Freddy Krueger’s Tales of Terror 1 (1994)

Continuano i festeggiamenti per il compleanno di Wes Craven, con un’iniziativa della casa editrice Tor che in minima parte è addirittura arrivata fino in Italia: una serie di romanzi originali introdotti dal vostro amichevole Freddy Krueger di quartiere.

Pubblicato nel novembre 1994, Blind Date di Bruce Richards arriva in Italia nel maggio del 1996 per la Sperling & Kupfer, in anni in cui la casa editrice provava a presentare ai lettori nostrani personaggi da universi narrativi espansi (purtroppo un esperimento fallito): alla traduzione c’è il nostro Stefano Di Marino, che in quel periodo provava a spingere per la pubblicazione di questo genere di narrativa e di lì a poco porterà Resident Evil in Mondadori: pregevoli sforzi che però temo non abbiano raggiunto i cuori di molti lettori.

La Sperling considerò il romanzo “per ragazzi”, ma in realtà protagonisti giovani fanno parte dell’intera saga di Nightmare.

Onestamente non me la sento di spendere soldi per recuperare il libro italiano su eBay, quindi preferisco limitarmi a ritradurne l’inizio, sebbene un traduttore professionista come il compianto Stefano avrà fatto un lavoro ben superiore.


Freddy Krueger’s Tales of Terror 1
Blind Date


Trama

Alicia ha tutto: bell’aspetto, talento ed è la stella della squadra di calcio. Perché allora va in giro con Evan lo “strano”, il secchione? Evan è il più grande cretino della scuola e Alicia è dispiaciuta per lui e per tutte le battute crudeli che fanno le sue amiche, ma la simpatia non fa che peggiorare le cose. Più lei è gentile con Evan, più lo picchiano. Poi gli amici di Alicia iniziano a scomparire. Un gatto morto con gli occhi strappati viene trovato nel bagagliaio di un’auto e sta per accadere un terribile incidente. Ma sarà davvero un incidente?

Prologo

Scrosci di pioggia battevano le case lungo Elm Street, il vento piegava gli alberi fin quasi alle radici. La vecchia casa sbarrata all’angolo scricchiolava come se soffrisse. Un’improvvisa folata di vento si fece strada all’interno e fece spalancare una porta del piano di sopra.
La figura massiccia e lenta di un uomo attraversò il corridoio al secondo piano. La sua faccia era una massa pallida di tessuto cicatriziale, orribilmente intrecciato, gli occhi nascosti dietro pesanti occhiali da sole neri.
L’uomo scese le scale con passo rigido. Sollevò il bavero dell’impermeabile a brandelli e uscì sotto la pioggia pulsante. Le sue dita a punta di rasoio luccicavano alla luce del lampione mentre si abbassava la tesa del suo cappello ampio e floscio sulla fronte, gettando nell’ombra il suo viso ripugnante. Poi piegò la sua goffa figura spigolosa e si tuffò nel muro d’acqua martellante.
Tirò fuori il bastone da cieco da sotto l’impermeabile; poi, con gli occhiali scuri ancora al loro posto, Freddy Krueger si fece strada lungo il marciapiede del vialetto verso un carro funebre malconcio che lo stava aspettando, con il motore al minimo.
La portiera del carro funebre si aprì quando Freddy si avvicinò. Lui fece scivolare il suo corpo ossuto dietro il volante e la portiera si richiuse. La voce roca di Freddy risuonava nell’aria umida come una sega circolare:
«Mai stati ad un appuntamento al buio [blind date] che non ha funzionato? Un appuntamento al buio infernale? Non posso dire che mi sia successo, in effetti non sono andato ad appuntamenti di alcun tipo quando ero al liceo. Forse le ragazze avevano paura di me: immagino non piacesse il modo in cui mi uscivano gli occhi dalle orbite».
Freddy scostò lentamente gli occhiali scuri dal viso a rivelare le orbite gocciolanti e vuote dove avrebbero dovuto essere gli occhi. Sembrava che i bulbi oculari fossero stati cavati solo pochi istanti prima.
La sua risata sadica echeggiò per tutta la strada deserta.
«Sì, non ho mai avuto un appuntamento, ma forse questa volta avrò fortuna».
Il carro funebre costeggiò il vialetto, poi scomparve nell’oscurità della notte.

