[Death Wish] Gordon’s War (1973) Il Punitore Nero

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Al Punitore Nero
nun glie dovete ca…

Se qualche critico letterario avesse mai letto i romanzetti d’intrattenimento popolare, di sicuro nel 1969 avrebbe tacciato Mack Bolan di estrema destra, essendo un bianco militarizzato che conduce guerre non autorizzate contro i criminali, come faranno i suoi tanti “figli” in seguito. L’abbiamo visto nei film italiani, chi si organizza per punire i criminali al posto delle istituzioni è un fascista agli occhi di autori e recensori, figurarsi se poi è addestrato alla guerra come appunto un ex militare: sarebbe uno squadrista, non si scappa. Per fortuna i recensori non hanno il minimo peso nella narrativa popolare: al lettore piace che qualcuno si faccia carico dei suoi guai e glieli risolva mediante sventagliate di piombo caldo.

E se il Punitore di turno fosse nero – non marrone, ma proprio nero di Harlem – potremmo ancora dargli del fascista? Le Pantere Nere alzavano il pugno chiuso, erano quindi di sinistra? Si sostituivano alle istituzioni e formavano gruppi armati, erano dunque di destra? Per fortuna affibbiare etichette vale quanto le etichette stesse. Cioè niente.

Gordon non è una Pantera Nera, non è di destra né di sinistra: è un fiero soldato americano che torna a casa e scopre che fino a quel momento ha combattuto il nemico sbagliato. Il vero nemico è la “nuova schiavitù”, quella droga con cui i bianchi ricchi tengono mansueti e poveri i neri. Mentre era al fronte a Gordon hanno ammazzato la moglie a casa, e ora è pronto a scatenare una guerra che neanche ve la sognate.

Gordon è Mack Bolan e Rambo messi insieme, con la differenza che è nero. Coraggio… dategli del fascista.

Credeva che il Vietnam fosse l’inferno: poi è tornato a casa e ha scoperto di peggio

Targato 20th Century Fox, Gordon’s War viene presentato nei cinema di New York il 9 agosto 1973 – esattamente un anno prima del giustiziere di Bronson – e il 23 novembre successivo riceve il visto della censura italiana, con divieto ai minori di 14 anni.
Il 14 dicembre 1973 il film appare nei cinema di Roma e dovrà aspettare sei mesi per arrivare a Torino, ma in generale La guerra di Gordon non sembra godere di alcuna attenzione. Inedito in home video, almeno dal 1987 comincia ad essere trasmesso su TMC, e in generale è un film dimenticato nel nostro Paese.

Colori delicatissimi, tipici anni Settanta…

Negli anni Ottanta era facile beccare in TV quei film che oggi provocano immotivato entusiasmo con la falsa etichetta blackspoitation, ma all’epoca erano visti invece per quello che erano: storie di denuncia sociale su una realtà scottante, che considerare trash o con altre etichette vuote annulla completamente. Ho il forte sospetto che essendo all’epoca il comunismo molto sentito da noi, e la “questione negra” usata come bandiera per denunciare la fallacità del sistema capitalistico americano, basato su ricchi bianchi che sfruttano e opprimono chiunque sia povero e colorato, questi film fossero comprati dalle emittenti perché sapevano sarebbero piaciuti a quei tanti comunisti e simpatizzanti che poi un giorno si sono sciolti come neve al sole.

Questa era la “vera” Harlem della mia infanzia

Da ragazzino per me Harlem era una zona nuclearizzata, fatta di palazzi in rovina, istituzioni assenti e criminalità ad ogni angolo: non so se fosse proprio così, ma questi film veicolano esattamente questa immagine: e ci sarà un motivo se i neri parlano di “ghetto”.

«Nato ai bordi di periferia, / dove i bianchi non vanno avanti più» (semi-cit.)

Per Gordon Hudson (Paul Winfield, il futuro mitico poliziotto di Terminator) la sua Harlem è ormai zona di guerra, e lui è un esperto: proprio ora torna dalla guerra del Vietnam e non nota alcuna differenza con l’America. Quindi entra in Modalità Mack Bolan.

«Trafficanti e consumatori sono un esercito di invasione, ridurranno Harlem a un campo di battaglia. Noi marines di battaglie ne abbiamo combattute tante e sono proprio gli uomini come noi che possono tentare di combatterli. Questo faremo, così come abbiamo fatto in guerra. Perché se non lo facciamo la droga distruggerà tutta una generazione di giovani.»

La generazione spazzata via era un’argomentazione che si usava per la guerra del Vietnam, segno che il parallelismo è più che voluto: i ricchi bianchi hanno mandato a morire una generazione di poveri dall’altra parte del mondo, è ora di riportare la guerra in casa.

