[Death Wish] Angeli punitori (1985)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Angeli punitori

Il 1985 è un anno così ricco di giustizieri, vendicatori e punitori che vale la pena restarci ancora un po’.

Angel Killer

Come abbiamo visto, le varie case fondate da Roger Corman come la New World Pictures sono sempre attente a dove tira il vento e all’odore delle novità che piacciono agli spettatori, così il 13 gennaio 1983 presenta Angel, titolo semplice con cui il regista e sceneggiatore Robert Vincent O’Neil rimpolpa la sezione “femminile” della narrativa dei punitori.

Ricevuto il visto della censura italiana il 6 dicembre 1984, con divieto ai minori di 14 anni, esce in qualche cinema italiano con l’inizio del 1985, vantando il più esplicativo titolo Angel Killer, da non confondere con il thriller omonimo del 2002.
Uscito in VHS Domovideo, Odeon TV lo manda in onda nella seconda serata del 19 ottobre 1989, quindi a sorpresa anche questo “angelo punitore” è uno degli Eroi di Odeon.

La venticinquenne Donna Wilkes interpreta una quindicenne che di giorno va a scuola con le treccine e il volto angelico, mentre passa le notti newyorkesi impegnata nel lavoro più antico del mondo. Intervistata dal quotidiano “La Stampa”, in occasione dell’arrivo in sala il 5 gennaio 1985, l’attrice rivela il suo metodo di lavoro:

«Ho frequentato per varie settimane delle giovani prostitute che “lavorano” sull’Hollywood Boulevard. Parlando e riparlando con queste sventurate mi sono resa conto, a poco a poco, per quali delusioni si arriva a naufragare sulla mitica strada hollywoodiana che, un tempo, cioè sino a vent’anni fa, era la passerella dei divi e delle star del cinema.»

Fra le cause della “perdizione” l’attrice annovera l’eccessiva fretta di arrivare al successo, che porta a bruciare le tappe e a fare scelte avventate. Scelte come interpretare questo film, aggiungo io, che dopo anni di gavetta è riuscito a rovinarle la carriera, tanto che la povera Wilkes passerà alla TV scomparendo di scena.

Donna Wilkes: eroina di Odeon TV! (il nome in locandina è sbagliato)

Il film punta tutto esclusivamente sulla trovata pruriginosa della scolaretta prostituta, espediente che però rimane sullo sfondo mentre il regista si impegna a mostrare in video tutti i più balzani e pittoreschi animali notturni che popolano le vie di New York.

Quel cowboy buffonesco è l’unico vero protagonista del film

La protagonista non diventa mai giustiziera, come viene lasciato supporre ancora oggi dalle videoguide, si limita a vegetare immobile e muta poi nel finale prende una pistola e si avvicina al cattivo, venendo però subito disarmata e quindi relegata al classico ruolo da donna IES (Inciampa E Strilla).

La giustiziera bambina: un’idea divertente ma del tutto assente dal film

Da una casa di Roger Corman mi aspettavo molto di più, da quella New World Pictures che dieci anni prima presentava grintose “donne in gabbia” tutt’altro che inermi mi aspettavo maggior attenzione per questa mancata giustiziera: paradossalmente farà di più Linda Blair nel pessimo Savage Streets (1984). Anche se pure lei agisce solo nel finale, almeno dimostra di aver capito dove sta tirando il vento.

Angel Killer 2

Chissà, magari è proprio dopo aver visto quel film con Linda Blair che O’Neil si rende conto di essersi bruciato una grande occasione, e decide di aggiustare il tiro con Avenging Angel (gennaio 1985), ma stavolta l’Italia non si fa fregare, e il film esce direttamente in VHS Videogram con il titolo Angel Killer II: la vendetta.

Stando alla citata rivista “Femme Fatales”, il produttore Keith Rubenstein e il regista-sceneggiatore O’Neil non credevano che Donna Wilkes fosse credibile per il secondo film, ma gli azionisti della casa la rivolevano in quel ruolo: a risolvere la situazione ci ha pensato l’attrice, allontanandosi dal cinema.

Anche questo seguito va in onda su Odeon, in prima visione il 26 ottobre 1989.

Angel è “morta”, nel senso che Molly ha abbandonato la professione più antica del mondo per intraprenderne una ancora più antica e disinibita: studia per diventare avvocatessa, grazie all’aiuto del tenente Andrews che l’ha presa sotto la sua ala. Quando due spietati criminali compiono un massacro per recuperare prove compromettenti, e nella pioggia di piombo il tenente Andrews stira le zampe, Molly è sconvolta… e lascia che Angel torni in azione.

