Blood Brothers (1990) American Kickboxing

Anno 1992, all’incirca. Appena uscito di scuola mi sono fiondato in una delle videoteche che frequento, come facevo spesso, anche se questa in particolare è la mia alma mater: non è stata la prima videoteca ma di sicuro è stata quella dove ho noleggiato più chicche. (Per chi fosse di Roma, era la videoteca davanti alla fermata della Metro Ponte Lungo, credo che anni fa sia diventato un negozio di computer.)

Conosco a memoria l’esatta posizione di tutte le videocassette, anche perché all’epoca non ce n’erano così tante, e quindi le novità le becco al volo. Per esempio quel giorno c’è un nuovo film di arti marziali, come si può facilmente intuire dalla locandina con due che si prendono a calci. Ma quello che attira la mia attenzione è la scritta in caratteri piccoli sopra la foto dei due combattenti:

«Dai produttori di VAN DAMME/KICKBOXERS”»

La cosa incredibile… è che è una frase assolutamente vera!

All’epoca sono un violento collezionista di Van Damme, oltre ogni limite: compro riviste anche se magari c’è una riga dove si annuncia l’uscita di un suo film, con citato giusto il titolo. Ho comprato riviste d’ogni tipo, americane, francesi e tedesche, solo perché c’erano foto di Van Damme: se all’epoca fosse esistito internet mi sarei fatto del male…
Però per fortuna avevo ancora una coscienza, la quale quel giorno mi ha detto: «Ma davvero vuoi comprare un film solo perché c’è scritto “Van Damme” in locandina?» Sono sceso a più miti consigli e non l’ho comprato… Però l’ho comprato decenni dopo, quando da Van Damme sono passato a collezionare ogni prodotto marziale uscito in Italia!

Questo è stato il mio primo incontro con il film di strambi sbirri marziali di questa settimana.


Produzione e distribuzione

Se l’Occidente aveva dovuto aspettare il 1988 per riscoprire il cinema marziale, Hong Kong aveva tutt’altra evoluzione e andava per conto suo, ma certo era contenta ora di avere maggior richiesta dall’estero. Si era da poco calmata la spaventosa richiesta di filmacci ninja su cui Godfrey Ho aveva impostato la sua intera carriera, che dopo il 1989 di Kickboxer nasceva quella di film che mostrassero quella “nuova” arte marziale.

La Seasonal Film Corporation andava spedita a sfornare piccoli film marziali a bassissimo costo e la sua fortuna era stata di aver ospitato nel 1985 un tizio belga che poi era diventato famoso, così da rivendere quel film – noto da noi come Kickboxers – ma intanto aveva proseguito a fare film, inserendoli in maniera del tutto slegata in una ideale serie dal titolo No Retreat, No Surrender. Dopo il primo, Kickboxers appunto, quando telefonarono al protagonista Kurt McKinney per iniziare a girare il secondo al suo posto ha risposto un tizio della stessa palestra, Loren Avedon, che d’un tratto si è ritrovato star marziale internazionale.

Kurt McKinney è momentaneamente assente, se volete vengo io

Dopo il secondo film, Artigli di tigre. Il ritorno (1987), decisamente migliore sotto ogni punto di vista, è chiaro che Avedon è convocato anche per il terzo: questo No Retreat, No Surrender 3: Blood Brothers. Ripeto, sono tutti film slegati dove anche gli attori ricorrenti interpretano comunque ruoli diversi, ma capite che il fascino della “saga marziale” è potente.

