[Bruce Willis] Mercury, Prince e Breach

Questa settimana il Bruzionario – il Dizionario dei Film Brutti con Bruce Willis – presenta altri tre titoli: due d’azione e un fanta-horror irresistibile.


Codice Mercury

Voi chiedetemi “Perché ci hai messo più di vent’anni per vedere questo film?” Su, forza, chiedetemelo pure, tanto non so rispondervi.
Ricordo quando uscì in videoteca e un mio collega di allora era ansioso di vederlo: perché non l’ho visto anch’io? Andiamo, è Bruce Willis, che piaccia o meno i suoi film si vedono sempre, figuriamoci poi il Bruno gagliardo degli anni Novanta. L’unica scusa che posso addurre è che in quel 1999 (anche se la VHS CIC Video è datata 1998) avevo così tanti film marziali da recuperare nelle videoteche in chiusura che non avevo tempo per altro.

Però questo è un film che Mediaset replica in TV spesso e volentieri, com’è che non mi è mai capitato di vederlo nei successivi vent’anni? Basta, non insistete, tanto la mia risposta è quella del Raz Degan dei tempi d’oro: «Non so pérche».
L’unica cosa che so è che Rete4 l’ha mandato in onda lo scorso sabato 14 maggio: era un segno che non potevo ignorare.

Il film di Harold Becker è tratto dal romanzo Simple Simon (1996) di Ryne Douglas Pearson, autore che dal 1993 dedicava una serie di romanzi d’azione al suo protagonista Art Jefferson, agente dell’FBI impegnato in missioni ai vertici della tensione. Poi questo suo quarto romanzo è diventato un film dal successo tale… che la serie di romanzi si è interrotta. Solo nel 2018 l’autore è tornato a scrivere un quinto episodio, con il piccolo Simon ormai cresciuto. (In Italia l’autore è completamente inedito, a parte questo romanzo legato al film, che la Sperling & Kupfer ha fatto uscire nel 1998 con l’ovvio titolo Codice Mercury.)

Questo film da sessanta milioni di dollari per cui la Universal sta ancora dando sonore capocciate alla parete – gli incassi americani per puzza arrivano a metà di quella cifra! – si apre con qualcosa a cui siamo abituati: la gente odia Bruce Willis e lo tratta male. Ma povero Bruno, com’è che nei film c’è sempre qualcuno che lo vuole far fuori?

Com’è che nei film tutti vogliono sparare a Bruce?

L’agente speciale Art Jeffries (Bruce) stava per risolvere una brutta situazione ma poi i soliti infami della SWAT (che nei film tutti odiano!) fanno irruzione e ammazzano tutti, com’è loro abitudine cinematografica. Bruce va dal capo della SWAT e gli dà uno spintone, oh, ma uno spintone forte eh?, così viene giudicato mentalmente instabile: e se gli dava un pugno cosa facevano, lo fucilavano?

Ritrovatosi al lavoro da scrivania, che per gli eroi di cinema e TV è la disgrazia peggiore che si possa concepire, il nostro Art non sa che sta per inciampare nella missione più pericolosa della sua vita.

Lo spunto che dà il via alla vicenda è di quelli da mani in faccia. Nick Kudrow (Alec Baldwin) è il super-mega-capo di non si sa cosa che gestisce un enorme dipartimento composto da due sfigati incapaci. Questi tre beoti vogliono farci credere di aver creato il più inviolabile sistema di criptaggio mai conosciuto dalla razza umana. Utile per tenere segrete le identità delle spie all’estero: perché si sa che gli americani adorano farsi i cazzi degli altri, in giro per il mondo.

Kudrow ha venduto al Dipartimento della Difesa questo sistema che proprio è vitale per l’esistenza stessa dell’America, e intanto i suoi due geniali collaboratori l’hanno pubblicato sulla Settimana Enigmistica. Interrogati sullo strano gesto, dicono che volevano testarlo, per vedere se qualcuno lo criptava. Quindi non avevano mai messo alla prova questo geniale sistema? Comunque qualcuno l’ha decriptato e li ha chiamati, e loro hanno chiamato Kudrow. Quindi ora lo sanno tutti: ammazza, ma che livelli di sicurezza avete, alla sezione “Sicurezza”?

Un Baldwin cattivissimo, anche se certo è un personaggio un po’ scritto al volo

A decriptare il codice più inviolabile della storia è stato un bambino, ma mica uno normale: Simon è autistico, e in linguaggio cinematografico significa “il più grande genio del mondo, tipo che Einstein era una pippa”. Purtroppo sono i danni fatti da Rain Man, quindi dal 1988 ogni bambino autistico automaticamente è il più grande genio mai vissuto sulla Terra.
Spinto da questo stereotipo Ricky Gervais racconta di aver preso il figlio autistico del suo vicino di casa e, con la scusa di portarlo allo zoo, l’ha portato al casinò… perdendo un sacco di soldi, visto che evidentemente aveva beccato l’unico autistico a non essere un genio!

