Ambulance (2022) L’amBAYlanza!


Vieni a ballare a Los Angeles, dove le macchine da far esplodere te le regalano a quintali, dove tutti sono agitati, corrono a mille e sparano a tutto: vieni a bailar con l’amBAYlanza!

Il giorno è infatti arrivato e Michael Bay presenta la sua personale reinterpretazione di un film straniero tutto incentrato su un’ambulanza, che all’inizio si ferma per strada, ne scende la dottoressa Valentina Nappi, carica un tizio millantando sintomi inesistenti e poi se lo… Ops, mi sa che ho sbagliato titolo: dite che non è questo il film sull’ambulanza rifatto da Bay?

No, mi pare una sceneggiatura troppo complessa per Michael Bay

Ah, è vero, che scemo. Bay ha finalmente trasformato in filmone caciarone il celebre “Ambulance Match“, l’incontro di wrestling della Survivor Series (2003) in cui Kane e Shane McMahon si menano intorno a un’ambulanza, e Kane ne approfitta per prenderla a pugni. Dài, è proprio una trama alla Michael Bay, no?

E noi all’ambulanza la menamo!

Scusate, sono andato ad informarmi meglio e scopro che Bay ha messo insieme la propria casa produttrice con la Universal Pictures per distruggere Los Angeles così da portare in scena la versione ammericana di un minuscolo film danese, scritto e diretto da Laurits Munch-Petersen: Ambulancen (2005), costato forse quanto il caffè preso da Bay durante le riprese. Ma anche meno.
Il piccolo film danese lo trovate su Netflix, mentre l’Ambulance di Michael Bay è uscito nelle sale italiane il 24 marzo 2022 (fonte: FilmTV.it): non so perché l’IMDb riporti l’8 aprile come data americana, quindi il film è uscito prima da noi?

Mi immagino Bay in crisi creativa, tipo quando ne “I Griffin” mostrano Stephen King che vuole fare un romanzo su una lampada assassina: Bay è in astinenza da inquadrature dal basso, scene concitate e strade ricoperte di rottami di auto esplose. Ha bisogno di fare un filmone cacciarone alla Bay, non importa la trama.
Me lo immagino che invita Chris Fedak, produttore e sceneggiatore che è salito agli onori della cronaca creando la serie “Chuck” (2008), per una serata-cinema a casa sua, e gli fa vedere il film Ambulancen, domandandogli poi «sei capace di sostituire tutte quelle parole dette dagli attori con auto che esplodono?» E che ci vuole?

Il risultato è un remake che all’apparenza ha la stessa trama ma è come dire che Rambo è la versione moderna di Gesù: entrambi hanno i capelli lunghi e sono stati trattati male dalle istituzioni, anche se poi la reazione è stata un po’ diversa.

L’originale danese racconta la tragica storia di due fratelli non proprio stinchi di santo, anzi uno è già pluripregiudicato, che per pagare la costosa operazione che potrebbe salvare la madre morente decidono di fare una rapina. Il colpo andrebbe anche a segno, ma il problema è che si ritrovano costretti a fuggire a bordo di un’ambulanza, con all’interno un moribondo e un’infermiera che se ne sta prendendo cura.
Qui, dove dovrebbe cominciare il lavoro dello sceneggiatore, con tre personaggi incastrati in un ambiente stretto e tesissimo, il film comincia a perdere pezzi, perché a parte minacciarsi di morte ogni tre secondi i personaggi non sembrano saper fare altro.

Bada! ’Sto film è un taglio!

Forse potrei giudicare in modo più positivo il film danese se non avessi visto quel piccolo capolavoro canadese di Codice rosso (2015), malamente rifatto dagli italiani con The Shift (2021), se cioè non avessi le prove che due rapinatori e un’infermiera chiusi in un’ambulanza possono tirar fuori interazioni personali decisamente più intriganti, più tese, più complesse e con una sceneggiatura decisamente migliore. Tutto questo non succede in Ambulancen, che anzi risulta un po’ lentino: non per i mezzi a disposizione, ma proprio perché l’interazione fra i tre protagonisti è scritta in modo superficiale e poco inventivo.

La Formula Bay per porsi al remake è chiara: invece di tre personaggi ne voglio trenta, invece di un’ambulanza che scappa per viuzze di campagna la facciamo sfrecciare per Los Angeles, invece di qualche ammaccatura facciamo esplodere l’intero parco macchine della Polizia losangelina, invece di qualche ferita facciamo che ne muoiono a decine.
Il modello che Bay ha in mente, mi sembra chiaro, è il se stesso degli anni d’oro, i mitici primi Novanta quando spaccava di brutto, non a caso all’inizio un poliziotto dice all’altro: «Usciamo insieme [dall’auto] alla Bad Boys», ma poi mi cade sui classici: «The Rock? Sì, è un attore, ma era un wrestler prima».

