Intervista a Wes Craven (1989)

Oggi compirebbe 83 anni Wes Craven, se il suo corpo mortale fosse ancora fra noi, e sono più che convinto che quel corpo stia ondeggiando da qualche parte, magari… proprio dietro di voi! (Paura, eh?)
Per fortuna l’opera e il pensiero di Wes sono ancora fra noi, più vivi che mai.

Stuzzicato da Sam Simon e Cassidy, che oggi festeggiano il compleanno di Wes con delle recensioni di suoi film, ho preferito dar voce a Craven stesso e tradurre una sua intervista d’annata, condotta da David Henry Jacobs e pubblicata sulla rivista “Toxic” n. 3 (aprile 1990), anche se si è svolta nell’ottobre del 1989, in occasione dell’uscita nei cinema americani del film Sotto Shock.

L’intervista è stata poi raccolta nel volume Wes Craven: Interviews (2019).


Grazie per averci incontrato, la tua agenda dev’essere piuttosto piena.

In effetti sono giorni impegnati. Stasera sarò al “Larry King Show”, e arrivo da Mtv, dove ho partecipato a “The Big Picture“.

Questo sembra uno spunto per la colonna sonora heavy metal di “Sotto Shock”.

Quello è il risultato della mia collaborazione con Shep Gordon e la Alive Films. Shep Gordon gestisce Alice Cooper e ha un ottimo rapporto con Desmond Child, che ha scritto tutte quelle canzoni. E Desmond, a sua volta, ha ottime connessioni, quindi abbiamo tutte i nomi migliori dell’heavy metal.

L’album della colonna sonora dovrebbe uscire a breve, vero?

Credo che uscirà lunedì prossimo. Vinile, CD, tutto. È davvero un ottimo album.

Venerdì il film sarà distribuito a livello nazionale, giusto?

Sì, in 1.500 sale.

Cosa ha portato alla creazione del cattivo di “Sotto Shock”, Horace Pinker?

Sai, è stata una di quelle idee che è venuta fuori da una conversazione con un amico, che stava dicendo come avesse sempre amato l’idea di The Thing (1982), dove il mostro entrava nei corpi delle persone e non sapevi in chi fosse. Stavo elaborando quel concetto, e poi ho sempre voluto fare qualcosa che finisse in una televisione, così ho deciso di creare qualcuno talmente carico di elettricità da utilizzarla in tutte le sue forme.

Lui iniziava invadendo i corpi attraverso le parti elettriche del loro sistema nervoso, riuscendo poi a muoversi attraverso il sistema di cablaggio delle case, attraverso la trasmissione della televisione e infine infestava la televisione stessa, fuoriuscendone per colpire e poi rientrare. L’idea era formulata semplicemente attorno a questo tipo di persona, con queste capacità.

Mi sono detto: farò di lui un tecnico televisivo. Questo gli darà una preparazione nel campo elettrico. Sapevo che volevo che fosse un tipo molto fisico, dal momento che inizia a essere un assassino nella vita reale, che entra negli appartamenti delle persone di notte. E poi una volta trovato l’attore abbiamo lavorato molto sulle sue particolari idiosincrasie.

Mitch Plieggi nei panni di Pinker si presenta come un individuo dall’aspetto davvero impressionante.

È molto brillante e davvero un attore superbo, quindi è in grado di proiettare quel senso di minaccia e malvagità, ma anche una grande intelligenza. Credi davvero che questo ragazzo sia un nemico formidabile.

La tuta arancione di Pinker è un elemento visivo efficace.

C’erano due ragioni per quella. Uno è che volevo avere un colore e un motivo definiti per rappresentarlo, non importa dove o in quale forma si trovasse. L’altro era che ci permetteva di gestire meglio la fotografia delle scene perché era così nettamente contrastato.

Come ti vedi in relazione all’Impero della TV?

