Borg Queen (7) Ultime frontiere


La Regina mi scuserà se a un certo punto ho dovuto interrompere il mio viaggio fra i romanzi che ne raccontano le gesta, a causa di ben due uscite ravvicinate della Titan Books: la casa editrice mi ha tenuto occupato a marzo con l’antologia Aliens vs Predators: AVP Ultimate Prey e a fine aprile con il romanzo Alien: Colony War di David Barnett. Con tutto il rispetto per la Sovrana Borg, l’universo alieno viene prima di quello di Star Trek nei miei impegni.

Sono perciò costretto a rimandare a data da destinarsi l’ultima avventura letteraria della Regina, anzi di una delle tante Regine Borg, anzi addirittura di alcune Regine nella stessa vicenda, stando alle descrizioni. Un anno dopo Before the Dishonor, infatti, un nuovo romanziere (David Mack) aumenta la posta e scrive addirittura una trilogia di libri in cui personaggi da tutte le serie Trek si ritrovano per affrontare un’altra grandiosa avventura Borg. Prometto che un giorno riaprirò questa rubrica per raccontare la saga Destiny (2008).


Star Trek: Hive

Sul n. 347 della celebre rivista dedicata alla fantascienza “Starlog” – il cui nome, “diario astrale”, non fa nulla per nascondere il profondo legame fondativo con Star Trek – quel luglio 2006 trovo un minuscolo intervento dell’editore nella prima pagina:

«Il premio “Decisione scaltra del mese” va alla Paramount Pictures, per aver ingaggiato il lettore di “Starlog” J.J. Abrams perché a Mission: impossible III faccia seguire un nuovo film di Star Trek. È l’uomo giusto per il lavoro. Bravo!»

Potremmo passare il resto della giornata a discutere su quanto sia stata sbagliata o giusta questa scelta, ma non è questa la sede: qui conta sapere che nel 2006 è ufficiale che Abrams (l’odiato GIEI GIEI, come lo chiama Cassidy) prenderà in mano l’universo di Star Trek, anche se il primo film poi lo vedremo solo nel 2009.

Quel 2006 la casa IDW Publishing corre a comprarsi il marchio Star Trek a fumetti e si appresta ad invadere l’universo con fiumi di uscite, legate sia al “nuovo corso” che alle vecchie serie, senza dimenticare di far scontrare i personaggi con altri marchi che ha in archivio, generando operazioni incredibili come Star Trek / Planet of the Apes: The Primate Directive (2014) e il delizioso Star Trek vs Transformers (2018.)
Nell’oceano di pubblicazioni a fumetti, c’è spazio anche per un naufrago abbandonato tra le onde con la sua zattera: un naufrago di nome Brannon Braga.

Siamo nel 2012, Brannon non ha ancora cominciato la sua carriera di regista televisivo, è ancora uno sceneggiatore-produttore che dopo le varie serie Trek si è visto chiudere anche altri prodotti in cui era coinvolto, come “24”, “Flashforward” e “Terra Nova”. Il suo amore Jeri Ryan ormai si è rifatta una vita e Brannon sta al parco a dar da mangiare ai piccioni, in attesa di lanciare nuove serie come “Salem” e scrivere per “The Orville”.
In questo momento di stasi ci vorrebbe qualcosa con cui ricordare i bei vecchi tempi andati… Ci vorrebbe una Regina Borg!

Brannon va a bussare alla IDW Publishing e trova terreno fertile: la casa sforna così tante serie Trek di ogni genere che qualsiasi idea è ben accetta. Tanto hanno i diritti di ogni serie e personaggio, possono fare ogni tipo di incrocio possibile e immaginabile, possono far limonare Kirk con la Janeway, non esistono confini. Ma Brannon sin dal 1996 vuole una cosa sola… anzi due! I Borg e la Regina.
Per gli sceneggiatori Terry Matalas e Travis Fickett scrive un soggetto che secondo me rispecchia quel momento particolare della sua vita, in cui tutto sembra crollato e la rinascita è ancora solo una possibilità, per nulla sicura. Con i disegni di Joe Corroney nasce la saga Star Trek: The Next Generation – Hive, quattro numeri raccolti poi in volume nel marzo 2013.

