[Bruce Willis] Perfect a Chongqing

Altro appuntamento con il Bruzionario: il dizionario dei film brutti di Bruce Willis! Questa settimana i titoli che presento sono scelti dal catalogo Netflix, o almeno erano presenti al momento della scrittura.


Perfect Stranger

James Foley, il regista di Madonna negli anni Ottanta e delle Sfumature nei Duemiladieci, ogni tanto si regala una puntatina nel genere thriller fosco, e certo quando hai a disposizione Halle Berry risulta tutto più facile.

Il film esce in contemporanea il 13 aprile 2007 sia in patria che nelle sale italiane, ma FilmTV.it afferma che già dal 9 aprile era nei nostri cinema.
Comunque, dopo le sale la Sony Pictures lo porta anche in DVD, dall’ottobre 2007, sempre con il titolo Perfect Stranger.

Per ora lo trovate su Netflix, ma non so quanto durerà.

La giornalista d’assalto Rowena Price (Halle Berry) non si tira mai indietro quando c’è da mettere le mani su qualche scoop esplosivo, soprattutto se riguarda potenti così potenti… che poi chiamano il suo giornale e si fanno cancellare lo scoop. Mentre ancora Rowena si chiede come sia possibile che un intoccabile sia intoccabile – ammazza che giornalista d’esperienza! – incontra un’amica che le racconta della sua torbida relazione sessuale con un riccone sposato, che però ora si fa negare e più la donna lo martella con insistenza più lui si tiene a distanza.
Quando la settimana successiva Rowena scopre che l’amica è stata ritrovata morta in un fiume, ci vuole poco a sospettare del riccone: in fondo Rowena è una giornalista d’esperienza, no?

Nulla sfugge alla giornalista d’assalto Halle Berry

Mollato il posto al giornale e fattasi assumere in tempi record nella società del riccone, arrivando subito (non si sa come) a lavorare al suo stesso piano, Rowena può tranquillamente agitare il suo sedere – cioè l’esca della sua trappola – in faccia ad Harrison Hill (Bruce Willis), un ricco affarista che in realtà non è né ricco né affarista. I soldi sono tutti della moglie, e lui in affari non fa assolutamente niente: per tutto il film lo vediamo mangiare, bere e limonare duro qualsiasi oggetto anche solo vagamente femminile catturi il suo sguardo. Ma quando si lavora, ai piani alti?

Siamo nei primi anni Duemila, Internet è ancora un mistero che va sfruttato al cinema così facciamo che Harrison Hill è un rimorchiatore da chat a livello seriale, uno di quelli abili e soprattutto discreti, del tipo “Ciao, togliti le mutande”. Con tristezza un personaggio è costretto a notare come viviamo in tempi barbari, dove cioè le donne ora addirittura fanno causa per molestie sessuali: incredibile!

Grazie al suo amico sfigato e genio del computer Miles (Giovanni Ribisi in piena fase Giovanni Ribisi, cioè sembra molto più matto di quanto richieda il personaggio), Rowena attacca su ogni fronte il ricco Harrison: mostrandosi ritrosa in chat e agitandogli il poponzo in faccia in ufficio. Visto che il riccone è abituato a portarsi a letto pure le macchinette del caffè, sarebbe bastato molto meno per questa “trappola al miele”: è ovvio che si tratti di una palese scusa per far vedere quanta più Halle Berry possibile agli spettatori.

Secondo il mio archivio ho visto il film nel luglio del 2012, quasi esattamente dieci anni fa, dandogli un voto molto alto (7 su 10): non mi sento di confermare quel volto alto, rispetto a quelli che assegno di solito, ma rimane comunque un onesto e godibile thriller, forse un po’ troppo anni Novanta per il 2007 ma piacevole lo stesso, con un colpo di scena che ho apprezzato. Diciamo che oggi gli darei 5 su 10 ma solo per il colpo di scena finale.

