Surrogates (2009) Il mondo dei replicanti


Le comparsate televisive di Bruce sono state molto meno di quelle che avevo immaginato, è curioso come preferisse apparire in cento film l’anno piuttosto che anche solo in un episodio televisivo, malgrado la durata del suo impegno fosse la stessa.

Si torna ai film, ma a questo punto sfrutto una mia vecchia recensione per parlare di questo titolo tratto da un fumetto.


Il fumetto surrogato

Con colpevole ritardo [nel 2015] ho scoperto questo piccolo capolavoro: Surrogates di Robert Venditti, disegnato splendidamente e anche colorato da Brett Weldele.

Iniziato originariamente nel luglio 2005, nell’ottobre 2009 la Rizzoli Lizard lo porta in Italia con la traduzione di Francesca Martucci, in vista dell’arrivo del relativo film.
La prima volta che ho visto Il mondo dei replicanti l’ho considerato una bojata, dopo aver letto la storia a fumetti me lo sono rivisto… ed ora lo considero la fusione di almeno due bojate!

Surrogate1a

Nel 2054 le città saranno sicure come non lo sono mai state nella storia umana, semplicemente perché tutti se ne rimarranno tappati nelle proprie stanze e a “vivere” per la strada (diciamo così) ci vanno i propri “surrogati”: robot perfettamente identici ad esseri umani e a volte identici ai propri possessori. O meglio, identici a come ai possessori piacerebbe essere.

È un mondo utopistico ed arcadico: tutti sono felici perché si sentono come vorrebbero essere; tutti sono felici perché possono vivere senza temere di essere aggrediti o feriti; tutti sono felici perché la fantasia ha preso il posto della triste e volgare realtà. Finché però qualcuno decide che non è così che si dovrebbe vivere. Finché qualcuno un bel (brutto) giorno non decide di cominciare a far fuori i surrogati: che la gente torni a vivere in prima persona.

Surrogates è, come si può definire?, “fantascienza gialla”… o semplicemente un’ottima storia.
La prima vittima dei Surrogati sono ovviamente i rapporti umani: abituati ad avere sempre la facile protezione di un corpo finto, si è persa l’abitudine a mostrarsi con tutti i propri difetti: si mostra ciò che si vorrebbe essere, non ciò che si è. (Al contrario del pessimo film, dove essere struccata è il peggior difetto della moglie del protagonista, nel fumetto è un essere informe che non potrebbe mai sopravvivere alla propria immagine.)

Abbandonato da una moglie che gli appare ormai solo in forma surrogata, e che lo ama di un amore surrogato, il tenente Greer sarà l’anima che cambierà il mondo facendo quello che nessuno vuole più fare: scendere in strada con il proprio corpo, con la propria pancia flaccida, con i propri difetti e rischiando in prima persona. Lui, che metterà in ballo tutta la sua vita per acciuffare l’assassino di surrogati… è in realtà il primo dei suoi adepti, in quanto è tornato a vivere in un mondo artificiale.

Surrogate2Storia stupenda e appassionante, che ovviamente crolla in un misero bla bla bla senz’anima nel luglio del 2009, quando nell’imminenza del pessimo film Venditti e Weldele pensano bene di scrivere anche un pessimo sequel-prequel al fumetto: The Surrogates. Flesh and Bone (portato in Italia sempre da Rizzoli Lizzard nell’aprile 2010, sempre con traduzione della Martucci) riesce ad essere addirittura più brutto del pessimo film: è il solito prequel inutile, fastidioso in ogni singola vignetta.

Il mio consiglio è quindi di ignorare tanto questo che il film e invece concentrarsi sulla prima saga, davvero stupenda.


Il film sùrrogo

Perché il doppiaggio italiano nel tradurre surrogates alterna “surrogati” e “sùrroghi”? Ma cos’è “sùrroghi”, un neologismo alla Dick? (In entrambi i sensi della frase.)

