La notte su di noi (2018) Porno Torture Superstar

Una volta consigliato qualche film con Iko Uwais al papà di Evit – che, si sapppia, è nostro fratello nella passione marziale – mi sono reso conto che da troppo tempo rimandavo la visione di un titolo Netflix dell’attore indonesiano: ora che l’ho visto, credo che a tenermi lontano sia stato un quinto senso e mezzo che vibrava e cercava di proteggermi dai filmacci. Quelli veri, non quelli di serie Z.

The Night Comes for Us (2018), della durata di due ore ma percepite sono almeno venticinque, lo trovate su Netflix con un titolo italiano degno dei più grandi successi canori dell’Olmo di Fabio De Luigi: C’è la notte su di noi, c’è la notte se tu mi vuoi. Forse però era un titolo più corto…

Finalmente il grande ritorno di Olmo!

La malavita indonesiana bla bla bla sud-est asiatico bla bla bla triangolo d’oro bla bla bla e via dieci ore che se ne passano al rallentatore, perché la mafia uccide sempre in slow motion. Odio le storie di mafia occidentali, figuriamoci quelle asiatiche, ma certo che Timo Tjahjanto nella sua veste di sceneggiatore non ci prova nemmeno: in fondo a lui non hanno chiesto un film, solo della bassa macelleria.
Dopo quindici ore di vuoto totale finalmente Joe Taslim – il totalmente inutile Sub-Zero del totalmente inutile Mortal Kombat (2021) – entra in scena e comincia a trinciare esseri umani come fossero polli in batteria: quando massacra un tizio con una zampa equina mi sorge il dubbio che questo film travalicherà ogni limite di buon gusto.

Te pijo a zoccolate!!!

Timo a quanto pare viene dall’horror, va bene, e probabilmente è stato chiamato per fare un film con il chiaro intento di far esclamare ai diavoli occidentali “anvedi come menano ’sti indonesiani”, con mandato di colpire duro, stando sempre attento a non scivolare mai nel buon gusto. Tutto deve essere sgradevole e biasimevole, proprio come i peggiori film, quelli che poi all’estero creano una falsa immagine del Paese in questione. Avete presente quella inutile tarantinata di The Raid 2 (2014)? Ecco, uguale ma di più. Mooooooolto di più.
Credo che in questo caso il regista sia stato pagato a sangue: se in una scena si vedevano meno di tre litri di emoglobina sparsi ovunque, non beccava la paga giornaliera.

Dopo questa scena sono diventato vegetariano

Visto che (disis)Timo si è palesemente dato come tema fondante dell’opera il precetto «Picchio, strappo, spezzo e faccio male», la trama di questo film può essere perfettamente raccontata usando le immortali liriche di Nico Fidenco dei titoli di testa di Crash, che botte! (1973):

«Ti rompo, ti spezzo, ti trancio, ti squarto / Ti sgozzo, ti piego, e poi ti raddrizzo. / Ti strippo, ti strappo, ti smembro, ti stroppio / Ti sgrullo, ti frullo / Con te mi trastullo. / Ti caccio due dita negli occhi, ti infilo in bocca i ginocchi / Faccio nel ventre un traforo, ti asporto budella e piloro.»

Se pensate che stia esagerando, non avete che da vedere il film: scoprirete che mi sono tenuto molto basso.

Se non vedi la materia grigia dei tuoi nemici, stai sbagliando qualcosa

Se La notte su di noi fosse solo l’inutile cagata che è – e mi trattengo nel giudizio – non ci sarebbe niente di male, non essendo né la prima né l’ultima, il problema è che il vasto pubblico di Netflix poi crede che sia questa la qualità del cinema d’azione indonesiano, cancellando così d’un botto i film che hanno reso famoso Iko Uwais, i quali non facevano certo economia di combattimenti cattivi e nemici “morti male”,  ma sempre in modo assolutamente ragionevole.

