[Death Wish] Vigilante (1982)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Vigilante

William Lustig credo sia decisamente più famoso per Maniac (1980) e per la trilogia di Maniac Cop (1988-1992) piuttosto che per i suoi pochissimi altri lavori: come quella volta in cui ha ceduto alla mania dell’epoca e ha diretto Vigilante.

Stando ad IMDb il film viene presentato a New York il 23 luglio 1982 in una sneak preview, ipotizzo un qualcosa dedicato a pochi spettatori: la vera distribuzione americana del film parte dal marzo 1983. Ad agosto finisce sul tavolo della censura italiano e il 12 agosto riceve il visto con un divieto ai minori di 14 anni.
Quando Vigilante arriva nelle sale valdostane, il 4 ottobre 1983 il quotidiano “La Stampa” ci va giù pesante: «Ecco un altro film parafascista sul Bronx». Non ho trovato notizie precise sulla sua distribuzione nelle altre sale.

Esiste una rara VHS Multivision che potrebbe custodire l’ultima traccia italiana del film.
Il 21 febbraio 1988 inizia la sua vita televisiva su piccoli canali, e visto che lunedì 12 dicembre 1988 viene trasmesso in prima serata su Odeon TV, a sorpresa il film finisce anche in un altro ciclo: quello degli Eroi di Odeon.


Le origini newyorkesi

Nella primavera del 1995 la rivista di genere “Psychotronic Video” (n. 20) presenta un articolo-intervista in cui Steve Voce ci racconta la vita e le opere del quarantenne William Lustig, nato il 1° febbraio 1955 nel Bronx e vissuto per i primi trent’anni della sua vita a New York.

Ancora minorenne entra nel mondo del cinema, in un certo senso. Ha infatti 17 anni in quella fatidica estate del 1972, e facendo la maschera in un cinema del New Jersey ha l’occasione di vedere per più di settanta volte Un tranquillo weekend di paura (1972): certe cose ti segnano. Due anni dopo è assistente montatore per alcune produzioni newyorkesi, come per esempio Il giustiziere della notte (1974), quindi è chiaro che il destino lo stia spingendo verso la narrativa dei punitori.

Sono gli anni in cui Deep Throat (1972) – da non confondersi con il suo seguito, noto in Italia come Gola profonda – ha trasformato dal profondo l’industria del porno: non più filmini amatoriali ma vera pellicola da 35 mm proiettata in sala. «Chiunque avesse dei soldi in tasca li investiva nel porno», racconta Lustig, a sua volta produttore e regista in erba del genere. Nel 1977, poco più che ventenne, presenta The Violation of Claudia firmandosi Billy Bagg, pellicola di cui curiosamente nell’intervista del 1995 non ricorda la trama, se non che era la versione pornografica di Bella di giorno (1967) di Luis Buñuel.

A sua detta Lustig all’epoca ci va giù duro con il cinema di Dario Argento, Mario Bava e Roger Corman, e finalmente usa il proprio nome per firmare Maniac (1980), un film disprezzato da critica e pubblico e accusato da qualsiasi associazione attiva all’epoca. Quindi un vero successo. E curiosamente l’esperienza distributiva replica quella, coeva, che abbiamo già conosciuto con The Exterminator (1980).

«Per [la vendita dei diritti esteri di] Maniac ho dovuto viaggiare per il mondo e ne ho approfittato per studiare un film che potesse riscuotere l’interesse internazionale, perché ero stufo di girare. Adoravo quei film di Franco Nero degli anni Settanta, quelli di Enzo Castellari, e poi quelli di… Oddio, come si chiama quel tizio con i capelli ricci? [Il giornalista specifica che è Tomas Milian] Andavo sempre a vedere quei film violenti, perciò decisi di farne uno sullo stesso genere. È nata così l’idea di Vigilante

A sua detta, Lustig ha girato il film basandosi esplicitamente sui film italiani di genere dell’epoca, con addirittura una musica simile allo stile di Ennio Morricone. Senza però dimenticare The Exterminator, che Lustig cita come enorme successo del momento, anche se purtroppo non ne condivide i risultati: il regista non vuole entrare in particolari, ma il risultato è che qualsiasi guadagno abbia avuto da Maniac si è volatilizzato con Vigilante, pellicola che lascia Lustig senza un soldo e pieno di debiti. «Ci sono voluti anni di lavoro al di fuori del cinema per ripagare i miei debiti», ecco perché soltanto nel 1988 ritroviamo il suo nome, alla firma di quel Maniac Cop che gli garantisce un immediato ritorno nei radar cinematografici.


