[Death Wish] Il punitore / vendicatore (1989)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


So che questo film ha una immotivata schiera di estimatori, un fenomeno recente di cui non posso far parte: da fan storico sia di Dolph Lundgren che del Punitore non posso che disprezzare quest’opera, giustamente gettata via dalla sua stessa casa produttrice e totalmente ignorata alla sua uscita, prima di posticci recuperi posteriori.


Intermezzo:
Il Punitore in Africa

Stando ai miei ricordi, che potrebbero comunque non essere affidabili, il primo albo della testata “Il Punitore” (StarComics) che ho comprato in edicola è stato il numero 10, dell’aprile 1990: lì è scoccata la scintilla di un amore durato anni, fra alti e bassi.

Mike Baron ci raccontava di una missione africana del nostro Frank Castle, nella quale fa la conoscenza di un tipo strano, un buffone che urla e fa tutto in modo esagerato, coi basettoni, una pelliccia legata a mo’ di mantello e artigli d’adamantio che gli fuoriescono dalle mani. Ma che roba è? L’Etrusco sedicenne predisse che quel personaggio di nome Wolverine non avrebbe mai avuto successo… (A mia discolpa posso dire che se al cinema avessero ritratto Wolverine anche solo la metà schizzato e sconclusionato come in quella storia di Baron nessuno sarebbe diventato suo fan.)

Abbacinato dai disegni di Larry Stroman, che stuprarono i miei occhi – ero nato con “Topolino” e cresciuto con Bonelli: guardare i disegni di Stroman era come passare dall’aranciata al whisky – mi innamorai perdutamente di quel personaggio estremo che distribuiva punizione una cartuccia alla volta.

Come già ho detto, manca un decennio alla reinterpretazione di Garth Ennis, il Punitore non c’entra nulla con il corrucciato principe della notte del maestro Ennis, con siparietti di umorismo nero e via dicendo: Castle era un figlio della “narrativa dei punitori” degli anni Settanta con in più le esagerazioni degli anni Ottanta. Aveva la missione di Mack Bolan (1969), il carattere di Rambo (1971), il senso di giustizia di Callaghan (1971), il rispetto per i teppisti di Paul Kersey (1974) le conoscenze marziali di Remo Williams (1972) e le armi di Schwarzenegger in Commando (1985), il tutto accompagnato da una narrazione sempre tragica: quella di Castle è una missione di morte, e all’epoca la Marvel sapeva ancora darle l’enfasi giusta.

Fra edicole e fumetterie dell’usato sono andato a caccia di numeri arretrati, raccolte e ristampe fino a leggermi tutta la saga disponibile all’epoca: il mio giovane cuore etrusco perse un battito quando a luglio di quel 1990 l’albo n. 13 portava come titolo “L’accademia dei ninja”. Tranquilli, niente ninja, era un trappolone (oggi: clickbait), ma funzionò alla grande.

Un esempio di Arte Etrusca (inchiostro su post-it)

Sui quaderni di scuola disegnavo omini con la maglia nera e il teschio bianco, armati di fuciloni come Castle, ero il fan numero uno del personaggio (anche perché non conoscevo nessun altro che lo seguisse): quando tempo dopo sul “Radiocorriere TV” scopro che martedì 6 novembre 1991 Rai2 manderà in onda in prima visione il film del Punitore… imbracciai il mio M16 migliore e mi resi «pronto all’impegno». Che profonda delusione…

Il ritaglio che fece battere il mio giovane cuore etrusco


La rinascita del cine-comic

Qual è la situazione del cinema tratto dai fumetti nel 1989? L’uscita a giugno del Batman di Tim Burton ha fatto esplodere l’interesse per qualcosa che è sempre esistito ma che non ha mai goduto di molta stima, fra i critici con la pipa: quanto è cambiata la situazione?
Per saperne di più mi affido alla rivista “Cinefantastique” del marzo 1989, quando ancora deve uscire in sala Batman e Alan Jones – nome di spicco del giornalismo cinematografico di genere – ci parla delle mirabolanti novità in arrivo:

«Batman di Tim Burton con Michael Keaton, Sergeant Rock di John McTiernan con Arnold Schwarzenegger e Judge Dredd di Tim Hunter, sempre con Schwarzenegger dopo che si era ventilata l’ipotesi di Stallone nel ruolo da protagonista.»

Non so voi, ma a me piange il cuore notare come solo il primo titolo di questi film dati in fase di produzione ha davvero visto la luce delle sale: prendo subito appuntamento alla Total Recall per farmi impiantare memorie di Schwarzenegger nei panni sia del Sergente Rock che del Giudice Dredd.