In questa buffonata di Timo non esiste un solo colpo che non sia totalmente e vergognosamente sproporzionato alla situazione. Risolvere una rissa da bar torturando a morte i facinorosi non è una scelta piacevole, ma in compenso si fa passare l’idea che il cinema marziale – già disprezzato abbastanza – sia violento, sanguinario e peggio ancora “diseducativo”. Un eroe che maciulli il cattivo come un troglodita, emettendo dai cinquecento ai mille grugniti – a un certo punto ho dovuto togliere l’audio perché sembrava un concerto metal dei Neanderthal! – non è un eroe: è un cattivo peggiore di quello che vuole far fuori.

Al di là del totale smerdamento del cinema marziale grazie a Timo A. Romero e al suo risveglio dei morti combattenti – in ogni scena i cattivi si comportano in tutto e per tutto come zombie, con così tanta carne maciullata che al confronto Il giorno degli zombie (1985) sembra un cinepattone – una parola va spesa per la totale dabbenaggine con cui quelle vergognose parodie di combattimenti sono stati creati: essendo l’obiettivo quello di rappresentare il fondo di un cassonetto del macellaio, rimane poco alle arti marziali, quando invece sono l’unico motivo per cui il film esiste.

La notte dei morti combattenti è su di noi

In mezzo a colpacci orribili che se la tirano da “tecniche dure” – quelle “vere”, mica quei saltini dei fighetti da cinema – e a un inquinamento acustico da grugniti che l’otorino locale avrà fatto una fortuna, con tutti gli attori sicuramente ammalati di tracheite dopo dieci milioni di grugniti totalmente inutili, dopo tutta questa vergognosa paccottiglia arriva pure il totale svalvolamento delle reazioni. Dare uno schiaffo e trapanare un ginocchio non può essere trattato allo stesso modo, il personaggio non può reagire in modo identico e poi scordarselo. Invece qui abbiamo personaggi a cui viene recisa l’arteria femorale e manco se ne accorgono, vengono recisi tendini e fanno i vaghi, vengono amputati arti e se la ridono. Ragazzi, ditelo che è una commedia dei Tre Marmittoni…

I tre marmittoni mostrano più dolore dei protagonisti di questo film

Allibito dalla volgare sbudellèscion di questo filmaccio assurdo, sono corso a bussare a casa di Scott Adkins. Durante la pandemia l’attore ha avuto l’ottima idea di utilizzare il tempo costretto a casa per creare quel gioiellino chiamato “The Art of Action”, un ciclo di interviste ai nomi noti del settore.
Intervistando Iko e Joe, in due momenti diversi, il discorso è ovviamente finito su C’è notte tra di noi, che Adkins adora ma solo perché non ha mai nascosto una naturale propensione per l’inutile violenza totalmente ingiustificata e sproporzionata. Così ne ho approfittato per rinfrescarmi quelle interviste.

Il più grande regalo che Adkins poteva fare a noi fan marziali

Dall’intervista a Joe Taslim scopro che Iko Uwais è il coreografo dei combattimenti del film, e questo mi dispiace assai: di sicuro in mezzo a squartamenti, strippamenti, strappamenti, stroppiamenti ed eviscerazioni varie qualche buona tecnica c’è, ma davvero Iko ci ha abituati a ben altro. Taslim aggiunge che un suo amico si è lamentato, perché ha iniziato a vedere il film a pranzo e ha dovuto mettere stop perché altrimenti gli si sarebbe rovesciato lo stomaco: mi sento di condividere questa reazione, che peraltro fa molto ridere Taslim, segno che era proprio quello che cercava.
Dall’intervista a Iko Uwais, in cui si parla a malapena del film, esce fuori che Taslim viene dal judo e ha giusto un’infarinatura di wushu, forse per questo preferisce maciullare che combattere.

Spero che Iko torni al vecchio stile, ma prima… passi dal barbiere!

Il sotto-genere martial horror esiste da tempo, ma è la prima volta che la parte “martial” scende così in basso fino a diventare del tutto insignificante, lasciando spazio allo splatter più esagerato e totalmente gratuito.
Può piacere o meno, a seconda dei gusti, ma lo reputo un pericoloso precedente perché regala alle signore Flanders della Rete la scusa per demonizzare il genere marziale, imputandogli una violenza smodata che invece non gli appartiene.

