[Death Wish] Assedi, A-Team e Annihilators (1983-1985)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


L’assedio del gay bar

Anche il cinema canadese partecipa alla grande “narrativa dei punitori”, ma solo per criticarla aspramente: nel 1983 esce Siege di Paul Donovan e Maura O’Connell, noto anche come Selfe Defense, che subito riceve il visto italiano del 12 gennaio 1984 come L’assedio, anche se con un divieto ai minori per le scene di violenza.
Distribuito in data ignota in VHS DB Video con il titolo immotivato Assedio alla città, lo trovate per intero su YouTube in lingua originale, ma con buoni sottotitoli alla bisogna.

Ispirandosi a un vero evento dell’epoca – uno sciopero della polizia di Halifax della durata di 42 giorni, mi spiega il saggio A century of Canadian cinema (2003) di Gerald Pratley – la vicenda anticipa in pratica il fenomeno “The Purge”: contando sull’assoluta impunità, i bravi cittadini di Halifax decidono di usare la notte per massacrarsi a vicenda.

Tutto nasce da un gruppo di vigilanti che si fanno chiamare N.O., New Order, e questo “nuovo ordine” prevede che bisogna andare a menare gli omosessuali in un bar a loro dedicato. Non mi sembra molto “nuovo” questo ordine, ma come è facile immaginare quando un gruppo di vigilanti armati entra in un gay bar è facile che ci scappi il morto. Come si fa a mascherare un morto? Semplice, si fa una strage: arriva il “risolutore” dei vigilanti e con una scena degna di un crimine di guerra vengono uccisi tutti gli omosessuali con un colpo di Luger alla nuca. Forse una roba uno zinzinino esagerata.

Da questo sterminio di massa che avrebbe fatto vergognare un gerarca nazista, fugge un «homo» – per motivi ignoti gli americani credono che la radice di omosexual sia homo, con l’h! – che va a nascondersi in un condominio lì vicino. I vigilanti lo inseguono ma trovano un gruppo di cittadini onesti, che onestamente tirano fuori fucili, pistole, archi con frecce e varie armi di fortuna e inizia un massacro che durerà tutta la notte.
Quindi la morale è: i vigilanti sono dei criminali, bisogna ammazzarli tutti. Temo che da questo circolo vizioso non se ne esca più.

Chi è che non sa costruirsi in casa un bazooka?

Togliendo di mezzo la trama delirante, il problema principale del film è una lentezza mostruosa, novanta minuti per raccontare una storia che sarebbe stata lunga anche in nove, con scene vuote che ti vien voglia di dar capocciate alla parete. È lento a iniziare, è lento a carburare, è lento a svolgere la ridicola trama e quindi direi di dimenticarcene. È un titolo buono giusto per capire quanto la questione scottasse, sia che si fosse d’accordo con i vigilati sia che si fosse contrari.


SOBs: Soldiers of Barabbas

Mentre gli intellettuali e i critici con la pipa schifano i vigilanti su piccolo e grande schermo, il grande pubblico invece premia ogni storia che affronti l’argomento, al di là del medium che la contenga.
Per esempio a gennaio del 1983 è iniziata in TV una serie leggermente famosa, chiamata “The A-Team” (potreste averne sentito parlare), che grazie al miliardo di repliche continue della pigrissima Mediaset gode ancora oggi in Italia di un gradimento totalmente immotivato, semplice frutto di lavaggio del cervello da repliche ossessive.

Quella serie TV non fa che ripetere in forma buonista e per famiglie una formula che i romanzacci della Gold Eagle stavano raccontando, a tinte molto più forti, sin dal ’69 della nascita di Mack Bolan, padre di tutti i Rambi-punitori. Inoltre proprio dal 1982 la casa editrice aveva lanciato ben due serie librarie dedicate a squadre di ex militari che portavano giustizia al di là della legge ufficiale, “Able Team” (ricorda niente questo nome?) e “Pheonix Force“, quest’ultima “costola” di Mack Bolan.

Mi diverte pensare che una volta iniziata in TV la serie “A-Team” la Gold Eagle abbia voluto ribadire il proprio primato dando mandato ai suoi autori – per l’occasione nascosti sotto lo pseudonimo collettivo di Jack Hild – di fare una versione più rude di quella serie, così nel settembre di quello stesso 1983 porta nelle peggiori librerie del quartiere il primo volume della saga SOBs, che gioca fra le espressioni Sons of Bitches e Soldiers of Barabbas.

