[Death Wish] Il giustiziere della notte 3 (1985)


Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Il 22 dicembre 1984 Bernhard Goetz, che i giornali battezzano subito “il giustiziere della notte”, spara a dei teppisti nella metropolitana di New York, ferendoli: sarà stata la “narrativa dei punitori” a spingerlo? Di sicuro, gli spingitori di punitori vendono sempre di più.


Prologo
Bronson The Crow

Il 30 luglio 1982, sei mesi dopo l’uscita del secondo episodio, la rivista specialistica “Daily Variety” annuncia che la Cannon ha messo in cantiere la lavorazione di Death Wish III.

Tutto procede regolare ma lento, visto che solo all’inizio del 1985 partono le riprese, ci informa “The Hollywood Reporter” con una ghiottoneria: in quel 1985 girano voci che Chuck Norris sostituirà Charles Bronson nel ruolo da protagonista. Fermi tutti, cos’è successo? Il giustiziere titolare che lascia il posto a quel “giovane biondo” che mena il mondo?

La stessa rivista quel 28 gennaio 1985 afferma che Bronson è così scontento del copione del film che ha minacciato la Cannon di andarsene, malgrado abbia appena firmato un contratto per tre nuovi film con loro. Alla fine la situazione si risolve con Don Jakoby che riscrive tutto in modo che piaccia all’attore. Jakoby era abituato a questi drammi, aveva esordito a fianco di Dan O’Bannon con Tuono Blu (1983) e per la Cannon aveva sceneggiato Space Vampires (1985): era quindi abituato a disastri totali a cui doveva mettere una toppa. Perché però poi il suo nome scompare dai crediti del terzo giustiziere, in favore del falso pseudonimo Michael Edmonds? “Hollywood Reporter” parla di una disputa con la produzione, visto che il nome di Jakoby appariva nei primi poster del film, ma non è chiaro né cosa sia successo né come sia finita.

Io un’idea di cosa sia successo ce l’ho, un’idea folle e sicuramente sbagliata, ma irresistibile.

In quegli anni la Cannon ha acquistato i diritti del personaggio di Spider-Man per realizzare un film poi mai girato, quindi possiamo dire che era interessata al mondo del fumetto e alle sue potenzialità in video. Una volta nato il problema della sceneggiatura di Death Wish 3 che proprio non piaceva a Bronson, e nata l’esigenza di trovare velocemente una storia violenta per il film, mi piace pensare che la Cannon – o forse chissà, magari Jakoby stesso? – sia andata a bussare ai nuovi amici fumettari per chiedere storie inedite da poter utilizzare su grande schermo.

Ripeto, è solo una divertita illazione, un gioco, però guarda caso dal 1981 – stando alle sue dichiarazioni – un giovane e oscuro sceneggiatore e disegnatore di nome James O’Barr girava per case editrici con sotto braccio un fumetto che solamente nel 1989 avrebbe visto finalmente la luce. Una storia molto personale ma che innegabilmente era legata ad atmosfere cinematografiche dell’epoca, soprattutto per quel che riguarda le pittoresche bande di teppisti vestiti da straccioni, che la Cannon adorava.

O’Barr nella sua storia inedita The Crow, che tutte le case a fumetti conoscevano per aver rifiutato, immaginava un intero quartiere dominato da teppisti esagerati e buffoni, guidati da un capo parimenti pittoresco.

Ogni cittadino è in pericolo, furti e violenze avvengono in continuazione, in ogni momento, finché dal nulla arriva un eroe oscuro… a cui hanno ucciso l’amata compagna…

Con l’aiuto di un poliziotto locale…

… e di un abitante del posto…

… l’eroe oscuro farà strage dei cattivi, in nome del suo eterno dolore. Perché non potrà piovere per sempre… ma piovere piombo sì!

