Color of Night (1994) Il colore della notte


La settimana scorsa nei commenti di questa rubrica l’amica Raffa del blog Solorecensioni mi ha chiesto se conoscessi e se avrei affrontato questo film, dove Bruce Willis fa lo psicologo.

La domanda mi permette di affrontare quello che considero un film “polisemico”, che nel corso dei suoi quasi trent’anni ho rivisto più volte per motivi di ricerca sempre diversi, dati i tanti “semi” in esso presenti. È arrivato il momento di tirare le fila di tutte queste ricerche singole, inserendo Il colore della notte nel Bruzionario, il Dizionario dei film Brutti di Bruce.

Essendo un film noto per le sue “scene bollenti” (o supposte tali), nel portarlo in Italia la Cecchi Gori ha leggermente calcato la mano sul sesso, forte del fatto che al Governo c’era uno che… be’, notoriamente apprezza l’argomento.


La distribuzione berlusconiana

Al momento di distribuire in Italia il film Color of Night, uscito in patria nell’agosto 1994, la Cecchi Gori punta tutto sulla sottigliezza: «un thriller ultra-sexy», «Uno psichiatra in crisi, una lolita perversa, un killer psicopatico», «un prestantissimo Bruce Willis», «la “fanciulla in fiore” de L’amante», «fantasie erotiche e terrore», la locandina della VHS non ha più spazio per contenere i falsi urli sessuali appiccicati al film dalla casa italiana. E il nudismo in primo piano dell’attrice toglie di mezzo ogni dubbio su quanto sia “bollente” il film: quando lo spettatore scoprirà di essere stato truffato, ormai ha già speso i suoi soldi.

Grazie a ItaliaTaglia.it sappiamo che Color of Night finisce sul tavolo della censura italiana il 19 ottobre 1994, cioè in quei mesi del “miracolo italiano”: Silvio Berlusconi da maggio è diventato Presidente del Consiglio con Forza Italia e quindi, per dirla cettolaqualunquemente, «Più pilu pe’ tutti!».
La commissione di censura presieduta da Liana Vento concede il visto con divieto ai minori di 14 anni previo taglio della durata di una scena di sesso: da un minuto e 45 secondi a 44 secondi totali, viene specificato, per 25,40 metri di pellicola tagliata.

Eppure le scene erano già tagliate “a monte”. Il quotidiano “l’Unità” del 6 aprile 1994 ci racconta dell’incredibile «furto a luci rosse in casa Disney» – il film è prodotto dalla Hollywood Pictures, che in effetti apparteneva alla The Walt Disney Company – per cui dagli studi della casa sarebbero state sottratti spezzoni di pellicola con scene di sesso bollente, che poi sono state montate e vendute come film porno. Il quotidiano usa come fonte il “Daily Express”, secondo cui quelle scene erano state tagliate dal film perché considerate «troppo esplicite per una casa di produzione come la Disney», e quegli otto minuti di sesso bollente sarebbero stati rubati da un tecnico della Disney, casa già scottata da un evento simile: qualche anno prima le erano stati rubati degli spezzoni di pellicola con Jessica Rabbit nuda…
Andiamo, ma quanto possiamo credere a queste notizie? Le campagne pubblicitarie spregiudicate fanno pare del cinema sin dalle origini, figurarsi poi se si parla di sesso.

Sul taglio di pochi secondi della scena di sesso nessuno obietta, ma sul divieto a causa delle scene violente l’8 marzo 1995 viene fatto appello: ehi, il Berlusca è caduto, c’è Lamberto Dini (uno dei tanti che hanno governato in Italia non votati da nessuno) e quindi ciccia, il divieto ai minori di 14 anni rimane.
Poi arriva il 1999, c’è da presentare la VHS e si avvicina il DVD, mica vorrai ostacolare gli incassi dell’home video! Quindi il 5 marzo 1999 viene cancellato ogni divieto… «tenuto conto dei numerosi tagli effettuati (mt. 82,10) alla prima edizione del film». Un momento, ma prima i tagli erano di 25,40 metri: questi altri sessanta metri da dove arrivano? Quante altre scene sono state sforbiciate? Purtroppo non è specificato.