Alan Jones ci parla di un’imminente invasione di fumetti al cinema, personaggi di carta che stanno per acquisire tridimensionalità: e chi apre la via di questo esercito di cine-comic? Proprio lui!

«Il primo dei fumetti a raggiungere gli schermi sarà probabilmente The Punisher, una produzione New World Pictures annunciata per aprile. La New World possiede il gruppo Marvel, casa che pubblica “The Punisher”, testata che vanta più di 600 mila tirature per albo: sembra una buona idea portare queste avventure dalla pagina al cinema.»

Jones ci racconta che il film è stato girato nell’agosto 1988 in Australia da Mark Goldblatt, «ex montatore di Rambo ed ex regista della seconda unità di Robocop, il cui debutto alla New World è stato Sbirri oltre la vita». Io non andrei in giro a sbandierare troppo quel film.

La situazione del cine-comic su “Cinefantastique” del marzo 1989

Da notare come Jones non citi Howard e il destino del mondo (1986), che aveva già portato un personaggio Marvel su grande schermo, per tacere della povera Red Sonja massacrata da Yado (1985). C’era poi la DC Comics, che dopo la saga di Superman ci ha provato pure con Supergirl (1984), fermandosi saggiamente prima di fare altri danni.
Insomma, il tema “fumetti al cinema” genera lo strano effetto per cui più titoli esistono meno ne vengono percepiti: è dai tempi di Secret Agent X-9 (1937) che eroi nati sulla carta provano a conquistare il grande schermo, e ogni volta giornalisti e pubblico cadono dalle nuvole, credendo sia un fenomeno neonato.

Riuscirà questa nuova ondata capitanata da The Punisher a sdoganare finalmente il cine-comic in tutta la sua grandiosità? Ovviamente no, al massimo hanno sdoganato Batman. E ogni due o tre anni arriva qualcuno ad entusiasmarsi per la “novità” dei fumetti al cinema.
(Per un ampio sguardo sul fenomeno di quel 1989 rimando a questo articolo dell’epoca, tradotto in esclusiva zinefila.)


Produzione e distribuzione

Non avendo mai seguito né Rocky né James Bond, per me Dolph Lundgren è nato con Red Scoprion (1988): uno spetsnaz di due metri fa fuori l’Armata Rossa con una mano sola. Quando poi con anni di ritardo arriva in Italia il film dei Masters, quell’He-Man tontolone e con la messa in piega proprio non mi dice niente.
Per gli amanti di 007 Dolph nasce con Bersaglio mobile (1985) e per gli amanti di Rocky è l’Ivan Drago del quarto capitolo (1985): non importa con quale film abbiate conosciuto lo svedesone che fa malone, quello che è sicuro è che con l’uscita di The Punisher tutti conoscevamo ed amavamo Dolph.

Al citato Jones così Dolph spiega il motivo del suo entusiasmo per il ruolo del Punitore.

«È più macho, realistico e contemporaneo di qualsiasi cosa io abbia mai fatto finora. Per la prima volta interpreto un americano sofisticato, non un alieno o un russo, indosso jeans, un taglio di capelli anni Cinquanta e una giacca di pelle. Questo prima di indossare i costumi disegnati da Jenny Bolton, responsabile di Mad Max. E principalmente ho una famiglia.»

Dire che Frank Castle ha una famiglia temo che sia fuorviante: diciamo che ce l’ha per qualche scena di flashback. Lundgren è gasatissimo e si presenta al giornalista con una baldanza giovanile che il tempo gli insegnerà ad arginare. «È in assoluto la mia più grande sfida attoriale, visto che il Punisher è il primo anti-eroe della Marvel. Non ci sono molti attori d’azione impegnati in ruoli così drammatici, ma io cambierò le cose con la mia presenza fisica».
Anche meno, Dolph, anche meno.

La New World Pictures è una casa che la sa lunga: ha per le mani il primo titolo della nuova ondata di cine-comic, potrebbe battere tutti sul tempo e acchiappare tutti quelli che stanno per riversare pacchi di dollaroni nelle tasche di Tim Burton, e cosa fa la casa? Prende la carta vincente che aveva in mano e la butta via, stupendosi che poi sul tavolo verde non rimanga nulla.
Sul numero 255 (agosto 1990) della rivista gggiovane “Cracked” un lettore chiede alla redazione: «Voi sapete qualcosa del film sul Punisher che doveva uscire l’anno scorso?» Gli viene risposto che la sua casa di produzione è out of business quindi non si sa quando il film uscirà in America, mentre in Europa e Giappone sta andando bene. Temo che il direttore fosse troppo ottimista.

