[Death Wish] Dominator: Exterminator 2 (1984)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Prima del prossimo “punitore”, è necessaria una parentesi. Anzi, facciamo due.


Parentesi 1:
Il Punitore pazzo

Fra maggio e giugno del 1983 si consuma a fumetti lo scontro fra il dottor Octopus e l’Uomo Ragno, sulla testata “Spectacular Spider-Man” (nn. 78-79, in Italia: “L’Uomo Ragno” StarComics n. 28, luglio 1989).
L’avventura si chiude con un’ultima vignetta ambientata nel carcere di Dannemora, dove Boomerang viene minacciato di morte se non farà uscire un suo vicino di cella: il Punitore. Frank Miller l’aveva fatto evadere, l’anno prima, ma poi per colpa di Kingpin è ritornato in cella.

Con un trucco di prestidigitazione che Silvano il Mago di Milano ancora piange, il nostro Punitore evade nell’agosto 1983 per andare a spalleggiare l’Arrampicamuri contro la minaccia di Cloak e Dagger (tanto da meritarsi pure la copertina italiana de “L’Uomo Ragno” n. 31, agosto 1989), ma lo sappiamo il vero motivo dell’evasione: ci sono troppi pseudo-punitori al cinema, è ora che il titolare confermi il proprio dominio a fumetti.
Come fare a conquistare il proprio posto da punitore a fumetti per sempre? Semplice: è il momento del Mito delle Origini. Quel momento narrativo in cui gli autori di un eroe già famoso si inventano di sana pianta la sua “nascita”.

Quando il Punitore impazzì di punizione

Su “Spectacular Spider-Man” n. 82 (settembre 1983), il Punitore viene ritratto come un pazzo, perché la sua sete di punire il crimine l’ha portato all’esagerazione: spara alla gente che non si ferma davanti al semaforo rosso! E questo nel momento esatto in cui al cinema il vigilante Fred Williamson spara a una prostituta per errore. È il momento che questi punitori vengano ritratti per quello che sono, assassini fuori di testa.
Ma nel momento in cui tutto crolla, in cui cioè il personaggio viene arrestato e giudicato pazzo, tutto nasce. Su “Spectacular Spider-Man” n. 83 (agosto 1983), a quasi dieci anni dalla nascita del pittoresco personaggio, Bill Mantlo si inventa il passato del Punitore.

Soldato decorato in Vietnam, torna in licenza per stare con la sua famiglia – moglie bionda e due figli – fanno un pic-nic in un «luogo di un’esecuzione», i criminali sparano alla famigliola e il Punitore è l’unico a rimanere invita. Pazzo di dolore e di rabbia, vota la sua vita a far fuori criminali.

La storia è copiata identica dalla narrativa d’azione anni Settanta nata dopo il romanzo Guerra alla mafia (1969) di Don Pendleton, non c’è niente di originale, ma il fatto che solo nel 1983 finalmente scopriamo il passato del Punitore indica che in quel momento la mania dei “punitori” aveva raggiunto livelli altissimi: guarda caso durante il processo in tribunale il personaggio si comporta esattamente come il protagonista di Vigilante (1982), cioè aggredisce le istituzioni perché condannano lui invece dei criminali veri.

Il Punitore non ha ancora un nome, e come un criminale pazzo viene scortato in cella. Ma non è una caduta: è una rincorsa.
Basta comparsate a fare da spalla all’Uomo Ragno o ad azzuffarsi con Daredevil: dopo una lunga pausa di quasi tre anni, nel gennaio 1986 nasce la testata Marvel “The Punisher”. Il fenomeno è così potente che merita un fumetto a lui interamente dedicato. Tecnicamente quella testata è ancora attiva, ma è chiaro trattarsi solo di una pallida ombra dei giorni gloriosi della punizione.


Parentesi 2:
La vendicatrice Linda

Nel giugno del 1984 esce nei cinema americani Savage Streets di Danny Steinmann, una minuscola produzione distribuita da minuscole case e di cui non ho trovato traccia in Italia.
In occasione de Il giustiziere della notte 2 (1982) notavo come la Cannon avesse sdoganato l’idea di criminali buffoneschi, vestiti da pagliacci e impegnati in mille espressioni esagerate: ormai è chiaro che quello è il registro stilistico dell’epoca.