Più citazioni! Voglio più citazioni dai mie film!

Il problema però… be’, c’è più di un problema. Gli anni Novanta sono finiti, i soldi e il gusto di quel periodo sono scomparsi, il cinema è morto, Sean Connery è morto e neanch’io mi sento tanto bene, per dirla alla Woody Allen. Tutto cambia, solo Michael Bay rimane identico, come se non fossero passati trent’anni da quando il suo stile stracciava i botteghini.
Ma la parola chiave degli anni Duemila è “riccanza”: cioè fingersi ricchi e di classe, quando si è pezzenti e privi di gusto.

Così il fratello giovane e sbandato, fondamentalmente buono ma vittima degli eventi qui diventa Will (Yahya Abdul-Mateen II), un reduce dell’Afghanistan nero adottato da una famiglia bianca: bang!, doppio colpo alle tabelle dei valori morali, con “reduce” e “famiglia integrata”.
Il fratello avanzo di galera, marcio dentro ma spinto da buoni sentimenti diventa Danny (Jake Gyllenhaal), uno che vive in villa e con le Ferrari in garage, anche se niente è suo, e guida un esercito di ladri la cui sola strumentazione costerebbe più delle cure necessarie alla moglie del fratello. Vai col finto ricco che avvelena la società, vai con la “riccanza”!

Quella degli Sharp è una famiglia che combatte i pregiudizi, infatti il buon padre ha adottato il nero Will e suo fratello bianco Danny si fa vanto di questa famiglia politicamente corretta, poi a metà film esce fuori che il padre era il peggior criminale in città, con decine e decine di crimini all’attivo, una bestia umana che si mangiava la gente per strada: e perché questo rifiuto della società avrebbe allevato quello stinco di santo di Will? Ammazza che sceneggiatura pregna…
Comunque, i numeri di Bay sono sul tavolo: Reduce 64, famiglia cattiva 29, fingersi ricco 55, attuare un colpo 24 e ambulanza 90: una cinquina pronta da giocare! Se vincete chiamate, che mi merito almeno un cappotto di cachmire, come al Bar dello Sport. Occhio però, che ambulanza con ferito fa 31.

L’intero film riassunto in una immagine

Bay dunque comincia a lavorare per addizione, anzi oserei dire per moltiplicazione, aggiungendo a dismisura senza mai tenere conto dei confini del buon gusto, e soprattutto lasciando identica la trama, quando è chiaro che non funziona più. Una cosa è ritrovarsi a bordo di un’ambulanza nelle deserte vie di campagna, nell’impossibilità di scappare con altri mezzi, un’altra è essere al centro di Los Angeles, con milioni di altre auto lì a due passi. Che senso ha continuare a viaggiare su un’ambulanza? Perché i due protagonisti non scendono e prendono una qualsiasi altra auto? O si infilano da qualche parte a nascondersi?

Addirittura hanno tempo di fermarsi in garage a cercare di ridipingere l’ambulanza, scena che aveva senso nel film danese in quanto non c’erano altre auto da prendere, ma qui è una trovata ridicola, forse dettata da un paio di “intervalli di pausa” alla cavalcata continua.

«Rallenta, rallenta, ho la pressione alta.»

Un personaggio sembra fare da contraltare al raptus che pervade il regista, il quale crea due ore di film in cui nessuna inquadratura dura più di due o tre fotogrammi, con un montaggio omicida e la scelta di un cameraman palesemente affetto da Parkinson. Alla fine serve a noi spettatori l’ambulanza, per il mal di mare scatenato da inquadrature così schizofreniche.

Bay mette in campo decine e decine di personaggi, tutti inutili, tutti buttati a casaccio, tutti con i loro cinque secondi di inquadratura agitata a testa, «tutti a dire stronzate» (parola del tenente Drebin), tutti cartonati per riempire quei pochi fotogrammi fra un’auto esplosa e l’altra.

«Rischia di essere un inseguimento molto costoso.»