Nile Barabbas è l’ultimo soldato americano a lasciare il Vietnam, in una scena che anticipa quella di apertura del film Missing in Action 3 (1988). Tornare a casa è bello, ma smettere di ammazzare nemici lo è meno. «Tutto il suo corpo – i suoi piedi, le sue mani, e anche le punte delle sue dita – era stato trasformato in una temibile ed efficiente macchina per uccidere. Nile Barabbas era un esercito di un solo uomo»: così ce lo descrive il primo romanzo, The Barabbas Run (1983), giunto in Italia nel 1989 per Peruzzo con il titolo La corsa della morte. (Per chi non lo sapesse, la Peruzzo sul finire degli Ottanta riempì le nostre edicole con narrativa d’azione di ogni genere, un altro grande fallimento italiano.)

Pubblicità libraria del 1986

Da personaggio esagerato tipico degli anni Ottanta, Barabbas sa fare tutto e sa combattere ovunque, ma il problema è che la fine della guerra in Vietnam ha ridotto drasticamente la dose quotidiana di morti ammazzati: come potrà fare ora il nostro eroe? Ideona, mette insieme una squadra di reduci come lui e insieme a uomini dalle pari opportunità etniche si vende al miglior offerente per portare giustizia con metodi spicci, dove non c’è speranza che la legge arrivi.

«A volte ci vuole una piccola guerra per fermarne una grossa» è il motto del personaggio, alla cui scrittura si alternano fior fiore di ghostwriter dell’epoca, che passano da Mack Bolan a Callaghan, da Remo Williams a Barabbas come se niente fosse. Le avventure dei SOBs riempiono 38 libri, quindi sono piaciute poco: altri eroi coetanei hanno superato i 500 titoli e sono attivi tutt’ora.

Insomma, nei primi anni Ottanta nella giungla di militari vendicatori-punitori-giustizieri c’è la variante “A-Team”: un gruppo ristretto di reduci che usa le proprie abilità per aiutare i più deboli. Ci vogliamo fare un bel film?


The Annihilators

La New World Pictures di Roger Corman ha un naso buono per sniffare in giro da che parte soffino le mode, quindi era ora che facesse entrare nei propri archivi un film “da punitori”, anche se certo ci crede poco: in questo caso si limita a distribuire nel gennaio 1985 un film prodotto da casupole, con la regia di Charles E. Sellier jr. Dopo Natale di sangue (1984) e questo The Annihilators, Sellier non è più tornato sulla sua sedia da regista.

Non ho trovato alcuna traccia di distribuzione italiana se non una VHS Multivision con il titolo The Annihilators. Banda senza legge.

Il film non compie alcuno sforzo per mascherare l’ovvio, cioè che sta sfruttando l’eco mediatica dell’A-Team del piccolo schermo. Perciò abbiamo il brizzolato Bill (Christopher Stone), il fighetto Ray (Gerrit Graham), il fuori di testa Woody (Andy Wood) e il nero Garrett (Lawrence Hilton-Jacobs). Ogni accostamento social-cromatico con Hannibal e i suoi è puramente voluto. Ah, e c’è pure il furgone!

Non sono gli anni Ottanta se non c’è il furgone!

Come da copione, tutto inizia nel Vietnam, in quella giungla perfettamente ricostruita nella mitica Pineta di Ostia!

We Were Soldiers… in the Ostia’s Pineta

Qui si forma un gruppo di amici così amici che un secondo dopo la fine della guerra tutti vanno per proprie strade e non si vedono più.

Bella, rega: appena finisce la guerra, ognuno per cacchi suoi, mi raccomando

Quando uno di loro viene massacrato da una banda di teppisti locali, la vecchia band of brothers si riforma per andare a portare un po’ di giustizia alla maniera del vecchio ’Nam nella cittadina americana in mano alle bande.