Nel film Brenda (Linda Blair ormai votata alla serie Z) e le sue compagne di scuola subiscono le attenzioni moleste di un gruppo di teppistelli pittoreschi, finché le minacce non diventano atti di violenza criminale.
Dopo un intero film passato a subire e a mille altri allunga-brodo, finalmente si arriva nella parte finale che è poi l’unica trama del film: Linda diventa Punitrice di nero vestita.

Per vendicare l’amica stuprata e uccisa, Linda si veste da supereroina a fumetti, con tanto di tutina e faretra, prepara trappole ai danni dei criminali fino a vendicarsi di tutti.
Sono scene imbarazzanti con un’eroina implausibile e ben poco convincente, che riesce bene nelle pose fotografiche per le locandine ma che poi nel film fa davvero poco e niente.

Però è chiaro che il tema delle bande criminali che possono essere fermate solo con la violenza privata è a livelli altissimi, e soprattutto – ce lo insegna anche Classe 1984 (1982) di Mark L. Lester – i criminali vestono da pagliacci e fanno le boccacce. Ma questa ormai è proprietà intellettuale targata Cannon.


Exterminator 2

Come può un pessimo filmaccio amatoriale come The Exterminator (1980) far nascere la folle idea di un seguito? Eppure è andata così: a sorpresa però Exterminator 2 è un’anticchia migliore del precedente. Anche perché già uno schermo rotto è meglio di quel film.


Nascita

Sono tornato a consultare l’intervista al produttore Mark Buntzman sul numero 23 (2011) della rivista “Screem” e sono rimasto di stucco. Questi racconta che dopo l’enorme successo di The Exterminator lui e il regista James Glickenhaus hanno preso strade separate, quest’ultimo ha fatto qualcosa per conto suo finché a quanto pare non ha completamente cambiato mestiere. «Oggi lavora a Wall Street come consulente finanziario».
Cioè, fatemi capire: uno dei peggiori registi in circolazione negli anni Ottanta, il cui unico pregio erano scene di violenza gratuita… dà consigli su come investire i propri risparmi? Lavora pure a Wall Street, quindi è facile che la crisi del 2008 sia nata da lui!!! Scherzo, ovviamente, sin dal suo esordio era chiaro che la carriera da regista non faceva proprio per Glickenhaus.

Buntzman – scomparso nel 2018 – dopo quel successo del 1980 non si sa bene cosa abbia fatto, ma di sicuro gli erano rimasti in tasca i diritti di The Exterminator. Durante una cena con alcuni distributori stranieri, racconta lui stesso al giornalista Paul Talbot, il responsabile per il mercato britannico gli rivela che quel filmaccio è ancora ampiamente al primo posto fra le videocassette più vendute in Gran Bretagna, per quanto sia davvero incredibile. Non sappiamo precisamente quando sia avvenuta questa cena, ma in quel momento a Buntzman viene detto che il suo film nelle videoteche vende più di Star Wars, al che il distributore britannico piazza l’offerta: «Ti do un milione di dollari per i diritti internazionali di Exterminator 2».
Buntzman afferma che né lui né Glickenhaus avevano mai avuto l’intenzione di girare un seguito, ma certo l’offerta è di quelle che non si possono rifiutare, così il produttore chiede che “taglio” preferisca quel distributore: vuole un film da 500 mila dollari? Da un milione, da quattro milioni? Quale vuole che sia insomma la qualità? Il distributore risponde nel modo più onesto possibile:

«Voglio un film con un inizio, un centro e una fine, e che si intitoli Exterminator 2. Il resto lo lascio a te.»

Quando si hanno le idee chiare, si ottiene sempre ciò che si vuole.

Se chiedete un’esplosione di cialtroneria, l’avrete!

