Alien 3 (1992-2022) – 6. Testimone del disastro


Dal confessionale alieno

Chi segue i miei viaggi nel cinema sa che non mi interessano le leggende e i miti popolari, tutti quei trivia e baggianate similari (tipo “10 cose che non sai su…”) che affollano la Rete e non hanno certo bisogno che io li replichi: preferisco di gran lunga andare a sentire cosa dicono i diretti interessati. Non che dicano la Verità, non possiamo saperlo, ma almeno non sono “sentito dire”, “voci di corridoio” e bufale assortite che tanto piacciono ai siti web.

Stavolta devo fare un’eccezione, anche se un’eccezione “di lusso”.

Al contrario di “Premiere” (maggio) e “Cinefantastique” (giugno), un’altra autorevole rivista di cinema quel 1992 si interessa dell’uscita di Alien 3, ma “Empire” (settembre) al contrario delle blasonate colleghe non si limita ad intervistare gli autori del film, riportando le loro dichiarazioni con nome e cognome, ma dà voce anche ad un fantomatico «tecnico degli effetti speciali di grande esperienza» che lavorava nella squadra britannica nei Pinewood Studios dov’è stato girato il film. Perché questo «tecnico londinese» ha scelto di rimanere anonimo quando persino il regista stava sparando a zero sulla produzione? Forse perché un semplice tecnico poteva subire molte più ripercussioni dalle case produttrici rispetto ad un regista? Oppure dietro l’espediente del “tecnico anonimo” qualcun altro ne ha approfittato per sfogarsi e dire ciò che non si può dire firmandosi con nome e cognome?

Quindi in questo capitolo devo riportare dichiarazioni di cui non è chiara la provenienza, cosa che di solito cerco di evitare, ma a mia discolpa ricordo che tutto ciò che segue è apparso pubblicato su una rivista blasonata (ringrazio il mitico sito Strange Shapes per averla recuperata), non su una fan-zine (cioè il corrispettivo di un sito web dell’epoca), quindi è sempre più “autorevole” di un video su YouTube con “10 cose che non sai su Alien 3“. L’intero articolo potete leggerlo nella mia traduzione: qui mi limito a riportarne i passi salienti.

da “Empire” n. 39 (settembre 1992)

«La lavorazione procedeva da quattro mesi all’epoca del mio arrivo, e ancora non avevano iniziato a pensare alla realizzazione dell’alieno.»

Ammettendo che il tecnico con “lavorazione” intenda le riprese di Alien 3, iniziate ufficialmente il 14 gennaio 1991, possiamo ipotizzare di trovarci intorno all’aprile di quell’anno, quando – come abbiamo visto – il copione non fa che cambiare in continuazione, con Walter Hill e David Giler chiusi in una stanza a sfornare revisioni a getto continuo.

«Quando arrivai non avevano neanche idea di come dovesse essere fatta la creatura. C’erano copioni diversi, compreso uno con un pianeta fatto di vetro: infatti stavano pensando a realizzare un Alien di vetro; c’era una versione con un pianeta fatto tutto di legno e si pensava ad una creatura fatta di legno, cioè adattata all’ambiente circostante.»

Pure il pianeta di vetro! Ma era un’ossessione questa dei pianeti artificiali. Curioso poi che girasse ancora il pianeta di legno malgrado David Giler sin da subito avesse bocciato l’iniziativa.

«Avevano preparato solamente il facehugger che si vede all’inizio del film, che era stata una creazione travagliata. C’era un altro super-facehugger per cui impiegammo circa tre mesi di lavorazione, e che venne scartato proprio quando portammo a compimento il lavoro.

Costruimmo anche un grande bue da cui sarebbe dovuto uscire l’Alien, ma a David Fincher non piaceva. Andarono in America per girare comunque la scena con il bue: ora è un cane… È stato un colossale spreco di denaro.»