Vista la data, l’argomento e la presenza Regale, mi diverte pensare che Brannon abbia voluto festeggiare il ventennale del fumetto Aliens: Hive (1992), a sottolineare lo stretto legame fra Borg e xenomorfi.

«È solo ora, dopo la vittoria totale, che mi sono stancato dell’alveare e del suo dominio.
Locutus di Borg

Siamo nel XXIX secolo e i Borg hanno finalmente portato a termine la loro missione: hanno assimilato tutto, tutti i mondi, tutte le civiltà, tutte le culture, tutte le forme di vita. Come avevano detto sin dall’inizio, ogni resistenza è stata inutile.
Ora che la vittoria è totale, il sovrano consorte Locutus di Borg si rende conto che è stato un fallimento: hanno il potere totale ma hanno perso la capacità di chiedersi il perché di tutto ciò. I Borg hanno vinto ogni battaglia perdendo però la guerra: ora infatti non hanno più uno scopo, ben lungi dalla perfezione a cui ambivano. Quella perfezione che forse solo l’individualità poteva dare.

Ogni re è solo, sul suo trono

Mentre riflette sul vuoto impero di cui è vuoto sovrano, Locutus torna con il pensiero indietro di cinquecento anni, quando tutto è iniziato. Quando davanti alla sede orbitante della Federazione si sono materializzati i Cubi Borg e – anticipando in modo sorprendente la puntata 2×01 della serie TV “Picard” – la Regina in persona ha chiesto di parlare con Jean-Luc Picard, pronunciando una frase che mai si sarebbe aspettata di trovare sulle sue labbra: «Veniamo in pace».

Mai fidarsi di una Regina Borg, neanche quando viene in pace

Con un diamante in fronte che non si sa da dove esca fuori, la Regina chiede aiuto alla Federazione, dato che una spietata razza aliena li sta decimando senza che i Borg riescano a difendersi: solo unendo le forze si potrà evitare che questi mostri distruggano sia terrestri che Borg, e in cambio la Regina firmerà una tregua con la Federazione. Quanto possiamo fidarci?

C’è chi in casa si toglie le scarpe, chi si toglie il corpo…

Per coordinare gli sforzi, la Regina manda un suo emissario sull’Enterprise, e Brannon Braga non poteva non seguire il suo cuore: quell’emissario è Sette di Nove.

Un ritorno ai vecchi tempi Borg per Sette di Nove

Intanto nel futuro Locutus ritrova un vecchio amico, Data, anche lui reso Borg ma la cui memoria è stata recuperata dagli archivi del vecchio Data. Così finalmente si perfeziona il piano diabolico della serie televisiva “Star Trek: The Next Generation”, che infatti aveva per unici protagonisti Picard e Data. Anche fra 500 anni la situazione sarà identica…
La vicenda futura e quella passata iniziano a venir raccontate di pari passo, così che cause ed effetti si fondano insieme, in una narrazione che ho davvero apprezzato e trovato appassionante.

Il passato influenza il futuro… e viceversa!

Non che ci sia qualcosa di originale, la trovata di mandare qualcuno a farsi borgizzare nascondendo un chip che lo mantenga integro è già stata usata e non funziona mai, infatti Sette di Nove è stata subito sgamata ed è stata trasformata in guardia pretoriana della Regina, ma la narrazione è così piacevole che si passa sopra a questi particolari, anche perché graficamente le trovate sono ghiottissime, come per esempio la forma Borg scorpionide di Sette…

Dove si firma per una saga interamente dedicata a Sette di Skorpio?

… e la nuova “armatura” della Regina.

Questo è puro cyber-splatterpunk!

