[Death Wish] Il giustiziere della notte 5 (1994)


Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.

«Charles Bronson riprende purtroppo la sua malsana attività in Death Wish 5», così un minuscolo trafiletto de “La Stampa” quel 3 maggio 1993 informa gli italiani del “ritorno in attività” del giustiziere titolare, anche se ci vorranno ben cinque anni prima che Rete4 lo mandi in onda (censurato!), nella prima serata del 10 febbraio 1998. Non avendo trovato notizie di qualsiasi altra distribuzione, forse il film è stato doppiato da Italia1.


Il tramonto di un eroe

Se un giorno nascerà qualche studioso di cinema vero, uno di quelli non inchiodati agli anni Sessanta, dovrà cercar di capire l’Apocalisse del 1990, quel momento in cui i distributori hanno largamente smesso di comprare film da sala che non fossero di serie A, o magari di una B presentabile, focalizzandosi massicciamente sulle produzioni televisive, che dovevano fare concorrenza all’oceano di telenovelas a buon mercato che sbucavano da tutti i pizzi. Quindi un’intera generazione di cineasti non di serie A ha dovuto scegliere: o rimaneva al cinema, rischiando di estinguersi, o passava alla TV.

Il povero Charles Bronson si è trovato a compiere questa scelta a fine carriera, ormai settantenne, con la Cannon – che lo aveva reso una stella negli anni Ottanta – morta e sepolta, l’amico di mille avventure Michael Winner in pratica ritirato (abbiamo visto a fare cosa) e in definitiva rimanevano ben poche frecce al suo arco. Così Bronson ha fatto anche lui il gran salto televisivo, ma certo non aveva chissà che grandi opportunità: negli anni Novanta lo vediamo sbucare da qualche filmucolo non certo degno di memoria.

Non sappiamo come sia andata perché nessuno ne parla, ma è facile immaginare che quando il fido Menahem Golan ha avvicinato l’attore e gli ha proposto di lavorare per la nuova casa che aveva fondato – quella 21st Century Film Corporation che aveva già fregato Michael Winner – Bronson abbia preso la palla al balzo come last hurrah, un’ultima cavalcata del personaggio più iconico della sua carriera.

Forse Bronson lo sapeva o forse no, comunque è chiaro che il “metodo Golan” non funziona più come negli anni Ottanta, quindi Death Wish V: The Face of Death non fa in tempo ad apparire in patria, nel gennaio 1994, che scompare subito nel nulla: Golan non ha i soldi manco per pagarsi un caffè, figurarsi una distribuzione degna di questo nome.

Ultime cartucce di un Golan ormai morente

Perché quel sottotitolo “la faccia della morte”? Be’, basta guardare in faccia Bronson per capirlo…

Tie’, più faccia della morte di così…

La saga del giustiziere non ha mai badato a sciocchezze tipo mythology e continuity, e per fortuna non ha fan che si inventino collegamenti inesistenti fra i film, quindi non ci stupisce affatto scoprire che ora Paul Kersey (Bronson) si faccia chiamare professor Paul Stewart, un nome affibbiatogli nel programma di protezione testimoni di cui fa parte. Contro chi sta testimoniando? Non si sa, la cosa viene lasciata alla fantasia degli spettatori.

Diciamolo subito, questa farsa di film è scritta e diretta da Allan A. Goldstein, un tizio che vivacchiava un po’ in TV e un po’ al cinema ma non è certo un cineasta da lasciare il segno. Probabilmente lui stesso ha deciso di aver toccato il fondo più fondo dirigendo l’abominevole abominoso e abominante SnakeMan. Il predatore (2005) con Stephen Baldwin e ha mollato la carriera. Mi sento di concordare con la scelta.

C?è giusto quella trentacinquina d’anni di differenza che non stona…

Visto che dal 1974 il nostro Paul ha una sfiga boja con le fidanzate, e gliene ammazzano una a film, stavolta con chi si va a fidanzare? Con l’ex moglie di un perfido boss locale: ma allora te le vai a cercare, Paul! Addirittura è diventato figura paterna per la figlia che il boss vuole tutta per sé: e poi ti lamenti che ti vogliono tutti ammazzare.

Ah, quando parlo di “boss locale” intendo la solita barzelletta imbarazzante che purtroppo non è esclusiva della serie Z, ma imperversa anche in serie A: il buffone che fa le facce cattive, va personalmente a riscuotere il pizzo menando le vecchiette e ha un esercito di due uomini, con il quale controlla l’intera città. Sono lontani i tempi in cui Kersey aveva nemici seri.

Sarebbe bello se questa porcheria fosse limitata alla serie Z

Visto che il boss-pagliaccio O’Shea (Michael Parks) minaccia tutti, Paul vuole fare le cose per bene e avverte il suo contatto alla polizia locale, Hoyle (Saul Rubinek), che lavora con il collega Vasquez (Miguel Sandoval), in modo da garantire la quota di attori televisivi per il film.

O Bronson sta su un gradino, oppure i due attori sono molto più bassi della media!