Come a dire “Ehi, spettatori, vi ricordate i primi Novanta quando i filmoni che distruggevano interi quartieri poi al botteghino incassavano fantastiliardi?” Noi ce li ricordiamo, Michael, sei tu che non ti ricordi tutti i film sbagliati da allora: ha davvero senso oggi, nel 2022, far esplodere cento macchine in inseguimenti privi di qualsiasi senso e di qualsiasi fascino?
Non so se davvero questo film sia stato costoso, ma comunque sembra solo il Fantasma dei Film Passati.

Una recitazione sottile, appena accennata

Impossibile parteggiare per i due protagonisti, totalmente privi di una qualsiasi caratterizzazione e ridicoli in ogni loro parola e agire: nel momento in cui non esiste il benché minimo motivo per rimanere su quell’ambulanza, tutto il film crolla come un sacco di patate.
Mi ha stupito trovare Jake Gyllenhaal, che di solito reputo un bravo attore, in un ruolo così inutile e fastidioso, ma lo stesso voglio essere positivo. In fondo qui Gyllenhaal sta interpretando l’esatto equivalente del personaggio di Edward Norton in The Italian Job (2003), cioè un ruolo stupido in un film sbagliato. Solo che Norton non aveva voglia e infatti sta lì paralizzato a fissare il vuoto per tutto il tempo, Gyllenhaal è più professionale e un minimo di impegno ce lo mette. Ma il suo ruolo rimane vuoto.

Un’ultima parola per l’infermiera, qui interpretata da Eiza González. Nell’originale danese abbiamo una normalissima paramedica, terrorizzata da due criminali armati come lo saremmo tutti noi, ma ancor più terrorizzata all’idea di non riuscire a salvare il moribondo nell’ambulanza: dalla lotta fra queste due paure nasce il comportamento della donna.
Qui abbiamo la più tosta e massiccia Ramba di Los Angeles, che con una mano ti mena e l’altra di cura, che ti spara, poi ti ricuce, aspetta che sei guarito e poi ti spara di nuovo. Come possiamo credere che la Schwarzenegger-infermiera sia così impaurita da non tentare niente? Uno dei criminali è palesemente un cucciolone cuore di panna, l’altro è un matto di quaranta chili, che la super-infermiera spezzerebbe in due con un dito solo: perché allora subisce tutto senza fare niente?
Di nuovo, quando si aggiornano gli stereotipi culturali di un personaggio (“minoranza etnica” + “donna forte e indipendente”) ma non la sceneggiatura, nascono solo casini.

In questi tempi privi di sostanza, non ci meritiamo altro che l’amBAYlanza: speriamo che qualcuno avverta Hollywood che gli anni Novanta sono finiti da un po’.

L.

P.S.
Caso vuole che oggi Cassidy abbia presentato lo stesso confronto tra i due film: fate dunque un salto sulla Bara Volante.

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30 risposte a Ambulance (2022) L’amBAYlanza!

  1. Fabio ha detto:

    Domanda,ma ora i lettori recupereranno i vari film sulle ambulanze citate nel tuo post,oppure probabilmente andranno su Google e digiteranno “Valentina Nappi ambulance”?

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  2. Fabio ha detto:

    Viva le auto-citazioni come piovessero😜,io a questo punto avrei fatto un film ambientato negli anni 90 visto l’assillante revival anni 90 che stiamo subendo attualmente,Bay poteva ambientarlo nello stesso mondo di “Armageddon”,con i 2 fratelli con l’ambulanza che oltre alle forze dell’ordine devono scansare anche pezzi di meteorite dall’alto che stanno distruggendo la citta’! Sto letteralmente delirando😵💥🤒

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Occhio che se ti legge Bay ti ruba l’idea! Tanto i suoi film sono tutti uguali, basta un soggetto anche molto meno complesso: l’importante è che ci sia gente che corre strillando e macchine che esplodono, il resto non conta. Facile che ti ingaggi direttamente come sceneggiatore 😀

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    Questo weekend ho fatto vedere ai bambini The Blues Brothers (altro che Peppa Pig!) e ho spiegato che la scena dell’inseguimento aveva detenuto per decenni il primato pe ril maggior numero di auto distrutte. Poi, ho spiegato, è arrivato Micheal Bay… ma non mi ricordavo con quale film avesse infranto il record: perchè sono tutti uguali (anche se ammetto di avere un debole per Armageddon) come tu giustamente fai notare, e questo non sembra fare eccezione. Certo che non è facile fare un film così brutto con Jake Gyllenhaal (ma non è impossibile come Denis Villenueve mi ha insegnato). Azzeccatissimo il paragone col mostro-lampada di Steven King, complimenti! Che ridere 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Neanch’io saprei indicare il film con più auto distrutte di Bay, ma credo un suo qualsiasi film anni Novanta, o anche questo: a un certo punto ci si appisola perché alla millesima auto che vola ed esplode siamo anestetizzati. E, ci tengo a specificarlo, non esiste alcun motivo di trama perché mille auto esplodano per le vie di Los Angeles, è proprio una perversione di Bay! 😀

