Mamme su Marte: due viaggi, stesso vuoto cosmico

La prima regola dei viaggi su Marte… è che non si parla dei viaggi su Marte.

La visione di due prodotti identici, sia nel soggetto sia nella loro vuotezza cosmica, mi porta a rispolverare una vecchia rubrica. Durante la visione di entrambi i titoli in questione si esclama più e più volte… li mejo ammartaggi vostra!

Per puro caso questo mese ho scoperto su Netflix la serie TV statunitense “Away” (2020), che per fortuna si è interrotta dopo solo una stagione, e poi a sorpresa martedì 26 aprile RaiMovie trasmette in prima visione il film francese Proxima (2019), che trovate ancora su RaiPlay, anche se non so fino a quando.
Lo stesso mese scopro in contemporanea due prodotti identici – probabilmente la serie americana è molto debitrice del film francese – e quindi è un chiaro segno che Zio (il dio della Z) vuole che torni ad occuparmi dei mejo ammartaggi in circolazione.

Io ero rimasto a questa Marte qui, piena di robottini (foto: NASA)

Sono lontani i tempi in cui mi appassionavo all’astronomia, ma ero rimasto a Marte come a un pianeta dalle condizioni atmosferiche talmente estreme che ogni sogno di colonizzazione era appunto solo un sogno. Poi dev’essere cambiato qualcosa, magari è arrivato pure lì il cambiamento climatico, e a un certo punto Marte è diventato come le Hawaii: è impegnativo e costoso arrivarci ma poi si sta una crema.
Quindi non era vero quando mi dicevano che sul pianeta c’è tipo un milione di gradi di temperatura? Va be’, ti metti un fresco-lino e stai a posto, magari però un golfino per la sera che si alza il venticello. Siamo vicini al momento in cui Marte sarà squalificata come meta turistica, troppo banale, ormai ci vanno tutti, e quindi si arriverà alla previsione che Carlo Verdone, viaggiatore deluso di ritorno dal pianeta rosso, aveva fatto negli anni Settanta: «’Na bojata!»

Un film di cento minuti e una serie TV di dieci ore sicuramente ci spiegheranno cosa sia cambiato nella percezione di Marte e come mai oggi tutti diano per scontato che tempo due o tre giorni ci andremo tutti a vivere. E invece no: nel film e nella serie non viene spesa una sola fottuta parola sul pianeta rosso. Se protagonisti delle vicende fossero dei viaggi su Saturno o Urano non cambierebbe una virgola, perché di Marte, dello spazio, dell’astronomia o di qualsiasi altro argomento non frega una mazza ai sedicenti autori dei due prodotti: sono storie di psico-mamme maniache del controllo che vogliono passare ogni maledetto istante della loro vita a opprimere le loro figliolette, e quindi… vanno a rischiare la vita a milioni di chilometri nello spazio.
Sicuramente sono io, maschio fallocratico e ottuso, che non capisco la relazione fra le due cose.

Nel film francese, scritto e diretto da Alice Winocour, abbiamo mamma Sarah (Eva Green) mentre nella serie TV americana di Andrew Hinderaker abbiamo mamma Emma (Hilary Swank): indovinate come fa di cognome la mamma americana? Green. Che sia un sottile richiamo alla Eva Green del film originale?
Entrambe le mamme hanno figlie piccole che hanno soffocato di attenzioni, per poi un giorno dire loro “Ciao, vado nello spazio, forse torno”. Nel film francese si accenna alla figura di una psicoterapeuta che fa notare i problemi che la cosa comporta, ma dura un secondo, perché entrambi i prodotti hanno un’unica morale: le mamme possono fare tutto, malgrado quegli zozzi maschi oscurantisti vivano esclusivamente per impedire loro di farlo.

La mamma americana pronta per lo spazio

Durante le dieci ore di serie televisiva non facevo che chiedermi: quando arriva la trama spaziale? Abbiamo cinque astronauti etnicamente rappresentativi rinchiusi in due metri quadrati, ora si parlerà di spazio, magari addirittura di Marte, visto che i cinque sono diretti lì. E invece no, non si parla mai di tutto questo, è più importante spiegarci che mamma Emma è preoccupata per i brutti voti a scuola della figlia, che invece di prendere tutti 10 è stata marchiata con un 6, che mentre stai rischiando la vita nel vuoto cosmico per raggiungere un pianeta inospitale dove quasi sicuramente morirai appena raggiunto è proprio l’unico tuo pensiero per la testa.