All’incirca tre secondi e mezzo dopo che Kudrow scopre di come il suo codice inviolabile sia perfettamente leggibile dagli autistici, un killer arriva a casa di Simon e gli stermina la famiglia, non riuscendo però a prendere il bambino. Che è proprio un killer professionista di grande caratura. Purtroppo sembra un bruco di sceneggiatura invece è chiaro come sia un buco di tutto, visto che interi reparti speciali americani non riescono proprio a prendere ’sto ragazzino.
Anche perché a proteggere Simon ci pensa Art, che non lo molla mai… cioè, quasi. Diciamo che ogni cinque minuti lo molla da qualche parte che ha robe da fare, quindi in pratica ’sto ragazzino sta sempre da solo: per fortuna i cattivi sono talmente incapaci che Simon non corre mai alcun rischio.

Tranquillo, ci penso io a te: camminiamo sui binari, che è sicuro…

Kudrow si fa in quattro per inventarsi motivi per prendere in custodia il ragazzino, immagino per ucciderselo comodamente a casa sua, il che rende tutto ancora più ridicolo. Quale sarebbe il procedimento logico? Se Kudrow ha appena scoperto che il codice venduto alla Difesa americana è leggibile da un qualsiasi autistico, che senso ha far sparire Simon, visto che ce ne sono tantissimi altri di autistici? Magari però nessuno di loro verrà mai a contatto con quel codice… e allora che senso ha far sparire Simon, che manco parla?

Mentre lo spunto fa acqua da tutte le parti, il resto non va meglio. Becker mette a punto un prodottino fatto a mestiere, rispetta tutti i canoni del thriller d’azione fine anni Novanta ma forse proprio per questo è tutto mortalmente scontato e banalissimo, con per di più un Bruce particolarmente inespressivo quando invece all’epoca qualcosa riusciva ancora a fare.
Non so, forse se l’avessi visto quel 1999 mi sarebbe piaciuto, ma ne dubito altamente: già trovavo noioso l’action americano di quel periodo, di qui questo film sembra la brutta copia.

Belle pose da foto di scena, ma poco altro

Non c’è una sola singola scena interessante, particolare, dove magari Bruce fa Bruce invece di un personaggio neutro che se ci mettevano un qualsiasi altro attore sarebbe stato identico. Non c’è caratterizzazione, solo un volto inespressivo che fa la faccia dura, circondato da comprimari straordinariamente anonimi.
Un gran peccato, perché c’erano tutti gli strumenti giusti per un prodottino ghiotto invece è solo un lungo sbadiglio.


The Prince
Tempo di uccidere

Ho sempre confuso questo The Prince (2014) di Brian A. Miller con tutt’altro film, quindi al suo apparire su Prime Video non l’ho degnato di attenzione: comunque l’avevo già visto nel 2016, dopo che era uscito in DVD 01 Distribution, ma non ricordavo che valesse la pena dagli un’altra occhiata, malgrado la orripilante locandina italiana.

Papà Jason Patric non riesce più a contattare sua figlia (interpretata da Gia Mantegna, figlia di Joe), che è chiaro si sia tuffata a corpo morto nel grande mondo della droga. Con l’aiuto più o meno volontario di un’amica della figlia (la decisamente guardabile Jessica Lowndes), papà Jason comincia a menare spacciatori e buttafuori di locali malfamati risalendo la catena alimentare per capire quanta brutta gente è stata contattata dalla figlia, la quale ha più contatti scottanti di Pablo Escobar.

Con l’aiuto del vecchio amico John Cusack, che per il suo ruolo non s’è preso la briga manco di pettinarsi, papà Jason arriva fino al super-mega signore dei localacci 50 Cent, il giovane Bruce Willis nero che fa piccoli ruoli inutili nei film.

Ammazza che ti ammazza, papà Jason arriva al big boss Bruce Willis, con cui ha un conto aperto: quando era giovane, papà Jason era un signorotto locale che per errore ha massacrato la famiglia di Bruce, e pare che quest’ultimo non ne sia rimasto per niente contento. Ora che Bruce ha in mano la figlia dell’uomo potrebbe vendicarsi. (Spoiler: non lo farà.)

Credo sia da questa foto che è nata l’orripilante locandina italiana

Il regista Brian A. Miller è un piccolo Steven C. Miller e infatti ne segue la via, senza però lasciar intuire il talento dietro i lavori di maniera: piccoli filmettini d’azione dimenticabile che però, come in questo caso, sono alla fin fine una visione divertente e non fastidiosa.

