[Death Wish] Il giustiziere di mezzogiorno (1975)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Scatta la viuleeeeenz’

Nella sua pausa dal collega Ciccio Ingrassia, iniziata nel 1973, Franco Franchi si dedica a parodie di film in voga in quel momento. Da Ku Fu? (1973) a Ultimo tango a Zagarol (1973), scimmiottando poi il Piedone di Bud Spencer con il suo Piedino, ispirandosi al successo di Papillon (1973) con il suo Farfallon (1974), fino all’inevitabile scelta: il genere che in quei primi Settanta ha spazzato via tutti i suoi fratelli, dal peplum allo spaghetti western. Il genere “violenza urbana”.

Mentre Il giustiziere della notte (1974) gira ancora per le sale d’Italia, il 20 marzo 1975 ottiene il visto della censura Il giustiziere di mezzogiorno, che nella totale indifferenza – non ho trovato neanche uno straccio di locandina nei quotidiani! – esce a Torino dal 29 aprile successivo e a Roma dal 25 luglio.
Ignoto all’home video, il film riappare in tempi recenti, quando DeAgostini e Il Sestante portano in edicola una serie di film con Franco e Ciccio, sia in VHS che DVD, dal 1995 al 1997. 01 Distribution lo ristampa in DVD nel 2011.

Il ligure Mario Amendola, zio del noto Ferruccio, è un noto regista ma soprattutto prolifico sceneggiatore: IMDb gli attesta 171 titoli da sceneggiatore e “solo” 37 da regista. Insieme a Bruno Corbucci scrive un film sorprendente, che dietro la maschera di una tipica commedia di Franchi “in solitaria” nasconde una critica tagliente ai costumi italiani. E, cosa ancor più sorprendente, anticipa ogni singola scena de L’uomo della strada fa giustizia di Umberto Lenzi: se non fossero film coetanei (entrambi “vistati” nell’aprile 1975, entrambi targati Titanus) penserei che Franco Franchi abbia fatto la parodia del film con Henry Silva.

Il tema dei titoli di testa di canticchia Call the Revenger, come se il giustiziere fosse una sorta di supereroe da chiamare alla bisogna in un cartone animato per bambini, e quello che segue sembra la storia di un altro film.
Franco Gabbiani (Franco Franchi) provoca un piccolo incidente alla moglie Agata (Ombretta De Carlo) e questa cade in acqua, dove – sospendendo parecchio l’incredulità – inghiotte un’anguilla. E va be’…

Titolo bianco su sfondo bianco: gran bella idea…

Comincia una lunga serie di vicissitudini, sfortune e jelle varie – tra vigili urbani idioti, baristi astiosi e samaritani “pelosi”, che offrono un passaggio ma poi si fanno pagare benzina, olio e gomme nuove – per cui solo dopo ore Franco riesce a portare la moglie in ospedale, dando vita alla solita parata di critiche consuete per l’epoca: sciopero dei medici, sciopero dei portantini, mancanza di posti letto, “primari fantasma” (come canterà Elio) e tutto il circo consueto. Visto che due anni prima Pippo Franco dedicava scene divertentissime alla malasanità ospedaliera, in Furto di sera bel colpo si spera (1973), temo fosse un problema sentito che quindi trovava facile eco nella commedia.

Ah, quando in ospedale si poteva fumare, che tempi…

Dopo tutto questo il nostro Franco va in ufficio, dove assiste ad abusi edilizi e porcherie varie, mentre la vita da ufficio lo elegge Fantozzi ad honorem.
Varie altre sfighe e umiliazioni da mal costume italiano rendono davvero difficile la vita del povero Franco. A chi rivolgersi per un po’ di consolazione? Chi mai potrà portare giustizia in questa Italia così laida? Vuoi vedere che ha ragione il giustiziere della notte?

San Carlo da Bronson, aiutami tu!

Studiando una locandina cinematografica il nostro Franco capisce dove sia il segreto di tutto: così come i capelli erano la forza di Sansone, la forza di un giustiziere… sono i baffi!

Noooooooooooo: è uguale!!!

Con la semplice apposizione di baffi finti sul labbro superiore Franco viene investito da grandi poteri: quelli di giustiziere. Scompare ogni paura e ogni esitazione, rimanendo solo voglia di rivalsa sociale, vendetta privata, giustizia sommaria e qualche calcio nel sedere che non guasta mai.
Certo, il reperimento delle armi lascia un po’ a desiderare: provateci voi a racimolare da un edicolante monetine sufficienti per riempire un calzino.