Mi vedo come il solito sovversivo. (ride)

“Sotto Shock” è ambientato in Ohio. Tu vieni dall’Ohio. C’è qualche elemento autobiografico?

Alcuni. (ride) Insomma, non porterò la mia famiglia su schermo, ma si basa sul tipo di persone che ho conosciuto in Ohio.

Le famiglie, buone e cattive, sono un motivo importante nel tuo lavoro.

Ho scoperto che per me è un terreno molto fertile. In una forma o nell’altra, la famiglia è una cosa molto potente per quasi tutto il pubblico: c’è sempre quel bisogno, quel desiderio o mistero della famiglia, quello che è stato, quello che avrebbe potuto essere o quello che davvero è successo fuori dallo sguardo di un bambino. Penso che molti film horror siano costruiti attorno a questa struttura senza nemmeno rendersene conto. Quindi rimango sul tema consapevolmente.

Hai avuto qualche problema con la censura.

La logica dell’MPAA è che una valutazione “R” indica a un genitore che dovrebbe sentirsi a proprio agio nel portare un bambino di qualsiasi età a vedere il film: un criterio che in realtà si applica solo ai film dell’orrore. Sotto Shock non è stato danneggiato in modo orribile come è capitato ad alcuni film che ho fatto, ma di certo si sono dovute tagliare alcune scene, il che mi ha decisamente seccato.

Ma, guardando il lato positivo, il risultato mi sembra ancora molto forte ed è ancora un film molto buono.

Tornando a “Il serpente e l’arcobaleno”: gli zombi esistono?

Oh sì. Io stesso ho incontrato uno zombi e l’hanno fatto molti dei produttori. In pratica è un processo di avvelenamento che fa sembrare morto quando non lo sei, e rimani completamente cosciente mentre vieni sepolto vivo. Quella notte, quando la tua famiglia è tornata a casa e ha pensato che te ne fossi andato per sempre, queste persone iniziano a tirarti fuori quando mentre ritorni in vita.

Per riportarti in vita c’è una serie di percosse, poi una seconda droga, datura, che è in pratica un potente allucinogeno, e le assunzioni ripetute spazzano via ogni controllo dalla persona. Questo, unito a una profonda convinzione interiore che in effetti si è stati trasformati in zombi, l’intera personalità crolla. È un processo molto reale e molto spaventoso.

Ho incontrato una ragazza di diciannove anni, di nome Rosemary, che era in una clinica fuori Port-au-Prince. Si era ammalata di febbre, morì in circa tre giorni, fu sepolta e tornò circa dodici giorni dopo, vagando per un canneto. Aveva fatto qualcosa per irritare uno dei capi villaggio…

Apparentemente il sistema di zombificazione è eseguito come una sorta di giudizio tribale, e molto spesso è compiuto per regolare conti personali.

Uno degli altri casi famosi era una giovane donna che si rifiutò di sposare l’uomo che sua madre e suo padre avevano scelto per lei, e sua madre andò avanti e la fece zombificare: una forma oltraggiosa di disciplina genitoriale.

La lobotomia dei poveri, con sfumature soprannaturali.

Esattamente.

Charles Bronson una volta ha detto che per cambiare ritmo gli piacerebbe fare un film in cui va in giro a bere e non spara a nessuno. Ci sono cambi che vorresti applicare al tuo lavoro?

Mi piacerebbe sicuramente fare più commedie. Sto cercando di trovare lavoro al di fuori del genere per il mio prossimo film. Voglio stabilire una base come regista, regista e basta: non come regista horror o regista di genere. È molto importante per me, visto che sto entrando nei miei anni maturi (sorride), e visto che faccio più del semplice horror, anche se mi piace davvero l’horror e mi diverto molto. Ma sento il bisogno di fare anche altre cose.

Ci sono colleghi di cui ti piace particolarmente il lavoro?