Ma torniamo al 1995, in cui il film riceve il visto italiano il 23 marzo… malgrado fosse già proiettato al cinema da mesi! Ehi, al Governo c’è la Casa delle Libertà: facciamo un po’ come ci pare! (Guzzanti docet).
Anche volendo ammettere che Il colore della notte aveva già ricevuto il visto il 12 dicembre 1994, prima che il distributore facesse appello, che ci faceva in ben quattro cinema di Roma già dal 5 novembre precedente? Il Popolo delle Libertà può questo e altro.

Secondo “La Stampa” del 26 marzo 1999 il film sarebbe diretto dal mitico Cosmatos!

Quando nel 1996 passa su Tele+1, dove sono abbastanza sicuro di averlo visto la prima volta, forse è stato trasmesso per intero: trattandosi di un canale a pagamento di solito aveva un pizzico di libertà in più rispetto alla TV in chiaro. Comunque è andato di notte, quindi era ancora più libero.
Tutt’altro discorso per la messa in onda di Italia1 del 26 marzo 1999, addirittura in prima serata: mi sento di escludere la presenza della scena con in primo piano il membro di Bruce…

Non so se la Cecchi Gori abbia presentato altre VHS prima dell’edizione nota del febbraio 2000, mentre il DVD arriva di lì a poco, nell’agosto 2002, ristampato nel 2013.


Tanti semi per un raccolto fiacco

Questa è almeno la quarta volta che vedo il film, eppure non ricordavo assolutamente né il colpevole né il finale, giusto per dire il grado di inconsistenza massima della storia.
Eppure, con tutti i suoi grandi e gravi difetti, non riesco proprio a voler male a questo film. Forse perché i semi che usa per il suo pessimo raccolto sono tutti ghiotti e molto vicini ai miei gusti.

Per esempio abbiamo Bruce Willis nel ruolo di uno psicologo rimorchione: a me già fa ridere così!

Il film è appena iniziato e io sto già ridendo

Abbiamo un ghiotto pseudobiblion, un “libro falso” che va ad arricchire la schiera di quelli che mi diverto a chiamare Psicobiblia, cioè quei libri scritti dagli psichiatri nei film.

Taaac!

Questo libro falso in particolare, Way to Go, entra in scena fra le mani del mitico Brad Dourif, che già da solo è un motivo per vedere il film, ma è pure è il dottor Gediman di Alien Resurrection (1997).

Taaac!

Il suo personaggio fa parte dello stesso gruppo di sostegno in cui c’è l’ancor più mitico Lance Henriksen, che è stato Bishop in Aliens (1986), Alien 3 (1992) e nel videogioco Colonial Marines (2013)…

Taaac!

… e diversi Weyland in film e videogiochi dell’universo espanso alieno.

Taaac!

Quando vedi due così storici attori alieni seduti accanto, come si fa a non voler bene al film?

Per me già solo questa scena vale l’intero film

Aspetta, ma in realtà qui di attori alieni ce ne sono tre, visto che il pessimo ruolo del detective Martinez è affidato a Rubén Blades, il Danny di Predator 2 (1990). Quanti film possono vantare ben tre attori alieni nel proprio cast protagonista?

Taaac!

A fare poi i pignoli, Brad Dourif è stato un intenso psycho-killer in “X-Files” 1×13

Taaac!

… universo narrativo in cui Henriksen è stato il Frank Black dello sfortunato “Millennium“. Anzi i due si sono pure incontrati!

Taaac!

E in quell’universo c’era pure Rubén Blades, nell’episodio 4×11.

Taaac!

Ancora, Dourif è stato un betazoide in “Star Trek: Voyager” (2×16, 2×263×01)…

Taaac!