I nomi noti che appaiono fanno solo tristezza, Bruce Willis ha la nomea ma in realtà l’intera classe attoriale della sua leva fa ormai solo filmucoli di poco conto: John Cusack sta decisamente peggio di Bruce, eppure non mi sembra goda della stessa cattiva reputazione. Invece da lodare Jason Patric che pur non essendo questo cavallo di razza comunque si tiene l’intero film sulle proprie spalle, senza sfigurare e anzi risultando il migliore dell’intero cast.

È così che finisce la carriera americana di un sud-coreano

Peccato per Rain, il sud coreano che ha provato a conquistare il cinema occidentale con Ninja Assassin (2009) sbagliando alla grande. Dopo un paio di robe, tipo questa, se ne è tornato in patria e ha fatto bene: la cinematografia coreana è di gran lunga superiore per possibilità e spunti, mentre in Occidente per lui non c’erano altri ruoli se non lo spietato assassino orientale come in questo caso. (Andasse a farsi raccontare dal conterraneo Lee Byung-hun quante occasioni ha avuto per lui il cinema occidentale degli anni Dieci.)

Un filmetto d’azione canonico senza né sorprese né particolare costruzione cinematografica, ma perfetto per una visione senza impegno e di puro intrattenimento.


The Breach
Incubo nello spazio

Già ho recensito questo film del 2020, ma lo riassumo per il Bruzionario.

Siamo nel 2242 e la Terra, come al solito, sta morendo. Il Governo decide di seguire il consiglio di Gianluca Grignani e organizza un treno per le stelle, «un nuovo treno che binari non ha», e infatti è un’astronave. Come scegliamo chi dovrà salvarsi? Facciamo come nel classico Quando i mondi si scontrano (1951), cioè scegliamo solo bianchi americani che si conoscono fra loro? Esatto, è un sistema che funziona sempre, perché cambiarlo?

C’è gente che non ha gradito il fatto che a partire siano stati militari e loro parenti e amici, così ci sono stati incidenti e attentati, ma l’equipaggio della Hercules detta “Herc” – non scherzo, chiamano davvero la nave con un nomignolo! – non sa che i terroristi hanno sabotato il viaggio, e che al risveglio dei trent’anni di criosonno “qualcosa” succederà.
“Qualcosa” cosa? Eh, qui c’è un bel problema: gli sceneggiatori non sapevano che inventarsi e tanto non c’erano soldi per fare niente, quindi facciamo che “qualcosa qualcoseggia”. Va be’, ma che succede? Succedono robe, che fanno cose e coseggiano in giro. Sì, ma precisamente in cosa consiste questo attentato? In una roba robeggiante che cosa la cosa nella cosa. Oh, insomma, è tutta una paraculata per far salire uno xenomorfo a bordo!

E vai, buttiamo lì del black goo a casaccio, che così citiamo sia “X-Files” che Prometheus

Come li affronti gli alieni-zombie? Semplice, metti lì Bruce Willis che fa il suo sorriso sbilenco, e nessuno rimane in vita. Però so’ zombie, tecnicamente già morti, quindi è meglio prendere i fucili e sparare. Il problema è che quei due fuciletti stupidi in dotazione all’equipaggio fanno meno danni di una fionda. Tranquilli… Bruce Willis tira fuori il pompone!

Tutti sono dotati di fuciletti…

… ma Bruce Willis c’ha il pompone!

Bruce è Bruce, non si prende sul serio, ha il suo solito sorrisetto sardonico stampato sulla faccia e si diverte un mondo a fare il re all’inferno, non potendo più servire in Paradiso (tanto per continuare a citare robe da Alien: Covenant).

Serie Z di quella buona, fanta-horror spaziale, alieno a bordo, Bruce Willis che gigioneggia, bevande fantastiche, fanta-fucili e citazioni aliene: per me, è il film dell’anno!

L.

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17 risposte a [Bruce Willis] Mercury, Prince e Breach

  1. Zio Portillo ha detto:

    In rigoroso ordine:

    Codice Mercury. Visto, credo, all’uscita e poi mai più. In testa ne avevo un ricordo sbiaditissimo, ma tutto sommato buono. Poi ho letto il paragrafo che gli hai dedicato e mi si è accesa una lampadina! Era quello che pubblicavano il codice segretissimo per testarlo. Il “buon ricordo” è svanito di colpo e la mia mente, ridestata dal torpore, l’ha immediatamente ribollare come “cagatona”. (Ricky Gervais come comico, politicamente scorrettissimo, mi fa spaccare!).
    The Prince. No, niente. Mai visto e nemmeno mai sentito. Colgo l’occasione però per dirti che ero così fomentato da “Ninja Assassin” che lo comprai in dvd appena uscì, lo guardai e niente… Il cd ora lo uso come spessore per una sedia che traballa.
    Breach. Recuperato qualche giorno dopo la tua vecchia recensione. Ottimo prodotto! Un film a basso (bassissimo!) costo ma divertente e godibile, come di regola dovrebbe essere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In ordine:
      C’erano soldi a iosa, bravi attori e un’ottima squadra tecnica, per di più una sceneggiatura tratta da un romanzo, il che di solito assicura almeno buone basi: niente, sono riusciti a prendere il romanzo sbagliato e a tirar fuori un prodotto assolutamente anonimo, scontato e noioso.