* * *

Una tempesta stava devastando Springwood. Il cielo scuro si ruppe ancora e ancora mentre fulmini cadevano in terra verso terra nei dintorni di Elm Street.
Un fulmine colpì un parafulmine appollaiato in cima alla casa dello “strano” Evan Walker. La scossa fece vibrare l’edificio fino al seminterrato: la casa tremava come se fosse stata scossa da una mano enorme e mostruosa. Una persiana si staccò dal cardine superiore e pendeva con un’angolazione assurda, mentre il vento la sferzava avanti e indietro contro il lato della casa.
A breve distanza in fondo alla strada dalla casa di Evan, i colpi persistenti risvegliarono Alicia Norris da un sonno profondo e pacifico.
Il sonno dell’innocente.
Intorpidita, si sedette sul bordo del letto. Da dove veniva quel rumore? si chiese. Possibile che qualcuno stesse martellando a quest’ora della notte? Con quel tempo?
Cercava le sue pantofole con le dita dei suoi piedi nudi. Il pavimento di legno era freddo e umido al tatto. Trovò le pantofole morbide e spinse dentro i piedi. Allora si alzò e andò alla finestra della sua camera da letto. Fuori, la tempesta infuriava. Il vento feroce sibilava tra gli alberi che crescevano fuori dalla sua finestra, scuotendo i loro rami come mani ossute e scheletriche.
Un improvviso fulmine trasformò i rami in mascelle dentate che volevano morderla attraverso la finestra. Alicia fece un balzo indietro, il cuore che le batteva forte, e si rese conto che stava trattenendo il respiro. È solo il melo, ricordò a se stessa.
Fissando fuori dalla finestra la pioggia battente, Alicia osservò le case vicine, già buie, che sembravano diventare ancora più scure, come se una coperta oscura fosse stata calata su Elm Street. Gli alberi piegati alle raffiche di vento. Allora il vento cambiò improvvisamente, soffiando un velo di pioggia contro la sua finestra semiaperta. L’acqua schizzò dentro, inzuppando il suo pigiama di cotone leggero.
Alicia sussultò quando l’acqua fredda le toccò la pelle. Sbatté la finestra e la tempesta si ridusse a un dolce ronzio. Tuttavia, ha continuato a guardare fuori dalla finestra, ipnotizzata. Attraverso la pioggia implacabile, il vento sferzante, il tuono martellante, poteva ancora sentire il colpo. Impossibile, adesso sembrava ancora più rumoroso, anche se la finestra era chiusa.
Da dove diavolo veniva quel colpo?
Alicia aprì di nuovo la finestra della sua camera da letto. Una violenta raffica di vento la gelò fino alle ossa attraverso il pigiama bagnato. Chinò la testa in fuori, guardando su e giù per Elm Street per cercare la fonte del rumore che l’aveva svegliata.
Proveniva dalla casa di Evan Walker. Evan lo “strano”. Il suo vicino. Il bersaglio di quasi tutte le barzellette raccontate alla Springwood High.
Alicia vide un carro funebre nero e malconcio che avanzava lentamente lungo Elm Street come un sinistro siluro. Era l’unica macchina visibile. Anche le poche auto che di solito venivano parcheggiate durante la notte avevano apparentemente trovato riparo altrove.
Il carro funebre si fermò davanti alla casa di Alicia.
Si chiese se lo guidasse Evan.
Lo zio di Evan possedeva un carro funebre. Evan spesso lo guidava a scuola. Questa era una delle ragioni per cui tutti lo chiamavano “Evan lo strano”. Alicia riconosceva che il suo vicino era un po’ eccentrico, così come lo zio con cui viveva, ma lo stesso non era totalmente strano. Di certo non meritava il trattamento crudele che le sue amiche amavano riservargli.
Un tremendo rombo di tuono fece sussultare Alicia, poi il suo sguardo tornò al carro funebre. Si chiese se Evan potesse spiarla. Sapeva che aveva una cotta per lei. Forse stava cercando di guardare nella sua finestra.
Un piccolo rumore dietro di lei fece sobbalzare Alicia. Si voltò e vide la sua porta chiusa, immutata. Guardò il suo orologio digitale proprio mentre scattava la mezzanotte. Perché era così nervosa stasera? si chiese. Alicia non aveva mai avuto paura delle tempeste, prima. E aveva il sonno così pesante che le tempeste di solito non la svegliavano nemmeno.
Un lampo balenò, illuminando Elm Street con un bagliore inquietante e abbagliante. In quel momento di luminosità, Alicia vide Evan, il magro, ossuto Evan, che camminava di proposito per la strada, apparentemente ignaro della pioggia. Sembrava inzuppato fino alle ossa, ma i suoi occhi erano incollati al marciapiede di fronte a lui e sembrava perso in un mondo tutto suo.
Stava cullando un gattino bagnato tra le braccia, realizzò Alicia. Probabilmente un altro randagio, pensò. Evan aveva più di una dozzina di gatti domestici e aggiungeva sempre qualche elemento al suo serraglio privato.
Come se potesse percepire che lei lo guardava, Evan alzò lo sguardo verso la finestra della camera di Alicia. Alicia fece un passo indietro, sperando che non l’avesse vista.
