I magnifici quattro di Hong Kong (1968)

In questi giorni il blog sta ricevendo strani commenti che hanno più l’aspetto di bot automatici, se non veicolassero un messaggio chiaro: il lettore occasionale vuole trovare qui recensiti i film che già conosce, quelli recensiti già da tutti e presenti in ogni altro blog o sito o dizionario di cinema. E aspetta con ansia che io tiri fuori quegli unici titoli che lui (il lettore, che può essere di ogni sesso) conosce così da poter dire che sono i più grandi capolavori del cinema, anche se sono roba assurda.

Questo “attacco del lettore medio” che sto subendo è stata una bella sferzata di energia, perché in questa rubrica del venerdì stavo iniziando a dedicarmi ai prodotti peggiori che però conoscono tutti, quelli che chiamano trash e tutti amano, non conoscendo altro, quando invece a me fa molto più piacere parlare di quei prodotti (non sempre peggiori) che hanno creato l’ambiente in cui sono nati quei film tanto amati: non esisterebbero le parodie marziali italiane se non esistesse un fenomeno marziale in Italia, che nessuno ha mai studiato. Al massimo hanno buttato lì due stupidate, citando nomi a sproposito senza neanche controllare le date.

Visto che questo blog non guadagna un centesimo, non ho alcun impegno morale con il lettore occasionale e ritorno sulla mia strada: presentare quello che nessuno presenta, raccontando un fenomeno di proporzioni bibliche che da cinquant’anni conosce solo totale indifferenza se non disinformazione. Tutto questo per dire… che tornano le mani che menano!

Torniamo dunque nel pieno dell’esplosione marziale, con i cinema sciabordanti di filmetti e filmacci di varia natura, e una volta esauriti i veri gongfupian, cioè quei film di combattimenti a mani nude premiati dall’entusiasmo del pubblico nostrano, i distributori cominciano ad attingere senza alcuna remora a vecchi wuxiapian (dove nessuno combatte a mani nude) provenienti NON da Hong Kong, specificando invece nel titolo che sono proprio Hong Kong DOC.

Quando un film NON viene da Hong Kong, scrivono “Hong Kong” nel titolo…

È il caso di Hero of the Heroes (俠中俠), minuscolo film taiwanese di una casa minuscola e diretto da Tsai Chiu-Lin, regista locale che ha iniziato negli anni Cinquanta e ha smesso proprio nel ’72 in cui ormai a comandare è il gongfupian. Specifico questa informazione per un discorso che riprenderò più avanti.

L’HKMDb (l’archivio filmico di Hong Kong) non dà alcuna data di uscita locale, segno che pure lì il film non è che abbia lasciato chissà che segno, ma attesta il 1968 come data originale di uscita in patria: bisogna aspettare il 1973 perché piccoli distributori italiani spregiudicati se lo raccattino, probabilmente pagandolo una miseria, spacciandolo per film “di menare” con il titolo I magnifici 4 di Hong Kong.

La commissione di censura italiana il 14 maggio di quell’anno analizza il film e ne riconosce «il carattere folcloristico», qualsiasi cosa questo voglia dire: ipotizzo sia una astuta mossa del distributore per evitare divieti, senza riuscirci visto che la pellicola si becca il divieto ai minori di 18 anni. Totalmente ingiustificato, ma siamo ancora agli albori del “cinema violento” (o supposto tale).
Il distributore Mole non è riuscito a ingannare la censura con il “folclore” così alza la dose, e per la campagna pubblicitaria si inventa lo spietato stile marziale del Tai-Kik, del cui Oscar (???) questo film è insignito. E alla fine di questo cumulo di baggianate, pare che… a Pechino il presidente Mao abbia applaudito! Venghino, siòri, che qui le spariamo sempre più grosse.

Tutto lo sforzo del distributore si esaurisce con le stupidate scritte in locandina: al momento di portarlo in sala a vincere è la pigrizia. La prima apparizione nota è a Torino l’11 luglio 1973, e il film vivacchia sottotono per le sale italiane, finché il 9 dicembre 1979 comincia la sua vita televisiva fra i più minuscoli canali locali, da Telemare a TeleSubalpina a Elefante.