      Comunque plaudo alla tua educazione cinematografica. quelli sì che sono film giusti da far vedere ^_^
      Anche perché poi Landis quell’inseguimento lo gestiva in modo parossistico, quasi appunto a criticare la tipica scena di inseguimento in auto dei film d’azione: non sapeva che poi Bay l’avrebbe preso sul serio 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Dio il Bayhemverso! Nello spazio Bruce Willis fa scoppiare l’asteroide mentre qua pezzi cadono a pioggia e la gente deve salvare la pelle mentre esplode tutto. La stessa storia vista da due punti di vista differenti.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Due? Bay gira lo stesso identico film da trent’anni 😀
        Immagina The Rock, Bad Boy, Transformer e relativi seguiti tutti mischiati assieme, solo che in quei casi almeno una trama c’era, per minuscola che fosse, qui no 😀

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    • Anonimo ha detto:

      Quale sarebbe questo film brutto con Gyllenhaal e Villeneuve scusa?

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  4. Cassidy ha detto:

    Senza nemmeno metterci d’accordo abbiamo fatto lo stesso post, solo che con Valentina Nappi hai vinto tutto, chiudete l’internet abbiamo un vincitore! 😀 Cheers

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  5. Lorenzo ha detto:

    Il film danese è su Netflix… è stato per secoli nella mia watchlist ma non l’ho mai guardato 😀

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Tu ridi e fai battute, ma hai idea di cosa voleva dire scaricare da Emule l’XXX con Vin Diesel?

    Detto questo, come ho scritto di là da Cassidy non mi sta attirando molto questo film di Bay… Vedremo se mi ritaglio un paio d’ore per vederlo in sala.

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  7. Arcibaldo ha detto:

    Il film originale è su netflix

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Standing ovation per l’inizio del post in salsa Valentina Nappi & wrestling! 🙂
    Leggendo la recensione mi viene da sperticare meno le mani per il film in sé ma, nonostante tutto, quando avrò occasione lo vedrò: esplosioni, azione e anni ’90, pur mescolati male, pur fuori tempo massimo, pur pronto a criticarli ferocemente post visione, sono per me un’attrattiva irresistibile! 🙂

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  9. Giuseppe ha detto:

    Che quest’ambulanza non potesse essere qualcosa di diverso da quello che hai recensito me l’aspettavo: alla fine è proprio quello che vogliono i fan sfegatati di Michael Bay, a costo di vedere e rivedere lo stesso film per decenni di seguito (non è che siccome “The Rock” ai tempi ha funzionato alla grande, allora si deve continuare a rifarlo fuori tempo massimo)… e, quindi, perché mai lui dovrebbe tentare altre deviazioni di percorso come, ad esempio, “Pain & Gain” se poi in quei casi non se lo caga nessuno (o quasi)? A questo punto mi aspetto un seguito che esageri ancora di più, magari mischiando coi robottoni per arrivare a qualcosa tipo “Transformers: L’ultima ambulanza” 😀

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  10. Kukuviza ha detto:

    Ieri ho scoperto dell’esistenza di questo film e memore di quello su cui avevi scritto l’altro giorno, ho pensato: “ma che è tutto sto traffico di ambulanze?” Non sospettavo ci fossero tutti sti film ambulanzeschi. Pure io stupita di vedere Gyllenhaal in una simil boiata devsastante
    Comunque il tuo post mi ha fatto ridere dall’inizio alla fine.

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  11. Gioacchino ha detto:

    Ho visto il film danese dopo quello americano e mi pare non ci sia confronto,(a favore del danese) anche se in un film di rapina non ti fanno vedere la rapina, il vero protagonista in tutti e due i film è l’ambulanza che in quello danese, perde pezzi, subisce un incidente, finisce anche la benzina, cosa che nel film americano non succede mai, non hanno tempo per fermarsi al distributore, (ma che serbatoio hanno ?) poi c’è uno sciroccato che sbaglia colore a verniciarla, nella versione danese il rapinatore alla meglio cerca con una latta di vernice nera di dipingerla, così come lo sfortunato paziente che subisce un infarto sballottato da una parte all’altra, ma almeno non viene operato a milza aperta a 100 all’ora come in quello di Bay.

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