Hollow Point (1996) L’anti “Cobra Kai” 4

Malgrado sin dalla seconda stagione io sappia che la serie “Cobra Kai” è una roba inguardabile, fra le peggiori mai scritte nella storia della TV, lo stesso finisco per divorarmi ogni stagione che esce, anche solo per poterne parlare male. Quest’anno, informato della sua uscita su Netflix grazie a Cassidy, l’orrore di una sceneggiatura delirante – in cui OGNI singolo personaggio è prima buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, poi buono, poi cattivo, e questo in OGNI singolo episodio! – l’unica consolazione è veder tornare un mito mancato del cinema marziale: Thomas Ian Griffith.

Dopo aver esordito come ricco cattivo in Karate Kid 3 (1989), l’attore men che trentenne – che veniva dalla soap opera “Destini” – si ritrova ad interpretare Rock Hudson in una biografia televisiva ma soprattutto ha l’occasione di sgranchirsi le gambe come protagonista marziale di Solo contro tutti (Excessive Force, 1993), con addirittura sua maestà Lance Henriksen nel cast.

Il film – di cui già ha parlato Willy l’Orbo – non dev’essere andato bene perché Griffith è scomparso dai radar marziali, dopo averci fatto sperare nella nascita di un nuovo eroe, e per un nuovo ruolo degno di nota bisogna aspettare i suoi canini in Vampires (1998) di John Carpenter.

Nella quarta stagione di “Cobra Kai” torna a interpretare il ruolo che l’ha lanciato al cinema, dimostrando peraltro di essere ancora in splendida forma: quante belle scene marziali ci siamo persi in questi trent’anni in cui l’attore non ha interpretato titoli di genere.

Finita la diarroica quarta stagione, dove si perde la saliva a forza di spernacchiare la ridicolaggine di ogni singola scena, avevo voglia di rispolverare qualcosa dell’attore, purtroppo ben poco distribuito in Italia. Visto che quel mitico primo film con cui l’ho conosciuto l’aveva già “coperto” Willy, ne ho stanato un altro di poco posteriore, prodotto dalla NU Image Films e diretto niente meno che da Sidney J. Furie. Scusate se è poco!

da “La Stampa” del 20 agosto 1996

A sorpresa scopro che questo film ha avuto addirittura l’onore di essere proiettato in sala, da quel 20 agosto 1996 in cui è apparso all’Eliseo Blu di Torino, con il titolo Impatto devastante. Hollow Point, distribuito da Eagle Pictures.
La stessa Eagle, insieme a BMG Video, lo porta nelle nostre videoteche – probabilmente lo stesso anno – con il titolo al contrario, Hollow Point. Impatto devastante.

Il 5 febbraio 1998 inizia la sua vita su Tele+1 (a pagamento) con il titolo Impatto devastante (strano non ricordi di averlo visto, all’epoca) e Rai2 lo trasmette nella prima serata di sabato 19 settembre 1998 con lo stesso titolo italiano.

Rarissimo titolo italiano

«Cara, ti ricordi quando ti ho detto che mio padre, signore della mafia russa, era morto? Be’, non era precisamente vero»: con un dialogo simile a questo si apre la vicenda, dove possiamo ammirare le grazie di Tia Carrere degli anni d’oro.

Mai visto Tia Carrere così sorridente

La grintosa attrice hawaiiana interpreta Diane, una sposina che sta per convolare a nozze con Ivan, figlio del più grande boss mafioso russo della città. Oh, l’amore è cieco, questo è vero, ma un’agente infiltrata dell’FBI ci vede benissimo.
Diane in mesi di duro lavoro è riuscita – non vogliamo sapere come – a conquistare il cuoricino mafioso di Ivan fino a deciderlo a farle la dichiarazione: ti pare che papà mafioso, il quale ha finto la propria morte per fregare la legge, non si mostrerà in chiesa durante la funzione?

Quante spose nascondono pistola e distintivo nella giarrettiera?

Sfilata la pistola dalla giarrettiera, Diane ha abbastanza sangue freddo da arrestare il boss mafioso in chiesa, ma certo che l’essere circondata da sgherri armati non aiuterà la situazione.
Il mafiosone scappa grazie all’aiuto di un tizio di passaggio, che però gli tira un brutto scherzo: è l’agente Max Parrish della DEA (Thomas Ian Griffith) e ha fatto tutto quel casino per arrestarlo lui, fregandolo alla collega dell’FBI.

La DEA è fatta così: si tirano scherzoni ai colleghi dell’FBI

Delusa e scornata dall’aver perso il mafiosone, dopo i mesi passati ad allisciarsi il figlio, Diane scopre che la mafia russa stranamente non dimentica, e ha ingaggiato un assassino per farla fuori: un killer spietato… con la faccia di Donald Sutherland!
Rimorchiata una donna agitandole davanti agli occhi dei dollaroni, Garrett (Sutherland) la uccide solo per poi scoprire che non era lei Diane: va be’, ha ucciso la persona sbagliata, che vuoi che sia? Imprevisti del mestiere…

La tecnica di rimorchio di Donald è discutibile… ma efficace!

Sapete chi invece se la prende parecchio per l’errore? Il super capo delle mafie unite, il super-capoccione che comanda tutti i potenti del posto, e lui ha la faccia di John Lithgow.
È lui che mette una taglia sull’assassino, perché nessuno può sbagliare sotto il suo comando. In realtà è un errore, perché ora che ha contro la mala l’assassino può decidere di diventare super-testimone per la polizia.

