[Bruce Willis] Intrigo in Vietnam (1989)

Riuscite e trovare Bruce Willis in questa foto?

I “giovani d’oggi” sono cresciuti con la possibilità di scegliere fra almeno cento film con Bruce Willis, di cui temo non ne conoscano che il dieci per cento: chi ha qualche anno in più ed era malato di cinema all’inizio dei Novanta aveva drammaticamente poco fra cui scegliere.

Nel 1991 avevo riallacciato i rapporti con una cugina più grande di me con cui in realtà ero sempre stato in buoni rapporti, ma “anonimi”: era una parente, tutto qui. Poi però uscì fuori che eravamo entrambi malati di cinema e soprattutto fan malati di attori particolari. Io seguivo Van Damme, che all’epoca era noto solo ai più malati fan marziali, e lei impazziva per Bruce Willis, altro nome non certo da serie A.
L’uscita nel 1990 di Die Hard 2 aveva riportato in auge il primo film, e lo stesso aveva fatto l’uscita di Senti chi parla (1989) e Senti chi parla 2 (1990): persino i distratti giornalisti italiani avevano scoperto che il bambino protagonista in originale aveva la voce del tizio di Die Hard.

Sapreste riconoscere Bruce Willis in questa foto?

Insomma, quel 1991 i nostri eroi erano in rapida ascesa e con mia cugina setacciavamo i canali TV: appena uno beccava del materiale buono (un trailer, un “dietro le quinte”, uno speciale di CIAK e così via) telefonava all’altro, poi alla prima occasione ci scambiavamo il malloppo.
Quando un attore diventava famoso, i distributori correvano a recuperare tutta la roba che aveva fatto in precedenza – anche se improponibile – e la portavano in videoteca con titoli falsi e spacciandola per novità. Così mentre ci stavamo facendo bastare il cameo di Bruce in Billy Bathgate (1991), dove viene ammazzato da Dustin Hoffman all’inizio della vicenda, mia cugina mi chiama e mi dice che ha scoperto dell’esistenza di una VHS con un vecchio film di Bruce, dove addirittura potrebbe persino essere protagonista.

Ricorda il mio nome, ragazzo, che un giorno sarò famoso

In realtà all’epoca né io né mia cugina sappiamo – e solo con gli archivi di oggi si può scoprire – che risale al luglio del 1988 l’arrivo nelle sale italiane del film Intrigo a Hollywood, quando cioè nessuno conosceva Bruce ma Blake Edwards alla regia era un forte richiamo, sebbene poi i giornali lo stroncheranno.
Tutto ciò che sappiamo è che si aggira per le videoteche una fantomatica VHS con questo film di cui nessuno ha mai sentito parlare – almeno per quanto ne possiamo sapere noi nel 1991 – e così entro in modalità Indiana Jones.

Mia cugina vive in una zona di Roma molto isolata, forse addirittura “alta”, comunque priva di negozi: io abito in una zona popolare, piena di videoteche e a due passi dalla metropolitana, con cui raggiungere altre videoteche. Non ricordo se sono andato alla cieca o mi sono attaccato al telefono e ho stanato a distanza la videoteca che noleggiava Intrigo a Hollywood, ma fatto sta che ho attraverso la città in metro per raggiungerla. Esperienza che ho dovuto fare due volte, visto che poi ho dovuto riconsegnare la videocassetta.
Va da sé che il mio impegno non finiva lì: mia cugina era tecnologicamente arretrata, pensate che aveva un solo videoregistratore in casa. Incredibile, vero? Quindi tra le righe del suo avvertimento per telefono c’era “trova il film e fammi una copia”. Tranquilli, non l’avrei mai fatto se fosse stato un attore che non mi interessava, ma ormai mi ero appassionato anch’io a Bruce.

