Screamers 4. La versione di Duguay e Weller


La versione di Duguay

Nell’ottobre del 1995 “Sci-Fi Entertainment” (vol. 2, n. 3), rivista ufficiale del canale tematico Sci-Fi Channel (oggi Syfy), pubblica l’intervista che Ed Flixman ha fatto a Christian Duguay, regista che è andato a trovare quando ha appena finito di montare Screamers, di cui elogia subito gli effetti speciali ben curati e soprattutto ben fusi con la vicenda, in modo da non attirare troppo l’attenzione dello spettatore.

«Gli effetti speciali non sono lì per bellezza o per fare scena, sono lì perché abbiamo una storia da raccontare e loro sono al suo servizio, il che mi rende orgoglioso. Il problema con molti dei nuovi film è che gli effetti speciali sono così preponderanti che la storia stessa ne rimane schiacciata, appiattendosi.»

Malgrado le giovani leve degli effetti speciali – tipo i giovani maghi di Corridor Crew, grandi talenti ma focalizzati unicamente agli effetti – siano convinti che non esistessero computer prima del nuovo millennio, siamo negli anni dell’esplosione della grafica computerizzata, quando film come Il tagliaerbe (1992) lasciavano intravedere un nuovo modo di fare cinema, cioè quello del nuovo millennio. Sin da subito tutti, dai registi agli attori, affermavano di preferire buone storie a storie piatte fatte solo di effetti speciali, ma poi in realtà avveniva sempre l’esatto contrario, come dimostra il cinema del nuovo millennio, totalmente svuotato di qualsiasi contenuto per lasciare spazio esclusivamente agli effetti speciali.

Il giornalista ci informa che la TriStar ha rilasciato un comunicato in cui definisce Screamers l’adattamento più fedele finora portato al cinema di un racconto di Philip K. Dick, ad eccezione di alcune piccole modifiche che il regista spiega di aver apportato sul copione originale di Dan O’Bannon, rimaneggiato da Miguel Tejada-Flores sotto la supervisione diretta di Duguay.
«Mi impegno sempre a lasciarmi coinvolgere completamente da qualsiasi progetto io stia portando avanti», spiega il regista di Scanners 2 (1991) e Scanners 3 (1991), giusto per ricordare di quale eccellenza stiamo parlando.

Da “Sci-Fi Entertainment” (ottobre 1995)

Dopo l’ennesima esperienza deludente, dirigendo Pierce Brosnan ne I dinamitardi (1992), Duguay ha deciso di aver bisogno di un cambiamento. «Ho detto a tutti che non volevo lavorare a quel genere di film. Sono tornato a fare un po’ di televisione e ho iniziato di nuovo la gavetta». La scelta ha pagato, visto che ha ottenuto un film cinematografico di tutto rispetto.

«Dan O’Bannon ha scritto un grande copione, ma è stato dodici anni fa.»

Da bravo diplomatico il regista fa i complimenti allo sceneggiatore ed elogia il suo lavoro, prima di spiegare che in realtà è stato tutto rimaneggiato e cambiato. Con il passare degli anni alcune idee inserite da Dan lui stesso poi le aveva infilate in altre produzioni, altro materiale non era più proponibile per la moda del tempo e via dicendo.

«O’Bannon ha fatto un lavoro grandioso, ma la storia aveva elementi che lui non aveva utilizzato per niente. C’era un profondo senso di disperazione ed un’intera filosofia. Non so se hai letto le opere di Jean-Paul Sartre, ma il suo romanzo La morte nell’anima (1949) è molto similare nel ritrarre un futuro oscuro, senza speranza, e come questo influenzi la gente: abbiamo inserito nella sceneggiatura un po’ di quegli elementi, cercando di rendere tutto universale.»

Per Duguay l’attore protagonista era una grossa incognita, visto che circolavano voci sul fatto che Peter Weller fosse “difficile” da gestire, invece è stata grande la sorpresa nel trovare un attore disponibile e con cui poteva parlare liberamente.

«È uscito fuori che ingaggiare Peter è stato un valore aggiunto per il personaggio, non credo avremmo potuto avere un risultato migliore con una “star d’azione”. Peter è entrato completamente nel ruolo, arricchendolo tantissimo. Devi proprio vederlo, ti farà uscire di testa.»

Duguay apprezza anche l’attrice Jennifer Rubin nel ruolo di Tasso, perché è riuscita a rendere quell’alone di mistero che voleva dal personaggio, così come Andy Lauer perché sebbene sia una sorta di spalla comica non voleva un buffone, mentre invece l’attore è riuscito a dosare con gusto la sua parte.