Questo è solo uno dei tanti misteri che avvolgono la versione cinematografica del fumetto di Venditti, per esempio un altro è: perché continuano a far lavorare John Brancato e Michael Ferris? Il dinamico duo di sceneggiatori lavora solo in serie A, dove può compiere sfaceli di alto livello, è dai tempi di The Net (1995) che i due firmano storie prodotte con barche di soldi che poi al botteghino incassano solo risate e sberleffi, eppure continuano a chiamarli. Boh, sarà una perversione delle grandi major.

The Game (1997), Terminator 3 (2003), Catwoman (2004), tutti tonfi alla Will Coyote, e mentre già stavano lavorando al quarto Terminator – il cui copyright risale al 2004: cinque anni ci hanno messo per scrivere quella roba! – Branco & Ferris si riposano un attimo adattando per il cinema una storia stavolta non loro, ma tranquilli: sapranno gestirla in modo da garantire l’insuccesso totale che le grandi major adorano.

Anzi, per essere sicura di sbagliare la Touchstone chiama Jonathan Mostow, il regista fresco di Terminator 3, che è proprio uno che ti assicura le sale vuote.

La Touchstone porta The Surrogates al cinema dal 24 settembre 2009, e arriva in Italia il 4 gennaio 2010 con il titolo farlocco Il mondo dei replicanti. Capito la furbata? Siccome i distributori sanno che l’unico film di fantascienza noto allo spettatore medio è Blade Runner (1982), non perché l’abbia visto ma perché ne sente parlare da decenni, ecco che viene usato a casaccio il termine “replicante”, totalmente sbagliato vista la trama.
La Touchstone lo porta velocemente in DVD così da dimenticarlo e andare avanti.

Il film scritto dai surrogati di due sceneggiatori

Mentre è impegnato a spupazzarsi Helena Mattsson – la svedese che aveva chiuso la saga sulle bionde spaziali con il suo Species 4 (2007) – viene ucciso Jared, il ricco figlio viziato di Lionel Canter (James Cromwell), l’inventore dei surrogati con la sua società VSI. Siamo in un mondo dove tutti, ma proprio tutti vivono usando perfetti corpi robotici nella vita quotidiana. E quando dico tutti intendo… qualcuno. Perché il film non fa che mostrarci gente che rifiuta questa pratica e preferisce girare col proprio corpo, anche a rischio di essere chiamata “sacco di carne” (meatbag).
Fra i pochi quindi che usano i surrogati ci sono gli agenti di polizia Greer (Bruce Willis) e Peters (Radha Mitchell), chiamati ad indagare sulla morte del giovane.

Perché al giovane sono stati bruciati gli occhi?

Così gli è stato risparmiato il parrucchino di Bruce Willis

Il film è girato in vari posti del Massachusetts ma ha la particolarità di risultare asfittico: più cerca di far finta di girare in esterni, più il risultato è che il mondo della vicenda sembra ridotto a una piazza, anche perché per tutta la storia viene mostrato sempre lo stesso centinaio di metri di strada, limitandosi a cambiare le insegne dei negozi per non fare troppo brutta figura.

Ecco dov’era finita l’Umbria!

Quindi abbiamo Greer che insegue il sospettato d’omicidio per chilometri e chilometri… ma sembra la guardia che insegue Charlot evaso, correndo da fermo su dei rulli.
L’inseguimento finisce male e il surrogato sùrrogo surrogante Greer finisce in una riserva per sacchi di carne, gente violenta che non esita a maciullare il sùrrogo: già che c’erano, potevano metterlo al rogo, così avremmo avuto un sùrrogo sul rogo.

Ora Greer è costretto a girare per il mondo con la sua vera faccia, e con il parrucchino che gli è sceso sul mento: saprà gestire il suo contatto con la realtà?

Ora dovrò girare per il mondo con la faccia di Bruce Willis, ne sarò capace?

