itALIENi 4. Grotte e Trippa

Nuova puntata del ciclo dedicato alla storia, raccontata per la prima volta con dovizia di particolari, dei due italiani che girarono il loro seguito di Alien (1979).


“Alien 2” prende forma

Nella scorsa puntata avevamo lasciato Ciro Ippolito a Cannes in frizzante compagnia, a sperperare allegramente in bagordi i soldi ricevuti dai misteriosi produttori per girare Alien 2, fiero di questo comportamento altamente virtuoso, ma ora che sono sulla Croisette il suo compagno di merende Angiolo Stella gli pone una domanda inaspettata, che Ippolito riporta testualmente nella propria autobiografia: «A Ci’, ma questo film come dovrebbe essere?» La risposta è in perfetta sintonia con la situazione: «E che cazzo ne so».

La ricca conversazione porta a galla un dilemma che evidentemente non era stato preso in considerazione dai due cineasti: come reagiranno i produttori alla scoperta che i 400 milioni versati per la creazione di un film sono stati invece usati da Ippolito e Stella per fare la bella vita a gratis?

Curioso che nessuno dei due avesse minimamente preso in considerazione questo piccolo problema, che cioè la truffa avrebbe potuto anche far perdere il buonumore ai produttori infinocchiati. Tocca quindi inventarsi qualcosa per un film che è già spazzatura prima ancora di nascere.

Nel suo libro Ippolito si bea di raccontarci il terrore che l’ha preso alla domanda di Stella, come se davvero pensasse di sperperare soldi altrui senza alcuna conseguenza, e mentre vaneggia di fughe all’estero gli cade l’occhio sulla televisione accesa:

«Trasmettono un servizio sulle grotte di Frasassi. Una folgorazione per me, mi scatta subito l’idea del film.»

La TV francese è interessata alle grotte di Frasassi? Nella narrazione siamo in una domenica ancora legata allo sperpero di soldi a Cannes, ma forse siamo invece tornati in Italia. Non si sa, com’è facile intuire Ippolito è più divertito dal raccontare le sue malefatte che dal fornire dati attendibili. Stando al suo racconto, dunque, il vedere per caso un documentario sulle celebri grotte marchigiane ha scatenato una nuova folgorazione riguardo Alien 2:

«Il mondo sotto terra, le stalattiti, le stalagmiti, gli speleologi con le tute arancione e le lucette sui caschi, che camminano nelle tenebre, una cosa fantastica, una grande ambientazione che il cinema non ha mai raccontato.
Pazzesco, in quel momento mi è cambiata la vita. Ma sì, se Ridley Scott ha raccontato il suo Alien nello spazio, io vi rifilo Alien 2 sulla Terra, ancora più impressionante, più a portata di mano… E m’invento pure la frase di lancio: “Ora può colpire anche te!”»

Non c’è bisogno di dire che parte subito una bella serie di viaggi «tra l’Italia e l’ex Iugoslavia» per trovare le grotte giuste, e finita quest’ulteriore vacanza Ippolito sceglie Castellana Grotte, in Puglia, per ambientare Alien 2. Prende un volantino pubblicitario delle grotte, lo fa ritoccare e presenta ai misteriosi produttori «Vinzi & Pane» quello che spaccia essere un bozzetto preparatorio ad opera di un artista Premio Oscar amico suo (da quando assegnano Premi Oscar agli artisti?), che ha lavorato in nero perché ha perduto una forte cifra ai cavalli e ha bisogno di soldi subito. L’ennesima truffa ai danni dei poveri produttori ignoti funziona e questi tirano fuori altri soldi per il progetto.

La Grotta Bianca (Castellana Grotte)

Arriva il momento di coinvolgere un regista e Ippolito pensa subito a Biagio Proietti, da cui in veste di attore era stato da poco diretto per l’episodio Storia senza parole della serie televisiva “I colori del giallo”, andato in onda mercoledì 24 ottobre 1979 su Rai1 in prima serata. È un’esperienza ancora fresca quindi Ippolito si affida in realtà a quello che a malapena potrebbe essere chiamato un “regista esordiente”.

