La saga dei 3 Supermen (1968-1973)

È il 6 agosto del 1967 quando in due cinema di Roma (New York e Quattro Fontane, attivi ancora negli anni Novanta) appare un film stranissimo: I fantastici tre Supermen, che però il 3 agosto precedente ha ricevuto il visto della censura italiana con la grafia I fantastici 3 Supermen.

da “La Stampa” del 20 aprile 1979

Il 17 settembre successivo “La Stampa” grida «I 3 Supermen a Torino», raccontando l’arrivo del film nei cinema cittadini, pellicola accolta «da una folla plaudente». L’entusiasmo è dovuto al fatto che per pubblicizzare il film i tre attori protagonisti quel 17 settembre si sono messi a sfilare per le vie di Torino vestiti con i vistosi costumi di scena e a bordo di «tre FIAT 124 Sport Spider».

Insomma, il fenomeno è curioso ma sicuramente d’effetto.

Non mi sembra una cosa seria…

Il regista Frak Kramer (cioè Gianfranco Parolini, come già i giornali dell’epoca sottolineano) cavalca un fenomeno momentaneo ma che l’Italia ha sfruttato in pieno: le super-tutine.

Chissà, forse è stato il successo italiano del fumetto “Nembo Kid” (cioè Superman) che nel maggio del 1966 era arrivato a conclusione, forse è stato l’arrivo della serie TV “Batman” (novembre 1966) o della serie a fumetti regolare dell’uomo pipistrello (dicembre 1966); quale che sia il motivo, d’un tratto il cinema italiano comincia a presentare film avventurosi con supereroi “tutinati”, a partire proprio da quel dicembre 1966 con Superargo contro Diabolikus.

Noto una certa somiglianza di tutina…

L’esperimento è durato poco e non sembra essere stato molto prolifico: a parte casi come Argoman (1967) di Sergio Grieco, Flashman (1967) di Mino Loy e Superargo (1968) di Paolo Bianchini, a farla da padrone nelle sale italiane sono i film dei 3 Supermen, forse perché sono sbarazzini, salterini e non si prendono mai sul serio, come invece provano a fare gli altri.

Da almeno cinque anni volevo affrontare questo ciclo senza mai trovare l’occasione, ora finalmente è arrivata: perché i 3 Supermen saranno anche nati nella moda delle “super-tutine”, ma sono finiti ben presto in un’altra moda. Quella marziale delle origini, che sto raccontando in questo periodo.

Decisamente le supertutine meno serie di sempre

Per la Cinesecolo Frank Kramer (Gianfranco Parolini), Werner Hauff (Theo Maria Werner) e Marcello Coscia scrivono un film che trovo delirante ma a quanto pare all’epoca deve essere piaciuto, visto il numero di seguiti usciti nel corso dei decenni. Senza dare una sola singola parola di spiegazione i tre autori buttano in scena due ladri che eseguono i propri colpi con indosso delle tutine rosse alla Actarus.
Be’, in realtà è curioso: “Goldrake” è del 1975! Che il maestro Gô Nagai per la “divisa” del suo Actarus abbia copiato i costumi dei 3 Supermen italici!

Che l’eco dei nostri Supermen sia arrivato fino in Giappone?

I due ladri sono lo scaltro e sciupafemmine Tony (interpretato dal romano Luciano Stella che si faceva chiamare Tony Kendall) e l’acrobata Nick (Aldo Canti, romano pure lui, noto anche come Nick Jordan), che essendo muto passa ogni istante del film a fare stupidi versi da idiota: ma è muto o demente? Non è chiaro.
La forza dei due ladri acrobati risiede in gran parte nella tuta che indossano: creata da un misterioso scienziato, è immune da qualsiasi proiettile quindi una volta ricoperti da capo a piè i due ladri sono invincibili. Il tutto viene buttato là come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Sulle loro tracce c’è il montagnoso agente dell’FBI Brad McCallum, interpretato dallo statunitense Brad Harris che si mangia gli Schwarzenegger a colazione. In un periodo in cui vanno di moda i panzoni che si fingono muscolosi per i peplum, quel quintale di muscoli di Brad Harris salta davvero all’occhio.