Quando diede un’altra occhiata di sbieco fuori dalla finestra, lui era scomparso.
Ma il carro funebre era ancora lì, davanti a casa sua.
Alicia sforzò gli occhi, cercando di vedere se ci fosse un autista. Riuscì a distinguere una figura: qualcuno che indossava un grande cappello floscio. Poi il finestrino del conducente si aprì lentamente.
Un altro lampo accecante fece trasalire Alicia, chiudendo gli occhi in un rapido riflesso. Li strofinò, poi li aprì lentamente, un gelo le percorse la spina dorsale: mise a fuoco l’autista del carro funebre e due orbite vuote la fissarono, brillando di una luce diabolica, come minuscole caldaie gemelle.
Poi Alicia sentì una risata sadica. Le arrivò in un’onda e divenne più forte prima di scomparire, come se fosse risucchiata all’interno di una bocca orribile. Alicia voleva correre, ma non c’era alcun posto dove andare.
Il finestrino dell’auto si sollevò di nuovo, poi il carro funebre rotolò lungo Elm Street e svoltò nel vialetto di Evan Walker.
Immobilizzata dalla paura, Alicia continuò a guardare fuori dalla finestra della sua camera da letto, ignara della pioggia che le scrosciava sul viso.
«Uno, due, tre, Freddy sta venendo per te…» Una filastrocca per bambini che non sentiva da anni, non da quando era una ragazzina che saltava la corda con i suoi amici di Elm Street.
«Quattro, cinque sei, fossi in te la porta chiuderei…»
No! Freddy Krueger era morto e all’inferno. Il suo corpo era cenere. Alicia sapeva che era vero perché sua madre aveva fatto parte del linciaggio che aveva dato fuoco all’assassino di bambini.
Allora chi guidava quel carro funebre?
E perché si era fermato davanti a casa sua?
Alicia provò un irrefrenabile impulso a scoprire chi ci fosse nel carro funebre. La sua paura di un momento prima era stata sostituita da una rabbia furiosa: non si sarebbe fatta intimidire da qualche guardone pervertito, avrebbe scoperto chi era e avrebbe chiamato la polizia.
La ragazza indossò dei vestiti e scese le scale fino al primo piano della sua casa, attenta a non svegliare sua madre dal sonno leggero. Afferrò l’impermeabile dall’armadio del corridoio e se lo infilò. Poi scivolò fuori e si diresse lungo Elm Street fino alla casa di Evan Walker.
La pioggia si era ormai calmata un po’, ma il cielo era ancora minaccioso con nuvole grigie che minacciavano di scoppiare da un momento all’altro.
Un cielo spettrale, pensò.
Mentre attraversava il vialetto di Evan, Alicia iniziò a ripensare alla decisione impulsiva di seguire il carro funebre. La pioggia filtrava dalle cuciture del suo impermeabile. Non era troppo tardi per voltarsi e tornarsene a casa, nella comodità del suo letto.
Alicia rabbrividì: non era sicura se dal freddo o dalla paura. Un milione di pensieri orribili le affollavano la mente. Sapeva che correre a casa e nascondersi sotto le coperte non l’avrebbe davvero confortata, non mentre c’era qualcuno in un carro funebre che la spiava.
I suoi passi rallentarono mentre si avvicinava al garage di Evan. Abbassò la testa per sbirciare nella finestra della porta del garage, ma era sudicia e ricoperta di ragnatele. Non riusciva a vedere niente. Asciugò un po’ di sporco con la manica dell’impermeabile e premette la fronte contro il vetro sudicio. Improvvisamente, sentì uno schiocco vicino a lei e sentì il vetro tremare contro la sua fronte. Scattò indietro di soprassalto mentre un urlo le si smorzò in gola.
Poi lo sentì di nuovo. Questa volta Alicia lo vide. Un topo le era balzato addosso da dietro la finestra, battendo la testa contro la lastra di vetro.
Alicia si sentì soffocare mentre il roditore le mostrava i suoi minuscoli denti gialli affilati come rasoi.
Datti una calmata, si ordinò Alicia, lottando per riprendere il controllo del proprio respiro. Poi sentì una risata provenire dal seminterrato della casa di Evan. Come qualcuno che ride per uno scherzo.
Heh heh heh.
O era stato il vento?
Una luce scintillante fuoriusciva dalla finestra del seminterrato. C’era qualcuno laggiù!
Con il cuore in gola, il corpo tremante e sull’orlo del collasso, si fece strada con cautela attraverso il prato fino alla finestra del seminterrato. Sbirciò dentro e vide del fuoco che riempiva l’interno di una vecchia caldaia arrugginita. Un’ombra si mosse davanti alla bocca aperta della caldaia: un uomo, alto, dinoccolato, che alimentava il fuoco. Indossava un cappello, il cappello del carro funebre. Le dava le spalle, nettamente delineato dalla luce sfolgorante dietro di lui.
Ridacchiò maliziosamente e iniziò a voltarsi verso Alicia, lentamente, di proposito. Alicia provò il terrore come non l’aveva mai provato prima.
Poi, proprio mentre l’uomo stava per rivelarle la propria identità, un gatto randagio miagolò forte.
… E Alicia si drizzò sul letto!
Era stato solo un incubo…
Oppure no?