Un irresistibile ruolo da cattivissimo per Lithgow

In mezzo a questa situazione ingarbugliata, si aggirano Diane e Max, due nemici-amici, di forze dell’ordine concorrenti, entrambi intenzionati a incastrare i cattivi ma principalmente a rimanere vivi, visto che sembrano fare a gara per mettersi l’un l’altro in situazioni pericolose.

E fàttela ’na risata, Tia: gli anni Novanta volano via in fretta!

Lo dico subito, la sceneggiatura non è quella delle grandi occasioni, avere tanti personaggi e una trama intricata avrebbe avuto bisogno di qualcuno che sapesse poi scrivere bene i dialoghi e le situazioni, il che purtroppo non è stato.
Griffith e Carrere sono deliziosi, all’apice della loro gagliarderia ma sono lasciati soli a gestire interamente la vicenda e non sono scritti così bene da riuscirci. Però lo stesso fanno i mattacchioni e si tirano tiri mancini, e alla fin fine li si guarda con divertimento.

Che simpatici i colleghi, quasi quasi li meno!

Nei momenti migliori il film assomiglia (in peggio) al coevo Bounty Hunters (1996) con Michael Dudikoff, decisamente migliore. Perché in quest’ultimo l’avere due cacciatori di taglie rivali costretti a lavorare insieme, ma sempre pronti a fregarsi per incassare la taglia, ha senso: due tutori dell’ordine che siano così in competizione, fino a rischiarci la pelle, è decisamente più dura da accettare.
In tutto questo Sutherland ci sguazza in brodo di giuggiole: dubito che sul suo copione ci fosse anche solo la metà delle infinite chiacchiere che spara ogni volta che è inquadrato. Credo che le facce disarmate dei due attori protagonisti non siano una finzione: probabilmente erano stufi di stare sul set con un mattatore naturale come Sutherland.

Ti ho mai raccontato quando cantavo Side by Side con Elliot Gould?

Questo film sicuramente lo possiamo annoverare in quel genere che Cassidy chiama giustamente “Strambi sbirri“, cioè poliziotti così diversi che a metterli insieme si ottengono tante scintille, ma certo avere attori di quella levatura e non avere una sceneggiatura adeguata è un difetto abbastanza forte in questo caso.

Purtroppo Griffith dà giusto un paio di calci, ormai aveva già abbandonato la carriera marziale, ma lo stesso ci tiene a far vedere che è in splendida forma, come sarà ancora nel 2021 di “Cobra Kai”: anche perché in quella serie è l’unico che abbia vere conoscenze marziali!

L.

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10 risposte a Hollow Point (1996) L’anti “Cobra Kai” 4

  1. Evit ha detto:

    Ammazza che cast in questo film mai sentito nominare! Quasi mi incuriosisce giusto per Sutherland che sutherlandeggia

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dei dieci milioni film interpretati da Donald non sempre si ritrovano le tracce, è facile che sbuchi fuori qualcosa di poco distribuito, e sì che questo ho visto che è stato replicato diverse in TV, nella seconda metà dei Novanta, ma proprio non l’ho mai beccato.

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      • Giuseppe ha detto:

        Invece (come già ti dissi ai tempi della recensione di Willy su “Solo contro tutti”) l’ho beccato io e, se la memoria non mi tradisce, anche dopo la seconda metà dei Novanta 😉
        Nonostante in ben più di un punto sembri non saper decidere se continuare ad essere un action/thriller o scivolare nel comico demenziale (con dei protagonisti principali che fortunatamente sanno stare al gioco, come la sfavillante coppia Griffith/Carrere quando “collauda” i giubbotti antiproiettile, per dirne una), “Hollow point” si lascia guardare senza particolari problemi, ulteriormente nobilitato dalla presenza di Sutherland e Lithgow (non esattamente gli ultimi arrivati)… 👍

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  2. Cassidy ha detto:

    Purtroppo la carriera di Griffith non è andata nella direzione giusta ed ora deve fare il pupazzo un Cobra Kai, ti devo ringraziare per le tante citazioni e per un film di “Strambi Sbirri” con tutte le facce giuste, Tua Carrere al suo meglio Donald con il suo sorriso da stregato e il migliore, John Lithgow. Ogni film migliora con Lithgow, migliora due volte quando fa il cattivo 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Lithgow ha la particolarità che quando fa il cattivo mette una paura che brucia l’intero cast, quindi qui viene un po’ smorzato facendogli fare un po’ il boss sopra le righe, altrimenti con quegli occhi gelerebbe il sangue degli spettatori 😀

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  3. Il Moro ha detto:

    La trama ingarbugliata mi fa venire quasi voglia di guardarlo. Quasi.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Quanta belleZZa in un solo film, sono in brodo di giuggiole!!! 🙂
    E che cast! E mi ci piazzi pure la citazione orba, per cui ti ringrazio!
    Quando scrivi queste recensioni aspiro a essere fortemente nei tuoi pensieri…e credo proprio di esserci! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai la Z ci unisce e quando entrano in scena certi Eroi della Z, tipo appunto Griffith, non possiamo che essere uniti nel desiderio di sghignazzare alla faccia sua 😀
      Piuttosto mi sorprende trovare tali attori di alto calibro in un filmetto chiaramente di bassa lega e per di più a fare da spalle a due come Griffith e Carrere: grandi misteri del cinema…

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