A questa caccia partecipavano anche le rispettive famiglie, perché parliamo di tempi in cui c’era un televisore per casa e quindi quell’Intrigo a Hollywood me lo sono visto prima io in famiglia e poi mia cugina con relativa famiglia. Quante persone, quel 1991, sono rimaste deluse da Bruce Willis…


Intrigo a Hollywood

Credo che all’epoca della nostra visione di questo film non fosse ancora uscito Hudson Hawk in Italia – film di cui ha parlato alla perfezione Cassidy – perciò dubito che avremmo colto la delizia di vedere il primo titolo di testa con su scritto “A Hudson Hawk Production”: non ho trovato conferme sicure, ma credo fosse la casa che provò a fondare Bruce, per quella manciata di giorni che è durata.

Non proprio una garanzia di successo

Sunset, questo il titolo originale, esce in patria americana il 29 aprile 1988, quindi tre mesi prima di Die Hard: Bruce Willis è solo un attore come tanti, noto esclusivamente per la serie TV “Moonlighting”, in un periodo in cui delle serie TV non fregava niente a nessuno, e il cui unico titolo degno di nota al cinema era Appuntamento al buio (1987), nato per sfruttare (temo senza successo) l’ascesa di Kim Basinger.
Blake Edwards, regista di entrambi questi film, probabilmente vede nella faccia di Bruce qualcosa che funziona, e così lo rende protagonista anche di questo Sunset…. con Malcolm McDowell a fare il semplice comprimario! Il film risulterà un madornale errore, ma Blake aveva decisamente l’occhio lungo per gli attori.

Immaginate un film con Bruce protagonista e Malcolm a fare da tappezzeria…

La storia – scritta da Edwards stesso su soggetto di Rod Amateau – è ambientata in quell’annus terribilis che è il 1929: no, non pensate alla Grande Depressione, perché era in corso una calamità ben peggiore. E si chiamava “cinema sonoro”, un evento sismico che ha spazzato via tutto per ricostruire sulle macerie.
Uno dei grandi miti del cinema è Tom Mix, un pittoresco idolo del western le cui abilità a cavallo, con la pistola e con il lazo lo accostano più a un circense che a un rude uomo del West. Chi poteva interpretare un attore pieno di sé con velleità da duro? Ovvio, Bruce nostro!

Yippee ya-yeh, è il caso di dirlo

Il suo impresario (Malcolm McDowell) ha comprato i diritti della storia di una vera leggenda del West, lo sceriffo Wyatt Earp, che solo quella gran faccia da schiaffi di James Garner poteva interpretare magistralmente, con tanto di baffoni.

Una leggenda del cinema che interpreta una leggenda del West

Earp è stato uno di quelli che ha fatto il West con lacrime e sangue, ritrovarsi al cospetto di un fighetto il cui maggior sforzo è sorridere a una cinepresa rende subito chiaro che la “strana coppia” sta lì per scoppiare, e sembra l’unico motivo per gustarsi il film, visto che la finzione si sovrappone alla realtà: vediamo davvero un decano del cinema come Garner al fianco di un “ragazzino di bottega” come Bruce: spettacolo assicurato!

«Don’t you know you’re riding with ghe king?»

Il direttore del doppiaggio Manlio De Angelis rende alla perfezione questo curioso accostamento, dando a Garner la voce autorevole di Pino “Sean Connery” Locchi e a Bruce la giovane voce di Sandro Acerbo.

Ecco il Cavaliere Nero e il Cavaliere Bianco

Stando alle premesse iniziali sembra che la vicenda sia una divertita satira sull’epoca d’oro del cinema, che infiocchettava la realtà fino a snaturarla, con il rude Wyatt Earp a fare da consulente per la sua versione di celluloide, totalmente implausibile.

Date il Premio Oscar all’espressione “da duro” di Bruce!

Poi però purtroppo dopo i primi minuti si cambia totalmente registro e Blake comincia a sparare a casaccio, mettendo in pentola di tutto e di più, tutti ingredienti rovinati da una cottura assente.
I produttori cinematografici erano gangster che usavano il mondo di celluloide per coprire i loro traffici illegali e immorali? Hollywood era pieno di prostitute che imitavano le grandi attrici e circoli saffici con donne d’alta società? Tutto è suggerito, niente è detto, quasi a prevenire qualsiasi critica. Perciò alla fine abbiamo un film che non dice nulla.