Capitolo 1

Quella domenica notte, la pioggia continuò a cadere copiosa su Elm Street.
Alicia Norris si sedette sul bordo del letto e cercò di ricordare il suo sogno. Era stato decisamente un incubo, di questo ne era certa. Ma per quanto provasse, non riusciva a ricordare nessuno dei dettagli. La sua mente era vuota.
La finestra gonfiava le tende della sua camera da letto e Alicia si rese conto che dalla finestra stava entrando la pioggia. Si alzò dal letto e arrancò sul pavimento. Quando raggiunse la finestra, notò che il tappeto era inzuppato. Poi notò qualcuno in piedi nell’ombra, fuori casa sua.
… Che fissava la sua finestra.
Tirò giù la tendina con rabbia e chiuse la tenda.
Che schifo! Un guardone. Alicia sbirciò fuori dalla finestra. Il ragazzo era ancora lì, in agguato.
Alicia tornò a letto strisciando e si tirò le coperte fino al mento. Fissò con aria assente la tendina della finestra.
Un’ombra si alzò di scatto.
Alicia sobbalzò e gridò, sorpresa.
Il lampione brillava attraverso i rami del melo all’esterno e proiettava ombre sul soffitto. Schemi strani e spaventosi danzavano sulla parete della camera da letto, sopra il suo poster a grandezza naturale di James Dean. Poi il vento iniziò a soffiare più forte fuori, e ombre frastagliate simili ad artigli sembravano graffiare gli occhi di James Dean.
La pioggia continuava ad entrare dalla sua finestra. Alicia si alzò dal letto e si avvicinò per chiuderla. Un unico raggio di Luna ruppe le nuvole di pioggia e brillava su Elm Street, e in quella luce vide Evan, inzuppato dalla pioggia, che camminava per la strada. Tra le pieghe della giacca stava cullando un gattino, di cui si vedeva solo la testa bitorzoluta.
Evan poteva essere eccentrico, pensò Alicia, ma ovviamente c’era un lato gentile in lui, almeno quando si trattava di gatti.
Poi tornò la vaga sensazione di disagio che aveva provato dopo l’incubo.
Alicia chiuse di colpo la finestra e girò la serratura. Poi si trascinò di nuovo nel letto e pregò per un sonno senza sogni.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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8 risposte a Freddy Krueger’s Tales of Terror 1 (1994)