Detta così sembra che succeda qualcosa, invece purtroppo O’Neil passa metà film a rimettere insieme la “banda” del precedente, cioè personaggi cialtroni che forse nel 1985 facevano ridere ma ne dubito: qualcosa mi dice che l’unico a ridere di quelle stupidate fosse solo O’Neil.

Ma davvero qualcuno ha pensato che ’sta roba fosse divertente?

Comunque il regista e sceneggiatore sembra ossessionato dal trovare sistemi perché Molly/Angel NON faccia mai una stra-mazza di niente: ripeto, è la casa che dieci anni prima mostrava donne che sparavano, si picchiavano e si torturavano in carcere, e ora invece lascia che O’Neil sprechi per la seconda volta ogni potenziale.

Una protagonista paralizzata nella non-azione, al massimo fa pose sècsi

Almeno uno dei temi classici della casa è rispettato: Molly/Angel è interpretato da una più che guardabile Betsy Russell, sempre attenta ad essere in pose sècsi quelle poche volte in cui è inquadrata, ma è davvero troppo poco per i disinibiti anni Ottanta: dopo aver visto Linda Blair nuda nella vasca che si prepara a massacrare i cattivi, questa Angel fa davvero una figura barbina.

Il momento topico di questo film, la scena in cui si dimostra la totale cialtroneria dell’autore e di chi l’ha consigliato, è quando finalmente Angel prende la pistola: mi diverte pensare agli oggettisti di scena che hanno girato le fiere campionarie americane alla ricerca della più piccola pistola mai prodotta, qualcosa per cui si debbano usare i micron come unità di misura. Ma va be’, almeno questa “giustiziera” finalmente fa qualcosa che non sia una posa sècsi: tirata fuori la pistolina dalla giarrettiera, spara al cattivo… click… la pistola si inceppa! Niente, non si riesce proprio a farle sparare un solo colpo, a questa giustiziera della notte.

Intervistata anni dopo dalla rivista “Femme Fatales” (volume 2, n. 2, autunno 1994), l’attrice ricorda:

«È stata un’esperienza dura, perché non ho capito il personaggio. Mi sentivo insicura, ero molto giovane ed è avvenuto tutto molto in fretta. Inoltre non avevo studiato molto, non riuscivo a legare con il personaggio: Angel non era una ragazza comune, era qualcosa di nuovo per me e non avevo tempo di fare ricerche.»

Cosa voleva capire? Cosa voleva ricercare? Doveva interpretare un cartonato che faceva da sfondo a buffoni vestiti da cowboy e mimi parlanti: sono loro gli unici protagonisti di queste due buffonate di film, che però sono indicativi di quanto la narrativa dei punitori fosse talmente di moda: era inevitabile nascessero truffe e cialtronate simili a ruotargli intorno.

Non è il rossetto… è la pistola! Che tristezza…

Per fortuna però il processo di emancipazione femminile dalle catene dello IES (Inciampa E Strilla) è riuscito ad incrociare sul serio la narrativa dei punitori.

L’angelo vendicatore

Nel settembre del 1985 arriva nella sale americane Sudden Death. Il manuale “Video Trash Treasures II” (1990) di L.A. Morse afferma che il titolo di questo film «è un incrocio fra Sudden Impact [in Italia, Coraggio… fatti ammazzare] e Deadh Wish [in Italia, Il giustiziere della notte]»: reputo plausibile che i distributori volessero strizzare l’occhio ai due più celebri giustizieri violenti del momento: l’ispettore Callaghan e il giustiziere Kersey.
Non ho trovato altra distribuzione italiana se non una VHS Vestron dal titolo L’angelo vendicatore.

Purtroppo non sono riuscito a trovare il film in alcuna forma, quindi per la trama mi affido al citato saggio di Morse. Valerie Wells (interpretata dall’ex Miss Australia Denise Coward) è una programmatrice informatica – mansione che spaccava negli anni Ottanta – la quale viene aggredita e stuprata da due teppisti. Una volta capito che la polizia non farà niente, sia perché ha le mani legate sia perché poco interessata, Valerie decide di imboccare da sola la lunga strada della vendetta.

Morse non specifica se la protagonista ritrovi i suoi aggressori, ma ci racconta che la donna in pratica imita il primo Bronson, cioè si limita a camminare per le vie della New York notturna fingendosi preda, così che una volta avvicinata dall’aggressore di turno possa mostrarsi la cacciatrice che è diventata, innaffiando di piombo i teppisti cittadini.

Stando a Morse la prima parte del film è ottima, poi la seconda «si trasforma in formaggio svizzero»: non ho mica capito se sia positivo o negativo. Forse è una similitudine per indicare “buchi” di sceneggiatura? Comunque è sicuro che la terza parte si fa noiosa e ripetitiva:

«Non è efficace come L’angelo della vendetta, che non perde mai il coraggio delle proprie convinzioni, ma lo stesso non manca di una certa perversa energia.»