Con un delizioso gioco temporale, Locutus riesce a comunicare con il Picard di cinquecento anni prima e lo mette in guardia dal pericolo, così che possa organizzare l’arma definitiva contro i Borg: un virus che li uccida all’istante… Ancora? Ancora con ’sto virus? In vent’anni di narrativa ancora non sono riusciti a trovare un’altra idea? Di nuovo, non risiede certo nelle nuove trovate la forza di questo fumetto.
Comunque ho apprezzato il dilemma morale per cui va ricordato come i Borg siano tutti vittime innocenti forzati contro la propria volontà, quindi distruggerli è comunque un atto biasimevole. Non sarà certo roba nuova ma fa sempre piacere “ripassarla”.

L’ennesima morte della Regina, ancora per il solito virus

Come sempre la Regina ha poco spazio nella vicenda, tutta incentrata su Picard e Data – come al solito – con Sette di Nove a girare lì intorno. Se nel romanzo del 2007 era lei a uccidere la Regina/Janeway, stavolta si immola per salvare milioni di vittime innocenti borgizzate, prima che il virus spazzi via la razza Borg. Mi diverte pensare che uccidere Sette di Nove sia una sottile vendetta di Brannon Braga, in nome della sua vecchia storia con l’attrice.

PICARD: Non combatterò più. Il mio posto è qui, fra i tanti che sono uno. Qui con te.

REGINA: È un peccato che ci siano volute così tante perdite perché tu lo capissi, Locutus. Ti direi che la resistenza è inutile, ma a questo punto dovresti averlo capito.

Ritrovare la Regina nel 2012 è un gran bel piacere, visto che poi toccherà aspettare altri dieci anni perché torni un minimo protagonista (come vedremo). Quindi con tutti i suoi difetti lo stesso Hive è stata una saga a fumetti che ho trovato godibilissima e ha soddisfatto la mia voglia di Star Trek. E di Regina Borg.


Rimasugli

Come dicevo, la IDW Publishing può fare ciò che vuole con i personaggi di tutte le serie Trek, quindi nel 2019 lancia la saga Star Trek: The Q Conflict di Scott e David Tipton, con i disegni di David Messina.
Tutti i personaggi delle serie TV principali – cioè le serie vere, non le menate del nuovo millennio! – si ritrovano impegnati in un galattico gioco a premi organizzato dalle divinità Q, e fra le mille prove c’è pure quella di catturare una Regina Borg, impegno svolto in una sola vignetta dal mutaforma Odo di “DS9”. Un ben misero trattamento per una Regina.

Unica apparizione della Regina nella saga

Arriviamo alla deliziosa serie animata “Star Trek: Lower Decks” di Paramount+, che nel suo citazionismo spinto non poteva proprio ignorare la Regina. Nell’episodio 2×08 (30 settembre 2021) l’equipaggio della USS Cerritos deve sottoporsi a delle prove nelle sale olografiche per valutare la preparazione, e ovviamente il precisino Boimler non accetta una valutazione “bassa” come il 74%: decide dunque di ripetere all’infinito la sua prova con l’obiettivo di raggiungere il 100%.

Qualcuno l’ha sfidata…

La sua prova consiste nello sfuggire ai Borg, ma a forza di ripetere la prova… scende in campo anche la Regina.

… e lei è arrivata

Malgrado si tratti di una scena di pochi secondi, la Paramount richiama Alice Krige a doppiare la Regina e quasi a parodiare il proprio personaggio di Star Trek: First Contact (1996), con tanto di “soffio” sul braccio della sua vittima.

Una Regina animata con la voce della Regina originale: boom!

Boimler comunque fa rispettosamente notare che il suo reflusso gastroesofageo non sarebbe una buona acquisizione per la Collettività: i Borg farebbero bene ad assimilare qualcun altro…

Boimler non si comporta proprio come un tipico eroe Trek!

Finora abbiamo assistito a un solo “modello” di Regina, che risorge ogni volta ma è fondamentalmente uguale di storia in storia: la settimana prossima ci aspetta un cambiamento radicale.

(continua)

L.