Jennifer Rubin armata di fanta-fucile!

Stando al regista, le riprese si sono svolte l’inverno precedente (quindi verso la fine del 1994) in una radura sabbiosa a venti minuti da Montreal: il cielo canadese invernale è stato ritoccato al computer, così come è stato inserito il bunker tra le dune.

«A un certo punto volevano che girassi tutto in quella zona, e io mi lamentai: non potevamo fare tutto il film tra le dune sabbiose, a un certo punto c’era bisogno di qualcosa di concreto, di mura di cemento. Non si poteva fare tutto al computer in post-produzione. Trovammo un edificio distrutto abbandonato e lo usammo come base per la colonia mineraria fatta al computer.»

Girare scene ambientate tra le sabbie roventi nel gelido inverno canadese non è stato facile, così come evitare di ingoiare tutta quella sabbia che volava in giro: le scene notturne tra gli umidi resti dell’edificio sono ricordare fra le più dure di tutta la produzione.

«Sono molto orgoglioso di Screamers e penso che i botteghini dimostreranno che abbiamo saputo intercettare il gusto del pubblico.»

Qualche mese dopo (marzo 1996) il numero 225 della rivista “Starlog” presenta una nuova intervista a Duguay, stavolta a cura di Ian Spelling, in cui il regista rivela un retroscena taciuto nella precedente rivista:

«Non era il progetto giusto per me. Quando ho letto per la prima volta il copione [di Dan O’Bannon] ho rifiutato il progetto. Poi i produttori sono tornati e hanno insistito, incitandomi a leggere tra le righe, che c’era del buon materiale e che io avrei potuto gestirlo come meglio credessi. La premessa era buona, mi piaceva il racconto di Philip K. Dick e anche qualche idea originale di Dan, ma un sacco di roba per me non funzionava. Era stato scritto quindici anni prima e quindi dovevo pensare a come renderlo nuovo e innovativo, qualcosa che il pubblico non avesse già visto.»

Quindi non è stato un innamoramento fulmineo come sembrava in precedenza, visto poi che il regista era stato etichettato come “horror” e non voleva essere limitato nel genere. Ripete il discorso del ritorno alla gavetta televisiva, già raccontata nella precedente intervista, ma stavolta specifica che l’ha fatto dopo aver rifiutato Screamers.

Duguay si confessa a “Starlog” n. 225 (marzo 1996)

Passato del tempo – non viene specificato quanto – un giorno i produttori tornano a bussare alla porta del regista, offrendogli di nuovo il progetto e specificando di nuovo che è libero di farci ciò che vuole: possibile che nel frattempo non avessero trovato nessun altro? Alla fine Duguay accetta e insieme allo sceneggiatore Miguel Tejada-Flores riscrive il film. Il resto dell’intervista ricalca la precedente.

«Mi piace molto il film. Alcune scene sono un po’ troppo lunghe mentre altre, come la storia d’amore fra Hendricksson e Jessica, non sono sviluppate abbastanza. Adoro le sequenze “cammina-e-parla” ma forse sono un po’ troppo lunghe. Comunque è un film che dovrebbe far riflettere su cosa succeda quando ci si trova davanti alla morte, se la morte è il tuo vicino di casa. Alcuni lottano per andare avanti, altri mollano, diventando vittime della propria paura. E in effetti in Screamers abbiamo personaggi rappresentativi di entrambi gli estremi.
Spero che il pubblico si diverta e che io sia riuscito ad intrattenerli e a sorprenderli. Mi piace pensare di esserci riuscito.»


La versione di Weller

«La fantascienza ha trovato me o io ho trovato lei?» si interroga Peter Weller davanti a Ian Spelling di “Starlog” (n. 223, febbraio 1996), il quale gli ha fatto notare i suoi ruoli da protagonista in Buckaroo Banzai (1984), Robocop 1 (1987) e 2 (1990), Leviathan (1989) e ora Screamers. «Non cerco questi ruoli, quindi devo immaginare che siano loro a trovare me, anche se devo dire che non mi nascondo di certo».

Weller si dice subito (ovviamente) entusiasta del progetto:

«Adoro il film, semplicemente lo adoro. O’Bannon ha inserito l’azione nel soggetto ma il racconto di Dick era tutt’altra cosa, c’era un’importante allegoria. Ne ho parlato con Christian Duguay, e lui mi ha detto: “Peter, non possiamo parlare dei russi perché l’Impero del Male è caduto: perché invece non ambientiamo la vicenda in un mondo lontano, dove si svolge una guerra non dissimile da quella in Bosnia?”»

