Freddy Krueger’s Tales of Terror 3 (1995)

Continuano i festeggiamenti per il compleanno di Wes Craven, con un’iniziativa della casa editrice Tor che in minima parte è addirittura arrivata fino in Italia: una serie di romanzi originali introdotti dal vostro amichevole Freddy Krueger di quartiere.

Dopo due volumi firmati da Bruce Richards – gli unici usciti anche in Italia – questa serie di romanzi originali continua con altri quattro titoli firmati dal nostro amico David Bergantino, il geniale autore della novelization del settimo film.

Ecco uno schemino riassuntivo della breve collana, dal sito ISFDb (Internet Speculative Fiction Database):

  1. Blind Date (1994) by Bruce Richards
  2. Fatal Games (1995) by Bruce Richards
  3. Virtual Terror (1995) by David Bergantino
  4. Twice Burned (1995) by David Bergantino
  5. Help Wanted (1995) by David Bergantino
  6. Deadly Disguise (1995) by David Bergantino

Traduco la parte iniziale del romanzo, inedito in Italia.


Freddy Krueger’s Tales of Terror 3
Virtual Terror


Trama

Non appena Keith sfilò il quadro in 3-D dalla confezione del negozio Virtu-Illusions, sentì di nuovo quella sensazione di nausea. Doveva essere stato lo yogurt gelato che aveva mangiato al centro commerciale quel pomeriggio.
Segnò il punto dove avrebbe appeso il quadro. Al terzo colpo mancò completamente il chiodo e colpì con tutta forza il dorso della propria mano sinistra. Keith urlò e lasciò cadere il martello, che andò a finire sul quadro… e distrusse il vetro.
Quello non era un quadro normale. Se solo Keith avesse potuto vederlo per quello che era: un presagio di una forza pericolosa che sarebbe andata oltre i suoi incubi più orribili.
Solo perché dai uno sguardo al futuro non significa che hai la capacità di cambiarlo, forse puoi solo vivere nel terrore fino a quando non sarà il tuo turno!

Prologo

Benvenuti, bambini. Sono Freddy, il vostro mostro preferito! Sto decorando il locale caldaia, rendendolo più accogliente. Lo sto arredando in stile ufficio post-moderno, con molti cartelli di «Ricercato» appesi alle pareti. Avevo pensato a qualcosa di un po’ più allegro, ma non riuscivo a trovare abbastanza foto di persone scomparse sui cartoni del latte.
Voi che poster avete alle pareti? Atleti? Modelle? Stelle del cinema? Serial killer? È tutto la stessa cosa.
I poster di immagini virtuali sono diversi, invece. Sono quelli che sembrano pieni di nebbia e invece contengono immagini nascoste: se vi concentrate e li guardate nel modo giusto, gli oggetti tridimensionali sembrano librarsi appena oltre la superficie del poster. Ma ricordate, solo perché qualcosa è visibile nella cornice non significa che non ci sia nient’altro. Bisogna guardare oltre, in profondità nello spazio “virtuale”. C’è molto altro da vedere, se ne avete il coraggio.
Tenete presente, tuttavia, che il viaggio nello spazio virtuale è un viaggio fatto con la mente, e più andate lontano, più difficile sarà tornare. Dovete sempre guardare indietro perché se perdete di vista voi stessi dall’altra parte del vetro potreste rimanere intrappolati. E non sarebbe una bella immagine, vero? Quindi potreste volervi fermare alle immagini che pensate dovreste vedere.
Quindi che si fa? Andate sul sicuro o correte il rischio ed esplorate il territorio sconosciuto dello spazio virtuale? Ricordate solo, se decidete di fare il viaggio attraverso il poster, di non dimenticare di tenere d’occhio voi stessi nell’inquadratura.
Perciò, se decidete di venire, forse vi vedrò qui dall’altra parte. Forse posso convincervi a diventare uno dei bambini dei poster di Freddy!