Sono il giustiziere, e porto la pioggia (di piombo) con me

Chissà, magari i nuovi amici fumettari hanno raccontato alla Cannon quella storia che nessuno voleva pubblicare, e visto che sembra scritta apposta per un “film da punitori”… perché non usarla, adattandola al giustiziere della notte?

Di nuovo, è solo un gioco, ma forse capisco perché lo sceneggiatore del film nei titoli di testa appaia sotto pseudonimo.


Distribuzione

Death Wish 3 esce nei cinema americani il 1° novembre 1985, e già il 20 febbraio successivo il film riceve il visto della censura italiana, con il divieto ai minori di 14 anni per le scene di violenza.

da “La Stampa” del 4 aprile 1986

Nel 1987 Cannon e Multivision lo portano in videoteca, mentre arriva in TV il 1° febbraio 1989, trasmesso in prima serata da Rai3: sono abbastanza sicuro di averlo visto in questo primo passaggio. Dal 1992 passa a Mediaset.

Quando il giovane Etrusco quindicenne ha visto il film

Agli inizi del Duemila la Multivision lo presenta in un rozzo DVD: decisamente migliore l’edizione Stormovie 2008 che ho in collezione, essendo io appassionato di quella collana con la “S” sulla costa.


Belmont, il nuovo Vietnam

Belmont, nel Bronx (New York), è un quartiere così malfamato che persino i Colonial Marine hanno mollato la divisa per unirsi ai cattivi.

Ricco Ross, futuro marine Frost, poco prima di partire per LV-426

Belmont è un quartiere così malfamato che persino le più alte cariche della Federazione sono indifese e impotenti.

Marina Sirtis, futura consigliera Troi, prima di partire a bordo dell’Enterprise

Nella sua autobiografia il regista Michael Winner specifica che all’epoca delle riprese quel quartiere dell’East New York era la zona più tosta della città, piena di strutture fatiscenti e condomini abitati da «ebrei borghesi: ora sono tutti abitati da ispanici e neri»: non ho idea di quali studi etnografici abbia compiuto Winner per queste sue affermazioni, ma almeno ci forniscono l’idea che si aveva di quei quartieri.

Belmont è un quartiere così malfamato che la polizia preferisce prendersela con la popolazione innocente, piuttosto che dover affrontare i criminali.

— Abbiamo aumentato i nostri uomini del 15%.
— Con quali risultati?
— Aumento dei delitti dell’11%.

Qui i poliziotti sono ritratti come babbei assoluti, alla Cannon non esistono sottigliezze: se non spari ai criminali, sei una mammoletta inutile. O addirittura loro complice.
L’unico poliziotto buono è quello che si schiera dalla parte dei “punitori”, come già aveva intuito Brian Garfield nel 1972, anche se per lui era un’ipotesi per assurdo. Come visto, tutto ciò contro cui Garfield voleva mettere in guardia si è avverato – cittadini imitatori che diventano giustizieri improvvisati, vigilanti fuori di testa, ecc. – quindi in questo mondo “anti-Garfield” ci sta che l’ispettore Shriker (Ed Lauter), stanco dell’inefficienza della polizia, non solo decida di agevolare un giustiziere ma gli fornisca aiuto attivo.

Vedo che il tuo senso di giustizia è più grande del mio

Potrebbe essere uno strascico dei problemi con la sceneggiatura e di una riscrittura veloce e magari raffazzonata, ma sta di fatto che non esiste “motore” della vicenda: dal nulla compare Paul Kersey (Bronson), che per sua ammissione manca da New York da dieci anni, e appena mette piede nel quartiere di Belmont un suo vecchio amico e commilitone viene aggredito e ucciso. Perché Kersey è tornato a Belmont? L’ha chiamato quel suo amico? Non si sa e non frega niente a nessuno dei personaggi.
Dubito fortemente che fosse un effetto voluto, ma in pratica Kersey ora fonde in sé le qualità di punitore (porta giustizia nelle strade in mancanza di un’istituzione in grado di farlo) e anche di giustiziere (gira di paese in paese riparando torti dei locali, vessati dai criminali del posto). Però ripeto, temo sia un effetto casuale: semplicemente il film non ha trama. E va bene così, perché alla Cannon certe “sottigliezze” (tipo una sceneggiatura) creano solo danni.

