[Death Wish] Billy Jack (1971)

Quando ho iniziato il ciclo Death Wish, all’amico Sam Simon ho scritto nei commenti che il genere “punitore” discende direttamente dal western quindi è principalmente bianco: questa informazione, trovata leggendo recensioni e interviste degli interessati, merita di essere approfondita.

Oggi però è venerdì, il giorno che da mesi dedico al cinema marziale delle origini, quindi ecco il domandone: esiste un film che faccia da anello di congiunzione tra il western e il giustiziere… ma che sia pure marziale delle origini? Sembra incredibile, ma c’è!

«Billy Jack è forse l’ultimo eroe dell’epopea del West», azzarda la recensione de “La Stampa” del 17 luglio 1971: temo che ben pochi spettatori italiani nel 1973, all’arrivo cioè dei primi film marziali di Hong Kong, ricordassero di aver visto un assurdo filmetto con protagonista – metà Rambo metà Remo Williams – che mena la gente a colpi di arti marziali.
Questa è l’incredibile storia di Billy Jack, il film che ha fatto scoprire alla Warner Bros che con le botte ci si poteva guadagnare soldi a palate.

da “La Stampa” del 18 novembre 1971

Chi come me ha seguito ed amato “Parks and Recreation” (2009-2015), la serie TV con la più alta percentuale di stelle del cinema lanciate nel firmamento (in pratica l’intero cast oggi è un nome famosissimo), ricorderà il rude, scorbutico e America Fuck Yeah Ron Swanson, entrato subito nell’immaginario americano e protagonista di diversi meme che potreste trovare in giro. I suoi baffoni, il suo atteggiamento da orso delle montagne e la sua passione per l’America “di una volta” ha reso famoso l’attore Nick Offerman, che da allora ci gioca molto su questa sua immagine da rude americano come non se ne fanno più.
A serie TV conclusa l’attore arriva in libreria con Gumption (2015), usando un termine che nel senso comune ha valore di “spavalderia, coraggio”, del tipo “avere le palle per dirlo”. Un saggio che mediante aneddoti personali racconta i grandi eroi della cultura americana, quelli tosti: un intero capitolo è dedicato a quanto l’attore adori il film Billy Jack.

«Tom Laughlin, riposi in pace, potreste conoscerlo meglio per il suo eroico alter ego Billy Jack. Se così non è, vi prego di gettare via questo libro e correre alla videoteca più vicina (se state leggendo negli anni Ottanta), o rivolgervi al Netflix o Amazon da cui vi servite in questi giorni per i film, e guardatevi Billy Jack, un film oggi forse poco noto ma che all’epoca (1971) è stato sia una rivoluzione che il film indipendente che ha guadagnato di più in assoluto, record che detiene ancora oggi.»

Non so se davvero questo minuscolo film semi-amatoriale – però distribuito nel mondo dalla potente Warner Bros – abbia davvero incassato così tanto, probabilmente l’incasso si deve al fatto che a occhio e croce sarà costato dieci dollari, quindi già al primo biglietto venduto ha iniziato a guadagnare.

L’8 luglio 1971 il film di T.C. Frank – pseudonimo di Laughlin, che oltre a fare lo sceneggiatore e l’attore protagonista magari credeva brutto figurare pure come regista – finisce sul banco della censura italiana, che per la prima volta vede un film con violenza di quel tipo: oggi per noi è roba che fa sorridere, ma all’epoca era qualcosa di totalmente inedito. Immediatamente la commissione presieduta dal sottosegretario Franco Evangelisti appone un bel “vietato ai minori di 18 anni”, che però fra un tira e molla alla fine scende a 14 anni, il 22 ottobre successivo.
Le beghe censorie non impediscono al film di apparire all’Embassy di Roma il 17 luglio 1971, dopo essere stato presentato al Festival di Taormina il 14 precedente. In quella occasione Adele Gallotti su “La Stampa” ci spiega che “Hapkido” non è un cocktail ma una «forma particolare di karaté dove si usano soprattutto i piedi nudi come armi micidiali».

L’incredibile film indipendente che ha anticipato un intero decennio

«Quando un poliziotto vìola la legge, allora non c’è più alcuna legge.»

