Vampirismo senza limiditismo (guest post)

Dopo il suo viaggio attraverso gli oceani del tempo per incontrare Nosferatu, la nostra amica Vasquez ha sviluppato un’ossessione da vampiro, trovando un numero tale di coincidenze che non possono essere casuali. «I vampiri esistono, sono tra noi ma non si nascondono»…

Continuano i festeggiamenti per i 100 anni di Noferatu:


Vampirismo senza limiditismo

di Vasquez

Affrontare Nosferatu non è per tutti.
Ora lo so.
Perché ci sono… conseguenze… quando si vanno a toccare certi temi, succedono… cose.

No, non cose tipo queste…

… ecco, più tipo queste

Vedo Nosferatu (1922). Non mi fa paura, ma è comunque curioso, perché Max Schreck ci crede tantissimo, e come l’altezza è mezza bellezza, un attore che ci crede è già mezzo film. L’altra metà ce la mette il regista, e per essere un film antico fa comunque il suo effetto.

Dopo questa visione butto giù le mie impressioni per non dimenticarle, e per prendermi una pausa apro il lettore, scorrendo l’elenco dei fumetti da leggere, dove sono sempre in arretrato. Più di tutti, sono in arretrato con le storie di Martin Mystère. Il lettore mi dice che mi trovo al numero 377 (luglio 2021), Il vampiro di Vienna, che vuol dire tutto e non vuol dire niente. Ne sono state scritte a pacchi, di storie di vampiri.

Si dà il caso che in questo caso voglia dire tutto… (particolare del frontespizio)

Il BVZM è a caccia di un film dei più noti tra quelli andati perduti: London After Midnight (1927) di Tod Browning, e sulla sua strada incontra svariati personaggi, alcuni che addirittura erano presenti all’epoca delle riprese, qualcuno che si era già fatto le ossa (e il sangue) con un altro film…

Coincidenza. Pura e semplice coincidenza, come direbbe chiunque.
E come mi sono detta anch’io

Non ho mai avuto modo di vedere la miniserie Le notti di Salem (1979), e a dire il vero non mi sono neanche sbattuta più di tanto per cercarla, datosi che il libro da cui è tratta mi piace molto, e avevo paura di rovinarmelo. Ma dato il percorso che mi ero prefissata non ho potuto esimermi.

Per gustarmela per intero ho dovuto ripiegare sulla versione spagnola, e senza sottotitoli! Non so se sono stata influenzata da quello che asserisce l’amico Sam Simon riguardo il doppiaggio spagnolo (che è atroce!), ma appunto a fronte di un’espressività vocale prossima allo zero, ho potuto gustarmi la recitazione di David Soul. Cavoli! Ma è sempre stato così bravo?!? Ricordo abbastanza la serie “Starsky & Hutch” (“uccisa” da quel film del 2004, perché la serie affrontava anche temi piuttosto seri, tra cui ricordo la disintossicazione di Starsky), ma forse ero troppo piccola per cogliere quanto fossero bravi entrambi i protagonisti.

Incredibile quindi trovare qui Hutch, e incredibile trovarvi altri volti noti: una giovanissima signora McClane/Gennaro, Geoffrey Lewis, addirittura James Mason!

Una vampira del 1979

La fama di questa miniserie può dirsi meritata: è una buona trasposizione, personaggi ben delineati, se proprio devo trovargli una nota negativa, direi il lasciar cadere nel dimenticatoio il destino del prete, padre Callahan. È uno dei personaggi più intriganti, con un arco narrativo in discesa, che però King tiene in bilico fino alla fine, e la sua perdizione è un momento fondamentale nel libro.

Nel mio girovagare a caccia di vampiri scopro che esiste un’altra trasposizione di quello che ormai è diventato un classico, sia come storia di vampiri che come romanzo del Re.

