[Asylum] Mommy Would Never Hurt You (2019)

Ciclo sui parenti assassini in TV: tu m’hai provocato… e io me te magno!

Il canale televisivo differenziato Lifetime accetta thrillerini da chiunque, figuriamoci i salti di gioia che fa quando glieli fornisce The Asylum, la casa dei matti per eccellenza.

Il 21 marzo 2019 va dunque in onda Mommy Would Never Hurt You, un altro “capolavoro” di Daniel Lusko, tuttofare che ha iniziato a lavorare per la Asylum con 500 Mph Storm (2013), impreziosito dalla presenza di Casper “The Master” Van Dien. In pratica ho visto nascere il “talento” di Mr. Lusko.

FilmTV.it e “Sorrisi e Canzoni TV” confermano che TV8 manda il film in prima visione il 29 giugno 2020 con il titolo Prigioniera della casa: io però l’ho registrato dal passaggio del 9 settembre successivo.

Un’altra grande esclusiva Asylum di TV8

Un prologo ci mostra la giovane Riley (Kristen Vaganos) incitare la sorella Beth (Micavrie Amaia) a scappare di casa insieme a lei, perché la loro madre Monica (Libby Munro) dalla morte del marito, e loro padre, dimostra sempre più di voler sempre le due ragazze a casa con lei. Beth si sente stanca e non vuole scappare, così Riley è costretta a fuggire da sola.

Passano tre anni, e per motivi non meglio specificati – diciamo che la sceneggiatura di Anna Rasmussen non è proprio a prova di bomba – Riley torna a casa, presentandosi come se niente fosse e anzi stupendosi che mamma Monica rimanga allibita. È normalissimo che una ragazza scappata di casa, che si è rifatta una vita lontana dalla madre, dopo tre anni torni come se nulla fosse successo, no?

Che c’è, uno non può andarsene per tre anni senza che lo guardino strano?

Informandosi sulle novità in famiglia, Riley scopre che a sua sorella è stata diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré, malattia così rara che non si sa bene in cosa consista ma in pratica mamma Monica vive esclusivamente per accudire la figlia: deve lavare tutto con prodotti speciali e cucinare con ingredienti particolari, perché anche solo un germe può uccidere la povera Beth, che ormai sembra condannata a passare il resto della sua vita blindata in casa.

Madre e figlia tumulate in casa da tre anni

Riley decide di passare alcuni giorni insieme alla sua famiglia per riallacciare i rapporti… Ma quali rapporti? È scappata alla chetichella perché aveva capito benissimo come sua madre fosse una maniaca del controllo disposta a murare vive le proprie figlie, e ora trova curioso che a casa non si possa neanche aprire una finestra?

Mentre lo stupore di Riley lascia stupiti noi, spettatori, intanto l’occhio vigile di mamma Monica spia ogni passo della figlia. Che sarà anche la figlia, ma per ora è un nemico da tenere sotto controllo.

L’occhio della madre tutto vede e tutto sa

Riley è sinceramente preoccupata per sua sorella Beth e ne parla con il suo fidanzato, interpretato da quel Zack Gold che abbiamo conosciuto come “fratello pazzo” di Un fratello pericoloso (2017). Non è che nei panni dell’infermiere sembri meno pazzo.

Fratello pazzo? A chi hai dato del fratello Pazzo???

Malgrado noi spettatori abbiamo già capito tutto sin dall’inizio, a Riley serve parecchio per mettere insieme i puntini e giungere a conclusione che mamma Monica sta usando veleno a quintali per gestire tutta la gente della sua vita, compresa la signora che porta i pacchi della spesa: se non la smette di impicciarsi, un bel biscotto con l’ingrediente segreto e il problema è risolto alla radice.

Quando Riley inizia a sentirsi male, debole e febbricitante, finalmente anche nella sua “capa tosta” si insinua il dubbio: che la genitrice sia un’ammazzatrice col veleno?

Tesoro, è il momento di prendere un bel tè con l’ingrediente segreto

Ebbene sì, come si era capito sin dall’inizio questo film rientra nel ciclo genitrici ammazzatrici.

Mamma Monica non usa la violenza bensì l’artifizio che tutte le più spietate donne nella storia hanno utilizzato: il veleno. Con un tè “speciale” e un biscottino “speciale” la vita cambia colore. E diventa morte!

È il momento dell’ingrediente speciale…

Il ritorno immotivato della figliola prodiga non aiuta il film a partire, e l’avere una protagonista particolarmente “capocciona”, che non riesce a capire gli indizi manco a bastonate, non aiuta la sceneggiatura a procedere in modo proficuo. E a completare l’opera, arriva pure un fiacco finale deludentissimo. Davvero un gran peccato.

Capisco che il rapporto di parentela stretta fra le tre protagoniste rendeva difficile gestire i personaggi, e anzi è già stato “ardito” vedere una sorta di scontro fisico fra madre e figlia (sebbene leggerissimo e di pochi secondi di durata), ma fra protagonista ed antagonista era lecito aspettarsi un minimo di confronto finale, invece Riley è una incapace così totale… che dovrà essere la sorella malata da tre anni a prendere l’iniziativa!

L’unico guizzo d’azione della vicenda

La scontatezza micidiale della sceneggiatura e l’assenza ingiustificata dei personaggi – le cui motivazioni sono tutte lasciate all’immaginazione dello spettatore – rendono il film parecchio deludente, non perché sia fatto male – anzi per gli standard Asylum parliamo di un prodotto di qualità! – ma perché privo di ambizione: non c’è mai un momento “divertente”, dove il cattivo faccia il cattivo o il buono trovi un’idea ghiotta per contrastare l’avversario, tutto avviene in modo piatto e privo d’emozione.

Comunque alla fin fine è un tipico thrillerino televisivo godibile, anche se era lecito aspettarsi un po’ di più.

E ora, tutti da mamma a prendere il tè con l’ingrediente segreto!

L.

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13 risposte a [Asylum] Mommy Would Never Hurt You (2019)

  1. Cassidy ha detto:

    In effetti non è proprio una trama di ferro, anche perché con una mamma così è meglio se a casa non ci torno, ma proprio mai 😉 Cheers

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  2. Evit ha detto:

    Ormai non so immaginare un parente ammazzante che non abbia il volto di Nana Visitor 😄

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Potrei fare copia & incolla del tuo parere, effettivamente si tratta di un film che, per certi versi, rispecchia in modo dignitoso gli standard “minimali” dei thrillerini ma difetta di quel guizzo, di quel picco di divertimento che rende più godibili tali prodotti. La differenza tra avere un Doug Campbell al timone e non averlo…è una differenza grande quanto il mondo! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chi non si è sporcato con questo tipo di film magari può non cogliere le differenze, ma a forza di sguazzarci dentro diventa palese come basta un piccolo guizzo per cambiare completamente un film. Se qui ci fosse stato un regista Asylum di quelli durii e puri, e uno sceneggiatore con la voglia di intrattenere, avremmo avuto un film diametralmente opposto, molto più divertente.
      E posso anticiparti che ho intenzione di portare la prova lampante di questa affermazione: la settimana prossima vedremo lo stesso identico film… ma con un risultato deicsamente migliore ^_^

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  4. Pingback: Run (2020) Uguale ma mille volte meglio | Il Zinefilo

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