Ignoto a qualsiasi forma di home video, il film viene riesumato nel 2008 da Medialia, in un DVD della collana “Kung Fu Collection” (Elleu / Mhe) dal titolo I magnifici quattro di Hong Kong, con il numerale scritto a lettere.
Esiste anche un’edizione QuintoPiano / Hobby&Work che ho appena scoperto su eBay, e alla prima occasione sarà mia.

Specifico subito che non esistendo informazioni affidabili sul film (come dicevo, l’HKDb mi ha abbandonato!), non so risalire al nome degli attori, scavalcando quelli inventati dagli italiani dell’epoca: sono sicuramente tutti volti noti, già visti in altri similari prodottini taiwanesi, ma di difficile identificazione.

Ma gli attori marziali si passavano la barbetta finta l’un l’altro?

Il film si apre con Kun Chen Shao, detto Frusta Folgorante (ma dal baffo spiovente), che sta trasportando un forziere pieno d’oro che rappresenta le paghe statali: è chiaro che per la via incontrerà diversi malintenzionati, tutti passati a fil di spada dai suoi uomini.
La carovana però nulla potrà contro To Pai, criminale che per ragioni misteriose va in giro con un mantello rosso: essendo l’unico a farlo in tutto il paese, temo sia il matto del villaggio.

To Pai è cattivo: lo capite dell’espressione del mantello

Prima di attaccare il convoglio To Pai è andato a chiedere la collaborazione di suo fratello Lei Pang (doppiato dal giovane Massimo “Darth Vader” Foschi, mi dicono i miei consulenti Evit e Leo), e qui già si semina il dramma che si svolgerà in seguito: Romolo e Remo, Caino e Abele, si sa che i fratelli possono essere all’opposto, e così accade ai nostri eroi. Per quanto è lestofante e cattivo To Pai, tanto è buono e virtuoso Lei Pang.
Lo si capisce perché c’ha la faccia larga.

La tipica faccia di uno che è contento di incontrare suo fratello

Consumatosi il dramma di due fratelli che litigano e si separano per sempre, To Pai procede con il piano criminale e ruba l’oro a Frusta Frustante, corcandolo di mazzate, ma sul più bello piomba in scena Lei Pang: non ha potuto impedire il furto messo in atto dal fratello mariuòlo ma si porta via il malloppo, così To Pai si impara.
Lo scontro tra i due fratelli è teso e incompiuto: i due non ce la fanno a snudare le lame l’un contro l’altro, e alla fine sospendono la resa dei conti.

Lei Pang scavicchia ma non sfodera la spada

Il povero Frusta Calante fa giusto in tempo a tornare a casa prima di esalare l’ultimo pelo di barba, non prima di aver raccontato tutto ai propri figli, che ora hanno il compito di recuperare l’oro rubato così da riabilitare il nome e l’onore della famiglia. Visto che abitano in una casa fatta con due pezzi di legno e il muschio come pavimento, non mi sembra una famiglia così nobiliare, ma tant’è.
Così sulle tracce dei ladri d’oro partono due fratelli fenomenali lottatori: Chen Shu e Munan.

Due personaggi dall’intenso sapore di allunga-brodo

La borsa che conteneva i personaggi dev’essere caduta in terra, perché il film comincia a produrne a valanga. Infatti il perfido To Pai nel tentativo di scoprire dove il fratello ha nascosto l’oro gli massacra la famiglia, che teoricamente è pure la sua famiglia ma essendo cattivo non lo nota.
L’unico a salvarsi è il figlioletto Peppiniello, salvato dalla furia omicida grazie all’intervento di Tien Li, fenomenale guerriera che di mestiere fa la locandiera ma nelle pause va in giro ad affettare la gente. Oh, ognuno fa quel che vuole, in pausa pranzo.

Durante il turno affetta i panini, in pausa affetta la gente

La guerriera accetta di aiutare Peppiniello a ritrovare il padre Lei Pang, che a fare il buono come al solito se l’è presa in der posto: viene arrestato perché creduto colpevole di aver rubato lui l’oro – e in effetti l’oro ce l’ha proprio lui! – e viene condannato a morte.
Mentre è lì che si dispera in cella, viene raggiunto da Peppiniello che gli elenca tutti i familiari maciullati da To Pai. Mica gli dice «A papà, so’ tutti morti», no, glieli centellina. «Tua madre?» «Morta.» «Tua nonna?» «Morta.» «Tua zia?» «Morta.» Al che sarebbe scattata la domanda: «E quella zoccola de tu’ sorella?» Purtroppo questa domande focale non viene posta.

