Mind Ripper (1995) Grande figlio di Wes Craven


Vogliamo continuare i festeggiamenti agostini per il compleanno di Wes Craven? Ma sì, dài, e per l’occasione ripesco una chicca a me ignota fino all’altro giorno: leggendo su “Cinefantastique” un articolo su Darkman 3 scopro che qualche pagina prima c’era la presentazione del nuovo film di Wes Craven. Ma che roba è? Ah, no, non quel Craven, ma suo figlio.

Krug (David Hess) è un infame, e per far capire quanto è infame all’inizio de L’ultima casa a sinistra (1972) il regista e sceneggiatore Wes Craven ce lo mostra per strada a far scoppiare il palloncino di un ragazzino con il proprio sigaro acceso. Ma quanto è infame Krug!
Quel ragazzino col pallone scoppiato è Jonathan Craven, figlio settenne di Wes che inizia insieme al padre la carriera cinematografica.

Il debutto cinematografico di Craven junior

Il ragazzo cresce con i giusti valori cinematografici e aiuta il padre in varie funzioni in tutti i suoi film, finché con l’inizio degli anni Novanta cominciano ad arrivare occasioni più concrete, anche se purtroppo tutte senza futuro. Oggi sappiamo che Jonathan non andrà da nessuna parte, ma nei primi Novanta ha ancora la speranza di seguire le orme paterne.

Al celebre Alan Jones, che lo intervista per “Cinefantastique” (ottobre 1995), Jonathan racconta che tutto è iniziato quando Peter Locke – amico di suo padre nonché produttore dei primi due Le colline hanno gli occhi (1977 e 1984) – si dichiara interessato a produrre un lavoro del giovane Craven.

«Gli passai un progetto su una famiglia normale costretta in una situazione molto difficile, dove dovranno affrontare una creatura che fa cose terribili ma contro la propria volontà. Peter disse che, visto il soggetto simile, avrebbe potuto venderlo come Le colline hanno gli occhi 3

Il saggista Brian J. Robb nel suo Screams & Nightmares (1998) racconta la storia in modo un po’ diverso, usando le dichiarazioni di Wes Craven.

Questi infatti sin dall’uscita del secondo Le colline… sentiva una sorta di debito con i fan e prima o poi avrebbe voluto girare un terzo titolo, ambientandolo su un altro pianeta: la famigliola di turno stavolta si sarebbe imbattuta in esseri mostruosi nati da esperimenti andati fuori controllo. A un certo punto, quale che sia stata la spinta, Wes decide di passare al figlio questo soggetto in modo che lo trasformi nel proprio film d’esordio.
Ecco che così anni dopo, alla richiesta del produttore Locke, Jonathan aveva già pronto in tasca un soggetto, adattato sì da lui ma in realtà nato dal padre.

Ottenuto da Locke un budget di cinque milioni di dollari, che non sono pochi per un filmaccio del genere, Jonathan e Phil Mittleman si mettono a scrivere la sceneggiatura e poi si va tutti a girare nell’economica Bulgaria nel settembre 1994 – mentre papone Wes è occupato con le riprese di Vampiro a Brooklyn – con il titolo di lavorazione The Outpost e la regia di tal Joe Gayton.

I colpevoli del misfatto!

Parte delle riprese si sono svolte in un “centro atomico”, dove cioè i bulgari gestiscono particelle radioattive, e dove il regista girava sempre con a fianco un dottore e un contatore Geiger. «Dopo due giorni ero pronto a mollare», rivela il regista a “Cinefantastique”, sopraffatto dalla difficoltà di una troupe internazionale con tutto il lavoro di traduzione che comportava. «Poi però l’entusiasmo, l’orgoglio e l’energia si sono fatti sentire ed è iniziato a venir fuori del buon materiale». Se con “buon materiale” Gayton intendeva “spazzatura dozzinale”, allora concordo: è uscito fuori davvero del gran bel materiale.