Quale ragno radioattivo l’ha punto per ridurlo così???

L’agente MCallum stringe un patto con i due Supermen: se lo aiuteranno a risolvere un caso spinoso, che richiede le loro abilità, l’FBI chiuderà un occhio sulle rapine compiute dai due acrobati. È l’inizio di una imbarazzante collaborazione che, stupisce dirlo, è durata fino agli anni Ottanta.

È l’inizio di una super-amicizia fra super-tutine

Quello che segue è un film per bambini, con visi perennemente deturpati in espressioni da pagliacci ridenti (ma che c’hanno da ridere?), con i cattivi da fumetto che vogliono conquistare il mondo e tante acrobazie del tutto inutili ai fini della trama. Semplicemente avevano sotto mano un bravo cascatore di Cinecittà come Aldo Canti e l’hanno sfruttato fino allo sfinimento: temo che neanche al Circo Togni facessero così tante capriole in aria.

Vista questa scena, visto l’intero film

Dopo tanti anni a pregustare un ciclo dedicato ai 3 Supermen scopro con raccapriccio che trovo assolutamente insopportabili i loro film, non solo bambineschi ma anche di gusto discutibile: se non altro ho di molto rivalutato i film italiani coetanei di altri generi, decisamente più “artistici”.

La saga nasce chiaramente come parodia del genere spionesco di grande moda negli anni Sessanta, procedendo poi a irridere gli altri generi sviluppati dalla vispa cinematografia italiana dell’epoca. Sembra strano dirlo oggi, negli anni Duemila in cui l’Italia produce solo moscerie paracule da festival coi soldi di quei pochi che pagano le tasse, ma un tempo lontano è esistita una importante cinematografia italiana, che i 3 Supermen potevano sfottere con orgoglio.

L’anno successivo si rimane nel genere spionistico ma si sfrutta anche l’interesse per il Giappone che nell’Italia degli anni Sessanta era molto sentito: ecco dunque 3 Supermen a Tokio (1968), anche se la squadra è totalmente diversa.

Alla regia e alla co-sceneggiatura arriva Bitto Albertini e così anche i tre Spermen sono tutti diversi. L’agente FBI ora è il tenente Martin (lo spagnolo Jorge Martín), il ladro sciupafemmine diventa Willy (Willi Colombini) e nel ruolo del muto salterino Dick arriva l’ubiquo Sal Borgese, il caratterista romano presente in milioni di film.

I nuovi 3 Supermen, dalle facce decisamente poco convinte

La formula è la stessa, l’agente dell’FBI fa squadra coi due ladruncoli acrobati per risolvere un caso a suon di capriole e sberle, facendo le facce buffe e passando in rassegna ogni stereotipo dell’epoca.

Quante matte risate con gli stereotipi sui giapponesi

Indovinate cosa servono da mangiare al ristorante giapponese? Bravi, avete indovinato: cane arrosto. Esiste un film italiano pre-Duemila dove il menu sia diverso?
Per fortuna arrivano i guerrieri giapponesi vestiti da pagliacci: il punto più alto dell’intero film è il noto Ennio Antonelli vestito da ninja con lo spadone. Cose che segnano per sempre la psiche di uno spettatore…

Ennio “Otello” Antonelli (a destra) è il primo ninja de Roma

Malgrado io trovi davvero difficile crederlo, questi film devono avere avuto successo, perché mentre le altre “super-tutine serie” al cinema cadono nella polvere, compreso addirittura il Diabolik (1968) di Mario Bava, questi tre comici di rosso vestiti continuano a tornare in sala, ogni volta parodiando qualche genere apprezzato all’epoca.
Così abbiamo Che fanno i nostri Supermen tra le vergini della jungla? (1970), sempre di Bitto Albertini, e poi …e così divennero i 3 Supermen del West (1973) di Italo Martinenghi: il primo usa il genere “giunglesco” e il secondo lo spaghetti western, sempre come sfondo per capriole e sberle, con volti tesi in risate immotivate e inquietanti.