Sceneggiatore fin dal 1967, Proietti si è fatto un nome firmando miniserie della RAI dedicate a testi classici, che però si facevano sempre più “moderni” man mano che prendeva piede la moda del mistero e del paranormale. Non a caso il suo titolo più famoso è lo sceneggiato del mistero “Dov’è Anna?” (1976), mentre in questo 1979 Proietti appare alla sceneggiatura di serie ancora più “misteriche” come “I racconti fantastici di Edgar Allan Poe” e “Il filo e il labirinto”, mentre per il cinema adatterà Poe per Gatto nero (1981) di Lucio Fulci.
Quando ho iniziato a raccogliere dati per questo speciale Biagio era ancora fra noi, sebbene gravemente malato, mentre ora scopro che ci ha lasciati il 12 marzo 2022.

Va sempre ricordato che parliamo di autori “di genere”, espressione che nel 1979 è ormai uscita dal ghetto ma è sempre usata come offesa dai critici.

«Un discorso importante da fare ancora in Italia è quello dei generi, sia letterari sia del settore dello spettacolo, considerati da sempre una sorta di sottoprodotto limitante e condizionante. Questo peccato originale determina anche la nascita degli altri, e cioè una caduta di gusto, la ricerca gratuita di effetti, quasi per il sadico piacere di immolarsi in un genere di racconto considerato solo sotto il profilo commerciale o di totale disimpegno. Il che comporta un attaccamento pedissequo ai modelli stranieri, limitandoci ad italianizzare i cognomi o, peggio ancora, immettendo caratteri ed espressioni pesantemente tratti dalla commedia all’italiana con una mistione da far accapponare la pelle.»

Biagio Proietti e Lorraine De Selle
sul set di Storia senza parole (1981),
dal “Radiocorriere TV” n. 43 (1979)

Così scrive Biagio Proietti sul “Radiocorriere TV” n. 34 (19 agosto 1979) in una dichiarazione rilasciata per lanciare la sua miniserie “Il filo e il labirinto”, che inizia su Rai1 il successivo 21 agosto alle 20,40: la sua lucida disamina è paradossale, perché di lì a qualche mese Proietti verrà coinvolto in un’operazione come quella che ha appena criticato. Ippolito cioè gli chiederà di girare esattamente quel tipo di prodotto di genere da cui Proietti voleva prendere le distanze. Per finire, non va dimenticato che Biagio non era un regista, mansione che aveva iniziato ad affrontare in TV proprio quel 1979, quindi forse affidargli un film cinematografico – per quanto pezzente – non è stata l’idea migliore. Forse, chissà, è stata semplicemente la più economica.

Quale sia stato il motivo per coinvolgere un regista alle prime armi come Proietti, le cose vanno male sin dall’inizio. Purtroppo non abbiamo la versione di Proietti, del cui coinvolgimento nel progetto sappiamo solo perché ne ha parlato Ippolito nella propria autobiografia, ma gli incidenti sul set descritti non sembrano ascrivibili ad inesperienza del regista: l’allontanamento di Biagio da Alien 2 sembra avere altre cause.

«Mi rendo conto subito che il taglio che Proietti vuole dare al film non va bene e così, dopo una settimana, con un amichevole accordo, Biagio si ritira e io sospendo le riprese.»

GialloLatino 2012:
Biagio Proietti, Cristiana Astori,
e Tutto quel nero (2011)

Rileggendo il testo di Proietti pubblicato dal “Radiocorriere TV” solo pochi mesi prima di questi eventi, forse possiamo capire che il “taglio” dato al film non corrispondesse a quello pensato da Ippolito, che in realtà non pensava affatto ad un film bensì a mangiarsi a sbafo i soldi di altri, mentre Proietti al contrario aveva una sua visione di cinema e di narrativa, per di più in un momento in cui il genere stava faticosamente uscendo dal ghetto intellettuale in cui era rimasto rinchiuso per decenni. Insomma, Biagio voleva fare un film che non fosse una stupidaggine con nomi anglofoni e spazzatura in video, cosa che invece Ippolito farà.

Nel luglio 2012 ho partecipato a un festival letterario dove, fra tanti altri, Biagio Proietti presentava un suo libro. All’epoca non avevo la minima idea di chi lui fosse ma era senza auto e io avevo un’auto: per circa quattro giorni gli ho fatto da autista, ignaro di chi fosse ma solo perché era una persona simpaticissima e faceva parte della “comitiva” di scrittori di cui ho avuto l’onore di essere amico.
Sarebbe stato bello in quei giorni strappargli di bocca qualche “scottante rivelazione” sulla sua partecipazione ad Alien 2, ma quando dieci anni dopo ho provato a contattarlo tramite amici in comune ormai le sue condizioni non gli permettevano alcun tuffo nei ricordi. Ci rimane solo la parola di Ciro Ippolito.