Dal nulla arriva Kersey, fine della trama!

Stretta amicizia con il vicino di casa Bennett (il sempre grintoso Martin Balsam), Kersey si fa spiegare le dinamiche del posto e comincia ad organizzarsi, invitando un vecchio amico a dargli una mano. Tutti si chiedono chi sia questo “vecchio amico”, finché non arriva in una scatola: il film avrebbe dovuto intitolarsi “un pistolone per amico”.

Squilli di trombe: entra in scena la co-protagonista del film

Protagonista assoluta della pellicola è la Wildey Magnum con la canna da otto pollici (20 centimetri), che appare per la prima volta al cinema: l’archivio IMFDb afferma essere stata la pistola personale di Bronson!

«È una 475 Wildey Magnum: questa ferma chiunque. La 44 Magnum ha cartucce normali, mentre la 475… guardate che cartucce, sembrano quelle usate nei safari. Fanno un macello, ve l’assicuro.»

Preparandosi da solo le pallottole, come farà Steven Seagal qualche anno dopo, Bronson in realtà usa pochissimo la pistola, rispetto a quanto viene inquadrata con enfasi e quanto sono diventate iconiche le pose del personaggio. Giusto nel massacro finale avremo qualche sparo in più con una pistola più “da copertina” che da azione.

Una posa mitica, infatti sfruttata al massimo dalla campagna pubblicitaria

Kersey scopre che l’ex commilitone ha nascosto nell’armadio di casa due mitragliatrici belliche, qualche decina di chili di piombo che tutti noi potremmo tranquillamente nascondere fra i maglioni.

Uno non ci guarda mai, ma negli angoli degli armadi si nasconde la roba più impensabile

Michael Winner nella sua autobiografia ricorda che sul set ha trovato un Bronson molto più “lamentoso” di un tempo. Per esempio si lamentava che la vecchia mitragliatrice che doveva usare nel finale era troppo rumorosa e gli facevano male le orecchie, poi nelle scene in cui doveva correre (e in effetti sono parecchie) faceva notare che il dottore gli aveva raccomandato di scaldarsi per un’ora prima di correre. Alla fine, Winner stremato se ne è uscito con questa proposta:

«Charlie, devi uccidere ancora trentasei teppisti: che ne dici di aprire un baracchino degli hot-dog e avvelenarli tutti?»

Pare che la battuta abbia strappato un mezzo sorriso a Bronson, che poi comunque ha fatto tutto quello che doveva, ci tiene a precisare il regista.

Sia la Cannon che la sua erede spirituale Nu Image Films (e quindi Millennium Films) hanno sempre fatto largo uso di armamentari a iosa, spesso anche di stampo militare: ipotizzo che essendo case di base israeliana avessero contatti con l’esercito così da vere accesso a fiumi di armi. Per esempio non credo che esista un film Cannon senza almeno un personaggio armato di Uzi, la mitica mitraglietta israeliana che negli anni Ottanta è diventata così famosa da finire pure tra le pagine a fumetti del Punitore.
Death Wish 3 quindi è una parata di armi senza sosta, e tutte in azione: niente sottigliezze, niente dilemmi morali, niente questioni etiche, qui si spara per uccidere. E spesso alle spalle, cosa che un tempo era considerata da vigliacchi, eppure Kersey non ha problema a sparare alla schiena a un teppista, come “inizio attività”.