Ma si può sapere che avete da ridere tutto il tempo?

I primi anni Settanta ormai sono votati a distruggere ogni serietà creata nei Sessanta, quindi i 3 Supermen hanno gioco facile in mezzo a stagioni cinematografiche votate a presentare versioni spernacchianti di generi invece prima serissimi.
Esaurito però quel periodo i nostri baldi eroi in tutina rossa si prendono una pausa: riappariranno con 3 Supermen contro il Padrino (1979) e 3 Supermen in S. Domingo (1986), che non ho alcuna intenzione di vedere, essendomi bruciato gli occhi con questi primi titoli.

da “La Stampa” del 31 maggio 1968

Ciò che mi premeva scoprire era l’origine di questo filone di inspiegabile successo, che affonda le radici in quel sovvertimento totale di valori che sono stati i primi anni Settanta, in cui in Italia sembrava esserci una regola fissa: appena c’è qualcosa che piace, bisogna farne la parodia nostrana.
Per esempio nel 1973 i cinema esplodono per l’inarrestabile moda del momento, rappresentata dai film marziali di Hong Kong: bene… i 3 Supermen sono pronti alla missione, come vedremo domani.

L.

P.S.
L’amico Federico del canale YouTube Passoridotto presenta alcune pellicole d’annata dei 3 Supermen:

L.

– Ultimi film d’azione:

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19 risposte a La saga dei 3 Supermen (1968-1973)

  1. Cassidy ha detto:

    Penso che a parte SuperCiuck sulle pagine di Alan Ford, l’Italia non è mai stata terreno fertile per super eroi, era ben riassunto nel film (tratto da un fumetto non a a caso) “Cinque è il numero perfetto” meglio identifarsi negli eroi “neri” alla Diabolik che quei boy scout in tuta. Questi tre gonzi sono l’eccezione che conferma la regola, tutti questi film su questi, bah mai capito il fascino, mi fa piacere scoprire che a Torino non ci facciamo mancare proprio niente, se sono matti li prendiamo noi 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per sfilare tra le vie di Torino vestiti con tutine rosse mantellate evidentemente davano per scontato che al pubblico piacesse. Chissà, invece i tre attori si sono ritrovati per strade vuote, ignorati da tutti 😀

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  2. Iuri Vit ha detto:

    Non conoscevo l’esistenza di questa saga. Credo che rimarrò fedele alla mia ignoranza.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io ne ho sempre ignorata l’esistenza fino a una quindicina d’anni fa, quando man mano ho iniziato a trovare dei loro film, uno più devastante dell’altro. Credo che questi film siano stati velocemente nascosti sotto il tappeto del cinema italiano 😛
      Comunque non è una saga che mi sento di consigliare: continuare ad ignorarla è la scelta migliore ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        E, fossi stato preparato all’epoca l’avrei ignorata anch’io e invece qualcosa l’ho visto, accidenti a me 😀
        Quanto al fatto che l’eco di questi supermen de noantri sia arrivato in Giappone, perché no? In fin dei conti se li ha ispirati la Marvel per il loro “Supadaiman” (lo Spider-man nipponico), è possibilissimo che i tre pirloni lassù abbiano dato qualche suggerimento per il costume definitivo di Actarus (dico definitivo perché nel mediometraggio “UFO Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti”, pilot del successivo “Goldrake”, il colore è differente) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chissà se in qualche intervista il maestro Nagai ha confessato di avere in casa tutti i DVD dei Superpirls 😀

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  3. Lorenzo ha detto:

    Da piccolo mi ricordo che li trasmettevano di continuo sui canali minori… ma non ne ho mai visto nemmeno uno. E non ho intenzione di iniziare adesso 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sfogliando i giornali dell’epoca è chiaro che i canali locali volevano bene a queste supertutine, ma non ne ho mai beccato uno da ragazzino, o se l’ho fatto l’ho completamente rimosso. Strano che negli infiniti articoli sul cinema italiano d’annata che ho trovato in riviste, documentari e manuali di cinema si parla sempre e solo di Fellini e mai di tutto il resto 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Tutine imbarazzanti ma proprio per questo divertenti…finché si tratta di leggere il post lasciando l’incombenza della visione a qualcun altro! Grazie Lucius per esserti sacrificato per tutti noi! 🙂