Assolutamente da citare il sommarietto con cui la rivista “Home Cinema Choice” (aprile 2010) introduce la recensione del DVD del film: «C’è parecchia buona fantascienza, una volta superata la parrucca di Bruce». D’accordissimo sul “parecchia”, ci sarebbe da discutere sul “buona”, ma il problema principale è che è appunto parecchia. Diciamo troppa.
Il problema principale del film è che in meno di 90 minuti deve raccontare tutto il futuro, con tutti gli usi che si possono fare dei surrogati, con tutte le consequenziali derive e tutti i problemi e reazioni che questo comporta. Con una mole così ingente di materiale una serie TV Netflix avrebbe potuto tirar fuori almeno dieci stagioni.

Mentre il medium fumetto è per natura capace di condensare tante informazioni in pochissimo spazio, senza dare la sensazione di star correndo, il cinema non è mai riuscito a farlo, è proprio un problema di linguaggio. Così Il mondo dei raplicanti è un infinito spiegone fatto di pezzi monchi di sotto-trame abbandonate in una rutilante sequenza schizofrenica di occasioni mancate, per poi dedicare troppo tempo ad effettoni specialoni che erano già vecchi nel 2009.

Il film rinuncia alla storia, strizzata in poche scene confuse e totalmente aleatorie, a favore di una parata di scene che magari sulla carta sembravano grandiose e invece sanno tanto di poveracciata: è chiaro che è tutta roba piccola spacciata per grandiosa, e questo rovina qualsiasi magico incantesimo narrativo avessero in testa gli autori.

Rivisto oggi non ho cambiato giudizio sul film, pessimo sin dalla sua uscita, e paradossalmente Bruce è sì protagonista ma risulta identico ai suoi titoli-truffa, perché è chiaramente assente per l’intera vicenda, limitandosi a fissare il vuoto con forse venti frasi da pronunciare per tutta la vicenda. Sicuri che sul set non abbiano usato un sùrrogo di Bruce?

L.

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24 risposte a Surrogates (2009) Il mondo dei replicanti

  1. Fabio ha detto:

    Non capirò mai l’ossessione di menzionare costantemente “BLADE RUNNER” anche solo nei titoli dei film,quello di Scott è un grande film che fu un flop,che con il tempo è stato storicizzato e messo l’assù nell’olimpo dei massimi capolavori della storia del cinema di fantascienza,principalmente dai critici e dagli storici della settima arte,di fatto divenne un film ammirato ed idolatrato solamente nel decennio successivo alla sua uscita,non credo che abbia influenzato molto il genere,anche perchè del film di Ridley avevano più che altro tentato nel tempo di replicarne solamente l’estetica e nien’altro! Io amo il film di Scott,ma io sono un appassionato,e gli appassionati rappresentano una percentuale veramente ridotta della popolazione mondiale,la verità è che normalmente nonostante quello che si dica,il film del 1982 in realtà in genere annoia lo spettatore medio ed occasionale,perchè in fondo quel cult non ha mai aspirato ad essere un film per tutti,per qui menzionarlo costantemente per attrarre il pubblico verso un nuovo film sci-fi è una vera scemenza,la prova lampante del mio pensiero è il flop di “BLADE RUNNER 2049”,l’attesissimo sequel del film di Ridley Scott che in realtà esattamente come il capostipite “presumibilmente adorato” non andò a vedere nessuno,al massimo gli unici spettatori che posso confermare sono io e Cassidy!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come dico sempre, se tutti quelli che nei social dicono di amare Ridley Scott poi andassero davvero al cinema a vedere i suoi film, non sarebbero tutti flop come sono 😀
      Scherzi a parte, dal 1991 in cui è esplosa la Director’s Cut BR è diventato il film di fantascienza emblematico di tutti quelli che non amano la fantascienza, non la vedono, non ne vogliono sentir parlare, ma si vergognano e quindi citano i titoli più citati dai critici, cioè gente che non sa nulla di fantascienza ma ne scrive, facendo danni.
      Di sicuro BR ha imposto il canone per cui nel futuro è sempre notte: solo la Disney fa film dove nel futuro ci si vede qualcosa, se no è sempre buio. E piove 😀

