HALO (2022) Il Mistero degli Scacchi di Cortana

Ero indeciso se parlare di “HALO” (2022), la serie televisiva di Paramount+ che in pratica è l’unico prodotto che mi sia un po’ piaciuto della recente infornata di fanta-serie, una più brutta dell’altra. Ma poi sono inciampato nel Mistero degli scacchi di Cortana e allora ho deciso di infilare la mia armatura MJOLNIR (ma che cacchio di nome è?) e scendere nella battaglia.

Perché ci sarà da combattere, contro gli esseri più mostruosi dell’universo: i fan!


Chi si toglie il casco… casca!

Ho scoperto che molti fan del noto videogioco “Halo” sono avvelenati, perché Master Chief, personaggio che sin dalla sua nascita non si è MAI tolto il casco, già durante il primo episodio della serie TV Paramount si toglie il casco. E qui io sono Leggenda. Due volte.

Dredd, mi spieghi perché cacchio sei l’unico che non indossa MAI il casco?

La prima è stata venticinque anni fa, quando mi lamentavo che Stallone avesse preso un personaggio che non si toglieva MAI il casco e come prima azione gli fa togliere il casco, e tutti a considerarla una questione ridicola – anche perché ben pochi in Italia conoscevano l’originale a fumetti – la seconda ora, perché con la maturità (leggi: “vecchiaia”) mi rendo conto che non sono le caratteristiche di un personaggio a fare la storia, bensì la storia stessa.

Non è certo il casco il problema del film del 1995

Quando è uscito Dredd (2012) stavolta non c’era Stallone seduto sulla tazza a pulirsi il deretano con i fumetti di “Judge Dredd”, ansioso di scrivere l’ennesimo film (fallimentare) su un eroe spacca-tutto, stavolta hanno fatto le cose per bene, anche perché nelle intenzioni del film c’era di sdoganare l’eroico poliziotto del futuro in America – infatti la IDW ha cominciato a presentare fumetti americani del Giudice – quindi stavolta il casco rimane al suo posto. Perciò è un bel film? È un film riuscito? È piaciuto agli americani tanto che ora Dredd è entrato nel loro immaginario? Non credo proprio.
Dredd è un personaggio comico, esagerato, con un umorismo inglese totalmente inconcepibile per gli americani, infatti entrambi i film sono “seri”, dimostrando di aver toppato di brutto: ma l’hanno mai letto un qualsiasi fumetto di Dredd? Temo di no.

Stavolta i protagonisti sono fedeli, ma manca sempre la storia

Con il secondo Dredd ho capito che il problema non era il casco, era la storia: quando non sei in grado di scrivere una vera sceneggiatura intorno al personaggio, che abbia o meno il casco non ha alcuna importanza. E The Raid (2011) ha dimostrato che la storia di Dredd funzionava benissimo, una volta tolto di mezzo Dredd: fallimento due volte!

Phantom, dal 1936 non si toglie MAI il costume… poi ci fanno il film… e si toglie il costume

Invece i fan duri e puri portano come esempio di retta caschitudine “The Mandalorian“, il che è curioso: il protagonista mette subito in chiaro che non si toglierà MAI, ma proprio MAI MAI MAI il casco perché glielo vieta il suo culto… e quindi si toglie il casco. E poi se lo toglie di nuovo. E poi ancora di nuovo.
Pedro Pascal non è proprio un attore di grande fascino, negli ultimi episodi della seconda stagione non facevo che agitare la mano davanti allo schermo e dire “Scusa, Mando, ti rimetti il casco, per favore? Ma non avevi il divieto religioso di togliertelo?” Perché non l’hanno fatto togliere all’Armiera, che Emily Swallow è sicuramente più guardabile?

Almeno Boba Fett non si toglieva MAI il casco… o no?

Curiosamente entrambe i personaggi nascono dallo stesso padre, dal maestro John Wagner che in Gran Bretagna scriveva Dredd – un duro dal grilletto facile che non si toglie MAI il casco e distribuisce la legge un calcio alla volta – e in America scriveva i fumetti di Boba Fett – un duro dal grilletto facile che non si toglie MAI il casco e dà la caccia alla gente un calcio alla volta.
Mando (lo so, non è quello il suo vero nome ma è quello che ricordano tutti) è la diretta evoluzione di Boba e infatti si comporta in TV esattamente come faceva il titolare a fumetti, ma stavolta essendo una scrittura molto americana al pubblico è piaciuto, e a quanto pare che si sia levato il caso più volte non è stato un problema per nessuno.

