Borg Queen (6) La nuova generazione


Star Trek: Resistance

Completata l’ultima missione dell’Enterprise – vista nel film Star Trek: la nemesi (2002) – la saga iniziata nel 1966 finisce, il resto sono solo antefatti, reinterpretazioni, universi alternativi e sbagli vari: i suoi veri viaggi continuano nei romanzi.

A inaugurare il nuovo corso ci pensa J.M. Dillard, nome storico dell’universo Trek dietro il quale c’è Jeanne M. Kalogridis, che con il suo nome firma la saga dei Diari della famiglia Dracula.

Autrice Trek sin dagli anni Ottanta, la Pocket Books affida alla Dillard il delicato compito di riprendere in mano la saga ormai chiusa: a settembre 2007 la scrittrice dimostra di essere pienamente all’altezza dell’impresa, con il suo ottimo romanzo Star Trek: The Next Generation – Resistance.

«La regina era bellissima e grottesca.»

Anno 2380. Il capitano Picard ha l’ingrato compito di rimettere insieme un equipaggio: come visto nell’ultimo film, l’amico di sempre, Data, si è immolato per salvarlo; il suo primo ufficiale Riker e la consigliera Troi si sono appena sposati e partono per conto loro a bordo della Titan (le cui successive avventure purtroppo appaiono sporadicamente); infine Worf a sorpresa rifiuta la promozione a primo ufficiale, per lo stupore di Picard. A distanza di cinque anni il Klingon ha ancora il cuore lacerato dalla scomparsa della moglie e dall’aver deciso egoisticamente di salvare lei contravvenendo ad un ordine diretto, causando così la morte di innocenti (come visto in “Star Trek: Deep Space Nine” 6×16, 1998): tutto questo lo fa sentire inadatto ad un posto di responsabilità nella Federazione.

Picard non sa dove mettere le mani per ricostituire un equipaggio valido, avrebbe bisogno di una consigliera com’era stata per anni Deanne Troi, ma in quella mansione gli viene inviata una gelida vulcaniana di nome T’Lana, che certo non approva il modo con cui il capitano prende decisioni, di solito in netto contrasto con gli ordini della Federazione. Per esempio Picard, pur con un equipaggio ancora in fase di assestamento, è appena partito per una luna sperduta nel nulla del Settore 10, trasgredendo l’ordine diretto dell’Ammiraglio Janeway: quando ci sono di mezzo i Borg, la burocrazia deve farsi più “liquida”.

Comparsata dell”Ammiraglio Janeway (Kate Mulgrew) nel film Star Trek: la nemesi (2002)

Da giorni il capitano sente nella testa brani di voci, conversazioni, frasi, e con terrore deve riconoscere che sono voci dei Borg: la Collettività è tornata in vita, e lui – che un tempo vi era stato annesso, diventando Locutus – ora torna ad avvertirne le voci. E le voci dicono: «Una Regina… Stiamo creando una nuova Regina».

Come abbiamo visto, in barba a “Voyager” nell’universo letterario le Regine si creano, con la società Borg sempre più simile a quella delle api, come viene specificato dalla dottoressa Beverly Crusher:

«Se in una colonia di api viene distrutta una regina, per esempio, viene scelto un drone maschio e viene nutrito con una sostanza speciale che lo trasforma in Regina. Supponiamo che qui stia avvenendo lo stesso, che cioè proprio ora uno dei droni Borg stia venendo trasformato.»

La “sostanza speciale” è quella pappa reale (royal jelly) che nel primo universo a fumetti di Alien era molto preziosa per gli umani, perché serviva a produrre la potente droga Xeno-Zip, tanto per continuare i paralleli fra i due universi narrativi. Comunque, come convincere l’Ammiraglio Janeway di una minaccia imminente basata su “voci nella testa” e vaghe congetture sul funzionamento ipotetico della società Borg? Picard non ci prova nemmeno e parte per il Settore 10, portando con sé esclusivamente chi accetti di rischiare la corte marziale per correre a fermare quello che potrebbe essere la peggior minaccia per la Terra. Visto che a quanto pare stavolta i Borg sono troppo incacchiati per assimilare gli umani: li vogliono semplicemente ammazzare tutti!

