Intervista a James Cameron (1996)

Oggi, 16 agosto 2022, compie 68 primavere James Cameron, uno dei grandi maestri del cinema finché purtroppo non si è perso, ad inseguire relitti e omini blu: me l’ha ricordato Sam Simon e ai festeggiamenti partecipa anche Cassidy.

Come ho fatto per Wes Craven, anche in questo caso volevo tradurre un’intervista di Cameron ma non è stato affatto facile: ho dovuto navigare fra la bava giornalistica versata in occasione di Titanic fino ad arrivare in periodi in cui Cameron non era Dio ma un semplice genio del cinema fantastico: l’ultimo suo vero lavoro in questo campo è stato Strange Days (1995), quindi traduco un’intervista intrigante relativa a quel film, che Jim ha creato interamente per poi affidarlo alla fenomenale ex moglie.


Strange Genesis

di Ian Spelling

da “Starlog”
n. 222 (gennaio 1996)

James Cameron e Jay Cocks caricano i loro clip
per ricordare la creazione di un futuro da incubo

A volte il passo più grande per realizzare un film con uno studio importante può essere semplice come chiamare la tua ex moglie. Almeno, se sei James (Terminator) Cameron, hai un piccolo soggetto intitolato Strange Days che ti gira per la testa da quasi un decennio e la tua ex è la regista Kathryn (Near Dark) Bigelow. Chiamatela una “vera bugia” [true lie], ma è praticamente così che è avvenuta la collaborazione Bigelow/Cameron per il grintoso thriller (quasi) futuristico. «Circa due o tre anni fa avevo un sacco di cose per la mani», ricorda Cameron. «Dovevo fare True Lies (1994) e poi avrei fatto Spider-Man. Quindi, ho chiamato Kathryn e le ho detto: “Ehi, ho un’idea per questa storia: se ti piace, dovremmo svilupparla per te”».

Bigelow ha molto apprezzato l’idea e il progetto è proseguito da lì, con Cameron che ha offerto alla sua ex moglie il suo soggetto su Lenny Nero (Ralph Fiennes) che, nella Los Angeles del 30 dicembre 1999, si occupa della più illecita droga mentale: un CD e un dispositivo auricolare che consente all’utente di provare le sensazioni di un altro essere umano. In altre parole, Lenny, un ex poliziotto dalla buona parlantina ma con la vita a pezzi, può aiutare un uomo senza gambe a sentirsi come se stesse correndo. La stessa tecnologia però può essere utilizzata anche per registrare e spacciare esperienze decisamente orribili.

In Strange Days quelle esperienze includono una rivolta razziale che potrebbe scatenarsi se fosse divulgata la verità dietro la morte di Jeriko One (Glenn Plummer), un attivista rapper molto popolare, e l’omicidio di una prostituta, Iris (Brigette Bako), che si può vedere attraverso gli occhi del suo assassino, e provare attraverso il punto di vista della vittima indifesa. Peggio ancora, l’uso delle clip, come vengono chiamate le registrazioni, può creare dipendenza, una situazione affrontata da Lenny, che si rivolge a vecchie clip della sua ex ragazza, la cantante rock Faith Justin (Juliette Lewis), per motivi fisici, sessuali e di stimolazione emotiva. Solo l’amica di Lenny, Lonette “Mace” Mason (Angela Bassett), un’autista/guardia del corpo dura e moralmente retta, può aiutare Lenny ad impedire che la morte del rapper riduca Los Angeles a un mucchio di macerie fumanti.

Cameron ha essenzialmente creato l’intero film nella sua testa e poi ne ha scritto una bozza. Ma con la produzione di True Lies che stava per iniziare non poteva rimanere a capo del progetto. Così è entrato in ballo Jay Cocks, un ex critico cinematografico per la rivista “Time” la cui sceneggiatura per L’età dell’innocenza (scritta insieme al regista Martin Scorsese) è stata nominata all’Oscar. «Sono stato coinvolto al telefono. Kathryn mi ha chiamato e ha detto: “Sto facendo questa cosa di cui Jim ha scritto una “bozza”. Le bozze di Jim non sono semplici bozze, ma copioni quasi completi», osserva Cocks. «Era di circa 140 pagine, ma aveva un inizio, una parte centrale e una fine. Jim era stato coinvolto in True Lies e non era disponibile a fare quel tipo di lavoro di rifinitura che serviva, quindi Kathryn mi ha fatto una chiamata. Avevamo lavorato insieme in precedenza su [un progetto di Giovanna d’Arco chiamato] Company of Angels. Non sfugga che la storia è ambientata a Los Angeles, nel 1999. Jim mi conosceva un po’ perché ci aveva aiutato in Company of Angels: immagino di essere stato considerato accettabile da entrambe le parti».