Rob Lowe is the new David Soul

Risalente al 2004, quest’altra miniserie è diretta da tale Mikael Salomon, direttore della fotografia con un curriculm lungo così ma con pochi lavori da regista. Una morra e tre quarti di attoroni: James Cromwell, Rutger Hauer, Rob Lowe, Donald Sutherland, che gigioneggia come un “Leland Gaunt” qualsiasi nel suo negozio di antiquariato, spaventando le signore…

Sarà che non ho nessuna affezione nostalgica per la prima miniserie non avendola mai vista ai tempi, ma oh! a me questa mi è piaciuta proprio: una bella costruzione di tutta la comunità del Lot, un adattamento nuovo di zecca della storia di Ben Mears, bei vampiri spaventosi.

Una vampira del 2004, mai più senza trucco e parrucco

Nel finale ci ho visto un’ulteriore citazione a Cose preziose: la bella vampira per farsi invitare, fa credere al suo bersaglio di poter sciogliere il dubbio che lo attanaglia da sempre, così come Gaunt consegnò la VHS impossibile ad Alan Pangborn per fargli assistere all’incidente in cui morirono moglie e figlio.
Soprattutto comunque, questa miniserie non mi lascia a piedi il prete.

Quindi, mantenendo sempre l’occhio sull’obiettivo, mi metto a caccia di vampire (sperando che abbiano messo da parte la moda dei capelli frisé), e vado a pescare il capostipite delle storie “vampi-rose”: Carmilla di J.S. LeFanu.

Storia di dissolutezza e delicatezza, languore e languidezza, incubi e ubiquità

Dopo questa indigestione di vampire di tutti i tipi (orride, stilose, tentatrici, esasperanti) decisamente mi serve una pausa, e vado di nuovo a pesca nel mio lettore. Mi salta all’occhio un “Dylan Dog Old Boy“. Strano. Ero in pari con Dyd. Da dove salta fuori questo n.5 del febbraio 2021? E che copertina curiosa…

Coincidenza. Pura e semplice coincidenza (e sono due)

Il mio percorso incontro al vampiro prevede il ripasso del Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola. Sono fresca della lettura del libro omonimo, e il confronto mi verrà facile facile.
Ben felice di re-immergermi nelle atmosfere di questo film, che ha poco o nulla a che spartire con libro, ritrovo la nota negativa che ricordavo: la faccia di Keanu Reeves, forse troppo impegnato a fare un brutto accento inglese per darsi la pena di recitare. Peccato: per una volta che non ci è toccato sentire la Bellucci!

Eh, questo è.

Con un po’ di fastidio mi accorgo che Coppola, gratuitamente e morbosamente, sembra ansioso di associare il diventare vampiri ad una ricerca del piacere sessuale, cosa che non ricordavo. Ma tutta la parte iniziale al castello del conte, con le movenze strane dello stesso, con quel gioco di ombre, è a dir poco ipnotica.

Ci sono tre scene che mi lasciano ad occhi sgranati: spudoratamente e immotivatamente copiate da L’esorcista, sono inutili ai fini della trama e fuori da ogni logica per come è impostato il vampirismo nel film.
La prima scena incriminata si ha all’arrivo di Van Helsing a casa di Lucy:

No, non è padre Merrin

Più avanti Van Helsing e i tre compari si trovano davanti alla bara della povera Lucy, e prima che riescano a darle la pace ecco che la vampira vomita una gran bella quantità di sangue addosso al povero Van Helsing, cosa assente nel libro di Stoker (e anche senza senso!).

Era meglio la crema di piselli

Per finire, quando i cacciatori di vampiri riescono a trovare il “nido” di Dracula, dove ha portato decine e decine di bare per il suo riposo, anziché procedere alla “sterilizzazione” come si parla nel libro – ossia benedire la terra all’interno delle bare depositandovi un’ostia consacrata – procedono ad un vero e proprio esorcismo con tanto di manuale in latino.

Neanche fossero i fratelli Winchester!