Stando al citato Screams & Nightmares, Wes avrebbe fatto i complimenti al figlio per questo suo esordio:

«È venuto fuori abbastanza bene per essere un primo film, a basso budget e girato in un posto infernale. Andiamo, ha reso la Bulgaria simile agli Stati Uniti!»

Visto che il 70% del film si svolge in stanze buie e il resto in una cava desertica, in cosa sarebbe questo “simile agli Stati Uniti”? Nel senso che il giovane Craven ha fatto il solito filmaccio horror da due soldi inguardabile, tipico della serie Z americana? Allora sì, sono d’accordo.

dal saggio Scream & Nightmares (1988)

L’esordio in patria avviene nell’ottobre 1995 quando, mi spiega Robb nel suo citato saggio, questo film va in onda su HBO, all’epoca già un canale di alto profilo, che non meritava un prodotto del genere. Subito dopo, spiega sempre Robb, il film viene distribuito in VHS solo all’estero: dubito che si sia mai parlato di questo Mind Ripper nelle cene di famiglia a casa Craven.
Non ho trovato tracce di distribuzione italiana, ma nel caso fatemi sapere.

Il film di cui non si parla mai a casa Craven

“Cinefantastique” dice che Jonathan Crave aveva conosciuto Lance Henriksen all’epoca de La Casa 7 (1989), ma forse perché passava di lì mentre giravano il film perché il giovane Craven non risulta legato in alcun modo a quella produzione. Comunque pare che Lance sia stato ben felice di partecipare a Mind Ripper, sebbene non sono note occasioni in cui uno dei più prolifici attori della storia del cinema abbia rifiutato dei ruoli.

Un film con Craven? Arrivo subito! Ah… è il figlio? Va be’, vengo uguale

Qui Lance interpreta il dottor Jim Stockton, che all’inizio vediamo agire sul campo e dopo un attimo lo vediamo a casa sua che cerca di recuperare i contatti personali con i propri figli. La moglie o è morta o se ne è andata, e ora l’uomo deve recuperare anni di assenza e conquistare la fiducia dei figli che… Oh, aspetta, aspetta, ma il film non si apre con lui che inietta un virus misterioso in un uomo mezzo morto? Che c’entra ’sta menata del padre assente?
A spiegarci tutto arriva il primo piano del figlio del dottor Stockton, chiaramente creato in laboratorio e non partorito: non può essere “naturale” un ragazzo con la faccia del giovane Giovanni Ribisi.

Incredibile, un eterno giovane come Ribisi è stato più giovane!

Con una sceneggiatura demenziale che alterna totale vuotezza a una complessità inutilmente arzigogolata, solamente a metà film si capisce il rapporto fra i personaggi. Il dottor Stockton ha mollato il progetto perché non credeva più nei suoi valori, e ha lasciato sul campo i suoi colleghi, uno più infame dell’altro: Alex Hunter (John Diehl), Joanne (Claire Stansfield) e altra gente inutile di cui ci frega poco, visto che tanto muoiono tutti.

Due volti noti e, al centro, una comparsa: secondo voi, chi morirà per primo?

Ufficialmente in questo impianto segreto nel mezzo del deserto la Gentec sta studiando un virus che potenzia al massimo il corpo umano così da creare i soliti super soldati, ma lo sappiamo tutti che se funziona lo venderanno al miglior offerente, per questo l’ideatore del virus, Stockton appunto, si è schifato della situazione e se ne è tornato a casa, lasciando quei beoti dei colleghi a fare danni. Infatti l’uomo a cui iniettano il virus ad inizio film dopo sei mesi si sveglia ed è il Super Soldato Che Ti Apre In Due, una macchina di morte immortale che distruggerà il mondo.

Non posso credere che ’sta bojata nasca dalle mani di Craven padre, il cui soggetto credo fosse un po’ più complesso e raffinato del filmaccio dozzinale scritto dal figlio, che si limita a raccontare la storia di un mostro che si aggira per i corridoi bui di un edificio bulgaro.

A questo punto Jonathan dal basso della serie Z in cui sta grufolando con un colpo di reni schizza in alto. Perché a sorpresa e probabilmente all’insaputa del padre… crea la più impressionante sequenza di scopiazzi alieni e anticipazioni di sempre!