Cameron ha dunque consegnato la sua bozza a Bigelow e Cocks, e Cocks ha iniziato a lavorare per trasformarla in una prima sceneggiatura. Lui e Cameron chiacchieravano ogni tanto al telefono, e la sceneggiatura in lavorazione veniva spedita avanti e indietro fra i tre autori. Questo è andato avanti, bozza dopo bozza, in quella che Cocks definisce «una collaborazione molto facile». Cameron va un po’ oltre nel suo ricordo. «È stato un processo piuttosto collaborativo. Il compito di Jay era più quello di snellire il copione, togliere delle cose, ristrutturarlo e renderlo più agile. Aveva un problema unico come scrittore: serviva un’incredibile dose di talento per mantenere il cuore della storia pur ristrutturandone continuamente la narrazione, ma lui c’è riuscito.»


Strani modi

È interessante notare che per quanto il processo creativo possa essere stato scorrevole nel mettere su carta la storia e i dialoghi di Strange Days, Bigelow e Cocks la vedevano in modo diverso da Cameron su un punto importante. Cameron considerava il progetto come una storia di fantascienza, mentre Bigelow e Cocks no: era una provocazione. Strange Days si svolge nel 1999, il futuro è certo, ma a poco più di quattro anni di distanza, e solo sei anni nel futuro quando Cameron ha messo per la prima volta su carta i suoi pensieri. I costumi visti sullo schermo non sono esattamente futuristici, né lo sono i veicoli. Anche l’apparecchio per riprodurre i mini-dischi non sembra così futuristico, e così la tecnologia di registrazione, chiamata SQUID – Superconducting Quantum Interference Device – è stata contemplata nei reali ambienti scientifici per decenni.

Cameron rimane saldo nella sua opinione. «Lo vedo come narrativa psicologica, al contrario di robot e astronavi e quel tipo di fantascienza tecnica. Jay e Kathryn invece non volevano vederlo in termini di fantascienza, il che penso sia un modo salutare per loro di approcciarsi al materiale. Ma per me resta fantascienza: fa quello che fa la fantascienza, cioè tenere uno specchio davanti alla realtà odierna e spostarlo di una tacca, o cinquanta tacche, nel futuro e mostrarlo da una prospettiva diversa».

Cocks sostiene che il film parla di voyeurismo, del vivere a distanza, del vivere la propria vita attraverso una fantasia ricreata o un incubo vissuto da qualcun altro. «Voglio che le persone pensino due volte a ciò che vogliono e se volere qualcosa significa automaticamente che dovresti ottenerlo. Per me», afferma, «ho davvero pensato che fosse un film meritevole di essere visto. Questo è quello che ho pensato subito dopo aver letto la bozza di Jim. È in pratica un film sui film. Ha altri livelli, ma questa è stata la prima e più forte cosa che mi ha colpito».

Portando il pensiero di Cocks ad un ulteriore passo in avanti, Cameron riflette se avrebbe mai voluto vivere i ricordi di un’altra persona. Dopo aver affermato la sua convinzione che l’introduzione di un vero dispositivo SQUID potrebbe essere distante solo cinque anni circa, suggerisce che ogni scrittore, incluso lui stesso, è affascinato dall’idea di ritrovarsi nei panni di qualcun altro. «Gli sceneggiatori sono molto vampirici riguardo ad altre persone e personalità, e vogliono assorbire il più possibile da chi cattura la loro attenzione, in modo da poter creare personaggi. Questo è ciò di cui tratta davvero questo film», dice, facendo eco ai commenti di Cocks. «Penso anche che sia questo il significato dell’esperienza visiva di un film. Parte della magia è che entri in un cinema e trascorri un paio d’ore con persone che non esistono nemmeno, ma a cui ci permettiamo di credere. Confrontiamo il nostro comportamento con il loro e riaffermiamo i nostri valori».