Ecco come la Cannon intende il “politicamente corretto”

Dopo il primo teppista ammazzato, si parte con un ritmo crescente e i morti si contano a decine, un’ecatombe che credo non si sia mai vista in un film non di argomento bellico: solo la Cannon poteva permettersi tanto “scorrettezza politica” e assenza totale di qualsiasi moralità ed eticità: forse per questo il film è ricordato come uno dei migliori della saga, oltre che del “cinema dei punitori”, perché smette di fingere di cercare un equilibrio e va in caduta libera.

«Finalmente è cominciata la guerra!»

Nell’orgia punitrice del finale, c’è davvero una guerra: un intero quartiere scende in strada, con i bravi cittadini che cominciano a massacrare gente manco fossero in Vietnam. Ogni mezzo è lecito, ogni morte è accettata, un totale crollo di valori che non ha eguali. Spero di cuore che Brian Garfield non abbia visto questo film, lui che già trovava “esagerato” il primo giustiziere.

«Stay frosty, marine!» (cit.)

In quei giorni, negli stessi luoghi – Death Wish 3 è stato girato in gran parte vicino Londra, con il quartiere di New York ricostruito minuziosamente – James Cameron stava girando un film simile ma non aveva problemi morali, visto che uccidere xenomorfi è più politicamente accettato dell’uccidere teppisti, ma giusto per un pelo. Quindi non c’è da stupirsi se Aliens è uscito al cinema con la frase di lancio «This time it’s war»: se avessero mandato Bronson su LV-426, la guerra agli alieni sarebbe finita molto prima.

Oltre a fondere le qualità di Punitore e Giustiziere, Kersey qui fa filotto perché una delle rarissime righe rimaste di sceneggiatura ci rivela per un attimo qualcosa del personaggio, prima di tornare a sparare:

«Mia moglie non è solo morta, l’hanno ammazzata, e non hanno mai preso i colpevoli: io uccido ogni volta che penso sia uno di loro.»

È la prima volta che il personaggio parla del proprio operato, di solito muto, quindi ecco che Kersey diventa anche Vendicatore, visto che persegue un’immaginaria vendetta personale. La Cannon gargarozzona ha voluto tutto insieme, condito da piombo a profusione.

Lo confesso, la recitazione è cialtronesca, i cattivi sono pagliacci ridicoli e non esiste alcuna motivazione logica dei personaggi, eppure rimane un film mitico, in assoluto il migliore della saga dopo il primo. Forse perché è esagerato, forse perché rispecchia alla perfezione lo spirito del proprio tempo – gli altri eroi d’azione muscolari americani facevano le stesse identiche cose – forse perché si spoglia da ogni falsa morale e dà allo spettatore ciò per cui la narrativa d’intrattenimento è nata: l’intrattenimento.

Avevo 15 anni quando ho visto questo film in TV, e ricordo ancora quanto mi abbiano colpito le “trappole” che Kersey piazza in casa, così come la sua foto col pistolone – ritagliata dal “Radiocorriere TV” – è ancora in una vecchia agenda che usavo per conservare i ritagli che mi avevano colpito di più. Quindi sono affezionato al film pur non rimanendo cieco davanti ai suoi tantissimi difetti, che però non intaccano il suo rozzo intrattenimento.

È l’America, baby, e ognuno ha diritto a un bazooka

Un’ultima curiosità. Non so se sia mancanza di creatività, pigrizia o casualità, ma il cattivo finale di questo film muore nello stesso identico modo di quello di Invasion U.S.A., uscito al cinema solo due mesi prima, cioè… bazookato! Forse l’idea era tanto piaciuta che la Cannon aveva voluto ripeterla.


Amara conclusione

Il 24 aprile 1985 Michael Winner partecipa alla festa di compleanno di Jill Ireland, che compie 49 anni, al Tavern on the Green di New York, insieme al di lei marito Bronson e alla loro figlia Zuleika. Sono tutti contenti perché il cancro della donna sembra sconfitto, ma più avanti l’attore rivelerà al regista che sentiva come quella non fosse una vittoria. A metà delle riprese di Death Wish 3 il cancro ritorna. e alla fine sarà lui a vincere Jill. Quello che Winner ha immortalato in video è un uomo che sta vedendo l’amata moglie, compagna di mille avventure, morire lentamente sotto i propri occhi.