Ci spiega meglio la trama Larry Henchey nella sua recensione del film su “Video Review” (dicembre 1986), da cui sappiamo che Valerie non si limita a camminare per le strade newyorkesi come faceva Kersey, bensì alza la mira: si finge prostituta così da essere sicura di attirare ancora di più l’attenzione dei poco di buono.

Non è una foto di buona qualità ma è difficile trovare materiale sul film

Sia Henchey che Archer Winsten, giornalista che recensisce il film sul “New York Post” del 13 settembre 1985, rettificano la professione di Valerie: altro che programmatrice, è una normale segretaria privata, anche se già all’epoca questo prevedeva un minimo di conoscenza informatica.

Stando al racconto di Winsten, la vicenda segue fedelmente quella di Death Wish e a cambiare è solo la violenza fisica, che la protagonista subisce in prima persona al contrario di Kersey.

Decisamente aspro il giudizio del “People Weekly Magazine Guide to movies on video” (1987), che giudica il film «misogino, stupido e noioso» ma ci regala il termine inglese per una vigilante donna: «vigilantette». Non so quanto sia davvero entrato nel linguaggio comune americano. Il critico è spietato ma ci regala il ritornello della canzone dei titoli di testa:

«Sudden death / Sudden death
No time / for regrets
»

Forse è proprio questo non avere rimorso per gli omicidi commessi dalla protagonista a non piacere ai recensori: non mi sembra che l’ispettore Callaghan mostrasse chissà che rimorsi, dopo le sue uccisioni.

Stand Alone

Chiudo questo 1985 “punitore” con una quota maschile, parlando Stand Alone di Alan Beattie, uscito nel settembre di quell’anno e di cui non ho trovato alcuna traccia nella distribuzione italiana.

Louis Thibadeau (Charles Durning), è un bonario signore sovrappeso che vive nella parte “diversamente ricca” di Los Angeles, badando al nipotino il quale è convinto che la guerra sia un gioco, mentre Louis l’ha fatta davvero la guerra, nel Pacifico del 1943, anche se cerca di non pensarci.

Louis ha visto crescere Cathryn (Pam Grier) e diventare un’avvocatessa, una storia di successo per una ragazza che viene da quartieri non certo di lusso, e quindi una speranza che le successive generazioni possano costruire invece che distruggere. Ma poi un brutto giorno Louis si trova per caso nel bel mezzo di un regolamento di conti criminale, e ora si ritrova addosso l’attenzione della peggiore feccia in città: i latino-americani!

Oggi in America vige la cancel culture (se qualcosa non piace al popolo dei social va cancellato) e qualcuno ha già citato Via col vento (1939), film che andrebbe cancellato perché razzista. Anche prendendoci in giro e fingendo che esistano film americani girati prima del Duemila che non siano razzisti (ahaha già rido!), mi chiedo se si aggiungerà al novero delle migliaia di migliaia di film da cancellare anche questo Stand Alone, in cui i latino-americani sono ritratti come bestie disumane assetate di sangue, che gridano senza motivo, fanno le boccacce e soprattutto delinquono per il puro piacere di delinquere.

Pam Grier, ieri punitrice, oggi avvocatessa

Togliendo di mezzo il razzismo becero che impregna il film – in fondo l’unico personaggio nero è ritratto come positivo, contro qualcuno bisognava pur scagliarsi, no? – la storia ricrea passo passo il copione standard dei punitori: capito che la polizia è incapace o inadatta, il protagonista torna ad attingere alle capacità militari acquisite da giovane per scatenare una guerra che non te la sogni neppure.

Non sono io razzista, sono loro che sono latino-americani

All’insegna del «This is my house», Louis tira fuori pistola e fucile e accoglie quegli animali di latino-americani a suon di piombo. Va specificato che non si comporta da punitore, visto che si limita a far fuori chi invade la sua proprietà con intenti minacciosi, è più un “ramboide” (reduce innocuo ma che se stuzzicato porta la guerra in città), ma sono distinzioni che faccio io in questo ciclo: nessuno ha mai dato prova di aver notato differenze fra vendicatori, giustizieri e punitori.

Al di là delle etichette e dei vari razzismi, è chiaro che in questo 1985 la parola d’ordine è “chi spara per primo al criminale, spara due volte”. Per essere un genere con più di dieci anni di vita prolifica sulle spalle, direi che gode di ottima salute.

L.

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12 risposte a [Death Wish] Angeli punitori (1985)

  1. Cassidy ha detto:

    Un quantitativo di attrici bellissime e sprecate, bisogna dire che la sigla IES rende davvero bene l’idea 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da una casa di Roger Corman non mi aspettavo un tale spreco di buone idee, e un uso smodato di così tante buffonate da mani in faccia. Davvero un gran peccato.