Per molti aspetti, riconosce Cameron, il pubblico che guarda Lenny guarda in realtà Cameron in persona. Lenny è lui. Mace è lui. Il film porta il suo marchio unico, anche se è stato diretto da qualcun altro. «Lenny sono io. Per certi aspetti un regista dev’essere un venditore, deve essere in grado di vendere un film. Quell’aspetto di Lenny è stato per me facile da scrivere. L’idea di un ragazzo romantico, emotivo, con il cuore in mano, quella ho dovuto inventarla», sottolinea. «Non so se Lenny sia necessariamente me nella quotidianità, ma alcune tracce sono state trasposte, così che il ragazzo è la figura romantica e Mace è il salvatore coraggioso: il personaggio d’azione. Penso che funzioni. C’è una validità e una realtà per Lenny e Mace».


Strane manie

Come sembra sempre accadere in un film di Cameron, Strange Days è stato criticato per la sua violenza esplicita. Questa volta viene accusato per la sequenza particolarmente cruda in cui una donna viene ammanettata, legata, violentata e strangolata da un misterioso aggressore. La scena – definita nel film una «blackjack clip» – equivale alla rappresentazione di uno snuff movie, in cui una persona viene effettivamente uccisa davanti a una telecamera. Cameron difende la scena e confuta con forza l’idea che gli spettatori potrebbero rimanerne turbati. «È assolutamente il contrario: invece di glorificare la violenza ti mette al posto di guida dell’assassino, questo la sminuisce», afferma. «È orribile. Penso che la reazione di Lenny alla violenza mostri la sensibilità del film e dei registi. Il ragazzo si sporge dall’auto [di Mace] e vomita. Le persone sono scioccate e raggelate dalla scena, e penso che questa sia la risposta che avevamo in mente».

«Non facciamo film per tutti. Odio i film che fin dall’inizio sono costruiti con attenzione per accontentare tutti. Questo film non appartiene a quella categoria. Kathryn e io sapevamo che se avessimo fatto tutto alla perfezione, se avessimo raggiunto il 100 per cento dei nostri obiettivi artistici, probabilmente avremmo avuto un film che sarebbe piaciuto al 60 o al 70 percento degli spettatori, e che non sarebbe piaciuto gran che al 30 o 40 percento. È così che abbiamo lavorato. Le persone o amano con forza Strange Days o lo odiano con forza. E questo va bene».

Si è detto così spesso che è diventato un cliché, ma esistono solo una manciata di storie completamente originali, e tutto il resto è in qualche modo basato su quelle. Perciò, anche quegli spettatori che amano davvero Strange Days non possono fare a meno di notare in esso elementi da altri film. Alcuni ci vedono Johnny Mnemonic (1995), mentre altri indicano Brainstorm. Generazione elettronica (1983). La menzione di Brainstorm coglie di sorpresa Cocks. «È passato così tanto tempo dall’ultima volta che l’ho visto: fino a quando non l’hai menzionato, non ci avevo pensato. Immagino che potrebbe davvero essere un antecedente per Strange Days. In realtà ho pensato di più a L’occhio che uccide (Peeping Tom, 1960) quando l’ho scritto. È un grande film sui film, sul guardare», dice, riferendosi al film di Michael Powell, che racconta di Mark Lewis (Karl Boehm), un fotografo pazzo che scatta foto proprio mentre uccide le sue vittime. «Non leggo fantascienza. Ho sentito molte persone menzionare William Gibson in relazione a Strange Days. Non ho mai letto nulla di Gibson fino a quando non ho finito la prima bozza della sceneggiatura di Strange Days. Ho letto Johnny Mnemonic (1981), che assolutamente non ho capito. E ho letto La notte che bruciammo Chrome (1982), che aveva un’atmosfera straordinaria, ma non sono sicuro di aver capito neanche questo. Semplicemente non sono un patito della fantascienza e ho visto Strange Days sotto un’altra ottica».