Le paraculate di Coppola raggiungono uno scopo insperato: stemperano quella storia assurda sulle coincidenze. E meno male, perché iniziavo a stare un pochino in ansia…

Adesso, secondo la mia personale tabella di marcia, dopo aver visto Dracula il vampiro (1958) con Christopher Lee, imprescindibile, è ora della visione de Il conte Dracula (1970) diretto da Jesús Franco, sempre con Lee, la versione più aderente al libro di Stoker di tutti i film che ho visto.

In nessuno di questi ultimi due c’è la scena in cui Lee viene impalato nella Bara (Volante, quella di Cassidy), ma considerando tutti i film in cui il nostro ha interpretato il vampiro più famoso dell’universo, me ne farò una ragione, perché non ho cuore di vederli tutti!

Il valore aggiunto di questa versione del 1970 è una sorprendente “Lucy Westerna”, interpretata da tale Soledad Miranda: un’attrice che “buca” come poche altre. Perché non l’ho mai vista altrove? Rapidamente scopro che è scomparsa giovanissima in un incidente.

La sfortunata Soledad Miranda

Questa notizia mi mette tristezza. Mi serve di staccare di netto, con qualcosa di coinvolgente, da totale assorbimento mentale, meglio senza saperne nulla, o quasi. La tavola fiamminga (1990) di Arturo Pérez-Reverte è da un po’ che mi chiama, ma poi mi ricordo che rivoglio Il Club Dumas (1993), dello stesso autore, che ho prestato da almeno tre anni, e allora ripiego su Tutto quel nero di Cristiana Astori. (Che ho intervistato all’epoca riguardo al suo romanzo. Nota etrusca.)

Non voglio spoilerare nulla di questo libro incredibile per chi non l’avesse ancora letto (e che io ho divorato in tre giorni). Basti sapere che mi sono ritrovata a tu per tu con Dracula, pipistrelli, Christopher Lee, e con Soledad Miranda!

Un’altra coincidenza. Pura e semplice coincidenza (ma è la terza: tre indizi non fanno una prova?).
Coincidenza o non coincidenza, per fortuna il centenario sta per chiudersi, così tutto questo finirà. Perché finirà, giusto?

Prima di imbarcarmi in questa impresa avrei dovuto cercare il nome di Soledad Miranda su Google e invece adesso, trovandola nel libro della Astori, so perfettamente chi è, capisco benissimo come mai l’autrice sia rimasta colpita da quello sguardo, e mi pare quasi di conoscerla (di conoscerle entrambe, attrice e autrice), e la vedo lì, nel fotogramma che ho catturato per un confronto con il Dracula di Coppola.

Una scena identica nei due film, ma Soledad batte Winona per K.O. senza sforzo alcuno

Nel tentativo di far terminare questa serie di coincidenze, le confido ad un amico, il quale per buona misura rincara la dose, citandomi Frankie HI Nrg, e prendendomi in giro: «I vampiri ti perseguiteranno a luuuungooo!» (okay, non proprio così, ma è così che suonava nella mia testa). Lo sfottò comunque aiuta a rientrare nei ranghi, attenuando l’inquietudine (basata sul nulla, devo continuare a ripetermelo), e sono pronta a gettare tutto nel dimenticatoio come un grande scherzo della mente.

Ma di nuovo, ho bisogno di distrarmi.
Per mesi ho rimandato la lettura di Later (2021) di Stephen King: è finito il tempo in cui mi tuffavo in ogni suo scritto come in un’oasi nel deserto. E poi mi dava fastidio il titolo: perché non l’hanno tradotto? Cosa c’era che non andava in “Dopo”?!?

Comunque, visto che non è molto corposo, non dovrebbe crearmi troppi problemi troppo a lungo, e per spezzare va più che bene.
Di nuovo, tre giorni di full immersion, non riesco a posare questo dannato libro (infatti farò nottata per finirlo) solo che…credo che sia finito il tempo delle coincidenze.
C’è questo bambino che vede la gente morta.

