Peril (2000) La misura della paura

La settimana scorsa parlando di Minaccia nucleare (2000) ho scoperto che da tempo avevo da parte un’altra opera dello stesso regista, David Giancola, ma ancora non avevo trovato il coraggio di gustarmi. Visto poi che per protagonista vanta niente e popò di meno che Michael Paré, uno dei più fulgidi Eroi della Z, mi sembra arrivato il momento giusto per questo filmaccio.

Sto parlando di Peril, uscito nelle videoteche americane in un vago 2000 e portato dalla Columbia (Sony Pictures) nelle nostre, di videoteche, dal gennaio 2001 con il titolo Peril. La misura della paura, e questa è l’unica traccia di distribuzione italiana del film.
Le schermate che presento nel blog provengono dal passaggio che ho beccato il 20 gennaio 2017 sul piccolo canale 7Gold. Sono quindi cinque anni che ho questo titolo “in caldo” senza mai trovare il coraggio di vederlo.

Ammazza che grafica spavalda per il titolo…

Vincent Spinetti (Michael Paré) è il vostro amichevole assassino psicopatico di quartiere, che se ne stava placido e tranquillo nel suo bel manicomio criminale quando un brutto giorno è arrivata la ferale notizia: visto che è placido e tranquillo, viene considerato “guarito” e può andarsene a quel paese. Vincent non prende bene questo chiaro caso di Comma 22 – è un pazzo troppo tranquillo per il manicomio ma un tranquillo troppo pazzo per tenerlo fuori dal manicomio – e così passa la serata a maciullare personale sanitario. Alla fine abbandona il manicomio come gli era stato chiesto, ma ha voluto uscire di scena a modo suo.

Non sono cattivo, è che recito così!

Segnalo che fa davvero effetto trovare Paré in un ruolo così esageratamente cattivo, lui che invece sin dagli anni Ottanta è sempre stato l’eroe buono o comunque uno dei buoni sullo sfondo. Anche quando raramente lo becchiamo in ruoli negativi, comunque è solo “leggermente” cattivo: qui è il Joker in una giornata brutta.

«Danzi mai con Paré nel pallido plenilunio?» (semi-cit.)

Il nostro Giancola si è assunto anche il compito di sceneggiatore e quindi dopo la fuga del pazzo Paré, inseguito dal detective Marks (Steve Eastin), apre una bella parentesi e… sbraca di brutto. Oppure decide di prenderci in giro, non so cosa abbia voluto fare ma di sicuro non qualcosa di serio.
Conosciamo quindi la mogliettina Terry (Morgan Fairchild dal capello sempre perfetto anche nelle situazioni più concitate) che è tanto preoccupata per il maritino Scott (John James), che sta perdendo l’uso del ginocchio (non si sa perché) ma non ci sono soldi per un’operazione chirurgica. Come fare? Pensa che ti ripensa, dopo ben cinque minuti di attenta analisi i due decidono di recuperare il malloppo del fratello ladro.

Con una velocità che fa girare la testa, lo sfavillante sceneggiatore Giancola butta lì che il fratello di Scott è stato accusato di una rapina e c’è morto di infarto e alla fine era tutto vero, e ora è uscita fuori la mappa di dov’è stato sepolto il bottino (ma da dove è uscita?) e bisogna sbrigarsi perché è in un tubo nella foresta e stanno per aprire la diga, che inonderà tutta la foresta per un anno…
Spero che in questo breve riassunto, molto più lungo dell’effettiva spiegazione data nel film, abbiate notato un’abnorme quantità di stupidate inspiegabili – perché dovrebbero inondare un boschetto locale, e come fanno a inondarlo solo per un anno? – ma Giancola procede spedito e a testa alta per la sua strada, anche se a forza di stare a testa alta sta beccando una capocciata dopo l’altra.

La faccia di Morgan Fairchild quando le hanno raccontato la trama

Se state leggendo questo blog vi considero persone intelligenti, quindi chiedo il vostro parere. Una donna e suo marito zoppo raggiungono un tubo sepolto nel boschetto, chi scende nel tubo? Bravi, avete dato la risposta giusta: lo zoppo! Che sicuramente la naturale agilità fornita dalla zoppìa lo aiuterà sia a scendere che a risalire. Oh, voi non ci crederete, ma qualcosa va storto e lo zoppo non riesce più a salire. Chi l’avrebbe mai potuto immaginare?
Per fortuna quel furbacchione di suo fratello aveva sepolto il bottino sotto due millimetri di terra, quindi allo zoppo basta appoggiare una mano distrattamente per trovare quel malloppo che la polizia cercava da anni. Questo non è un film, è una parata di furbacchioni da competizione.

Il problema non è scendere nei tubi nel bosco, è risalire col bottino…

Giancola, da giorni creativamente costipato, ha finalmente completato la sua seduta di sceneggiatura, si sente svuotato ma poi arriva quella sensazione: c’è un tarzanello (nome scientifico) che rimane lì a penzolare, e il nostro eroe non può fare altro che metterlo nel copione. Quando la mogliettina Terry va in auto per prendere una corda e salvare il marito… scopre di aver lasciato le chiavi dentro! E vai, applausi a scroscio! Il tarzanello è caduto nel copione e fa la sua gran bella figura.

Quante altre sfighe possono capitare a questa povera famiglia di decerebrati? Tante, visto che Terry agitatissima ferma la prima auto che passa… e a bordo c’è Vincent matto, matto da legare, col cadavere di una vecchina. Perché non è solo matto e cattivo, è pure infame!
Mi spiace, Terry: gli Dei della Sfiga ti hanno proprio preso di mira.