La mamma francese è più tecnologica

Mamma Sarah manco parte per Marte, il film si svolge durante i preparativi quindi riesce addirittura ad essere ancora più inutile e inconsistente del suo emulo americano. Sarah impazzisce al pensiero che sua figlia possa respirare senza lei accanto, quindi sembra un po’ strano che scelga di abbandonare il pianeta. Ancora più strano che la sua scelta venga presentata come se non stessimo parlando di astronautica.
La narrazione di Proxima è quella tipica di ogni prodotto femminista alla moda: tutti quegli zozzi maschi ce l’hanno con la protagonista, le urlano contro e la trattano male perché lei è donna e si sa che tutti gli uomini trattano male le donne; tutti vogliono impedirle di fare l’astronauta perché si sa che tutti gli uomini odiano le astronaute; è divorziata e quindi c’è pure l’ex marito a metterle i bastoni fra le ruote, ma tranquilli: baluardo di giovane petto alle barbarie nemiche, mamma Sarah sconfiggerà tutti i maschiacci maledetti per difendere il diritto di ogni donna di andare a morire su Marte.

Matt Dillon nel ruolo di maschio patriarcale e oscurantista, per di più americano

Purtroppo dispiace notare come la grana grossa con cui vengono trattati argomenti che meriterebbero narrazioni più incisive rovina ogni seria analisi, ma soprattutto va specificato che Sarah non fa l’impiegata o l’amministratrice d’azienda: ha scelto lei di impegnarsi in uno dei lavori più difficili del mondo, dove la maggior parte dell’umanità è scartata per inadeguatezza. Invece di esaltare il fatto che molte donne riescono dove la maggior parte degli uomini è scartata, si è scelto di ribaltare tutto facendolo sembrare un “club maschile” dove i membri (capito? “membri”!) non vogliono far entrare le “femmine” per pura cattiveria.
Nel finale si cerca di mostrare che persino dei maschi, cioè l’essere più abietto in natura, potrebbero a volte non essere così schifosi come si pensa. Ma è giusto un guizzo di sceneggiatura subito soppresso. I maschi so’ tutti zozzi, punto e basta.

Mark Ivanir è uno dei pochi motivi per vedere la serie

Intanto mamma Emma nello spazio si preoccupa per la disabilità del marito, che ha portato la figlia a sostituirsi alla madre nel badare a lui, e questo ha portato a problemi nella sua socialità, anche se c’è un ragazzo che le ronza intorno e la madre vorrebbe tanto consigliarla, che ogni bambina sogna il momento in cui la madre le spiega come rimorchiare ragazzi.
In tutto questo ogni tanto una domanda esplode potente: che cazzo c’entra Marte? Perché inventarsi un viaggio spaziale quando NIENTE nella trama vi fa riferimento?

“Away” è “Una mamma per amica” nello spazio, potevano benissimo far impiegare mamma Emma dal tabaccaio del quartiere invece che su un’astronave e non sarebbe cambiata una virgola di trama. Anche perché è chiaro che lo spazio non frega a nessuno: ciò che importa sono le questioni scottanti da social.

Allora, c’è un russo, un indiano e un nero che vanno su Marte…

L’intera seconda puntata di “Away” è passata a raccontarci la relazione omosessuale di una dell’equipaggio, che essendo cinese ci viene spiegato quanto sono infami i cinesi che disprezzano gli omosessuali, che invece in America hanno sempre avuto vita facile. Poi c’è il tema della disabilità, poi della sessualità, e sono riusciti addirittura ad infilarci il più grande tema della cultura americana: la molestia sessuale.
Il pilota Ram Arya (Ray Panthaki) dice “Ciao” alla capitana Emma, e questa ne rimane profondamente turbata, non rivolgendogli più la parola. Dopo un po’ il pilota chiede alla capitana cosa sia successo, e la donna gli rivela che lei non nutre gli stessi sentimenti nei suoi riguardi. Ma quali sentimenti? Ha detto “Ciao”. Eh, però l’ha detto con una faccia… Sì, la faccia di uno che dice “ciao”. Quindi ora dire “ciao” a una collega è molestia sessuale sul posto di lavoro?