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      • Giuseppe ha detto:

        E, ciliegina sulla torta, capitava pure che fossero le attrici a sentirsi in colpa per non aver “capito” il personaggio, quando i primi e gli unici a non capirci nulla erano quelli che -in teoria, almeno- il personaggio avrebbero dovuto saperlo scrivere… un’occasione persa dietro l’altra ma, del resto, in quelle condizioni era molto difficile sperare in qualcosa di diverso (evidentemente qui Corman lasciava andare tutti col pilota automatico).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Corman produceva tipo mille film l’anno, dubito altamente che anche solo conoscesse le trame di tutti. Probabilmente dava alcune indicazioni, tipo le tre A fondamentali (Azione, Amore, Atette, Rat-Man docet) e poi si andava in automatico 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Direi che è un’ipotesi molto realistica 😂

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  2. Lorenzo ha detto:

    Vidi ai tempi di Odeon i due Angel Killer, pare che il secondo mi sia anche piaciuto 😀 Naturalmente non ricordo niente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro il secondo è un po’ meglio, malgrado siano entrambi dello stesso autore, ma da una casa di Roger Corman mi aspettavo una qualità decisamente superiore, per non parlare del totale spreco di occasioni. A O’Neil piacciono i cowboy e i mimi e li ha resi protagonisti di una vicenda spacciata come “vigilante al femminile”. Un grande spreco.

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  3. Evit ha detto:

    Mi pare di capire che non ti è piaciuto quel piccolo capolavoro di Angel 😄
    Aggiungo (dalle interviste nel mio cofanetto blu ray della Vinegar Syndrome) che nei seguiti la Wilkes non è tornata perché i produttori volevano pagare meno e lei ha detto col cazzo. Se la sono raccontata diversamente per giustificare la cosa a quanto pare 😄. Non a caso nel 2 tornano tutti i personaggi secondari ma non lei.
    Curiosità aggiuntiva: l’attrice si è allontanata da Hollywood quando ha avuto un figlio, per non crescerlo in quell’ambiente. Almeno così dice lei.

    Dei seguiti ricordo poco perché non mi sono piaciuti per niente. Il 2 è stato reso più stupido del dovuto con musiche comiche fuori luogo. Il 3… Boh? Spunta fuori la madre di Angel (?). Non ricordo altro 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Del 3 e del 4 parlerò in seguito, quando arriveremo a quegli anni.
      Basare un film di giustizieri della notte su personaggi buffoneschi è davvero un crimine, e dalla New World Pictures non mi aspettavo una qualità così bassa, soprattutto in anni in cui ha la Cannon dei tempi d’oro come concorrente. Non stupisce che Corman si perdesse per strada le case come fossero spicci nei pantaloni 😀
      Fra i due “Angel” non saprei stabilire quale sia il peggiore, di sicuro nessuno dei due parla di giustizieri o punitori, solo di siparietti pseudo-comici che non c’entrano una mazza. Davvero un gran peccato.

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      • Evit ha detto:

        Forse ci sei arrivato aspettandoti altro. Io ho solo visto lo slogan “studentessa modello di giorno, puttana sulla Hollywood Blvd di notte” ed ero “a bordo” come si dice in inglese. 😄 Quindi non ho mai pensato di trovarci un Bronson. Se è stato un mezzo insuccesso forse è perché la gente si aspettava qualcosa di più “pornografico” invece come hai visto è un film molto pulito per parlare di quello di cui parla. C’è solo una scena delle docce con varie tette al vento, secondo me girata all’ultimo, quando si sono resi conto di non avere nessuna nudità.
        Mi sono comprato pure la colonna sonora, pensa commmme sto

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ il film stesso a proporsi legato al tema dei giustizieri/punitori, a cui aggiunge scene pruriginose, esattamente come fa il coevo film con Linda Blair, quello sì rispettando entrambe le promesse, anche se di poco. Invece Angel non rispetta nessuna delle due promesse, in anni in cui era molto facile trovare scene di nudismo e di violenza, quindi sbaglia totalmente ogni obiettivo del periodo in cui è uscito, ammiccando dichiaratamente a tematiche contemporanee che liscia di brutto.
        Se avesse voluto essere un film pruriginoso su una liceale prostituta, non avrebbe inserito un serial killer e scene chiaramente ispirate al tema caldo dell’epoca, cioè da Death Wish: O’Neil sapeva benissimo che non poteva ignorare quel tema, ma non è stato proprio capace di gestirlo.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ottima rassegna, con tanto di Odeon, IES, vigilantette…e molto altro! 🙂

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