Mind Ripper non è altro che una fan fiction aliena che ripercorre tutti i film della saga, citandone i passaggi più caratteristici, e addirittura anticipando il quarto film, di là da venire.

Equa distribuzione delle armi: due con le siringhe e uno col fucile!

Voi potreste dirmi che percorrere lunghi corridoi armati solo di bastoni per stanare un mostro potrebbe essere una citazione da Alien (1979) solo se i nostri eroi avessero delle punte elettriche montate su quei bastoni, non siringhe di calmante come in questo caso, ma vi informo che i nostri sono armati di un rilevatore di movimento che fa ping come in Aliens (1986)…

«Stay frosty, marines» (cit.)

… e il mostro corre per i condotti d’areazione, gridando, come in ogni film alieno.

Ci sono SEMPRE condotti d’areazione…

E quando il rilevatore di posizione ci dice che siamo davanti al mostro ma il mostro non c’è… be’, lo sapete come funziona: vi armate di torcia e date un occhiata sul soffitto, come insegna Hicks.

Mai guardare sul soffitto, se non volete brutte sorprese

Intanto dopo stupide trovate di una stupida sceneggiatura, che ogni Natale Wes legge ad alta voce per umiliare il figlio, Lance Henriksen arriva e capisce subito che qui ci sono citazioni aliene in corso come se non ci fosse un domani, quindi lui è nel suo elemento naturale.

Oh, state citando Aliens e non mi aspettate?

L’ex modella Claire Stansfield fa di tutto per interpretare la Ripley dei poveri, e in effetti in questa cialtronata è l’unico personaggio con un minimo di senso e capace di qualcosa, al contrario degli inetti che la circondano.

Nella Z profonda nessuno può sentirti fare Ripley

Intanto il mostro invincibile, per motivi noti solo al giovane Jonathan Craven, inizia a imbozzolare le sue vittime usando cavi elettrici. Ma perché? Che cacchio vuol dire? Ovvio: è per citare i bozzoli alieni.

Noooo, pure i bozzoli alieni noooooo!

Non vi basta? E allora il mostro nella sua mutazione sviluppa… una seconda lingua!

Xenomorfologia, portami via!

È chiaro che il super soldato stia mutando in qualcosa che non ha più nulla di umano, cioè… Marlon Brando in Apocalypse Now (1979)!

«This is the end. My only friend, the end» (cit.)

Come lo fermi un super soldato mutato che si aggira in una enorme struttura fatta di corridoi? Che razza di domande, ma che non l’avete visto Alien 3 (1992)? Si ricopia scena per scena il finale di quel film, con tanto di corse nei corridoi, chiusura di porte, non sempre azzeccate e non sempre in tempo, mentre il Super Soldato guarda caso si accuccia come il dog alien di quel film.

«Who let the alien dogs out?» (semi-cit.)

E se non vi basta, siòri e siòri, abbiamo anche le docce che dovrebbero uccidere l’alieno: non ci manca niente!

Che sia gassosa o liquida, la trovata finale è la stessa

Ma Jonathan Craven non si ferma, vuole lasciare il segno nella storia della citazione aliena, e così va oltre… oltre il tempo! D’un tratto il dottor Hunter e la nuova creatura mettono in scena identica la sequenza del dottor Gediman e la nuova creatura in Alien, la clonazione… con la piccola differenza che quel film uscirà solo due anni dopo. Jonathan Craven, l’uomo che vedeva le citazioni aliene future.

Vedo le citazioni aliene future!

Una volta che i superstiti partono in volo, ricreando identico il finale di Aliens (1987), Lance Henriksen sta per ripetere «Not bad for a human» quando arriva una telefonata di papà Wes: «Oh, e mo’ basta! Queste non sono citazioni, sono plagi!» Solo così mi spiego il fatto che invece l’attore dica «Ehi, good flyer», ma è chiaro che intenda la storica frase aliena.

