[Death Wish] Eye of the Tiger (1986)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Come visto in questo ciclo, ancora sul finire degli anni Ottanta la “narrativa dei punitori” ha un richiamo fortissimo ma ormai la denuncia sociale degli anni Settanta è bella che evaporata: la violenza che voleva colpire allo stomaco lo spettatore e metterlo in ansia ha lasciato il posto alla violenza esagerata, e quindi finta, degli anni Ottanta. Così come la critica alle istituzioni, incapaci di garantire giustizia e men che meno sicurezza, si ammorbidisce fin quasi a scomparire, pur rimanendo sempre sullo sfondo.

Alla fine la sensazione è che il culto della personalità degli anni Ottanta abbia vinto sulla denuncia sociale anni Settanta, così non conta più la missione dell’eroe ma l’eroe stesso: non fa più da tramite per un sogno idealistico di giustizia vera bensì è un eroe muscolare per la vendetta personale. Ormai il vero Punitore – cioè colui che combatte la criminalità sostituendosi alle istituzioni incapaci – rimane solo nei fumetti.

Case indipendenti come la Cannon e la New World Pictures hanno dimostrato, con i loro Il giustiziere della notte 4 (1987) e Il vendicatore (1989), che le basi sono sempre le stesse dal 1972 delle origini, ma è il protagonista a cambiare: la novità del “punitore” ormai è archiviata e a comandare sono solo i “vendicatori”.

Quindi non stupisce che case più minuscole e infinitesimali vogliano cavalcare l’onda con prodotti perfettamente in linea con questa tendenza, ed ecco dunque The Eye of the Tiger, che non è un titolo furbetto: avere la celebre canzone omonima del 1982 dei Survivor come musica dei titoli di testa e nel finale rende chiaro che tutti i soldi del budget li abbiano spesi per quel grande successo dell’epoca, diventato famoso grazie a Rocky III (1982).

Videogram porta il film nelle videoteche italiane nel 1990 con il titolo A prova di vendetta, presentato da Rai2 nella prima serata di sabato 22 giugno 1991 con lo stesso titolo.

Quando su Rai2 andava in onda la roba giusta

Il regista è un Richard C. Sarafian a fine carriera, dopo aver passato gli anni Sessanta a dirigere serie TV e gli anni Settanta-Ottanta a dirigere film televisivi: è agli sgoccioli, e poi c’è suo figlio Deran che ormai ha preso le redini del cinema d’azione di serie Z con volti noti. Questo Eye of the Tiger è sicuramente meglio diretto di tanti filmucoli dozzinali, pur rimanendo appunto un filmucolo dozzinale.

Una canzone che ha infestato tutti gli anni Ottanta

Una strana vestizione introduce il protagonista e un personaggio secondario: perché i due si vestono in modo così ambiguo? Perché la cinepresa si attarda nell’inquadrare il cavallo dei pantaloni di entrambi? Perché i due si guardano come se si stessero rivestendo dopo un atto sessuale di cui non vanno fieri, viste le espressioni sui loro volti? Non si sa, è una scena che non ha alcun peso nella vicenda e che muore lì. Solo alla fine scopriamo che i due sono carcerati che si stanno rimettendo i vestiti da civili perché ora sono liberi.

Il protagonista dunque esce di galera, torna nel suo paesino e va a trovare lo sceriffo… che se ne sta a torso nudo e a gambe aperte. Sia lo sceriffo che l’altro detenuto ad inizio film si stringono il pacco a favor di camera, senza che le rispettive scene dimostrino una qualsiasi utilità del gesto: che il regista stia lanciando messaggi subliminali, con richiami sessuali che poi non hanno alcun peso nella vicenda?

Potete non crederci, ma questo è lo sceriffo… e quello che si tiene è il suo pacco

Se nello sceriffo riconosciamo quella vecchia volpe di Seymour Cassel, ciò che conta è che l’ex galeotto protagonista Buck ha la faccia ma soprattutto i denti di Gary Busey, in uno di quei film in solitaria che hanno costruito il suo mito, anche se purtroppo in Italia sono tutti abbastanza rari.

Il giovane Gary Busey in uno dei rari momenti a “denti coperti”

Gary torna dalla sua famiglia dalla galera, abbraccia la figlioletta e bacia la moglie, e già sentiamo nell’aria quell’inconfondibile odore di carne morta: è chiaro che entrambe faranno una brutta fine.
Nel paesino scorrazzano e seminano il terrore dei motociclisti, tanto per tornare alle origini, come abbiamo visto nel romanzo Una lunga striscia d’asfalto (1972). Questi, guidati dal mitico baffuto William Smith, qui pelato, spadroneggiano e ci rimangono male quando Gary impedisce loro di violentare una donna: per ripicca, gli massacrano la moglie, mentre la figlioletta rimane così traumatizzata da chiudersi completamente in se stessa.

William Smith non è cattivo… è proprio infame!

Come si vede, tornano tutti i temi delle origini: dal romanzo di Buell arrivano i motociclisti che massacrano la famiglia del protagonista, dal romanzo di Garfield arriva la figlia traumatizzata: in pratica il 1972 è ancora lì, a tenere banco.
E fondendo i due romanzi, il protagonista – che non può contare su alcuna istituzione, figurarsi poi in un paesino con lo sceriffo corrotto – deve farsi giustizia da solo, cominciando ad organizzarsi.

Se non vi uccide il fucile di Gary Busey…. lo faranno i suoi denti!

Nel 1989 questi temi non hanno la stessa potenza che avevano nel 1972, sia perché sono ormai ripetuti in tutte le salse sia perché vengono eseguiti in maniera quasi canonica: non c’è alcuna voglia di stupire, di inorridire, di far saltare sulla sedia lo spettatore, di mettere in crisi ogni certezza. Si tratta di un semplice filmetto di genere, fatto anche bene, in cui il protagonista subisce un torto e si vendica con violenza, anche esagerata.

