[Multi-Recensioni] 3 Eroi della Z per 3 DVD

Altro appuntamento “trino” del giovedì, visto che i DVD presi su bancarella e in attesa di recensione sono parecchio al di sotto di qualsiasi sufficienza e non meritano recensioni singole.


Prodotto nel 2002, stando ad IMDb Final Examination esce in patria americana solo il 21 ottobre 2003, mentre la nostra DNC lo aveva già presentato in VHS e DVD italiani nell’aprile precedente, a noleggio, portandolo poi in vendita nel giugno successivo: i prodotti migliori passano sempre prima da noi…
Non ho trovato traccia di qualsiasi altra distribuzione italiana.

Il regista Fred Olen Ray è un nome che da Albo d’Oro della Z, autore di centinaia di filmacci di ogni genere e forma, e anche stavolta compie il suo lavoro senza particolare enfasi né guizzi visivi. Non lo pagano per girare buoni film, solo tanti film.
Ad aiutarlo nell’impresa c’è lo sceneggiatore Sean O’Bannon, altro grande professionista della Z profonda – quella dove nessuno può sentirti urlare – e mi piace citare uno dei suoi primi lavori, proprio con la regia di Ray: Operation Cobra (1997) con Don “The Dragon” Wilson. Che darei per mettere le mani sul Drago che fa il Cobra!

Due uomini si incontrano per strada, in pieno giorno, e si scambiano una partita di droga. Mentre il primo prende la droga e va in auto, il secondo controlla i soldi e scopre che nella valigetta non c’è niente, ma ormai l’altro sta già sgommando in auto, portandosi via la droga. Non mi sembrano due geni del crimine.
Inizia l’inseguimento sotto la pioggia, ma nell’inquadratura successiva non piove, poi piove, poi non piove, poi la strada è deserta, poi è affollata, poi siamo in una piazza ma poi siamo per strada, e alla fine l’auto del criminale vola in aria… ma non ci sono i soldi, quindi facciamo che rimane per terra. Chi mai potrà essere protagonista di questa pessima scena che solo un regista Z poteva girare così male? Il nostro amico Brent Huff.

L’uomo che non conosce alcuna espressione facciale

Brent non è abbastanza bravo per ambire alla serie Z, diciamo che in tutta la sua carriera non è riuscito a raggiungere neanche il livello di “amatoriale”, ma per questo gli vogliamo bene: la sua totale incapacità di rappresentare qualsiasi emozione umana ce lo fa essere simpatico come un robot umanoide.
Qui fa l’agente copertura e la cosa crea un problema: visto che stava scappando con la droga, qual’era il piano? Sicuri che fosse un’operazione di polizia? Comunque ha fatto troppi danni e il capo lo sbatte a fare il poliziotto alle Hawaii: e questa sarebbe una punizione? Per di più gli affiancano la sempre splendida Kari Wuhrer, la final girl dell’Hitcher sbagliato (2003) e la protagonista di uno dei tanti Hellraiser sbagliati (2005).

Brent e Kari, poliziotti alle Hawaii: tutto il gusto della Z diviso per due

Dimentichiamoci della scena iniziale, totalmente inutile, e catapultiamoci in questo “Delitto alle Hawaii”, dove alcune fotomodelle sono invitate da un ricco editore per posare per un calendario, ma poi una dopo l’altra iniziano a morire.
Sul caso indagano il detective Mandrillone e la detective Bollore: ebbene sì, il nostro eroe sogna la collega in atteggiamenti provocanti, perché a questo film del caso poliziesco non frega niente, è nato solo come contorno fra una scena ammiccante e una piccante. Sempre in chiave Z, ovviamente.

La tipica detective delle Hawaii

Se i due detective protagonisti avessero fatto bene il loro lavoro avrebbero scoperto subito che le ragazze sono tutte morte per eccesso di silicone nel petto, come il regista si assicura di mostrare più e più volte, in scene softcore del tutto immotivate, oppure al contrario nelle uniche scene che spieghino l’esistenza di questo film. Scegliete voi.

Voglio una serie TV con questi due!

Lo confesso, il mio cuore pieno di Z batte comunque forte per due poliZiotti come Brent Huff e Kari Wuhrer, impegnati in indagini cialtronesche – più volte sul limite della parodia – mettendo in campo i loro tratti distintivi: lui guarda fisso nel vuoto senza dare mai alcuna prova di vita, uno stile attoriale che l’ha reso famigerato nelle peggiori videoteche del mondo, lei fingendo professionalità ma con lo sguardo sècsi da panterona di riviera.
Una serie televisiva con questi due Eroi della Z sarebbe stata perfetta: che grande occasione mancata.


