I sogni elettrici di Dick 4 (guest post)

La nostra amica Vasquez, la Colonial Marine del Zinefilo, parte per una nuova missione: all’inseguimento dei sogni elettrici di Philip K. Dick.
L.


I sogni elettrici di Philip K. Dick
(parte quarta)

di Vasquez


Episodio 8
Autofac

Il racconto: Autofac
(Tutti i racconti 1955-1963, Fanucci 2009)

Il racconto più lungo di quelli da cui è tratta questa serie: ben ventidue pagine su una media di circa dieci. “Autofac” sta per “Auto-factory”, ossia una fabbrica completamente automatizzata. E chi ha fatto in modo che fosse completamente automatizzata? Ma ovviamente gli esseri umani: l’hanno, anzi le hanno – perché ce n’è più di una – programmate perché facessero tutto da sole.

La rete di fabbriche “autofac” corre per tutto il sottosuolo: ognuna agisce nei limiti della propria zona, ma la rete non ha limiti e continua a espandersi. Sono passati cinque anni dalla fine del Conflitto Totale in cui sono state usate anche bombe H, e le macchine, invece di esaurire il loro compito stanno esaurendo le risorse seguendo ossessivamente e ciecamente il loro programma: prendersi cura dell’umanità fino a che questa non sarà in grado di provvedere a sé stessa. Cosa impossibile se le macchine non smettono di consumare tutto ciò che c’è di disponibile.

Un’autofac in piena attività

Sembra solo un gioco di parole, in realtà è un serpente che si morde la coda, ed è terribile. La disponibilità di materie prime è in preoccupante diminuzione, e diversi minerali fondamentali sono già esauriti. O’Neil dice che non si è riusciti a trasmettere alle fabbriche l’informazione che la guerra era finita, e che gli umani sono ormai pronti a riprendere il controllo. Intaccando lo schermo protettivo della fabbrica nella zona di Chicago, lo stesso O’Neil era riuscito a dimostrare che le autofac non sono invulnerabili, anche se subito dopo la fabbrica aveva costruito uno schermo più efficiente.

Bisognerebbe riuscire a mettere le autofac una contro l’altra, fare in modo che si distruggano fra di loro per l’accaparramento delle materie prime. Ma come si fa a impedire ad una macchina di eseguire il compito che le è stato assegnato? Come si fa a infrangere un muro di istruzioni perfettamente programmate da «quei cervelloni della cibernetica»? Si potrebbe provare a fare come Kirk…

da Star Trek TOS, episodio 2×03 “La sfida” (1967)

…e indurre le macchine ad autodistruggersi con un ragionamento logico, ma nel 1955 ancora non c’era il capitano dell’Enterprise a risolvere ogni situazione possibile e immaginabile. Allora si prova ad inventarsi un difetto assolutamente inesistente, un non sense linguistico per mandare in tilt i ragionamenti delle autofac.

È un racconto terrificante, per certi versi si riallaccia a Modello Due (1957), dove si cerca di spingere degli androidi da guerra autoreplicanti (in fabbriche sotterranee) a combattersi fra di loro, ma l’umanità contro le macchine non ha speranze.

L’episodio 1×08 (tratto da Autofac, 1955)

Le prime parole su questo episodio sono di elogio per il doppiaggio italiano. Qualcuno si è preso la briga di andare a leggere il racconto di Dick, e di riportare così il termine «prillato» usato da Maurizio Nati come traduzione per quel «pizzled» inventato dall’autore: una parola inesistente usata per destabilizzare un’intelligenza artificiale.

«Alla luce delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Russia, l’esercito cinese è in stato di allarme. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale ha annunciato che la Casa Bianca ha allertato la Russia senza chiarire se sia stato considerato un intervento militare. Il governo sta aumentando le sanzioni a carico della Russia, sebbene i test missilistici non avessero violato l’accordo nucleare»

Queste invece sono le prime parole che si sentono guardando l’episodio. Provengono da un’autoradio, e sono seguite da un’esplosione nucleare.

Come iniziare la giornata in modo pessimo

C’è da dire che lo scrittore non nomina le nazioni coinvolte nel Conflitto Totale che ha portato alla creazione delle autofac, non in questo racconto. Lo fa invece in Modello Due, e sono proprio Russia e America. Solo che quando poi sono andati a trasporre Modello Due per il grande schermo con il film Screamers – Urla dallo spazio (1995) si sono inventati un conflitto tra due misteriose entità, che si combattono non si sa bene per cosa: la Corporazione N.E.B. e l’Allenza, che poi è la parte più debole di quel film.