Rivederlo oggi, a quasi trent’anni di distanza, ho rinnovato la delusione per una commedia che non è una commedia, un dramma troppo leggero e una storia leggera troppo drammatica, un thriller che non ha nulla di thriller e una storia nera che non ha niente di nero: è un film totalmente inutile, a ricordare che solo una minuscola percentuale delle secchiate di film sfornate da Blake Edwards è all’altezza della sua fama.
Volete la mia idea? Blake voleva fare la sua personale versione de I tre amigos! (1986) di John Landis: il western sognato e quello reale, il mondo del cinema con i suoi inganni, gli eroi di celluloide che possono diventarlo sul serio, la cavalcata al tramonto e tutto il resto: Intrigo a Hollywood riprende tutti i temi de I tre amigos sbagliandoli tutti, anche perché è impossibile rifare anche solo metà di uno dei più grandi capolavori mai prodotti dal cinema. Quando John Landis era John Landis e nessun altro poteva esserlo.

No, Bruce, proprio no: quella camicia… no, proprio no

Malgrado mia cugina stravedesse per Bruce… anche lei trovò decisamente inguardabile l’orripilante “camicia con la rosa” che sfoggia nel film: ma davvero Tom Mix girava vestito in quel modo?


Vietnam
Verità da dimenticare

Sono abbastanza sicuro di essere stato io stavolta a telefonare a mia cugina perché era sbucato fuori dal nulla un altro film con Bruce Willis: nel gennaio del 1992 la Warner Home Video ha portato nelle nostre videoteche: Vietnam: verità da dimenticare.

Quando In Country esce in patria, nel settembre 1989, Bruce è già Bruce, visto che due mesi dopo inizierà le riprese di Die Hard 2: perché allora appare in questo minuscolo film?

Grazie all’AFI (American Film Institute) scopriamo che in realtà il film è stato girato nel luglio 1988, quando appunto Bruce non è ancora nessuno: in quel momento esatto sta uscendo Die Hard, quindi l’anno successivo la Warner si ritrova fra le mani un film con l’attore che la Fox sta lanciando, come si fa a resistere?

Dal Duemila in narrativa è obbligatorio ringraziare i reduci, non si sa di cosa, mentre all’epoca di questo film siamo ancora nel periodo in cui uomini distrutti dallo stress post-traumatico tornavano in una patria che non li voleva e anzi preferiva far finta che non esistessero.
La giovane e frizzante Samantha (Emily Lloyd), protagonista del film, scopre alcune lettere del padre e, leggendole, viene a conoscenza della guerra: strano non se ne fosse accorta prima, visto che suo zio Emmett (Bruce) è un reduce distrutto che avrebbe qualcosa da raccontarle.

Potete non crederci, ma questo è Bruce Willis subito dopo Die Hard

Norman Jewison porta su schermo il romanzo In Country (1985) di Bobbie Ann Mason (in Italia: Laggiù, Edizioni e-o 1991), la storia di come tutto ciò che riguardasse il Vietnam fosse stato nascosto sotto il tappeto, in una patria che non voleva saperne niente. E i reduci erano d’accordo, perché non volevano ricordare le mostruosità che avevano visto e fatto “laggiù”, come recita il titolo italiano del romanzo.
Samantha è una ragazza degli anni Ottanta, che ama Bruce Springsteeen e che ha tutta la vita davanti, con problemi di ragazzi e di famiglia come ogni altra ragazza: eppure non riesce a non provare curiosità per tutto ciò che suo zio non gli vuole raccontare. Tutto ciò che suo zio ha fatto “laggiù”, insieme a suo padre che è tornato in una bara.

Ma i reduci del Vietnam giravano per casa con la gonna?