Se il cinema americano ci ha insegnato qualcosa è che i britannici ’so tutti froci: questo è il livello culturale di qualsiasi film americano che affronti l’argomento “britannici”. Che poi pure i francesi non scherzano, che so’ pure ladri, mentre i tedeschi so’ tutti nazisti, gli italiani tutti mafiosi e via dicendo. Diciamo che chiunque nel mondo non sia un americano è sbagliato. Occhio però, parliamo di americani che vivano in grandi città, perché gli americani nelle campagne so’ tutti buzzurri con tare genetiche.
Con questo livello di gusto e attenzione alle sottigliezze nasce Churchill: The Hollywood Years, che è un film 100% americano ma creato dai britannici, forse in un momento di autolesionismo spinto.

Esce in patria britannica nel dicembre 2004 e la 01 Distribution lo presenta in DVD nel settembre 2007 con il titolo Chronicles of War.

Peter Richardson ricordo che fece parlare di sé (non sempre bene) con film graffianti come Mangia il ricco (1987) e Il mio papà è il Papa (1991), ma poi è scomparso – o magari l’hanno tenuto chiuso da qualche parte – e nel 2004 torna per scrivere e dirigere un film totalmente folle, che rischiava seriamente di essere geniale se invece poi non fosse uscito fuori un’immonda stupidata.
L’assunto è che la storia della Seconda guerra mondiale ci è stata sempre raccontata in modo falso e pieno di fake news: quello che tutti noi crediamo essere stato Churchill era solo un attore ingaggiato per mostrarsi ai giornalisti. Churchill è un giovane americano fuck yeah che prima sparava, poi ruttava e poi diceva che i britannici ’so tutti froci. Christian Slater si cala dunque nel ruolo dell’americano che era Churchill.

Ecco il vero Churchill: altro che fake news

Se volessi fare il fighetto la chiamerei distopia, ucronia o qualche altro stupido termine che va di moda solo perché qualcuno l’ha letto su Wikipedia, in realtà sarebbe un nobilitare un lavoro ben più semplice: è una parodia dell’impegno bellico britannico del 1940, con personaggi veri che però agiscono in modo diverso da quello che ci dicono i libri di storia, proprio perché è una parodia.

Il sigaro c’è, il gesto di “vittoria” c’è, tutto a posto, no?

I generali britannici non vogliono la guerra perché segretamente vogliono allearsi con Hitler (Antony Sher), ritratto in modi facilmente immaginabili (tipo Sturmtruppen), e mentre la principessa Elizabeth (Neve Campbell) fa la principessa del popolo, intrigata da quel rude americano sboccato di Churchill, altri personaggi dicono e fanno cose stupide e di cattivo gusto.

Si sa che nel 1940 gli americani volevano un gran bene ai neri…

L’idea è talmente folle che poteva uscirne fuori un prodotto geniale, ma appena lanciata la bomba del Churchill yankee muscolare e caciarone subito dopo l’autore tira via la mano e quel che rimane è una parodia scorreggiona di cattivo gusto, priva di umorismo e sciabordante gag da avanspettacolo di infima categoria.

Personaggi meno macchiettistici e un gusto un po’ meno volgare avrebbero potuto rendere questo film un gioiellino, invece è solo uno spettacolo indecoroso.


In Carlito’s Way (1993) Brian De Palma ci raccontava l’ultimo atto della vita criminale di Carlito Brigante (Al Pacino), e nel decennale del film la Universal non si limita a rilasciare il DVD Collector’s Edition, ma anche un piccolo prodotto pieno di volti famosi per raccontare come tutto è iniziato.

Nel settembre 2005 esce nelle videoteche americane Carlito’s Way: Rise to Power, che la Universal porta in DVD italiano nel dicembre successivo, con il titolo Carlito’s Way. Scalata al potere.
CultMedia lo ristampa nel 2017.

Scritto e diretto da un passante di nome Michael Bregman, il filmetto ci mostra il giovane Carlito (Jay Hernandez) in galera insieme ad altri due esponenti di minoranze criminali: la mente, il nero Earl (Mario Van Peebles), e il cuoco, l’italiano Rocco (Michael Kelly). Insieme i tre amici decidono che appena fuori galera prenderanno in mano il bisinìss di East Harlem, grazie al boss Bottolota (Burt Young).

Un ispanico, un nero e un italiano entrano in un ristorante…

Trovo mortalmente noiosa ogni storia di ascesa criminale, e sia che la racconti un maestro del cinema o un bidello della Universal è tutta drammaticamente identica e totalmente, profondamente inconsistente e vuota: non è certo questo film a farmi cambiare idea.
L’unica forza di questa inutile produzione è avere i soldi della Universal a disposizione e quindi si possono ingaggiare eserciti di caratteristi: dite un qualsiasi nome di volto noto etnico nel 2005 e probabilmente lo troverete qui, in una qualche comparsata.

