Freddy’s Nightmares 1 (1988) No More Mr. Nice Guy

Il successo della saga filmica di Freddy Krueger portò il marchio a diventare transmediale, facendo un salto nel buio che nessuno all’epoca aveva il coraggio di fare: dal grande al piccolo schermo. Cioè due universi che si disprezzavano e si facevano la guerra in continuazione. Il risultato è stato una serie televisiva di 44 episodi totali (in due stagioni) che la rivista “Rue Morgue” n. 146 (luglio 2014) definisce «senza ombra di dubbio il punto più basso del franchise, dopo il reboot del 2010». Visto che la saga è tutta un enorme e continuo “punto basso”, e che a me il reboot è piaciuto, tanto da considerarlo il terzo miglior Freddy dopo il primo e il quarto film, chissà che invece io non sia uno spettatore meglio disposto verso la serie TV?

Il 9 ottobre 1988 prende il via la serie dal titolo chilometrico: Freddy’s Nightmares. A Nightmare on Elm Street: The Series.

Un titolo più corto no?

Al cinema c’è ancora Nightmare 4 (19 agosto), lancio pubblicitario perfetto, e il solito Robert Shaye della New Line Cinema vuole invadere il nostro mondo con sempre più Freddy Krueger.
Così quel 9 ottobre 1988 va in onda l’episodio pilota dal titolo dal titolo No More Mr. Nice Guy: chissà, magari è una citazione del brano omonimo del 1973 di Alice Cooper, dall’album “Billion Dollar Babies”. Guarda a volte com’è piccolo il mondo, i Megadeth hanno adattato quel brano per la colonna sonora del successivo Sotto Shock (1989) di Wes Craven, ma ancor di più Cooper stesso interpreterà papà Krueger in Nightmare 6 (1991).

Alice Cooper che picchia il giovane Freddy Krueger in Nightmare 6

Ancora nel 2016 le riviste di settore davano questa serie TV per inedita in home video americano, reperibile quindi grazie a qualche replica su canali tematici: tipo il canale Dark che l’ha trasmessa in Italia. Paese però – a sorpresa – più attento a Freddy.

Sul mitico primo Almanacco della paura di Dylan Dog (marzo 1991) i primi episodi della serie TV vengono dati disponibili in VHS Panarecord. In realtà è da almeno il luglio 1989 (data stampigliata sulla prima VHS, Istinto omicida) che Panarecord sta raccogliendo in videocassetta gli episodi, due alla volta: stando a Wikipedia, l’iniziativa prevede otto videocassette, con un totale quindi di soli sedici episodi.
Dal 5 luglio 1993, per quattro lunedì all’1 di notte circa, Italia1 manda in onda quattro episodi della serie. Così, a casaccio. Ci sono stati altri passaggi di cui però è difficile risalire a tracce sicure.

Quando il Freddy televisivo appariva (in sogno) su Italia1 all’1 di notte

Al celebre regista Tobe Hooper tocca il compito di aprire le danze, ma visto che Tobe non è più Tobe da tanti anni, ormai è solo il suo fantasma a muoversi sul set: dev’essere stato tanto l’entusiasmo di dirigere questo prodotto televisivo – in un’epoca in cui un regista di cinema che passa alla TV è visto peggio di uno stupratore seriale – che non ho trovato niente su di lui, probabilmente nega anche a se stesso di aver mai diretto questo episodio pilota.

Stavolta non sono i nostri incubi ad essere protagonisti, bensì… i suoi!

Freddy è da sempre un grande uomo di spettacolo, un one-liner, uno dalla battuta sagace e con un umorismo che vi toglie la pelle, quindi è chiaro che inizi subito dando in prima persona il leitmoviv della serie:

«Non abbiate paura, questo non è uno dei vostri incubi: questo… è tutto mio!»

Con questo gioco che spiega il titolo – cioè “gli incubi di Freddy” – inizia una storia che per me compie una scelta giusta. Cosa fa una serie in narrativa quando deve tirar fuori uno “speciale”? Per attirare lettori/spettatori arriva qualche piatto forte, cioè viene messo in tavola un qualche elemento narrativo così ghiotto che non si può resistere.
Immaginate di tornare al 1988, quando in solo quattro anni di vita Freddy è diventato fra i più amati mostri del grande schermo: cosa mai potreste trovare così irresistibile da seguirlo anche sul piccolo schermo? Ovvio: il Mito delle Origini.