Malgrado la consigliera T’Lana evidenzi la follia dell’impresa, basata su prove totalmente inconsistenti, alla fine deve ricredersi quando l’Enterprise raggiunge il Cubo Borg, il più grande mai incontrato, in piena costruzione. Una prima squadra di ricognizione non è fortunata, ma prima di essere spazzata via fa in tempo a scoprire il corpo ancora incompleto di una Regina.

«Su un tavolo, racchiusa in una lucente sostanza gelatinosa, giaceva una pallida mostruosità: una testa glabra con tanto di spalle, e un midollo spinale che emergeva, sanguinante e serpentiforme, al di sotto della massa di carne incompleta. I lineamenti erano vaghi, regolari, androgini, ma nelle vicinanze un drone Borg lavorava su una forma nera lucida posta su un piedistallo, i due terzi mancanti del corpo, che portavano attributi decisamente femminili.»

Senza la voce della loro Regina i Borg sono allo sbando – cosa che temo contravvenga a tutte le storie Borg precedenti all’ottavo film – e diventa subito chiaro a Picard che solo una persona potrebbe attraversare i corridoi del Cubo e avvicinarsi talmente alla Regina da ucciderla prima che nasca: e quella persona è Locutus. Il capitano deve perciò deve subire un’operazione della dottoressa Beverly Crusher per tornare ad essere un Borg, con un chip di sicurezza impiantato, e farsi teletrasportare nel Cubo. Solo così potrà raggiungere la Regina e fermare la sua nascita.
Potete scommetterci che non ci riuscirà, e il drone promosso a Regina si risveglierà giusto in tempo.

«”Quindi”, disse, con gli angoli delle labbra che si curvavano verso l’alto con cupo divertimento. Il suo tono era giocoso, la sua voce femminile, seducente, il sussurro di migliaia di persone che parlavano all’unisono. “C’è un’espressione umana, vero? La terza è la volta buona”…»

In effetti, contando l’ottavo film e il falso ricordo inventato per l’occasione, questa è la terza volta che Picard e la Regina si incontrano.

Per quel poco che la Regina avrà spazio nella vicenda farà in tempo a dire a Picard che ha avvertito la sua presenza ancora prima di nascere: «Sono venuta al mondo in anticipo, non ancora pronta, solo per te». La Regina torna a sperare che Picard si unisca volontariamente a lei, che gli ha preparato una direttiva speciale, una mansione particolare: «Sarai il mio guardiano, il mio protettore», ma anche di più. Vuole che Locutus governi l’universo insieme a lei.

Intanto però la dottoressa Crusher ha sintetizzato un «composto androgino» capace di annullare il processo di “reginificazione” e trasformare la Regina nel drone iniziale, annullando così il collegamento fra tutti i Borg. (Che però erano già collegati quando non c’era la Regina, se no come facevano a farla?)
Un’altra spedizione di eroi dall’Enterprise risolverà la situazione: mentre Worf apre la via e combatte con i vari droni, compreso Locutus, la dottoressa Crusher – ignorata dai droni perché disarmata (e allora perché non sono andati tutti fingendosi disarmati?) – raggiunge la Regina per iniettarle il composto androgino che l’ucciderebbe all’istante. Non sarà però tutto facile.

«I suoi occhi erano scuri, di argento vivo, malvagi.»

Il romanzo della Dillard dunque mette sul tavolo ottime carte, anche se qualcuna cade a terra. Stando alla ricostruzione della dottoressa Crusher, la perdita di una Regina attiva nei droni l’istinto a secernere pappa reale, che se ingerita da uno di loro lo “promuove” a Regina come negli scacchi, dove se un pedone raggiunte il limite opposto della scacchiera può diventare un pezzo più forte, di solito appunto una Regina.

La romanziera è astuta e tutto questo lo dà solo come ipotesi, non ci fa assistere alla creazione della Regina, non sappiamo come avvenga precisamente la cosa, sappiamo solo che il composto androgino creato dalla Crusher funziona, e appena la Regina muore tutti i droni si fermano: ovviamente non rimarranno fermi a lungo, ma lo faranno almeno fino al prossimo romanzo.