Tutto sembra confermato, visto che foto di scena ci mostrano il bovino da cui sarebbe dovuto fuoriuscire il facehugger, così come trova conferma la profonda diffidenza di tutti i tecnici nei confronti di questo giovane regista esordiente, fondata però non si sa su cosa: ogni regista famoso ha iniziato come esordiente, quindi è un sentimento che non ha davvero senso. Però tutti confermano che Fincher ha subìto antipatia a grappoli da parte di chiunque.

da “Empire” n. 39 (settembre 1992)

Imperdibile la versione del “testimone anonimo” sulla “mutazione” dello xenomorfo del terzo film:

«L’alieno originale aveva questa specie di tubi che gli uscivano dalla schiena che lo distinguevano dall’essere un semplice uomo in una tuta di gomma, ma i creature designers Alec (Gillis) e Tom (Woodruff) li odiavano e li tolsero di mezzo. Il primo giorno che portammo l’alieno sul set, Fincher disse: “Dove sono quei tubi che uscivano dalla schiena?” Così ce ne fece creare qualcuno al volo che incollammo sulla schiena. Li facemmo di notte e li appiccicammo alla meglio: e questo era un film multi-milionario.

Tornati sul set e visto il risultato, Fincher disse: “Toglieteli”. Che meraviglia…»

Tutto questo ha creato la mythology (cioè la buffonata) per cui a seconda dell’organismo infettato lo xenomorfo cambi la propria forma.

L’alieno de-tubato

«Il supervisore agli effetti speciali George Gibbs ha raccontato di aver costruito questo enorme set per il finale del film nel teatro di posa di 007 dei Pinewood Studios, poi hanno cambiato la sceneggiatura e lui ha dovuto smontare tutto e ricostruirlo daccapo.

Abbiamo speso molto tempo e soldi facendo la tuta dell’Alien ed altri tecnici hanno fatto lo stesso, creando una versione in miniatura, e le due cose non combaciavano: non sembravano lo stesso Alien.»

Di nuovo, non abbiamo prove che questa testimonianza anonima sia veritiera, ma decisamente sembrano eventi più che plausibili, vista la produzione disastrata.

«Immagino che non si possa fargliene una colpa, semmai è da incolpare la gente che vuole fare un film senza avere un copione prima. È da incolpare anche Sigourney Weaver, fino ad un certo punto, per aver infilato troppe dita nella torta. Per quanto ne sappia ha avuto molto a che fare con il copione: era quella che non voleva armi nel film e che voleva una scena d’amore. Non aveva senso con gli altri personaggi, così ha deciso che Ripley doveva andare a letto con qualcuno.»

In effetti, dopo la scena d’amore con Dallas cancellata dal copione del primo film, dopo l’ipotetica storia con Hicks mai realizzata nel secondo, era ora che Ripley ottenesse una scena d’amore su grande schermo.

L’unica storia d’amore che dura, con Ripley

«Alla fine delle riprese, c’erano un sacco di scene non girate, con tutte quelle cose importanti per la storia lasciate indietro. Dal mio punto di vista sembrava che da un momento all’altro avrebbero cancellato tutto, abolendo l’intero progetto. Forse sarebbe stato meglio…»

Possiamo credere o non credere a questa testimonianza anonima, ma di certo ci fornisce un’idea dell’ascensore per l’inferno che sono state le riprese, con un Fincher che dovendo lottare contro un’immotivata diffidenza generale si comportava “alla James Cameron” senza però essere James Cameron. (Fermo restando che pure ai tempi di Aliens Cameron non era ancora Cameron!)


Quando Hicks scoprì di essere morto

Oggi non conosco nessuno che consideri Alien 3 un pessimo film né leggo sue critiche feroci: la mia ipotesi è che nei decenni successivi la saga aliena sia caduta così in basso che l’opera di Fincher ne ha guadagnato tantissimo. Ma nel 1992 era tutto un altro discorso.

Cover di Mark A. Nelson

In Italia eravamo davvero pochini, ma in Americani erano davvero tantini quelli che volevano continuare a provare le emozioni di Aliens e si erano riversati sui fumetti della Dark Horse Comics, che raccontavano le avventure di Hicks sfregiato e di Newt adolescente alle prese con l’invasione aliena della Terra. Quando dopo anni finalmente Newt ritrova Ripley, la “famiglia” si riforma e può iniziare la riconquista della Terra. Un universo narrativo stava nascendo e avrebbe tenuto banco per anni e anni, con fumetti dal successo così epocale che sarebbero persino diventati romanzi-novelization, evento credo unico nella storia.

