Deliverance (1972-2022) 4 – Il film

Il 1972 è l’anno della violenza al cinema, delle ultime case a sinistra, dei giustizieri della notte ma anche dei tranquilli weekend di paura.


Distribuzione

Presentato a New York il 30 luglio 1972, nella bollente “estate della violenza” fatta di ultime case a sinistra e giustizieri della notte, Deliverance il 5 ottobre successivo finisce sul tavolo della censura italiana con il titolo Un tranquillo week end di paura. (Lo spazio fra “week” e “end” verrà in seguito perduto.)
Dopo la riunione del 13 ottobre, ci spiega ItaliaTaglia.it, i censori italiani sono pronti con un divieto ai minori di 18 anni ma solo se i distributori taglieranno la scena della «violenza carnale preternaturale» seguita «alla sollecitazione a gridare sempre più forte dello stupratore verso il soggetto passivo». Viene sottolineato che i distributori si rifiutano di eseguire quei tagli – e ci mancherebbe, è il cuore di tenebra del film! – e quindi… viene negato il visto alla censura: il film non può uscire nelle sale italiane.

Il 15 novembre successivo si scende a più miti consigli e il film riceve il nulla osta ma con divieto ai minori di 18 anni: non è chiaro se per ottenere questo risultato abbia dovuto tagliare qualcosa. Tutte le versioni che abbiamo visto del film risalgono ad un visto censura del 1983, quindi nessuno sa cos’abbiano visto in sala gli italiani del 1972.

Il tempo cambia i costumi e dieci anni dopo il giudizio è ammorbidito: il 20 ottobre 1985, in vista dell’uscita in VHS e TV, il divieto ai minori si abbassa a 14 anni. Passa ancora un decennio e c’è da sfruttare l’esplosione dell’home video, quindi il 5 febbraio 1992 per magia scompare ogni divieto. Quindi la «violenza carnale preternaturale» nel 1992 va bene per tutti?

Il film gira per le sale italiane dal novembre 1972 all’inizio del 1985, fra prime visioni, seconde, terze, cinema parrocchiali e arene estive.
Italia1 lo trasmette nella prima serata di venerdì 15 novembre 1985, subito dopo “Happy Days”, “I Puffi” e “Snorky”. Stando ai miei ricordi credo di non aver visto questo passaggio bensì il successivo del 13 novembre 1987, quando avevo 13 anni e il film mi terrorizzò.

La Warner Bros lo presenta in VHS a noleggio nel 1985, in VHS in vendita (“Gli Scudi”) nel settembre 1991, in DVD nel gennaio del 2000 e in Blu-ray nel luglio 2012.

Lo trovate a pagamento su Prime Video e YouTube.


Un tranquillo week end di paura

Nota: malgrado il film abbia cinquant’anni e dovrebbero ormai averlo visto tutti, comunque avverto che ci saranno spoiler sull’intera trama.
Ogni “curiosità” delle didascalie è tratta dai documentari del 2007 contenuti nel DVD del 35° anniversario del film, ripetuti poi nell’edizione Blu-ray 2012.

Come abbiamo visto, Christopher Dickey ha raccontato che suo padre James – autore del romanzo originale – aggirandosi sul set scopre che il copione di Deliverance porta scritto chiaramente che si ignorerà tutta la parte introduttiva della storia: niente presentazione dei personaggi, si va subito verso il fiume. L’inizio del film rappresenta esattamente questa voglia frettolosa di entrare subito in acqua, cioè nella vicenda.

Niente preamboli: si scende subito in acqua

Dopo alcuni confusi secondi iniziali con voci fuori campo che riassumono interi paragrafi del romanzo, nasce l’esigenza di presentare i quattro protagonisti molto velocemente, quindi durante il viaggio verso il fiume dovranno parlare di argomenti topici così da presentarsi al pubblico.
Capiamo subito che Lewis (Burt Reynolds) potremmo chiamarlo un “survivalista”, che fonde il rispetto per la natura, contro l’eccessiva meccanizzazione, con la passione per la sopravvivenza in ambienti ostili. Alla domanda sul perché lui e i suoi amici vogliano percorrere in canoa un fiume molto pericoloso, accigliandosi Lewis risponde in modo sbrigativo:

«Perché sta lì» (Because it’s there)