Oh certo, ce ne sono un sacco. Mi piace il lavoro di Sam Raimi, parecchio quello di David Cronenberg, guardo sempre con attenzione i lavori di Roman Polanski, che l’abilità di essere superbo e di andare nella metà oscura della Luna.

Cosa spaventa Wes Craven?

Le tasse. E gli avvocati divorzisti.

Qual è stato il seme, l’ispirazione, per Freddy Krueger?

Freddy è un po’ basato su un uomo che mi ha spaventato quando ero un bambino. Ho già raccontato questa storia, ma in pratica ero nel mio letto e ho sentito questo tipo di passo raschiante e sono andato alla finestra, dove c’era un uomo, immagino un ubriaco, vestito in modo molto simile a Freddy. Si è fermato sul marciapiede e ha guardato direttamente dalla mia finestra, nei miei occhi, e mi ha davvero spaventato. Ero un bambino, avevo solo otto anni.

Schizzai indietro, nell’ombra, e aspettati che l’uomo se ne andasse, anche se non lo sentii farlo. Aspettai e aspettai, per lungo tempo, finché mi decisi a tornare ad affacciarmi… e lui era ancora lì, a fissarmi. Si voltò ed entrò nel nostro stabile: ero nel panico più completo, terrorizzato. Era carico di tutta la malvagità che potessi immagine negli adulti. Svegliai l’intera famiglia e mio fratello scese con la mazza da baseball, ma il tizio era scomparso. E questo fu lo spunto.

Cominciai a costruire il personaggio, volevo dargli un certo grado di riconoscibilità, da cui il maglione a righe. Gli ho dato un cappello, lo stesso che nei miei ricordi indossava quell’uomo. La mano artigliata viene dall’idea di cosa fosse la paura più primordiale dell’umanità, cioè gli artigli dei predatori.

La sequenza d’apertura di “Nightmare”, con Freddy che affila le sue dita-artigli, ha un’energia tremenda. Il montaggio serrato crea una sorta di malessere.

Quello viene dai miei anni in sala di montaggio. È così che sono entrato nel mondo del cinema, montando i trailer. Quel senso del ritmo è molto importante per un film. Il tempo che passo in una sala di montaggio ha probabilmente più influenza sul modo in cui escono i miei film che qualsiasi altra cosa che faccio, inclusa la regia.

Quel tipo di conoscenza è assolutamente inestimabile, sai? Come eseguire tagli, come montare il suono e come strutturare visivamente una scena.

Credo che Joe Dante abbia iniziato nello stesso modo.

L’ha fatto un sacco di gente. Sam Peckinpah era un montatore di trailer davvero in gamba prima di diventare un regista. Hal Ashby, che ha fatto Oltre il giardino (1979), è stato un grande montatore. È davvero un buon modo per esordire in questo campo.

Progetti futuri?

Ho un contratto di quattro film con Alive e la Universal. Ce ne sarà sicuramente un altro che è già in fase di scrittura: si chiama La casa nera.

Sto cercando di fare un film fuori dal genere. Insieme a Larry Turman, che è stato il produttore de Il laureato (1967), sto sviluppando un progetto basato su un romanzo di uno scrittore newyorkese di nome Giles Blount. Il libro si chiama Cold Eye (1989), ambientato nel mondo dell’arte di New York. È una specie di storia faustiana con un piccolo tocco di Ritratto di Dorian Gray. Se ci riuscirò, è il mio prossimo progetto; in caso contrario, ci sono molte altre cose di cui stiamo parlando.

[Purtroppo non sarà Craven a completare il citato progetto: I colori del diavolo (1997), dal citato romanzo del misconosciuto Blunt, sarà una co-produzione italo-francese con la regia di Alain Jessua. Nota etrusca.]

Per fortuna hai firmato con la Alive piuttosto che con la MGM. (Nota dell’intervistatore: Non molto tempo dopo che Wes Craven ha firmato l’accordo con Alive, la MGM ha subìto alcuni cambiamenti che non sarebbero state vantaggiose per il film “Sotto Shock”, a dir poco.)