Ci sono nemici che neanche Kersey può battere

Questo è l’ultimo film che Bronson e Winner girano insieme, dopo tanti anni passati in felice collaborazione. Il regista si definisce amico dell’attore e continuerà ad avere rapporti personali con lui, anche dopo la morte di Jill Ireland (1990). I due si sentiranno spesso finché Bronson non subisce una fine umiliante: gli ultimi due anni della sua vita li passa immemore di sé, colpito dall’Alzheimer e circondato da una famiglia “allargata” che si odia.

Sebbene sia stringata ed essenziale, l’ultima frase che Winner nel suo libro dedica all’amico Charlie dice molto di più delle parole con cui è scritta.

«È morto nel settembre 2003: non sono stato invitato al funerale.»

Winner non ha potuto dare l’ultimo saluto all’amico di lunga data, ma ha potuto farlo al cinema regalandogli questo terzo giustiziere, che in un periodo come gli anni Ottanta, in cui sarebbe stato impossibile ricreare le atmosfere del primo film, è riuscito a tirare fuori il massimo dal minimo, combattendo contro una Cannon votata all’autodistruzione sin dall’inizio.

Michael e Charlie, insieme sin dal violento 1972

Nessuno sarebbe riuscito a rendere anche solo credibile un eroe ultrasessantenne, con più interventi di chirurgia plastica in faccia, protagonista di un film d’azione che ha per concorrenti i giovani Schwarzenegger, Stallone e Chuck Norris: Michael Winner c’è riuscito, e non poteva fare miglior regalo al suo vecchio amico.

L.

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7 risposte a [Death Wish] Il giustiziere della notte 3 (1985)

  1. Cassidy ha detto:

    Bellissimo finale per il post, da applausi, il film è il più caciarone della saga, penso anche quello che il pubblico ricorda di più, alla pari dei vari Rambo e Rocky, il pubblico ricorda più i seguiti dei capostipite. La marchetta alla Magnum è chiara, ma il duello a colpi di bazooka sembra la risposta di Bronson a Chuck Norris 😉 La battuta sul chiosco è uno spasso! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il buon numero di repliche ha aiutato molto questo film, rispetto agli altri molto meno trasmessi, ma è innegabile che si tratti di una congiunzione astrale fra un Michel Winner a manetta, un Bronson ancora gagliardissimo, una vera e propria guerra totale come all’epoca si poteva ancora mostrare, anche se giusto la Cannon era così pazza da farlo, un totale crollo di valori e il politicamente corretto che è scappato via ad inizio film. Un gioiellino che solo in quel 1985 si sarebbe potuto fare.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Bel post, come sempre, viaggio interessantissimo e ricco di tappe, pur con l’amaro finale. E comunque, dalla trippa al baracchino degli hot dog, questi giorni sono ricchi di frasi “culinarie” che resteranno impresse nel mio immaginario! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah se Winner fosse stato più attento al cinema italiano avrebbe sicuramente proposto a Bronson di inserire la trippa fra le armi del giustiziere della notte 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        E pensa che sarebbe successo se Winner e Cameron avessero fuso insieme i due set… “Aliens: Death Wish”, con Charles Bronson e Sigourney Weaver fianco a fianco contro gli xenomorfi, armati fino ai denti:
        “Caccia all’insetto, Ripley?”,
        “Caccia all’insetto, Kersey!” 😉
        Ottimo post sul più spettacolare, bellicoso e fracassone capitolo della saga, con un finale amaro (nella vita, purtroppo, non al cinema)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che film titanico sarebbe stato! ^_^

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  3. Pingback: [Death Wish] Il giustiziere della notte 4 (1987) | Il Zinefilo

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