Tuttavia, non c’è dubbio che l’unica cosa che Strange Days abbia in comune con altre interpretazioni cinematografiche del mondo a venire è che il mondo si rivela essere un paesaggio oscuro e minaccioso, in cui i raggi di speranza, sia letterali che figurativi, sono l’eccezione piuttosto che la regola. Sarebbe praticamente impossibile, sostiene Cocks, fare un avvincente film di fantascienza ambientato in un’utopia. «I film sul futuro devono confrontarsi con te, farti domande, metterti alla prova, tutto per indirizzarti verso una sorta di scoperta di stesso. Penso che quell’aspetto della nostra visione del futuro sia stato particolarmente intenso», afferma lo sceneggiatore, il cui prossimo film sarà molto probabilmente il già citato Company of Angels con Bigelow. [Non andrà così: Cocks tornerà al cinema solo con Gangs of New York (2002). Nota etrusca.] «Il mondo di Lenny è la nostra strada verso il futuro, è la nostra guida in quel mondo. Suppongo che Jim abbia posto così tante affascinanti alternative al futuro che ci sarebbero state molte altre storie da raccontare nell’universo di Strange Days che ha creato».

Cameron, che ha recentemente completato l’attrazione di Terminator 2 per il parco a tema degli Universal Studios, e che affronterà il prossimo progetto epico intitolato Titanic, affronta lo stesso problema di base, ma da una prospettiva diversa, quando risponde alla domanda se un regista di gli anni ’40 avrebbero trovato il mondo di oggi una visione fantascientifica da incubo. «Non lo so. È una domanda interessante. Ho la sensazione che i film siano solo più onesti, oggi. Negli anni ’40, la quantità di morte e distruzione che [in realtà] è avvenuta rispetto a ciò che è successo nei film di quel tempo è incredibile. C’è stata la Seconda guerra mondiale, con centinaia di migliaia di uomini nel Pacifico meridionale che morivano di morti orribili, e pochissime di queste informazioni ci tornavano in mente in modo grafico e viscerale. I film dell’epoca erano belli, una sorta di propaganda. I film sono molto più onesti ora su ciò che sta succedendo nel mondo. Se questo significa che sono più violenti, va bene, significa che è quello che sta succedendo ora».

Mentre la conversazione volge al termine. Cameron si ritrova a guardare avanti e indietro nel tempo. Sa che Fuga da Los Angeles è in pre-produzione e questo lo rende un po’ nostalgico, dato che lui è stato coinvolto nella supervisione degli effetti speciali durante la produzione di Fuga da New York (1981) di John Carpenter. «Ho parlato con la [produttrice della Escape film] Debra Hill della possibilità che la mia compagnia [Digital Domain] si occupi degli effetti speciali», dice. «Li abbiamo fatti praticamente per niente, all’epoca del primo film, ma ho detto a Debra che questa volta costeranno molto di più». Quanto al futuro, Cameron ha già un’idea di cosa farà quando la vigilia del millennio arriverà davvero. «Be’, non sarò nel centro di Los Angeles», rivela James Cameron, ridendo. «Probabilmente girerò un film da qualche parte.. e mi dimenticherò di guardare l’orologio».


Strani progetti

Il thriller di fantascienza ad alto budget Strange Days ha vissuto dei giorni davvero strani al botteghino, al momento della sua uscita questo autunno [10 ottobre 1995]. Ma James Cameron, che ha co-sceneggiato il film con Jay Cocks per la regista Kathryn Bigelow, è impegnato come sempre.

Attualmente, lo sceneggiatore / produttore / regista è al lavoro sui suoi prossimi progetti, in particolare Titanic, che era stato chiamato in codice Planet Ice durante la fase segreta di pre-produzione. «Si tratta di una storia d’amore epica e immaginaria che si svolge sul Titanic. La maggior parte della vicenda è ambientata sulla nave nel 1912 e una piccola parte si svolge ai giorni nostri, presso il relitto. Sono appena tornato dal luogo del relitto, dove abbiamo trascorso diversi giorni a girare scene. Siamo stati fortunati con il tempo e abbiamo ottenuto delle riprese che saranno assolutamente incredibili», afferma entusiasta il regista, che, ovviamente, è meglio conosciuto come l’uomo dietro le telecamere di Terminator, Aliens, The Abyss, T2 e True Lies. «Non è ancora stato selezionato il cast, ma l’ho scritto e lo dirigerò. Ci stiamo organizzando per una data di uscita a Natale del 1996». [Invece uscirà a Natale del 1997. Nota etrusca.]