Non male, per un figlio di Craven

Se visto come film horror, Mind Ripper è una robaccia indegna, con personaggi che si dicono l’un l’altro “Rimani qui!” e nessuno rimane mai lì, con ragazzi che fanno cose oltre ogni definizione di stupidità, con gente che passa ore a girare per corridoi bui con il mostro che grida in continuazione: ma che c’hanno i mostri da gridare sempre?

Se visto invece come fan fiction che copia le scene migliori dai film alieni allora è un capolavoro, avvalendosi peraltro della presenza di Bishop in persona.

Se siete persone di talento, impedite ai vostri figli di seguire le vostre orme: meglio disoccupati che vostri emuli in peggio. Per fortuna Jonathan Craven non ha avuto più modo di fare danni, tranne sceneggiare Le colline hanno gli occhi 2 (2007). Mi piace pensare che a fermarlo sia stato Freddy Krueger, segretamente ingaggiato in sogno da Wes Craven per impedire che il proprio nome finisse troppo in basso.

Se come autore non vale molto, Jonathan Craven è comunque uno di noi, ha tanto sangue acido nel cuore, e nel deserto bulgaro… tutti possono sentirti citare Alien.

Grande figlio di Wes Craven,
ma che amico per me:
uno che ruba da tutti gli “Alien”,
se deve fare un film per te.
(semi-cit.)

L.

P.S.
E ora, tutti da Cassidy per lo Speciale Craven Road.

– Ultimi “film alieni”:

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15 risposte a Mind Ripper (1995) Grande figlio di Wes Craven

  1. Cassidy ha detto:

    Adesso avrò la canzone degli Stadio in testa tutto il giorno 😉 Rifare gli Aliens con Lance, tentazione troppo forte per il giovane Johnny, che per altro ha firmato un esordio in linea con i primi film televisivi paterni, solo che poi non ha avuto il resto della carriera di zio Wes, in ogni caso gran post e grazie per le citazioni! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fare un film con dieci personaggi che camminano in corridoi bui, ripetono “aspetta qui”, nessuno aspetta lì, tutti si aggirano senza meta in attesa di essere ammazzati, è qualcosa che poi serve una carriera sfolgorante per cancellare, ma visto che Jonathan è cresciuto col maestro giusto poteva anche saltare qualche tappa e andare direttamente ai film buoni, evitando robe come questo. Peccato.
      Però la quantità spropositata di citazioni aliene gli vale tutto il mio affetto xenomorfo ^_^

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  2. Evit ha detto:

    “Quando temi di sbagliare, copia Alien.”
    Antico proverbio hollywoodiano.

    Non avevo mai sentito nominare questo film, non so se è un bene o un male perché le citazioni aliene sono ghiotte e Lance in copertina mi frega sempre. SEEEMPRE!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io è la prima volta che lo sento, se non lo avessi visto spuntare nella rivista che stavo sfogliando per “Darkman 3” non lo avrei mai conosciuto: pensa che nella biografia di Lance manco è citato, e lì ci sono davvero fiml che fanno piangere il cielo 😀
      Lance è bravo ma certo fra il Bruce Willis della situazione, sta lì, fissa il vuoto, dice due stupidate – tipo ripetere ai figli “Rimani qui” e quelli se ne vanno ad esplorare stanze buie – e nient’altro. Se non fosse per le massicce citazioni aliene sarebbe un film da cancellare dalla storia 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Nooooo! Come non c’è distribuzione italiana? Un profluvio Z di citazioni aliene come il suddetto film, meritava assolutamente di essere visto, perlomeno nell’antro piratesco di Willy! Che figli di…Craven!!! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Oh, finalmente! Se non l’avessi scoperto te lo avrei segnalato io, che già lo conoscevo da anni… Solo, mi sarei aspettato di vederlo sul blog apposito, visto che di fatto E’ una fan fiction aliena (e in che altro modo la si può vedere, se non così?) con tutte le sue xeno-cose al posto giusto. E, va detto, pure Dan Bloom nella parte del super(xeno)soldato non è stata una cattiva scelta… 😉

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