Titolo del DVD Stormovie

Purtroppo l’HKMDb non riporta date di uscita (anzi attesta il film al 1989) quindi ci rimane solo l’IMDb come fonte, e ci dice che la prima uscita è in Germania – Paese storicamente medaglia d’oro di passione marziale – nel gennaio 1990: solo nel marzo 1991 arriva nelle videoteche americane, mentre la prima VHS italiana, targata Videogram, ha la data 1992 e il titolo nostrano American Kickboxing.
Il problema della VHS Videogram è che in locandina sotto il titolo c’è la frase di lancio «Quando la vendetta ha 4 braccia!», scritta fra virgolette, che qualche genio ha scambiato per parte del titolo: non solo ora campeggia sull’IMDb, ma già negli anni Novanta le Videoguide VHS riportano il chilometrico Quando la vendetta ha 4 braccia! American Kickboxing.

Quello stesso anno, giovedì 16 aprile 1992, Italia1 lo manda in prima visione con lo stesso titolo (quello vero), anche se il “Radiocorriere TV” scrive “American Knick Boxing“. Io ero lì, pronto con il videoregistratore, e anche se purtroppo non ho salvato quel film comunque i combattimenti li ho visti e rivisti miliardi di volte, fanno parte di me, e tutti col logo di Italia1 “1TV”.

Dall’Archivio Marziale Etrusco, un frammento di prima visione del 1992

La mitica Stormovie, quella con la “S” sulla costa, lo porta in DVD nel 2007, mantenendo il titolo: a sorpresa la distribuzione italiana non ha inventato mille titoli alternativi per questo film.


Fratelli di menare

In questa saga-non-saga può cambiare il regista – qui arriva Lucas Lo, o Lucas Lowe (Lo Yuen-Ming) – ma lo sceneggiatore è sempre lo stesso, Keith W. Strandberg, a cui la Seasonal affida tutti i suoi migliori titoli “stranieri”, quelli cioè girati con attori occidentali così da venderli bene all’estero.

Invece dei soliti eroi solitari e “privati”, stavolta Strandberg rende il protagonista un agente speciale, Casey Alexander, un po’ poliziotto un po’ agente CIA, un po’ qualsiasi altro stereotipo. Ad interpretarlo un vero campione del ring che da anni bazzicava il cinema marziale, soprattutto di Hong Kong: Keith Vitali.

Un attore sottile, dalla recitazione appena accennata

Figlio di un pezzo da novanta della CIA in pensione (Joseph Campanella), Casey ha un fratello scapestrato, Will, che indossa giubbotti con la falce e il martello e passa il suo tempo insegnando karate: un ruolo perfetto per il giovane Loren Avedon.

Loren “spaccava”… in tutti i sensi!

La vicenda si apre con Casey che sotto copertura sbaraglia un’intera banda di rapinatori di banca a suon di mazzate. Uno di loro però fa in tempo a ferirgli un braccio, e per tutto il resto del film il personaggio indosserà il gesso. È strano, visto che gli eroi d’azione di solito neanche si accorgono delle pallottole che si beccano in corpo, come mai invece tutta questa attenzione per una singola ferita?
A spiegarci l’arcano ci pensa Avedon stesso, che nel luglio 2020 è stato intervistato da Scott Adkins per la sua splendida serie “The Art of Action“.

Avedon e il segreto del braccio ingessato di Vitali

Avedon racconta che un paio di giorni prima di iniziare a girare la squadra di stuntman del film invita lui e Vitali in una palestra per capire cosa i due atleti siano in grado di fare, così da studiare (leggi: “improvvisare”) una coreografia marziale. La prova procede bene finché dopo un calcio volante Vitali cade male e si spezza il braccio in due punti, visto poi che la palestra non aveva alcun tipo di protezioni né di tappetini morbidi.
Sulle prime il regista pensa di sostituire l’attore e chiede ad Avedon se conosca qualcun altro disponibile al volo. L’attore dice di non conoscere nessuno e di volere Vitali, sia perché è il suo idolo nel campo agonistico sia perché non vuole far perdere il lavoro a un collega. Così lo sceneggiatore deve applicare pesanti cambiamenti alla trama, per giustificare il gesso dell’attore. Visto che non stiamo parlando di Shakespeare ma di un filmetto la cui trama è a malapena avvertibile, direi che non è stato un lavoro troppo gravoso.