L’A-Team dei poveri vi scatena una guerra che non ve la sognate neppure

Sellier ha in mano gli elementi giusti e per di più di gran moda all’epoca, ma niente: butta via tutto nell’indifferenza generale. Deliziosa l’idea di fondere il tema “squadra di ex soldati diventati vigilanti” con idee prese da I magnifici sette (1960), così i nostri quattro veterani non si limitano a fare i vigilanti ma cominciano ad insegnare agli abitanti del paesino la difesa personale e l’uso delle armi.
Tutto bello, ma è una scena che dura trenta secondi: il 99% della vicenda consiste in spari. Ogni trama, ogni sceneggiatura e ogni trovata scompare già all’inizio: tutti cominciano a sparare fino ai titoli di coda. E arriva pure il lanciafiamme preso dall’Exterminator 2 della Cannon!

Ha telefonato l’Exterminator: rivuole il suo lanciafiamme!

Neanche nei rozzi romanzacci d’azione da edicola c’è un’azione così costante e quindi superficiale, non sappiamo nulla dei quattro eroi protagonisti perché li vediamo unicamente premere un grilletto. E il bello è che sin da subito Bill, cioè la versione filmica di Hannibal, ha detto «Ci serve un piano». Finita di pronunciare la frase, sono tutti fuori che sparano a non si sa chi, non si sa dove, fino alla fine del film.

Adoro i piani ben… bang bang!

A un certo punto ho dovuto togliere l’audio, perché quel costante e ossessivo rumore di spari finti inseriti in post-produzione – tutti uguali, non importa l’arma che spara – mi stava dando alla testa.

Il film canadese ritrae i vigilanti come criminali ma poi i bravi cittadini come gente che sa ammazzare per difendersi, quindi involontariamente giustificando il vigilantismo. Le produzioni americane sono più consapevoli che l’argomento piace agli spettatori, così come piace ai lettori di romanzi e fumetti. La narrativa di genere dei primi anni Ottanta sa che deve infilare dei giustizieri-vendicatori-punitori, il problema è trovare qualcuno capace di farlo.

Se gli scrittori di romanzi e fumetti sono professionisti capaci di sfornare storie a ripetizione, che possono piacere o meno sono comunque onesti prodotti di genere, al cinema la sensazione è che si vada a vista e ci sia troppo spazio per i dilettanti, come se i professionisti non volessero sporcarsi con certa roba: non a caso Michael Winner si definiva orgogliosamente un regista di genere, perché per gli altri suoi colleghi era un’offesa.

È dunque il momento che torni Winner a far vedere a questi “ragazzini” come si dirige un signor filmaccio da giustizieri che faccia impallidire i registi “di classe”.

L.

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19 risposte a [Death Wish] Assedi, A-Team e Annihilators (1983-1985)

  1. Cassidy ha detto:

    L’A-Team televisiva è stata solo la versione per tutti di tanta roba di genere che hai riassunto al meglio, bravo perché tanto non lo dice nessuno, tutti ricordano Hannibal e soci, anche solo la versione di Corman resta sommersa, lo ricordo ancora di quando mi ero messo in testa di vedere tutto di Corman, ovviamente ho fallito miseramente, troppa roba 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Corma produceva film pure mentre dormiva, anche solo rintracciarli tutti con sicurezza sarebbe un’impresa titanica 😛
      All’epoca “A-Team” era perfetto figlio dei tempi, poi mandarlo in onda tutti i giorni per i successivi quarant’anni è stata una mossa esclusivamente italiana che lo ha reso falsamente “universale” per noi, quando invece faceva chiaro riferimento alla “narrativa dei punitori” tipica di quel momento. Anche se ovviamente era tutto “pulitino”, per famiglie e quindi privo della carica di violenza che quel genere portava con sé.