Per quanto riguarda il film di Spider-Man, a lungo ritardato e a cui il nome di Cameron è legato da diversi anni, il progetto è molto chiaro e formato nella sua mente. Tuttavia, dovrà rimanere in attesa fino al completamento di Titanic. «Le cause legali riguardo al progetto sono ancora un nido di vespe. I diritti sono un pasticcio, ma ho una sceneggiatura che mi piace molto e che sono pronto a realizzare se riusciamo a sistemare tutto il resto, dopo che tutti gli avvocati abbiano finito di massacrarsi a vicenda, con gran dispendio di soldi», dice Cameron, chiaramente frustrato dalla situazione. «La storia è fondamentalmente quella delle origini, così come l’ho letta e la ricordo dalla mia giovinezza. Non ho ancora in mente nessuno per interpretare Spider-Man, perché dipende da quando farò il film. L’attore dovrà avere 17 anni: se realizzerò il film fra tre anni, quell’attore avrà solo 14 anni in questo momento e non so ancora chi sia. Quindi, probabilmente sarà un’incognita».

Ovviamente, molti fan del genere stanno pregando perché Cameron alla fine metta mano ad una terza avventura di Terminator: Cameron di certo non ne esclude la possibilità. «Se ci sarà un T3, vorrei dirigerlo. [Non andrà così! Nota etrusca.] Sto già parlando con Gale Anne Hurd, che possiede il 50 per cento dei diritti di Terminator. Arnold Schwarzenegger è interessato. Stiamo tutti parlando, ma non è ancora saltato fuori nulla», dice. «Ho girato l’attrazione per gli Universal Studios e ci ho coinvolto Arnold, Robert Patrick ed Eddie Furlong. Siamo andati nel deserto per un paio di settimane e abbiamo girato in 3-D da 70 millimetri. È stato davvero piacevole, il girato quotidiano è quasi allucinante, così reale. È un’attrazione a tema che si svolge in un teatro da settecento posti in cui c’è una esecuzione dal vivo integrata con un filmato in 3-D su tre schermi, ci sono personaggi e moto che saltano dentro e fuori dallo schermo. Scompone il classico proscenio, in modo che tu non sappia cosa stai vedendo e vieni risucchiato nella realtà di un film. È una nuova trama che utilizza la stessa base di T2».


L.

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24 risposte a Intervista a James Cameron (1996)

  1. Pingback: James Cameron – El rey del mundo: recensione del libro

  2. Cassidy ha detto:

    Perché non mi stupisce leggere che Kathryn Bigelow sognava un film su Giovanna d’Arco? 😉 Grazie per le tante citazioni e per aver tradotto un’intervista che non è la solita sviolinata, in effetti Jimmy è finito a dirigere senza più guardare l’orologio, alla fine la sua testa dura vince sempre. Per fortuna non ho preso un granchio quando ho visto “Strange Days” in “L’occhio che uccide”, lo sceneggiatori non amerà la fantascienza ma aveva davvero colto il senso dello Squid. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Trovo che sia stata un’ottima congiunzione astrale avere tre sceneggiatori che avevano in testa tre idee diverse di film, perché così il risultato è una somma e non una sottrazione. Ci sono chiari accenni a più generi e più ispirazioni e questo arricchisce di solito un prodotto.
      Che tempi, quando Jim aveva così tanti progetti da darne alcuni in subappalto: da quindici anni ha solo un progetto, con tatni omini blu 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Già vediamo i problemi che hanno le serializzazioni televisive di franchise cinematografici come “Star Wars”: a cosa potrà mai andare in contro una serializzazione per il cinema di un progetto esclusivamente cinematografico, per di più in perenne attesa da oltre tredici anni? Non azzardo previsioni 😥 Tornando al post celebrativo, è una bellezza tornare ai tempi in cui queste interviste non si risolvevano in reciproche leccate di culo ma si stava realmente sull’argomento, e “Strange Days” è senz’altro qualcosa di cui vale la pena discutere a fondo (tenendo ben fermo il punto di vista di Jim, e cioè che E’ un film fantascientifico)… Riguardo agli altri progetti rimpiango senz’altro di non aver mai potuto vedere concretizzato il suo “Spider Man” (pur se Raimi è stato un sostituto con i controfiocchi), mentre possiamo dire che il terzo “Terminator” ha comunque visto la luce, seppure solo come cortometraggio di lusso in 3D non destinato alle sale, il che rimane a tutt’oggi un gran peccato 😟
        P.S. Noi, almeno, abbiamo avuto la fortuna di viverli i tempi in cui si facevano film non condizionati dall’obiettivo di dover piacere a tutti…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E soprattutto non condizionati dalle polemiche del momento sui social. Spero che almeno “Avatar 2” ci risparmierà qualche moralismo da twitter, semmai un giorno uscirà davvero 😛