Avercene fin qui

«Non so voi, ma io ne ho fin qui»: sarebbe bello sapere come ha tradotto il doppiaggio italiano quell’«I’ve had it up to here» che apre il film Vigilante.

Sapete io fin dove ne ho? Indovinato, fin qui!

Dalla più nera oscurità fuoriesce un giovane e furioso Fred Williamson che si mette a elencare i problemi di sicurezza della città di New York. «Più di quaranta omicidi nelle strade ogni giorno, più di due milioni di armi illegali in città: dannazione, ce n’è abbastanza per invadere una nazione». Non mi dite che prendete la metropolitana a cuor leggero, e quanti altri lucchetti dovremo mettere sulle nostre porte? «Non potete uscire a comprare le sigarette dopo il tramonto perché ogni strada appartiene a un qualche teppista e alla sua banda». Insomma, sembra un raduno leghista ma tenuto da un nero: tempi strani, questi primi anni Ottanta.

Sembra un raduno di Pontida, invece è il Bronx

E in tutto questo, cosa fa il Governo? Cosa fanno quelle istituzioni il cui unico scopo sarebbe proteggere i cittadini? La risposta la sapete: niente. Quindi, per conseguenza logica da “punitore”, il cittadino ha diritto a difendersi da solo.

«Potete correre, potete nascondervi, o potete tornare a vivere come esseri umani: questa è la nostra Waterloo, baby! Volete indietro la vostra città? Andate a prendervela!»

Dopo il potente discorso motivazionale, la risposta pare essere che il cittadino debba armarsi: ma non si era appena lamentato delle troppe armi in città?

Per fermare le armi… ci vogliono altre armi!

Eddie Marino (il celebre attore di piccole produzioni Robert Forster) è un onesto lavoratore povero che un brutto giorno torna a casa e scopre che una banda di criminali gli ha accoltellato la moglie, ora in fin di vita, e sparato in faccia al figlioletto.
Solamente quel giorno Eddie aveva iniziato a sospettare che i propri amici e colleghi di lavoro si riunissero la sera per qualcosa che non fosse il calcetto, ma ora è il momento di scoprire chi può sopperire alle tante mancanze della polizia cittadina.

È nato un altro Punitore

Non c’è bisogno di indagini, la polizia già sa che il colpevole è Frederico Melendez detto Rico (Willie Colon), noto pregiudicato a capo di una banda curiosamente molto attenta all’inclusività etnica e alle pari opportunità: c’è un nero, un asiatico, un latino, una donna… ma è davvero mai esistita una banda così “variopinta”? Non sono un esperto, ma di solito le bande non si formano con persone per lo più uguali fra loro?

La pericolosa banda degli Etnicamente Inclusivi

Malgrado le assicurazioni della procuratrice distrettuale, in realtà abbastanza incapace nel proprio lavoro, le cose vanno com’è facile prevedere: grazie a un avvocato corrotto che però sa tirar fuori quei cavilli giudiziari a cui la procuratrice non aveva pensato, il pluripregiudicato Rico viene rilasciato perché ha commesso il fatto, mentre la vittima Eddie finisce in galera, per aver ceduto alla rabbia e aver gridato in tribunale.
Una trovata un po’ grezza ma che comunque fissa il punto: la legge è fatta per proteggere i criminali, non le vittime. Discorsi simili sono universali, li potete sentire ancora oggi nei comizi politici nostrani, ma all’epoca era ancora materiale abbastanza fresco, malgrado la narrativa dei punitori andasse avanti da più di dieci anni.

In carcere Eddie si ritrova come compagno di cella Rake, interpretato da un mito dell’epoca come Woody Strode, che curiosamente aveva da poco interpretato il ruolo di “maestro” nel film Nel mirino del giaguaro (1979). Cito questo film perché sebbene sia una tipica storia spionistica alla James Bond, lo stesso affonda le radici nel fenomeno dei punitori dell’epoca.