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      • Giuseppe ha detto:

        E, negli stessi anni, la serie veniva pure parodiata dal compianto Benny Hill (parodia tra l’altro rivista non più tardi di due/tre anni fa su 7 Gold, all’interno delle repliche del “The Benny Hill Show”) 😉 Di sicuro oggi non è più “universale” di quanto non lo siano “Hazzard” e “La casa nella prateria”, altrettanto figlie dei loro tempi e qui ritrasmesse in continuazione per pura pigrizia. Di “Siege” al momento non mi sovviene nulla di nulla, quindi è quasi certo che io non l’abbia davvero mai visto nemmeno in VHS, diversamente da “The Annihilators”: Odeon TV lo trasmetteva all’epoca (come riporta anche Ninjoe nel suo commento), sì, solo vatti a ricordare con quale titolo nostrano…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi piace pensare a “The Master” come la versione ninja di “A-Team”: stesso furgone, stessa abitudine di girare per paesini portando aiuto ai più deboli per salvarsi dai cattivi, stessa propensione per armi fuori dal comune 😛

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  2. Evit ha detto:

    Aspe’ ma Siege è arrivato addirittura al cinema?? Ma esiste una copia italiana di questo film? Io l’ho visto solo in inglese

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  3. Evit ha detto:

    Sto cercando di ricordare se ho visto Annihilators, è dura ricordare certi film eh

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film non fa niente per lasciarsi ricordare, è semplicemente la versione opera dell’A-Team con i quattro protagonisti che premono il grilletto per 90 minuti. Non una grande trama 😛

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      • Evit ha detto:

        Per quelli come me a cui non è mai piaciuto A-Team direi che sia da ignorare 😄 la locandina lo ammetto mi ha sempre attirato. Pensa che mazzata avrei ricevuto

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’A-Team aveva senso negli anni Ottanta, era la versione televisiva pulita e per famiglie degli eroi rozzi del cinema d’azione: quando poi questi ultimi sono stati tutti spazzati via, non ha avuto senso replicare per i successivi quarant’anni l’A-Team, e continuare a mandarlo per i prossimi cento anni: quando i millennial vedono Mr. T interagire con Boy George, capiranno l’entità di quell’incontro? 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Il primo film mi ispirava un po’ all’inizio poi il tuo commento finale ha gelato tale ispirazione, mi sono rifatto abbondantemente con A-Team e, soprattutto, con la mitica Pineta di Ostia, anch’essa mi ha gelato ma regalandomi i consueti brividi di piacere! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Con un ritmo un po’ più brioso della calma piatta e con autori più equilibrati il primo film poteva essere una bomba, idem per Annihilators, se avesse avuto una qualsiasi trama 😀
      Vedere di nuovo il Vietnam ricreato nella Pineta di Ostia è sempre una grande emozione ^_^

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  5. Lorenzo ha detto:

    Se ci fosse un poster della locandina di Annihilators e avessi ancora sedici anni me lo appenderei in camera 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahh è vero, il film non è gran che ma la grafica del poster è di quelle buone, che all’epoca avrebbe fatto scintille ^_^

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    • Ninjoe ha detto:

      Lorenzo, se ci tieni a farti fare un poster, posso mandarti una scansione in alta risoluzione della fascetta della videocassetta.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nel caso, interesserebbe anche a me! Come vedi per il pezzo ho dovuto usare una pessima immagine a bassa risoluzione: se ti va, scrivimi pure a lucius.etruscus@gmail.com 😉

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      • Lorenzo ha detto:

        Grazie per la proposta, purtroppo per la realizzazione del poster manca il requisito principale, ovvero che i sedici anni sono passati da un pezzo 😛 Ma sicuramente sarà utile per l’archivio etrusco.
        Se l’hanno passato su Odeon nei primi anni novanta allora è probabile che l’abbia visto, anche se dal mio diario con annotazioni filmiche dell’epoca non risulta nessun Annihilitors e nemmeno Banda senza legge, che dovrebbe essere il titolo italiano.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ho cercato sia con il titolo che con il regista e con gli attori: niente, non ho trovato alcuna traccia né sul “Radiocorriere TV” né sull’archivio de “La Stampa” di niente che assomigli a questo film. E sì che Stone all’epoca era un volto noto, probabilmente l’unico nome importante di questo film.
        Magari Odeon si è inventata un titolo a caso e le guide TV non hanno riportato i dati tecnici, limitandosi a scrivere tipo “20,30 – Annichilatori. Film.” 😀

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  6. Ninjoe ha detto:

    Di questi ho visto solo The annihilators, che presenta un bel doppiaggio milanese della vecchia scuola (Maurizio Scattorin e Gianfranco Gamba su non ricordo quale dei quattro).
    Passava spesso su Odeon nei primi anni 90, quasi sicuramente con una rititolazione.

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