      I distributori italiani fanno il loro lavoro, cioè mettere trappole per allocchi: sta a noi spettatori sforzarci di non essere allocchi, ed evitare facilmente trappole sciocche tipo inserire “replicanti” a casaccio in un titolo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Da estimatore di Blade Runner (ben prima della Director’s Cut) ho sviluppato piuttosto velocemente quella sorta di sesto senso che ti mette in guardia dall’uso e abuso del termine “replicanti”, soprattutto in titoli che nulla hanno a che fare nemmeno lontanamente col soggetto in questione (vedi appunto i surrogati robotici del molto poco esaltante film di Bruce). Sono comunque d’accordo sul fatto che il film di Scott sia diventato emblematico di un certo tipo di pubblico, anche per esperienza personale: sono passati decenni, ma ricordo ancora come fosse ieri di una tipa all’università dalla cineteca personale MOLTO selezionata, una mezza dozzina di film su VHS in tutto, ciascuno dei quali rappresentativo di un genere… o, meglio, di quello che evidentemente amici e parenti le avevano detto essere rappresentativo di un genere, perché citando qualsiasi altra pellicola al di fuori della cosiddetta (rido ancora oggi nel chiamarla così) cineteca il suo abissale vuoto cinefilo diventava drammaticamente palese. Ovviamente, a reggere la bandiera della fantascienza di cui nulla sapeva c’era Blade Runner (le sia poi davvero piaciuto o meno non è dato sapere, trattandosi di una scelta fatta seguendo i gusti altrui)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Noooooo la “cineteca rappresentativa” è geniale, la soluzione finale!! 😀
        Ti ricordi per caso i film rappresentativi degli altri generi? Sarebbe da farci uno speciale per stilare oggi una videoteca rappresentativa per i millennial 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Mi ricordo quello del genere “drammatico d’autore”: “Film rosso” di Krzysztof Kieslowsky…. Lo so che faceva parte di una trilogia, ma la regola aurea di miss “cinefila per procura” ne prevedeva solo uno (non perché sapesse veramente qualcosa di Kieslowsky ma chi lo sa, in questo caso magari preferiva il rosso al blu e al bianco) 😜
        Gli altri sono momentaneamente sepolti nei meandri della memoria, ma comunque non escluderei che possano esseci stati anche UN Lynch e UN Kubrick (sempre a gruppi di UNO, chiaramente 😀)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        All’epoca Film Rosso fece molto più parlare di sé rispetto agli altri, per via del gran cast, quindi sicuramente era il simbolo perfetto per il “drammatico d’autore” 😉

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    • Lorenzo ha detto:

      Fabio: io sono lo spettatore medio che menzioni; mi annoia Blade Runner, che vidi per la prima volta al cinema con la Director’s Cut e mi addormentai in sala. Me lo prestarono in DVD qualche anno fa e non ce la feci ad arrivare alla fine.
      Nonostante ciò, andai a vedere al cinema il seguito (quindi aggiungi un altro spettatore), mi ricordo che il tipo seduto di fianco a me continuava a controllare il risultato del derby sul telefono.
      Infine, vidi anche questo film di Bruce Willis al cinema (una volta ci andavo troppo spesso), mi sembrò vedibile, non osceno ma nemmeno un capolavoro. Prima d’ora non avevo mai fatto il collegamento Il mondo dei replicanti/Blade Runner 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ma quindi tutte le volte ti sei perso il tema finale di Vangelis, l’unico motivo per vedere il film 😀
        Scherzi a parte, pensa che quando ho visto la prima volta BR era su cassetta pirata: già era buio di suo, poi con la qualità VHS pirata su vecchia TV praticamente era uno schermo nero 😀
        Ricordo ancora lo stupore di me e dei miei genitori davanti all’agile scena di quindici ore i n cui Deckard usa un computer per “scansionare” una foto, entrarci dentro e girarci, alla ricerca di non sa sa che, facendo non si sa cosa, per ore e ore di silenziosa scena che manco la Corazzata Potëmkin era così lenta. In famiglia ci guardammo: ma che è ‘sta cazzata? E invece… 😀