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  3. wwayne ha detto:

    Chissà come sarebbe cambiata la vita di Edward Furlong se il Terminator 3 di cui parli in questo post fosse andato in porto. Magari sarebbe riuscito a restare sulla cresta dell’onda, e non sarebbe mai caduto preda dei demoni che hanno rovinato la sua vita in seguito. O forse la violenza e il desiderio di provare le droghe sarebbero affiorati in lui a prescindere, perché fanno parte della sua natura e non sono la conseguenza di un successo svanito troppo in fretta.
    Riguardo a Jay Cocks, il film che hai nominato nel post (L’età dell’innocenza) è di una noia disumana. Lo mollai dopo meno di un’ora, ucciso dalla noia e dalla sua esasperante lentezza. E un po’ di colpa ce l’aveva anche lo sceneggiatore, perché senza la pesantezza trasmessa dai fitti dialoghi e da una voce narrante che interveniva molto di frequente magari il film sarebbe risultato più tollerabile. L’ultima sceneggiatura firmata da Jay Cocks invece è un vero gioiello (alludo a Silence, uno dei film più sottovalutati e ingiustamente ignorati di Scorsese).
    Riguardo a Spider – Man, immagino che Cameron rimpianga di non averlo diretto lui, perché è un film che ha cambiato la storia del cinema, molto più del suo Avatar. Fino a quel momento, salvo rarissime eccezioni, i cinecomics erano delle vere poracciate: tentavano pateticamente di riprodurre con 2 lire le scene presenti nei fumetti, ignorando che solo con degli effetti speciali di alta qualità (e quindi di alto costo) avrebbero potuto risultare credibili sullo schermo. Spider – Man fu il primo cinecomic realizzato con degli effetti speciali di questo tipo, e già questo basterebbe per definirlo rivoluzionario. Tuttavia, la vera rivoluzione apportata dallo Spider – Man di Raimi e dai film Marvel che sono venuti dopo è un’altra: hanno cambiato il mercato del cinema, provocando lo spostamento di quasi tutti gli incassi verso i cinecomics. Un tempo se un film non cinecomic incassava 10/15 milioni di euro a livello mondiale era un superflop, oggi questa cifra è diventata la normalità, perché senza un supereroe nel film è questa la cifra massima a cui puoi aspirare. E questo perfino se ti chiami Spielberg: lo sanno bene i produttori di West Side Story, che hanno pagato carissima la scelta scellerata di affidargli un budget impossibile da recuperare in un’epoca dominata dai cinecomics (100 milioni di dollari).

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie per il post, il fatto poi che sia incentrato su un film come Strange Days gli conferisce un quid in più, essendo quest’ultimo un cult assoluto nella mia memoria! 🙂

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  5. Vasquez ha detto:

    Trovo meraviglioso che James affermi di non voler fare film per tutti, e che poi lavorando in quel modo abbia fatto film “cult”: sono i film che non sono per tutti che rimangono alla storia, non di certo quelli fatti per accontentare anche l’ultimo follower che dice la sua solo perché gliene viene dato modo.