Però a Charles Bronson certi cacchi non succedevano

Ripercorrendo tutta la vicenda narrata dall’inizio del film, Franco Baffetton si vendica di ogni torto subìto, azione lungi dall’essere una semplice questione personale – vigili poco imparziali e negozianti maleducati sono “mali” che abbiano vissuto tutti – lo rendono un vero e proprio eroe del suo tempo, che punisce i mali in nome di tutti, non solo di proprie beghe personali. È sì un giustiziere ma non agisce di notte, e provenendo lui dal Mezzogiorno d’Italia il suo “titolo”  è presto detto…

Tremate davanti ai due baffi della violenza!

Dopo aver ripercorso in chiave umoristica quegli stessi temi che il coetaneo Henry Silva affronta in tono serioso, arriva pure quello più “specialistico”: l’associazione di cittadini indignati che in realtà non cerca giustizia bensì mette in atto del mero terrorismo. In questo caso tutte comparse e comprimari dei film comici del periodo.
Il fatto che due film coetanei – cioè questo e L’uomo della strada fa giustizia di Lenzi – citino nello stesso identico momento queste associazioni dai dubbi intenti mi fa pensare che fosse un problema sentito all’epoca: magari poi non era vero niente, ma per citarlo anche in un film comico evidentemente era qualcosa di sentito nell’immaginario collettivo.

La lega degli straordinari gentiluomini attentatori

Trattandosi di film comico non può esserci violenza né ammazzamenti, Franco è un giustiziere parecchio bonario e dalla battuta pronta, ma anche se tutte le situazioni sono parodistiche comunque la critica sociale è forte e tagliente, identificando tanti dei malcostumi italiani che si sono conservati tutt’oggi, e che temo nessun giustiziere sia così abile da sanare. O punire.

Il giustiziere Franco parte dai torti personali ma il suo discorso si allarga, tanto da arrivare ad esortazioni verso un comportamento più civile, sia da parte delle istituzioni che da parte dei cittadini. Quindi paradossalmente Franco è molto più Punitore dei suoi colleghi italiani, che pensavano esclusivamente alla vendetta personale e per nulla alla giustizia sociale. Franco punendo il malcostume ci ricorda le nostre colpe e si augura non debba più esistere un Paese che abbia bisogno di un Punitore. Purtroppo non è così: ce ne sarebbe ancora un gran bisogno.

L.

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11 risposte a [Death Wish] Il giustiziere di mezzogiorno (1975)

  1. Il Moro ha detto:

    Ma dai questo non l’ho mai visto! E Franco Franchi con i baffi è uguale a Charles Bronson! Urge recupero.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fra le centinaia di film con Franco Franchi è fra i tanti distribuiti peggio, quindi di sicuro non è quello più citato.
      A sorpresa è l’unico vero “punitore” italiano: gli altri (Franco Nero e Henry Silva) cercavano solo la vendetta personale, Franco invece vuole la giustizia sociale per tutti e un mondo migliore, che non abbia bisogno di punitori. Davvero una bella sorpresa.

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  2. Cassidy ha detto:

    Mi manca assolutamente ma con i baffetti bisogna dire che sembra davvero un clone, anticipando anche Robert Bronzi 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Inizia lento e “strano” ma poi con la scusa della commedia bastona forte il malcostume italiano: malgrado siano passati cinquant’anni, purtroppo non sembra cambiato nulla, segno che c’è sempre bisogno di un Punitore 😉
      E Franco coi baffi è Bronson sputato! ^_^

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Grande Franco Franchi! Uguale a Bronson e capace di far sorridere e al contempo riflettere colpendo là dove il dente duole molto più di altri ambiziosi colleghi! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Molto probabile. Del resto, non è certo da oggi la pretesa di vincolare un popolare attore comico al disimpegno più totale, pena la scomunica: tormentoni, macchiette, innocue parodie e via dicendo ma MAI un minimo accenno di critica o denuncia… e da Franco Franchi ci si aspettava che facesse ridere il pubblico, appunto, non che lo inducesse a riflettere (ricordo quando ci provò Bisio a Zelig, parecchi anni fa: al suo impegno civile non fu concesso di durare più di una puntata).
    Certo che con quei baffetti non lo si distingue proprio da Bronson 🙂

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  5. Pingback: [Archeo Edicola] Il giustiziere di mezzogiorno (1975) | nonquelmarlowe

  6. Kukuviza ha detto:

    Mitico Franco coi baffi della forza. E per giunta quasi un Robin Hood!
    Comunque quando spulciavo i quotidiani degli anni ’70 per il calendario avventizio, c’erano continuamente scioperi a carattere ospedaliero (non solo loro, a dire il vero), comunque già all’epoca la situazione sanitaria era frizzantina, mi sa.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Erano stagioni di grandi mobilitazioni, e ovviamente uno sciopero ospedaliero colpisce molto di più di altre categorie: in fondo credo che tutti i traguardi sindacali di oggi nascono da quel periodo, quindi noi oggi possiamo godere di sforzi a cui non abbiamo partecipato e anzi gustiamo come sketch comici 😛

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