Chi fa da sé… incontra Michael Paré!

Abituati ormai alla follia totale di Giancola, al cui confronto Vincent è un dilettante, ciò che segue risulta un po’ sottotono, con il maniaco e l’ostaggio che girano, si inseguono, si acchiappano, si perdono, ammazzano qualcuno, sono assediati, parlano col geniale psichiatra di Vincent – che per calmarlo gli urla che la madre è morta e non gli ha mai voluto bene: ammazza che psichiatra! – e sì, si sente che la follia c’è ancora, ma è molto più diluita.
Teoricamente dovremmo essere tutti in tensione per il povero maritino zoppo incastrato nel pozzo, con la diga che sta per essere aperta e sua moglie che sta cercando di tornare da lui sfuggendo a un pazzo omicida, ma è tutto così ridicolo che viene solo da sghignazzare.

Si chiama “stallo alla messicana” anche se uno dei due fa la “pistola con le dita”?

Se la forza di Minaccia nucleare era un’atmosfera di totale non-serietà, cioè affrontava situazioni serie in modo serio ma strizzando l’occhio e lasciandosi andare alla leggerezza, qui il tentativo di fare un thriller serio in tutto e per tutto delude un po’, sia perché non ci sono premesse per alcun tipo di serietà sia perché Giancola diverte molto di più quando scrive cose assurde.
Dopo aver fatto il Joker per tutto il tempo, nelle scene finali Paré sembra voler dare un ritratto drammatico del suo personaggio, il che rovina l’atmosfera perché è la serie Z che imita la A, deludendo per definizione.

Ma cos’è, siamo finiti ne Il nome della rosa?

Al netto delle “scene serie”, le meno riuscite, Peril è un film scritto in modo così folle da risultare delizioso e imperdibile. Se dalla metà in poi avesse mantenuto lo stile della prima parte sarebbe stato un capolavoro della Z, ma lo stesso è un film consigliabile per chi ami ridere di pancia di fronte alla Z folle.

L.

– Ultime avventure di Michael Paré:

Informazioni su Lucius Etruscus

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13 risposte a Peril (2000) La misura della paura

  1. Cassidy ha detto:

    Tra il tarzanello e lo stallo alla messicana mimato sono morto dal ridere, direi che per il (ah ah) lunedi mattina del Zinefilo hai iniziato con il botto! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E pensare che dal 2017 avevo da parte questo film, con Paré che mi aspettava per fare il pazzo 😀
      La prima metà è così assurda che diventa irresistibile, poi invece il film cerca di ritornare sui binari del thriller e si indebolisce parecchio.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahah! Ti devo ringraziare doppiamente: sia perché le tue recensioni Z sono un qualcosa di unico ( e ti faccio notare l’allitterazione della Z in tarzanello penzolante!) sia perché, leggendoti, mi hai fatto rivivere (sì, l’ho visto e ne vado fiero!) le emozioni di un film a dir poco folle! Quando si dice iniZiare la settimana col piede giusto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sapevo che sei sempre un passo avanti a me nella Z profonda: solo perché ho scoperto Giancola con “Minaccia nucleare” sono arrivato a vedere questo “Peril”, se no mi sa che rimaneva in archivio ancora per anni 😛
      Più la trama si fa folle più le si vuol bene, e appena diventa “normale” delude, perché a un certo punto si entra nel tunnel della Z e si vuole sempre più paZZia ^_^

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Hai ragione, sono proprio inabissato nella Z più profonda! 🙂
        E proprio per questo condivido che il film, una volta imboccata la strada della pazzia, la poteva percorrere fino in fondo, ma regala comunque un piacevolissimo viaggio nel magico mondo della Z! 🙂

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Oh, questa è la Z che ci piace! Quella folle che lavora per addizione, con trame e sottotrame surreali del tutto slegate tra loro che si accumulano una sull’altra, personaggi talmente folli che nessun sano di mente oserebbe interpretare. Il tutto diretto con serietà e prendendosi sul serio ma con una povertà di mezzi incredibile.
    Che bel lunedì! 😀

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  4. Sam Simon ha detto:

    Effettivamente sembra il classico titolo da proiettare in sale riempite di amici con cui ridere a crepapelle… Tra lo zoppo nel pozzo, le cbiavi dimenticate in macchina e chi fa da sé trova Michael Paré, il divertimento è assicurato! X–D

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  5. Giuseppe ha detto:

    Qui la zoppaggine del ginocchio di Scott è niente rispetto alla zoppaggine del cervello di chi ha scritto il personaggio, nonché tutto il resto del film 😀
    Chissà se Giancola ha mai considerato di lavorare a un’ennesima rivisitazione del mito di Edgar Rice Burroughs… possibile frase di lancio :”Tarzanello: un film davvero fatto col culo” 😛

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  6. Kukuviza ha detto:

    XD XD ma è veramente l’apoteosi! Trame così bislacche non le scrivevo neanche a 10 anni quando ci infilavo criminali misteriosi che facevano nevicare a comando…
    Che poi, se proprio volevano far rimanere uno incastrato in un buco, potevano semplicemente fare il buco più profondo, non è che per forza devi usare l’espediente dello zoppo per non riuscire a farlo uscire. Potevano fare lei zoppa, così anche la Fairchild poteva lanciarsi in una prova zdrammatica recitativa: la zoppa contro Parè, ti pare?

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