John Boorman, regista e produttore del film ma anche autore dei dialoghi – sebbene un arbitrato della WGA gli abbia negato il credito ufficiale – con una frase ben nota agli anglofoni spiega in un attimo quello per cui Dickey impiegherà molti paragrafi del suo romanzo.
Boorman infatti mette in bocca a Lewis «le tre parole più celebri dell’alpinismo», secondo il “New York Times”, cioè quelle pronunciate negli anni Venti del Novecento dal leggendario George Mallory a chi gli chiese perché rischiasse la vita scalando l’Everest. Non importa che l’aneddoto sia quasi sicuramente falso, visto che interrogato sulla questione Mallory disse di non ricordare d’aver mai detto niente di simile, lo stesso la frase è diventata leggenda.

Anche Mallory è diventato leggenda, fondendosi con la Montagna, scomparendo in essa per sempre, ma forse vale la pena ricordarsi anche dell’obiezione di Spock: «Forse il fatto che “c’è” non è un buon motivo per scalare una montagna». Il motivo della frase è perché durante le ferie di Star Trek V (1989) Kirk si era impuntato nello scalare una montagna, adducendo la stessa motivazione di Mallory.

Lewis si presenta come il Mallory del fiume: all’apparenza è una simbiosi con la natura, in realtà è una conquista che serve all’uomo per sentirsi superiore. Arrivare in cima a una montagna significa esserne più alti; percorrere un fiume significa dominarlo.

Curiosità: il fiume scelto per le riprese, il Chattooga River (Georgia),
è davvero così “fuori mano” come raccontato nella vicenda
e ogni giorno richiedeva lunghi spostamenti sfibranti dell’intera troupe

Il film è girato in ordine cronologico, quindi fra le prime scene c’è quella in cui Lewis guida in modo spericolato il suo fuori-strada nella fitta vegetazione mentre Ed (Jon Voight) lo incita a rallentare: è un modo per mettere subito in chiaro chi è il più spericolato della comitiva e chi il più razionale.

Curiosità: malgrado guidasse uno stuntman non inquadrato,
Jon Voight si è davvero messo paura dalla furia di Reynolds, e tutte le reazioni che vediamo,
compresa la risata nervosa finale, sono tutte vere emozioni dei due attori

Prima che un lago ricopra e obliteri un intero paesino di montagna, quattro amici decidono di passare un weekend diverso dal solito: invece di andare a giocare a golf, discendono in canoa il fiume e secondo i calcoli domenica sera torneranno a casa in tempo per la partita.
Si tratta di tre uomini realizzati, “piccolo borghesi” si sarebbe detto un tempo, lavoratori istruiti, padri di famiglia, più un “ribelle” che non vuole legami e si prepara per quando la civiltà tecnologica crollerà e solo il più forte (cioè lui) potrà sopravvivere.

Con un atteggiamento sgradevole da cittadini che irridono alla “fauna locale”, composta da persone povere, abbrutite e spesso menomate, i quattro amici si fermano a fare benzina e Drew (Ronny Cox) ne approfitta per un duello al banjo con un ragazzo del posto, con chiari problemi fisico-comportamentali.

Curiosità: l’inquadratura è stata scelta perché così non si capisce che la mano sinistra
non appartiene al giovane attore, bensì al vero musicista che esegue gli accordi sul banjo

Il profondo disprezzo di Bobby (Ned Beatty) cozza contro l’intento dei quattro amici: affidare le loro due auto a dei totali estranei perché le portino in città, visto che loro scenderanno il fiume in canoa, malgrado tutti consiglino loro di non farlo.
Forse all’epoca era un’usanza comune, né il romanzo né il film mostrano alcun dubbio sul fatto che i montanari sconosciuti riportino sicuramente le auto senza rubare neanche un fazzoletto dal porta-oggetti.

Curiosità: durante le riprese d’un tratto l’attore che interpreta il benzinaio
si è messo a ballare per conto suo: il regista ha adorato la scena e l’ha subito inserita nel film.