Il problema di questo film è sbagliare totalmente obiettivo e tempistica. In anni in cui Rambo torna in Vietnam a mitragliare tutti, Chuck Norris a recuperare i prigionieri americani, in cui Oliver Stone racconta i massacri di una generazione di giovani con troppo sangue sulle mani da gestire, in cui idoli dei giovani come Michael J. Fox e Tom Cruise raccontano l’orrore perché non si debba ripetere… contemporaneamente Jewison firma un prodottino men che televisivo la cui morale è “va be’, chi ha dato ha dato, chi avuto ha avuto, siamo americani paesa’“.

La faccia di un reduce che ha fatto la pace col proprio passato…

Dopo averci detto che i soldati partivano per il Vietnam per «combattere il comunismo e l’ateismo» (quindi l’ateismo era solo lì?), con un reduce che sta fin troppo bene per essere uno masticato dalla guerra – proprio nell’anno in cui De Niro ed Ed Harris facevano a gara di bravura nell’interpretare due reduci in Jacknife – si va tutti a salutare la bandiera che mette fine a ogni problema: una volta che hai l’America Fuck Yeah nel cuore, tutto il resto è perdonato.

Jewison ci dice che va tutto bene, finché salutiamo la bandiera e amiamo la Grande America

Dov’è finito il regista che graffiava e trattava argomenti che mettevano in imbarazzo la società americana? Per me è stata Cher a rovinarlo: dopo Stregata dalla Luna (1987) bisognerà aspettare almeno dieci anni per ritrovare un Jewison un po’ interessante.

Anche stavolta confermo l’impressione negativa avuta già trent’anni addietro: un film sbagliato al momento sbagliato, ma se non altro Bruce si è divertito a fare il reduce un po’ fuori di testa, con la voce di Massimo Corvo.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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9 risposte a [Bruce Willis] Intrigo in Vietnam (1989)

  1. Cassidy ha detto:

    Per altro “Senti chi parla” fa molto più ridere in originale, con tutto il rispetto per Paolo Villaggio. Ricordo Bruce con i baffi a manubrio e la “gonna” improvvisata, in un film che sarà passato in tv quella volta in cui lo vidi e poi chissà, mentre la commedia di Blake Edwards non è una delle sue più riuscite, il tuo paragone con Landis ci sta tutto, me la sono gustata solo perché sono in fissa con Wyatt Earp e la coppia con il Tom Mix di Bruce era effervescente ma più sulla carta che nella pratica. Per altro senza accordarci, giornata dedicata a Bruno oggi a blog condivisi 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai Bruno è nei nostri cuori e mi sa che capiterà ancora questa comunanza di post 😛
      All’epoca avevamo ancora fiducia nel cinema e non c’era quel disincanto per cui se ripescano un vecchio film di un attore ora famoso sicuramente non è qualcosa di buono, altrimenti sarebbe diventato famoso già all’epoca. “Intrigo ad Hollywood” sulla carta è una bomba, ma riesce a sbagliare tutto, e quello sul Vietnam andrebbe bene oggi, in cui si dice che la guerra è buona e giusta, nel 1989 era davvero un film sbagliatissimo.

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  2. wwayne ha detto:

    Billy Bathgate è davvero bellissimo.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    La notizia del ritiro di Bruce ha colpito tutti ma ad addolcire un po’ l’amara pillola ecco la crescita esponenziale della sua presenza sullo zinefilo! E poco importa se si tratta di film poco memorabili, se ho visto e letto “roba da western”: quando c’è lui e ci sono gli aneddoti di Lucius, tutto gira per il verso giusto! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Devo ammetterlo, sono film così minuscoli e altrettanto poco riusciti che, se non avessi letto il post, nemmeno me lo sarei ricordato di averli già visti (Edwards e Jewison quando funzionano a dovere lasciano il segno, ma non doveva proprio essere questo il caso)…

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  5. Pingback: [MGE] Bruce Willis, “Save the Last Dance For Me” (1989) | nonquelmarlowe

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