Come dicevo, in Italia eravamo quattro sfigati ad appassionarci a queste vicende, ma in patria il pubblico era decisamente elevato – per anni il marchio “Aliens” è stato la spina dorsale dell’intera azienda Dark Horse Comics – quindi alla prima notizia che Hicks e Newt erano stati gettati via nel cestino dei rifiuti… be’, Alien 3 partiva già con uno svantaggio di misura incalcolabile, un’offesa a milioni di appassionati alieni che non sarebbe stata perdonata. Poi tutto è crollato, tutti hanno dimenticato il glorioso universo alieno di quegli anni e oggi nessuno sa di un’offesa che brucia ancora.

Non bruciò però solo a noi fan, ma anche a Michael Biehn, che un giorno per puro caso… scoprì di essere morto!

Quello intervistato per il cofanetto “Alien Quadrilogy” (2003) è un Michael Biehn ormai dalla carriera evaporata, quindi racconta con leggerezza e semplicità l’evento che probabilmente l’ha fatto uscire dal “giro grosso” del cinema.

Nel 1991 in cui si sta girando Alien 3 in Gran Bretagna, Biehn è in California a girare Colpo doppio (Timebomb) della Raffaella Productions, cioè prodotto da Raffaella De Laurentiis. Per una incredibile fatalità la produttrice era stata in visita ai Pinewood Studios e, per un’altra incredibile fatalità, aveva ammirato in uno stanzone vari manichini pronti per essere aggrediti dallo xenomorfo: su un tavolo Raffaella vede… il pupazzo di Hicks con il torace aperto! Raccontata la “curiosità” all’attore, Biehn (a sua detta) si è limitato a rispondere: «Oh! Molto interessante».

Il “cadavere” di Hicks (dal cofanetto “Alien Quadrilogy”)

Dimostratosi calmo con la produttrice, poi Biehn telefona al suo agente e tutta la calma è ormai svanita. L’attore, fra una parolaccia e l’altra, si lamenta del fatto che la Fox abbia ucciso il suo personaggio senza neanche contattarlo, per lo più facendogli uscire un alieno dal petto, e l’agente lo rincuora: «quella è la tua immagine [likeness], non possono farlo». L’agente chiama la produzione di Alien 3 e li avverte: se esce un chestburster da Hicks, si preparino a delle cause legali.

La Fox, sempre stando alle dichiarazioni dell’attore, propone quello che propone sempre per risolvere i problemi, cioè soldi, ma Biehn rifiuta: «Non m’interessa quanti soldi avete: quell’alieno non uscirà dal mio torace».

Un paio di mesi dopo la Fox contatta di nuovo l’attore con la soluzione in tasca: verrà mostrato un cadavere maciullato, ma senza torace aperto, e una fotografia di Hicks. L’attore risponde in maniera filosofica: «Ora potete pagarmi».

L’ingloriosa fine di un grande personaggio

«Per quella foto presi quasi la stessa cifra che avevo guadagnato facendo il primo film, quindi sotto certi aspetti quell’episodio influì. Ma il tutto si svolse un po’ a denti stretti. Loro dissero: “Be’… e va bene, ti paghiamo”. E io: “Mi dovete dare di più”, e fu tutto un tira e molla. C’era tensione.

Se avessi saputo quanta strada avrebbe fatto David Fincher, gli avrei detto: “Fa’ come vuoi, basta che mi chiami per uno dei tuoi prossimi film”.»

Da quel giorno Michael Biehn è scomparso dai radar, impegnato o in produzioni minuscole, spesso invisibili ad occhio nudo, o come personaggio secondario o sullo sfondo. Magari è solo una coincidenza, ma il mondo del cinema è un paesino dove tutti si conoscono e tutti si ricordano di tutto: chi crea problemi o fa sgarri, finisce subito ai margini.