Si entra in acqua e si parte. Il primo giorno di riprese Burt Reynolds chiede a Jon Voight quale delle due canoe a disposizione preferisca. Il rapporto fra i due è totalmente identico a quello nel film: Burt è un rude uomo d’azione, Jon è un attore che sembra “delicato”, e che è solito vivere come il personaggio che interpreta, quindi i due sul set sono perfetti cloni dei due personaggi in video.
Voight sceglie la canoa colorata, perché – dirà – gli sembrò proprio quella che avrebbe scelto il suo personaggio. Reynolds ne è contento, perché sa che quella è la peggiore delle due, così a lui tocca la canoa buona. Quella che non scricchiolerà ad ogni onda, come invece farà quella di Voight.

L’importante è scegliere la canoa più solida

All’inizio il rapporto con la natura è idilliaco e per un po’ i tre “topi di città” sono contenti di aver seguito Lewis in quella folle avventura, mentre quest’ultimo procura la cena grazie all’arco, l’onorevole arma di chi è a contatto con la natura.

Curiosità: sul set Reynolds viene addestrato da Freddy Bear,
specialista in un tipo di arco che prende proprio il suo nome.
«Aveva ucciso ogni tipo di animale al mondo con arco e frecce,
compresi i rinoceronti», afferma l’attore. Nei documentari del 1971 invece
viene mostrato il romanziere Dickey a illustrare l’arco a Burt Reynolds.

Le cose prendono una brutta piega quando durante una pausa Ed e Bobby vengono raggiunti da due montanari e minacciati con un fucile. Legato Ed a un palo, uno dei montanari (Bill McKinney) sodomizza Bobby, incitandolo ad emettere il verso di un maiale.
Nata come esigenza di togliere le parolacce dai dialoghi, per evitare future censure televisive, Boorman si rende conto che la faccenda del “grido del maiale” mette molta più paura che se il montanaro avesse usato parolacce, quindi la versione è rimasta anche nell’edizione cinematografica.

Curiosità: il “grido del maiale” è una delle trovate che hanno spinto John Boorman
a chiedere di essere annoverato come co-sceneggiatore del film:
la WGA (il sindacato degli autori) invocata da Dickey l’ha invece proibito

Fino agli ultimi mesi di vita Burt Reynolds racconterà l’aneddoto del montanaro senza denti: averlo ripetuto per decenni ha reso la storia diversa di volta in volta ma il succo dovrebbe essere rimasto invariato.

Il regista Boorman non riusciva a trovare un attore disposto a farsi cavare i denti per interpretare uno sdentato (!) al che Burt ha un’illuminazione. Quando da giovane faceva il cascatore nelle rappresentazioni western a Ghost Town (Nord Carolina), un suo collega – Herbert “Cowboy” Coward – era senza denti e se la cavava bene a recitare.
Chiamato e fatto venire per un provino, Cowboy si presenta in salopette senza camicia e con degli scarponi senza calzini. E senza denti, ovviamente. Ricorda a Reynolds che è analfabeta, quindi non può leggere la frase che gli viene passata. L’attore gliela fa imparare a memoria e, con una pronuncia sbiascicata, Cowboy recita «Adesso comincia a calarti i pantaloni»: Boorman è così terrorizzato dall’effetto che assume seduta stante lo sdentato.

Una volta assegnatagli la parte, Boorman ci tiene a informare Cowboy che dovrà interpretare un uomo che vuole stuprare un altro uomo. Questi sbuffa, e risponde: «Ho fatto cose peggiori». Tutti sperano che stia parlando di recitazione.

Curiosità: nessun attore era disposto a farsi estrarre i denti per ottenere il ruolo!

L’unico che può salvare i due sfortunati nelle mani dei montanari è Lewis, che con una freccia uccide lo stupratore, la cui morte è più lunga di quanto si usasse all’epoca. Ricevute critiche dalla commissione di censura, Boorman ha tagliato sei secondi della scena, dicendo invece di averla ridotta di più, e così venne accettata.
I quattro amici ora sono di fronte ad uno scottante dilemma morale, visto che sono tutti complici dell’uccisione di un uomo a sangue freddo, e questo porterà alla luce le profonde differenze fra di loro.

Curiosità: tutti sono rimasti allibiti davanti alla disumana capacità di Bill McKinney
di rimanere immobile con le palpebre aperte
per tutti i 6:45 minuti di questa lunga scena in cui fa il morto

Deciso che nessuna legge del posto potrà difenderli, i quattro seppelliscono il montanaro con una lunga scena straziante, in cui diventa chiara la contrapposizione fra discorsi survivalisti generici e il lavoro sporco con le mani nella terra.