Ripeto: Boba Fett non si toglie MAI il casco…

A proposito, dopo decenni senza mai togliersi il casco, Boba Fett è arrivato in TV dove non indossa mai il casco: non mi sembra che i fan si siano scandalizzati, sebbene “The Book of Boba Fett” non abbia assolutamente nulla a che vedere con quanto raccontato sul personaggio nei decenni precedenti.

Quindi come funziona: se Phantom, Dredd, Boba Fett e Mando si tolgono il casco non è poi un problema così grave, ma se lo fa Master Chief è un segno dell’Apocalisse?

Signora mia, questi fan sono una croce.


L’Eroe del nuovo millennio

Il 15 novembre 2001 esce in America Halo: Combat Evolved per la nuova piattaforma Xbox, quindi possiamo dire che Master Chief nasce insieme al ventunesimo secolo.

Il gioco non è altro che uno spara-spara con una bella grafica e belle idee, tutte ignorate da una narrazione ridotta ai minimi termini, ma per fortuna la casa Bungie si è mossa bene.
Già il 31 ottobre precedente, in un’intervista riportata da Halo.bungie.org, lo scrittore Eric Nylund racconta che da molto tempo prima di quel 2001 con Eric Trautmann (responsabile della Microsoft per i franchise) aveva buttato giù idee per un romanzo che accompagnasse il videogioco ma poi, per vari motivi, il lavoro ha conosciuto molti ritardi e cambiamenti. Una volta fissata la trama del gioco e appena la Bungie ha approvato gli spunti del romanzo, Nylund ha iniziato a scrivere, potendo contare su una “Bibbia” già impostata, così che videogioco e romanzo hanno conosciuto lavorazioni parallele senza cambi o sorprese dell’ultimo secondo.

Nylund ha dunque il compito di fare quello che il videogioco non fa: raccontare la storia di “Halo”, spiegando gli eventi che nel videogioco non c’è tempo per approfondire e i personaggi che non c’è tempo per presentare.
In seguito si crederà che la mythology di “Halo” nasca dal gioco, quando invece è tutto frutto di un romanziere: la transmedialità, la narrazione attraverso più media, è sempre in azione, malgrado i fan raramente diano prova di saperlo.

Il romanzo è un grande successo, anni dopo diventerà un fumetto, poi un film d’animazione e ancora oggi la serie TV della Paramount+ ne è fortemente debitrice, sebbene il nome di Nylund non appaia nei crediti.
Grazie al numero dell’aprile 2002 di “Science Fiction Chronicle” sappiamo che la Del Rey – la casa editrice di fantascienza fondata dal mitico scrittore omonimo – ha deciso di varare una collana interamente dedicata a romanzi basati su videogiochi XBox, fra cui The Unseen, Crimson Skies, Brute Force, oltre che ovviamente la punta diamante Halo. L’obiettivo, nelle parole del responsabile editoriale, è «portare una nuova generazione di giocatori alla lettura». Sarà andata così? Mi permetto di dubitarne.
Comunque la frase usata per pubblicizzare l’iniziativa è spettacolare: «Play the game, read the book, live the adventure». Di nuovo, sarà andata così? Mi permetto di dubitarne.

Dal 2006 è la casa Tor Books che si occupa di sfornare regolarmente romanzi originali di “Halo”, mentre nel 2013 la Dark Horse ha iniziato a sfruttare questo universo a fumetti. Esistono anche film d’animazione, e tutti questi media… non fanno che ricordare il lavoro di Eric Nylund.

Da vent’anni i romanzi di Halo escono regolarmente, segno che qualcuno ancora li legge, ma sono totalmente ignorati da tutti i fan: i più informati, diciamo gli intellettuali fra i fan hanno letto il primo, ma bisogna proprio cercare a fondo. Come faccio a dirlo? Primo: lo dicono loro, i fan stessi nei loro video, che sono interessati SOLO ai videogiochi; secondo: lo spiega il mistero degli scacchi di Cortana.


Il mistero degli scacchi di Cortana

Nell’episodio 1×03 (7 aprile 2022) entra in scena l’intelligenza artificiale chiamata Cortana, con la voce di Jen Taylor, cioè la storica attrice che dal 2001 ad oggi dà la voce a quel personaggio in versione videoludica.
Come entra in scena Cortana? Quali sono le prime parole di un personaggio così fondamentale nell’universo di Halo? Per me è stata una frase sorprendente, mentre i fan della domenica hanno gioito della pseudo-citazione.