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      • Lorenzo ha detto:

        Il tema di Vangelis l’avevo già sentito nel film “Ninja’s Force” con Kristoff 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhaha vero! ^_^
        Tu ci scherzi, ma davvero io l’ho sentito prima lì che in Blade Runner 😛

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      • Fabio ha detto:

        Lorenzo:”Capolavoro” ormai è un concetto superato,di questi tempi i miei parametri di qualità se fossero tarati su “capolavoro” uguale “bello” mentre il resto dei film che non lo sono sono cacca pupù,sarebbe un’impresa trovare un film soddisfacente,di certo non è obbligatorio che lo sia! Ci tengo a precisare che se una persona si annoia con un film come “BLADE RUNNER”,non ci sarebbe nulla di male in tutto questo,quel film resta a 40 anni di distanza ancora piuttosto ostico da digerire,amare quel film non ti qualifica come un esperto conoscitore dei film di fantascienza,e se non ti piace questo non ti rende un’ignorante,la retorica degli storici del cinema su quello che dovrebbe piacerti va a farsi benedire,in fondo molti critici che all’epoca lo demolirono poi lo veneravano come nulla fosse,e poi come dico sempre io sono il critico di me stesso,decido da me cosa mi piace,se leggo le recensioni è solo per una semplice curiosità,e ti posso garantire che sono parecchi i film che di mio gusto che invece alla maggior parte delle persone non piacciono! Dei pochi film tratti da Dick,il mio preferito non è il film di Scott,ma quello di Gary Fleder “IMPOSTOR”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ sempre cosa buona e giusta rimanere distaccati dai grandi recensori e storici del cinema, che troppo spesso sono banderuole al vento e preferiscono sparare giudizi condivisi che informarsi bene sui titoli di cui trattano. O magari vederne altri, oltre quelli famosi, così da avere un’idea del genere in cui si trovano.

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  2. Fabio ha detto:

    Comunque questo film credo di non averlo mai visto,forse ricordo di aver visionato il trailer o forse ho visto qualche immagine promozionale,di fatto ricordo la mia perplessità di fronte al parrucchino di Bruce Willis,roba da far invidia a Nicolas Cage,per amore del genere oppure masochismo potrei anche decidermi a guardarlo,mai dire mai,ma mi sa che potrei pentirmene!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca il trailer italiano, in quei due fotogrammi di durata, mostrava scene di straordinaria inconsistenza, era chiarissimo trattarsi della solita bojata poveraccia che finge di essere il fanta-film del millennio, e in effetti è esattamente questo. Un film pezzente che però se la tira da filmone, cioè la razza peggiore.
      E’ un peccato perché il fumetto (il primo) è davvero bello, ma sono argomenti che il cinema è impossibilitato a rappresentare, essendo un medium formalmente morto con il nuovo millennio e quindi può solo raccontare storie per bambini con supertutine. Qualsiasi altro argomento semplicemente non è più capace di affrontarlo.
      Forse se questo film fosse stato fatto qualche decennio prima sarebbe stato ben diverso, ma nel 2009 è proprio senza speranza.

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  3. Cassidy ha detto:

    Film che viene replicato spesso, per Bruno, per il budget medio alto che garantisce quelli effetti speciali che piacciono al pubblico ma di suo, davvero poca roba, almeno Bruce giocava ancora in serie A qui, anche l’atmosfera generare anticipava già quella dei film dove il nostro sarebbe finito presto a comparire. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Solo che è una serie Z che si è attaccata addosso la scritta “A”: è girato tutto in un metro quadrato di spazio – e si vede tantissimo – la trama è scollacciata e Bruce non fa altro che fissare il vuoto per tutto il tempo: è un filmetto di serie Z che però ha buttato via più soldi 😛