Mi piace pensare che non sia casuale la posizione nel trasportare il cadavere:
sembra una deposizione di Cristo, a simboleggiare il crollo dei valori dei protagonisti

Sembra una deposizione religiosa

A questo punto arriva il mistero. Stando alle sue dichiarazioni, Boorman ha detto espressamente a Ronny Cox di comportarsi in modo “strano”, seguendo una via forse un po’ troppo estrema.

Il romanzo spiega bene il terrore di quattro amici sperduti nei boschi che sanno come un montanaro si nasconda nelle vicinanze, pronto a colpirli, o magari a chiamare suoi amici. Presi dal panico, vedendo Drew cadere in acqua tutti pensano subito che sia stato colpito dal fucile del montanaro, ma di lì fino alla fine rimarrà il dubbio sul destino subìto da Drew.
Mentre però nel testo di Dickey la morte del personaggio ci viene solo raccontata velocemente, nel film ci viene mostrata a tutto schermo, rendendo il mistero semplicemente una stranezza: Ronny Cox si comporta in modo strano, guarda gli altri come se stesse pensando chissà che, poi agita la testa e cade in acqua. Impossibile pensare davvero sia stato colpito alla testa da un colpo di fucile, eppure non viene data altra spiegazione.

Curiosità: Boorman ha voluto dare un senso di mistero alla scena chiedendo con Ronny Cox
in realtà facendo perdere efficacia a un “mistero” diventato solo “stranezza”

Inizia la straziante parte del film in cui Drew è solo e deve scalare una montagna per cogliere il montanaro di sorpresa. Nel romanzo sembrano infiniti i capitoli dedicati a questa scena, con la scientifica (e gelida) descrizione di ogni sassolino e fogliolina del posto, mentre nel film è tutto più veloce, anche se lo stesso di forte tensione.

Curiosità: Ronny Cox adora questa scena in cui il quadrante dell’orologio è appannato,
un particolare che testimonia la sequenza cronologica delle scene girate,
con la condensa a dimostrare il tempo e i cambi di clima.
In un altro ordine probabilmente nessuno avrebbe pensato a curare quel particolare.

Il posato padre di famiglia, lavoratore istruito e cittadino responsabile deve annullare ogni proprio valore e compiere azioni al di là dei propri limiti fisici e psicologici, per salvare la vita a sé e ai suoi amici.
Mentre il rude survivalista si ritrova immobilizzato da una gamba rotta, il molle cittadino salva la situazione.

Curiosità: niente trucchi e protesi: quello è davvero il braccio di Ronny Cox!
Mentre giravano l’attore è andato da Boorman e gli ha fatto vedere questa sua capacità,
facendo saltare il regista sulla sedia.

Il ritorno alla civiltà dei tre amici è traumatico, perché ormai quella non è più la loro civiltà, da cui si sono estraniati sia per ciò che hanno fatto che per ciò che hanno subìto.
Nessuno crede alla storia di comodo che inventano per le autorità, ma non essendoci prove lo sceriffo Bullard (un piccolo ruolo per il romanziere James Dickey) è costretto a lasciarli andare.

Curiosità: costretto a mandarlo via dal set perché intralciava le riprese, il regista Boorman comunque
decide di mantenere il piccolo ruolo per James Dickey,
che all’inizio rifiuta ma poi accetta di buon grado

La parte peggiore per i due “cittadini” sopravvissuti sarà tornare alle loro famiglie, alla normalità, e a dover avvertire la famiglia di Drew della loro perdita, di cui loro stessi non sanno dare spiegazione.

Curiosità: quelli sono i veri figli di Ronny Cox, che hanno assistito alla première del film:
all’uscita si sono indispettiti perché nessuno li riconosceva come attori

L’acqua coprirà tutto, come un diluvio biblico che laverà i peccati e porterà la “liberazione” (deliverance) ma come già scriveva Dickey nelle sue poesie c’è sempre qualcosa sotto l’acqua che combatte per venire a galla, qui simboleggiata dall’incubo della mano di un cadavere che torna a galla, ad incolpare i tre escursionisti.

Curiosità: la mano finale appartiene a un sommozzatore,
controfigura di Jon Voight, con un guanto di gomma.