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  5. Federico ha detto:

    Ottimo articolo come sempre (aspettiamo gli altri!) e grazie per la citazione. 🙂
    Aggiungo un particolare secondario ma che permette di capire come, effettivamente, questi film di serie Z ebbero un successo niente male anche, e soprattutto, nei circuiti della cosiddetta terza vsione. Le copie 16mm, infatti, destinate a piccoli cinema, oratori, circoli etc. sono per la maggiore… mssacrate! Oltre al fatto che erano appannaggio di piccoli distributori indipendenti (che potevano permettersi di stamparne poche) c’era, evidentemente, una grande richiesta e quindi un enorme sfruttamento della copia cinematografica. Ho aviuto una copia de “I 3 supermen a Tokio” che era inguardabile, tanti erano i salti e le rigature (ho tenuto solo il tralier che, gentilmente, hai condiviso anche qui). Insomma… alla fin fine la “Z” aveva (ha?) un suo certo qual fascino! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente l’essere commedie adatte per qualsiasi pubblico rendeva questi film appetibili per le sale, così non si doveva stare a preoccuparsi di divieti e cose varie. Penso anche alle mitiche arene estive (esistono ancora?)
      Però onestamente penso che neanche da bambino avrei apprezzato questi eroi tutinati: va bene le scazzottate comiche di Bud Spencer e Terence Hill, ma qui si va ben oltre ^_^

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  6. Pingback: Crash, che botte! (1973) Strippo, strappo, stroppio | Il Zinefilo

  7. Lucius Etruscus ha detto:

    E questa tua sicurezza ti viene dall’aver parlato direttamente con Diabolik?

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  8. wwayne ha detto:

    Il titolo “Che fanno i nostri Supermen tra le vergini della jungla?” è geniale, perché cerca di acchiappare i fan di ben 3 generi:

    il cinecomic;
    i film scollacciati e pruriginosi (a cui si allude con il termine “vergini”);
    i mondo movies (a cui si allude con il termine “jungla”).

    Chissà se anche il film contiene degli elementi di tutti e 3 i generi, o se invece è un titolo truffaldino studiato ad arte per far sembrare il film l’esatto opposto di ciò che è in realtà.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questi film strizzano l’occhio a tutti i generi in voga, addirittura nell’episodio western vengono usati pezzi di film, dal peplum al preistorico!
      Considera che sono film bambineschi per tutta la famiglia, quindi non c’è nulla di scollacciato (l’unico che si spoglia è Sal Borgese 😀 ), ma il genere “giunglesco” sicuramente è rispettato.

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      • wwayne ha detto:

        Questa è una nota di merito: non sopporto i produttori che cercano di prendere in giro gli spettatori con titoli fuorvianti o locandine che mettono in primo piano un attore che in realtà appare per 5 minuti (vero Bruce Willis?). Grazie per la risposta! 🙂

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  9. Kukuviza ha detto:

    Ma che roba è????
    Ma dove hai pescato questa assurda serie? I ninja de Roma non tentavano nemmeno di essere truccati da ninja? Potevano almeno mettergli il cappuccio così camuffavano un po’.
    Il successo mi stupisce ma lo stupore mi viene un po’ meno pensando al successo dei film del caschetto di napoli

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Altri tempi, altri successi. Come fa notare giustamente Federico, le pellicole erano a pezzi, segno che hanno girato tantissimo per i cinema: se nessuno avesse comprato il biglietto le pellicole sarebbero rimaste intonse.
      Onestamente non so spiegarmi quale interesse possano generare questi film, ma è anche vero che all’epoca tutti i generi erano virati alla commedia: come Diabolik è sopravvissuto al fiume di colleghi coetanei scomparsi, così Bud Spencer e Terence Hill sono sopravvissuti a lunghi anni di botte bambinesche su grande schermo 😛

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