Il consiglio di Mario Bava

Dopo essere stato l’unica fonte della partecipazione di Biagio Proietti ad Alien 2, Ciro Ippolito nella sua autobiografia è anche l’unica fonte che il maestro Mario Bava sia stato da lui contattato per lo stesso progetto. Ma prima di parlare di questo aneddoto è necessario aprire una “parentesi temporale”.

«È la vigilia di Natale, chiamo Mario Bava, il maestro del “genere”.»

Per la prima volta nella sua narrazione confusionaria, focalizzata strettamente su “furbate” e aneddotica vaga, Ippolito ci regala una coordinata temporale. Come abbiamo visto, l’idea di creare Alien 2 nasce all’incirca a metà di novembre del 1979, poi c’è l’incontro con i misteriosi produttori «Vinzi & Pane», un numero imprecisato di giorni passati a sperperare i 400 milioni ottenuti da loro, poi un viaggio tra l’Italia e la ex Jugoslavia per cercare delle grotte in cui girare il film e infine, partito il progetto, una settimana di riprese con Biagio Proietti, dopo di che il progetto si ferma. Tutto questo, stando al racconto di Ippolito, è avvenuto in un solo mese di tempo. Un susseguirsi di eventi rutilanti!

Nel Natale del 1979 Mario Bava ha 65 anni e purtroppo gli rimangono solo pochi mesi di vita: un infarto lo porterà via il 25 aprile successivo. Stando ad Ippolito, i due si sono conosciuti alla Fono Roma, dove i film vengono montati e sonorizzati, e non esita a definire «amico» il maestro dell’horror italico. Quel 1979 Bava ha firmato la sua ultima regia, l’episodio La Venere d’Ille della serie televisiva “I giochi del diavolo”, che però andrà in onda sulla RAI solo dalla primavera del 1981. (IMDb parla di una proiezione ad un festival del cinema sorrentino nell’ottobre 1979 ma non ho trovato conferme nei quotidiani dell’epoca.) È un regista a fine carriera, autore di una delle fonti più smaccatamente copiate da Alien… e sta per correre il rischio di dirigere Alien 2.

L’incontro tra Ippolito e Bava avviene allo storico bar Rosati di Piazza del Popolo, a Roma, e lì scatta la proposta: il maestro del genere salirebbe a bordo di una barca bucata chiamata Alien 2? Chi si sarebbe mai aspettato che Bava rifiutasse l’offerta?

«Ti ringrazio, il film lo farei volentieri, ma tra due settimane ne inizio uno mio.»

Mario Bava nel 1975

Non ci è dato sapere quale fosse il misterioso film che doveva iniziare le riprese quel gennaio 1980, ma questa frase di Mario Bava – riportata da Ippolito – ha il forte sapore del “non telefonare: mi faccio vivo io”. Cioè un gentile ma deciso rifiuto. A nulla valgono le suppliche di Ippolito, che di nuovo si ritrova ad aver speso tutti i soldi dei produttori senza avere niente in mano, finché a quanto pare arriva l’ennesima intuizione, stavolta mediante le parole di Bava:

«Ma perché non lo fai tu? Scrivi, produci, sei un attore, il mestiere lo conosci bene, fallo tu!»

La proposta fa breccia nel cuore di Ippolito, che subito la trova un’idea non così matta come potrebbe sembrare. Già che c’è, il neo-regista approfitta subito dell’esperienza del maestro e gli chiede un consiglio: non ha idea di come creare il mostro che prima o poi dovrà mostrare, in Alien 2, e Bava gli fornisce un altro prezioso consiglio.

«Ma guarda, io le scene più paurose che ho girato, le ho fatte sempre con la trippa. Tante volte ho usato la trippa illuminata con la luce di taglio. In un ambiente buio, con il sangue che cola, l’effetto è terrificante, dai retta a me, metti la trippa, la trippa fa sempre paura.»

Dove c’è trippa, c’è un mostro alieno!

E così una delle più celebri e citate scene di Alien 2 si rivela essere l’ultimo regalo di Mario Bava al cinema horror. O almeno così la racconta Ippolito, che poi continua a ricordare:

«Quelle parole mi hanno cambiato la vita.
Chiamo Bombardone, l’attrezzista del film, detto così perché sapeva maneggiare gli esplosivi, ma era anche autista, sarto, attore e all’occorrenza cuoco.
Gli dico di andare al mattatoio a comprare della trippa, mi chiede: “Ma come te la devo fa, alla romana?”.
Io: “Bombardò, serve per gli effetti speciali, ci dobbiamo fare il mostro, l’Alien”.
Bombardone non capisce, mi guarda stupito e dice: “Co’ ’a trippa ce voi fà er mostro, l’Alien? A Cì, ma che te sei fumato?”.»