Buntzman è fomentato e comincia a buttar giù idee, per esempio il protagonista potrebbe girare in elicottero, ma l’idea è costosa così decide di raccogliere fondi alla vecchia maniera: campagne pubblicitarie farlocche.
Si prepara per partecipare all’American Film Market del novembre 1982, e il giorno di inizio della fiera mercantile del cinema appare un cartellone pubblicitario nella via dove si svolge l’evento: un cartellone con il giustiziere del primo film, una donna al suo fianco, a bordo di un elicottero e con la scritta roboante E2: Exterminator 2. Poi su uno spiazzale lì vicino ad un certo momento atterra un elicottero militare, che Buntzman non rivela come abbia fatto a noleggiare. Tutto ha funzionato, comunque, e se tanti storcevano la bocca perché era chiaro si trattasse di un filmaccio, tanti altri proprio perché era un filmaccio volevano partecipare, che all’estero si sarebbe venduto come il pane.

L’operazione di raccolta fondi purtroppo conosce un pausa di un anno, perché d’un tratto escono fuori due tizi che affermano di avere i diritti di Exterminator e Buntzman non può sbugiardarli, visto che a quanto pare non ha dei documenti che provino il suo, di possesso. Non è chiaro dunque come faccia il produttore ad affermare di essere il possessore di diritti per cui non ha documenti, ma racconta che gli servirà un anno per dimostrare di essere il solo a poter produrre il seguito, e ci riesce proprio due giorni prima di avere un colloquio con la Cannon Films.
Alla celebre casa in realtà Buntzman propone un altro film a cui stava lavorando – Cow Girls, storia di una cantante country a cui uccidono il marito e lei si vendica – ma a un certo punto Menahem Golan in persona gli chiede quale sia il suo film di maggior successo, e ovviamente la risposta è The Exterminator, visto che Buntzman non è che abbia chissà quanti titoli all’attivo. Non sappiamo la data neanche di questo incontro, ma è chiaro che la Cannon ha già per le mani un altro giustiziere, il secondo di Bronson, e così Golan vuole anche il secondo sterminatore.

Buntzman non si aspettava di vedersi offrire non solo soldi dalla Cannon, ma anche compartecipazione agli utili e una distribuzione capillare garantita dalla MGM, con cui la Cannon era in affari in quel momento. E in cambio di un sacco di soldi Golan gli chiede… massima libertà creativa sul film. Sarà pure un «patto col diavolo», ma è un’offerta che è davvero impossibile rifiutare.
Stretto l’accordo, Buntzman all’inizio del 1984 inizia la pre-produzione.

«La Cannon mi diede novanta giorni per scrivere una sceneggiatura, e doveva essere un’idea completamente nuova, perché nel frattempo era uscito Tuono blu (1983) con Roy Scheider ed era stato molto meglio di quanto io avrei mai potuto creare. Così cambiai completamente direzione e scrissi un film commerciale intorno a un camion della spazzatura. Volevo che avesse un linguaggio di musica e danza nel proprio DNA, ma il risultato fu meno che spettacolare perché lo studio non ha creduto nell’idea.»

Stando al produttore, nel momento esatto della firma del contratto la Cannon ha perso ogni interesse nel film, limitandosi a chiedere il prodotto più economico possibile da far distribuire velocemente alla MGM. Altro che libertà creativa, Buntzman che aveva contratti milionari con distributori internazionali ha dovuto tagliare ogni ponte per ritrovarsi poi a girare al volo la prima baggianata che veniva fuori, coi tempi e le risorse ristrettissime della Cannon. A sua detta, sin dal primo giorno i rapporti con la casa non sono stati amichevoli.

«Il mio contratto prevedeva un minimo di otto settimane di pre-produzione, ma per le prime sei sono rimasto nella mia camera d’albergo ad aspettare che la Cannon desse il via: c’erano alcune modifiche di cui aspettavano l’autorizzazione e prima di ottenerla non sarebbero partiti. Così siamo finiti ad organizzare in una settimana e mezza un film da girare in otto-dieci settimane: un caos totale che ha compromesso tutto.»