Per far riposare Vitali girano prima la scena della rissa al bar, corposa e lunga, così che poi Vitali possa entrare in azione. Il braccio sinistro sarà pure inutilizzabile, ma col resto del corpo l’atleta se la cava alla grande.

Un pugno in avanti, un calcio all’indietro

Casey e Will sono due fratelli in guerra da anni, perché il primo è quadrato e ligio alle regole mentre il secondo è uno spirito libero e ribelle. Quando però loro padre viene fatto fuori da un boss della Florida, i due fratelli si ritrovano costretti a cooperare… anche se a modo loro. Così infatti lo sbirro marziale procede per indagini, mentre il ribelle fa il ribelle e va per conto suo: anche se solo il primo ha un distintivo, sono comunque… strambi sbirri marziali!

Anche se in modi diversi, entrambi arrivano al boss della Florida, Franco (Rion Hunter).

Che sia un boss cattivo lo si capisce dai capelli

Franco sta organizzando un attentato terroristico molto ben studiato, roba di alto spionaggio, alta intelligence e con milioni di dollari di investimento in… No, dài, sto scherzando: lui e un suo socio barbuto si mettono col bazooka al centro dell’aeroporto… e sparano a George Bush! Ammazza che piano a prova di CIA!

E noi a Bush lo sparamo!

Ma… è un sosia o hanno davvero ripreso Bush a sua insaputa?

Tranquilli, i blood brothers Casey e Will risolvono i loro conflitti caratteriali e uniscono le forze contro il cattivo Franco, facendo sventare l’attentato semplicemente dando una spinta al barbuto. Oh, ma una spinta forte, eh? Poi via, tutti a menarsi nell’hangar.
Stando alla citata intervista, Avedon odia le altezze. Quando per il combattimento finale organizzano un doppio scontro con un fratello a terra e uno sospeso in aria… indovinate a chi tocca stare sospeso in aria? Per fortuna è andato tutto bene, tranne all’ultima ripresa, in cui un’obiettivo della cinepresa si stacca e finisce addosso all’attore.

Indovinate dov’è finito l’attore che odia le altezze…

La sceneggiatura è tipica dei film di Hong Kong pensati più per il mercato estero che per quello asiatico, anche se la regola della casa è intatta: ogni attore occidentale deve fare le boccacce. Non importa se sia famoso, campione di chissà che stile o altro, se è un gwailo, uno straniero, deve esagerare tutto quello che fa.
Gli attori marziali raramente sanno recitare a livelli accettabili per un prodotto occidentale, quindi forse questa regola è stato un bene per l’intera generazione nata in quel periodo, visto che gli urli e le boccacce erano utilissimi a mascherare una recitazione carente.

Non due grandi attori, ma due spettacolari fratelli di menare

Per far capire quanto Blood Brothers fosse “sul pezzo” basta dire che in quello stesso 1991 in cui arriva nelle videoteche americane in TV appare “Street Justice“, la cui formula è in pratica la stessa: un poliziotto duro e puro (in questo caso Carl Weathers) affiancato da un artista marziale “sciolto” (il mitico Bryan Genesse), a risolvere casi fra pistolettate e calci volanti.

Insomma, gli strambi sbirri marziali in quel periodo piacevano da morire, soprattutto se poi li si poteva prendere un po’ in giro a causa delle carenze recitative. Ce ne sarebbe un gran bisogno ancora oggi, di film di questo tipo.

L.