Stando ad IMDb The Punisher ha cominciato a girare per il mondo dall’ottobre 1989, uscendo in America solo nell’aprile del 1991 e solo in videoteca, stesso identico destino subìto in Italia, dove arriva esclusivamente in una VHS Eagle Home Video / Multivision – con l’immotivato titolo Il vendicatore – per poi sparire velocemente, riaffacciandosi in DVD nel 2011 per Quadrifoglio, e nel 2013 per CultMedia.
Malgrado le belle speranze di Dolph, l’uscita di questo film è avvolta in un assordante boato di totale indifferenza.

Solo un genio può sbagliare un cine-comic nell’anno in cui tutto il mondo vuole cine-comic, ma è noto che le case di Roger Corman sono geniali. Sono come la Cannon, che per sfruttare lo stesso fenomeno presenta quella mostruosità di Capitan America (1990). Sono tutti bravi a sbagliare, ma sbagliare così tanto è prerogativa dei grandi.


Il punitore con le chiappe all’aria

6 novembre 1991, è tutto il giorno che sono emozionato perché la sera Rai2 manderà in prima visione il film del Punitore, che si dovranno sorbire pure i miei poveri genitori. Altri tempi, quando c’era un solo televisore a famiglia e si vedeva tutti lo stesso film.

Premio Oscar per i titoli di testa più brutti del decennio

I titoli di testa sono di una bruttezza mostruosa, roba da denuncia penale, ma va be’. Il misterioso “Vendicatore” (perché il doppiaggio italiano ignorava l’esistenza del personaggio a fumetti chiamato “Punitore”) è citato dai giornalisti come un misterioso figuro che ha 125 omicidi sul suo conto, e tutte le vittime sono legate al mondo mafioso. Mi spremo le meningi e cerco di ricordare una storia di Castle in cui i giornalisti siano informati della sua esistenza: non me ne viene neanche una.
A casa del mafioso da operetta vediamo primi piani di parti del corpo di Castle che uccidono i cattivi con pugnali, garrote e calci: esattamente i modi in cui Frank NON uccideva i criminali nei suoi fumetti. Arriva lentamente quello che a Roma un tempo si chiamava “rodimento de chiccherone”, cioè un malumore generalizzato che spinge a prendersela con tutto e tutti.

Ecco, io mi sentivo proprio così, a vedere ’sta buffonata di film

È chiaro che gli autori del film non hanno la più minuscola idea di chi sia il personaggio che stanno creando. Forse sono stati molto più onesti gli italiani, che hanno intitolato il film tagliando ogni legame col fumetto.
Poi la cosa peggiora. E di brutto.

L’uomo che parlava a Dio con le chiappe

Io ero lì, quel 6 novembre 1991, con scaffali pieni di fumetti del Punitore, con il diario pieno di disegni di armi e personaggi con la maglia teschiata, con il cuore sciabordante di punizione e felicità di poter vedere sullo schermo il mio personaggio preferito… e Frank Castle se ne sta nelle fogne, chiappe all’aria, a parlare con Dio. Ma che c’entra? Che cacchio c’entraaaaaaaaa?
Tramite i ricordi di Frank vediamo la morte di sua moglie Julie, perché chiamarla Maria rischiava seriamente che poi questo fosse un film ispirato al Punitore, il che non è. Grazie a uno svogliatissimo Louis Gossett jr. che bofonchia robe a caso scopriamo che Frank era un ex poliziotto, e non stupisce affatto: un giorno Frank è stato morso da un ragno radioattivo, ha sviluppato ossa d’adamantio e ha sangue acido nelle vene. Tanto siamo qui a sparare cazzate, una vale l’altra.

Io ti punisco in due!

Il giovanissimo sceneggiatore esordiente Boaz Yakin, che in seguito ci avrebbe regalato capolavori del cinema come Prince of Persia (2010) e Now You See Me. I maghi del crimine (2013) – spero si capisca che “capolavori” è sarcastico – deposita nel luglio 1987 una sceneggiatura dal titolo Punisher e la data è drammaticamente significativa: solamente da un anno è presente nelle edicole americane la testata “The Punisher”, peggio ancora: solamente la saga “Circolo di sangue” ha avuto il tempo di uscire, perché il vero “giornale di guerra” di Castle inizia proprio quel luglio 1987.