Anche Freddy Krueger, tanto tempo fa, è stato umano

Voi, mostriciattoli che state leggendo nel buio delle vostre cripte, credete di conoscere le origini di Freddy Krueger, ma state peccando di “tracotanza temporale”: state cioè usando informazioni successive in ambiti precedenti. Tranquilli, lo fanno anche blasonati giornalisti e aspiranti enciclopedisti, siete in ottima compagnia.

Nel primo film (1984) Wes Craven ci accenna – senza troppo stare ad approfondire – che il mostro dei sogni chiamato Freddy Krueger è “nato” quando dei genitori di un quartiere si sono uniti e, stanchi dei crimini odiosi, hanno dato fuoco a Freddy. Poi nel terzo film (1987) viene buttata lì a casaccio la stupidata per cui Freddy sarebbe nato da una suora di nome Amanda Krueger stuprata da un esercito di matti: quindi Freddy è cattivo perché ha acquisito il patrimonio genetico mescolato di mille matti? E “SuperQuark” muto!

Fine di ciò che sappiamo sulla vita di Freddy prima che diventasse “uomo dei sogni”. E se avete memoria di papà Alice Cooper che lo mena e di bambinette guardate con lascivia, siete andati troppo avanti: i dolori del giovane Freddy sono raccontati in Nightmare 6 (1991), ancora di là da venire: quel 9 ottobre 1988 per la prima volta i fan di Freddy vedono il celebre mostro… in forma umana! Be’, diciamo “intravedono”, dato che Robert Englund non viene mai ripreso a faccia intera.

Robert Englund non è proprio uno che ci metta la faccia…

Trascinato in tribunale con i “vestiti da lavoro”, cioè maglione a righe e cappello iconico, Freddy sta per essere condannato per i suoi odiosi crimini ai danni di bambini quando il giudice scopre un vizio di forma ed è costretto a liberarlo. Gli amorevoli abitanti di Springwood decidono di unire le forze e maciullare il loro amichevole maniaco di quartiere.

Il tenente Blocker (Ian Patrick Williams) li ferma perché non può permettere la giustizia sommaria, poi lui stesso deterge il maniaco di benzina e gli dà fuoco: ah, quindi una pallottola no invece arso vivo si? Bella giustizia…

Ho partecipato a riunioni di condominio decisamente peggiori

In barba a quanto scopriremo dopo, non ci sono i “diavoletti” che prendono possesso del corpo di Freddy, anzi in barba a quanto detto in precedenza lui non vedeva l’ora di morire perché sapeva benissimo che sarebbe diventato un mostro dei sogni, anche se è una roba abbastanza illogica e comunque non spiegata.

«Uno, due e tre: tra poco tocca a te.»

Con un accenno di filastrocca si può iniziare a far fuori gli abitanti di Springwood per vendicarsi della loro giustizia sommaria. Aspetta, ma nel primo film passavano anni prima che Freddy tornasse. Va be’, ho capito: niente domande.

Amate o odiate Freddy, ma non fate domande su di lui!

Brian J. Robb nel suo saggio Screams & Nightmares (1998; ristampato nel 2022) riporta dichiarazioni di Robert Englund che non si sa da dove arrivino, ma tocca accontentarci:

«Ero intrigato da “Freddy’s Nightmares” per un paio di ragioni. Prima di tutto volevamo fare qualcosa sullo stile di “Ai confini della realtà” ed “Alfred Hitchcock Presenta”, poi avremmo chiamato un sacco di registi cinematografici, e io stesso avrei diretto un paio di episodi. Il problema però è che poi la maggior parte di questi registi non sapeva come gestire la creazione di un episodio televisivo, con sei giorni di tempo e 450 mila dollari di budget, perciò gli ultimi giorni di riprese erano sempre parecchio intensi.»