L’entrata in scena di Cortana nella serie TV

Dunque Cortana entra in scena “a fine discorso”, visto che sembra star completando un ragionamento iniziato chissà dove. Non mi sembra un esordio formidabile…

«Alla fine della partita il re e il pedone si ritrovano nella stessa casa.»
(When the game is over, the king and the pawn go back into the same box)

Sono rimasto molto stupito dalla frase: un poeta persiano nell’universo di Halo? Ma in fondo la cultura anglofona dall’Ottocento impazzisce per Omar Khayyam (1048-1131), o meglio: impazzisce per le libere, molto libere, liberissime traduzioni che Edward FitzGerald ha fatto delle sue Quartine (il celebre Rubaiyyàt), in pratica reinterpretandole e facendole sue.

Sotto specie di verità, non di metafora,
noi siamo dei pezzi da gioco, e il cielo è il giocatore.
Giochiamo una partita sulla scacchiera della vita,
e ad uno ad uno ce ne torniamo nella cassetta del Nulla.
(Traduzione di Francesco Gabrieli, Newton Compton 1991)

Sicuramente non è questa la fonte della frase di Cortana, ma fa sempre bene ricordare il poeta Omar e la sua visione “qoheletica” della vita.

Un’altra versione della poesia, dal Rubáiyát of Omar Khayyam di FitzGerald del 1896

Incuriosito, provo a cercare l’espressione e scopro che non sono un bravo italiano: infatti dappertutto quell’espressione è indicata come “proverbio italiano” e io non ne sapevo niente!

Che blogger, internauti e facinorosi della Rete sparino cacchiate è risaputo e non ne faccio certo una colpa, non sono tenuti ad aver studiato i modi di dire del mondo – anche se dovrebbero smettere di credere con gli occhi chiusi e la bocca aperta a tutto quanto giri in Rete – no, io sto parlando di veri libri usciti in libreria, venduti dietro pagamento e scritti da gente vissuta in epoca pre-Internet. The Voyage of the Destiny (1982) di Robert Nye; How to make money writing little articles (1983) di Connie Emerson; Pearls of Wisdom (1987) di Jerome Agel e Walter D. Glanze; Reader’s Digest Quotable Quotes (1997) e potrei andare avanti a lungo: tutti veri libri che affermano senza alcuna ombra di dubbio che quella frase sia un modo di dire italiano. E tutti libri che NON riportano la più minima traccia di fonte che dimostri come gli autori abbiano fatto ricerche invece di sparare frescacce, come invece pare proprio abbiano fatto.

Sono un pessimo italiano, io che non avevo mai sentito questo modo di dire

La Rete oggi è piena di gente che ripete tutto questo, con però una piccola percentuale che invece è convinta si tratti di un proverbio irlandese: provate a cercare la frase su Google, a parte i risultati legati ad Halo vedrete un fiorire di “proverbi italiani” contraddistinti dalla totale assenza di fonti.
Per fortuna però ci sono anche Etruschi in giro, cioè appassionati che non amano credere per Fede Infusa e vorrebbero avere prove quando qualcuno lancia affermazioni lapidarie: incuriosito da un utente di Reddit che fa risalire la frase addirittura al seicentesco John Boys, raggiungo il QuoteInvestigator, che riporta una lunga sequenza di autori di lingua inglese che dal Seicento in poi hanno continuamente usato questa frase, senza MAI affibbiarla a noi italiani. La finta paternità nostrana arriva nel 1942, stando al citato sito, quando il giornalista H.L. Mencken nel suo saggio A New Dictionary of Quotations on Historical Principles from Ancient and Modern Sources dimentica tutte le citazioni inglesi dei secoli precedenti e si inventa l’italian proverb, che da allora regna sovrano.

Ecco il lungo discorso di Boys, riassunto poi nell’italian proverb:

«Quando il gioco è concluso, e la scacchiera messa via, allora sono tutti infilati insieme in una sacca, con il Re sotto il pedone. Così è con la vita, il mondo è un grande teatro, dove qualcuno recita la parte del Re, altri quella del Vescovo [Alfiere, nella nomenclatura italiana, Nota etrusca], altri i Cavalieri [Cavalli, in italiano] e altri i pedoni, ma quando il Signore verrà coi suoi angeli a giudicare il mondo, saranno tutti uguali. Se grandi uomini e persone crudeli avranno compiuto lo stesso peccato, finiranno insieme nello stesso fuoco infernale.»
(traduzione etrusca)