Prendere nota: mai dire “ciao” alle colleghe

Per fortuna il film francese evita in toto tutte le stupide moralità sociali della serie americana, almeno questo chiodo sulla croce ci viene risparmiato, ma lo stesso è un film vuoto che non parla di nulla: mostra una mamma che non spiega in alcun modo da dove arrivi la sua passione per rischiare la vita nello spazio, ci dice solo che soffre mostruosamente nello stare lontano dalla figlia, e secondariamente soffre perché è circondata da maschi zozzi e oscurantisti.
Ah, ovviamente i maschi non hanno alcun problema a diventare astronauti, non hanno alcuna incertezza, tutto riesce loro in modo perfetto perché è scientificamente provato che il pene rilascia superpoteri. Di nuovo, verso la fine, l’autrice cerca di smussare qualche angolo dimostrando qualcosa di incredibile, che forse i maschi potrebbero essere anche loro esseri umani: lo so, sembra impossibile, ma si vocifera che pure loro a volte potrebbero non essere perfetti come pensano le donne nei film. Però è giusto un attimo, poi diventano tutti perfetti e si divertono a trattare male le donne.

Figlia mia, ricorda: segui i tuoi sogni, anche se ti spingono a morire nello spazio

Immaginate un uomo che si presenti a un corso avanzato da astronauta con un bambino piccolo al seguito, che mentre spiegano procedure di sicurezza da cui dipenderà la vita di tutti si distrae perché suo figlio ha perso un giocattolo: se gli altri suoi compagni, la cui vita dipenderà anche da lui, lo rimproverano di essere distratto sarebbe un comportamento comprensibile: siccome invece di un uomo c’è una donna, ecco che lamentarsi della sua distrazione è ritratto come maschilismo oscurantista e paternalista: chi è dunque che fa del razzismo sessuale?
E, di nuovo, perché ficcare una cosa fantascientifica e fuori del comune come un viaggio su Marte per parlare di tutt’altri argomenti?

Povera Marte, spodestata dal suo podio di “inarrivabile”, trasformata in meta turistica banalotta, tanto che nessuno ci va sul serio: finora si parla solo del viaggio, come faceva Gianluca Grignani. Lui il primo treno per Marte lo faceva partire, mica arrivare.

L.

– Li mejo ammartaggi:

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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16 risposte a Mamme su Marte: due viaggi, stesso vuoto cosmico

  1. Evit ha detto:

    Più sono vuoti e inutili e più Lucius si carica e ci fa divertire. 😄

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  2. Il Moro ha detto:

    Un articolo che fa digrignare i denti per il nervoso causato da due filmacci del genere, per fortuna mi basterà non guardarli. Speriamo che non li guardi proprio nessuno così che qualcuno inizi a chiedersi se continuare a trattare questi argomenti in modo così becero paghi davvero.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non sembrano esistere altri argomenti, ogni genere che svuotato dall’interno e riempito di argomenti che piacciono agli odiatori dei social: gli sceneggiatori non hanno più bisogno di scrivere, basta accendere twitter, vedere quale stupida polemica sia in cima alle classifiche e infilarla in una serie TV o in un film, il resto si scrive da solo. Che tristezza…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Errore, ahimè, già compiuto, avendo visto quella vuota nullità vacua di Proxima, la prossima volta spero che Zio o il mio prode etrusco giungano su Z alate e colorate di bianco a salvarmi! Ahahah! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Ma non si può dire “Ciao” in quel modo, e che cazzo! Ma… ma… (sono rimasto senza parole dall’indignazione) 😀
    Comunque, lascia perdere queste vuotezze e, se non l’hai già fatto, prova a guardarti la serie francese “Missions”: non tutto fila sempre via liscio come l’olio, forse, ma almeno lì di Marte si parla eccome (e non è poi un posticino così tranquillo) 😉

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  5. Lorenzo ha detto:

    La serie iniziai a vederla quando uscì, ma smisi dopo un paio di episodi per le ragioni che hai elencato tu. Non so come tu abbia potuto proseguire la visione nonostante non ti piacesse, il tempo è prezioso 😛

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  6. Kukuviza ha detto:

    Ma alla fine siamo al livello dei filmacci catastofici dove tutti sono chiusi in una stanza a parlare dei cazzi loro?
    anzi, forse qua è peggio perché devono aver fatto un frullato del peggio politically correct possibile!
    il tuo post troppo esilarante!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In pratica hanno girato prodotti fantascientifici sui viaggi su Marte… con due spicci! 😀
      Sì, basta mettere dei tizi in una stanza e hai fatto il viaggio: non vediamo mai un esterno, né la forma dell’astronave, quindi massimo risparmio su tutta la linea 😛

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