John Boorman specifica che la libertà concessa ai registi in quell’epoca è qualcosa di inconcepibile in epoche successive: la Warner Bros gli affidato il progetto e ha aspettato di vedere il risultato finale, senza note, senza appunti, senza proiezioni di prova o quant’altro. Qualcosa di totalmente impossibile in seguito.

Boorman dimostra di aver colto alla perfezione l’esplosiva innovazione che Dickey – temo a sua insaputa – aveva saputo raccontare, anticipando quell’estate della violenza che avrebbe cambiato per sempre il cinema. Noi siamo tutti figli di quell’estate, accettiamo scene su schermo che gli spettatori del 1972 non avevano idea si potessero mostrare; siamo abituati a un tipo di violenza che semplicemente non esisteva al cinema, o nei romanzi sui primi scaffali delle librerie.
Dickey ha scritto un romanzo gelido e “scientifico” ma era l’unico modo per ritrarre qualcosa per cui nessuno aveva anticorpi: Boorman l’ha portato identico su schermo, dandogli però la forza che gli mancava su carta.

Oggi siamo circondati di violenza vera e l’unico sistema che il cinema adotta è censurare quella finta: il grande messaggio dell’estate del 1972 è che servono autori che mostrino violenza finta così da far capire a noi spettatori in che mondo viviamo, e darci la possibilità di provare ad evitare quella vera.

È sempre il momento di pensare a…

Perché dal 1972 a tutti viene in mente il destino di Bobby, così faremo di tutto per evitare di infilarci in situazioni potenzialmente violente.
Se quindi siete degli “sfigati di città” (city slickers), e vi trovate da soli in un ambiente naturale e con un campagnolo più forte e armato di voi, sicuramente farete come Billy Cristal in Scappo dalla città (City Slickers, 1991) e penserete: «Oh Dio: un tranquillo weekend di paura!»

Grazie a Vasquez per la segnalazione

A questo serve la violenza finta: a mettere in guardia dalla violenza vera. Abolire la prima significa solo lasciare campo libero alla seconda.

L.

P.S.
E ora, scendete dalle canoe e salite sulla Bara Volante per la recensione di Cassidy!

– Il ciclo “Deliverance”:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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18 risposte a Deliverance (1972-2022) 4 – Il film

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Spettacolare! Applausi per il post, per il ciclo, per il film, per le curiosità che elenchi copiose, per quanto ti sei documentato…applausi Lucius! E grazie per averci regalato…un tranquillo weekend DA paura con questo lavoro! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah ti ringrazio dell’entusiasmo ^_^
      Quegli speciali del 35° anniversario sono uno scrigno di aneddoti che meritavano di essere citati, visto la miticità del film 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Ovviamente mi unisco IN TOTO agli applausi di Willy per tutte le voci elencate (post, ciclo, film, curiosità copiose, livello di documentazione) e, di mio, aggiungo che la chiosa finale sullo scopo della violenza finta e sulle conseguenze della censura sarebbe da riportare a lettere d’oro su targa d’argento 😉 Purtroppo, anziché seguire questa saggia nonché del tutto logica visione, si è progressivamente scelta una strada oscurantista che ha portato al nascere e al consolidarsi di cose (non riesco nemmeno a chiamarle associazioni) come il Moige: i relativi “attivisti”, se ne rendano conto o meno, non fanno altro che proiettare sui giovanissimi le PROPRIE paure e insicurezze, impedendo di fatto proprio quella sana e equilibrata crescita che pretenderebbero di tutelare… I tempi in cui lo stesso Ronny Cox portava i figli a vederlo al cinema, evidentemente non considerandoli dei deficienti da cullare nella bambagia, sono ormai lontani (troppo) 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’attore stesso nell’intervista dice che era pronto a spiegare ai figli che non stava morendo per davvero, che era una finzione, scoprendo invece che l’avevano capito benissimo da soli, non essendo appunto dei deficienti ma solo giovani, una distinzione che raramente oggi viene fatta, da parte degli adulti più attenti e benintenzionati, convinti che i propri figli non capiscano nulla.