L’attore afferma di aver ritratto un uomo, Hendricksson, un tempo idealista proprio com’era stato Weller negli anni Sessanta, qualcuno che avrebbe lottato per i propri sogni e che ha un atteggiamento di rifiuto nei confronti della guerra. «Come disse Gandhi, ogni forma di guerra finisce per mordersi il culo da sola». Hendricksson è convinto di stare dalla parte giusta, nella schiera dei “buoni”, poi invece scopre che le persone di cui si fidava non erano degne di quella fiducia.

«Mi piace che la “rivelazione” non arrivi a metà o a fine film, ma proprio all’inizio. Lui scopre che gli ultimi vent’anni della sua vita sono stati una bugia, quindi c’è solo una cosa da fare: la pace.»

Dopo aver lodato in ogni modo possibile il regista, capace di tirare fuori un pianeta dalle dune gelate da una cittadina canadese, l’intervistatore passa a ricordare i precedenti fanta-progetti dell’attore.

Buckaroo Banzai

«Non è andato bene nei cinema. Andrea Jaffe, un nome importante nel campo della pubblicità, ha detto che l’unica ragione del fallimento è stato una campagna pubblicitaria sbagliata: anche il film peggiore del mondo andrà bene, se sarà pubblicizzato a dovere. […] Il reparto pubblicitario della 20th Century Fox all’epoca mi fece sedere davanti a loro e mi disse: “Tu come pubblicizzeresti questo film?” Io risposi: “Be’, è un qualcosa d’azione”. Un mio amico montatore l’ha visto due settimane dopo la sua uscita e mi ha detto: “Amico, hanno sbagliato con questo film: è una commedia”. Avrebbero dovuto pubblicizzarlo come tale.»

Davanti alle voci di un possibile seguito, la risposta di Weller è geniale:

«Mi piacerebbe vederne un seguito, ma sono sicuro che non avverrà mai. Guarda, il tizio che ne possiede i diritti è un mio amico, e probabilmente finirà in galera. David Begelman, il produttore, si è suicidato sparandosi. Ma chissà…»

Leviathan

«Ho passato uno degli anni migliori della mia vita girando questo film in Italia. Era un buon prodotto, George Cosmatos era un regista brillante ed è stato girato in modo che sembrasse davvero ambientato sott’acqua. Ne sono soddisfatto? In un certo modo. Potevano approfondire la storia d’amore fra me e Amanda Pays, poteva esserci qualcosa di più ma in fondo non è un brutto film.»

Robocop

«I ragazzi ancora mi riconoscono come Robocop, anche se non ho fatto il terzo film o la serie TV. Il primo film è stato un grande film di fantascienza, un ottimo prodotto: potrebbe essere il migliore di Paul Verhoeven. Ha umorismo, azione, un buon soggetto, un grande tema, e Verhoeven ha amalgamato tutto con il suo stile. Vuoi saperne una? Nel mio garage c’è ancora, appeso alla parete, l’originale e completamente funzionante cabinato di Robocop.

Ho fatto Robocop perché volevo lavorare con Paul Verhoeven, e divenni ossessionato da ogni particolare del film. […] Quando mi hanno chiesto di fare Robocop 2 mi hanno offerto un sacco di soldi, perciò ho accettato. C’erano problemi con il copione, in pratica non aveva un terzo atto, la storia non aveva uno scopo, non c’era umorismo né la filosofia parossistica del primo. Lo sapevo quando ho accettato e non ho rimpianti, ma non avrei potuto fare un terzo film. Non ho mai visto Robocop 3 né la serie TV, e non ho alcuna intenzione di farlo. Ho fatto le mie cose e sono andato avanti.»

Il pasto nudo

«È un capolavoro, è ossessionante ed evocativo come nessuno dei film che ho visto. Ci sono difetti, di sicuro nella mia prova attoriale, ma come film penso sia un capolavoro.»

Per finire, Weller si dice aperto alla possibilità di un futuro seguito di Screamers, a patto che sia lo stesso Duguay a dirigerlo.

«C’è un passaggio verso la fine in cui si dice che se fornisci un’anima a qualcuno allora questi potrà imparare non solo la distruzione ma anche l’amore. Credo sia uscito fuori un buon film, e sono a mio agio anche con la mia prova attoriale: è un prodotto che intrattiene e commuove, che cammina con i propri piedi e ti invita a seguirlo in questo viaggio.»

(Continua)

L.