Il ritorno di Hicks, solo per dire di nuovo addio

Dieci anni dopo la citata intervista, finalmente Hicks torna in vita, e Michael Biehn doppia il suo storico personaggio nel videogioco Aliens: Colonial Marines (2013) scritto da Mikey Neumann, il quale riesce non solo a unire alla perfezione le vicende di Aliens ed Alien 3, ma ci regala un trucchetto per cui Hicks è rimasto in vita, anche se purtroppo l’immotivato insuccesso del videogioco lo ha ucciso un’altra volta. Come fa Hicks ad essere vivo mesi dopo l’incidente di Fiorina 161? La risposta è semplice… e la trovate nella mia storia di Colonial Marines.

Anche Newt tornerà in vita, in un certo modo, grazie proprio a quel Mark Verheiden che l’ha resa immortale nei primi fumetti di Aliens, spazzati via dal disastro di Alien 3. Se volete conoscere la Newt adulta, dallo spirito indomito, con la sindrome della sopravvissuta e quella dell’abbandono, nevrotica e testarda, così come l’ha concepita e resa immortale Verheiden… vi basta gustarla nella serie TV co-prodotta e co-sceneggiata da Verheiden stesso, dal titolo Battlestar Galactica (2003). Lì si chiama Kara Thrace detta Scorpion, interpretata dalla mitica Katee Sackhoff, e combatte i Cyloni invece degli Alieni, ma è Newt al 100%.

Ecco perché noi fan alieni storici non possiamo perdonare Alien 3 di averci privato di un universo narrativo di rara bellezza.

Katee Sackhoff nei panni della Newt di Mark Verheiden diventata Scorpion

(continua)

L.

– Ultimi anniversari:

Pubblicità

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Anniversari, Saggi e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Alien 3 (1992-2022) – 6. Testimone del disastro

  1. Fabio ha detto:

    Adesso Lucius ti dirò probabilmente una bestialità,ma “Alien VS Predator”,”Prometheus” e “Alien:Covenant”,li ho preferiti al terzo ed il quarto Alien della vecchia saga,pur con tutti i loro limiti e difetti,almeno i film degli anni 2000 di Anderson e Scott non hanno dovuto avere a che fare con una tonnellata di sceneggiatori diversi che si davano il cambio a getto continuo,e perlomeno mi posso godere l’eccellente estetica di Paul e Ridley che è davvero su un altro livello per quanto riguarda la fantascienza,opinione mia ovviamente,non uccidetemi!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se difendi Covenant sappi che alla prima occasione ti darò in pasto agli xenomorfi! 😀
      Scherzi a parte, se parliamo esclusivamente di estetica, Anderson e Scott sono maestri, non però secondi al Fincher di Alien 3, che ha portato oro su schermo. Sono tutti registi dalla potentissima visione cinematografica, sanno cosa funzioni su schermo e sanno come ottenerlo, hanno il senso delle dimensioni (che purtroppo manca a tutti i registi di blockbuster, non a caso Anderson e Scott non incassano mai un dollaro!) e non ci sono dubbi che le loro scene siano pura gioia per gli occhi.
      Chiuso però il discorso immagine, arriva il problema della sceneggiatura: Anderson ha preso uno dei migliori fumetti dell’universo alieno, che ha guadagnato a palate, amato da milioni di fan, l’ha masticato, l’ha digerito e l’ha defecato su pellicola, con il benestare addirittura degli editori del fumetto stesso, co-produttori del film. Perché non limitarsi a proporre qualcosa che funzionava da dieci anni e tutti già amavano? Sarebbe stato un successo, invece di un film che riscuote solo disprezzo da chi conosce solo i film alieni.
      Scott non ci sta con la testa, inutile parlarne, dal punto di vista strutturale e di storia Covenant è il film più brutto e stupido della storia del cinema, l’unico fregio di cui può vantarsi è che di solito gli horroracci dozzinali hanno una tipa che viene aggredita dal mostrone mentre fa la doccia, nel cialtronesco tentativo di fare una hitchcockata, qui invece… ci sono ben DUE tizie che vengono aggredite dal mostro mentre fanno la doccia! 😀
      Scott è così, non gli basta essere un pazzo, lui deve esserlo il doppio 😀
      Dal punto di vista della sceneggiatura “Alien 3” seppellisce Covenant semplicemente perché Alien 3 ha una sceneggiatura che non è composta al 100% da stupidi stereotipi cialtroni. Di AVP, che comunque è un film che mi piacicchia, si salvano solo le parti rimaste un po’ fedeli al fumetto, ma ovviamente trattate malissimo perché Anderson è sempre stato totalmente incapace di scrivere una sceneggiatura, e infatti scrive sempre le sceneggiature dei suoi film. Tutti belli visivamente ma improponibili nella trama.