Lavorazione

Malgrado risulti lo stesso Buntzman come regista, in realtà la maggior parte del film è diretta da William Sachs, quello che doveva dirigere Cow Girls ma ormai il progetto era bello che defunto. Intervistato dallo stesso giornalista, racconta che il primo giorno di riprese a Los Angeles si è svegliato con la febbre a 40 gradi ma la produzione era così disastrata che era impossibile anche solo un minuto di ritardo, perciò si è fatto portare con la sedia a rotelle sul set, impossibilitato persino a stare in piedi.

«Abbiamo dovuto far portare un camion della spazzatura da New York perché lì sono fatti di acciaio, mentre a Los Angeles sono di fibra di vetro. Questo camion ha dovuto attraversare il Paese e ho dovuto sporcare le vie di Los Angeles per farle sembrare un’ambientazione newyorkese.»

Sachs racconta di un Buntzman perennemente intento a dare ordini a destra e a manca, rendendo parecchio difficile la lavorazione e infastidendo tutti gli attori. Più volte ha dovuto incaricare l’aiuto-regista di fare “da guardia”: non appena il produttore si fosse presentato sul set, l’avrebbe dovuto cacciar via.
Ad un certo punto Buntzman viene licenziato – non è chiaro perché – e Sachs si ritrova nell’imbarazzo di dover dirigere suo padre, l’attore David Buntzman, nel piccolo ruolo di mafioso. «Non credo gli interessasse – ricorda il regista – voleva semplicemente apparire nel film».

Nel 1984 i nunchaku spaccavano!

Visto che alla fine dei giochi Exterminator 2 è stato diretto per lo più da Sachs, d’accordo con la Cannon il regista chiede quanto meno di ricevere il credito di “co-regista”, invece Buntzman si impunta e va a piangere dalla WGA, il famigerato sindacato degli autori di cinema che ha distrutto più di una carriera. Infatti il sindacato dà ragione a Buntzman, distruggendogli la carriera. (È la maledizione di Dan O’Bannon: quando la WGA ti dà ragione, hai finito di lavorare nel cinema.)
Visto che alla Cannon dei sindacati frega ben poco, Golan non sembra interessato a dare a Buntzman il credito di unico regista, così si becca una bella causa: se Golan e Globus non ascoltano i sindacati, ascoltano invece i giudici e quindi il povero Sachs è fuori. L’unica sua soddisfazione è avere ottenuto una scritta finale – negli stessi anni in cui la ottiene (ingiustamente) anche Harlan Ellison per Terminator – una scritta che rivela come abbia diretto molte scene, scatenando le ire di Buntzman, ma ormai il film è uscito e ciccia.


Distribuzione

Ricordate quando Menahem Golan ha assicurato a Buntzman la distribuzione della MGM? Ecco, dimenticatela. Quando The Exterminator 2 è pronto per uscire in sala l’accordo con la grande casa è saltato e quindi Golan alza il dito al cielo e grida: «Lo distribuisco io il film!» In fondo l’ha appena fatto per Bolero (1984), con la differenza che quel film si distribuisce da solo grazie a Bo Derek in locandina.

Stando alla citata rivista “Screem”, The Exterminator 2 esce in 535 sale americane il 14 settembre 1984, incassa circa un milione di dollari nel primo finesettimana di programmazione ed entro un mese è fuori, con 3,7 milioni incassati in totale. Ben al di sotto di qualsiasi aspettativa. Per fortuna le vendite all’estero sono state migliori, ci assicura il giornalista.

da “La Stampa” del 2 maggio 1985

Il 22 febbraio 1985 il film finisce sul tavolo della censura italiana, che gli spiattella subito un bel divieto ai minori di 18 anni. Evidentemente il responso non piace e qualcuno preme per abbassare l’età del divieto, magari il «signor Cerri» citato nel verbale della riunione (grazie a ItaliaTaglia.it), sta di fatto che l’8 novembre la commissione si riunisce di nuovo e il divieto scende ai 14 anni – malgrado Bussoleti, Venturini, Limiti ed Ercolani dissentano – previo alcuni tagli per un totale di circa 124 metri di pellicola, in due scene precise.
La prima è quando i teppisti atterrano l’elicottero della polizia e si compiacciono che il pilota muoia tra le fiamme, la seconda è quando giustiziano il traditore prima fulminandolo sui binari e poi lasciando che il treno della metro ci passi sopra.