Questo significa che Yakin non può avere la minima idea di chi sia il Punitore, al momento in cui scrive lo pseudo-film che finge di portare il personaggio su schermo. Se fosse uno che legge fumetti magari nei dieci anni precedenti avrebbe potuto notare il personaggio nelle avventure di Spider-Man, ma è impossibile: chiunque abbia anche solo intravisto una foto del Punitore sa che NON usa coltelli e NON va in moto. Cosa fa il Castle di questo film? Usa SOLO coltelli e va in moto. Anzi, va in moto nelle fogne. Grazie, Yakin, si vede che c’hai occhio per gli eroi d’azione.

Chi si prepara alla pugna, va in moto nella fogna

Malgrado abbia appena vent’anni al momento di firmare la sua sceneggiatura, Yakin probabilmente non sa nulla di fumetti, nulla di cinema, nulla di eroi d’azione anni Ottanta, nulla di nulla, ed è per questo che ha potuto vendere il suo copione alla New World Pictures, sempre in cerca di spiantati economici da cui comprare copioni per un paio di dollari.
Eppure per intitolare Punisher questa sceneggiatura e questo film immagino che qualcuno della casa di Corman abbia chiesto alla Marvel, che possedeva: “Scusate, cosa fa il Punisher? Si allea con i mafiosi per far fuori la Yakuza?” Le pernacchie ricevute in risposta non devono essere state esaustive, così la trama è che Frank Castle si allea con il capo mafioso contro la Yakuza, proprio la tipica trama del Punitore, un tizio che ammazza mafiosi come ginnastica mattutina.

Il nemico del mio nemico è nemico del cinema e del buon gusto

Intanto sullo sfondo ogni tanto vediamo due o tre fotogrammi che mostrano un’ombra indistinguibile. Dicono che sia Gossett jr. ma onestamente non ne sarei così sicuro: ho battuto gli occhi durante la visione quindi l’ho perso.

Ma Gossett jr. sapeva di essere ripreso?

Frank dunque uccide mafiosi lasciando sui cadaveri pugnali con il teschio (forse lo sceneggiatore voleva omaggiare Zorro), incassa 228 coltellate senza battere ciglio, tanto ha i poteri rigeneranti (ma quello non era Wolverine?), va in moto nelle fogne, parla a Dio con le chiappe e mena i pagliacci-ninja al circo: tralasciando il Punitore a fumetti, con cui questo film non ha assolutamente alcun legame, è proprio il tipico eroe d’azione anni Ottanta…

Vènghino, siòri, abbiamo i pagliacci ninja!

Durante le riprese qualcuno deve aver notato che nelle illustrazioni del Punitore lui è SEMPRE ritratto con armi da fuoco, mentre nel film gli stanno dando SEMPRE stupidi pugnali col teschio. Così hanno inserito a casaccio una scena con l’M60, una delle armi tipiche del Punitore dell’epoca. Ma è proprio una comparsata inutile: troppo poco, troppo tardi.

Per sbaglio una scena che potrebbe sembrare legata al Punitore, da lontano

Su “Femme Fatales” (luglio 1997) Mike Leeder va ad intervistare Kim-Meree Penn, splendida modella-attrice che non disdegna il ruolo di controfigura: essendo bionda e capace di affrontare ruoli d’azione, la sua carriera si è svolta principalmente ad Hong Kong, dov’è nota la predilezione per le bionde.

La riconoscete Kim-Meree Penn?

L’attrice racconta che grazie alle sue doti pugilistiche è riuscita ad ottenere un provino per The Punisher, visto che cercavano una controfigura per le scene d’azione con protagonista la figlia di Tanaka. La Penn aveva appena vinto diversi titoli agonistici e la stampa specialistica si occupava molto di lei, così è stato facile finire nel mirino della New World Pictures.

«Lavorare al film è stato divertentissimo. Ero pagata per allenare e ho imparato tanto sulla differenza fra il vero combattimento e quello cinematografico. Il mio ingaggio prevedeva anche due scene marziali in stile ninja e uno scontro con Dolph nel finale.»

L’attrice si dimostra dubbiosa sulle strane usanze cinematografiche: per esempio, perché hanno ingaggiato una ragazza per un piccolo ruolo non parlato? Visto che la Penn doveva fare la controfigura, perché non ingaggiarla direttamente per il ruolo, tanto non doveva recitare? Non ci viene fornita una risposta, ma va ricordato che ci sono motivi generali che possono sfuggire: per esempio ci sono i sindacati di categoria e non è scontato che uno stuntman possa essere ingaggiato come attore, per non parlare delle quote locali (soprattutto per film girati all’estero) e via dicendo.