    Capisco il voler vedere la storia di “Strange Days” sotto un’altra ottica rispetto alla fantascienza, come l’ha pensata il suo autore, ma non capisco cosa ci sia di difficile da capire in “Johnny Mnemonico” o “La notte che bruciammo Chrome” 😛 Va be’…può darsi che lui non abbia capito quei racconti, ma qualcun altro di sicuro sì e scommetterei che dietro c’è lo zampino della Bigelow. Che secondo me ci ha infilato dentro anche “Frammenti di una rosa olografica”: si può anche fare a pezzi una cartolina olografica con sopra una rosa, ma in ogni frammento si può continuare a vedere la rosa da un differente punto di vista, proprio come Lenny che cerca la sua Faith in ogni frammento di sé che lei ha lasciato sulle registrazioni squid.
    Adoro “Strange Days” e mi viene da piangere a pensare a “quel” Cameron”, e a quello che si è rintanato da anni in un antro insieme agli omini blu (che non sono i puffi) secondo me dopo aver pesantemente battuto la testa…
    Grazie di aver tirato fuori questa intervista, anche se fa un po’ male, perché ci ricorda il Cameron-che-era e presumibilmente non sarà più.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ stao difficile trovare questa intervista, Jimmy è entrato nelle grazie dei giornalisti solo dopo “Titanic”: ho trovato un oceano di interviste da quel film in poi, ma per trovare sue dichiarazioni sui film precedenti bisogna andare a scavare fra le riviste più specialistiche e “nerdone”.
      Prima che le troppe immersioni cambiassero il suo livello di ossigieno nel sangue e cominciasse a vedere gli omini blu, Jim ha fatto in tempo a regalarci grandi visioni di cinema che non passeranno mai di moda, e mi piacec che non faccia il piacione nelle interviste: se non gli piacec Gibson lo dice e ciccia, che non muore mica nessuno 😛

      Se l’unione di Cameron e Bigelow si fosse messa a sfornare un film su Chrome probabilmente avremmo per le mani un gioiello, a consolarci da film come Terminator 6 e Alita, chiaro segno che come produttore Jim ha tante pessime idee.

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    Auguri James, e il film dovrei probabilmente rivedere 😉

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  7. Sam Simon ha detto:

    Fantastica intervista, è sempre bello vedere come la carriera di anche uno dei più grandi sia tutt’altro che lineare, tra progetti non andati in porto e ritardi mostruosi sulle cose pianificate!

    Strange Days è un capolavoro grosso forse proprio perché, come scrivi nei commenti, tre cervelli ci vedevano tre cose diverse e il film ha tremila cose da dire e mostrare (tre talenti non da poco, quelli lì).

    Tanti auguri Jim, è un piacere festeggiarlo in compagnia! :–D

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  8. redbavon ha detto:

    Strange Days è per me un film “strano”. Non lo ritengo un capolavoro assoluto, tanto che non ho mai avuto l’esigenza di acquistarne una copia home video. Eppure ogni volta che mi ci imbatto in TV, lo vedo e lo rivedo con piacere. Lo avrò visto almeno tre volte. Probabilmente è per quanto è stato evidenziato nell’intervista: non è un film di fantascienza, è un thriller ambientato in un futuro prossimo e le “diavolerie” tecnologiche sono poco credibili (almeno ai miei occhi). Il thriller è scritto bene e intriga, il voyeurismo e una lettura cinica della società del futuro vengono fuori, insomma si nota la cura per dare profondità alla storia. Eppure nel complesso mi ritorna un’idea di un film “AA”, non tripla A. Per intenderci un film che ho adoro e che condivide una fantascienza di un futuro molto prossimo è Runaway. Strange Days sta un gradino sotto Runaway.
    L’intervista a Cameron è davvero una chicca. È ormai rarissimo potere leggere un’intervista a un regista, musicista, attore che non sia una “marchetta” pilotata dal marketing 👏👏👏

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti è stata una faticaccia trovarla, malgrado sia un regista così famoso.
      Io non sono un fan di Strange Days, che ho visto forse solo due volte: la prima alla sua uscita, dimenticandolo immediatamente. La seconda quando ho scoperto che c’erano i miei amati Skunk Anansie a suonare nelle prime scene («Yes it’s fucking political!»). Dovrei rivederlo, ma onestamente non è un film che mi sia piaciuto, e con “Runaway” vai dritto al cuore, visto che da ragazzino senza dubbio lo consideravo un capolavoro totale. Non ho il coraggio di rivederlo perché sicuramente oggi mi sembrerà datato e invecchiato male, ma ho veramente venerato il film e la mitica pistola di Tom Selleck 😛

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      • redbavon ha detto:

        Strange Days ha delle qualità, ma sembra un po’ “tirato via”, con un budget limitato. Cosa che non è necessariamente un difetto, ma il risultato finale mi restituisce questa sensazione alla Tozzi-Ruggeri-Morandi “Si può dare di più” 😂. Runaway è invecchiato male e fai bene a non rivederlo. Però sono sempre più convinto che l’impatto emotivo di un film, videogioco, una canzone vada comunque valutato nel contesto della sua prima pubblicazione e sulle aspettative del pubblico di allora. Decontestualizzare spesso crea dei mostri: i “fan duri e puri”, i cinici anti-nostalgici (rientrano nei “duri e puri”), i “retromani” (ovvero chi pure non avendo avuto alcuna esperienza di quel passato, lo loda per affondare un presente in cui male si adattano o rifiutano di affrontare)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Prima o poi dovrò rivederlo, ma dovrò farlo calandomi nel giovane Etrusco dell’epoca 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Si dà il caso che abbia rivisto “Runaway” da non molto. È invecchiato e su questo non ci sono dubbi (anche se ancora non esiste la governante-robot-baby sitter-tuttofare 😛), però mi ha comunque ri-divertito. Si può vederlo anche solo per fare un confronto tra il futuro che si immaginava quarant’anni fa, il futuro che invece è arrivato, e quello che si immagina ora.
        I retromani mi fanno pensare a quelli che se gli fai vedere un floppy disk ti dicono: “Guarda! È la stampa 3D dell’icona per salvare!”: vivono fuori dal loro tempo inseguendo un tempo che esiste solo nelle loro teste…meglio non averci a che fare 😬

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha ma davvero qualcuno ha detto quella roba del floppy disk???? 😀
        Mi rincuori su Runaway, che se non sbaglio ho anche in copia italiana passatami da Evit (c’è sempre lui, dietro a tutto!)

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      • Vasquez ha detto:

        Così com’è vero che Winona Ryder nella seconda stagione di Stranger Things ha usato rotoli e rotoli di carta-forno per ricalcare strane immagini dalla Tv, quando io ricordo di non aver mai visto la carta-forno in vendita prima della seconda metà degli anni ’90.

        Checcacchio Lucius! Esci i titoli italiani di “Runaway”, che aspetti 🧐 ?!? Con tanto di recensione, beninteso 🤝 😉😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Si sa che gli americani compiono ricerche approfonditissime e inoppugnabili, tipo “Era mio padre” con il figlio di Tom Hanks che per tutta la vicenda legge un fumetto che sarebbe nato solo anni dopo 😀
        Mi fa ricordare l’Alberto Sordi de “Il maestro di Vigevano”, costretto dal preside a raccontare di come Cristoforo Colombo avesse avvistato terra col cannocchiale, che sarebbe stato inventato più di cento anni dopo. La narrativa di finzione piace sempre di più della realtà 😛

        E ormai è andata, sono ufficialmente entrato nel “Progetto Runaway”, e come sempre è tutta colpa tua!!!! 😀

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  9. jenapistol ha detto:

    Grazie per la traduzione, tutto molto interessante, oltre a tutto quello che si dice di Strange days, quello che mi ha lasciato a bocca aperta sono le parole su Terminator 3, davo per scontato che per Cameron fosse tutto finito col secondo film, leggere qui che non rifiutava a prescindere di tornare a farne un’altro mi ha propio steso, una di quelle convinzioni che cadono, su cui avrei scommesso propio.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello delle dichiarazioni degli interessati è che cambiano di anno in anno: magari nel 1992 era “no” e poi nel 1995 era “sì”. Proprio in queste settimane sto raccontando la disastrosa lavorazione di “Alien 3”, dove fin dal 1986 Sigourney Weaver aveva gridato “NO” a qualsiasi suo futuro ritorno come Ripley, ma proprio manco se m’ammazzate… poi d’un tratto il no è diventato sì, “ma solo se m’ammazzate” 😀

      Per questo adoro saltare critici e fan e andare direttamente alle dichiarazioni in prima persona, perché anche se contraddittorie comunque danno un’idea di cosa pensava un autore in un dato momento, per capire quando precisamente ha cambiato idea dicendo l’esatto contrario di quanto aveva detto prima.

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