Dopo tutta questa fatica per il visto italiano del 15 novembre 1985, arriva l’esplosione delle videocassette economiche e – come abbiamo visto più volte – il relativo crollo di ogni divieto: il 10 gennaio 1994 questo film diventa adatto a tutti. E i 124 metri di pellicola? Rimangono tagliati o vengono riattaccati? Temo sia vera la prima ipotesi.

Il 21 giugno 1985 il quotidiano “l’Unità” si lamenta: «Basta coi giustizieri!». Mica male per il lancio italiano di Dominator, come il film viene misteriosamente ribattezzato nel nostro Paese.

Esce in VHS Cannon e nella relativa ristampa Multivision ma in pratica è un film ben poco distribuito in Italia.


M-Team:
la Squadra Monnezza

Va detto subito: malgrado le interviste citate a produttore e regista, le quali testimoniano un profondo disinteresse della Cannon nei confronti di questa produzione, il film in sé dice l’esatto contrario. The Exterminator 2 è in tutto e per tutto profondamente Cannon.
Quindi le ipotesi sono due: Buntzman e Sachs hanno mentito nell’intervista del 2011 o entrambi sono stati osservatori così attenti e così ispirati da cogliere le mode del momento e anticipare quelle della Cannon degli anni successivi.

Questa scena la ritroveremo para para l’anno successivo in un altro film Cannon

Il 4 maggio 1984 (quattro mesi prima) era uscito nelle sale americane Breakdance, produzione Golan-Globus distribuita da MGM: per caso Buntzman e Sachs hanno voluto ricopiarne alcuni stili per far piacere alla Cannon? O più semplicemente la Cannon ha imposto il proprio gusto al loro lavoro?
Quando il protagonista di The Exterminator 2 porta la sua ragazza a spasso nel parco e lei, ballerina di stampo classico, si mette a ballare la breakdance con dei ragazzi neri, non può essere un caso. Posso anche credere – come dichiarato dal produttore – che il personaggio femminile nasca sulle orme di Flashdance (1983) della Paramount, infatti entra in scena con uno spettacolino in quello stile, ma poi il resto sa troppo di Cannon per essere un caso.
(È quello che si dice quando stappi un film, cominci a degustarlo e qualcuno ti chiede «Com’è?». La risposta è: «Sa di Cannon».)

È la breakdance, baby, e tu non puoi farci niente

Siamo sempre a New York, patria dei Punitori, John Eastland è tornato e ha sempre la faccia totalmente inespressiva di Robert Ginty: in quei rari momenti in cui dice qualcosa, ha la voce di Mario Cordova che decisamente non si merita.
Dov’è stato il nostro eroe? Nel precedente film scappava dalla città perché tutta la polizia gli era addosso, ora invece è tornato e gira tranquillo per la città: è stato graziato?

In quattro anni Ginty non ha imparato a muovere alcun muscolo facciale

Addirittura scopriamo che si è unito ad una squadra speciale della polizia che pattuglia le strade, e lui si diverte a dar fuoco ai teppisti: quindi è un criminale ingaggiato appositamente per continuare a delinquere? Diciamo che questo aspetto della sceneggiatura è solo vagamente accennato. Come se invece ce ne fossero di sviluppati…

Quale soluzionen per criminalità? Exterminazionen!!!

C’è un nuovo re in città e si chiama X, che è il marchio che lascia sulle sue vittime. Sembra un’idea studiata, invece Buntzman ha confessato che semplicemente non riusciva a trovare un nome gagliardo per il personaggio così l’ha lasciato con la lettera X con cui era contrassegnato nelle bozze del copione.
Ad interpretare il cattivo cattivissimo c’è un giovane e quasi esordiente Mario Van Peebles, doppiato da Claudio Capone (grazie Vasquez).