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24 risposte a Borg Queen (7) Ultime frontiere

  1. Cassidy ha detto:

    In effetti sembra proprio la scena della seconda stagione di Picard, magari avessero letto questo fumetto per un po’ di ispirazione! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La trovata è molto simile e sarebbe bello pensare che gli autori di quella disastrosa e disastrata serie si siano ispirati ad opere precedenti, ma è anche vero che quando parli sempre della stessa cosa (Picard e Regina) gli incroci non sono infiniti, quindi temo sia semplice coincidenza. Anche perché è difficile pensare che ispirandosi a una qualsiasi opera precedente poi abbiano creato quella robaccia di “Picard 2” 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma se anche “Picard 2” fosse stata la perfezione assoluta, temo si sarebbe trattato più che altro di un gran colpo di culo: difficile che gli autori Trek si leggano fra loro, perlomeno con una certa regolarità, e quand’anche lo facessero danno ben poca prova di ricordarsene… Comunque sì, “Hive” è davvero una lettura piacevole e pure le idee non originali ivi contenute (vedi l’immancabile virus, appunto) non annoiano, essendo inserite in una trama che funziona a meraviglia. Interessante poi la tua ipotesi sulla “punizione” cartacea che Braga avrebbe inflitto a Jeri Ryan tramite Sette di Nove 😉
        Peccato che l’avventura trekkiana in edicola sia ormai definitivamente (salvo poco probabili smentite)conclusa, ” Star Trek: The Q Conflict” in edizione tradotta l’avrei letto volentieri…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In un Paese come il nostro, così indifferente se non allergico agli universi espansi, il povero Star Trek non ha alcuna speranza, quindi quell’esperimento nelle edicole temo sia stata solo una felice parentesi.

        Sette di Nove è fra i personaggi più amati di sempre, per farla morire a fine storia ci vuole per forza un amante deluso 😛

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  2. Vasquez ha detto:

    Questi tuoi “cliffanger” sono micidiali! E non solo: quanto toccherà aspettare ancora per saperne di più su quelle Regine plurime?!? 😛
    A parte gli scherzi, davvero molto interessante questo tuo viaggio incontro alla Regina. Anche se alcuni schemi sono ripetitivi, sapere che c’è qualcuno che si ingegna a trovare nuovi modi di raccontarli è confortante.
    Strano solo che a nessuno sia ancora venuto in mente di esplorare l’origine dei Borg: chi era il primo Borg? Si è assimilato da solo? Come è nata la memoria collettiva? Si riusciranno mai a sconfiggere in altro modo che non sia un virus informatico? 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhahah idea geniale! “C’era un giovane sempre solo, nessuno voleva assimilarsi con lui, e così un giorno prese la decisione… di assimilarsi da solo!” Il primo Borg cercava amici, TANTI amici! 😀
      Scherzi a parte, credo che un videogioco Trek racconti proprio il Mito delle Origini Borg ma sto ancora studiando. Mentre per le regine plurime ci sarà da aspettare un po’, con quei tre libri da leggere.
      Capisco l’idea del virus quando si faceva finta di cercare un’arma contro TUTTI i Borg in un colpo solo, ma ora che abbiamo battuto questo nemico cento volte, che sappiamo tutti non essere affatto una Collettività, visto che ogni quartiere spaziale c’ha il suo Cubo, indipendente e ignaro di tutti gli altri, che ogni Borg va per affari suoi e di Regine ne nascono a pacchi da tre, non ha più senso cercare l’arma “definitiva”, potrebbero inventarsi qualcosa di più divertente 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Potrebbero farli iscrivere a qualche piattaforma social: dopo un po’ sarebbero così nauseati da uscire dalla collettività di propria iniziativa 😀
        Se stai ancora studiando, non vediamo l’ora di “leggere” i frutti dei tuoi studi 😊

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ecco, vedi? Questa sarebbe l’idea definitiva: basta far iscrivere un solo Borg su twitter, e tempo qualche giorno si sono tutti uccisi a vicenda 😀
        I virus informatici sono barzellette, in confronto alle polemiche social…