Mentre Lei Pang e Peppiniello si lanciano in una scena melodrammatica da ridere di gusto, che al confronto Mario Merola era un comico del Zelig, e poi evadono di giorno – perché un evaso di notte non fa bella figura – intanto il perfido To Pai assolda assassini per affrontare suo fratello e farsi restituire l’oro maltolto.
I primi ad essere assunti sono due buffoni che tutti chiamano Mietitori di Anime, ma che è chiaro trattarsi di due suore di menare.

Le temute Sorelle della Misericordia Marziale

Quando pensi di aver visto abbastanza comici in questo film, arriva finalmente il momento magico, quando cioè entra in scena l’infame più infame di tutti gli infami: Chen Hung-Lieh. Con quella faccia non potete sbagliarvi.

Quando pensate ad un infame, è la faccia di Chen Hung-Lieh che vi appare

Curiosamente arriva senza essere stato invitato da nessuno, e si presenta come Wu Shang: «io combatto per conto mio». Quindi dobbiamo immaginare il guerriero che sta lì, da solo per conto suo, a tirare fendenti all’aria in attesa che passi qualcuno e finisca inavvertitamente affettato, ma pure se non succede è uguale: la soddisfazione di Wu Shang sta nel combattere da solo, al di là se questo abbia poi dei frutti.
Come fai a non ingaggiare un lottatore del genere? Anche perché è esperto negli effetti ottici che sfrutterà meglio Bruce Lee in Dalla Cina con furore (1972).

Non si vede bene, ma l’infame sta emanando immagini riflesse di se stesso

Una volta che il circo è completo e la secchiata di personaggi avvolge questa sceneggiata napoletana, si parte alla caccia di Lei Pang, che a fare il buono c’è rimasto cornuto e mazziato. Infatti appena lo trovano, i mercenari lo pestano manco fosse la sagra dell’uva, e il fratello lo getta pure da una rupe, tanto è cattivo.
Fratturato in ogni singolo osso, Lei Pang guarisce in tipo due minuti grazie all’intervento di un sant’uomo – un personaggio entrato in scena all’improvviso e subito scomparso – e ora che è zoppo finalmente è un lottatore migliore. Forte cioè del potere dei “maestri sciancati“. Ora sì che può elevarsi… e massacrare il fratello cattivo!

La trama inutilmente arzigogolata sembra più un’occasione per far lavorare volti noti nella Taiwan dell’epoca – non lo sappiamo, ma magari questi erano amati dal pubblico locale – ma la parte sorprendente del film è la grande qualità dei combattimenti: come fa un prodotto infinitesimale come questo a sfoggiare combattimenti che fanno impallidire produzioni migliori di Hong Kong?
Per “combattimenti” intendo ovviamente all’arma bianca, questo è un puro wuxiapian ma lo stesso un paio di calci ci scappano, segno che l’imminente gongfupian sta premendo per nascere.

Come dicevo all’inizio, il regista ha mollato con l’avvento del cinema dei combattimenti a mani nude, forse perché era un genere che in effetti tradiva tutto ciò che era il cinema wuxiapian, uno spettacolo di onore e acrobazia direttamente derivato dalle esecuzioni dell’Opera di Pechino, da cui infatti provenivano moltissimi degli attori di Hong Kong.
Proprio come le storie piene di morale raccontate dall’Opera, con personaggi che dopo le acrobazie si immobilizzavano in eroiche pose plastiche, qui lo stile taiwanese sembra riprendere tutto in forma di film, e gli ottimi protagonisti dopo ogni scena di combattimento indulgono più del dovuto in pose “fighe”. Mentre il wuxia di Hong Kong tendeva più a studiare nuove forme d’azione rutilante, sembra che la versione taiwanese fosse più ancorata alle “origini”. O più semplicemente al pubblico locale piacevano le pose plastiche.

L’ottima sorpresa del film

L’attrice che interpreta Munan, la figlia di Frusta Folgorante, è di una bravura incredibile, lanciandosi in esecuzioni con la spada che i divi internazionali dell’epoca si sognavano. Le coreografie sono stranamente di ottimo livello, parlando di un filmetto così piccolo, e non mancano scene ghiottissime.
Per esempio alla locanda un teppista getta dell’acqua addosso a Lei Pang e lui la intercetta col bicchiere, così che vi entri tutta senza versarne una goccia. Ma il capolavoro è quando Munan intercetta una freccia in aria… con la bocca! E il master ninja Lee Van Cleef, che si limita ad afferrarla con la mano… muto!