Star Trek: Before Dishonor

«La Federazione credeva di sapere di cosa fossero capaci i Borg. Non sapevano niente.»

Continuano le nuove avventure di Picard a bordo dell’Enterprise dall’equipaggio “mischiato”, e dopo i precedenti impegni è il momento di rilassarsi con una conferenza su Vulcano: un’occasione per ritrovare l’ambasciatore Spock. Nell’ottobre 2007 la Pocket Books presenta Star Trek: The Next Generation – Before Dishonor di Peter David, anche lui nome storico dell’universo Trek a romanzi.

«Noi siamo il Cubo.»

Anno 2380. L’Ammiraglio Janeway si reca personalmente ad ispezionare il Cubo Borg distrutto in Resistance, ignorando che quel Cubo è ben lontano dall’essere distrutto. La razza Borg è in continua evoluzione, assimilando le sempre nuove tecnologie e capacità delle razze acquisite nell’universo, e questo Cubo in particolare sviluppa una nuova capacità: una vita propria. La povera Janeway scopre a sue spese che quello dato per relitto è in realtà una macchina letale pronta a colpire, assimilando lei e il suo equipaggio.

«Noi siamo evoluti. Per la prima volta nella storia della nostra specie, noi, la nave, prendiamo il comando. La mente è morta ma il corpo deve sopravvivere. Noi siamo sopravvissuti.»

Intanto sulla Terra la professoressa Hansen – nome pomposo che Sette di Nove detesta – salta una lezione e il motivo è presto detto: sente di nuovo nella testa le voci dei Borg che la chiamano. Significa che è appena sorto un pericolo nelle vicinanze della Terra e deve partire immediatamente per capire cosa sia. Immaginate la faccia del suo superiore alla scuola della Federazione. Non sarà certo un permesso negato a fermare l’ex Borg: salita a bordo clandestinamente sulla prima navetta, dopo una serie di avventure riesce a raggiungere Picard su Vulcano: è il momento di tornare a combattere i Borg.

Nessuno ovviamente crede a Sette di Nove, ma quando i dati cominciano a parlare chiaro – è avvistato un Cubo Borg nel Quadrante Alpha che… si nutre di navi e cresce dopo ogni acquisizione! – i nostri eroi scoprono qualcosa di ben peggio: l’Ammiraglio Janeway non è stata solo acquisita… è diventata la Regina dei Borg.

Janeway borgizzata nel finale della sesta stagione di”Voyager”

«L’immagine rappresentava la sua peggiore paura: il volto era di Janeway, ma il resto della testa aveva la tipica orribile forma della Regina dei Borg.»

La pressione evolutiva applicata dagli attacchi umani ha spinto i Borg verso un nuovo gradino evolutivo, ed ora non “assimilano”: “assorbono”. Il Cubo diventa sempre più grande a forza di assorbire le navi che tentano di fermarlo fino a diventare un pianeta, più grande della Terra. Non esiste altro modo di fermarlo… se non autoriciclarsi.

Guarda a volte la coincidenza, Peter David è il romanziere che nel 1991 è stato fra i primi a portare i Borg in libreria, con Vendetta, storia in cui Picard incontra una sorta di Achab ossessionata dai Borg che ha concepito l’arma definitiva contro di loro: il “distruttore di mondi” (doomsday machine).

Con lo sforzo congiunto di personaggi da ben tre serie – LaForge (TNG) al reparto tecnico, Sette di Nove (VOY) alla guida e l’ambasciatore Spock (TOS) alla consulenza logica – i nostri eroi guideranno l’arma più potente dell’universo contro il Cubo Borg guidato dalla Regina Janeway.

«La regina Borg poteva ascoltare il Cubo, sentirlo, lei era il Cubo, gioiva della sua forza, ansimava della sua fame.»