da The workes of John Boys, 1629

Va bene, sin dal Seicento nella lingua inglese gira questo modo di dire, che però da metà Novecento credono sia italiano, ma che c’entra con Halo? Perché diamine la Cortana televisiva se ne esce con quella frase? La spiegazione arriva di nuovo dai “boccapertisti” della Rete, quelli cioè che credono a tutto con la bocca aperta: nella mythology di Halo, mi spiegano, quando il personaggio di Cortana appare per la prima volta è proprio quella frase che dice, quindi la serie TV Paramount+ ha fatto una citazione per ingraziarsi i fan più duri e puri. O forse… solo i più creduloni fra loro.
In Internet è pieno di gente che chiede spiegazioni e di gente che spiega, con dibattiti fenomenali: quando si sarebbe mai svolta questa “prima apparizione” di Cortana? Andiamo, sono tutti esperti dell’universo di Halo che amano più della loro vita, dovrebbe essere un’informazione facilissima da ottenere… e invece no!
La risposta più ovvia e data per sicura è che la frase la potete trovare nel primo romanzo di Nylund. Ottima spiegazione… peccato che chi la vada ripetendo in Rete dà prova di non aver neanche mai aperto quel libro.

Grazie al sempre mitico Archive.org posso presentare la pagina 233 del romanzo di Nylund nella prima edizione del novembre 2001 (cliccate qui a sinistra per ingrandire): è il punto in cui entra in scena il personaggio di Cortana, e come potete notare non esiste il più vago accenno agli scacchi. Come non ne esiste in alcun’altra parte del romanzo.

Ci sono addirittura video su YouTube dove esperti tubari spiegano per filo e per segno la nascita e l’evoluzione del personaggio di Cortana, analisi talmente approfondite da non citare MAI un solo titolo, un solo nome, un solo anno, NIENTE, solo chiacchiere vuote senza distintivo. Questi video ripetono quanto detto dai “boccapertisti” della Rete: alla sua prima apparizione, Cortana recita quella frase. Punto.

Possibile che NESSUNO di questi fan così appassionati sappia dire DOVE avvenga questa prima apparizione, con tanto di frase? I tubisti ripetono questa nozione senza fondamento e – capolavoro dei capolavori – NON riportano il passaggio del videogioco dove Cortana reciterebbe la frase, semmai l’abbia mai detta in un videogioco. Vi sembra una cosa logica? Perché creare un video per spiegare un personaggio e poi NON mostrare la prima apparizione di detto personaggio?
Mi ritrovo più che autorizzato a pensare che Cortana non abbia mai pronunciato quella frase.

Eppure ho trovato tante fan fiction americane di Halo in cui viene specificata molto chiaramente la frase, riportandola addirittura in italiano: ovviamente sballato, perché uno scrittore non ha certo tempo di consultare un dizionario italiano! (Ad onor del vero, ho trovato forum dove la gente anglofona si spaccava la testa per capire la differenza in italiano fra “pedina” e “pedone”, e temo che la cosa in effetti sia complicata, visto che ho conosciuto scacchisti italiani molto animosi sull’argomento.)

fan fiction No Rest for the Weary di Ring-Error

Ad un certo punto è nata l’idea che Cortana abbia pronunciato quella frase, un’idea che gettata in quella vasca di pesci boccaloni che è la Rete è diventata Verità in un attimo, senza che nessuno si sia sincerato della sua veridicità, e quindi i fan – cioè gente appassionata che in realtà non sa una mazza di niente di ciò che dice di amare – si sono auto-convinti che la frase in un qualche momento sia stata pronunciata. E gli autori di Paramount+ sono andati dietro ai “boccapertisti” facendo dire a Cortana una frase totalmente fuori contesto, priva di qualsiasi motivo nella scena. In pratica rendendo vera una leggenda della Rete che ha tutti i numeri per essere falsa.

Se invece là fuori, sperduto nell’oceano dei boccaloni, esistesse qualcuno che ha davvero trovato un’opera ufficiale di Halo (gioco, romanzo, fumetto, film, serie TV, animazione) in cui Cortana pronuncia davvero questa frase, alla sua prima attivazione come intelligenza artificiale, mi faccia sapere, così potrò diventare il primo fan informato dell’universo di Halo.

In conclusione mi preme specificare che il problema non è se un personaggio abbia o meno pronunciato una frase, il problema è notare come una mole abnorme di persone si accontenti di informazioni che è facilissimo smentire: non c’è bisogno di arrivare alle fake news di Governi stranieri e baggianate varie, bastano piccoli casi come questo di “Halo” per capire che bisogna smettere di credere a tutto con la bocca aperta e cominciare a pretendere le fonti. Se un sito o un video su YouTube afferma qualcosa, anche con sicurezza e voce ferma, se non cita la fonte da cui ha preso quella informazione allora sono solo peti che hanno sbagliato strada.
Se però milioni di fan adoranti dell’universo di Halo sono totalmente incapaci di cercare e pretendere informazioni sicure dall’oceano di siti, forum e video sull’argomento, come possiamo combattere le fantomatiche fake news di cui tutti hanno paura?