Afferrare le frecce in aria con la bocca… a Hong Kong se lo sognano!

Quando l’infame separa la propria spada in due, così da avere una doppia arma, scatta la lacrimuccia: mi ha ricordato il compianto Steve James in American Ninja 4 (1990) che faceva lo stesso gesto. Quanti ricordi…

La spada doppia che vent’anni dopo sarà di Steve James: oro puro!

I magnifici quattro di Hong Kong, titolo che si riferisce ai quattro buoni principali contro l’armata dei cattivi, è sì un minuscolo filmettino taiwanese di poco conto, ma la cura nella regia, nella fotografia – le scene notturne sono uno spettacolo! – nella coreografia dei combattimenti e nell’esecuzione di ottimi atleti-attori lo rendono un gioiellino, che per fortuna è stato ritrovato dall’oblio in cui versava e regalato a noi malati di questo genere.

Chiudo accennando alla storia d’amore (solo suggerita) che inizia quando Lei Pang salva Munan, curandole la ferita prendendo dell’erba da per terra, masticandola, versandoci un po’ del proprio sangue e sputandogliela addosso: come fa la povera donna a resistere a tale prova d’ammmòre?

L.

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29 risposte a I magnifici quattro di Hong Kong (1968)

  1. Evit ha detto:

    Sembra ci siano così tanti personaggi e situazioni che a Hollywood tutto questo basterebbe come base per una ventina di film.

    In quante tue rubriche è finito?! Suore di menare, maestri sciancati… c’è tutto! 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ questo il bello di trattare film sconosciuti, che si possono trovare tante delizie, in mezzo alla spazzatura 😛

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      • Mariano Sollai ha detto:

        Complimenti! Non capita tutti i giorni di incontrare un profondo conoscitore del pianeta cinema… Eccellente “versione in prosa” dedicata a tutti gli appassionati del genere Wuxia! In effetti ho sempre guardato (e collezionato) tutti i tipi di film sulle arti marziali, maneschi o spadaccini, senza badare tanto al contenuto quanto alle trovate sceniche, con tutti i tipi di armi strampalate e impossibili, i vari voli a razzo e i combattimenti sospesi in aria! In pratica, gli orientali hanno deciso di contrastare i nostri Peplum (che ammiro e colleziono) ove i vari Ercole, Maciste, Sansone e Ursus passavano il tempo a lanciare enormi massi di polistirolo sui nemici e a storpiare sbarre di ferro! Mi resta il dubbio se siamo stati noi Italiani a scopiazzare dagli orientali o se sono stai loro ad attingere dal mondo ellenico-romano…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ben trovato, fratello marziale ^_^
        Io preferisco di gran lunga il gongfupian al wuxia, ma per forza di cose ho dovuto seguire entrambe i generi sin da bambino, visto che la distribuzione italiana li ha sempre fusi, più o meno inconsapevolmente.
        Il wuxiapian esiste da quando esiste la cinematografia di Hong Kong, ed è palesemente l’evoluzione filmica dell’Opera di Pechino con i suoi combattimenti simulati all’arma bianca. Il peplum italiano è un fenomeno che è esploso negli anni Sessanta per riprendere alcuni temi trattati da produzioni americane del decennio precedente: tutta roba successiva al wuxiapian e temo del tutto ignara dei film cinesi.
        In quel 1973 in cui i distributori nostrani hanno portato nelle nostre sale qualcosa come cinquanta film di Hong Kong tantissimi erano wuxiapian, semplicemente perché quelli a mani nude erano ancora pochi e anche perché i distributori nostrani non avevano idea esistesse una differenza: compravano il più economico a casaccio e lo buttavano in sala, nella maggior parte dei casi poi scomparendo nel nulla. Solo una minima parte di quei 50 film che hanno sdoganato il genere in Italia sono stati conservati in qualche modo.

