumi di parole.
    E il modo in cui maltratta i cattivi, personaggi che venivano caricati tantissimo nei libri precedenti e che poi si scoprivano essere dei deficenti completi. Il terribile “Mago Walter” si è fatto fregare in un modo così stupido che non ci si può credere. L’ancor più terribile Re Rosso è un vecchio rimbecillito che lancia mortaretti da un balcone. Il bimbo-ragno nemmeno mi ricordo più che fine ha fatto, e ho finito la saga non più di due mesi fa!
    Alla fine del quarto libro ho immaginato il finale della saga, pensando “se finisce come penso, lancio via il libro perché una baggianata così me la aspetto da un autore esordiente al primo romanzo. Ma finirà così, ne sono sicuro. Lo sappiamo che King i finali non sa scriverli.”
    E infatti è finito esattamente così.
    L’inserimento di sé stesso come personaggio è forse la parte più interessante di tutta la seconda metà della saga.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non conosco la saga, non l’ho mai voluta leggere neanche quando veneravo King, ma “Mago Walter”… davvero si chiama così? Sembra un intrattenitore da teatrini di provincia 😀

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    • Vasquez ha detto:

      Per quanto io concordi con gran parte di quello che dici Moro: certe lungaggini di troppo, alcuni personaggi mal costruiti (e i cattivi sono i peggiori: sul Re Rosso e il bimbo-ragno sono totalmente d’accordo!) non riesco a voler male in alcun modo a questa saga, il cui finale è esattamente quello che doveva essere, non riesco ad immaginarne altri.
      Anche ne “La sfera del buio”, con tutto quel lungo flashback, ci sono delle scene che da sole valgono la lettura, ad esempio quando Cuthbert tiene in scacco uno dei più duri Cacciatori della Bara semplicemente con una fionda. E solo per difendere un poveraccio. Non si può gustarsi quella scena (“Ad Hambry se ne parlò per anni; tre decenni dopo la caduta di Gilead e la fine dell’Affiliazione, se ne parlava ancora”) se prima non si è entrati adeguatamente in quel mondo. E solo zio Steve ti ci può portare.
      Non so, sarà come ho detto che non sono obiettiva su Roland e il suo mondo, sarà che comunque la prosa del Re è perfettamente nelle mie corde e mi scorre fluida (al contrario ad esempio di quella di VanderMeer, per cui ho fatto una fatica immane a rimanere sui binari), ma io non ho ravvisato noia.
      Il peggiore della saga per me è forse proprio “La canzone di Susannah” dove a parte la trovata di meta-narrativa, il resto è molto raffazzonato.
      E però sì, decisamente sarebbe ora che King trovi un editor che lo indirizzi perché ormai siamo lontani anni luce anche da “La canzone di Susannah”.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Indagine interessantissima, ottimo nuovo capitolo di questa serie di post a tema!
    All’inizio pensavo di fiondarmi sulla parte relativa a King poi invece sono stato rapito anche da quella su Camilleri, definirei ironica/arguta la citazione italiana, ai limiti del geniale quella del re dell’horror. In ogni caso accomunerei i due, anzi i tre (ci metto l’autrice Vasquez dentro) con un bene, bravi…tris! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Penso che Vasquez in astinenza da nuovo romanzo della Torre Nera sarebbe stata un serio pericolo per King, se lui fosse stato un autore abitante in Italia 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Guarda Lucius, dopo l’esperienza con la Torre Nera non inizio nessuna saga se non è terminata almeno da due anni. Almeno.
        La vita è troppo breve per soffrire così 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ottimo precetto che sposo in pieno. Solo che poi mi faccio fregare. Per esempio a novembre ero incuriosito dalla serie “Dexter: New Blood”: va be’, non ho mai visto Dexter negli ultimi vent’anni, ho visto tipo una stagione e mezza e ho mollato, vedo la prima puntata solo per curiosità. E ho sbagliato, perché ora sono inchiodato con una serie che mi sta piacendo un sacco ma… tocca aspettare una puntata a settimana, manco fossimo negli anni Novanta!! 😦

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      • Vasquez ha detto:

        Grande “Dexter”! L’ho adorato!
        E non ho il coraggio di affrontare “New Blood”…
        Sei tornato indietro nel tempo senza DeLorean 🤣

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    • Vasquez ha detto:

      Grazie Willy, davvero troppo buono 😊
      Camilleri era un grande non si discute, e King è un pezzo di cuore. Essere anche solo affiancata a questi due giganti è un onore che non so se mi sono guadagnata fino in fondo.
      Però di sicuro l’Etrusco non sfigurerebbe, in mezzo al Magnifico Duo 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, a infilarmi a casa loro per rubare manoscritti inediti da recensire 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Allora vi metto entrambi nel mezzo ai magnifici due e io mi godo lo spettacolo di un quartetto che regala emozioni intense per chi si sintonizza sulle pagine zinefile! 🙂 🙂 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Te lo sei guadagnata quest’onore, lasciatelo dire, te lo sei guadagnata 😉
        E lasciati dire un’altra cosa: per me, prima ancora di vincere con tutto il resto, avevi già vinto quanto hai citato il mitico -e ormai dimenticato dai più, temo- universo parallelo di “Dimensione Alfa”, con quelli sfortunati degli Sterling nel mirino del “faccia da bastardo” Jonathan Banks/Nuveen Kroll (per non parlare dell’episodio con il compianto Mark Lenard, impersonante un durissimo ufficiale comandante che collezionava le mani dei nemici sconfitti)… chissà che poi non siano riusciti a raggiungerla anche loro, la Torre Nera 👍

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      • Vasquez ha detto:

        Ti ringrazio Giuseppe, gentilissimo 😊

        Ecco appunto, a proposito di serie non concluse! Una manciata di episodi di “Dimensione Alfa” che costruiscono un mondo di cui ancora adesso voglio sapere di più, e non riescono a mettere su almeno una puntata conclusiva/consolatoria che ci dica che gli Sterling stanno bene, anche se magari non sono tornati a casa…
        Quello che non si fa fare Jonathan Banks in “Dimensione Alfa”! Lo vediamo con una parrucca bionda, in vendita come “un manzo” qualunque… riuscendo a rimanere comunque minaccioso e terribile…
        In epoca di remake è strano che a nessuno sia venuta in mente questa serie, ma forse è meglio così 😉

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  4. Sam Simon ha detto:

    Bellissima anche questa puntata e mi fa morire dal ridere Nolan che interviene sostenendo che anche quello che fa lui è profondo e complicato (no). X–D

    Ma insomma… Sto finale della Torre Nera ti è piaciuto o no? È valsa la pena aspettare tanto tempo?

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    • Vasquez ha detto:

      Sam Simon, parliamo di meta-narrativa, di autori un po’ pazzi e di personaggi consapevoli di essere personaggi…perché tu ora mi chiedi della Torre Nera? E va bene, per la nostra comune passione per X-Files ti risponderò, cercando di essere breve, datosi che io passerei ore a parlare della Torre Nera 😛
      Ho fatto nottata con ogni nuovo capitolo della saga, col fiato sospeso, trovando tutti i collegamenti che rivendica l’autore con le altre sue storie – “Le notti di Salem”, “Insomnia”, “Uomini bassi in soprabito giallo”, “Tutto è fatidico” (piccolo grande racconto che sta in piedi anche al di fuori della saga), “IT”… – e dopo tutto ciò, nonostante gli alti e i bassi nella narrazione, mi sento di poter affermare che sì, ho chiuso l’ultima pagina con soddisfazione e una punta di rimpianto.
      Soddisfazione perché ripeto, il finale è l’unico possibile, se ce ne sono altri io non so immaginarli.
      Rimpianto, come sempre, per la fine della storia. I libri ce li ho lì e posso sempre rileggerli (e ogni tanto lo faccio), ma il senso di meraviglia nell’aprire un libro con una nuova avventura di Roland è andato per sempre.

      Sto bypassando tutte le tue recensioni dei libri di Pratchett perché mi hanno sempre attirato e vorrei cominciare senza farmi influenzare. È una saga conclusa, giusto? 😛

      Nolan, Nolan…che si deve fare con lui? Mi pare di averlo già detto da qualche parte: mi sto conservando un jolly su di lui e non vedo l’ora di riuscire a calarlo, così vediamo se poi abbassa un po’ la cresta 😜

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      • Sam Simon ha detto:

        Ahahah! Non vedo l’ora di vedere il jolly su Nolan! X–D

        Bello il tuo amore per la Torre nera! Io non ho letto nessuno dei libri della saga, ma ho amici che ricordo strapparsi i capelli per l’ultimo libro, per questo ho fatto la domanda, non volevo scatenare le ire di Vasquez che possono aver conseguenze tremende (come ben sanno tanti xenomorfi uccisi senza pietà).

        E su Pratchett… ecco, anche il mio è amore! Purtroppo la saga è finita, che tristezza, ma non so nemmeno se parlerei di vera e propria saga. I libri si possono leggere anche in ordine random, anche se personalmente non lo consiglio: è bello vedere i personaggi crescere mano a mano che si va avanti nella lettura (e ci sono vari cicli: streghe, guardie, Morte, maghi, Tiffany, Moist…)! Potrei parlarne per ore e ore… per questo ci scrivo su tanti post! :–D

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      • Vasquez ha detto:

        Nella mia lista delle opere da recuperare c’è scritto così:
        Mondo Disco di T. Pratchett (rif. Sam Simon).
        “Storia vera”! 😉

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      • Sam Simon ha detto:

        Sono onorato di essere considerato una fonte affidabile! :–)

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