Ma tanto alla fine della partita informati e boccapertisti finiscono tutti nella stessa scatola.

L.

P.S.
E ora tutti da Cassidy per una recensione più particolareggiata di questa serie TV.

– Ultimi post di fantascienza:

Informazioni su Lucius Etruscus

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15 risposte a HALO (2022) Il Mistero degli Scacchi di Cortana

  1. Il Moro ha detto:

    I “boccapertisti”, altra categoria scoperta e subito asfaltata dal Zinefilo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah magari qualche frecciatina servirà a far chiudere qualche bocca, così da non ingoiare a occhi chiusi e pretendere qualche fonte in più. Si parte da cose frivole come Halo ma poi lo stesso identico atteggiamento lo si adotta per cose più serie. se si è abituati a credere vero tutto senza prove, che sia Halo o la politica non cambia nulla.

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  2. Cassidy ha detto:

    Altro giro, altro gran post, era giusto elencare in dettagli i casi di “smascheramenti”, la faccenda degli scacchi poi è proprio materia per te, grazie per la citazione 😉 Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Inizi con citazioni di Dredd, Mando, Boba e questioni di caschi, prosegui con scacchi, indagini e “boccapertisti”, nei post zinefili si trovano così tanti stimoli che una lettura non basta! E si rinviene un acume nell’analisi che è inversamente proporzionale alla faciloneria che si riscontra in praticamente qualsivoglia programma televisivo o social! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi stupisce e mi atterrisce la facilità con cui si crede a una qualsiasi frase solo perché viene pronunciata, come se vivesse di Verità auto-referenziata. E il fatto di vivere nel periodo storico con più accessibilità alle informazioni dell’intera storia umana non sembra cambiare una virgola: se qualcuno l’ha detto, dev’essere vero…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Purtroppo è così. Più sono le informazioni più dovrebbe aumentare la capacità di selezionare, approfondire, distinguere. E invece quasi tutto si appiattisce inesorabilmente, annullando fatalmente anche la differenza tra vero e falso. Se non ricordo male, su questo tema (e ben prima dell’avvento dell’onda-internet), fece una riflessione molto pertinente ed interessante Umberto Eco. 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Una delle reazioni tipiche, poi, quando si chiede a certuni di citare le proprie fonti è il classico “cercatele da solo, non ho tempo di stare qui a farti da balia”, in alternativa a un perentorio e arrogante “Studia!” quando le fonti si finge di fornirle (dico “si finge” in quanto trattasi invariabilmente di materiale a esclusivo supporto delle proprie fallaci/parziali tesi)…
        Oltre alla piaga dei “boccapertisti” io ci aggiungerei, visto l’argomento, pure quella dei “levatori di caschi giudiziosi” intesi come categoria di fan che, a proprio insindacabile giudizio (appunto), decide quando i personaggi interessati possano o meno togliersi il casco 😀
        Riguardo ad “Halo”, comunque, ho l’impressione che la tua indagine sul mistero degli scacchi di Cortana sia molto più avvincente dell’intera serie tv… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La prima stagione è stato il solito lento e fiacco “Mito delle Origini”, con qualche momento interessante: la seconda stagione potrebbe diventare roba buona se iniziasse a succedere qualcosa, oltre al fan service più spinto e alle chiacchiere senza fondamento. Ma siamo proprio ai minimi storici.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Il casco, la citazione scacchistica… Secondo me ci sono dietro Soros e il gruppo Bilderberg, chissà a cosa stanno mirando!

    Articolo molto divertente 🙂 a ogni modo, propongo di tenerci stretto il proverbio “italiano”, molto meglio di altre cose terribili attribuite, giustamente o meno, agli italiani 😛

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Ho mollato HALO dopo un episodio e mezzo (circa). Non ero un fan e la serie non mi ha fatto diventare tale. Quindi ben vengano questi “La storia e la finzione” in salsa fantascientifica.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho resistito un po’ di più e mi ha detto bene, perché tolta di mezzo quella inutile ragazzina – stupidata appiccicata con lo sputo per catturare inesistenti pubblici giovanili – non appena si è tornati alla mythology (cioè la storia inventata dal romanziere Eric Nylund nel 2001) la visione si è fatta interessante. Per carità, parliamo di una serie che fino a qualche anno fa sarebbe stata considerata scolatura da niente, ma al giorno d’oggi, in mezzo a serie che fanno schifo già dalla sigla, tocca accontentarsi anche di una che faccia un po’ meno schifo 😛

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  6. Pingback: HALO 1×03 (2022) | CitaScacchi

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