        Ora il venerdì marziale del blog si è spostato agli anni Novanta, ma se giri troverai tanti altri wuxia e gongfupian in giro nel Zinefilo 😉

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  2. Il Moro ha detto:

    Guarda, io noto che sul mio blog gli articoli che parlano di argomenti già sentiti e strasentiti, tipo le recensioni dell’ultimo film Marvel dopo che l’ha già recensito anche l’ultima casaliga di Voghera, hanno comunque una quantità di visite doppia quando non tripla di argomenti più di nicchia. La gente ama sentirsi ripetere sempre le stesse cose.
    E ora vado a cercarmi su Youtube i combattimenti di questo film, che di vederlo tutto non ho voglia.😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se troverai qualcosa sul Tubo, non sono riuscito a trovare neanche il trailer. Questo film temo sia davvero ai margini della distribuzione, anche quella internazionale.
      Al lato opposto dell’ultimo film c’è il film trash che tutti adorano perché conoscono solo quello, pompato da riviste pseudo-cinefile, ed essendo un titolo citato da tutti per prenderlo in giro, alla fine lo rendono così famoso che tutti si convincono sia un capolavoro, tipo quella minchiata di “Shangai Joe”.
      Se mi pagassero a click o a commento, allora sì che seguirei l’onda e mi preoccuperei dei flussi di visualizzazioni, ma visto che lo faccio solo per passione preferisco rimanere fedele allo spirito della Z ^_^

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Un film invisibile del ’68 che, a quanto pare, anticipa parecchia roba. Dai combattimenti con le mani nude fino spada che si sdoppia. Una carrellata di personaggi che combattono su una trametta tanto semplice quanto inutilmente complicata. Sai che quasi quasi mi hai convinto a dargli un’occhiata?

    Ma la storia dei commenti di nuovi utenti su Worldpress è vera? Non è che è il l’addetto ai palinsesti di Cielo che vuole titoli reperibili per i canali televisivi? Poveraccio, gli tiri fuori “I magnifici quattro di Hong Kong”, come può mandarlo in onda?

    Chiudo con un pensiero. Potremmo stilare un decalogo, o una sorta di regolamento del perfetto film Z. Del tipo:
    “Se c’è Lee nel titolo, il film non è con Bruce Lee”
    “Se la locandina è bellissima, il film è una ciofeca”
    “Se nel titolo c’è Hong Kong, il film non proviene da Hong Kong”
    “Se c’è Bruce Willis in locandina, Bruce Willis al massimo fa una comparsata di 2 minuti”
    “Se il lancio recita “tratto da una storia vera”, la storia è pura finzione cinematografica”

    …e via così.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha mi pare che tu abbia già fatto un lavoro splendido! ^_^
      Così a caldo mi sento di aggiungere:
      “Se viene annunciata una cagata, tutti dicono che bisogna aspettare per giudicare, per poi far finta di niente, visto che era prevedibilmente una cagata” 😀

      Non so se sono bot o un semplice lettore che vuole restare anonimo e cambia il proprio nick in continuazione, ma in questi giorni ho ricevuto commenti che si limitavano a suggerire film che dovrei trattare, tutte minchiate che però hanno il difetto di essere molto note fra gli amanti del trash, e tutto purtroppo è nato da Shangai Joe, film fatale che mi ha attirato l’attenzione di tutti quelli che sono digiuni di cinema di genere ma seguono i Profeti del Trash, quindi mi dovrei infognare in discussioni sulla spazzatura che vorrei invece evitare. (Per non parlare di chi apre bocca solo perché ha letto Wikipedia.)

      Preferisco continuare il mio viaggio in territorio sconosciuto, raccontando un fenomeno inedito lasciando così tracce sostanziose per futuri studiosi, sicuramente migliori di me.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Modesto… ;-P

        Mi è venuta in mente un’altra regola (che andrebbe messa per prima vista la sua importanza):
        “Se si vedono le zinne e la faccia nella stessa inquadratura, l’attrice è alle prime armi. Se si vedono solo le zinne, è una controfigura”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaahh giustissimo! Stai facendo un lavoro perfetto: pubblicano un sacco di manifesti, il tuo sì che avrebbe importanza ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        “Se è un lettore occasionale, il Zinefilo non è la sua occasione”
        “Se è un lettore medio, al Zinefilo non interessa mediare con lui” 😀
        Fatte queste doverose aggiunte, la recensione che hai fatto de “I magnifici quattro di Hong Kong” mi spinge a recuperarlo anche se, da una prima ricognizione sul web, la vedo come un’impresa tutt’altro che facile (DVD fuori catalogo a parte)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il film è abbastanza raro, il mio DVD del 2008 è un fortunato ritrovamento da bancarella: la nuova edizione QuintoPiano si trova su Amazon ma non a prezzo amico 😛
        Ribadisco comunque che è un minuscolo film taiwanese, con però diverse scene degne di nota.

