Boxer dalle dita d’acciaio (1972)

Questa è la storia di un Paese in bilico tra rivoluzione sessuale, rivoluzione culturale, rivoluzione sociale e rivoluzione proletaria, un’Italia del 1973 in cui nessuno si aspettava che in un cinema di Roma proiettassero per la prima volta… mani cinesi piene di dita di violenza!

Disprezzato da tutti, tranne dal pubblico che ne ha decretato un successo fulminante, il cinema marziale in Italia è un fenomeno mai davvero raccontato: è il momento che il Zinefilo si rimbocchi le maniche e trasformi le sue mani… in mani che menano.


Donne menanti

Al contrario di gran parte della cinematografia mondiale coetanea, il wuxiapian di Hong Kong è sempre stato un genere dalle pari opportunità: ruoli maschili e femminili sono sempre andati di pari passo e di solito l’eroico principe di turno non ha bisogno di salvare la donzella, perché lei ci pensa benissimo da sola a salvarsi. Uomini e donne hanno sempre combattuto fianco a fianco mentre in altre cinematografie il ruolo della co-protagonista era troppo spesso di mera “damigella in pericolo” (damsel in distress).

Una cosa però sono le principesse guerriere del wuxiapian o comunque le fenomenali spadaccine, esperte nella nobile arte dell’arma bianca, un’altra è impegnarsi in volgari combattimenti a mani nude, roba da strada dei quartieri poveri, risse da bar di malaffare. Trasformare le principesse guerriere in picchiatrici da strada non è stato affatto un processo semplice, ma era chiaro che la nascita del gongfupian del 1970 era lì che puntava. Non dimentichiamo poi che leggenda vuole le arti marziali cinese sviluppate dalle donne come autodifesa, e non dimentichiamo la mitologica Wing Chun, la prima maestra donna di arti marziali. Insomma, le basi ad Hong Kong per questa evoluzione ci sono eccome.

Mentre Hong Kong elabora questo processo, intanto ci pensa Taiwan.


Distribuzione

L’HKMDb non fornisce date precise per l’uscita ad Hong Kong del film taiwanese 女拳師 (“Donna combattente”), se non un vago 1972 con il titolo A Girl Fighter, prodotto dalla piccola ma prolifica Union Film.

Sempre a caccia di minuscoli filmetti economici, la Fida Cinematografica porta il film sul tavolo della censura nostrana il 7 giugno 1973, e una settimana dopo ne esce con un divieto ai minori di 14 anni e il ridicolo titolo Boxer dalle dita d’acciaio.

da “La Stampa” del 10 luglio 1973

Il 7 luglio successivo esordisce all’Olimpico di Roma e il 10 luglio all’Arlecchino di Torino, con le solite roboanti frasi di lancio: «… e con una mano spezzò in due la Cina!». Nel settembre 1980 inizia la sua vita televisiva nei piccoli canali locali.

Con l’inizio del nuovo millennio il film finisce nel palinsesto Mediaset e nelle notti lo si può trovare replicato ogni paio d’anni: il 9 dicembre 2019 l’ho registrato da IRIS così da avere una copia più recente rispetto a quella registrata su Italia1 intorno al 2006.

Dall’Archivio Marziale Etrusco, intorno al 2006

Ignoto a qualsiasi forma di home video, questi passaggi televisivi di Mediaset sono l’unico modo di vedere il film in lingua italiana. (A parte la pirateria, ovviamente.)


La poliziotta cinese fa carriera
e Edwige Fenech… muta!

Siamo nel solito paesino di campagna in un’epoca qualsiasi, e il figlio del capo della provincia ha appena passato la notte a massacrare una coppietta del posto. Il giudice locale affigge un bando di assunzione per un “capitano di giustizia”, qualcuno talmente pazzo da andare ad arrestare il potente signorotto, noto per ammazzare la gente a seconda di come gli gira: stranamente nessuno si è presentato per un lavoro del genere. «Possibile non ci sia un uomo di coraggio in questo paese?» Un uomo infatti non c’è… c’è una donna!

La donna giusta per un lavoro da uomo

Entra in scena Polly Shang-Kuan, nota anche con decine di altre varianti e pseudonimi, che fra il 1967 e il 1981 è stata protagonista di più di cinquanta film: viste le consuetudini asiatiche, è facile che abbia interrotto la carriera causa matrimonio, perché (almeno all’epoca) le donne sposate non potevano fare le attrici. L’indipendenza femminile mostrata su schermo temo non corrispondesse a quella della vita quotidiana.

Fra le prime attrici marziali dello schermo

Il giudice ovviamente è sbalordito e non considera una donna capace di adempiere alla missione: quando mai si è vista una donna poliziotto? Curiosamente l’anno dopo la situazione si ripresenterà da noi con La poliziotta (1974) di Steno, dove Mariangela Melato dovrà affrontare i pregiudizi sulle donne in polizia, e due anni dopo con La poliziotta fa carriera (1976) Edwige Fenech potrà pure tirare sganassoni come la sua collega cinese.