Capitolo 1

Keith si fermò nel quadrato di luce e alzò lo sguardo verso la fonte luminosa. Il lucernario incorniciava l’immagine di un perfetto e soleggiato pomeriggio di fine settimana a Springwood. Una rarità.
Ed eccomi al centro commerciale, pensò Keith. Come al solito.
Gemette. Avrebbe preferito di gran lunga stare fuori, guardare una partita, o magari giocarla. Sarebbe stata bella una passeggiata nel parco con Pam, la sua ragazza, soprattutto se avesse potuto condurla fuori strada per una piccola deviazione romantica. Un sorriso fugace svanì quando si ricordò che era stata proprio Pam a trascinarlo al centro commerciale.
«E adesso?» chiese Pam, trascinandolo fuori dal raggio di sole.
«Cosa ho fatto, adesso?» chiese. Era stata molto sul suo caso oggi.
«Sei di nuovo accigliato. La smetti, per favore?» Lei gli strofinò il braccio e gli fece la faccia da bambina. «Se riesci a sorridere, ti lascio comprare uno yogurt gelato».
La faccia da bambina era attaccata a un corpo piccolo e snello che, unito alla vocina, creava una ragazza carina. Alcuni trovavano l’atteggiamento da bambina irritante e manipolativa, ma Keith invece la trovava accattivante.
«Okay», disse, costringendosi rapidamente a un ampio sorriso. «Ecco, vedi?» Prendendole la mano, attraversarono l’androne, arrivando poco davanti alla yogurteria. Ne ordinò uno alle nocciole per sé e alle pesche e panna per Pam.
«Grazie», disse Pam al ragazzo che le porse il cono. Poi si voltò verso Keith e lo baciò velocemente sulla guancia. «E grazie». Lui la baciò di rimando, sulla bocca, molto più lentamente. Alla fine lei si ritrasse, imbarazzata. «Keith!»
«Hai ragione», disse, dirigendo le labbra verso il cono di yogurt gelato. «Non voglio rovinare il mio gusto per lo yogurt. Dopo di te, niente ha un sapore così dolce».
«Dài!» esultò Pam, ridendo. «Andiamo a The Limited. Il centro commerciale chiuderà presto». Lo portò fuori dalla yogurteria e di nuovo nella sezione principale del centro commerciale.
Mentre camminavano – con forza, al ritmo con cui Pam cercava di trascinarlo in avanti – Keith si rese conto che si sentiva abbastanza bene. Non era sicuro che questa relazione con Pam avrebbe funzionato. All’apparenza non sembravano fatti l’uno per l’altra. Lui era umorale ma principalmente con i piedi per terra, e con il senso dell’umorismo. Lei era la principessa di ghiaccio viziata che aveva bisogno di organizzare ogni momento della propria vita con anni di anticipo. Ma Keith capì che la storia della stronzetta ricca era solo una copertura, che nascondeva qualcuno di notevolmente diverso. La vera Pam era una persona determinata e aggressiva che non dava nulla per scontato. Forse stava compensando eccessivamente l’apparenza che tutto nella vita le fosse stato consegnato su un piatto d’argento.
In ogni caso, la volontà di Pam di lavorare sodo si era mostrata maggiormente nelle sue prestazioni nella squadra di atletica femminile. Come parte del suo allenamento correva per tutto il sentiero che circondava Springwood Park, ogni giorno, e quella pratica aveva dato i suoi frutti. Era la migliore della squadra e in alcuni casi poteva persino battere i membri della squadra maschile. Non c’era dubbio che avrebbe guadagnato una borsa di studio in un’università. Era solo una questione di quale università avrebbe scelto.
Keith sospirò. Era un atleta – capitano della squadra di wrestling, nientemeno – ma non vedeva borse di studio nel suo futuro. A dire il vero, non avrebbe avuto problemi ad andare ad un college di sua scelta, a livello scolastico era molto al di sopra della media, ma era consapevole che gli mancava qualcosa in più che lo avrebbe veramente distinto dai suoi coetanei. Così come le capacità atletiche di Pam la distinguevano dalle compagne di scuola.
Improvvisamente fu spinto in avanti, quasi cadendo a terra.
«Ho detto smettila di essere accigliato!» Pam era davanti a lui. A quanto pareva si stava muovendo troppo lentamente per i canoni della ragazza.
«Va bene, va bene.»
«Cos’hai che non va?»
«No, stavo solo pensando. Io…» Keith si fermò. Erano al centro del centro commerciale, in una sezione piena di banchi. I venditori vendevano merce che andava dai segnalatori acustici alle tazze e alle magliette: piccoli articoli speciali che non richiedevano un intero negozio. Una grande folla si era radunata attorno a quello che sembrava essere un nuovo banco nel gruppo. «Andiamo a vedere», disse, deviandola dal loro percorso.
Pam fece resistenza. «Ma non abbiamo tempo!» si lamentò. «Oggi è l’ultimo giorno di vendita e il centro commerciale sta chiudendo.»

L.

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13 risposte a Freddy Krueger’s Tales of Terror 3 (1995)

  1. Cassidy ha detto:

    Fantastico grazie per la traduzione, quanto materiale inedito, roba da far girar la testa, siamo sempre la periferia del mondo. Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie per la traduzione!
    Sempre più intenzionato a fare acquisti su ebay (dei libri trattati in precedenza)… 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Vasquez ha detto:

    Uhm…chissà cosa verrà fuori da quel quadro…il prologo mi fa venire in mente King de “La storia di Lisey”: non guardare agli angoli degli specchi, non incrociare il riflesso nei bicchieri, c’è tutt’un mondo al di là che non è detto che debba per forza essere esplorato. Sarà un tema abusato, ma è sempre stuzzicante. Peccato perché mi dà proprio l’idea di una collana che ai tempi avrei potuto acquistare.

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