Siamo in un periodo in cui la divisione tra cinema e TV è profonda e addirittura i professionisti dei due settori parlano lingue diverse. Una troupe televisiva sa come fare il massimo con il tempo ristretto a disposizione, mentre una cinematografica è abituata a ritmi troppo lenti per il piccolo schermo. Stando alle dichiarazioni di Englund, Tobe Hooper era convinto di avere otto giorni per girare l’episodio pilota invece alla fine gliene hanno dati solo sei, e questo è stato un bel problema. Diverse volte nella serie, rivela l’attore, un episodio ha sforato tempi o budget ed è stato un bel problema salvare il salvabile.

Per saperne di più, vado sulla rivista specialistica “GoreZone” n. 6 (marzo 1989) dove Chas. Balun (non so se sia un nome o una sigla) intervista lo sceneggiatore Rhet Topham. I due si incontrano in un piccolo ristorante di Venice Beach, quel posto che il giornalista nel 1989 ricorda essere famoso un tempo per i tizi che si pompano i muscoli sulla spiaggia, roba vecchia ormai. Visto che oggi nel videogioco GTA V il posto è ricreato identico, coi culturisti sulla spiaggia che è un piacere prendere a calci, direi che le mode tornano sempre.

Balun scopre che la specialità della casa sono pietanze che omaggiano scrittori famosi. Se cercare una Edgar Allan Poe Omelette (due uova di corvo, un cuore rivelatore e un Bloody Mary), quello è il posto per voi. Il giornalista ordina un Carlos Castaneda Three-Egg Omelette mentre lo sceneggiatore un Faulkner fritto con del tè freddo Tennyson. Prima ancora di premere “REC” sul registratore, Topham confessa subito di aver visto La notte dei morti viventi (1968) all’età di 12 o 13 anni e lì tutto è cambiato: da quel momento per lui la narrativa horror è la vita. Anche perché la vita di tutti i giorni è una fenomenale dispensatrice di storie horror.

Per esempio Topham racconta che un suo vecchio vicino di casa si è scoperto poi essere un assassino seriale, e un suo amico – che in seguito finirà in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti – un giorno gli rivelò che Eddie, lo scheletro disegnato sulle copertine dei dischi degli Iron Maiden, gli sussurrava di continuo cattive azioni da compiere. Essendo suo amico, Topham invece di aiutarlo comincia a prendere appunti: un tizio emarginato perduto nell’heavy metal paranormale… Nel 1986 Topham può esordire come sceneggiatore grazie a Morte a 33 giri. Dovremmo avere tutti un amico matto che ci aiuti la carriera.

Rhet Topham da “GoreZone”

Un altro amico è stato importante nella vita dello sceneggiatore. Prima ancora di entrare nell’ambiente cinematografico, Topham era un giovane studente universitario della UCLA che, come tanti, aveva i cassetti pieni di sceneggiature e sogni su grande schermo. Sin dalla terza settimana di università aveva fatto amicizia con un certo Joe Rice, che di lì a poco avrebbe intrapreso tutt’altra carriera: l’agente cinematografico.

Un giorno, plausibilmente intorno al 1984, Rice si presenta all’amico Topham con un copione: un certo Wes Craven sta producendo un film di ammazzamenti tipo Halloween e Venerdì 13 e cerca un omone per fargli fare il cattivo. Fra i giovani talenti che Rice ha in cantiere c’è un certo Robert Englund che però è l’esatto contrario, minuto e mingherlino, che ne pensa? Il giovane sceneggiatore conosceva l’attore, l’aveva incontrato quando, per guadagnare qualche spiccio, era diventato tecnico luci per Roger Corman durante la lavorazione de Il pianeta del terrore (1981), dove c’era Englund in un ruolo secondario. (Di più, nella scena in cui dovrebbe essere Englund a morire sotto i colpi di un mostro in realtà la sagoma è del giovane sceneggiatore!)

Topham ci pensa e poi fa notare a Rice che quando al telegiornale mostrano un maniaco omicida catturato dalla polizia non si tratta mai di un omaccione muscoloso, sono sempre uomini qualunque, anonimi, quindi perché non spezzare la moda cinematografica e avere un “uomo medio” come cattivo? Di nuovo, la realtà aiuta il giovane sceneggiatore, visto che Englund passa il provino per Freddy Krueger. E visto che non è un ingrato, quando l’attore prova a diventare regista con 976 – Chiamata per il diavolo (1988) chiama Topham a co-sceneggiare la storia.