«Bisogna trovare un vecchio palazzo disabitato e installarci il nostro quartier generale. Poi voglio tutti i pezzi di materiale militare che riuscirete a rimediare. Siamo stati addestrati sulla linea del fuoco: lo so che non c’è da vantarsene, ma ormai siamo degli esperti. Adopereremo tutti i ferri del mestiere, senza distinzione, e cacceremo quei bastardi da Harlem.»

Il piano è chiaro, costruire un quartier generale per gestire una guerra al crimine che coinvolga tutta Harlem. Peccato però che poi il resto della storia abbia ambizioni decisamente più minuscole.

Come si “rieducano” i neri? Mettendo una parrucca afro sulla giovane Grace Jones

L’aspetto principale del film… è come sono vestiti tutti i personaggi: una roba che fa male agli occhi. Ora, è necessario sottolineare come questo film sia targato Fox, una grande major fondata e gestita da bianchi ricchi che dubito fortemente siano mai stati in città-ghetto come Harlem, quindi non metterei la mano sul fuoco che la comunità nera del ’73 vestisse davvero in quel modo, ma di sicuro il film rispecchia lo stereotipo del pimp: i papponi sono sempre quelli vestiti più sgargianti.

Qual è l’accessorio più gagliardo di questo pappone?

La sua Cadillac Sedan DeVille del 1969

Davvero negli anni Settanta i papponi erano i più riconoscibili di tutti? Non è un controsenso, visto che gestivano un’attività illegale e quindi avrebbero dovuto essere più discreti? Magari ostentavano il “piumaggio” colorato per dimostrare che avevano la polizia a libro paga e quindi nessuno poteva toccarli. Non saprei, ma il cinema ci ha insegnato che solo i papponi più quotati erano quelli vestiti da pagliacci per le strade.

Pronto, Buon Costume? Vorrei costituirmi per possesso di cappello inguardabile

La guerra di Gordon, come dicevo, purtroppo ha mire minuscole, e il nostro “punitore nero” si limita coi suoi due amici e compagni d’armi a bullizzare un paio di papponi locali, malmenandoli un pochino – sicuramente detti papponi avranno fatto di ben peggio alle donne che “lavoravano” per loro – e una volta risalita la scala gerarchica della droga, ne fanno sparire tipo mezz’etto dalle strade. Uh, che risultato! Per un paio d’ore ci saranno addirittura due drogati e mezzo che non avranno la dose, andando in crisi d’astinenza e sicuramente compiendo qualche crimine contro innocenti. Bravo, Gordon, si vede che sei un Signore della Guerra. Ma come te chiamano, Shogun?

Mezz’etto di droga via dalle strade: vado matto per i piani ben riusciti…

Scritto dal bianchissimo Ed Spielman subito dopo aver creato la serie TV “Kung Fu” (1972), La guerra di Gordon prende la rincorsa solo per sbattere rovinosamente contro il primo muro che trova. Che senso ha tutta la manfrina della “guerra in casa” e l’azione militare contro la criminalità di Harlem, se poi tutto si riduce a prendere di mira uno spacciatore locale e rovinargli il carico? Tutto qua? E gli altri miliardi di chili di droga che ogni giorno entrano in città?
A parte mostrare attori vestiti male e neri che nereggiano, il mio sospetto è che l’obiettivo del film Fox sia lo stesso che perseguirà l’anno successivo la Warner con Johnny lo Svelto (1974): disinnescare la “bomba nera” e la variante colorata dei giustizieri della notte.

Il sorriso falso e teso dei produttori bianchi davanti al cinema nero

Probabilmente queste grandi case hanno visto i grafici di incasso dei piccoli film AIP con attori neri e hanno voluto partecipare anche loro a quel fenomeno così fruttuoso, ma stando attenti a non dare troppo “potere” ai neri. Così abbiamo un Gordon che fa la guerra all’acqua calda, al massimo lasciando qualche livido ad altri neri, e Johnny lo Svelto (Jim Kelly) che fa il pagliaccio con le donnine bianche e tira le sue mosse di karate ai mafiosi italiani panzoni, in mezzo all’acqua saponata. Chi mai potrà accusare questi film di “pericolo di imitazione”? Quale nero vorrà alzare la testa seguendo gli esempi di così miseri personaggi?