Se la precedente autrice, Dillard, è molto brava a descrivere le emozioni dei personaggi e ciò che li spinge ad agire, Peter David bada più all’azione, concependo scene grandiose – con un Cubo grande quanto un pianeta aggredito da un distruttore di mondi! – ma lasciando da parte ogni introspezione: i personaggi si capiscono mediante le loro azioni e la lettura, piacevolissima, assomiglia alla visione di un episodio. Invece la Dillard permette di fare molta più amicizia con i personaggi e capire il perché si comportino in certi modi. Sono due bellezze diverse.

Per esempio David ha per le mani un personaggio complesso come la consigliera vulcaniana T’Lana, che non ne fa passare una a Picard e alla sua illogicità da umano, e ci fa solo intuire ciò che la spinge all’impensabile: agevolare un ammutinamento a bordo dell’Enterprise, visto che il suo capitano non fa che trasgredire gli ordini della Federazione e lanciarsi in missioni suicide. Un’idea deliziosa che purtroppo viene sbrigata un po’ troppo velocemente. Giusto il tempo per Worf di compiere il gesto più violento contro T’Lana: la lascia andare illesa. Per una vulcaniana, vivere secoli sapendo che un bruto Klingon si è comportato in modo superiore con lei è una punizione spietata!

Questa nuova sconfitta dei Borg non è “gratuita”, questi continui attacchi finiscono per colpire duramente l’universo Trek. Sette di Nove deve compiere il gesto più doloroso della sua vita, e a bordo della doomsday machine deve distruggere il Cubo… con la Regina Janeway al suo interno. Il processo di fusione era troppo avanzato perché la donna potesse tornare umana: non c’è mica Brannon Braga a scrivere a casaccio, qui, e a regalare lieti fine a pioggia.

In quell’ottobre 2007 il primo capitano donna di Star Trek, l’unico a non aver avuto l’onore di un saluto finale in TV o al cinema, esce di scena col botto: guidando da Regina la nuova evoluzione dei Borg. Il personaggio avrà tempo di sbucare qua e là, soprattutto nei racconti legati all’Universo Specchio, ma questa è la fine dei viaggi stellari del capitano Janeway, che visse da umana e morì da Regina, facendo in tempo a battezzare una nuova generazione (next generation) di droni, che ora andranno per l’universo… «spavaldamente là dove nessun Borg è mai stato prima». Con questa frase Peter David chiude in modo incredibile il suo romanzo.

«To boldly go where no Borg had gone before.»

Non ho intenzione di spendere dieci euro per scoprire se in The Autobiography of Kathryn Janeway (2020) Una McCormack rispetti questo finale o se ne inventi uno nuovo, magari per venire incontro ai fan delusi: secondo me non esiste modo migliore per un personaggio di uscire di scena… se non da Regina.

(continua)

L.


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15 risposte a Borg Queen (6) La nuova generazione

  1. Cassidy ha detto:

    Si vede che Peter David si è fatto le ossa con i fumetti, approccio più d’azione il suo ma gran finale, alla faccia di Braga. Bellissimo post, un bel viaggio tra due romanzi che hanno usato Borg e regine meglio di molti episodi delle varie serie. Cheers

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  2. Vasquez ha detto:

    La Regina Borg è a capo di un nemico potenzialmente invincibile, quindi gli autori devono per forza di cose inventarsi dei modi per sconfiggerla senza davvero sconfiggerla, e un colpone di scena come la morte di Janeway aiuta a tenere viva la soggezione che si provava davanti ai Borg ai tempi di Locutus, oltre a creare aspettativa: la prossima Regina? Chi sarà? Potrà mai incutere più timore? La Federazione riuscirà mai ad aver ragione della Collettività? Dei film tratti da queste storie li vedrei anche con effetti speciali non all’altezza, ma ci vorrebbero dei Signori Sceneggiatori.
    Per il resto… la Regina è morta, viva la Regina!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La successiva apparizione Borg richiede ben tre romanzi di fila per essere gestita, quindi immagino sia corposa. Purtroppo per impegni “alieni” non ho avuto modo di leggerli, mi terrò lo spazio per futuri aggiornamenti. Comunque temo che dopo la Regina Janeway il personaggio non abbia più avuto occasione di volare così alto.
      A proposito, hai notato come da “Voyager” in poi tutti a dire che i Borg non usano nomi ma solo designazioni… e allora perché a Picard l’hanno ribattezzato Locutus? 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Cavoli, no che non l’avevo notato! Questa sì che è una considerazione da vero trekkie 😀
        Adesso non riuscirò a pensare ad altro! Perché Locutus ha un nome, quando nemmeno la Regina ce l’ha?!? Potevano “nominare” almeno lei, un nome diverso per ogni incarnazione, così da poterle distinguere. Invece immagino che nemmeno Regina-Janeway si sia meritata questo onore… Sarà perché Locutus avrebbe dovuto diventare Principe Consorte com’era Filippo d’Inghilterra? 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nel 1989 probabilmente c’era un altro gusto televisivo, c’era bisogno di un nome da cattivo.
        La Regina potevano chiamarla… Elizaborg! 😀