Un thriller così bollente che in realtà non succede niente

Bruce viene chiamato esclusivamente a fare il mollicone rimorchione, il suo ruolo non prevede se non due o tre frasi, che se fossero andate tagliate in un montaggio alternativo non sarebbe cambiato nulla: tutto il film si basa esclusivamente sul corpo di Halle Berry. Bruce però se la gode e si diverte un mondo a fare sempre lo sguardo allupato – ma starà davvero recitando? – sebbene in più punti sia chiaro come l’attore sia in modalità “automatica”. Avete presente quando un attore secondario non ha voglia di partecipare al film, visto poi che il suo personaggio è totalmente privo di spessore? Ecco, in più punti Bruce gigioneggia come a far sapere che non si spreca a recitare sul serio per un ruolo così superficiale.

In definitiva, un thriller forse troppo pretenzioso per la sua trama ma vedere Bruce rimorchione è sempre un gran divertimento.


Motherless Brooklyn

Edward Norton è costantemente alla ricerca di un modo per far vedere a tutti quanto è bravo, così che tutti dicano “va’ che bravo che è Edward Norton”, così che lui si convinca di essere bravo: se tutti gli dicono che è bravo, allora è bravo. Eh, quant’è bravo Edward Norton: da più di vent’anni ce lo ricorda lui stesso, ad ogni film. Alla costante ricerca dunque di progetti che facciano vedere a tutti quanto è bravo, Eddy prende un romanzo del 1999 di Jonathan Lethem, se lo adatta per se stesso, poi diventa regista per avere il privilegio di dirigere un grande attore come Edward Norton poi fa la scelta coraggiosa di infilarsi in ogni singola scena delle quindici ore di durata di Motherless Brooklyn. I segreti di una città (2019), così che anche il più distratto degli spettatori, preso per stanchezza, confessi alla fine “Va’ quant’è bravo Edward Norton”.

La trama parla di Edward Norton che balbetta, perché è un bravo attore e quindi mica fa quei ruoli pezzenti dove parli normale, no, lui vuole l’handicap così quando supera tutti ci fa più bella figura. Chiama infatti un mare di attori famosi e caratteristi noti a fare inutili particine sullo sfondo: c’è Alec Baldwin nel ruolo dell’attaccapanni, Willem Dafoe fa l’albero frondoso sul viale, Ethan Suplee è ciccione quindi fa la spalla comica, Gugu Mbatha-Raw perché… andiamo, si chiama Gugu! La devi prendere per forza. Secchiate di attori e volti noti entrano in scena a fare da spalla a Edward Norton, perché tutti devono capire che lui è più bravo e pure balbettando li supera tutti, anche perché essendo autore del film scrive inutili parti senza spessore per tutti, essendoci sempre lui in ogni fottuto fotogramma di questo atto di onanismo pubblico.

Ci sono più avvistamenti confermati di UFO che di Bruce in questo film

Questa è la terza volta che provo a vedere il film, perché mi dico che Eddy non può essere diventato così vanesio, che nelle trenta ore di film ci sarà pure un dialogo che combaci con quello successivo, ma ogni volta superato l’inutile cameo di Bruce – uno dei più stupidi della sua carriera – non posso far altro che cedere e trasformarmi nel John Malkovich di Burn After Reading (2008) dei fratelli Coen, dove lancia la sua frase-meme che è assolutamente perfetta per Motherless Brooklyn. Però dovete pronunciarla come fa John, con l’accento su “is”: What the fuck is this?

Vent’anni fa Norton era un bravo attore perché faceva bei ruoli, ora fa solo il bravo attore.


The Bombing
La battaglia di Chongqing

Per decenni noi italiani abbiamo bevuto la becera propaganda americana come se fosse Vangelo, perché ora ci dà così fastidio che anche altri Paesi legittimamente portino avanti la loro becera propaganda? Anche noi abbiamo la nostra, di becera propaganda, come tutti, ma temo che il nostro supino servilismo nei confronti degli americani ci faccia sembrare “veri” i film di guerra a stelle e strisce e assurdi quelli dei cinesi. Eppure non esistono film di guerra oggettivi, sono tutti di becera propaganda.