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18 risposte a Screamers 4. La versione di Duguay e Weller

  1. Cassidy ha detto:

    Le interviste di Weller sono sempre uno spettacolo, la sua versione è micidiale, ho riso in più punti e ti ringrazio per le citazioni. Uno di questi giorni mi rivedrò anche il film, intanto mi sto gustando tutti i retroscena 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni volta che Weller viene intervistato è oro puro, al contrario di attorini (anche più famosi) che non hanno niente da dire se non banalità, Peter dimostra sempre di fare l’attore per mestiere, mentre coltiva una propria personalità, come ha dimostrato nei suoi progetti extra-cinema. Quando becco una sua intervista so già a priori che ci sarà da battere le mani ^_^

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      • Evit ha detto:

        Weller è un grande sul set e fuori dal set. Peccato non averlo mai incontrato a Firenze, visto che ci vive o ci ha vissuto per qualche tempo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Io invece l’ho beccato su La7, sia quando è apparso come ospite in un documentario sia quando ne ha condotto uno, in qualità di professore universitario: un tipo che sicuramente non perde tempo e non segue le velleità da “star di Hollywood” 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Di sicuro Weller i proverbiali peli sulla lingua non li ha mai avuti, e questo è garanzia di un altissimo tasso di sincerità e schiettezza da parte sua nel rispondere alle domande degli intervistatori… il che lo rende più attendibile di altri pure nel parlare di “Screamers” (e ho l’impressione che, volendo fare una media delle interviste più brillanti, fossero proprio i giornalisti di settore quelli da lui più stimati) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Forse per questo Weller aveva la fama di “carattere difficile”, come racconta il regista, perché dice ciò che pensa e non si lascia raggirare, andando al sodo. Non lo convinci a fare “Robocop 2” parlandogli di “arte” e “fidelizzazione”, ma calando sul tavolo grandi pacchi di soldi 😀

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  2. wwayne ha detto:

    E pensare che il criticatissimo copione di Robocop 2 l’ha scritto nientepopodimeno che Frank Miller… comunque l’universo mondo è d’accordo con Weller, quindi mi sa che ha ragione lui. Inoltre, ha interpretato il personaggio in modo eccezionale sia nel primo che nel secondo film. Buona festa della Repubblica! 🙂

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  3. Evit ha detto:

    Avevo capito che Weller non voglia parlare di questo film, invece anvedi quante ne diceva.

    Ti copio qui questo aneddoto trovato sulla rete (va verificato) in cui praticamente riduce la sua partecipazione a una sorta di “mi pagano, mi presento sul set e dico le mie battute e questo è tutto”:

    In an episode of Entertainment Tonight which aired in 1995, when visiting the set the interviewer asks Peter Weller about his character. Weller, a notoriously private actor, replied; “he is paid and turns up and says the lines. That’s all”. No further subsequent interviews were given.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Altre versioni interessanti, a proposito delle quali sottolineo due passaggi che mi hanno attratto, il tema della ricerca dell’Impero del Male, che ben si prestasse, con balletto Russia-Bosnia, e il fatto che, a ogni nuova intervista, ci sono ampliamenti di prospettiva, chiarimenti, se non vere e proprie modifiche d’opinione. Insomma, per avere il quadro quasi completo, i protagonisti vanno spremuti ben bene! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fa un po’ impressione che nel 1995 l’idea di parlare ancora della Guerra Fredda USA-URSS fosse considerato “roba vecchia”. Poi gli sceneggiatori, gli univi veri artefici della Storia, hanno fatto sì che migliaia di film tornassero tutti di stretta attualità, dal febbraio 2022. Oggi Dick è tornato uno che ha visto il futuro, e questo “Screamers” un film che finge di parlare del futuro quando fotografa il presente. Se non vivessimo in tempi tragici sarebbe da stupirci di che tempi portentosi siano, visto che stiamo assistendo a un vero e proprio “ricorso storico” in diretta.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        I corsi e i ricorsi che però spesso “si tingono” di tragedia…in ogni caso è interessante inquadrarli tramite l’ottica filmica, se ne ottiene una cornice poliedrica all’interno della quale trovano posto anche discorsi ascrivibili a quel senno di poi, che non passa mai di moda 🙂

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  5. Vasquez ha detto:

    Peter Weller mi ha sempre dato l’aria di un grande professionista, sono convinta che sia stata la fantascienza ad averlo trovato per poterne beneficiare.
    E del cabinato di Robocop ne vogliamo parlare? 😀

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  6. Sam Simon ha detto:

    Interessanti queste interviste perché a parte le dichiarazioni”comandate” si leggono anche aneddoti ed opinioni più inaspettati. Mi ha fatto molto ridere Weller: si farà un seguito? Ma, non so, il produttore di è sparato, i diritti ce li ha un mio amico ma finirà in galera… X–D

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