        Anche la storia del “consorte” non è mai stata approfondita: perché mai la Regina avrebbe bisogno di qualcosa di così umano come un “consorte”? Anche nei romanzi la questione è sapientemente lasciata in sospeso, per non infognarsi troppo.

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      • Giuseppe ha detto:

        A quanto pare solo perché così è piaciuto al compianto Michael Piller 😉
        https://memory-alpha.fandom.com/wiki/Locutus_of_Borg
        J.M. Dillard e Peter David, due garanzie… con due romanzi che sono ulteriori riprove di quanto il grande e piccolo schermo dovrebbero decidersi a dare ascolto a chi ne sa davvero (cosa non sarebbe stato il finale di Voyager se solo se ne fossero occupati loro) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Innegabilmente Locutus è un nome fichissimo, e ci sta tutto che Picard lo citi in continuazione – se io fossi stato Locutus andrei in giro con una maglietta con la mia foto da Borg 😀 – però poi si sono messi a specificare che i Borg non danno nomi, probabilmente perché altrimenti Sette di Nove sarebbe stato un nome assurdo, sebbene fico anch’esso. Come sempre, gli sceneggiatori non sentono il minimo legame con le basi di un universo in cui infilano le loro zampacce, mentre i romanzieri devono camminare sui vetri, e comunque prendono sberle da tutti i fan delusi se non rispettano.
        (Nella introduzione a una sua celebre trilogia la Crispin ha raccontato che si è ammazzata per trovare informazioni sicure pure sulle mutande di Han Solo, perché sapeva che orde di fan erano lì pronte a massacrarla!)

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh. in effetti, ma chi non si è mai chiesto quali mutande portasse Han Solo nella trilogia originale? 😛

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  3. Sam Simon ha detto:

    Non ho letto il libro, ma la fine di Janeway mi sembra mille volte superiore a quella vista nel finale di Star Trek: Voyager, questo è sicuro!

    Interessante anche il primo romanzo, devo dire!

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  4. Il Moro ha detto:

    A me tutte queste regine stanno un po’ sulle balle, continuo a preferire i borg quando erano un collettivo… ma quanto racconti mi sembra comunque interessante, nonostante alcuni “buchi di sceneggiatura”, se così vogliamo chiamarli. Presumo che in italiano i libri non si trovino, ovviamente…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che Star Trek sia un marchio totalmente abbandonato in Italia da molti anni, anche perché già è difficile trovare qualcuno che ammetta di vedere i film, figurarsi che conosca l’esistenza di un universo espanso. I nuovi fumetti in edicola solo il mio lettore Giuseppe è riuscito a beccarli, e al massimo in libreria arrivano i libri-novelization, come se esistesse ancora qualcuno che li compra.
      Non so come fa la Multiplayer.it a pubblicare i romanzi di Star Wars, ma di sicuro nessuno si azzarda a pubblicare Star Trek, che è quasi un offesa pronunciare il suo nome.
      E pensare che a cavallo del Duemila gli scaffali delle librerie si piegavano sotto il peso dei mitici Tascabili Fanucci con i loro universi narrativi espansi…

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  5. Pingback: Cosmic Sin (2021) Aliens vs Bruno | Il Zinefilo

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