Kim-Maree Penn (a sinistra) e suo fratello (a destra) sul set con Dolph Lundgren
(foto pubblicata su “Femme Fatales”, luglio 1997)

Quando il film non era ancora uscito, cioè quando qualcuno ancora mostrava un minimo interesse, si diceva che gli autori avevano un po’ adattato la storia del fumetto, usanza che in effetti si ritrova in tutti i personaggi a fumetti portati a casaccio su schermo, dove non vengono mai rispettati in alcuna parte della loro essenza. Qui però si va un po’ oltre: è come se si girasse la vita di Francesco d’Assisi mostrandolo come un pappone redento. Non è “cambiare un po’”, è “sparare cazzate”.
Il vendicatore è un’immonda cazzata inguardabile che fa schifo in ogni suo singolo fotogramma, legato al fumetto del Punitore come Gola profonda è legato a Marcellino pane e vino.

Quando Kim Howard Johnson raggiunge Dolph Lundgren sul set de I nuovi eroi, per “Starlog” n. 181 (agosto 1992), l’argomento finisce inevitabilmente sui precedenti film dello svedesone, che si dice seccato del destino di The Punisher, funestato da un’infelice uscita direttamente in video.

«Quando riguardo oggi The Punisher credo di essere bravo in quel ruolo, dove appaio molto bene. Credo ci sia tutto, nel film, ma [i produttori] non hanno voluto perdere tempo a sviluppare i vari elementi, come la storia. È pieno di aspetti che si potevano migliorare.»

No, è pieno di aspetti che andavano bruciati, insieme a tutta la pellicola del film. E per capire quanto faccia schifo questo The Punisher basti pensare che è uscito nelle videoteche americane nello stesso momento in cui nelle sale veniva proiettato Resa dei conti a Little Tokyo (1991): di nuovo Dolph impegnato a far fuori la Yakuza, alleandosi stavolta con un poliziotto invece che con un mafioso.
Non sono passati dieci anni, Dolph non ha fatto un corso di recitazione, non hanno ingaggiato uno sceneggiatore Premio Nobel, sono film che partono con gli stessi strumenti eppure ci sono vari universi di distanza fra i due prodotti. Forse perché il secondo non mette in atto le demenziali stupidate del primo? Forse perché Mark L. Lester sapeva cosa stava facendo mentre Mark Goldblatt miagolava nel buio?

The Punisher è una vaccata di film che è stato giustamente ignorato alla sua uscita malgrado in origine avesse avuto la possibilità di fare l’apri-pista per la novella passione del cine-comic, quindi non è rappresentativo della “narrativa dei punitori”, anche perché è scritto da un ragazzino che sparava roba a casaccio ignaro di sé.
Però il fatto stesso che la sempre pessima New World Pictures abbia preso in considerazione il film ci dice che il tema della punizione era ancora più caldo che mai, sebbene lasciato purtroppo a mani totalmente incapaci, che pian piano stanno distruggendo una genere narrativo che durava florido dal 1972.

L.

P.S.
E ora, tutti a fare visita a Cassidy, armati di M16!

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17 risposte a [Death Wish] Il punitore / vendicatore (1989)

  1. wwayne ha detto:

    In effetti far alleare il Punitore con la mafia significa snaturare l’essenza stessa del personaggio, dato che nei fumetti i mafiosi sono il suo arcinemico per eccellenza.
    P.S.: Concordo con Cassidy: lo scambio di battute tra Louis Gossett Jr. e Dolph (“Come cazzo li chiami 125 morti in 5 anni?” “Lavori in corso”) è da antologia! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Io disegnavo Darkman di Sam Raimi in tutte le pose su tutti i quaderni di scuola, quindi ti comprendo perfettamente 😉 Grazie per le tante citazioni, aver tolto il teschio sul petto è la prova che non avevano proprio capito il personaggio e il suo potenziale, Dolph ci credeva, ma solo lui probabilmente, peccato perché tintone per capelli a parte, fisicamente era perfetto per la parte, se solo gli avessero costruito un film attorno. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse se la casa non fosse fallita e fosse invece riuscita a cavalcare l’onda del cine-comic, distribuendo meglio e prima questo film, sicuramente staremmo parlando di un successo più grande, ma ciò non toglie che questo non è in alcun modo il film del Punisher, semplicemente perché quando il giovane sceneggiatore l’ha scritto non esisteva il Punisher: esisteva un tizio pittoresco che ogni tanto appariva nelle storie di Spider-Man, e lo sceneggiatore è stato attento a NON rifarsi a lui in nessun modo.