Adkins a volte ha usato l’espressione violent dance per definire il cinema marziale, e la trovo una definizione perfetta: è una danza narrativa che mima la violenza. L’accento è sulla narrazione, un combattimento non è un insieme di colpi a casaccio, racconta una storia, va “scritto” come ogni altra forma d’arte fisica. Esattamente come un balletto. Dubito che gli appassionati della danza classica apprezzino se in una esecuzione de Il Lago dei Cigni sbudellassero il Cigno Nero, smaciullandolo a colpi di spranga.

Sia Iko Uwais che Joe Taslim sono nati con The Raid (2011), che partiva dalle stesse premesse – eroi sotto attacco di orde di cattivi armati di machete – ma riusciva a non scadere mai nella bassa macelleria e a presentare forme altissime di combattimento marziale da cinema. Tempi ormai lontani, temo. Grazie Timo, ci mancavi solo tu…

L.

P.S.
E ora tutti a bordo della Bara Volante, che ha presentato il film già anni fa.

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14 risposte a La notte su di noi (2018) Porno Torture Superstar

  1. Arcibaldo ha detto:

    Però ragazzi, i gusti sono gusti e non si discutono, ma sentir parlare male di questo film e di the raid 2, quando a volte si salva roba da cavarsi gli occhi, mi paiono bestemmie in chiesa, con tutto il rispetto

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come hai appena detto, i gusti sono gusti: la differenza abissale tra “The Raid” e “The Raid 2” è lì, in bella mostra, basta vederli uno dopo l’altro ed è impossibile non notare che siano due film di universi parecchio distanti (Sebbene il secondo abbia una tecnica registica da togliersi il cappello: grazie ai dietro le quinte presenti nel DVD esce fuori una perizia registica davvero spettacolare.)

      Basta vedere un qualsiasi combattimento di “The Raid” e “La notte su di noi” e metterli a confronto: stessi attori, stessi personaggi (cioè un eroe buono contro orde di cattivi armati di machee) ed è chiara la differenza: nel primo sono le arti marziali cinematografiche le protagoniste, senza una goccia di sangue e senza una violenza eccessiva che faccia sembrare il buono un serial killer psicopatico, nel secondo avviene l’esatto contrario.
      “La notte su di noi” è un film splatter, che così facendo aumenterà la brutta nomea dei film marziali, che ora diventeranno sinonimo di violenza raccapricciante e membra maciullate, proprio come succedeva cinquant’anni fa con il cinema marziale delle origini.

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  2. Cassidy ha detto:

    Timo Tjahjanto è matto, continua a fare horror anche cambiando genere, nel mezzo Iko Uwais si adatta, cercando prodotti dove poter fare quello per cui eccelle. Ad esempio ho visto su Netflix “Fistfull of venance” solo per la sua presenza, salvo scoprire che è il film tratto dalla serie “Assassin Wu” in cui recitava (un “Iron fist” fatto bene) che evidentemente su Netflix abbiamo visto in due, quindi è stata convertita in film, dove al posto della macelleria di Timo ci stanno i super poteri che a Iko non servirebbero nemmeno. Tempi duri per essere un marzialista bravo al cinema, grazie per la citazione! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per fortuna già nelle prime scene del nuovo film viene messo in chiaro il suo legame con Wu Assassin, così ho messo stop e ora mi sto costringendo a vedere la serie: anni fa mi bastò il primo episodio a capire che non faceva per me, ma visto che ormai mi sto facendo male con Iko vado fino in fondo 😛
      Ormai i divi marziali durano un battito di ciglia, speriamo ci siano nuove leve pronte a mostrare la propria bravura in film meno “contaminati” 😉

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  3. Il Moro ha detto:

    A me è piaciuto, l’ho trovato una divertente trashata con una quantità notevole di sbudellamenti e squartamenti. Certo, non ho mai pensato di valutarlo come un “film di arti marziali”, piuttosto come uno splatter/slasher dove l’eroe è il più cattivo di tutti. L’ho guardato sghignazzando, e pensa che pure io l’ho guardato in pausa pranzo! Non è che ho dei problemi? 🙃

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  4. Sandor ha detto:

    Forse non ti è piaciuto perchè ti aspettavi un film sulle arti marziali ma per me è un ottimo prodotto,naturalmente eccessivo e deve piacere altrimenti respinge ma ad avercene dei Timo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non è che mi “aspettavo”: prendere due nomi importanti del cinema marziale e fargli fare un film composto al 70% di combatimenti gmarziali irati palesemente sullo stile di “The Raid” è chiaro sia poi difficile pensare ad altro. Non è che hanno scelto Iko Uwais per “Wu Warrior” perché sa cucinare, ma perché sa combattere, così come tutti i film in cui l’hanno chiamato sono marziali perché è un divo marziale. Non è che ho visto “Intervista col vampiro” e poi cii sia rimasto male perché non si parla di giornalismo 😀
      L’horror è un genere molto più amato e noto delle arti marziali, genere pressoché ignoto in Italia – a parte quei pochi titoli che si trovano su piattaforma – quindi capisco che questo film sia piaciuto agli amanti dell’horror-splatter, ma essendo un film legato alla tradizione marziale ne fa un pessimo servizio. Già è un genere che conoscono in pochi, ci mancano solo queste derive che per di più vengono viste come “divertimenti”.

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      • Sandor ha detto:

        Devo dire che quando lo vidi anch’io mi aspettavo altro,è un pò come quando prendono una strafiga tutta perfettine che fa i filmetti disney e gli fai fare le peggio cose,capisco
        un pò di delusione 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Pensa che all’epoca andai addirittura al cinema a vedere “Kill Bill”, sebbene odiassi Quentin, ma un film che dichiaratamente omaggia il cinema marziale classico non potevo perdermelo. Anche se non mi è piaciuto, comunque indubitalmente è un omaggio al cinema marziale: paradossalmente c’è più marzialità in Kill Bill che nella Notte su di noi! E il primo è interpretato da una attrice non marziale!
        La delusione con questo “Notte” è come andare ad un concerto di Bruce Springsteen dove lui si mette a fare trucchi di magia. Ok, simpatico, ma io ho pagato per Bruce che canta! 😀

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    E ora chi mi toglie dalla testa Olmo?
    Sul film, non visto, non saprei che dire, da una parte lo splatter mi piace ma in alcuni film l’ho trovato fastidioso “a pelle”, non so da che parte possa pendere la bilancia di questo lungometraggio. Certo, con determinati nomi ti aspetti più marzialità e meno effetti più adatti a un horror…lo vedrò per emettere un giudizio definitivo? Non lo vedrò? Non lo so, al momento…chi mi toglie dalla testa Olmo??? 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    In effetti film come “La notte su di noi” costituiscono la “gioia” dei critici alla Morandini nonché del pubblico alla Moige, categorie tristemente famose per la loro abilità nel riuscire a distorcere fatti e argomenti in modo da supportare soltanto le proprie tesi (“The Raid” verrebbe semplicemente ignorato): disprezzando in ugual modo tanto il cinema marziale quanto lo splatter, l’equivalenza falsa e denigratoria fra i due generi per lorsignori è praticamente già scritta (due crociate al prezzo di una, tanto marzialità e splatter sono la stessa cosa, no?)…
    P.S. Ma come, “Intervista col vampiro” non parla di giornalismo? Non sono forse certi giornalisti ad essere sempre assetati di sangue? 😉

    Non vedo grande simpatia
    con Tjahjanto tra di noi.
    Ci vorrebbe decisamente
    Più Uwais a farsi i cazzi suoi
    l’hai visto mai, bambina?
    Un uomo come me, marziale qui per te,
    che troppi film migliori ha già visto nella vita,
    Dai, sentimi un po’ a me e ti dico perché,
    ‘sta roba fa sì schifo che la vedi e corri via!
    C’è simpatia fra di noi,
    Chiamo pure Taslim se lo vuoi,
    Basta che Timo non ci sia
    e allora il film fa simpatia.
    Se no mi prudono le mani,
    spacco in due pure i divani,
    Quel Tjahjanto è fuor di brocca
    lo strozzasse un’albicocca.

    Simpatia… simpatia…
    Se solo Timo non fosse alla regia…
    E invece c’è.
    😀 😀

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