Con questa frase ricca dello sdegno popolare, in un periodo in cui i giornali sono pieni di scandali che coinvolgono le forze dell’ordine, entra in scena Billy Jack, per fermare degli spietati cacciatori di cavalli selvaggi: pratica illegale che però ha l’avallo del corrotto sceriffo locale.

La più western delle pose per l’eroe che è venuto a chiudere il genere

Per noi, spettatori “moderni” cresciuti con le repliche televisive di quello che alcuni chiamano “western crepuscolare”, per noi cioè che abbiamo visto più storie a favore degli indiani che contro, Billy Jack non ha nulla di nuovo da dirci. Ma vorrei ricordare che parliamo del 1971, quando cioè tutti i grandi western “di cuore”, dove il protagonista empatizza con i pellerossa (non più bestie disumane ma nobili esponenti di un’altra cultura) sono ancora di là da venire.
Questo film coglie alla perfezione la nuova sensibilità che sta nascendo, grazie a titoli storici come Soldato blu (1970) o Piccolo grande uomo (1970): sono finiti gli anni Sessanta e il western non sarà più lo stesso. Come ben sapevano gli italiani che, come sempre, arrivano prima di tutti: Tex Willer non perdeva vignetta per spiegare che i pellerossa sono nostri fratelli… tanto che l’hanno eletto capo dei Navajo!

E Aquila della Notte… muto!

Dunque il mezzosangue Billy Jack avoca a sé la filosofia e lo sciamanesimo pellerossa, vive in una comunità di persone libere – leggi “figli dei fiori” – le quali come segno di protesta alzano il pugno al cielo. È chiaro come questo eroe sia di profonda rottura con il tipico protagonista di western classico.

Nelle storie ambientate nella Frontiera è normale che un tizio qualunque, privo di addestramento e di autorità, prenda il fucile e si faccia giustizia, visto che vive in lande dove l’istituzione ufficiale è pressoché assente. Il western dunque è un genere che sin dalla nascita prevede la figura del “giustiziere”, inteso come privato cittadino che si fa giustizia da solo. Ma Billy Jack è qualcosa che non fa parte del genere classico, bensì gli deriva dalla nuova ondata che sta crescendo.

Billy Jack è un mezzosangue ma soprattutto è un ex membro dei Berretti Verdi: è un militare addestrato nel Vietnam che tornando a casa… ha portato la guerra con sé. Vuole essere lasciato in pace, invece lo zelante sceriffo di un paesino lo stuzzica una volta di troppo e Billy Jack scatena una guerra che neanche ve la sognate.
Questo film esce nel maggio del 1971: il mese dopo David Morrell racconta di aver scritto la parola “fine” al suo Primo sangue, romanzo in seguito noto anche come Rambo, in libreria dall’anno successivo. Di sicuro lo scrittore non conosceva questo film, anche perché il suo romanzo l’aveva iniziato anni prima, ma è chiaro che tutti stiano remando seguendo la nuova corrente.

Un pre-Rambo in salsa western marziale!

Billy Jack dunque è figlio di Mack Bolan (ex militare scelto, quindi con nozioni di armi e combattimento, che torna dalla guerra per iniziarne una in casa), è fratello di Rambo (uno screzio da poco con lo sceriffo locale innesca una successione di eventi che porteranno all’intervento di ingenti forze), è un eroe western (la vicenda è contemporanea ma la Prescott, Arizona, del 1971 sembra uscita da un vecchio film con John Wayne!) ma porta giustizia senza essere autorizzato, quindi è un giustiziere “del giorno”, visto che si svolge tutto in ore diurne.
Infine, e qui sta la bomba, prima che entrino scena i fucili… ad essere protagonista sono i piedi dell’eroe, la vera incredibile novità di questo piccolo grande film.

Questo John Wayne mica lo faceva!

Come ripeto sempre, gli anni Sessanta sono pieni di quella novità che alcuni pronunciano karàte altri karatè, con film, fumetti e romanzi dove gli eroi d’azione almeno una volta usano una tecnica che, con molta fantasia, possiamo accostare ad un mischione di karate e judo, quindi da questo punto di vista Billy Jack non fa che salire sulle spalle dei giganti. O no?
Molti grandi attori di Hollywood si sono allenati con Bruce Lee, dimostrando di essere pessimi studenti: quel calcetto o pugnetto che ogni tanto sfoggiavano è roba assolutamente innocua. Tom Laughlin è di una bravura da applauso e si lancia in tecniche marziali assolutamente inedite, che nel mondo occidentale si vedranno solamente dal 1973 dell’invasione di Hong Kong. Quattro mesi prima che uscisse il mitico Sole rosso (1971) – dove la fusione tra Giappone e western americano nata in Italia diventa internazionale – Billy Jack anticipa che la vera esplosione marziale non arriverà dal Sol Levante, ma da Hong Kong.