  1. Cassidy ha detto:

    Un Freddy che snocciola battute anche qui, peccato che l’iniziativa non sia andata per il meglio, in ogni caso grazie per il lavoro di traduzione e il ricordo a Di Marino, incredibilmente prolifico nel suo diffondere la letteratura di genere. Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo di non aver notato in libreria questi titoli, all’epoca, perché altrimenti avrei fatto un pensierino con Freddy in copertina -P
      Che grande periodo è stato quello in cui la Sperling provò a portare universi espansi in libreria, da Star Wars ad Alien a Nightmare, con risultati temo ben al di sotto delle aspettative.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie per la traduzione e grazie per lo spunto! Quei libri su ebay mi tentano, quasi quasi… 🙂

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  3. Vasquez ha detto:

    La copertina è molto suggestiva, anche se hanno messo la versione più brutta di Freddy, quella “pulita”, non quella con le ferite colanti.
    A quanto pare la Sperling una volta ci provava, ma o dava scarsa pubblicità a queste iniziative (e mi sa che ai tempi ancora non poteva vantare del battage pubblicitario di quel colosso che è diventata la Mondadori), o davvero il pubblico italiano non voleva proprio saperne di questi chiamiamoli “universi espansi”. In ogni caso un gran peccato.
    Grazie per la traduzione, che anche se tu dici che non è professionale, invoglia comunque a voler andare andare avanti nella lettura. Senza contare che ti ha dato modo di fornirci un’altra versione della filastrocca di “Nightmare”😉
    Mi rimase impressa quella in cui “Freddy fa le prove”: ma le prove di che?!? Ma che è? “Saranno famosi”? “Ed è qui che si comincia a pagare. Col sudore!” 😀

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaah la signorina Grant sì che era tosta, altro che Freddy! 😀
      Questa serie non credo d’averla mai incontrata, ma intorno a quegli anni ricordo i libri di Star Wars e Alien, segno che le nostre grandi case tastavano il polso dei lettori italiani… trovando però solo diagrammi piatti! 😛
      Sono contento ti piaccia la mia personale versione della filastrocca: non sarà “ufficiale” ma almeno suona funzionale ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        “Sette, otto e nove… hai tradotto bene qui come hai sempre fatto altrove” 😉
        Peccato che di queste iniziative della Sperling oggi non si ricordi più nessuno. E certo aiuta poco il fatto che nemmeno fra gli appassionati fossero granché conosciute all’epoca…
        P.S. A proposito del nostro Stefano: sapevi di questa sua collaborazione bonelliana risalente a quasi trent’anni fa?
        https://agarthi.forumfree.it/?t=45308141

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, Stefano è riuscito a infilarsi pure alla Bonelli: BVZM poi è stato curato più a fondo da Cappi, con romanzi e soggetti, ma Di Marino è riuscito a piazzare un soggetto per Tex, anche se poi non è stato accreditato. Visto però che in quella storia ci sono personaggi che strizzano l’occhio a quelli della saga del Professionista di “Segretissimo”, la sua firma è riuscito a lasciarla 😛

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