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  4. Cassidy ha detto:

    Mi piace come ti sei liberato dalla presa del lettore medio, chi pensa di trovare roba da ridere sul Zinefilo, non ha capitolo il valore del Zinefilo, quindi ha sbagliato mira. Detto questo, mi sono perso, freccie prese al volo con i denti, maestri sciancati, questo film dovrebbe donare idee e trovate ai film più sfortunati che ne hanno avute pochine 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questo film potrebbe donare ai poveri di trama, tanto gliene avanza parecchia 😀
      Eppure mi ha stupito trovare atleti così bravi in una produzione così palesemente minuscola.

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      • Mariano Sollai ha detto:

        Quando mi trovo a Milano, passo da un Libraccio all’altro, trovando sempre film interessanti a basso costo e spesso fuori catalogo… Non disdegno però i vari Mercatini dell’usato, dove oltre agli ex noleggio (che non compro) si trovano spesso delle autentiche rarità, come appunto I Magnifici Quattro di Hong Kong e 7 Spade di Violenza (Ed. Quinto Piano x H&W) in apparenza MAI usati!!!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono lontani i tempi in cui trovavo DVD marziali su bancarella, ma se capita sono sempre pronto all’acquisto 😉

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  5. Sam Simon ha detto:

    Totale appoggio per la linea del blog Zinefilo! E ora non posso evitare di andare a esplorare questi commenti che hai menzionato, sono curioso… :–D

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Buongiorno, sono un boZ (bot della Z) e volevo richiedere la recensione dei seguenti film/delle seguenti tematiche: la filmografia di Hulk Hogan, Natale di fuoco, Auschwitz di Uwe Boll, tutti i capolavori di Doug Campbell, i thrillerini di TV8…ahahahah! 🙂
    Ma poi come si può non amare un blog che, invece di ripetere per l’ennesima volta recensioni inflazionatissime, si avventura in territori sconosciuti, portando nuove conoscenZe, citando Telemare, TeleSubalpina e Elefante e regalando perle come le Sorelle della Misericordia Marziale??? 🙂

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  7. Ninjoe ha detto:

    Volevo far notare che il titolo originale non è “Hero of the heroes” del 1968 (credo da noi inedito), ma è “Fearless Fighters” del 1971, di Min-Hsiung Wu, come viene anche riportato nel Dvd Elleu, anche se comunque viene erroneamente indicato il titolo da te citato come il suo originale.
    Direi (quasi) mai fidarsi del cast e dei titoli riportarti in uscite home video dell’epoca, in particolar modo quelle della Elleu e Avofilm.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti non leggo mai i dati delle distribuzioni italiane, notoriamente falsi sin dagli anni Settanta: non avrebbe senso farci affidamento. Come specificato in questo e in tutti gli altri pezzi similari, faccio affidamento all’HKMDb, l’Hong Kong Movie Database, che non è certo la Verità ma di sicuro è più informato sul cinema locale.
      Mi spiace che passi in rassegna i dati tecnici dei film che presento invece di raccontare la tua esperienza con i film in sé. Ti è piaciuto? Preferisco questo al passaggio in rassegna dei dati che presento, che non hanno alcuna pretesa di completezza o di veridicità.

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  8. Ninjoe ha detto:

    Noto solo ora la risposta, chiedo scusa.
    Ho poco da dire sul film perché la mia ultima visione risale a fine anni 90, pur conservando il dvd della Elleu, ma penso sia un bene inserire dati il più possibile corretti sulle titolazioni e distribuzioni dell’epoca, e dove posso, io cerco di dare il mio contributo.
    Se ritieni che siano informazioni superflue, non interverrò più a questo livello, ma permittimi di segnalarti un altro piccolo errore su un altro film…:D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Figurati, è un piacere, come sai in questo genere di film le informazioni sicure scarseggiano quindi è sempre un bene fare la media fra più fonti 😉
      In questo caso per il pezzo ho usato le informazioni del visto-censura italiano del film, mentre quelle diverse riportate da IMDb non so da dove arrivino: in attesa di trovare fonti più sicure, tocca scegliere quali seguire 😉

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