      "Mi piace"

      • Fabio ha detto:

        😭😭😭😭😭😭😭……..😜no scherzo nessun problema Lucius,i gusti son gusti,di “Alien 3” a parte l’ottima atmosfera registica e la fantomatica scena del bacio alieno,lo ricordo anche per l’eccelsa colonna sonora di Elliott Goldenthal,diciamo che per il resto non mi era riuscito di innamorarmi di quel film,non ho di certo una storia d’amore nemmeno con “Alien:Covenant”,sono piu che consapevole dei suoi problemi😳,pero’ me lo sono visto senza bestemmiare,ho un alto livello di pazienza😇,comunque in caso mi spedissi col corriere espresso dei facehugger,vedro’ di munirmi di lanciafiamme💥😁!

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah se in questi giorni dovessi ricevere un pacco strano, che sembra contenere qualcosa di vivo all’interno, aprilo con cautela 😀 😀 😀
        In effetti quando ho visto “Covenant” in sala – pure 10 euro gli ho dato, ‘tacci sua! – non ho bestemmiato, ero troppo intento a ridere. Quando la tipa sta per sparare al chestburster ma scivola e sbaglia mira sono sbottato a ridere di cuore, così come quando nel finale esce l’alieno che sembra il burattino di Pulcinella: ho riso di gusto. Per fortuna non ho disturbato nessuno, che la sala era vuota, come tutte le sale di tutti i film di Scott, tutti in perdita, però è un regista tanto amato 😀

        "Mi piace"

      • Lucius Etruscus ha detto:

        P.S.
        La colonna sonora di Goldenthal l’amo dal 1992, è un capolavoro di inquietudine: sentirla in cuffia è un’esperienza unica!

        "Mi piace"

      • Anonimo ha detto:

        Aaahh, ma perché Covenant rispunta sempre fuori? L’unico vero pregio che ha è quello di “rimbombare” dovere con un impianto Home Theatre (in mancanza di questo, viene a mancare pure il pregio di cui sopra) 😛😄
        Riguardo al tecnico londinese, negli anni un’idea più precisa me la sono fatta: potrebbe essersi trattato di Stephen Norrington che, tra le altre esperienze, annoverava pure una partecipazione agli effetti di “Aliens”. Già attivo da otto anni ai tempi di “Alien 3”, sarebbe certo stato abbastanza esperto da capire cosa e quanto non andava oltre ad essere prudente il giusto da non giocarsi la carriera esponendosi in prima persona (Michael Biehn insegna)

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Io l’ho visto al cinema, Covenant, ma non ricordo l’audio: ero troppo impegnato a ridere e a disprezzare Ridley Scott 😀
        Sicuramente il “tecnico anonimo” è uno del mestiere e ha capito benissimo che la situazione era fuori controllo, così come che dirlo ad alta voce significava giocarsi la carriera.

        "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Sono io l’anonimo, e WordPress non mi ha lasciato finire! 😤
        Se poi ci mettiamo pure le sue ambizioni registiche, nemmeno a lui un “concorrente” come Finchet doveva risultare troppo simpatico…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ davvero strano che Fincher all’epoca abbia raccolto così tanto disprezzo: ma quindi ogni regista esordiente era trattato così? Di sicuro solo Fincher ha fatto notizia…

        "Mi piace"

  2. Cassidy ha detto:

    Katee Sackhoff a fine post è un premio per essere usciti viti da questo stillicidio, anche secondo me dietro al tecnico chiacchierone si nascondeva qualche nome grosso, ogni volta che rileggo della fine di Hicks, il buco nel petto si apre a me, all’altezza del cuore però. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Buttare via splendidi personaggi che da soli ti avrebbero venduto il film è un peccato capitale per qualsiasi casa cinematografica. E finora non ho trovato alcun motivo per l’uccisione di Hicks: Gibson l’aveva reso addirittura protagonista, perché d’un tratto cacciarlo via a pedate? Perché non far atterrare vivi i tre superstiti di Aliens su Fiorina? Che enorme spreco di buona narrativa.