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  4. Il Moro ha detto:

    Ricordo di aver parlato sul blog sia del fumetto che del film, anni fa. Ma ammetto di ricordarli ben poco entrambi. Sono andato a spulciare il mio articolo e ne ho parlato meglio di te, certo non capolavori né i fumetti né i film, ma comunque interessanti. Di sicuro sono d’accordo che il fumetto, almeno il primo, è decisamente meglio del film. Nell’articolo ho accennato anche a delle motivazioni particolari per la moglie per usare un surrogato rispetto al fumetto nel quale è semplicemente una rappresentante dell’umanità media, ma non ricordo assolutamente quali fossero. 😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nel film la moglie è un semplice cartonato sullo sfondo. Pare di capire – non viene detto, solo lasciato intuire – che l’incidente con il figlio le abbia lasciato cicatrici sia fisiche che morali, anche se al massimo vediamo qualche segno rosso sul volto, ma ripeto: è una roba di tre secondi buttata là, perché non c’è tempo di spiegare nulla, bisogna correre a mostrare gli effettoni speciali pezzenti.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Post a dir poco spassoso con citazione speciale per l’Umbria, il parrucchino di Bruce e il sùrrogo sul rogo! 🙂
    Mi pare di averlo visto ma ho ricordi confusi: che mi abbiano sostituito, al momento della visione, con un sùrrogo di Willy??? 🙂

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  6. redbavon ha detto:

    Interessante il fatto che buona parte dei primi commenti sia su Blade Runner e suo seguito: in pratica una surroga anche nei commenti 😂. Ho amato Blade Runner alla prima visione: prima ancora di sapere che fosse opera di Scott (cui prodest?), che fosse dichiarato dalla critica un “cult”(mah), che fosse strombazzata la Director’s Cut (che ho visto a cinema, eravamo in cinque in sala e preferisco la versione “liscia”). Nessun altro film è riuscito a darmi le stesse sensazioni e ho apprezzato il suo seguito perché non ne è una copia per evitare di fare “incavolare” i fan (non sono un fan di niente, ho un’età per cui sarebbe patetico esserlo). Per quanto leggo questo film si trastulla con il tema dei “replicanti”(oggi forse è più in voga il termine “cloni”), ma l’unica cosa in riesce ad avere successo è l’essere una brutta e mal riuscita “surroga” 😂 di Blade Runner.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Solo il furbetto titolo italiano gioca con i “replicanti”, totalmente assenti nella vicenda. Gli autori del fumetto hanno chiamato “surrogati” questa loro nuova creazione fantastica (nel senso di “relativa alla narrativa fantastica”) proprio perché si differenzia da altri temi storici come appunto quello dei cloni, ma tutto ciò che di buono hanno creato nel fumetto è stato spazzato via da un pessimo film.
      E purtroppo i titolatori italiani hanno fatto bene a scrivere “replicanti”, sapendo che solo Blade Runner è un film noto a tutti gli italiani: temo sia difficile avere lo stesso tipo di discussioni e confronti su qualsiasi altro film del genere.

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      • redbavon ha detto:

        Se ci infiliamo in una distinzione tra clone, surrogato e replicante facciamo notte 😜. Blade Runner è per me non confrontabile con altro come non lo è Guerre Stellari o Alien: ai tempi della loro pubblicazione non esisteva nulla di simile e l’impatto che ha avuto su di me non è replicabile per una serie di fattori anche essi non sono immutabili ma subiscono trasformazioni nel tempo. Naturale fare dei confronti, ma a conti fatti la delusione è dietro l’angolo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ad essere sintetici (ahaha!), i replicanti sono persone artificiali costruite con fattezze umane e con volontà indipendente, i cloni sono copie di essere umani create in laboratorio e con volontà indipendente mentre i surrogati sono semplici androidi privi di volontà controllati a distanza da padroni umani. Per questo il titolo italiano non ha alcun senso, se non quello di acchiappare i cultori di BR ingannandoli.

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