No, non lui, un altro

Si chiama Jamie, e con una mamma che di mestiere fa l’agente letterario a cui muore l’autore di punta in procinto di scrivere l’ultimo capitolo di una saga, si può benissimo capire dove va a parare la storia.
E invece no. Perché non è quello il fulcro della storia, anche se da lì hanno inizio una serie di eventi a valanga. Jamie scoprirà a sue spese che i fantasmi possono essere “infestati” da entità, ovviamente malvagie.

Tipo così

Jamie riesce dapprincipio a sconfiggere l’entità assoggettandola, ma contemporaneamente rendendola più forte «come la povera Lucy Westerna mentre il conte Dracula la usava come mensa personale».

Non è possibile, mi sono detta.
Non è possibile proprio.
Fino a un mese fa ricordavo solo Mina, come personaggio femminile in Dracula. Non sapevo, non ricordavo minimamente Lucy, la povera Lucy, su cui potrei ormai quasi scrivere un saggio a parte, su quanto questo personaggio sia stato rimaneggiato passando dal libro di Stoker al grande schermo, cambiando fisionomia, carattere, nome, parentela, colore di capelli, dieta.
Non è possibile che qui King mi parli di Lucy.

O sì?

A pagina 224 di Later c’è questo dialogo:

— Dove stiamo andando?
— A Renfield.

L’unico Renfield che conoscevo era l’aiutante del conte Dracula, il tizio che mangiava le mosche.»

Anche un saggio su Renfield, potrei scrivere, adesso

Stephen King ha scritto un solo libro sui vampiri, nelle altre sue opere ci sono solo accenni vaghi (qualcosa in IT, e poco altro) non ha mai menzionato addirittura dei personaggi di contorno di quel Dracula con tutta questa specificità. Sono mesi che rimando la lettura di questo libro, e vado ad affossarmici proprio adesso.

Per fortuna il centenario metterà fine a tutto questo.
Deve.
Anche perché mi sta succedendo come quando si ha paura di addormentarsi per non avere incubi: mi è passata la voglia di leggere qualunque cosa. A quanto pare qualunque abisso narrativo mi trovi ad esplorare, non faccio che trovare sul fondo il conte Dracula che mi guarda con gli occhi spalancati.

In ogni caso, comunque, bisogna invitarli, giusto?
Altrimenti non possono entrare, no?
Non possono, giusto?

Giusto?

Cadreghe.
Ho un disperato bisogno di cadreghe.

V.


Ringrazio Vasquez per la disponibilità e il vampirico viaggio nell’universo di Nosferatu.
L.

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26 risposte a Vampirismo senza limiditismo (guest post)

  1. Sam Simon ha detto:

    Mi hai fatto sorridere un sacco con questo viaggio! Aggiungo una coincidenza: l’episodio di The X-Files che ho visto ieri aveva Geoffrey Lewis dentro!

    E il mio capo unità somiglia al Dracula di Christopher Lee! Vabbè, questa non è una coincidenza, lui è fatto così…

    Ma quindi domani arriva il post-saggio su Renfield? X–D
    Bella questa settimana del vampiro Zinefila!

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    • Vasquez ha detto:

      Bella quella puntata di X-Files: il fotografo che cerca disperatamente di immortalare la Grande Mietitrice.

      Domani il saggio su Renfield?!? No no, grazie ho fatto il pieno di vampiri. Potrei scriverlo certo, ma se poi lo evoco? Il Conte ha bisogno di Renfield per procurarsi gli inviti, e se arriva l’uno a seguire poi arriva l’altro… io sarei anche a posto così…

      Scusa Sam Simon ma, il tuo capo somiglia al Dracula di Lee?!? Sei tu Renfield! Lo sapevo che a forza di nominarlo sarebbe arrivato accidenti 😜

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  2. Cassidy ha detto:

    Fantastico post a flusso di coscienza in cui mi ritrovo, perché cita Frankie per scaldarci e poi via tra tutte le mie letture vecchie e nuove, “Le notti di salem” resta il miglior libro di King quasi mai citato, “Later” non male ma siamo lontani da quei livelli, in mezzo quella bomba di “Tutto quel nero” che ho divorato, anche se forse dovrei dire, affondato i canini per restare in tema 😉 Cheers