      "Mi piace"

  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Pianeti di vetro, pianeti di legno, bovini, tubi sì tubi no, Biehn morto a sua insaputa…solito abbondante quantitativo di carne al fuoco per un ciclo di post che è una vera miniera di gustosi aneddoti! 🙂

    Piace a 1 persona

  4. Fabio ha detto:

    Un quesito simpatico che mi sono spesso domandato fra me e me,ma la “Weyland Yutani” si puo’ sapere che diavolo ci voleva fare con gli xenomorfi una volta catturati?addestrarli mi sembra alquanto improbabile,gia’ me li immagino a liberarli a centinaia su un cambo di battaglia nemico,e dopo? come li recuperi poi? metti che se ne vanno a zonzo chissa’ dove facendo stragi ovunque posano le loro “maledette luride zampacce”,vieni in mio soccorso se puoi Lucius,che mi sa che tra film e libri ne sai una piu’ del diavolo😈!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Essendo tu una persona intelligente hai giustamente bocciato l’idea di lanciare xenomorfi a pioggia, visto che così invece di nemici umani ci si ritrova mostri imbattibili: la Titan Books invece assume scrittori decisamente meno intelilgenti, infatti è esattamente la trama dell’ultimo romanzo alieno uscito a luglio! 😀
      In questo nuovo universo alieno – che, per il tuo piacere, nasce dal terzo film alieno, anche se solo nella versione di Wililam Gibson! – la Compagnia studia il black goo (quello di Prometheus, che però l’ha rubato da X-Files) e manda “pioggia nera” a formare xenomorfi, e altre baggianate del genere, che stanno distruggendo questo universo neonato, per quanto sono stupide.
      Sin dal primo fumetto del 1988 si pensa a trasformare gli alieni in armi, cosa che ovviamente non funzionerà mai e così si avrà materiale eterno, ma come sempre solo i geni hanno le idee più semplici. Nel mitico fumetto “Three Worlds War” i Predator dimostrano di aver saputo addestrare gli xenomorfi nel modo più geniale possibile: gli hanno messo… un guinzaglio! 😀 Sembra una stupidata, invece funziona molto meglio di buttare alieni sui pianeti come i romanzi Titan Books stanno facendo da almeno due anni, affidando le storie a scrittori di una noia e inconsistenza epocale.

      "Mi piace"

      • Fabio ha detto:

        Nooo non ci credo,case editrici criminalissime,secondo me usano le scimmie incatenate come scrittori,viene da chiedersi come avrebbe fatto una multinazionale privata come la “Weyland” a fare i soldi se in seno alla dirigenza escono fuori simili stupidaggini in campo militare,come minimo avrebbero chiuso baracca in un battito di ciglia,geniali invece i Predator come sempre,almeno nel film di Anderson li usavano per mettersi alla prova e se le cose andavano male,nuclearizzavano tutto!

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non a caso quell’idea è nata nel 1990 da un fumetto di Randy Stradley, che ha inventato l’idea del Rito di Caccia per cui si buttano gli alieni su un pianeta lontano (che se fanno danno chi se ne frega), si arriva, si dà loro la caccia, si festeggia intorno al fuoco per il rito di passaggio e si torna a casa da valorosi guerrieri. Che succede però se il pianeta lontano… è abitato da coloni umani? Per il film Anderson è andato a risparmio e s’è inventato la roba della piramide artica, una scusa per chiudere tutti in una stanza buia e risparmiare con le scenografie. Se avesse seguito il fumetto, però, una bella location in un deserto sarebbe stata più economica e molto più d’impatto.

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.