Com’è facile immaginare, la polizia è incapace e quindi Kersey deve tornare al suo vecchio hobby, ma ormai si è fatto creativo: comincia a usare il veleno e trappole tecnologiche, roba triste su cui vorrei soprassedere. Solo nel finale finalmente tira fuori la pistola e si mette in “posa da giustiziere”, in omaggio ai bei vecchi tempi.

Questa è per tutti i fan della saga, dal 1974 ad oggi!

Aspetta, ma… che fine hanno fatto i pistoloni di un tempo? Eh, gli anni passano e le canne delle pistole si accorciano, così qui il nostro giustiziere sfoggia un piccola Smith & Wesson Model 66 (mi spiega l’IMFDb). Per carità, una pistola di tutto rispetto, la impugnava Eddie Murphy in Ancora 48 ore (1990) e Joe Pesci in Quei bravi ragazzi (1990), ma certo siamo lontani dall’arsenale del giustiziere a cui Kersey ci ha abituato.

Anche prendendoci in giro e fingendo che in questa specie di film esista una trama, è chiaro che il tema del giustiziere non esista più: al massimo qui Kersey è un vendicatore, che fa fuori unicamente quei tre o quattro tizi che gli hanno ammazzato l’ennesima fidanzata. Le mezze frasette sull’inefficienza della polizia sono solo ombre della denuncia sociale che ha fatto nascere il filone decenni prima.

Non è colpa di Bronson o della ormai conclamata cialtronaggine di Menahem Golan, è il mondo narrativo che è cambiato. E il gemello di Bronson, cioè Frank Castle il Punitore, sta subendo lo stesso trattamento: in questi anni lo stanno infilando nelle trame più balzane cercando di riciclarlo in qualche modo, perché è chiaro che la sua missione di punizione non interessi più alla nuova generazione di fumettari. Nell’estate del 1995 (poco più di un anno dopo questo quinto giustiziere della notte), Frank viene catturato e in pratica dimenticato. Tre anni dopo diranno che si è suicidato, così che possa ricominciare la sua attività come “angelo della morte”. È chiaro che si sia conclusa l’èra dei giustizieri e dei punitori “DOC”.

A parte due o tre fugaci apparizioni televisive, è conclusa anche la carriera di Charles Bronson, che se ne andrà nel 2003 immemore di sé. Malgrado questo sia un filmaccio inguardabile, posso capire la voglia dell’attore di un’ultima cavalcata verso il tramonto in groppa al suo cavallo più famoso.

Addio Charlie, e grazie di tutti i baffi

Gli anni Novanta sciabordano di vendette personali, ma la punizione è un’altra cosa: come abbiamo visto, per tutti gli anni Ottanta si è andata diluendo in narrativa, lasciando spazio alla vendetta per i torti subiti. Quindi questo ciclo – che sta venendo molto più lungo del previsto! – comincerà ad andare decisamente più veloce incontro al cinema contemporaneo.

L.

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14 risposte a [Death Wish] Il giustiziere della notte 5 (1994)

  1. Evit ha detto:

    È l’unico capitolo che non ho ancora avuto il coraggio di vedere.

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  2. Cassidy ha detto:

    Davvero un “last hurrah”, un giorno i nipoti guarderanno “Die Hard 5” come noi abbiamo visto e rivisto questo, penso che la proporzione sia più o meno questa. Ultima stazione per Paul ma non per la rubrica, che invece procede spedita 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Solo poche saghe possono ancora considerarsi guardabili al quinto episodio, specialmente se interpretate sempre dallo stesso protagonista, ormai diversamente giovane. Ma quest’ultima cavalcata era dovuta, al nostro Charlie.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Film poco guardabile = post interessante, l’operazione zinefila che giammai tradisce! 🙂

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  4. Ninjoe ha detto:

    Conservo una prima tv da Italia 1 di questo film, ma in questo caso non saprei datarla. Visionato anni fa, non ho notato tagli particolari, al contrario del dvd Quadrifoglio che è tagliato e ha una qualità audio/video piuttosto scadente.
    Un giustiziere moderno, con metodi al passo coi tempi (che furono), e che si lascia ancora guardare, soprattutto grazie all’ottimo doppiaggio italiano.
    Probabile che il doppiaggio sia stato proprio commissionato da Mediaset.
    L’ultimo passaggio risale a una decina di anni fa, su Rete 4 in notturna…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dare a Bronson la voce di Glauco Onorato è stata una buona idea, anche se tanto in cinque film non si riesce mai ad avere la stessa voce. Forse c’è un qualche divieto italiano di usare lo stesso doppiatore per più di un giustiziere 😀
      Le scene (inutilmente) violente sono state tutte sforbiciate: si sente che il doppiaggio italiano è assente durante le urla dei torturati, quindi – essendo il film andato in onda prima serata – Mediaset avrà ammorbidito scene che in effetti sono inutilmente violente.
      E’ un triste addio per Bronson, con questo film da operetta, ma un’ultima cavalcata gli era dovuta 😉

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  5. Pingback: [Death Wish] La prossima vittima (1996) | Il Zinefilo

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