Un giovane e sconosciuto Mario Van Peebles che ci crede sul serio

Stando alle interviste, l’attore rimaneva in personaggio durante tutte le riprese, con la faccia da X. Lodevole sforzo che però temo sia del tutto sprecato per il ruolo.

Fare piegamenti in ascensore con una mano sola, e l’ascensore… muto!

Eastland ritrova il suo vecchio commilitone Be Gee (Frankie Faison) che fa il netturbino ma occhio, è solo una copertura: «Niente è meglio di un camion dell’immondizia per infiltrarsi nell’immondizia».
Con al collo ancora la medaglietta del Vietnam, «perché la guerra non è finita», Be Gee a modo suo cerca di fermare l’azione dei criminali, con il suo camion.

Direi che è appena nato il Duo Monnezza, formato da Sonno e Stanchezza!

Il Duo Monnezza contro i criminali di New York

Per vari motivi Eastland finisce nel mirino di X, che gli storpia la fidanzata ballerina. A questo punto delle riprese succede un guaio: l’agente dell’attrice Deborah Geffner comincia a chiedere più soldi, non si sa perché. (Ipotizzo che gli sia giunta voce di come la Cannon fosse in rapida ascesa.)
Non avendo soldi manco per piangere, la produzione deve inventarsi qualcosa: be’, dicono gli autori, un po’ di scene con l’attrice le abbiamo già girate, ammazziamola e chi se ne frega.

Il personaggio femminile della vicenda quindi esce di scena velocemente: Eastland telefona a casa sua, ci viene mostrato un corpo morto, e l’eroe capisce per telepatia che la donna è morta: una scena cialtrona da spanciarsi dal ridere ma che è necessaria per salvare la produzione.
La donna sul letto con la X sulla schiena è Shanon Rae, modella di Playboy che fa da controfigura alla Geffner, scatenando le sue ire come vedremo più sotto.

Quando un’attrice chiede più soldi… ecco come finisce!

La morte della sua bella scatena lo sterminatore che è in Eastland, tanto da mettere lo “sfollatraffico” al camion della monnezza: idea divertente, peccato che in pratica non venga usata.

Quanto materiale sprecato…

Nella citata intervista il produttore Buntzman ricorda di aver visto il film alla sua uscita a Manhattan: «Ero più che imbarazzato e seccato di fronte ai cambiamenti che avevano apportato, era qualcosa di completamente diverso da ciò che avevo in mente quando era iniziata la produzione».
Il regista Sachs non è da meno: «Non amo il film. È divertente, ma l’avrei fatto in modo diverso se avessi avuto in mano il progetto, invece di dovermi limitare a continuare quello di Buntzman, seguendo il suo stile».
Insomma, i due autori si passano la colpa a vicenda, per un film con troppi padri e quindi orfano.

“Screem” intervista anche l’attrice Deborah Geffner, per quel poco che si vede in video, e lei racconta:

«Ho visto il film quando è uscito a Hollywood. Ci sono andata con mio marito e un amico regista, pensando sarebbe stato divertente. Mi presentai in incognito, con occhiali scuri e tutto il resto. C’era una famiglia con bambini, nella fila davanti alla nostra: seguirono ogni scena di violenza, sangue e tortura, ma poi davanti alla scena d’amore i genitori chiusero gli occhi ai figli. […]
Poi arrivò la mia “scena della morte”. Dovete ricordare che nel film che ho girato a New York Caroline sopravvive, mentre nel film che è stato distribuito all’improvviso… appare Caroline a faccia in giù sul letto, nuda e con una X sulla schiena. E quel che peggio… grassa! Non solo, non mi assomigliava per nulla, è stato parecchio scioccante.»

Gli intervistati si fanno del male affermando che si è parlato a lungo di un Exterminator 3, e quel 2011 si dicono ancora convinti che chissà, la cosa un giorno potrebbe andare in porto. Quindi alla fine non si sono vergognati dei due che hanno già fatto, vogliono commettere un terzo madornale errore.