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      • Giuseppe ha detto:

        State trascurando la capacità di adattamento dei Borg: dopo aver subito grandi perdite su Twitter, bloccherebbero ogni account esistente residuo per poi puntare subito dopo sul diretto concorrente, assimilando Zuckerberg e trasformandolo nel Re del nuovo social-alveare… FACEBORG! 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaah per me è già successo a monte! Hai visto l’espressione che ha Zuckerberg quando lo inquadrano? Ti sembra umano? Per me è sempre stato un Borg sotto copertura: la resistenza ai social è inutile! 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        😂 😂 Mi sa che hai ragione 😂

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  3. Sam Simon ha detto:

    Io ti ringrazio per avermi fatto leggere Hive, per il link al blog, e per questa serie che mi fa scoprire un sacco di cose su questo personaggio pieno di potenzialità! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’universo Trek è così vasto che Brannon Braga riesce a sbucare fuori di nuovo… e a vendicarsi della sua Sette di Nove ^_^

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      • Sam Simon ha detto:

        Quante vendette sul set di Voyager! La Mulgrew contro Ryan, ma Braga con Ryan, la Lien buttata fuori senza grandi remore, Braga che poi si vendica sulla Ryan (che poi per quanto saranno usciti insieme? Suppongo poco!)… X–D

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Si sa, a Hollywood gli amori fra star durano poco, e appena chiusa “Voyager” ognuno per la sua strada 😛
        Ma nel loro podcast Wang e Paris parlano pure delle litigate fra attori e zuffe varie sul set? 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Sono strettamente positivi… Qualche aneddoto succoso c’è stato, tipo McNeill cacciato dal set un giorno da un regista perché si lamentava per il ritardo delle riprese un giorno, ma in generale tendono a parlare di cose che non possano insultare nessuno!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ehhhh no, non ci siamo: vogliamo il sangue!!! Vogliamo le sfide Klingon sul set! ^_^
        Ormai sono tutti troppo buoni, dove sono finite le autobiografie in cui volavano gli stracci?

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      • Sam Simon ha detto:

        McNeill e Wang sono ancora troppo nel circuito per far volare gli stracci, son tutti amiconi su Twitter, alle con, sui Ttek Cruise… Per roba succulenta c’è da aspettare la scheggia impazzita, in stile Rick Berman prima di morire (splendido il suo libro su Insurrection)…

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      • Sam Simon ha detto:

        Michael Piller! Non Berman, povero.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Eh, quello lo devo recuperare prima o poi. Ho sperato nell’autobiografia di Kate Mulgrew ma parla degli affari suoi, “Voyager” lo cita di sfuggita, è divertente sentir raccontare dei suoi provini ma non dice altro. (Guarda caso, Jeri Ryan non la cita mai 😀 )
        Sono ancora tutti troppo amiconi, per raccontare come veramente si sono svolte le cose, col rischio poi che non li invitino più alle convention.

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      • Sam Simon ha detto:

        Esatto. Pare che anche sul set di DS9 non ci fosse un’atmosfera idilliaca, ma nel recente documentario (meraviglioso) non se fa parola… Era tutto splendido e bellissimo!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se già sui set cinematografici, dove in media ci si sa per qualche settimana, si trovano spesso scintile, figurarsi in quello di una serie che dura sette anni: credo che ce ne sarebbero di storie pepate da raccontare, ma temo che non le conosceremo mai. In quell’ambiente il silenzio paga, e chi fa polemiche esce subito dai radar: per me dovrebbero chiamare qualcuno come Denise Cosby o Jennifer Lien, ormai outsider, e dar loro carta bianca 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Denise c’è stata poco, alla fine se ne andò perché faceva da tappezzeria. La Lien potrebbe sicuramente dire di più, coi suoi 3 anni, ma ha avuto seri problemi psicologici (e giudiziari), non credo sia in condizioni di raccontare niente, porella…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio per quello: potreebbe raccontarci le cose più succose che tanto risponderebbero che è pazza 😀

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