… e ora è in cura dallo psicanalista Robert “Bob” Moore, interpretato da Scott Bakula… cioè il capitano Archer di “Star Trek: Enterprise“.

Taaac!

Insomma, come si fa a non voler bene a ’sto film?


L’uomo che non vedeva il rosso

Il dottor Bill Capa (Bruce Willis con la voce di Mario Cordova) è un «analista comportamentista» (behaviourist), e lui stesso specifica di essere «psicologo e psicanalista: non psichiatra», visto che non ha una laurea in medicina. Dubito fortemente che ne abbia una qualsiasi, di laurea, e che sia qualificato per il suo mestiere, visto come si lascia infinocchiare con facilità durante tutta la vicenda.

Vedi questa faccia e pensi: questo è un analista comportamentista

La storia si apre con il dottor Capa che proprio non ci sa fare con una paziente e questa nel bel mezzo della seduta si butta dalla finestra: questa sì che è pessima psicoanalisi! Comprensibilmente turbato dal gesto, mentre guarda il cadavere della donna man mano il dottor Capa perde la capacità di vedere il rosso, in un risvolto psicoanalitico della trama sottilissimo, roba proprio fine fine.
Con gli altri colori Capa sta a posto, ma diventa daltonico per il rosso, che vede grigio, e la sua attenta e profonda analisi è che lo spavento e il senso di colpa gli creino una sorta di blocco: ammazza che profondità. E tutto questo avviene nei primi trenta secondi di film, giusto per sottolineare quanto impegno verrà dedicato alla parte psicoanalitica. Siamo al livello di Freud è uno di noi.

Chiunque può scrivere un libro di psicanalisi: dopo un trauma, non vedi più il rosso. Facile, no?

Auto-sospesosi dalla professione, Capua va a consolarsi nella grande villa di Malibu (California) dell’amico Bob (Scott Bakula): chi è che non ha un amico super-ricco da cui andare a dormire quando si passa un brutto momento?
È sempre difficile capire la realtà americana filtrata da questi filmetti superficiali, ma il dottor Moore ha scritto un libro e ha un gruppo di quattro o cinque pazienti: basta questo a fargli fare la vita del nababbo. Spero vivamente che di nascosto sia un signore della droga, perché dubito che si possa diventare ricchi in quel modo.

Bob coinvolge l’amico Bill, con cui ha un’assonanza consonantica che cementa il rapporto, e gli presenta le persone sgradevoli con cui organizza sedute di terapia di gruppo che dubito fortemente servano a qualcosa, visto che gli antipatici pazienti non fanno che litigare e dirsi cattiverie a vicenda. Io lo faccio tutti i giorni con i miei colleghi d’ufficio, e posso testimoniare che nessuno ne trae giovamento.
La qualità dell’approfondimento psicologico dei vari pazienti ha la stessa sottigliezza di un coro da stadio, tanto che nasce il serio dubbio che gli autori ci stiano sonoramente prendendo per il naso, dubbio fugato quando la storia peggiora, e peggiora di brutto.

Come detto, Bill non può vedere il rosso e incontra una ragazza… di nome Rose. Ah, che sottigliezza, che arguzia, una ragazza che “ti vedo ma non fino in fondo”, perché il rosa ha un po’ di rosso che Bill non sa vedere, ah, questa è proprio roba che Freud si mangia il sigaro dall’invidia.
Tutta la buffonesca trama psicoanalitica di grana grossa è solo un passatempo fra una copula e un primo piano inguinale, visto però che le scene di sesso coprono forse tre o quattro minuti dell’intero film si può dire che nessuno spettatore sia uscito soddisfatto dal cinema: né chi cercava un thriller psicoanalitico né chi cercava sesso bollente.

Una delle due scene “bollenti”, assolutamente gratuite


Psico-bubbole in evoluzione

Andando a consultare il Copyright Catalog scopro che Billy Ray e Matthew Chapman hanno depositato la sceneggiatura di questo film nel luglio 1992, e visto che io sono maligno non posso non notare che si tratta di cinque mesi dopo l’uscita nei cinema americani di Analisi finale (Warner Bros, febbraio 1992) e un mese prima di Doppia personalità (Universal).