Questa collaborazione fra Topham ed Englund arriva anche in TV, visto che il giovane sceneggiatore scrive l’episodio pilota della serie e, in pratica, mostra per la prima volta le origini di Freddy, anticipando il sesto film. «Non mi piace prestare attenzione ai particolari», rivela lo scrittore, «preferisco andare al succo dell’horror senza fronzoli. Ho tanta immaginazione ma poca pazienza, sono troppo ansioso».

Infatti Il Mito delle Origini di Freddy non corrisponde a quanto sappiamo dal primo film, ma in fondo a chi importa? La mythology di questa saga è una barzelletta, quindi una battuta in più o in meno non cambia nulla. (Anche se James Van Hise, nel suo saggio targato “Monster Land” dedicato a Freddy si scaglia minuziosamente contro le violazioni della mythology di questo episodio TV.)

Le uniche altre parole che aggiunge sull’episodio è che ben poco di quanto lui ha scritto è poi finito su schermo. Sarà la solita scusa che usano gli sceneggiatori per discolparsi quando il prodotto finale non piace?

Freddy Krueger ti fa sempre spuntare un sorriso sul volto!

Quando il giornalista di “GoreZone” saluta Topham, questi rivela che è in attesa di lavorare con Sam Raimi («quel tizio è schizzato come i suoi film!») ad un progetto dal titolo provvisorio Witches. In effetti, andando a spulciare il catalogo dei copyright scopro che risale al 1986 il deposito di quel titolo per la Total Film Editing Equipment: una sceneggiatura di William Preston Robertson da un soggetto di Sam .Raimi. Perché non se ne è fatto niente? Vado alla Total Recall a farmi impiantare la memoria di aver visto quel film.

Nelle ultime immagini dell’episodio Freddy esorta il pubblico a stare attento, perché il prossimo protagonista di un suo incubo «potresti essere tu… o tu… o tuuuu!» Sono più che sicuro che sia una citazione da un celebre discorso finale di Bela Lugosi ma non sono riuscito a trovarlo, tanto da iniziare ad aver paura che il mio sia solo un incubo di Freddy. Se qualcuno lo ricordasse, mi faccia sapere.

L.

– Ultimi “incubi” di Freddy:

Informazioni su Lucius Etruscus

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23 risposte a Freddy’s Nightmares 1 (1988) No More Mr. Nice Guy

  1. Cassidy ha detto:

    Ho solo ricordi infantili di questa serie dovrei mettermi d’impegno e recuperarla, intanto mi faccio bastare questo post che è davvero ottimo, ora so da dove è nato quel culto di “Morte a 33 giri” 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io invece non li avevo mai visti, questi episodi, all’epoca della messa in onda di Italia1 avevo pochissima conoscenza della saga e in tempi recenti avevo una gran paura fossero brutti come la fame. Invece è solo un Freddy in formato piccolo schermo 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Io invece li avevo visti all’epoca, quando ero ancora “fresco” del Freddy cinematografico, tanto da considerarli una più che decente variazione/continuazione di quanto visto su grande schermo (la mythology per un Freddyano da cinema come il sottoscritto consisteva in questo: fanno un film su Krueger, se ha successo ne seguirà un altro che a grandi linee si riaggancerà al precedente e alla via così. Punto. QUESTA era la mythology. E pure la continuity) 😉
        Nella serie poi c’è un pezzo di “Stargate”, visto che fra i vari autori qui impegnati a farsi le ossa troviamo anche Jonathan Glassner… E definirla come un qualcosa fra “Ai confini della realtà” e “Alfred Hitchcock presenta” rende bene lo spirito del progetto (che poteva permettersi di spaziare oltre gli originali confini cinematografici).
        Adesso sono curioso di conoscere il tuo parere sugli episodi successivi… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Pensavo di trattare quelli con giovani attori poi diventati famosi, ma in realtà la curiosità è tanta e almeno i primi vorrei farli in ordine 😉
        E tutti i fan dovrebbero adottare il tuo concetto di mythology e continuity ^_^

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  2. Evit ha detto:

    Non sono mai riuscito a vederli e questa cosa non va bene.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ignoravo l’esistenza di questa serie! Vero, non sono un tipo troppo, appunto, “seriale” ma, parlando del nostro amico dal maglione improponibile, reputo il tutto certamente interessante. Intanto, mi godo questo ottimo post! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sai che pur non avendo mai visto la saga, fra la fine degli Ottanta e gli inizi dei Novanta avevo un maglione molto simile???? 😀
      Scherzi a parte la serie è uscita proprio all’apice dell’incomunicabilità fra cinema e TV, quando proprio l’odio era più feroce, tanto che un regista nato al cinema non era capace di girare coi tempi televisivi.
      Il tempismo non è stato favorevole a Freddy, che comunque con i suoi 44 episodi supera di quattro volte serie come “Automan”, “Ellery Queen”, “Master Ninja”, “Green Hornet” e via dicendo, tutte chiuse dopo una decina d’episodi. Almeno gli incubi di Freddy sono durati più a lungo 😉

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Tra anni 80 e 90 il vestiario improponibile era la moda! 🙂
        Tempismo e incomunicabilità hanno “sabotato” la serie ma ci pensa lo zinefilo a recuperare, come per i romanzi, contenuti altrimenti persi! 🙂

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  4. arwenlynch ha detto:

    Mi sembra che in Italia è uscito con il nome di Nightmare Cafè se non sbaglio

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  5. Vasquez ha detto:

    Un “Freddy’s Nightmares on Elm Street” sarebbe stato troppo sobrio come titolo? Mah…
    Sempre belli questi ghiotti retroscena storici che ci proponi, e leggendoti mi pare quasi di avere reminiscenze di visione, forse però è stato un sogno…o magari un incubo 😛 Ci proporrai altri episodi?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse avevano paura che il pubblico televisivo non avesse così tanta familiarità con il nostro Uomo dei Sogni da capire il richiamo, boh.
      Pensa che all’epoca, quando ancora non avevo visto neanche uno dei film di Nightmare, ricordo tantissima pubblicità in giro, ricordo perfettamente un cartellone pubblicitario con solo la foto di Freddy e conservo ancora una busta di cartone che presenta due locandine di due VHS di questa serie. Insomma, fecero le cose in grande, evidentemente la New Line puntava molto sulla distribuzione internazionale della serie. Però non ricordo di aver mai visto quelle VHS in videoteca e i veloci passaggi nella notte di Italia1 proprio non avevo possibilità di vederli. Fermo restando che non conoscendo il personaggio non ero così intrigato.
      E sì che amavo pazzamente Mana Cerace dal 1989, ma non so perché non ero curioso di conoscere la “fonte” di Dylan Dog 😉

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      • Vasquez ha detto:

        A me pare di aver beccato questo “No more Mr. Nice Guy” appunto a tarda notte su Italia 1, ma io volevo essere spaventata da Freddy (come in “Dal profondo della notte”) e invece questo sembrava un Freddy gigione che non era affatto nelle mie corde e quindi spensi la tv… ma ripeto non sono affatto sicura che sia un vero ricordo o piuttosto un impianto della Recall 😅
        Quando finalmente feci la conoscenza di Mana Cerace attraverso la super mitica prima ristampa, sapevo benissimo a chi era ispirato il personaggio e ho potuto godermi tutti i riferimenti, persino quelli impossibili (tipo quello a Candyman nel finale, solo che quando è uscito “Il buio” Candyman era ancora di là da venire).
        Siccome sto rileggendo tutti i Dyd dall’inizio, con gran gusto oltretutto, mi sono trovata a constatare che Freddy e i suoi incubi sono citati anche in un altro albo, precedente a “Il buio”, e cioè nel n.29 “Quando la città dorme”, con un cattivo di nome Fred Englund, dove anche l’ispettore Bloch rischia di morire nel sonno, e ci sono tre poliziotti che si chiamano come i Police: Summers, Copeland e Sting! Autori: il mitico Trio Sardo; ai disegni gli inossidabili Montanari & Grassani 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti è paradossale, all’epoca mi era impossibile cogliere questi particolari eppure amavo DyD alla follia; oggi avrei più possibilità di coglierli, eppure le mie riletture non riaccendono l’antico fuoco. (Sto seguendo la serie di ristampe “Viaggio nell’incubo” che per uno come me, malato di cronologia, è un piacere perverso: gli albi sono presentati a casaccio, non in ordine, e quindi mi sento un “ribelle” a non seguire la cronologia 😀 )

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