Dal West con furore!

Intendiamoci, questo rimane un filmetto semi-amatoriale, girato male, scritto peggio e interpretato ancora peggio, semplicemente Tom Laughlin e la sua compagna di tutta la vita Delores Taylor si sono divertiti a scrivere, dirigere e interpretare un qualcosa che assomiglia a un film, chiamando attori improvvisati e sono abbastanza convinto che molte comparse fossero in realtà gente che non sapeva di essere ripresa. Accostare questo prodotto al cinema di Hong Kong, una delle più grandi cinematografie del mondo, è molto ardito, eppure…
Sebbene inquadrate tutte male, le scene in cui Laughlin esegue le sue tecniche di gambe sembrano anticipare tutto il cinema di Hong Kong: non mi stupirebbe scoprire che l’attore fosse riuscito a vedere qualche prodotto d’importazione, visto che proprio l’anno prima era nato il gongfupian, dove appunto si combatte a mani nude.

Riprese pessime ma tecniche tutte al bacio

Se nel finale di Billy Jack fosse arrivato il Trautman di turno allora avremmo potuto accusare David Morrell di plagio, visto che il suo romanzo con Rambo è in pratica la versione migliore e meglio scritta di questo filmetto, ma come abbiamo visto nessun autore legge gli altri, nessun regista è a conoscenza del lavoro degli altri. Tutto nasce per semplice coincidenza, ma guarda caso segue linee ben precise.

Mentre questo filmetto di Laughlin esce nei cinema, la United Artists commissiona un piccolo western a Michael Winner: se il film costerà poco, ci saranno più soldi per lui. Servirebbe una storia semplice in ambientazioni naturali e, di nuovo, tutto si ripete all’insaputa dei propri autori.
Nel maggio del 1972 esce Chato, con Charles Bronson nel ruolo di un mezzosangue che, per colpa di uno sceriffo locale, dà inizio a una successione di eventi che porta a una guerra che neanche ve la sognate. E lo fa con Rambo nelle librerie americane.

Chato (1972): la versione “di classe” di Billy Jack

I figli di Mack Bolan sono fatti così, sono tutti uguali ma nessuno dà mostra di conoscere l’altro.

L.

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11 risposte a [Death Wish] Billy Jack (1971)

  1. Il Moro ha detto:

    Sto ancora cercando di capire cosa cavolo sta succedendo nella foto con la didascalia “dal west con furore”,

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  2. Cassidy ha detto:

    Sono cresciuto sentendo sempre parlare di questo film per altro dalla locandina bellissima, quando ho avuto modo di vederlo si, un filmetto girato con due soldi anche maluccio (le inquadrature sono spesso sbagliate) però i combattimenti, mamma mia quelli erano avanti per l’epoca e di ottimo livello, poi ha dentro tanta di quella roba che mi piace, ben felice di trovare Billy Jack qui su questa pagine, è il suo posto 😉 Cheers

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  3. Sam Simon ha detto:

    Che chicca, hai trovato pure l’anello di congiunzione tra rubriche! :–)

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma questo post è un gioiellino! E pensare che, come potrai ben immaginare, alla parola western avevo storto il naso poi invece mi sono ritrovato in un mix entusiasmante di giustizieri, Rambo, film amatoriali ma “seminali” ed arti marziali! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Western, giustizieri e arti marziali in un’unica soluzione: che si può volere di più? Forse che attorno a un protagonista capace di sfoggiare delle ottime tecniche ci avessero imbastito pure un film vero, ma non si può avere tutto… meglio così, in fondo. Perché grazie al tuo post già so che, quando vedrò “Billy Jack”, dovrò concentrarmi sulla marzialità di Tom Laughlin e chiudere un occhio su tutto il resto 😉

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  6. Pingback: Death Wish 4. Il primo film (1974) | Il Zinefilo

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