      The Prince: è uno dei cento Bruce che uscivano all’anno, era davvero difficile stare dietro a tutti, anche perché i titoli sono così anonimi che non rimangono impressi. Per tanto tempo ho confuso questo film con un altro, che peraltro va in onda stasera su Italia1 in prima serata 😛

      “Breach” è stato un mega-sorpresone, perché è uscito insieme a “Cosmic Sin” che è una cagatona da competizione quindi tutti hanno dato per scontato che fosse di pari grado. Invece è puro divertimento come dovrebbero essere tutti i film di serie Z 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    “Codice Mercury” è come “The Jackal”, ricordo la trama, ricordo che Bruno fa due ruoli differenti, ma più li vedo più li dimentico, più Italia 1 li replicata, meno li ricordavo, a questo punto meglio “The Breach” che almeno ha tutti gli elementi giusti. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vero, “Cosmic Sin” e “Breach” sono usciti insieme e parlano entrambi di robe spaziali, ma è impossibile confonderli, anche perché nel primo Bruce appare per puzza. Invece Mercury è un thriller decisamente anonimo, e sì che è fatto bene e coi soldi della Universal, ma manca proprio di anima e di compartecipazione.

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  3. Evit ha detto:

    Io sto ancora ridendo per “il Bruzionario”.

    Codice Mercury è di quelli che apprezzi dopo la settantesima replica in TV dagli anni 90. Il che vuol dire che tra un paio di anni te lo godrai anche tu.
    Non sei il solo a cui è sfuggito per anni, la mia partner non sapeva neanche della sua esistenza finché non ho saputo di questa mancanza e le ho suggerito di guardarlo visto che era disponibile su qualche servizio di streaming. Non l’ha ancora fatto perché non si fida dei film con Bruce Willis e penso non lo farà mai 😄 (come darle torto!)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Proporre alla propria amata un film con Bruce Willis è considerata crudeltà coniugale 😀
      Scherzi a parte, essendo un film ampiamente replicato non so davvero spiegare come io abbia fatto a non vederlo per tanto tempo, forse un sesto senso mi ha tenuto a bada fino ad oggi.

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      • Evit ha detto:

        😄
        Non so perché lo associo mentalmente a Ipotesi di complotto, sarà il look del film, gli anni in cui sono usciti, la CIA, la trama balzana…

        Entrambi se sono in TV me li guardo perché ormai sono in fase nostalgica per quel tipo di estetica cinematografica.

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  4. Evit ha detto:

    Sceneggiatori a Hollywood dopo Rainman: “aaaanvedi sti autistici aò”. Sì, sono tutti romani nel mio immaginario. Hanno risolto tutti i problemi per le loro trame sceme, la soluzione a tutto: “è n’genio!”

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  5. Fabio ha detto:

    Confesso che la filmografia di Bruce me la sono visionata in ordine cronologico parecchio a c***o di cane,ma per lo piu’ in contromano,tanto che non facevo mai le categorie film belli e film brutti,semplicemente li dividevo in 2 sezioni,film con Bruce coi capelli e film con Bruce pelato😏!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha mi sa che nella prima categoria ci sono davvero molti meno titoli che nella seconda 😀
      Di solito sin dai primi anni Novanta mi sono visto le uscite di Bruce appena riuscivo a metterci sopra le mani, senza particolari sbattimenti e senza sbrigarmi, ma almeno i film grossi me li vedevo alla loro uscita, poi con il nuovo millennio sono scomparsi i film grossi e di solito mi vedevo i suoi filmucoli alla prima occasione buona, ma lo stesso mi sono rimasti dei “buchi” sparsi, che così approfitto per recupearre.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Il giovedì votato al Bruzionario è sempre un esimio giovedì! 🙂
    Ancor di più nell’occasione odierna dato che abbiamo tre film (tutti visti) “a salire”: il primo, visionato ai tempi, mi intrattenne ma non lasciò ricordi indelebili, segnuccio evidente a proposito di qualità non eccelsa, il secondo, magari più a baracconata, ma risulta meno pretenzioso e, pertanto, alla fine più azzeccato per quella che è la sua dimensione, l’ultimo ha troppi ingredienti giusti nel film giusto per non risultare la quintessenza del divertimento! 🙂

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