No, Mario, è il dito sbagliato, ma concordo con il gesto

È innegabile che Buntzman e Sachs non sono degli incapaci totali come Glickenhaus, quindi tecnicamente Exterminator 2 è un film: brutto quanto volete, scritto male e recitato peggio, ma un film, quindi di sicuro superiore a quella robaccia amatoriale e sgradevole di The Exterminator. Però è ovvio che siamo comunque parecchio lontani da qualsiasi sufficienza.

Avere un protagonista muto e inespressivo, privo di qualsiasi spessore o anche solo battute di dialogo; avere una spalla nera che non fa niente se non guidare il camion della monnezza; avere la co-protagonista femminile assente (anche se giustificata); avere un cattivo che tiene da solo tutto il film sulle spalle malgrado non abbia niente da dire o da fare; avere scene improvvisate che non si sa dove vogliano andare. Insomma, i motivi sono tanti per disprezzare il film, ma rimane un figlio dei tempi: il segno che la “narrativa dei punitori” a più di dieci anni dalla nascita ancora è di scottante attualità.

L.

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19 risposte a [Death Wish] Dominator: Exterminator 2 (1984)

  1. Cassidy ha detto:

    Strano che non abbiano creduto ad un film che prevedeva monnezza e balletti in parti uguali, in ogni caso ora abbiamo capito l’origine della crisi del 2008, ora è tutto chiaro 😉 Altro giro, altro gran post, pieno di storie di produzione come piace a me, Marione poi resta mitico, anche in un film che spreca tante trovate giuste come questo. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A detta di tutti gli intervistati, Mario era il più concentrato sul set, e non a caso è l’unico ad aver continuato a lavorare di tutta la marmaglia 😛
      Con un piccolo sforzo staremmo parlando di un gioiellino da spanciarsi, con un giustiziere che dà la caccia ai criminali per le vie di New York a bordo di un camion della monnezza, roba da vincere il Premio Troma in un attimo, invece è tutto sprecato, tutto buttato via. Davvero un gran peccato.

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  2. Evit ha detto:

    Credo che adesso ne sai più tu di chiunque altro su questo film, inclusi regista e produttore. Da dove vengono tutte queste ghiotte informazioni?

    Una volta lo guardavo su YouTube per addormentarmi e devo dire che qualsiasi film che riesce in questo ha uno spazio nel mio cuore e alla fine mi ha conquistato.
    Non mi vergogno di dire che posseggo questo film nelle due versioni blu ray (USA e UK), VHS italiana e anche 35mm italiano. Oh yesss. Non mi vergogno neanche un po’.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, ma allora un giorno potresti tirar fuori le rare scritte italiane del film ^_^
      Per caso sono anche nella VHS o solo su pellicola?

      La fonte principale l’ho citata, la rivista “Screem” del 2011 in cui un giornalista si è andato a intervistare produttore, regista e attrice, a decenni di distanza. Curioso non abbia trovato Ginty, ma forse si vergogna 😛
      La rivista la trovi in quel Paradiso che è Archive.org. Altre riviste riportavano semplici recensioni che non valeva la pena citare, sia perché il pezzo era già lungo sia perché le recensioni sono robe personali: il racconto degli autori è molto più interessante.

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      • Evit ha detto:

        Mmmh, al momento non ricordo se sulla VHS sono in italiano. Dovrei ritrovarla, al momento non ho idea di dove sia, ho troppa roba 🙄

        Ginty doveva cercarlo in qualche bettola attaccato a una bottiglia 😄
        Il Blu Ray americano dovrebbe avere un commento audio perché lo comprai solo per questo, per saperne di più sul vendicatore monnezzaro. (Ancora non l’ho ascoltato)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ancora negli Ottanta Ginty faceva il giustiziere, l’ho beccato in un DVD da cestone del supermercato, e va sottolineato come non abbia mai imparato a recitare: che sia una scelta voluta? Un suo stile particolare? 😀
        Tienici informati sulla Ricerca del Dominator in casa…

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      • Evit ha detto:

        È lo stile Ginty, lui arriva sul set e come sta sta dice le sue battute e se ne va.

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      • Evit ha detto:

        Dice: ti interessa Batman 1989 in 35mm? Ho anche Jurassic Park
        Dico: no, dammi solo Dominator!