Jim Kelly, il lottatore “saponato” con meno casi di imitazione nella storia

Quale che sia il motivo – non escludo un certo grado di confusione mentale degli autori – La guerra di Gordon presenta un “punitore” spuntato, inconcludente, focalizzato su inutili particolari e quindi senza coscienza della guerra generale. Non saranno certo i suoi inutili risultati a salvare Harlem dalla droga, ma di sicuro fa stare tranquilli i produttori bianchi, che Gordon colpisce solo i neri, e si spera che un altro titolo di finta blackspoitation possa intrigare gli spettatori di colore. IMDb parla di 800 mila dollari d’incasso: non mi sembra una cifra da capogiro, forse il pubblico di colore non si è lasciato accalappiare dalla Fox.

Infine, la particolarità del film è che si tratta di uno dei pochissimi lavori da regista di Ossie Davis, che ha iniziato la carriera proprio con i film violenti “al nero” (tipo Pupe calde e mafia nera, del 1970) ma che poi è diventato più noto come attore: mi piace ricordarlo al fianco di Bruce “Elvis” Campbell in Bubba Ho-Tep (2002).
Chissà, magari se gli avessero fatto gestire il film a modo suo avremmo avuto un risultato decisamente migliore.

Ad Ossie Davis non hanno fatto fare il regista nero, perciò si è limitato a fare l’attore nero

L.

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12 risposte a [Death Wish] Gordon’s War (1973) Il Punitore Nero

  1. Cassidy ha detto:

    Se vedere tutti quei film della blaxploitation mi è servito a qualcosa, se non sbaglio ricordo che gli sgargianti vestiti da papponi (pimp), sono l’evoluzione diretta dei vestiti larghissimi degli zoot suit degli anni ‘30/’40, per capirci gli abiti resi celebri da Cab Calloway o più tardi da “The Mask”. I vestiti larghi che sarebbero poi diventati simbolo della musica Rap, insomma per farla breve, tutto, ma passare inosservati mai! 😉 Peccato invece che questo film si sciolga perché le premesse erano ottime, purtroppo solo quelle. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente i vestiti larghi, sgargianti e con accessori improponibili sono la firma cine-televisiva di personaggi che appunto sono lontani dal passare inosservati, ma parliamo di esibizioni, di palchi, di spettacoli, di videoclip: andare poi invece vestiti in quel modo nelle strade violente della Harlem del ’73 nella vita quotidiana mi fa sorgere qualche domanda. Dubito che Cab Calloway camminasse per strada contorcendosi e dimenandosi come faceva sul palco 😀
      A parte questo, è un’iconografia consolidata e non è un film nero anni Settanta se non c’è un pimp “pimpato” e vestito sgargiante.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Stesso anno: 1973. Esce “Vivi e lascia morire”, primo film di 007 con Roger Moore, quello con la più bella canzone mai associata ai film della saga, cioè “Live and let die” di Paul McCartney e dei suoi Wings (su questo non ammetto repliche!).
    Al posto del cattivone megalomane da fumetto o dell’organizzazione di spie nemiche iper-addestrate (la SPECTRE), il prode Bond con l’aiuto della bella di turno, Solitaire, affronterà Kananga/Mr. Big, un nero capo della malavita che comanda l’impero della droga in America in un avventura che passa da New York (Harlem, pure qua) a New Orleans.

    Non credo sia un caso che lo steso anno escano due film palesemente differenti ma che affrontano tematiche comuni.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Erano anni molto attivi per i personaggi neri, avevano scoperto che funzionavano su schermo e portavano soldi, quindi persino le grande case hanno iniziato a usarli in ruoli che non fossero da ladruncolo, drogato o comparsa sullo sfondo 😛

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  3. Lascia perdere la *blackspoitation*... ha detto:

    Passa ai punitori della Redsploitation, fidati, c’è più da divertirsi XD

    “Johnny Firecloud”
    “Angry Joe Bass”
    “Camper John”
    “Stanley”
    (per i moderni)

    “Guerriero rosso – la lunga vendetta Apache ”
    “Apache Blood”
    “Navajo Joe”
    (per i western)

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Uffa! Carnevale è appena passato altrimenti avrei saputo da cosa vestirmi! Bastava far uscire questo post qualche giorno fa e avremmo avuto uno sgargiante Willy pappone a dominare le scene del martedì grasso! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Un risultato migliore con Ossie Davis senza le mani legate? Io toglierei il “chissà” e ci metterei “di certo”, mentre invece così gli è stato gentilmente (sarcasmo) concesso di realizzare un finto film di denuncia, con tanto di quasi-punitore nero attento però a punire solo dei neri e nemmeno troppo severamente (che sennò poi portava via il lavoro ai colleghi bianchi).
    Peccato per Paul Winfield, il futuro mitico poliziotto di Terminator nonché futuro capitano Clark Terrell di “Star Trek II – L’ira di Khan”… 😉

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