L’unica scena davvero degna di nota, perché diversa da un normalissimo prodotto di genere, è quando Gary non vuole perdere troppo tempo ad ottenere informazioni da un motociclista così gli lascia 25 secondi per vuotare il sacco: il tempo cioè che impiega una miccia a consumarsi e a far detonare un candelotto di dinamite… infilato nell’ano del motociclista! E dopo i pacchi stretti in primo piano, torniamo ad un richiamo sessuale non proprio “di classe”: cos’avrà voluto dirci il regista?

Però sul candelotto ci mette la vaselina, perché Gary è un gran signore

Eye of the Tiger ha dalla sua un grande Busey in ottima forma e come “spalla” un Yaphet Kotto che è sempre efficace, dovunque appaia. Per il resto attingere alle basi della “narrativa dei punitori” non gli vale alcun merito, rimanendo un minuscolo film di genere senza particolarità, se non le strane scene coi richiami sessuali.

Per capire però quanto sia comunque un ottimo prodotto, basta scendere ancora di più nei bassifondi delle casupole cinematografiche, fino a raggiungere la fogna dove giace Burning Vengeance (1989), una roba da mani in faccia, soprattutto sulla faccia degli autori.
Non ho trovato tracce di distribuzione italiana.

Stuntman di grandi produzioni, da Berretti Verdi (1968) a Bad Boys (1995), Ronald C. Ross una volta ha voluto giocare a fare il regista e sceneggiatore, e spero che con questo film qualcuno l’abbia preso da parte e gli abbia spiegato che non è proprio la carriera che fa per lui.
Il film è completo su YouTube, in lingua originale con sottotitoli inglesi, ma proprio non ce l’ho fatta a finirlo, tanto è inguardabile.

Non ho ben capito perché il muscoloso Brock (Robert Pentz) porti avanti la sua missione di giustizia contro dei criminali locali, ma pare che anche in questo caso le motivazioni risiedano nell’aver visto massacrata la propria famiglia, premessa ormai obbligatoria per gli eroi vendicatori-giustizieri-punitori di ogni sorta.

Pompato come l’omino Michelin, un’espressione di totale demenza sul volto e una voce che sembra provenire dal Muppet Show, il nostro eroe procede nella sua noiosa opera di punizione dei criminali e come spettatore ho pregato fortemente che punisse anche me, tanto era dolorosa la visione.

Il punitore che punisce gli spettatori del suo film

Anche produzioni diarroiche come questa si rifanno smaccatamente alla “narrativa dei punitori”: il messaggio di fondo è bello che annacquato, ma lo stesso la tematica è ancora forte e inarrestabile.

L.

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15 risposte a [Death Wish] Eye of the Tiger (1986)

  1. Fabio ha detto:

    Bè direi che anche il figlio Jake Busey a portato avanti la tradizione del padre Gary dei dentoni che ti azzannano!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Certo Dentino non ha lasciato il segno come papà Dentone, Jake è infatti “il figlio di Gary Busey”, deve farne ancora parecchia di strada ma ormai non c’è più tempo: il cinema in cui il padre ha brillato non esiste più, bene che gli vada Jake può fare filmetti in Romania come i veri eroi d’azione -D

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      • Giuseppe ha detto:

        E, tenendo conto degli studi dentistici che ci sono in Romania, direi che la cosa potrebbe andare doppiamente a suo vantaggio 😛
        Riguardo ad “Eye of the Tiger”, ho l’impressione che le allusioni di Sarafian fossero piuttosto chiare: se cerchi davvero giustizia c’è solo da toccarsi le palle (il detenuto), perché non puoi fidarti delle istituzioni che ti hanno già tirato il pacco (lo sceriffo), e quindi per evitare di prenderla di nuovo in quel posto devi giocare d’anticipo e mettercela prima tu (scena della dinamite nell’ano del motociclista) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah interpretazione perfetta!!! Serafian sarebbe orgoglioso di te ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Oltre a tutti questi riferimenti più o meno velati, il protagonista si chiama anche Ga(r)y, magari per poca fantasia hanno mantenuto il nome dell’attore, magari no, in ogni caso Busey è un mito anche in versione punitore anni ’80. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una buona regia e bravi attori rendono questo film sicuramente migliore rispetto ai minuscoli prodotti di minuscole casette, e Gary ha la grinta (e lfaccia) giusta per fare l’eroe punitore, peccato che la storia sia davvero poco ambiziosa.

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  3. Evit ha detto:

    Se nel film ci sono motociclisti dev’essere mio, ma che dico, è già mio, ho la VHS italiana e il blu ray americano 😄😄😄😏

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Puntata del ciclo con Gary Busey? Il piatto da ricco diventa succulento! Se il secondo film mi pare assolutamente trascurabile, quello col nostro eroe dentuto, al di là degli strani richiami al pacco e anfratti simili, sembra meritare una visione. Tra l’altro il titolo italico credo richiami (o sarà richiamato) in A prova di proiettile, sempre con Gary ma, immagino, con nessun legame col film in oggetto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che i titolatori italiani dell’epoca avessero frasi fatte già pronte per ogni genere, neanche si saranno accorti del nostro Gary 😛
      Qui comunque merita assai, come in ogni altro suo film: purtroppo i titoli in cui è l’eroe o il cattivo non sono molto ben distribuiti in Italia, quindi tocca ravanare in giro edizioni originali. A meno che il nostro amico Evit non si decida a digitalizzare la sua VHS 😛

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