L’eroe americano e il maestro esotico, dal 1972 classico della narrativa d’azione

L’eroe (interpretato dal campione marziale Joe Lewis, biondo atleta che provò insieme all’altro biondo atleta, Chuck Norris, a sfondare nel cinema ma senza riuscirci) ha un nome di battaglia, Giaguaro, e si addestra con un maestro esotico (Woody Strode): esattamente come altri eroi d’azione, spesso “punitori”, facevano all’epoca. Giusto per fare un esempio, sin dal 1972 il Remo Williams dei romanzi di Warren Murphy aveva il nome di battaglia Destroyer e si allenava con un maestro esotico: in quel caso coreano, mentre Woody Strode nell’allenare il Giaguaro si spacciava per pellerossa (magari mezzosangue).
Tutto questo per ricordare che la narrativa dei punitori al cinema è fortemente debitrice di una corposa tradizione romanzesca che in quegli anni è ancora in rapida ascesa, dopo un decennio di successi nelle peggiori librerie di Caracas.

Ricorda: chi punisce per primo, punisce due volte

Dopo un paio di giorni in galera, in cui in pratica Woody non ha tempo di fare il “maestro esotico”, Eddie esce fuori l’esatto contrario degli eroi punitori dei romanzi: non ha trovato alcun equilibrio né senso di giustizia, è semplicemente incattivito. Grazie ai suoi amici vigilanti trova Rico e gli spara a sangue freddo: nessuna enfasi, nessuna remora, nessun dilemma morale, solo una punizione fredda come l’acciaio.

Nessun “Diario di guerra”, solo fredda punizione

A questo punto lo sceneggiatore esordiente Richard Vetere comincia a perdersi pezzi per strada: tutto il lavoro fatto per giungere al dilemma morale si perde nel nulla. Quando Nick uccide per errore una ragazza che non c’entrava niente, giusto per un paio di fotogrammi vediamo lo sgomento sul suo volto, poi basta. La questione non viene più accennata, eppure invece doveva essere il punto focale del film: la “punizione” che sfugge al controllo e diventa uguale al crimine che vuole punire, con relativa presa d’atto che con tutti i suoi difetti la legge istituzionale è l’unica che impedisca derive da Far West.
Frank Castle a fumetti si è consegnato alla giustizia nel momento esatto in cui ha scoperto di aver nuociuto a un innocente, quindi la narrativa a fumetti si dimostra molto più attenta alla questione.

Qui invece probabilmente ci si voleva sbrigare con del simbolismo spicciolo, tipo il bravo agente Gibbons (una comparsata del mitico Steve James, fresco di The Exterminator) che rappresenta la parte onesta e giusta della legge… infatti viene ammazzato come un cane.

Sono anni in cui Steve James muore ovunque e comunque

Che fine fanno Nick e la sua banda di vigilanti? Non si sa, sono personaggi abbandonati a sé stessi. Assistiamo solo alla vendetta di Eddie nei confronti di un altro dei teppisti, poi addirittura uccide il giudice che non ha fatto giustizia e mette una bomba nell’auto del politico che ha coperto traffici cittadini. Insomma, un finale fuori controllo totalmente sbilanciato rispetto alla prima parte del film.
L’ultima “punizione” di Eddie ha sullo sfondo una bandiera americana sventolante: sarà anche quello un simbolismo? L’unico modo di ottenere giustizia in America è farsela con le proprie mani? Magari invece è finita nell’inquadratura per caso.

Sarà simbolismo? Ai posteri l’ardua sentenza

Malgrado un finale sbrigativo, fuori controllo e fuori registro, Vigilante avrebbe meritato un miglior destino rispetto al suo collega cialtrone The Exterminator, che è veramente una robaccia amatoriale priva di qualsiasi regia: William Lustig dimostra invece di essere non solo un bravo regista ma un montatore coi fiocchi, riuscendo a rendere appassionanti scene molto semplici, chiaro frutto di ristrettezze finanziarie. Eppure è stato l’orripilante Glickenhaus a fare pacchi di soldi e a entrare (immotivatamente) nell’immaginario collettivo.