È curioso trovare su Netflix uno dei film di guerra che la Eagle Pictures di solito passa a Prime Video, comunque The Bombing – La battaglia di Chongqing (大轟炸, “grande bombardamento”) esce in America nell’ottobre 2018 mentre non ho trovato date cinesi: che si vergognino pure lì di farlo vedere in giro?
La citata Eagle Pictures lo presenta in DVD e Blu-ray dal dicembre successivo.

«1937. Le forze giapponesi invadono la Cina, la battaglia di Shanghai è persa, la capitale Beijin occupata, milioni di persone lasciano le loro case e fuggono in massa verso la sopravvivenza, ma le forze cinesi si riorganizzano e questa volta…» Questa volta? Boh, la frase non finisce.

Ma come parlate? Pare cinese…

Curiosando un po’ nella storia della Seconda guerra mondiale, scopro che questo grande conflitto inizia in date diverse a seconda delle culture: se per noi europei inizia nel 1939 con l’invasione nazista della Polonia e per gli americani nel ’41 con Pearl Harbor, per l’Asia inizia nel 1937, quando la “battaglia di Shanghai” (da alcuni definita l’ultima della Prima guerra mondiale e insieme la prima della Seconda) vede il Giappone invadere la Cina, che detto così sembra assurdo vista l’enorme differenza di “stazza” dei due Stati, eppure negli anni successivi i giapponesi lasceranno un segno profondo nella cultura asiatica tutta. Il comico Ronny Chieng, originario di Singapore, racconta che per tutta la sua vita scolastica gli è stato insegnato che i giapponesi sono il male assoluto: giusto per dire quanto si amino in Asia.

Tu, smettila immediatamente di essere così cinese!

Il film mostra diversi personaggi impegnati in varie sottotrame poco chiare, ma la principale vede l’americano Jack (Bruce) addestrare un gruppo di giovani aviatori all’uso dell’aereo dato per migliore in assoluto. Uno pensa, è un film cinese, una storia cinese, la guerra è cinese, l’aereo sarà cinese… e invece no, si tratta dello statunitense Curtiss P-40, a quanto pare inferiore ai mitici Zero giapponesi in ogni aspetto tranne per la velocità, che invece nel film viene dato per capolavoro dei cieli.

L’avranno preso al museo dell’aeronautica o se l’è portato Bruce da casa?

Malgrado non vengano specificati nomi, questa storia ricorda molto quando il generale Claire L. Chennault nel 1937 ha mollato l’Aeronautica americana per andare ad addestrare gli aviatori cinesi, formando lì il gruppo noto come le Tigri Volanti, attive allo scoppio della Seconda guerra sino-giapponese che poi è diventata la Seconda guerra mondiale. Chiamare “Jack” il ruolo di Bruce Willis e non nominare mai le Tigri Volanti forse è un modo con cui la Cina moderna dimostra di voler prendere le distanze da quell’evento storico, come se fosse disonorevole accettare l’aiuto di un americano – anche perché poi gli aerei erano americani, quindi chi meglio di lui? – ma sta di fatto che ogni contesto storico sembra appannato in questo che è proprio un film bellico all’americana: tanta propaganda, poca sostanza.

Ti pare che non ci scappava il saluto militare?

Sarebbe stato interessante spendere un paio di parole sullo scontro fra P-40 guidati da cinesi e i famigerati Zero giapponesi, argomento su cui ancora oggi sono scritti saggi tecnici, invece l’unico argomento che interessa il film è “chi muore per la patria vissuto è assai”, quindi direi di salutare anche quest’altro “film brutto” con Bruce Willis in un piccolo ruolo.

L.