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15 risposte a Blood Brothers (1990) American Kickboxing

  1. Cassidy ha detto:

    Una volta bisognerebbe approfondire la filmografia di George Bush, penso che lui e sua moglie siano la coppia presidenziale più presente nei film, dietro agli imprendibili Nixon e Kennedy. Direi che oltre agli strambi sbirri marziali, ci sarebbero un po’ gli estremi anche per il maestro sciancato, visto che hanno fatto di frattura virtù 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhhh sai che non ci avevo pensato? In effetti Vitali è fra i pochissimi “maestri sciancati” che lo erano davvero, almeno al momento delle riprese 😛
      Sarebbe divertentissimo scoprire che il vero Bush è stato ripreso a sua insaputa da una troupe cinese per un filmaccio marziale 😀

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Pezzo mitico, grandi chicche (tra archivio marziale etrusco e brani di intervista), film dl quelli che scaldano cuore, anima e ogni altro anfratto! 😊
    Questa settimana, tra trippa, baracchino degli hot dog, bruzionario e il post odierno sento scorrere potente nelle mie vene il divertimento Z! 🙂😃

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  3. Marco Vecchini ha detto:

    grande! Era uno di quei film che ricordavo molte scene ma non il titolo, e poi qualche anno fa sono riuscito a risalire e a comprare il dvd.
    Ora non ricordo se faceva parte della stessa saga, ma credo che ne facesse parte pure “Uniti per vincere”. O forse no, la titolazione italiana era parecchio stramba.

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  4. Anonimo ha detto:

    Ciao, siccome sei interessato alle trasmissioni in tv dei film marziali, volevo farti sapere che una volta, credo nel 2009, vidi ” I tre dell’operazione drago” su La7 alle 14.00. La versione trasmessa era quella senza il dialogo tra Lee e il maestro barbuto. Lo stesso film fu mandato in onda anche in prima serata su Iris (tramite una veloce ricerca ho trovato la data di venerdì 26 giugno 2015, che non ricordavo). Inoltre ho appena scoperto che verrà trasmesso anche domani, 21 maggio 2022, intorno alle 12.00 sempre su Iris

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio per le informazioni e torna spesso a trovarmi, perché non bastano mai gli occhi per tenere d’occhio le guide TV 😉

      Il mitico “Enter the Dragon” è andato in onda ieri sera su IRIS e verrà replicato domani, ma tanto ho già conservato la trasmissione dell’anno scorso dello stesso canale.
      Mi sono stupito di non trovare quella splendida scena “riattaccata”, davo per scontato che una volta tirata fuori dalla Warner vent’anni fa ormai facesse parte stabile delle messe in onda, invece evidentemente Mediaset attinge ad una versione precedente. Tra l’altro sarebbe interessante scoprire chi doppia Bruce in quella scena, visto che a orecchio mi sembra un doppiaggio d’annata: che sia una scena apparsa nella pellicola italiana e poi persa in home video? Chissà.

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      • Anonimo ha detto:

        Di niente, mi dispiace solo di non poter essere più preciso riguardo alla messa in onda su La7, che comunque è ovviamente antecedente alla legge che obbliga questo canale a trasmettere solo programmi di approfondimento politico.
        Per quanto riguarda la scena “riattaccata”, quando lo vidi su La7 mi stupii della sua assenza, dato che avevo già visto il film in blu-ray in versione completa e non sapevo che la prima versione italiana non la includesse.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I miei mi regalarono la VHS del film nel 1987, circa, e sin da allora – compresi i passaggi TV – la scena era assente: è apparsa solo con la bella edizione DVD Warner, quindi è solo da una ventina d’anni che è nota anche da noi. Forse le emittenti hanno ancora versioni precedenti del film.

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  5. Giuseppe ha detto:

    “Blood Brothers”, Vitali e Avedon, due strambi sbirri marziali e una guest-star di lusso… che con ogni probabilità nemmeno sa di esserlo stata, la guest-star del film (propendo per l’ipotesi che quello fosse proprio il vero e ignaro Bush) 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse all’epoca le misure di sicurezza erano meno rigide, ma certo vedere un gruppo di cinesi all’aeroporto che ti “mirano” con un grande strumento non doveva essere tranquillizzante: vallo a capire che era una cinepresa 😀

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