Ci sono buone probabilità che sia stato davvero questo il dialogo fra i due.


(continua)

L.

– Ultime indagini aliene:

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16 risposte a itALIENi 4. Grotte e Trippa

  1. Cassidy ha detto:

    Nelle grotte di Castellana mi portarono infante, da tutta la vita i miei mi ripetono se le ricordo, no Pà avevo tre anni non me le ricordo (storia vera). Bava è lo stesso che evitò Dino De Laurentiis che voleva affidargli anche il seguito di Diabolik, dicendogli al telefono che era malato, quindi penso che a schivare accolli fosse geniale quanto a dirigere film, inoltre anche sul set di Alien usarono l’equivalente yankee della trippa le viscere del facehugger, quindi bava era sempre il più avanti di tutti 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In fondo Bava aveva già fatto il primo Alien, dato il numero di idee di cui gli è debitore il film, perché abbassarsi a farne il seguito apocrifo? 😛
      Chissà quante “proposte indecenti” ha schivato Bava in carriera, ormai doveva girare sempre con la scusa pronta in tasca, che non sapeva quando sarebbe arrivato l’accollo da evitare 😛

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  2. Lorenzo ha detto:

    Se non riteniamo Ippolito attendibile nelle sue dichiarazioni, io a questo punto dubiterei anche che gli abbiano dato ben 400 milioni di lire e che se li sia spesi tutti in donnacce 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ciclo sempre più entusiasmante, dal dialogo iniziale con Stella alle grotte, fino alla mitica seconda parte! Il consiglio di Bava è la ciliegina…sulla trippa! “La trippa fa sempre paura” è poesia, e io sono sempre più pericolosamente attratto dal personaggio di Ciro, il che mi inquieta ma al contempo solletica! 🙂

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  4. Conte Gracula ha detto:

    In tutto questo, mi spiace per quel povero scrittore, Biagio Proietti, che sembra anche uno di cui leggerei volentieri i lavori (di sicuro vorrei vedere gli sceneggiati a cui ha lavorato).
    Se riuscirò a inventare la macchina del tempo, tornerò indietro per consigliarti di fargli una piccola intervista a tema…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Altro che Kyle Reese, questo sì che sarebbe un ritorno utile indietro nel tempo: invece di salvare Sarah Connor, verresti ad avvertire me di intervistare Biagio 😀
      Spero che un giorno qualcuno che ha lavorato al progetto si decida a raccontare la sua storia così da fare la media.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Mi spiace tantissimo per Biagio Proietti, lo vengo a sapere da te per la prima volta 😦
    Che uno come Biagio avesse così poco in comune con quello spaccone di Ippolito, tanto da lasciarlo (saggiamente) cuocere nel suo brodo, è cosa che non mi stupisce affatto… Se poi penso che uno degli episodi migliori de “Il filo e il labirinto” (“Dietro la tenda oscura”) è addirittura andato perduto, quando di contro la diarrea aliena di Ippolito viene immeritatamente considerata oggetto di (s)culto, allora davvero mi girano i coglioni a mille.
    Però, riguardo a Bava e tacendo sulla millantata “amicizia”, la testimonianza di Ciro riguardo al film che avrebbe impegnato l’indimenticabile Mario di lì a poco potrebbe anche non essere del tutto campata per aria…
    https://visioniproibite.wordpress.com/2017/07/03/il-vagabondo-dello-spazio-mario-bava/
    P.S. Essendo praticamente “Caltiki” opera sua, Bava di trippa sul set se ne intendeva 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per farti capire i miei sentimenti riguardo Biagio, oltre al fatto di averlo conosciuto senza sapere chi fosse – il che testimonia anche la sua umiltà, visto che non se la tirava minimamente – quando ho cominciato a preparare questo speciale e ho letto la biografia di Ippolito, scoprendo Biagio come primo regista, ho scritto a Stefano Di Marino scoprendo che Biagio stava troppo male per essere contattato: ora nessuno dei due è più tra noi. Forse anche per questo non riesco a trovare divertenti le truffe di Ciro…

      Che meraviglia sarebbe stato quel delizioso gioco letterario del vero/falso “Venere sulla conchiglia” del falso/vero Trout portato al cinema da Bava: un’altra grande occasione persa.

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