– Ultimi film con Bruce Willis:

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13 risposte a [Bruce Willis] Perfect a Chongqing

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ammetto che di “Perfect Stranger” ho un buon ricordo (sopratutto per via del colpo di scena finale che onestamente non mi aspettavo. Cioè mi aspettavo un “ribaltone” ma puntavo ad altro…). Non lo rivedo dall’uscita a noleggio quindi non so che effetto mi farebbe rivederlo oggi. Preferisco tenermi il “buon ricordo”.

    Gli altri due invece non li ho visti ma mi pare di capire che non mi sono perso nulla. Meglio così!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un thriller dignitoso, girato bene e con bravi attori, ma forse non è fatto per essere rivisto, perché tutti i difetti sono apparsi alla luce, compreso un Bruce totalmente assente.
      Confermo, con gli altri due non ti sei perso niente 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Nei film di Foley le donne fanno spesso carriera in dodici secondi, malgrado il cartonato di Bruce forse il meno peggio della produzione del regista rimasto negli anni ’90. Per il resto ho capito perché non riesco proprio a trovare la voglia di vedere il film con Edoardo Anti-Virus, magari ci proverò ora che sta su Prime ma niente, sento proprio l’orticaria, in ogni caso anche oggi mi sono allineato al giovedì Bruce anche dalle mie parti 😉 Cheers

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  3. Raffa ha detto:

    Anche io non ho un brutto ricordo di Perfect stranger, ma non grazie a Willis. Mi chiedevo se hai già parlato (e se conosci) Il colore della notte, del ’94, in cui lui fa lo psichiatra…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Al “colore della notte” voglio bene malgrado tutto, perché all’epoca della sua uscita ero fomentato e lo seguii da vicino, quindi lo fondo con ricordi della mia vita di allora che ovviamente non c’entrano niente con il film.
      L’ho rivisto anni fa per il mio speciale (su un altro blog) dedicato agli “Psicobiblia“, cioè i libri falsi scritti da psichiatri nei film – il più celebre per me rimane “Passi di bimbo” di Richard Dreyfuss in “Tutte le manie di Bob” ^_^ – ma l’ho rivisto anche quando mi sono fatto la maratona dei film con Lance Henriksen, insomma: l’ho rivisto più volte in più occasioni e con tutti i suoi difetti per me resta un film più che piacevole.
      Grazie di avermelo ricordato, lo inserirò sicuramente in questo “Bruzionario”, che ora m’è venuta voglia di rivederlo 😛

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sempre lieto di cimentarmi nella lettura del Bruzionario! 🙂
    Primo e ultimo film visti, con giudizi diametralmente opposti e coincidenti con i tuoi, carino Perfect Stranger, assolutamente perdibile The Bombing. Non ho visto Motherless etc. ma, in ossequio a commenti tuoi e durata abnorme, preferisco resti, come da titolo, un segreto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ho capito la faccenda dei giudizi: anch’io ho trovato carino il primo e perdibile il terzo, anche se c’erano le premesse per entrambi di essere decisamente migliori. E ovviamente concordo sull’intento di tenere segreto Motherless 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Effettivamente ho spiegato male: giudizi opposti tra i due film nel senso che uno l’ho gradito, l’altro no; quindi coincidenti con i tuoi, come ultimamente accade quasi sempre! 🙂

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  5. Kukuviza ha detto:

    Il primo film so di averlo visto ma non mi ricordo niente, magari me lo riguardo. Per l secondo ho riso da matti per la tua recensione, per il terzo passo… ma noto che pure qui c’è l’ineffabile Adrien Brody…

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  6. Giuseppe ha detto:

    “Perfect stranger”? Non male, a quanto ricordo. Niente di eccezionale (e da come “recita” Bruce doveva pensarla allo stesso modo pure lui) ma vedibile, tranquillamente… Mi mancano invece del tutto sia “Motherless Brooklyn” che “The Bombing”, però credo di fare cosa buona a lasciarli lì dove stanno.
    P.S. Gugu Mbatha-Raw? Chissà che Norton non sia segretamente un fan di Doctor Who, visto che lei proviene da quelle parti (epoca David Tennant, per la precisione) 😉

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