Giusto un assaggio della parata di volti noti nel film

Mi piace citare il poliziotto che sta alle costole di Carlito: il detective Little Jeff, interpretato da Giancarlo Esposito. Conosco l’attore da sempre e l’ho apprezzato in tantissimi film, ma ormai non riesco più a vederlo senza pensare al suo Moff Gideon in “The Mandalorian“, anche perché il suo personaggio è a capo della mia squadra di punta del gioco Star Wars: Galaxy of the Heroes, e ogni giorno lo uso per vincere gli scontri più difficili. Scusa, Giancarlo, ti adoro da quando stavi in galera con Eddie Murphy in Una poltrona per due (1983), ma ormai ti vedo solo vestito da gerarca imperiale.

Ecco le chiavi della macchina, tanto io c’ho il TIE fighter personale

Per me questo film è un’inutile noia mortale, ma penso lo stesso del Carlito di De Palma e di qualsiasi altra storia di malavita, quindi il mio giudizio non ha alcun valore.

L.

– Ultimi film con Brent Huff:

– Ultimi film con Kari Wuhrer:

– Ultimi film con Christian Slater:

Informazioni su Lucius Etruscus

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13 risposte a [Multi-Recensioni] 3 Eroi della Z per 3 DVD

  1. Fabio ha detto:

    Kari Wuhrer mi fa male alla salute,ogni volta che la ammiro mi si alza la pressione😏!!.

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  2. Cassidy ha detto:

    Ma quindi la principessa inglese è interpretata da una delle regine dell’urlo americane, bene ma non benissimo, anche se lo spunto avrebbe potuto generare una parodia brillante invece nulla, ci tocca sperare nella serie tv con i detective Fissità e Bollore, mi sembrano più promettenti del prequel di De Palma di cui non si sentiva l’esigenza 😉 Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Quanto appreZZo l’appuntamento del giovedì! Non hai idea, o forse, sì, ce l’hai! 🙂
    Dei tre film, del primo mi sono innamorato sulla fiducia, a partire dal cast e dall’aura Z che lo pervade, pare davvero imperdibile, il secondo invece mi ispira poco proprio perché l’operazione, per quanto potenzialmente geniale, si allontana dal becero Z da noi adorato (e che è la modalità principe dei miei giovedì) e oltretutto leggo che il risultato è stato indecoroso, il terzo l’ho visto e ti confermo che mi ha lasciato un ricordo di noia assoluta, eccezione fatta per la parata di caratteristi, che regala momentanei sussulti vitali! 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Il film sul delitto alle Hawaii è un chiaro film anni ’80 uscito con vent’anni di ritardo. Quei film un po’ scollacciati che passavano su Italia 1 in seconda serata, dove ogni due per tre c’erano attricette siliconate che le uscivano e ci si incollava sopra una trama un po’ così per tirare avanti per 80-90 minuti. Qua c’è il cannovaccio del giallo con due poliziotti ma mi pare di capire che tolto quello, del film rimanga solo la facciona di Huff e poco altro.

    Il secondo, quello su Churchill poteva essere una simpatica cialtronata se veniva fatta con intelligenza. Ma già aver messo Slater come protagonista è un autogol clamoroso. Peccato…

    Il terzo l’ho visto perché, ahimè, lo ricordo bene. Non chiedermi per quale motivo ma sono sicuro di averlo noleggiato probabilmente attirato dal nome (non ricordo se volevo rivedere quell’altro “Carlito’s Way”…). I miei ricordi sono oscurati dalla rabbia di aver preso una cantonata micidiale quindi il film poteva pure essere una bomba, ma il mio insindacabile giudizio lo bolla come “merda”.

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  5. Marco Vecchini ha detto:

    Di solito gli italiani nei film yankee o sono mafiosi oppure dei codardi. Traditori non ricordo se capitava. Mi viene sempre in mente quello di The Legionary con Van Damme. Ah, dimenticavo: se film storico rigorosamente con i baffi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente è uno stereotipo nato dal contatto con gli italiani emigrati a inizio Novecento e relativa prole, una Little Italy che temo non abbia alcun rapporto con il nostro Paese, essendosi creata una propria mitologia legata a tempi a noi ormai lontani, se non proprio dimenticati. Magari poi oggi la seconda e terza generazione ha smussato gli angoli, ma visto che nei film gli italiani cantano l’opera lirica come da un secolo nessun italiano fa, ormai il luogo comune è fissato. Ah, e davvero, sembra che noi siamo l’unico popolo ad aver avuto in passato la moda dei baffi 😀

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  6. Giuseppe ha detto:

    Peccato, però: se il primo non poteva essere altro che un conclamato campione di assoluta cialtronaggine e il terzo si reggeva SOLO sullo stuolo di caratteristi (Giancarlo “Gus Fring” Esposito incluso), per il secondo c’erano almeno alcune buone possibilità in mettere in scena una divertente rappresentazione di storia alternativa (tipo ucronia, ecco 😜), se solo Peter Richardson fosse stato ancora in forma come ai tempi di “Mangia il ricco”…

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