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  2. Cassidy ha detto:

    Sono bastati 50 anni per trasformare la Warner da una casa in grado di produrre un film così a quella che ora sforna super eroi, super eroine e qualche altra super tutina, che depressione. Il lascito del film è enorme, la citazione al film con Billy Crystal perfetta anche per stemperare, questi sono i film che fanno paura per davvero, quelli per cui appena esci dalla città, ti ricordi di questa gita in canoa 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I film Warner di oggi hanno paura di turbare i bambini, smussano ogni angolo e mettono in protezione ogni scena, non sia mai che qualcuno possa sentirsi insicuro durante la visione. La Warner del 1972 era leggerissimamente in controtendenza…
      Non credo ci sia stato un solo spettatore che sia uscito “sicuro” da questo film, che ha portato la violenza in serie A.
      Ringrazio ancora Vasquez per la dritta su quel film, che non vedevo da trent’anni 😛

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      • Lorenzo ha detto:

        Non ho letto bene il post perché un giorno potrei riguardare il film, che vidi una volta sola verso la fine degli anni Ottanta (o primi anni Novanta). Incuriosito dai racconti sdegnati di chi lo aveva visto (mia nonna…) mi misi davanti al televisore ma onestamente non capii cosa ci avesse trovato di così insostenibile.
        Se è la famigerata scena del personaggio grasso, credo che sia stata editata nella versione televisiva di allora. Perché si intuiva fosse successo qualcosa, ma non veniva mostrato niente di esplicito, come se appunto mancassero delle parti. A meno che non fosse così anche la versione originale.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Stiamo sempre parlando della Warner Bros, non è che potessero mostrare uno stupro con tanto di genitali, in atti che l’allibita censura italiana chiamava «preternaturali»! Per decenni il cinema ha parlato di sesso, violenza e stupro usando giri di parole, simbologie, metafore, atmosfere, “dico e non dico”, qui sebbene non ci siano genitali all’aria basta vedere un montanaro che monta una vittima nuda e grugnisce come un maiale perché non ci sia bisogno d’altro, e lasci tutti sporchi. Noi siamo venuti dopo, siamo cresciuti con la violenza anni Settanta che ci ha in certo modo immunizzato, anche a cose che non ci piacciono ma sappiamo che esistono: nel ’72 una scena del genere colpì tutti gli spettatori in faccia con la forza di una bomba, semplicemente perché nei cinema di serie A non esisteva niente del genere. E onestamente funziona ancora decenni dopo, perché è una scena spoglia, nuda, senza enfasi, quotidiana, come ogni violenza che metta paura.
        Fra questo film in serie A e Wes Craven in serie Z, per non parlare di ben due giustizieri della notte in libreria, quell’estate del 1972 ha segnato l’inizio della violenza esplicita, del crollo delle istituzioni che non sapevano gestirla e della nascita della “narrativa dei punitori”, gli unici in grado di vendicarla.

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      • Lorenzo ha detto:

        Mi sono spiegato male, intendevo che, da quanto vidi, proprio non avevo capito che fosse successa una violenza sessuale. Eppure la scena dovrebbe essere esplicita, non metaforica come ad esempio in un cartone animato che vidi anni fa, dove si vedeva all’improvviso una rosa che perdeva i petali e bisognava fare un certo sforzo mentale 😀 . L’unica cosa che me lo fece intuire fu, dopo, la reazione del personaggio. Ecco perché credo che sia stata tagliata qualche parte della scena.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Fermo restando che le copie giunte fino a noi sono vistate 1983, quindi non sapremo mai cosa hanno visto gli italiani al cinema nei dieci anni precedenti, la scena è “esplicita” quanto basta: non escludo che in TV sia passata una versione stagliuzzata, ma io l’ho visto nel 1987, all’età di 13 anni, e non ricordo confusioni sulla questione. Parliamo dell’Italia1 dei tempi d’oro pre-bollini, quando mandava in onda in prima serata cose che oggi manco i canali a pagamento trasmettono 😀
        Ti consiglio caldamente di rivedere il film, vedrai che pur non mostrando niente di esplicito la scena non lascia adito a fraintendimenti.

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      • Vasquez ha detto:

        Figurati Lucius. “Scappo dalla città” è un film che adoro di cui conosco a memoria le battute (“Sono stanco! Sono molto stressato! E mi è venuta anche l’orticaria…da quando cago nei cespugli!”, a proposito di pericoli della natura 😜), e quella su “Un tranquillo weekend di paura” mi è tornata in mente facile facile, comprensibilissima anche per me che fino a due settimane fa non avevo mai avuto il coraggio di vedere “Deliverance”, giusto per sottolineare l’aura di mito (più che meritata) che si porta appresso questo film.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto che film tirava fuori la Warner Bros dei tempi d’oro? Non sembra neanche la stessa casa di oggi 😛
        E pensa che all’epoca Ronny Cox portò i suoi figli piccoli a vedere il film: altri tempi.