        Solo film ssssstrani compro io in 35mm

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhaha che darei per vedere la faccia che ha fatto il venditore 😀

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Direi che il caos produttivo è emblematico e a naso c’è puro lo zampino di Im-Broglio: “Senti Carlo, la Geffner chiedi più soldi e noi non c’abbiamo na lira. Che si fa”. E Broglio: “Ci penso io! Chiamo a mio cuggino che fa il fotografo per Playboy e deve fare un book a Shanon Rae. Noi prendiamo lei come controfigura per la Geffner e la paghiamo in cestini per il pranzo e in cambio mio cuggino aggiunge due foto con la Rae nuda con una X sulla schiena. E il gioco è fatto!”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah sai che c’è il rischio sia davvero andata così??? 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Visti i vari casini e le assortite peripezie praticamente ad ogni singolo livello della sua realizzazione, più che di rischio io parlerei di assoluta certezza 😀 E inoltre: visto il budget che NON avevano a disposizione, mi stupirebbe assai poco se fossero stati costretti a assumere un operatore alla macchina tanto inesperto da doverlo indirizzare sul set con dei segni appositi… tipo la X sulla schiena di Shannon Rae che passa per la firma del cattivo Mario Van Peebles ma che, in realtà, serviva solo per far capire all’operatore dove fare la ripresa (“La schiena è quella dove c’è la X, capito?”) 😀
        Comunque, ti propongo lo stesso un brindisi alle idee sprecate (vedi il camion della monnezza blindato, appunto) di “Exterminator 2” con un buon bicchiere di CANNONau… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Con quel nome, accetto con piacere il brindisi ^_^

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    “Voglio un film con un inizio, un centro e una fine, e che si intitoli Exterminator 2. Il resto lo lascio a te”
    “Sa di Cannon”
    “Basta coi giustizieri” (sigh)
    “La violenza sfiora i confini della follia”
    Istantanee per dirti: grazie per queste perle e per tutto il resto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha ti ringrazio ma non ho fatto altro che raccogliere le perle messe lì da altri 😀
      Eppure un eroe che porta giustizia nelle strade a bordo del suo camion della monnezza blindato è qualcosa che avrebbe conquistato il mondo ^_^

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  5. Vasquez ha detto:

    Grazie dei ringraziamenti, non dovevi 😊
    Li ho visti solo ora, perché questi tuoi pezzi indagatori esigono tutta la mia attenzione, non li posso spizzicare tra una cosa e l’altra, quindi devo ritagliarmi uno spazio apposito per concentrarmi a dovere. Senza contare che poi mi metto a seguire tutti i link: molto interessante la causa contro “Terminator”, io sapevo solo che Cameron aveva preso spunto dagli X-Men in quel ciclo di storie da cui poi è venuto fuori “Giorni di un futuro passato”, vado a memoria, non me ne vogliano i lettori della Marvel 😅
    Incomprensibile il commento della Geffner: che razza di concetto di grassezza c’era negli anni ’80?!?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un periodo in cui trovo un sacco di materiale e i post vengono lunghi, quindi mi spiace: niente lettura fra le pause 😛 In effetti dovrei mettere un cartello, tipo “Attenzione: post lungo con storia del film” o “Non ho trovato niente, post spernacchione senza impegno” 😀
      Dal 1984 ad oggi non passa anno che non venga fuori una nuova fonte da cui Cameron potrebbe aver tirato fuori Terminator, forse perché il viaggio nel tempo si può trovare in centinaia di opere che alla fin fine si assomigliano fortemente. Sono decine e decine le opere che si possono accostare a Terminator, provenienti da ogni dove, quindi temo che non ne verremo mai a capo: semplicemente la guerra uomo-macchina e il ritorno indietro per cambiare il futuro è un tema così abusato che… ‘so tutti parenti!

      Forse essendo ballerina la Geffner considerava “grassa” una modella, che onestamente non lo sembra affatto. In quei due o tre fotogrammi in cui vediamo l’attrice in effetti sembra molto magra, così come senza peso è il suo contributo al film 😛

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