Nun je dovete caga’ er ca##o, al vigilante nero!

Non è chiaro il personaggio di Fred Williamson, che incarna il vigilante d’esperienza che “insegna” il mestiere all’amico divenuto vittima della criminalità: è visto come una figura positiva? Oppure un male necessario? O semplicemente non frega niente e sta lì solo a menare la gente con la cazzutaggine di un gagliardo attore di genere?

Non importa cosa faccia Fred Williamson, basta che lo faccia!

Quando Vigilante arriva in Italia quei pochi che lo notano lo fanno solo per stroncarlo. Ecco cosa scrive “La Stampa” il 4 ottobre 1983:

«Dai tempi di Il giustiziere della notte siamo assuefatti alle brave persone che vendicano le mogli sventrate dai teppisti. La vicenda, i personaggi, l’ambiente sono quanto di più stereotipo ci si possa attendere.»

Secondo questo giornalista la criminalità cittadina è dunque uno stereotipo di cui siamo ormai stufi, o meglio: siamo stufi delle soluzioni, non del problema. Continuare ad affrontare un problema lo rende banale e fa stufare il pubblico: ecco perché i politici eccellono nelle ripetizioni, così da annullare la percezione dei problemi invece di risolverli.

Vigilante è un film ben girato e ben recitato, ed affronta la tematica in maniera scottante, malgrado si perda nel finale: non meritava di essere surclassato da prodotti decisamente peggiori

L.

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16 risposte a [Death Wish] Vigilante (1982)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Mhmmm… Forse forse l’ho visto perché Fred Williamson che arringa gli adepti sui pericoli cittadini mi ha risvegliato qualcosa.

    E’ un peccato che questi prodotti abbiano ottime intenzioni, accennino sempre il punto focale ma alla fine gettino via tutto concentrando il focus sulla violenza e sulla vendetta nuda e cruda. In fondo il “dilemma morale” di fondo e gli “errori” che compie il giustiziere di turno non fanno parte del personaggio? E il poliziotto o il giudice che rispettano ciecamente la legge non sono un secondo piano di lettura e la contrapposizione morale e legale del giustiziere?

    Questi film copiano e si ispirano ma stringi stringi rimangono cloni sbiaditi di grana grossissima prodotti un tot al chilo. Bastava giusto un minimo di attenzione al dettaglio e si potevano avere mille declinazioni differenti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è innegabile, anche i prodotti più curati come questo alla fine sono nati per seguire una moda del momento e offrire agli spettatori sparatorie e violenza varia, disinteressandosi di aggiungere quel pizzico in più nella storia per renderli ottimi film.
      Fermo restando che tanto la critica li bollava tutti come fascisti senza neanche accorgersi delle differenze fra uno e l’altro, e prima degli anni Duemila nessun giornalista o critico di cinema ammetteva anche solo l’esistenza della serie B, figuriamoci della Z, quindi di sicuro la narrativa dei punitori non provava nemmeno a creare prodotti che avrebbero potuto sfidare le critiche, ma certo che di solito portare un protagonista all’eccesso serve a far capire quanto sia sbagliato quell’eccesso. E qui l’autore l’ha capito, visto che a tre quarti della vicenda ci scappa la vittima innocente, perfetto gancio narrativo per parlare di come il problema dei vigilanti è che poi sia difficile distinguerli dai criminali che vorrebbero combattere. Che senso ha invece tirar fuori un problema solo per ignorarlo?

      Un pizzico di impegno in più e questo “Vigilante” sarebbe stato un gioiellino, perché è girato bene, montato benissimo e recitato alla grande, in controtendenza con i prodotti coevi che spesso erano carenti sotto ogni punto di vista.

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  2. Lorenzo ha detto:

    L’ho visto più volte su Odeon, ma ricordo solamente la scena dell’omicidio del bambino. Mi rimase impressa perché di solito, anche nei filmacci più efferati, cose simili non venivano mostrate.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti è una scena potente, forse un pelino esagerata ma era necessaria per scatenare il protagonista nella sua vendetta. La quale però rovina la storia, visto che il tema dei vigilanti e dei punitori scade in una mera vendetta personale. Il film avrebbero dovuto chiamarlo “Vendicatore”, non “Vigilante”.