Che il film italiano abbia preso spunto dal predecessore cinese?

Tornando a questo film, il giudice chiede alla volontaria di dare una prova delle sue capacità, affrontando un gruppo di guardie armate. Questo è un wuxiapian, si usa la spada e si svolazza, ma è anche il 1972 e il gongfupian riscuote troppo successo per ignorarlo, così questo prodotto di Taiwan fa qualcosa di incredibile.
La giovane Polly Shang-Kuan affronta le guardie armate… a mani nude! Non sappiamo quando esattamente sia uscito questo film, ma a giugno di quel 1972 la mitica Angela Mao affronta a mani nude dei nemici disarmati: qui Polly fa molto di più! Parte svantaggiata ma, con calci e pugni, batte tutti, in una scena sorprendente per l’epoca.

Potrebbe essere il primo calcio dato da una donna su schermo

La donna è assunta e, messa in divisa e al comando di un manipolo di guardie, parte per la missione.

Non è gran che come divisa…

Acciuffare il perfido signorotto locale Peng Chan non sarà facile, ma Su Ma (così si presenta la donna) mena per menare: siamo lontani dall’eleganza del wuxiapian, qua si grida e si fanno le smorfie alla Bruce Lee come se piovesse.

A Polly scatta la viuleeeeeen’

Polly non è una principessa guerriera, è chiaro che il gongfupian stia spingendo le produzioni a offrire spettacoli molto più cruenti e con emozioni molto più violente. Se il wuxiapian è impostato e pieno di pose come da tradizione dell’Opera di Pechino, il gongfupian è fatto di coattaggine di strada.

E mo’ te la mozzico, ’sta mano!

L’attrice ha una grinta fenomenale e per essere fra le prime (se non forse proprio la prima) a combattere su grande schermo ha un’agilità, un ritmo e una perizia invidiabili, che i divi marziali coetanei come Wang Yu e Lo Lieh si sognavano. Si lancia pure in un calcio volante che temo abbia davvero preso in faccia il collega attore!

Mi sa che sulla faccia dell’attore ora c’è il segno di un piede

La piccola Union Film non ha gli strumenti per valorizzare questo uragano che ha per le mani, quindi i suoi autori si limitano a cucire addosso a Polly una trama raffazzonata, dove lei – per motivi che non ci vengono spiegati – è una super-lottatrice fenomenale, per lo stupore di tutti gli altri personaggi, e una volta arrestato il signorotto a suon si sganassoni inizia il lungo viaggio per portarlo dal giudice, affrontando tutti i pericoli e le trappole sempre con furore e rabbia sul volto.

Non si cazzeggia con Polly, che se no so’ botte!

Pur essendo un prodotto minuscolo, Boxer dalle dita d’acciaio è degno di nota perché mostra un “anello evolutivo” fra il wuxiapian classico, i suoi tanti personaggi, le tematiche di giustizia sociale difesa da eroi fuori dal comune e dai poteri quasi divini, e gongfupian neonato, con la violenza di colpi maneschi, schizzi di sangue e ovviamente la cavatura degli occhi, che qui è appena accennata ma comunque presente. Anzi, qui ci scappa via pure un orecchio!

Ops, il prigioniero mi si è rotto!

Polly interpreta magistralmente l’eroe tragico del cinema marziale delle origini, violento ma giusto, calato però in un contesto da wuxiapian, segno che il genere non era più inattaccabile come nei decenni precedenti perché l’enorme successo delle “mani che menano” era impossibile da arginare.

Una continua parata di combattimenti senza sosta e con poca trama che forse avrebbe avuto bisogno di maggior cura, ma che comunque nella sua ruvidezza rimane un fulgido esempio di quanto l’urlo marziale avesse sconquassato tutto il cinema di Hong Kong.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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6 risposte a Boxer dalle dita d’acciaio (1972)

  1. Cassidy ha detto:

    Purtroppo non hanno avuto i mezzi per prestare orecchio a Polly (ah-ah), peccato perché sullo schermo il personaggio ha davvero grinta da vendere, alla faccia di principesse e damigelle in pericolo. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un’attrice grintosa che è contenuta a stento dall’inquadratura: avrebbe meritato una fama ben maggiore.

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      • Giuseppe ha detto:

        E che avrebbe meritato anche di non essere confinata a casaccio nei palinsesti notturni Mediaset 👎 Comunque, ho visto che con il titolo “A Girl Fighter” il film è disponibile su archive.org in lingua originale con sottotitoli (peccato siano in brasiliano)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Curiosamente è distribuito male in altre lingue mentre nelle notti di Mediaset è facile beccarlo, con un po’ di pazienza, mentre di solito avviene il contrario: film ben distribuiti all’estero e dimenticati da noi.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Titolo, copertina e frasi di lancio illuminano la mia giornata 🙂
    E poi…e poi c’è lei, la protagonista, e c’è anche il film dopotutto, visto che l’accoppiata mi pare quella giusta per avere tra le mani un prodottino tutto sommato non male! 🙂

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