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  3. Il Moro ha detto:

    Ah ah, che viaggio, consiglio a Vasquez di non aprire le finestre dovesse sentire un ululato nella notte! Piccola nota, Stephen King in realtà è tornato a parlare di vampiri nella seconda parte della sua opera più imponente, “La Torre Nera”, recuperando anche Padre Callahan. I vampiri sono importanti se non sbaglio nel sesto libro, credo, ma non potrei giurarlo. Comunque dal quarto in avanti i libri della Torre Nera fanno cagare, sarà per quello che non me li ricordo bene.

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    • Vasquez ha detto:

      Discolo di un Moro! Sappi che niente di quello che dirai potrà mai scalfire il mio amore per la saga della Torre Nera, proprio perché non è un amore cieco e assoluto: ne riconosco tutti i difetti, e il dilungarsi troppo è solo uno dei tanti. Dire comunque che i libri dal quarto in avanti “fanno cagare” non lo trovo necessario, e soprattutto non lo trovo veritiero: non so che libri della Torre Nera hai letto, ma credimi: i libri brutti sono altri.
      A proposito di padre Callahan, per quanto mi abbia fatto piacere ritrovarlo dopo tanto tempo, non è lo stesso personaggio de “Le notti di Salem”. King avrebbe potuto metterci chiunque al suo posto (Edgar Freemantle di “Duma Key”, ad esempio o, perché no? Lisey de “La storia di Lisey”, oppure -fantastica!- Rosie di “Rose Madder”), anche un personaggio creato ex novo, e il tutto non sarebbe cambiato di una virgola.
      In “IT” si parla di vampiri come creature appartenenti all’immaginario collettivo, non a caso affiancato agli altri mostri della Universal (la mummia, il lupo mannaro), e in questo stesso senso è inteso il modo in cui ne parla il “Later”: Dracula, Lucy, Renfield, sono personaggi noti a chiunque bazzichi la narrativa di genere.
      I vampiri nella Torre Nera li ho sempre visti come appartenenti ad un altro immaginario, ossia quello proprio della Torre Nera: i vampiri sono solo un’altra versione degli uomini bassi in soprabito giallo al servizio del Re Rosso.

      Da quando ho iniziato il viaggio, chiudo le finestre anche se sento abbaiare il chihuahua della vicina, e tutte le mattine controllo se per caso mi sono venuti strani segni sul collo… La prudenza non è mai troppa 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se la verbosità non mi inibisse all’istante, paralizzandomi come una freccia al curaro, riprenderei i rapporti con King, interrotti trent’anni or sono, ma i vari esperimenti che ho compiuto nel corso degli ultimi dieci anni sono stati tutti fallimentari, quindi mi limito a leggere le recensioni di Vasquez sull’argomento ^_^

        Temo che controllarsi il collo non servirà, perché il Conte fa innamorare e quindi non cambia la materia ma gli occhi che la guardano. Mi ricorda un’antica storiella araba sulla fine di un innamoramento, in cui lui chiede alla compagna «Da quando hai quella macchia sul viso?» e lei risponde «da quando non mi ami più». Cito a memoria, ma il succo era appunto che l’amore mette il “prosciutto sugli occhi”, quindi nel caso non vedrai mai i segni sul collo, ti limiterai semplicemente ad amare il Conte 😛

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Tanta roba! Quanti spunti, quanti excursus, quanti stimoli…quanto tutto! 🙂
    Vasquez e Lucius, ci state regalando un viaggio settimanale d’eccezione, ora però, prima che, come le auguro, la nostra esca da questo tunnel vampiresco…voglio il saggio su Renfield! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Attento a ciò che chiedi, Willy, perché evocare il Conte e i suoi accoliti è una strada da cui non si torna più indietro! ^_^

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    • Vasquez ha detto:

      Non credo di farcela Willy: questi poi a furia di nominarli si palesano…meglio lasciarli a nanna un altro centinaio di anni 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Io, Lucius, l’evocazione ormai l’ho fatta ma per interposta persona (ovverosia Vasquez), non so se funziona comunque o resteranno a nanna, come auspicato sopra, per un altro centinaio di anni! 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, ma qual è il problema? Nel caso, non può comunque succedere niente se non li inviti a entrare, giusto? GIUSTO? Forse, però… in quest’epoca contemporanea in cui le buone maniere sono ormai in crollo verticale, c’è il rischio che nemmeno i vampiri le rispettino più e, di conseguenza, entrino senza essere invitati. Magari è già successo senza che te ne accorgessi… e allora sentirai un’altra volta il richiamo (a scriverne altri ancora, di questi appassionanti resoconti di viaggio) 😉
        Riguardo alle due miniserie che dire, se non che trovo l’originale del 1979 di gran lunga superiore al poco indispensabile remake del 2004: forse la cosa è dovuta in primis a motivi di affezione personale nei confronti del lavoro di Hooper, che da giovincello imberbe me la fece fare sotto dalla paura, ma, davvero, la nuova versione di Salomon non è riuscita a trasmettermi nulla (tranne la voglia di ributtarmi a pesce sul primo “Salem’s Lot” con David Soul)…

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      • Vasquez ha detto:

        Sai cosa Giuseppe? Anche se ero scettica (e con le trasposizioni del Re lo sono sempre) per la miniserie di Hooper avevo aspettative piuttosto alte, avendo sempre sentito solo parole di elogio: una mia ormai ex collega ancora rabbrividiva nel ricordare quel “Aprimi un pochino” del piccolo vampiro svolazzante davanti alla finestra. Mi è sinceramente dispiaciuto non aver provato lo stesso brivido, mentre la storia del 2004 di Ben Mears che torna nel Lot per esorcizzare i suoi demoni, con quei bei flashback su quanto accaduto a casa Marsten, l’ho trovata molto più intrigante. Il valore aggiunto di quella del 1979 l’ho trovato solo in David Soul.

        Credo che nonostante i denti aguzzi, il Conte rimanga pur sempre un Signore, e se non sono io ad aprirgli la porta scansando i capelli per mostrargli il collo, non penso che si azzarderà a fare un passo oltre la soglia, anche in questi tempi da maleducazione da social. E se metti il caso che sia già successo, lo saprete presto col mio prossimo guest post: “Il giorno in cui ho fatto entrare il Conte senza saperlo – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il sangue” 😜

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahha mi prenoto subito per ospitare il guest post ^_^
        Ti immagini il Conte sui social? Dopo pochi secondi deciderebbe di tornare nella sua tomba: sono tempi troppo barbari, aspettiamo qualche altra èra prima di tornare 😉

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      • Vasquez ha detto:

        Lucius, non saprei immaginare nessun altro a cui affidare un mio post 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, ma guarda che quel guest post ormai l’aspetto (possibile titolo alternativo “Il Conte m’incanta averlo accanto ma sbaglia i conti se non conta quante gliene canto”) 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Titolo un po’ lungo per i motori di ricerca, ma spettacolare! ^_^

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  5. Nick Parisi ha detto:

    Complimenti Vasquez e piacere di averti conosciuta. Una gran bella carrellata di titoli, mi hai fatto venir voglia di recuperare la mini del 2004.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa che io conservo quella miniserie dall’epoca senza aver mai avuto il coraggio di vederla: per fortuna è andata avanti Vasquez a fare da cavia per tutti noi 😛

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    • Vasquez ha detto:

      Piacere mio Nick 😊
      Le trasposizioni a mio parere andrebbero viste sempre prima di avere a che fare con l’opera a cui fanno riferimento, o si rischia di rimanere delusi. Per forza di cose con “Le notti di Salem” non mi è stato possibile (con nessuno dei due adattamenti) ed ero un bel po’ scettica, ma sono stata contenta di essermi dovuta ricredere per tutte e due le miniserie. Spero che non rimarrai deluso da quella del 2004.

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