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      • Giuseppe ha detto:

        Probabilmente, all’epoca la differenza non era così sentita: fermo restando il fallimento delle istituzioni preposte al rispetto della legge come fattore scatenante della reazione violenta del cittadino comune, al grosso del pubblico pagante il fatto che quest’ultimo potesse poi “svilire” la propria sofferta ribellione anti-sistema, riducendola di fatto a una semplice (per quanto spietata e scatenata da premesse identiche) vendetta personale, doveva importare relativamente poco. E ho l’impressione che “Vigilante” sia inciampato proprio su questo, partendo da ambizioni alte per un film comunque destinato allo stesso pubblico osannante prodotti assai peggiori di quello di Lustig… forse il deragliamento nella seconda parte è dovuto a un frettoloso tentativo di correggere la rotta per venirgli incontro, almeno in parte (nel caso, però, l’aver tolto di mezzo il dilemma morale non è bastato per garantirsi il successo al botteghino).
        P.S. Immagino Pontida con Fred Williamson al posto di Salvini… 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Probabilmente Lustig ha voluto inserire “troppa trama”: il giustiziere Bronson e l’Exterminator non hanno dilemmi morali, anzi non parlano proprio, e hanno avuto molto più successo. Aveva ragione Glickenhaus a fare un film violento muto da vendere facilmente all’estero.

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  3. Cassidy ha detto:

    Magari sarà poco popolare da dire, ma la gavetta nel porno ha fatto bene ad alcuni registi, forse perché come montatore deve comunicare in un genere che non dà molto risalto ai dialoghi, Lusting e Craven hanno fatto quel percorso e il primo, avrebbe meritato più attenzioni (e fortuna), solo che con “Maniac” aveva fatto incazzare davvero troppe persone tutte insieme, grazie per aver aggiunto “Vigilante” a questa rubrica, ha un finale sbalestrato però merita un po’ di visibilità per i motivi che hai ben elencato. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa a quanto tempo è durato il razzismo nei confronti dei registi di videoclip musicali, come se fossero gli sguatteri dell’ambiente quando invece anche quella è una fenomenale scuola e fucina di talenti.
      “Vigialnte” è un signor film, diretto come si deve e con un montaggio da applauso, perfetto nel mascherare scene chiaramente povere di mezzi, ed è davvero un’ingiustizia che a diventare famoso sia l’amatoriale “Exterminator”, al cui regista un bel po’ di gavetta avrebbe fatto un gran bene.

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  4. Nick Parisi ha detto:

    Probabilmente l’avrò visto su qualche rete locale, perché ricordo il dialogo di Fred Williamson, sinceramente non ricordo molto altro, purtroppo è vero che per anni un poco tutti noi non solo giornalisti o critici ma anche tanti spettatori non è che facessimo differenza tra un film e l’altro.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Inizi citando Lustig (che ho sempre apprezzato), Maniac, Maniac Cop, gli Eroi di Odeon, praticamente hai vinto in partenza. Poi esplori con la solita dovizia un film che pare più che interessante…Lucius, hai stravinto conquistando il mio interesse, come sempre! 🙂

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  6. Chrisf75 ha detto:

    L’americana Blue Underground, della quale William Lustig è socio e fondatore, ha pubblicato questo e molti altri film dello stesso regista anche con lingua italiana. Il DVD è disponibile (di importazione) da diverso tempo, lo comprai una decina di anni fa, ad oggi è disponibile in italiano addirittura in Blu Ray 4K:
    https://grindhousevideo.com/products/vigilante-4k-ultra-hd-blu-ray
    Di solito i prodotti BU sono region free (il DVD lo era) ma nel sito che indico la cosa non è indicata.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio per l’informazione, avevo visto in giro il Blu-ray ma non avevo capito avesse addirittura la traccia italiana.
      Il prezzo è decisamente troppo alto per me ma sono contento che esista e così si salvi il doppiaggio italiano del film.

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  7. Pingback: [Death Wish] Dominator: Exterminator 2 (1984) | Il Zinefilo

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