Sin dal 1989 le riviste americane di cinema raccontavano le travagliate vicende produttive del film con Richard Gere psichiatra, fra cambi di attori e registi, e dal 1991 i neo-sposi Gale Ann Hurd e Brian De Palma facevano sapere alle riviste di settore del primo film della loro casa, Pacific Western, con protagonista un magistrale John Lithgow pazzerello.

È un periodo d’oro per gli psicanalisti, nel solo 1991 Richard Dreyfuss, Robin Williams e Barbra Streisand ne interpretano uno – rispettivamente, nella commedia Tutte le manie di Bob, nell’hitchcockiano L’altro delitto e nel romantico Il principe delle maree – e se poi la storia ha venature hitchcockiane allora è pure meglio.

Dal 1992 del primo copyright al 1994 dell’uscita in sala la sceneggiatura di Color of Night subisce una curiosa trasformazione: nasce firmata da Billy Ray e Matthew Chapman e finisce “riscritta” dal solo Chapman, che infatti nei titoli di testa è considerato sceneggiatore mentre Ray solo soggettista. Cos’è successo? Cosa ha spinto uno dei due autori alla riscrittura, idea che forse non è piaciuta all’altro?

Non lo sappiamo, ma mi permetto di avanzare un’ipotesi: nell’ottobre 1992 – tre mesi dopo la registrazione della prima bozza – esce nei cinema americani L’amante di Jean-Jacques Annaud, con la 19enne londinese Jane March che mostra al mondo ogni più nascosto anfratto del proprio corpo.
Credo che originariamente la sceneggiatura di Color of Night volesse seguire la moda “psico-hitchcockiana”, anche se certo di grana grossa, ma poi sia nata l’esigenza di alzare la temperatura sessuale con un paio di scene di nudismo gratuito, o forse più se vogliamo credere agli otto minuti rubati dalla sala di montaggio.

Quale che sia il motivo del cambio in corsa, è chiaro che abbiamo due film fusi male insieme e insoddisfacenti in entrambi gli aspetti: dubito fortemente che quei due o tre fotogrammi in cui si vedono i genitali dei due attori abbiano soddisfatto chi cercava “scene bollenti”, mentre l’aspetto “psico-hitchcockiano” è così demenziale che può essere visto solo come parodia.

Ogni personaggio è molto più ferrato in psicanalisi del dottor Capa, povero babbeo che non capisce niente e non ne azzecca una manco per sbaglio, e davanti al quale ogni paziente si auto-analizza facendo sorgere la domanda: se è così bravo nell’analisi comportamentista… perché si è rivolto ad un analista comportamentista? Quando nel finale il colpevole si spiega da solo, perdendo tempo a riallacciare ogni collegamento psicologico del proprio conscio e inconscio, è chiaro che va tutto in tilt. Fermo restando che l’incapacità del protagonista è il perfetto specchio di quella di Richard Gere, che in Analisi finale dimostra di perdersi in un bicchier d’acqua psicologico da scuola elementare.

Cara, che bello il tuo vestito grigio…

Simbolismo di grana grossa, risvolti di sceneggiatura da operetta, colpi di scena scontati, difficile salvare anche solo una scelta narrativa del film, infatti più lo vedo più lo dimentico, ma continuo a volergli bene per i motivi sopra citati: a volte basta davvero poco per salvare un film.

Che sia una citazione?

Sicuramente è solo una mia idea, ma Brad Dourif con giacca, cravatta e occhiali che interpreta un ossessivo compulsivo, impegnato a contare tutto e tutto ordinare… be’, mi scalda il cuore perché mi diverte pensare sia una citazione del personaggio di Christopher Lloyd, fra i protagonisti di quello che non esito a definire la miglior psico-commedia di sempre: 4 pazzi in libertà (1989). La massima felicità sarebbe stato un rifacimento anni Novanta di quel film con Willis, Bakula, Dourif ed Henriksen. Altro che finto sesso bollente del Colore della notte, sarebbe stata la commedia del millennio.