L’Autofac di questo episodio produce a tutto spiano beni inutili, inquinando aria e acqua (che è un buon modo per portare il racconto di Dick ai nostri giorni), senza che si riesca a farla smettere, finché – finalmente! – non si ottiene la sua attenzione: un rappresentante dell’Autofac verrà inviato per chiarire i problemi riscontrati nella merce consegnata, misteriosamente e irrimediabilmente «prillata».

Mi sono piaciuti molto gli androidi inseriti nella puntata, uno dei quali non può che ricordare il T-1000, ma lo considero un riuscito omaggio. Così come considero il corretto utilizzo che si fa qui dell’anomalia di sistema come una dimostrazione da parte di Travis Beacham (autore dell’episodio) per le Wachowski, visto l’uso sconsiderato che ne hanno fatto loro in Matrix, dell’anomalia di sistema.

E finalmente dei veri capelli post-apocalittici!

(Continua)


Ringrazio di cuore Vasquez per questa sua “missione” e sono convinto che Phil avrebbe apprezzato.
L.

– Ultimi guest post di Vasquez:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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17 risposte a I sogni elettrici di Dick 4 (guest post)

  1. Cassidy ha detto:

    Non ho ancora visto l’episodio ma l’analisi mi è piaciuta molto 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Avendomi “beccato” precisamente in quel periodo dell’anno in cui mi concedo qualche scappatella nel mondo delle serie, cara Vasquez, mi hai portato a guardare gli episodi (per ora alcuni e in ordine in realtà casuale) di questa serie. Mi è piaciuto molto (molto!) L’impiccato, ma anche Safe and sound. Bella l’atmosfera di Human is e non vedo l’ora di gustarmi Autofac, che, dopo aver letto la recensione, mi ispira assai! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Trascinare Willy nell’universo delle serie TV è un’impresa in cui solo una Colonial Marine poteva riuscire ^_^

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      • Vasquez ha detto:

        Diciamo Lucius che qui ho avuto gioco facile: essendo una serie antologica ci si può fermare in qualunque momento. La cosa strana è che pur avendo io nominato “Star Trek” parlando di questa serie, Willy non si sia tirato indietro. La vera impresa sarebbe convincerlo a vedere Kirk & Co. 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In tanti post a tema Trek ormai il povero Willy un po’ di abitudine (o sopportazione) l’ha fatta, non reagisce più in modo violento come una volta, ma da qui a portarlo a vedere un qualsiasi prodotto Trek la vedo dura 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ahaha, concordo sul termine “impresa” anche se va detto, senza sminuire la portata dell’impresa suddetta ( 🙂 ), che il periodo estivo e la natura antologica, come affermato anche da Vasquez, hanno favorito il tutto.
        E il tutto è stato favorito pure dal fatto che la mia approvazione per Dick ha funzionato come antidoto anti-riferimenti “Trek”, verso cui, è vero, sono comunque meno virulento anche se ciò non vorrà dire cadere nel tranello della visione! 🙂
        Concordo sull’elogio a Cranston e non vedo l’ora di cimentarmi in nuovi episodi! 🙂

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    • Vasquez ha detto:

      Grazie Willy! Spero allora che “Autofac” non ti deluda 😊
      Gli episodi a quanto pare sono andati in onda in ordine diverso a seconda del paese, ma per fortuna qui l’ordine è totalmente ininfluente. L’episodio “L’impiccato” è venuto fuori come una signora storia di fantascienza, distopica o dispotica, a scelta, su “Safe and Sound” dico solo che è una buona trasposizione del racconto (non voglio spoilerare nulla, 😛), “Human is” mi è piaciuto per l’atmosfera da fantascienza classica, e per quanto mi riguarda anche per l’interpretazione di Bryan Cranston 😉

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  3. Giuseppe ha detto:

    Insomma, anche questa volta il post di Vasquez è… è… prizzighellante! Ma cosa dico, di più, è addirittura fraguminoso! E pure un po’ forbilleggiato e turammantino, senza dimenticare quella punta di frazzollaggine che non guasta mai!
    P.S. Ti sto facendo i complimenti in modo che le Autofac non mi capiscano 😉

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