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  3. Vasquez ha detto:

    Edulcorare la violenza nei media non fa che toglierle forza. Non è solo il fatto che magari una mente che ancora non sa distinguere il bene dal male (con tutte le sfumaturei nel mezzo) si trova a pensare che “oh, ma se ferisci qualcuno mica esce il sangue!” perché le morti e le scene cruente avvengono sempre fuori campo. È anche tutto il bagaglio di emozioni che determinate azioni si portano dietro. Quei tre uomini non hanno fatto altro che difendersi, ma compiendo atti che li hanno cambiati per sempre. In bene? In male? Io propendo per il male: è un dente che non potranno mai togliersi, e forse è questa scala di grigi che oggi manca più di tutto.
    Ho “dovuto” per forza vedere il film dopo i tuoi post dei giorni scorsi -e poi così ho potuto gustarmi al meglio il pezzo di oggi 😉- e per quel che vale non posso che confermare la sua forza: è crudo, sporco, brutale, e mi ha fatto detestare la montagna ancora di più di quanto già non la sopporti di mio 😛

    Una sola cosa non mi è chiara (a parte il braccio di Ronnie Cox! Grazie della spiegazione: credevo fosse un pupazzo!): chi scaglia la freccia che uccide il montanaro senza denti? Ed (Jon Voigt) era ferito e terrorizzato. Sarà mica che la freccia che aveva scagliato in precedenza ricade dritta precisa per uccidere lo sdentato? Perché la scena non è affatto chiara. Mentre invece il comportamento strano del personaggio di Ronnie Cox l’ho trovato coerente con la situazione: è preso dal panico, vuole allontanarsi il più velocemente possibile, e quindi compie azioni incoerenti.

    Comunque gran film e gran post (tutti) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quello è un altro mistero del film: Voight ci viene mostrato comprensibilmente preso dal panico, al momento di scoccare una freccia troppo sbilenca e debole per colpire così forte il bersaglio pieno. E’ un’altra “licenza poetica”, dopo la caduta di Drew, che è troppo ben inquadrata per ricreare il “mistero” della sua morte: nel romanzo semplicemente esce di scena e non ci rimangono che ipotesi, ma capisco che non sarebbe stata una scelta cinematografica.

      Dici benissimo, la sensazione che anche la “legittima difesa” sia comunque violenza e crollo dei valori si è persa: il cattivo minaccia il buono? e che ci vuole? Un colpo di pistola o quello che è e il problema è risolto. Ecco perché poi ci hanno messo decenni ad accettare l’esistenza dello stress post-traumatico: anche compiere “il giusto” crea traumi profondi.
      E’ terribile il saluto finale di Bobby: “non ci vedremo per un bel pezzo”. L’esperienza ha distrutto le vite dei sopravvissuti e il loro rapporto d’amicizia non esiste più: si sono visti dentro e non si sono piaciuti, anche se hanno dovuto fare ciò che dovevano per sopravvivere, non per cattiveria.
      Queste cose crudeli sono completamente scomparse dal cinema thriller o horror, infatti è raro che qualche titolo metta la fottuta paura come questo tranquillo weekend.

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  4. Evit ha detto:

    “non aver visto questo passaggio bensì il successivo del 13 novembre 1987, quando avevo 13 anni e il film mi terrorizzò”

    Te credo, con tutta quella violenza preternaturale!!! 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Erano tempi in cui i censori sentivano il dovere di scrivere bene i loro responsi ^_^
      Per quanto mi colpì forte, non fu tanto la violenza al povero Bobby a terrorizzarmi quanto l’avventura i solitaria di Jon Voight, da solo in mezzo a una natura ostile a dover stanare e uccidere il montanaro superstite. L’attore è così bravo nel mostrare una paura fottuta, quel tizio qualunque calato in una situazione di estremo pericolo, che mi comunicò tutta la sua ansia.

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  5. Evit ha detto:

    Una bella letturina estiva, bravo Lucius, non conoscevo tutte queste curiosità.

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