Vero. È incredibile, perché abbiamo preso in seria considerazione il fatto che la Alive fosse solo una piccola azienda, mentre la MGM ci offriva un budget maggiore. Ma la MGM non ci ha offerto la libertà offerta invece dalla Alive: questa è stata la base della nostra decisione, e si è rivelata di gran lunga la migliore.

Sotto Shock è stato fatto con il completo controllo artistico, non c’era alcuna interferenza, a parte l’MPAA [l’organo di censura]. Questo è esattamente il film che ho deciso di fare.


L.

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21 risposte a Intervista a Wes Craven (1989)

  1. Pingback: A Nightmare on Elm Street: recensione del film

  2. Cassidy ha detto:

    Tasse e avvocati divorziati e poi “Mi vedo come il solito sovversivo”, puro Craven al 100% grazie per averla tradotta 😉 In effetti l’album Metal è ottimo altro che, bello poi vedere la stima per Sam Raimi, alla faccia della loro faida, in realtà scherzi tra amici, ottima scelta questa intervista per ricordare lo zio Wes! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi ha fatto piacere “evocare” la sua voce e il suo atteggiamento: quella sulle tasse e avvocati divorzisti m’ha fatto morire 😀
      Quando si mette a descrivere la procedura di zombificazione non volevo crederci: immagina se lo facesse oggi un regista durante una campagna pubblicitaria!!!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Bella e varia intervista! Bravo Lucius e auguri a Wes. Che manca tanto a tutti…

    P.S.: ma una falsa intervista come la vedresti?Per te che ami spulciare e indagare, potrebbe ssere un modo originale di celebrare qualche anniversario. Ricreare una falsa intervista a Wes (o ad altri) dove tu poni delle domande e l’intervistato risponde con dichiarazioni prese da qualche vera intervista o da qualche promozione… No?

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  4. Sam Simon ha detto:

    Splendida intervista con un sacco di spunti! Interessanti i nomi di colleghi che tira fuori, e pute le riflessioni sul montaggio e, naturalmente i complimenti al mitico Pileggi che io ho nel cuore per il suo Skinner di The X-Files! Grazie per festeggiato insieme questo compleanno! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti Skinner non riesco a vederlo nei panni di assassino “elettrico” 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Però il physique du role dell’assassino ce l’ha alla grande!

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma avrebbe fatto la sua porca figura in un X-File dove si fosse trovato ad affrontare -con l’appoggio di Mulder e Scully- un assassino analogo, magari con la sua stessa faccia: Pileggi in un doppio ruolo, Skinner e Horace Pinker 😀
        Comunque, intervista molto bella e del tutta degna di un compleanno illustre… dove, tra le altre cose, il compianto Wes ci ricorda che lui Freddy l’ha davvero conosciuto, da bambino (chi lo sa, magari quello era il Freddy/demone di “Nuovo incubo” che voleva spingerlo a diventare un regista e fare film su di lui) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Fra le mille versioni diverse raccontate da Wes sulla genesi di “Nightmare”, questa è una delle più intriganti e spaventose: come si fa poi a non trasformarla in un’opera di narrativa? 😉
        Persino io avrei amato un episodio di X-Files come quello che descrivi: peccato non ci abbiano pensato 😛

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  5. Austin Dove ha detto:

    che intervistona!
    un bel modo di commemorarlo

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Grande Wes, un’intervista davvero ad effetto 😉

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  7. babol81 ha detto:

    Intervista molto interessante, grazie per averla tradotta e riportata.
    Adesso mi è tornata voglia di riguardare Sotto Shock, che non vedo da decenni!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie a te per essere passata 😉
      Dillo a me, anch’io temo di non aver più rivisto il film dall’epoca della sua uscita (o giù di lì), e prima o poi dovrò farmi una “personale” completa di Wes 😉

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