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      • Giuseppe ha detto:

        E, se il film fosse stato da subito destinato a un pubblico che nemmeno conosceva le comparsate nelle storie di Spidey, allora avrebbe persino potuto arrivare nelle sale e magari restarci per un po’, ma così non è stato. Lo si vede e lo si dimentica un attimo dopo, questo è quanto…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche “Red Scorpion” con Dolph ha avuto una pessima distribuzione, eppure basta vederlo una volta per innamorarsene 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, ma con “Red Scorpion” non c’è proprio paragone 😀👍

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  3. Lorenzo ha detto:

    Esco dal coro, anche io lo vidi quella sera in televisione e mi ricordo che mi piacque molto 😛 Non avevo mai letto un fumetto di supereroi, non l’ho mai letto nemmeno oggi, quindi il fatto che avessero eliminato tutte le pacchianate dei supereroi, come il costume, e avessero conformato il tutto per renderlo l’ennesimo filmaccio d’azione con morti e sparatorie mi aveva soddisfatto.
    Ma non ne sono un estimatore, così come non ho mai disprezzato nessun film, tali emozioni non le associo alle opere di intrattenimento, che lasciano il tempo che trovano 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il costume è proprio l’ultimo dei problemi, visto poi che Castle non è un supereroe: è la versione Marvel degli eroi d’azione “punitori” dei libri prima e dei film poi. Quindi togliere di mezzo il teschio e dargli una giacca di pelle ci stava tutta, che su schermo rendeva molto meglio. (Basti pensare a quei furbacchioni che hanno reso Wolverine fighissimo al cinema: come mai su schermo Logan non indossa mai il suo ridicolo e stupido costumino giallo da X-Man? 😀 )

      Tolta di mezzo la questione Punitore, personaggio a fumetti a cui questo film NON può rifarsi perché semplicemente non esisteva quando è stato scritto, all’epoca l’ho trovato di una stupidità imbarazzante, con quei pugnalini col teschio con cui Castle ammazza i cattivi: ma cos’è? Con la faccia da scemo che hanno disegnato su Dolph e sulla sua totale inabilità a qualsaisi movimento: ripeto, basta confrontarlo con il coevo “Resa dei conti a Little Tokyo” per capire quanto questo film sia sbagliato in ogni suo singolo fotogramma.

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  4. radiocarlonia ha detto:

    “Il vendicatore è un’immonda cazzata inguardabile che fa schifo in ogni suo singolo fotogramma, legato al fumetto del Punitore come Gola profonda è legato a Marcellino pane e vino.”
    L’arte della sintesi.
    Voto: 9 (alla recensione, al film: 2)

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  5. Daniele Volpi ha detto:

    Lucius, come scriveva Cassidy (che il Signore ce lo conservi), dovevano lavorare fin dall’inizio realizzando una pellicola sulla falsariga di “Dirty Laundry”: un G-i-o-i-e-l-l-i-no!
    Il vero spirito del Punisher, feroce, grottesco e ruvido quanto basta…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Concordo con la delusione, tra l’altro relativa a un film che non vedo da molto (ma, nonostante il mio amore per Dolph, non ho tutta ‘sta voglia di recuperarlo, il che è un chiaro indizio…); di contro però ben tre note positive: la tua recensione, gli aneddoti personali con cui la infarcisci, e la citazione di Resa dei conti a Little Tokyo, film che, invece, merita una (ri)visione! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fra questo film e “Resa dei conti” è passato pochissimo tempo e non è che nel frattempo Dolph sia diventato chissà che attore shakespeariano, eppure a parità di trama quello è un gioiellino, il Punisher è roba da dimenticare. Soprattutto la scena di lui nudo che parla con Dio nelle fogne… ma perchééééééééééééééé!!!! 😛

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  7. Pingback: [Death Wish] Eye of the Tiger (1986) | Il Zinefilo

  8. Pingback: [Death Wish] Out for Blood (1992) | Il Zinefilo

  9. loscalzo1979 ha detto:

    Ricordo una lontana visione negli anni 90 su Odeon TV.
    Cavolo, non ricordavo facesse così schifo XD

    Piace a 1 persona

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