L.

amazon– Ultimi film con Bruce Willis:

Pubblicità

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Thriller e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a Color of Night (1994) Il colore della notte

  1. Cassidy ha detto:

    Abbiamo scelto i due film con Bruno psicologo (alle prese con il rosso) in cui di lui il pubblico ricorda tutto, tranne il ruolo risibile associato ad uno come lui. Le facce Aliene sono la parte migliore di un film che fa parte del filone dei titoli fint zozzoni anni ’90, con i famosi che fanno le cosacce, questo poi è uno dei più truffaldini di tutti ed in effetti sovrapporlo alla storia politica di uno strambo Paese a forma di scarpa è il modo più azzeccato per raccontarlo 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’appello di Raffa non poteva rimanere inascoltato, soprattutto con un film particolare come questo, che si rifaceva a ben due filoni di gran moda all’epoca (psico-thriller e gnocca) riuscendo a sbagliare completamente entrambi 😀

      "Mi piace"

  2. Lorenzo ha detto:

    Vorrei chiedere al giornalista de “La Stampa” come faccia un film ad essere allo stesso tempo rozzo e patinato 😛

    Piace a 1 persona

  3. Willy l'Orbo ha detto:

    “Come si fa a non voler bene a ’sto film?”
    Rispondo alla tua domanda: cast e ruoli ricoperti alla mano, non si può che volergli bene! Nonostante le presunte scene bollenti in funzione di acchiappacitrulli e la labile consistenza della trama, ne conservo un ricordo assolutamente “affettuoso”, rafforzato dal fatto che lo vidi ai tempi eppure, leggendoti e vedendo le immagini, riemergono ricordi, segno che, per misteriosi motivi, qualcosa entratomi nel cuore c’è! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ davvero un film misterioso, che si dimentica sempre per l’inconsistenza della trama eppure lascia sempre qualcosa nel cuore, non foss’altro che per l’assoluta miticità degli attori coinvolti 😉

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        E infatti a loro si vuole un gran bene, a differenza di un “Il colore della notte” che puoi rivedere ogni volta che vuoi ma solo per ottenere sempre il medesimo risultato: finiti i titoli di coda, non ricordi più niente perché tutto ti esce di… Capa (così, giusto per citare l’incompetente personaggio di Bruce nostro) 😉
        E comunque quanto avrei voluto anch’io vedere un “4 pazzi in libertà” con cotante illustri facce, magari al posto di questo film finto bollente oltre che così “rozzo e patinato” 😀

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Sei fuori di testa? Fatti visitare dal dottor Capa!” 😀
        Un film “del giorno dopo”, perché dimenticherai di averlo visto…

        "Mi piace"

  4. Zio Portillo ha detto:

    Ammetto che in questi giorni sono fuso ma ho letto “polisCemico” e in un amen mi sono fatto un film in testa su come smonterai la pellicola. Poi continuo il paragrafo, leggo “semi” e ok… Sono rincoglionito.
    Detto ciò, so di averlo visto ma non me lo ricordo minimamente. Alè!

    Piace a 1 persona

  5. Vasquez ha detto:

    Questo film io l’ho visto, anche più di una volta. Ma i miei ricordi sono confusi, ha un finale talmente slegato con tutto quello che è accaduto in quel momento che potrebbe tranquillamente appartenere a un altro film. A meno che io non mi confonda in maniera ancora più confusa, e ho appiccicato mentalmente a questo film il finale di un altro film che ricordo ancora meno…ho le idee confuse, ma adesso non ne sono più tanto sicura…

    Piace a 1 persona

  6. Madame Verdurin ha detto:

    Bruce Willis qui è una Marnie al contrario insomma, che non vede il rosso e fa sesso a volontà… Se Hitchcock potesse vedere questo film si farebbe grasse risate.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.